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Nov 09, 2020 559volte

Andora (SV) – 1° UltrAndoraRun: campionato Fidal-Iuta 6/12 ore

Tracciato e podii delle 6 ore Tracciato e podii delle 6 ore Roberto Mandelli

 8 novembre - La corsa era stata programmata inizialmente per il 29 febbraio, inizio dei nostri guai. Spostata adesso (in un momento che rischia di ripetere il già visto) per quanto mi concerne comincia da questi scambi di messaggi col modulo “contatti” dei Runrivierarun, giovedì 5 novembre; le sollecite risposte sono del presidente Luciano Costa, che così mantiene la promessa, indicata sul sito, di essere disponibile 24 ore al giorno.

- Salve, confermate che domenica la gara si farà? Qualcuno scrive che è stata annullata. Eppure le iscrizioni sembrano ancora aperte. Come va con quelli che vengono da fuori Liguria?

-Buonasera, chi scrive che é stata annullata? E dove? Ad oggi é confermata, anche se dobbiamo attendere la lettera del Coni, da DPCM di ieri, che attesti (la Fidal lo ha già fatto) che la gara é nazionale (da ieri nel DPCM sono cambiate le competenze). Dal Piemonte e dalla Lombardia chiaramente non possono venire, é penale. [infatti gli iscritti sono stati avvisati che “per rispettare il DPCM del 3 novembre, quindi la legge, e per non incorrere voi nel Penale, gli atleti provenienti dalle aree rosse e arancioni non possono partecipare. Spiace comunicarlo, ma anche per rispetto del Comune di Andora, dobbiamo seguire le direttive del DPCM”].

- Che sia annullata lo scrive un famigerato blog di Fb, e vi prende anche per i fondelli (“Fate un bel CIAONE a Ultrandora Run. Io lo avevo detto, eh: #CIAONEEEE”) Scusa, dall'Emilia non si può venire? noi siamo zona gialla, dipende se si può entrare in Liguria.

- Dall'Emilia potresti venire, perché anche noi siamo Area Gialla e le iscrizioni si chiudono domani sera alle 24, ma, come ti dicevo, dobbiamo attendere la lettera del Coni. Ecco il punto e) di ieri che ha completamente cambiato ciò che vi era scritto nei precedenti: “sono consentiti soltanto gli eventi e le competizioni ‒ riconosciuti di interesse nazionale con provvedimento del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e del Comitato italiano paralimpico (CIP) ‒ riguardanti gli sport individuali e di squadra organizzati dalle rispettive federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva ovvero da organismi sportivi internazionali, all’interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse ovvero all’aperto senza la presenza di pubblico”.
Entro domattina dovremo, per forza, uscire con una comunicazione su fb.

- Grazie. Infatti anch'io sto rileggendo il testo del DPCM, e sapendo che la vostra gara è nazionale mi sembrava che ci fosse spazio. Sebbene ci siano dei cavilli pazzeschi per cui... All'inizio pareva che la Liguria fosse arancione: ma se è gialla la Campania...

- Se hai letto il DPCM, vedrai, come ti ho scritto sotto, che la competenza é passata al Coni e non più alle Federazioni. La comunicazione deve arrivare dal CONI perché non possiamo andare contro ad un DPCM.

Il venerdì a mezzogiorno ecco il messaggio sintetico: Noi confermiamo. Lo apprende anche il personaggio del suddetto blog (che, approssimandosi il centenario dantesco, si candida quale erede del “falso Sinon greco di Troia”, condannato nelle Malebolge tra i “falsatori di parole”), e schiuma rabbia mista a minacce: “Ci dicono che Ultrandora si farà.. Stavolta prima ve la faccio fare [bontà sua, l’Onnipotente ve la lascia fare!] poi faccio formale richiesta agli atti: voglio vedere l’autorizzazione, voglio vedere il pagamento ANTICIPATO degli straordinari ai Vigili Urbani…” e via minacciando, chiamando pure in causa i “molti amici dalle tue parti: non ci metto niente a farmi fare una formale richiesta di accesso agli atti” (il suo vicino di casa Roberto Saviano, come definirebbe uno che chiama in causa gli “amici” per ottenere quello che un comune cittadino farebbe fatica ad avere?).

Basta, smettiamo col “tanto leppo” di Sinone (Dante). C’è tempo fino a mezzanotte per iscriversi, e così faccio, per almeno tre ragioni: è l’unica gara in Italia (se c’era Ravenna sarei andato là, lo dico sinceramente) – l’impegno degli organizzatori merita riconoscimento - mi punge curiosità di vedere se alla fine prevarrà lo scrupoloso rispetto della legge o (diciamolo ancora con Dante), “la lingua  e l’acqua marcia che ‘l ventre inanzi a li occhi sì t’assiepa”.  
Mettiamoci allora in viaggio verso Andora: che per me era solo un nome, legato al mondo del calcio: ad Alessandra Massabò, vigorosa attaccante del Modena femminile, serie A anni Ottanta (e bella donna, il che non guasta); e a Riccardo Gagliolo, il difensore “vichingo” di Carpi e Parma in serie A. E ora si materializza grazie al podismo, dopo un viaggio attraverso autostrade deserte e autogrill vuoti (ma solo in autogrill puoi mangiare: arrivato ad Andora dopo le 18,30, trovi qualche luce accesa nei bar e ristoranti, ma tutto chiuso, anche alla Creuza de mà, e nessuno per strada).
Nessuno, tranne nella zona del porto, dove Luciano Costa e due sue collaboratrici lavorano per sistemare tutta la zona del ritrovo, “e s’affretta e s’adopra di fornir l’opra anzi al chiarir dell’alba” (questo non è Dante, lo dico agli adoratori di quel certo blogger). Due file di tavoli al coperto vengono apparecchiate con tutto quanto servirà a ciascuno dei podisti, messi in ordine di pettorale: gel, mascherina, guanti, gli abbondantissimi ristori individuali da usare l’indomani, persino una boccetta di profumo detergente. Ognuno ha la sua sedia numerata e il suo spazio accessibile da entrambi i lati.
E mentre noi podisti curiosi andiamo a dormire (“lo sai che sono già arrivate tre denunce preventive?” Ah bè, si bè), nel porto di Andora si lavorerà tutta la notte, e quando al mattino apriremo le finestre di via della Pineta, sotto un cielo che pian piano si pulirà, vedremo l’allestimento ormai completo, e i primi atleti in mascherina che arrivano, invitati come prima cosa a igienizzarsi le mani, poi a farsi misurare la temperatura (l’ho a 36°4, quasi la febbre!), a firmare il modulo di autocertificazione e a prendere possesso del proprio stand. Più di così non so cosa si possa fare; e più sicuri di così non so cosa si possa pretendere.

La gara è stata anche anticipata alle 9, questo perché i partecipanti alla 12 ore non abbiano poi difficoltà col rientro, dato il cervellotico divieto di circolare dopo le 22,30. Certo che gli amici influenti potrebbero pur sempre denunciare l’organizzazione perché, siccome la gara finisce dopo le 18,30 e gli atleti troveranno sempre dei ristori, si incorre nella distribuzione di cibo dopo ‘o coprifùoco. E, permanendo il divieto di spettatori alla gara, siccome dalle barche ormeggiate nel porto turistico qualcuno ci saluta (orrore, anche a 8 metri soli di distanza!), stiamo in gontravvenzìone… Avandi, avvogati!

È campionato italiano, anche se la partecipazione purtroppo è prevalentemente locale: io penso a don Gregorio Zucchinali, patron della IUTA, impossibilitato a spostarsi per una manifestazione che ha fortemente voluto; e penso a Mihaela Englaro, la bulgara di Concorezzo, che avrebbe avuto i numeri per andare sul podio, o alla supercampionessa Francesca Canepa, pure iscritta. Mi spiace per loro e tanti altri; anche il campionato di calcio si sta giocando con squadre talora dimezzate, eppure non cessa di essere valido per l’assegnazione dello scudetto; così come le Olimpiadi di Mosca e Los Angeles assegnarono medaglie ‘vere’ sebbene mancasse mezzo mondo. Che dobbiamo fare: metterci tutti a letto in attesa che passi ‘a nuttata?

Invece si parte (distanziati e con mascherina per i primi 500 metri), e con noi parte il consigliere comunale Ilario Simonetta, pettorale 235 delle 6 ore, che supererà i 55 km piazzandosi 12° assoluto, poi partecipando alle premiazioni (lui stesso premiato come secondo degli M 55): ecco i politici che mi piacciono.
Il tracciato è di 2 km, ricavato sui due bracci del porto, con giri di boa ovviamente dove la tenaglia del molo si apre al mare. Bello, con viste sull’acqua da un lato, sulla boscosa collina di Andora dall’altro, sugli altri paesini abbarbicati ai pendii, appena più in là. Quanto alla misurazione, aspetteremo oltre un’ora dopo lo scoccare del tempo perché i giudici Fidal abbiano rifatto tutto il giro con la rotella metrica assegnando a ciascuno il suo chilometraggio esatto.

Non siamo molti, ma inanellando i giri impariamo a conoscerci, e le battute non mancano per nessuno: spicca il bel gruppo giovane di Arenzano, ragazze tutte bionde, e se una si ferma per andare alla toilette le altre rallentano per aspettarla. Quella che vediamo più spesso è la candidata al successo, Virginia Oliveri da Varazze, che mantiene le attese coprendo 68,700 km e piazzandosi terza assoluta dietro il primo, Alessandro Civitiello che sfiora i 75 km, e il secondo uomo Davide Giribaldi con quasi 69 (le sei ore mi fermano giusto di fronte a Virginia, ma lei ha dieci giri di vantaggio!).

Naturalmente la nostra ammirazione e gli incitamenti vanno agli “eroi” delle 12 ore, a cominciare da Pablo Barnes (pure lui Varazze) che vincerà compiendo 65 giri e rotti (130,3 km), 16 km davanti a Diego Di Toma tesserato Bergamo Stars.
Tra le donne vince Sonia Lutterotti, atleta vegana F 55, sfiorando i 96 km; 8 km in più di Gabriella Lavezzo; mentre terza arriva una delle concorrenti forse più lontane, Adele Rasicci, insegnante d’arte dall’hinterland ferrarese, i cui occhi alla Liz Taylor sono ben noti agli ultramaratoneti (era stata persino a Faenza otto giorni prima nella speranza di correre la 6 ore della Birra). Nei nostri frequenti colloqui da sorpasso o da incrocio (per l’esattezza, nelle prime 6 ore siamo a pari giri), mi parla del suo zio di Ortona, il poeta Ranalli discendente di una antichissima famiglia abruzzese, e mi dice di dedicare questa gara all’ambiente in pericolo (sia pure ammettendo che qui ad Andora l’ambiente non ha subito la “rapallizzazione” del resto della Liguria marina).

È tempo di chiudere: noi mezzi-lunghisti depositiamo il chip Wedosport nel luogo esatto dove ci ha sorpreso lo sparo finale e aspettiamo il responso, facendo intanto il tifo, dai nostri stalli, per i compagni che procedono: io in particolare per Marco Serci, che parte e arriva camminando, e Barbara Cosma, che ogni tanto invece va di corsa e chiuderà a 67 km, più o meno come da pronostico.

Tendone delle premiazioni dove accedono solo i tre di ciascun podio, e chi li premia, dopo misurazione della temperatura e indossamento della mascherina. Che sorpresa: mi scopro campione italiano della categoria più vecchia, e con rossore per la modestia del chilometraggio dedico questa vittoria (ricoprendomi la bocca con mascherina avuta in omaggio alla maratona di Pescara) a Paolo Gino, presidente del Club Supermaraton, e ad Enrico Vedilei, entrambi scippati dal destino e dalla volontà umana di una gara cui avevano dedicato ogni sforzo.

Anche in nome loro, oggi ad Andora, we-do-sport.

 

 
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Informazioni aggiuntive

Fotografo/i: Daniela Gianaroli

1 commento

  • Link al commento Lunedì, 16 Novembre 2020 11:32 inviato da Fabrizio Sandrelli

    Complimenti per il titolo italiano e per la tenacia che consente
    di superare ogni ostacolo (geografico, burocratico, sanitario,
    emergenziale etc.).
    Anni fa partecipai anch'io, nei dintorni di Trento, a un campionato italiano Fidal
    di corsa lunga in montagna. Se la memoria non m'inganna, mi classificai
    quarto o quinto di categoria, sfiorando il podio. Bei ricordi, di quando ancora
    splendeva il sole e il "virus sinensis" era ancora lontano...

    Rapporto

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