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Set 03, 2022 421volte

Modena, Valentini tiene in vita il 29° Cittanova Cross Country

Ci sono quasi tutti Ci sono quasi tutti R. Mandelli, da Nerino Carri

3 settembre – A giudicare dall’ampia disponibilità di parcheggio ancora a pochi minuti dalla partenza, direi che ci fosse molta meno gente dei tempi d’oro, oggi a Cittanova (sobborgo sulla via Emilia a ovest di Modena, così chiamato perché nel medioevo più buio i modenesi fuggirono dal capoluogo in preda ai barbari spostando qui i fiochi bagliori della romanità).

L'organizzazione dichiara 291 pettorali acquistati (di cui 41 della società organizzatrice), pochini; eppure era l’unica gara del weekend modenese, perché non credo (data la refrattarietà dei ‘geminiani’ a scendere nella Bassa) che l’indomani accorreranno frotte di mediopadani a Concordia; né, data la selettività e competitività dei percorsi, andranno in molti ai trail di Castelnovo Monti o ai 5000 ‘in pista’ di Modena. Forse il Covid, come diceva don Abbondio della peste, è stato una bella scopa; o per essere meno tragici, diremo con Modugno che la lontananza è come il tempo, che fa dimenticare chi non s’ama; o infine, più materialisticamente, si può dire che l’aumento della quota d’iscrizione dagli 1,5 di prima ai 2 di adesso ha provocato una specie di price-cup o di ‘sanzioni’: a resistere in controtendenza, c’erano la Formiginese di Paolo Cavazzuti, l’Interforze di Eugenio Di Prinzio, la Madonnina di Antonio Ragazzi, la Sassolese di Casolari, la Ghirlandina della famiglia Vecchiè, e qualche cane sciolto (uno addirittura del Monte San Pietro di Bologna: uno, dico, alla partenza ‘giusta’, gli altri chissà da quando erano andati via).

In compenso, quanto a fotografi c’era di tutto e di più: almeno cinque degli abituali (o quasi) di questi territori; e ringrazio Nerino per non avermi applicato, anche lui, sanzioni, inoltrando a Mandelli quanto bastava per il suo ennesimo collage-capolavoro, in cui ha voluto inserire sia la figlia della Teida, sia Giaroli in compagnia del sottoscritto, nonostante quest’ultimo appaia (a detta di Mandelli) “come Nembo Kid del PD al gazebo delle salamelle”.

Il percorso (9,2 km, e ridotto di 4), denominato cross-country ma che si svolge tutto su asfalto tranne un mezzo km su stradina sterrata all’interno della tenuta agraria-modello dei Panini (dicono che abbia studiato un metodo addirittura per abolire i gas-serra emessi dalle vacche!), è un trapezio, quasi rettangolo, che ricalca in senso contrario la più celebre corsa novembrina della stessa Polisportiva Cittanova di Peppino Valentini, con la novità negli ultimi km di uno stradello ora riaperto, tra le antiche scuole di Corletto e la via Emilia, dopo la soppressione della ferrovia che lo interrompeva.
Organizzazione professionale quanto basta, da Rambo che ti indirizzava al parcheggio perfettamente squadrato, fino a Verzoni che al termine ti dava il sacchetto-premio di partecipazione (acqua minerale, pasta, biscottino, creme per la pelle e l’immancabile flacone di gel igienizzante, che come i vaccini di Speranza giace stoccato a milioni di esemplari prossimi alla scadenza). Per i bambini c’era anche il gelato, ma non è che ci fosse una gran richiesta.

A sovrintendere su tutto, fornito di microfono, naturalmente Peppino, affiancato dalla famiglia e da tutti gli abituali collaboratori (con l’apporto decisivo di una decina di sponsor, quasi un record per una non competitiva da poche pretese): peccato che, malgrado il volantino reciti “partenza unica ore 17,00”, già alle 16,30 desse il via libera a chi volesse andarsene.

Si parte e arriva di fianco alla chiesa, dove negli anni ormai antichi lasciavamo le auto per imbarcarci, alle 2 di notte, sui pullman allestiti dal compianto Zavatta per le maratone estere: Nizza, Chamonix, Plitvice, Budapest, Annecy, Buhlertal… Quanti ricordi abbiamo rispolverato con Paolo Giaroli (tra i pochissimi reggiani presenti), trotterellando pacificamente ai 6:10 a km (sapete che “trotterello” fu la traduzione di jogging proposta alla Crusca?), e rivangando questi o quei protagonisti di quarant’anni sulle nostre strade tra Crostolo e Secchia; molti non ci sono più, ma resiste Randolfo di Fabbrico, sebbene (aiunt) ormai più largo che lungo.

E finché resterà un Peppino Valentini, avremo la speranza che il podismo di una volta non sia morto del tutto.

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