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Gen 09, 2023 322volte

Memorial Angelo Pareschi a Mascarino di Castello d’Argile

C'è di tutto, anche per il palato C'è di tutto, anche per il palato Roberto Mandelli

8 gennaio – Da bambino, per me Castello d’Argile (che pronunciavo sbagliando, con l’accento sull’i) era solo il nome sul retro della figurina di Giuliano Sarti, il leggendario portiere di Fiorentina scudettata e Inter supercampione (Sarti-Magnini-Cervato, Chiappella-Rosetta-Segato; poi Sarti-Burgnich-Facchetti, Bedin-Guarneri-Picchi: bastano i nomi) che, come diceva Gianni Brera, sembrava avere un’aureola sul didietro dato che non aveva mai bisogno di tuffarsi: dovunque arrivi il tiro, lui è sempre piazzato e abbranca la palla sul petto. Avrebbe 90 anni, oggi, se vivesse ancora. Ma è morto nel 2017: chi vuole commuoversi legga questo meraviglioso ricordo https://storiedicalcio.altervista.org/blog/sarti-giuliano.html

Da adulto, o diciamo pure anziano, per me Castello d’Argile (una ventina di km a nord di Bologna) era diventata la sede di una bellissima maratonina a principio primavera, fortemente voluta da Angelo Pareschi, che all’arrivo ci accoglieva con una tavolata di torte casalinghe come ristoro finale, e con le battutine ironiche lanciate dalla sua voce tenorile. E qui l’avevamo rivisto per una delle ultime volte, il 10 ottobre del 2020, dove in pieno lockdown e proibizionismo era riuscito a organizzare, con Claudio Bernagozzi, una corsa su e giù per l’ “argile” o argine del Reno https://podisti.net/index.php/cronache/item/6585-castello-d-argile-bo-camminata-so-e-zo-par-l-erzen-riparte-anche-bologna.html

Confermo tutto quello che ho scritto allora, anzi rafforzandolo col senno di poi, nutrito delle rivelazioni sul numero di morti da Covid gonfiato, forse raddoppiato per tenere alta la dittatura sanitaria, il divieto di podismo ma il permesso di movida, e adesso lasciatemi godere le vacanze a 5 stelle a Cortina. Purtroppo, Pareschi non c’è più: se ne è andato il 19 agosto 2021, e quanto gli volessimo tutti bene lo testimoniano gli oltre 3300 lettori del necrologio che gli dedicammo

https://podisti.net/index.php/commenti/item/7580-e-morto-angelo-pareschi-un-grande-del-podismo-bolognese.html

E Angelo continua a vivere nelle sue creature, come questa “Camminata dei Presepi” che (con l'organizzazione determinante della San Rafèl, che non vuol dire San Raffaele ma San Ruffillo) prospera all’ombra della maestosa cattedrale di Mascarino, progettata cent’anni fa dagli architetti Gualandi padre e figlio (chissà se antenati…?): cattedrale davanti a cui si passava durante la 21 di Castello d’Argile, a volte incontrando la banda schierata che suonava per noi. Gara giustamente intitolata ai presepi, perché dentro la grande chiesa dell’Assunta c’è una raccolta di presepi fatti da bambini, dell’asilo o scolaretti.

L’anno scorso, con la scusa del Covid, questa camminata intitolata ai presepi era stata vietata dal sindaco, venendo poi recuperata al tempo delle uova di Pasqua. Chissà cosa avrebbe detto Pareschi; che si è consolato oggi, ricordato al microfono dal suo fidato scudiero Claudio Bernagozzi, in una mattinata grigia ma risparmiata dalla pioggia, salvo una spruzzatina iniziale indegna perfino di mettersi l’impermeabile.

Eravamo forse in 250 al via delle 9, e altrettanti camminatori penso fossero già per strada a respirare un po’ d’aria di campagna e raccontarsi i fatti propri (una signora raccontava all’amica che per Natale si era fatto il regalo di una siringa di acido ialuronico… “di listino era 180, ma su internet me l’hanno messa a 100”); un trio di amiche, bionde o ex bionde, guidavano poi verso il traguardo una quarta al suo esordio in corsa, e “mancano 2 km, se sei stanca fa’ un minuto di passo, poi ricomincia”).

Percorso all’incirca rettangolare, su stradette con ampie curve e ampie crepe nell’asfalto, che si dirige verso Castello ma senza toccarlo, e offre due tracciati di 7 e 10 km (10,3), senza traffico, ottimamente segnalati e presidiati da sbandieratori. A lato, tre somarelli si rincorrono allegramente; segue escursus non troppo panoramico per il villaggio, e finalmente ritroviamo le due altezze gemelle di cupola e campanile, a sovrastare il gonfiabile del traguardo.

“Bòcca mia csa vot?”: al ristoro allestito nel vecchio teatrino parrocchiale, con tè, acqua e crescenta (e si rivede la Patty, ferroviera bolognese antica compagna di maratone, che sta ‘allenando’ la nuova protesi all’anca), si aggiunge quello esterno, un tavolone gestito dai “quasi atleti”, con cubetti di mortadella, fette di salame, pasta e fagioli con dentro pezzi di salsiccia, e per buttare giù il tutto, vin brulé versato col mestolone come ai tempi antichi.

Tutto questo, per 2,5 euro di iscrizione, che danno diritto anche a una scatoletta a scelta tra fagioli o chicchi di mais (alcune di queste confezioni saranno santamente  devolute al Cesto della carità, in chiesa).

Non sarà la maratona di Bologna e neanche la vicina mezza di Castelmaggiore, ma ogni tanto è bello anche così.

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