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Giu 30, 2022 751volte

La tappa più lunga del Giro di Fassa segna il ribaltone femminile

"Cosa voglio di più?" "Cosa voglio di più?" Roberto Mandelli

Soraga 30 giugno – I meteorologi avevano previsto, per ieri, tempo disastroso (si era distinto per toni apocalittici Giuliacci, una specie di prof. Locatelli sul versante epidemiologico): infatti … su Moena/Pozza è stata una giornata splendida, con sole velato ma ugualmente abbronzante fin oltre le 15, quando è piovuto un’oretta, per dare infine spazio a un tramonto favoloso e a una notte stellata. Se rinasco faccio il meteorologo, devo solo imparare le mossettine e la vocetta impostata, poi la mia attendibilità sarà agli stessi livelli. 
Comunque, il giorno di riposo è stato dedicato dai più (quelli cioè che non si sono chiusi in camera aspettando il cataclisma) a escursioni lungo gli stupendi altipiani fassani. Per quanto mi riguarda ho scelto la conca Gardeccia/Vajolet/Principe, forse la più “dolomitica” di tutte, e sicuramente tra i quindici/venti posti più belli mai visti in vita mia. 13,5 km con 1600 metri D, a dirla in termini podistici. Inevitabile un certo appannamento in questa quarta tappa, ma che importa? Lascio piuttosto lo spazio al comunicato di Pegaso Media, che giustamente rimarca il fatto del giorno, cioè il rovesciamento delle prime due posizioni femminili grazie al minuto e mezzo con cui Sarah l’Epée ha sopravanzato l’ex leader Monica Seraghiti: ma sono solo 11 secondi a dividere le due. Mentre non c’è bisogno di Giuliacci per predire che Dalmasso, che oggi (unico sotto l’ora) ha incrementato il vantaggio di altri due minuti su Zagato, ha già vinto in carrozza e domani potrà controllare gli altri, tra cui il terzo posto di don Torresani è insidiato a un solo minuto da Simone Viola che ha dimezzato il distacco di partenza.

Pegaso Media. C’è un colpo di scena nella quarta tappa della Val di Fassa Running per quanto riguarda la sfida femminile, mentre al maschile continua il dominio del piemontese Moreno Dalmasso. La torinese Sarah L’Epee, seconda nella graduatoria generale prima dello start, approfitta di un tracciato corribile di 13,7 km e 585 metri di dislivello sul versante basso di Punta Vallacia per sferrare l’attacco alla leader marchigiana Monica Seraghiti, guadagnando la vittoria di frazione sul traguardo di Soraga e scavalcando la rivale nella graduatoria assoluta.

Una prova superlativa per la L’Epee, con papà svizzero e madre italiana, che ha deciso di tentare il tutto per tutto in una frazione che conosceva bene, avendola già fatta in una delle precedenti edizioni visto che è un’affezionata alla Val di Fassa Running (seppure proprio in questa tappa in passato si era dovuta ritirare per infortunio). Spalleggiata dal suo compagno che le dava il ritmo gara ha concluso la prova con il tempo di 1h06’10”, riuscendo a staccare di 1’34” Monica Seraghiti e di diventare la nuova regina della competizione fassana. Tutto si deciderà nel tappone di sola ascesa di venerdì, nel quale le due avversarie si marcheranno strette, visto che fra le due c’è un divario di soli 11 secondi. Sempre nella sfida femminile si è confermata terza di tappa e sul traguardo la romagnola con passaporto rumeno Ana Nanu, mentre quarto è giunta la trentina Sara Baroni della Quercia di Rovereto e quinta Alice Colonetti.

Al maschile terza affermazione su quattro gare per il cuneese Moreno Dalmasso, che ha concluso la sua prova con il tempo di 59’03, l’unico a scendere sotto l’ora sul traguardo di Soraga. In seconda posizione è giunto il bergamasco Simone Viola, che ha sfruttato al meglio le sue doti di discesista, recuperando quattro posizioni nel tratto conclusivo della frazione e prendendosi la soddisfazione di salire sul podio di giornata. Terzo il piemontese della Pro Patria Milano Michael Zagato, che mantiene così il secondo posto nella generale, seguito dal trentino Damiano Fedel dell’Atletica Val di Cembra (atleta giornaliero) e da Franco Torresani.

Nella generale maschile i giochi sono praticamente fatti con Moreno Dalmasso sempre più leader, con oltre 10 minuti di vantaggio su Michael Zagato, mentre a 3’56” dall’argento troviamo Don Franco Torresani, specialista delle gare in salita e intenzionato a dare il tutto per tutto nel tappone finale. Seguono nella graduatoria Simone Viola, quindi quinto l’atleta di casa Damiano Nicolodi.

Nella generale di categoria, quando manca l’ultimo atto, troviamo Alice Colonetti prima nella AF 18-34, Sarah L’Epee nella BF 35-39, Marina Ruffini nella CF 40-44, Ana Nanu nella DF 45-49, Sara Baroni nella EF 50-54, Daniela Marangoni nella FF 55-59, Delfina Marenda nella GF 60-64, Rosina Sidoti nella HF 65-69.

In campo maschile Michael Zagato è primo nella AM 18-34, Davide Diotti nella BM 35-39, Federico Sama nella CM 40-44, Lorenzo Conterno nella Deafm, Moreno Dalmasso nella DM 45-49, Francesco Valentini nella DM 45-49, Achille Faranda nella EM 50-54, Daniele Baroni nella FM 55-59, Ademaro Bertolini nella HM 65-69, Luigi Luzi nella IM 70-74, Verardo Brodi nella LM75+ e Antonio Serra nella ZM17.

Domani mattina, con start alle 9,30 davanti alla cabinovia Buffaure si decideranno i vincitori della Val di Fassa Running numero 22, nel tappone di sola ascesa di 11.8 km e e 930 metri dislivello, già proposto nel 2017. Partenza da Pozza di Fassa, quindi un tratto pianeggiante fino alle Terme e l’inizio della salita nel bosco, con attraversamento della valle e ascesa in cima a località Buffaure, il cui traguardo per il pubblico sarà raggiungibile anche utilizzando l’omonima cabinovia.

Hanno detto

Sarah L’Epee: “Conoscevo molto bene la tappa di Soraga perché l’avevo già fatta in passato, seppure con il triste ricordo del ritiro per una distorsione. Avevo una voglia di riscatto ed ho attaccato, sfruttando le mie caratteristiche. Sono molto contenta della vittoria e del tempo. Ci giocheremo tutto con Monica nell’ultima tappa”.

Monica Seraghiti: “Queste sono le corse e devo dire brava a Sarah. Oggi è stata davvero forte. Ci separano solo 11 secondi, praticamente un nulla in una gara come questa. Io ce la metterò tutta come sempre”.

Moreno Dalmasso: “Oggi era importante restare davanti, sebbene non sia stata una tappa facile. Ho un bel vantaggio sugli inseguitori e cercherò di gestire la prova conclusiva senza esagerare, anche se quando si è in gara si dà sempre il tutto per tutto”.

 

[F. M.] Questa volta, anche il mitico Lupo telecronista di running avrebbe detto che il “percorso è secoramente ben mesorato”: sconto irrilevante, stando ai nostri Gps, rispetto ai 13,7 km dichiarati e i 585 metri di dislivello; dunque, quanto a lunghezza è risultato il “tappone”, circa 1,5 km più lungo della prima frazione. Il dislivello è stato tollerabile, e la prima metà del gruppone avrà potuto correre ininterrottamente sulla deliziosa carrareccia nel bosco che in 5 km portava di 1220 della partenza a quota 1650, per poi spianare decisamente in un delizioso falsopiano attorno a quota 1730, fino alla discesa altrettanto gradevole che a un km dal traguardo ci riportava a quota 1230 e sul tratto iniziale dopo il via.

Tempo favoloso, alla faccia dei menagramo, e tuffo nell’Avisio per i più ardimentosi, mentre noi peones proseguiamo a sfilare sotto l’obiettivo della carinissima fotografa ufficiale. Solita superprestazione del lecchese Giovanni Civillini, un M 70 che dà la polvere a tanti più giovani di lui e fa 1:25, quasi un minuto meno del pur ottimo Solerte Righini; mentre Maurizio Pivetti in prodigioso crescendo di forma si invola in discesa dandomi alla fine 3 minuti abbondanti: sarà che lui era dopato a inalazioni di Vicks mentre io lo sono a gargarismi di Froben? Chiedo l’intervento delle spie sotto la torre degli Asinelli, al servizio d’o paese d’o sole: denunciate, denunciate, qualche cosa resterà, e se squalificano pure voi fate nubbello webinarre dandovi ragione da soli.

Intanto Frau Kordula da Bellinzona ci sorpassa, stavolta in salita, e chi la vedrà più? Ma la Delfina di Gussago, unica a precederla nella sua categoria, non è raggiungibile.
E’ tornato con 2.31:50, dopo due giorni di cattiva salute (gli proporremo il nostro doping curativo?) Giuseppe Cuoghi, che avendole fatte tutte o quasi, cortesemente mi segnala che le antiche Traslaval furono 13 e lui fu scelto, insieme alla Lucia “Voltan”, come persona-immagine appunto della tredicesima. Per fortuna non ha avuto la cattiva idea di Berrettini, di auto-farsi un tampone-Covid che nessuno gli aveva chiesto; a meno che – come dice mia figlia, regolarmente plurivaccinata – non ci facciamo tutti ‘tamponare’ quotidianamente alla ricerca dei virus dell’influenza, del raffreddore, dell’abbassamento di voce, del non mi sento tanto bene e del non ho voglia di uscire, e tamponate Pivetti così non mi batte… Helenio Herrera faceva giocare quelli con la febbre dicendo che rendevano di più, adesso invece sembra che il nostro agonizzante governo voglia reintrodurre la misurazione della febbre… O’ soldato ‘nnamorato si sfregava le ascelle col tabacco, in modo da evitare le marce: potrebbe essere un’idea per ottenere lo smart-working autunnale.

Prima, però, finiamo questa inebriante Fassa Running riempiendoci gli occhi dei panorami benedetti dall’Unesco (che mi ostino a non definire "mozzafiato" come fanno gli scribi di serie B/C, ad esempio tal Paola Di Caro, "7" del Corriere della sera, 10 giugno pag. 32: "vista sui tetti mozzafiato di una Roma già afosa") ed elettrizzandoci a polmoni pieni con le sfide reciproche, da riprendere e amplificare poi coi piedi sotto le tavolate dei prossimi pasta-party.

Informazioni aggiuntive

Fotografo/i: Teida Seghedoni

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