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Ott 09, 2022 1106volte

La Lago Santo Skyrace chiude il Circuito Parchi dell’Emilia

I due vincitori I due vincitori Roberto Mandelli

S. Anna Pelago (MO), 8 ottobre – Conclusione davvero degna, in una fresca ma soleggiata mattina di ottobre quasi al confine tra Emilia e Toscana, del Circuito Trail nei Parchi dell’Emilia, tre gare modenesi e una reggiana, disputato in 4 prove dal 9 aprile (Trail della Riva, 20 o 34 km ai Sassi di Roccamalatina), proseguendo il 24 luglio (Alpicella Trail, 14 o 24 km sotto il passo delle Radici), il 4 settembre (Trail della Pietra di Bismantova, Castelnovo Monti, 13, 23 o 37 km), e infine qua, attorno al Lago Santo per 16 e 29 km. Gara rivisitata rispetto a precedenti edizioni, e che trova un antenato addirittura nella “Sgroppata delle tre province”, un trail di 20 km inaugurato addirittura nel 1977 che partiva e arrivava da Rotari, costeggiando, come il percorso più lungo di oggi, il lago Santo e il lago Baccio.

Ma ai corridori di allora (in gran parte podisti da strada) il giro più lungo di oggi sarebbe sembrato spaventoso: 29 km, con un dislivello di 2000 metri ottenuto scalando, dai poco più che 1000 metri della zona di partenza, cinque cime tra i 1775 e i 1991 metri slm. E i campioni che si sono sfidati sarebbero apparsi degli autentici mostri, a cominciare dal 39enne ruandese Jean-Baptiste Simukeka (Orecchiella Garfagnana, foto 27-28), collezionista di successi o piazzamenti in maratone italiane, e qui vincitore in 2.56, un minuto e qualche secondo su David Antonioli, che ha rimontato nell’ultima discesa ma senza colmare un distacco che appariva notevolissimo a 5 km dal traguardo (lo testimonia il sottoscritto, che intento a concludere la sua 16 km si è visto superato in tromba dai due, ancora molto distaccati). Di lusso anche i nomi dei piazzati, seppure con distacchi notevoli dai due battistrada: Marco De Gasperi (il più anziano del lotto, coi suoi 45 anni), terzo a 7 minuti dal vincitore; poi Christian Modena, a un quarto d’ora, e il modenese Giulio Piana a quasi venti minuti.

Decima assoluta è la prima donna, la spagnola Anna Comet Pascua (all'arrivo nelle foto 19-20), coetanea del vincitore maschile, e che ha dominato in 3.46:35, precedendo di 22 minuti la sudtirolese Angelika Eckl (addirittura cinquantunenne), e di quasi tre quarti d’ora la 42enne modenese Giulia Botti. 145 in tutto gli arrivati (21 donne), fino alle 7h46 dell’ultima.

Sul tracciato più corto, alla prima edizione, denominato “Sentiero delle cascate” perché sfiorava una suggestiva serie di salti d’acqua (come quelli delle foto 15-16) meta di molti turisti, e quantificato in 16 km anche se i Gps hanno sentenziato 14,3 confermando peraltro i quasi 600 metri di dislivello, si è imposto Saimir Xhemalaj (28enne dei Modena Runners), non nuovo a queste imprese, in 1.06:18, esattamente un minuto meglio di Marco Rocchi (46enne della MDS), che a sua volta ha staccato di quasi due minuti il terzo, il lecchese Omar Stefani.

Tra le donne, ancora un trionfo, fra tanti, per la 54enne Gloria Marconi (La Galla) che ha avuto la meglio per solo 1’11” su Michela Tognarini (MDS) e per 3 minuti su Vittoria Vandelli. 132 i classificati, tra cui ben 42 donne: quando è arrivata la “Scopa” capitanata da Lolo Tiozzo (classe 1945, foto 6 prima della partenza, 21-22 al traguardo), per Enrico Mussini e Ginetta Palandri erano passate 2h54 sulle 3 concesse.

In 2h20 era arrivata (foto 18) una delle mie antiche maestre di podismo (oggi dedita soprattutto allo yoga), “la Cry” alias Cristina Orlandi da San Michele dei Mucchietti, che alla partenza esibiva con orgoglio il suo nipotino. Un po’ più svelto (2h05) aveva dovuto chiudere Giancarlo Greco, una volta appreso in extremis che il suo Sassuolo (cui è abbonato) giocava alle 15. Ma sì dai, calcolando due ore di viaggio, dovresti avercela fatta, anche se il risultato finale non è stato di tuo gradimento. Per tutti, una caratteristica medaglia intagliata in legno, e per i più fortunati il bacio della Miss d’arrivo Alessandra Fava (foto 17).

C’ero anch’io, con una certa cautela pensando al passato e all’immediato futuro (il Gps dice che la misura media del mio passo è stata di 75 cm), e posso dire di non aver mai visto un tracciato (primi 5 km piuttosto ‘trail’, gli altri in prevalenza su carraie e antiche strade più o meno ducali) segnato come questo: tra bandelle, frecce di mezzo metro agli alberi e arancioni sul terreno, e bolli arancioni sui sassi, dico che se ce n’era la metà sarebbe stato già abbastanza. Se posso muovere un appunto, direi che la “scorrevolezza” del percorso avrebbe potuto aprire la via all’ammissione dei non competitivi, come usava da queste parti ai tempi del Mac (intendo colui che per primo ha valorizzato podisticamente la zona di S. Anna). Invece, qua erano ammessi solo i “vidimati”, addirittura con obbligo di esibire il certificato medico sebbene le nostre tessere testimonino che il certificato già c’è. Se non altro, per chi correva i 16 non esisteva quel “materiale obbligatorio” da portarsi dietro, che a volte costituisce un motivo per esosi controlli prima e durante la gara.

Due ristori, più quello vario e abbondante al traguardo, sono decisamente il top (una settimana fa, sui 18 km di Verbania, ce n’era solo uno); notevole che al secondo ristoro, la Luana che lo gestiva (foto 12) teneva da parte due bottiglie del suo bianco per chi… le era simpatico; e al traguardo, fin che ce n’è stata, si poteva bere anche birra per mandar giù pizzette, gnocco e torte casalinghe. Non è adulazione dire che c’è la mano dell’organizzatore-capo Checco Misley di Mud&Snow, col suo staff (vedi anche foto 20) tra cui segnalo la bella ed efficiente Alessia (senza far torto ad altri).

Forse per una favorevole combinazione di orari (essendo arrivato praticamente insieme ai primi del percorso lungo, che erano partiti un'ora prima) ho trovato persino le docce calde, entrandoci subito dopo Simukeka che si è gentilmente prestato a foto en deshabillé (27-28).

Notevole, e decisamente diversa dal solito, la conduzione microfonica di Gilberto Zorat (foto 4 e 9), che spaziava dal tecnico al sentimental-metafisico (con una sola escursione pratica quando ha esortato ad “aprire il cane”, cioè aprire le portiere di un’auto al cui interno stava un cane), dirigendo sapientemente anche Fabio il cantante, talmente bravo nel proporci i classici del rock & pop che, se non l’avessi visto cantare, avrei creduto che mettesse su i dischi.

Insomma, mentre i tetri economisti e i giornalisti la cui cultura si estende al massimo ai titoli di film, insistono nel deprecare la “tempesta perfetta” che ci attornierebbe, io oso dire che questa di S. Anna è stata la giornata perfetta.

 

Informazioni aggiuntive

Fotografo/i: Daniela Gianaroli- F. Marri- R. Mandelli

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