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Ott 15, 2019 Massimo Muratori 577volte

S. Anna Pelago (MO), Lago Santo Mountain Race

Giulia Botti taglia vittoriosa il traguardo dei 31 km Giulia Botti taglia vittoriosa il traguardo dei 31 km Italo Spina

13 ottobre - Partiamo dai numeri, che in questo caso dicono molto.

126 i classificati nella corsa corta da 21 km (in realtà 22) con 1.200 metri di dislivello positivo:  in realtà 1.300, come comunicatomi da Francesco Montanari – che l’aveva ideato - nella gabbia di partenza.
107 i classificati nella corsa lunga da 31 km con 2.100 metri di dislivello positivo.
4  gli atleti che scendono sotto le quattro ore nella gara lunga. 9 i minuti tra Cristian Modena e Carl Johan Sorman,  e 4 ancora per vedere l’arrivo di Giulio Piana: primo, secondo e terzo. Daniele Pigoni quarto a completare il poker dei marziani a 20 minuti dal primo, un minuto sotto le 4 ore.

Tirando qualche somma possiamo parlare di una gara a due facce, entrambe assai partecipate, con una ‘corta’ che, pur facendo ben comprendere cosa sia il trail, era alla portata di tutti, e una lunga dove 107 classificati costituiscono un numero considerevole tenendo conto della difficoltà del tratto centrale del percorso, che in 9 km di  salite e discese durissime ed estremamente tecniche, con addirittura un breve passaggio classificato EEA - che è stato riservato solo ai primi 10 concorrenti mentre tutti gli altri sono stati deviati su un più agevole sentiero -, rendeva questa competizione probabilmente la più dura e impegnativa sull’Appenino Emiliano e non solo.

Va reso merito a Francesco ("Checco") Misley  presidente della società organizzatrice Mud e Snow  di aver avuto il coraggio di pensare, gestire, e portare a termine una competizione di questo livello dimostrando che con una giusta informazione pregara, una grande esperienza maturata sul campo (leggi sui sentieri), un valido e collaudato team di collaboratori, anche quello che può sembrare un azzardo per le difficoltà di un percorso non facile può invece diventare una bella giornata di sport in natura: con buona pace di chi ritiene che le gare trail  siano pericolose per la salute dei cristiani mentre le tranquille podistiche della domenica vere panacee per ogni cosa. Mentre le cronache ci raccontano purtroppo che malori e infortuni avvengono anche su tranquilli percorsi stradali.

La gara di cui ho esperienza diretta è ovviamente la 22 km: scelta già da me considerata, e confermata dopo un consulto nei giorni precedenti con  Francesco Montanari, tracciatore dei percorsi, che mi illuminava sulla durezza della 30 km.
Pur non avendo tratti esposti o pericolosi, questo giro è stato mediamente impegnativo, con i primi 13/14 km in costante salita che è diventata ardua nel momento dell’ascesa a Cima Omo,   1.860 mslm  e punto più alto della nostra gara, da cui si scendeva al Lago Santo, punto di ristoro e separazione dei tracciati, con il lungo che andava verso il lago Baccio per poi salire alle alte quote, e il nostro che imboccava la strada del ritorno verso S. Anna Pelago in prevalente discesa, salvo per alcuni brevi tratti da scollinare.
Questa seconda parte si è rivelata assai godibile, all’interno del bosco già vestito di colori autunnali e con fondo regolare che concedeva  buone andature e non estrema concentrazione, a vantaggio del piacere della corsa.

Un dubbio sulla mia “buona andatura“ mi è sorto quando poco dopo il 16° km mi sono visto sorpassare da Cristian Modena, in testa alla lunga, che mi salutava con un “ciao bravo“; nemmeno il tempo di rispondere “bravo tu piuttosto “ che era già sparito lungo la forestale a una velocità almeno quattro volte la mia. Questa è una delle cose che più apprezzo del mondo del trail: un top trailer impegnato a vincere una gara, che sorpassa un tapascione quasi pensionato, e si premura di incitarlo, bellissimo.

A conferma di ciò nel dopo gara ho avuto il piacere di essere a pranzo nel tavolo a fianco proprio di Cristian, e chiacchierando con lui ho potuto apprezzarne la simpatia e la modestia parlando di gare fatte da entrambi (non con gli stessi tempi, è ovvio), e della gara di giornata, della quale  lui stesso mi confermava la durezza, col dirmi che pur non soffrendo mai di crampi nel finale ne aveva invece avuti!

Una menzione al già citato Francesco Montanari, non so se esiste già un Albo Ufficiale dei Tracciatori Trail,  ma nel caso venisse stilato il buon Francesco entrerebbe di diritto in una posizione di rilievo visto quanto ha saputo fare in questa e molte altre gare a cui ho partecipato, e che lo vedevano ideatore dei percorsi.

Parlare della qualità dei servizi vari offerti dalla corazzata Mud e Snow mi sembra quasi superfluo, valga per tutto la simpatia e l’entusiasmo che Checco e tutti i suoi sanno comunicare in ogni situazione.

A questo punto non resta che vedere cosa si inventeranno i “ nostri “ per la quarta edizione e segnarsi la data sul calendario 2020.

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