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Maurizio Lorenzini

Maurizio Lorenzini

appassionato di atletica, istruttore Fidal e runner

Giovedì, 10 Ottobre 2019 14:28

Gir al Sas su RaiSport, ore 20.30

Questa sera, alle ore 20.30, su RaiSport,  si potrà vedere, o rivedere, l'entusiasmante gara sui 10 k corsa a Trento il 5 ottobre.

Davvero avvincente il duello tra Telahun Haile e il campione del mondo sui 5.000 metri Muktar Edris

Domenica, 06 Ottobre 2019 21:11

Trento - 9^ Trento Half Marathon

6 ottobre - In una giornata ideale dal punto di vista climatico, soleggiata e con 12 gradi alla partenza, sono stati ben quattro i record caduti; a cominciare dalla gara maschile, col vincitore, l’etiope Mosisa Tefera, che ha chiuso in 1:01:12 (precedente J. Kangogo, 1:01:48, anno 2016). Con 1:01:19 sotto il record anche il secondo classificato, il suo connazionale Haji Yasin. Terzo posto per il keniano Geoffrey Korir (1:03:40).

Primo italiano, e quarto assoluto, Ahmed El Mazoury, che ha a lungo accarezzato l’idea di andare a podio. Tuttavia con il tempo finale di 1:03:40 polverizza il precedente record italiano della gara (S.Boudalia, 1:05:52, 2011).

Gara femminile che non è stata certamente meno entusiasmante, con tre keniane ai primi tre posti: anche qui si registra il record del percorso, grazie a Rionoripo Purity, che vince col tempo di 1:08:34, aggiornando il precedente di J. Chepkemoi (1:09:21). Seconda e terza posizione rispettivamente per Kimais Irine (1:09:51) e Nyaga Caroline (1:10:00).

Nella gara femminile è caduto un altro record, quello del miglior tempo realizzato da un’atleta italiana (precedente 1:15:10, A. Tschurtschenthaler,2017); è accaduto grazie a Catherine Bertone, sesta assoluta, che sulla via della maratona di Valencia, suo prossimo obiettivo, realizza un ottimo 1:13:27, a soli 24 secondi dal suo personale (1:13:03, Stralugano 2019).  Sarah Giomi è la seconda italiana, il tempo finale di 1:17:18 è vicinissimo al suo personale (1:17:10).

Sia per Catherine Bertone che per Ahmed El Mazoury un premio speciale messo a disposizione dagli organizzatori per dare più spazio ed interesse agli atleti italiani.

Si chiude la nona edizione di una Trento Half Marathon che, se forse non ha prodotto i numeri che era lecito attendersi (1000 gli iscritti, 860 i classificati), certamente ha soddisfatto le aspettative di chi ha partecipato, ed io tra questi. Una manifestazione che migliora ogni anno, anche nei “dettagli” (Expo davvero all’altezza, i ristori con gente molto sveglia, una bella medaglia).

Il percorso non sarà velocissimo (in effetti ci sono diverse ondulazioni ed è un po’ tortuoso) però… si fanno i tempi, con gli atleti d'élite ma anche in diverse categorie master, basta dare un’occhiata alle classifiche per rendersene conto. Secondo me ciò è dovuto anche ad una buona organizzazione, con una logistica raccolta attorno alla bella piazza del Duomo di Trento. Tenendo conto che siamo in pieno centro città, gli spostamenti per arrivare dai parcheggi al ritiro pettorali, recarsi in zona partenza e infine dall’arrivo andare all’Expo sono veramente minimi. E penso che queste siano tutte condizioni favorenti le buone prestazioni.

 

 

Sabato, 05 Ottobre 2019 22:43

Trento - 73° Gir al Sas

Livello tecnico davvero alto per un’edizione che ha visto i primi sei atleti concludere sotto i 29 minuti (media 2’54/km), su un percorso cittadino con giri da un chilometro da ripetersi 10 volte. Al  via, tra gli altri, il campione del mondo di Doha sui 5.000 metri, l’etiope Muktar Edris.

Nonostante la grande prestazione al mondiale il suo impegno in questa 10 k è stato massimo, ma stavolta il suo connazionale Telahun Haile, giunto quarto a Doha, ha avuto la meglio. Gara tirata da subito, con quattro atleti, Telahun, Edris, Worku e Kipkoech che prendono il largo correndo ad un ritmo medio di 2’52/km. E’ Muktar Edris a dettare il ritmo: dopo il km 5 restano al comando solo lui e Telahun. La gara si decide poco dopo il passaggio al km 7, Telahun “cambia”, allungando in progressione e vincendo con il tempo record di 28:07 (precedente Jakob Kiplimo, 28:17, anno 2018). Muktar Edris chiude in 28:32, a poca distanza il giovane e promettente Worku Tadese (28:38) che completa un podio tutto etiope.

Primo italiano Nekagenet Crippa, sesto con un ottimo tempo, 28:49. Si è rivisto alle gare Andrea Lalli, dopo un lungo periodo di assenza per infortuni, l’augurio è che torni a correre come è capace.

Prologo a questa prestigiosa 10 k le gare delle categorie giovanili, il tutto nella cornice del centro cittadino e della splendida piazza del Duomo di Trento.

Domani sarà la volta della Trento Half Marathon, altra gara che tradizionalmente ha fatto sempre registrare ottime performance, grazie al livello degli atleti presenti.

 

Ho letto da qualche parte “Salento, una montagna da scalare” un motto quantomai azzeccato che si ritrova tutto in questo campionato del mondo master; già, perché si partiva quasi a livello del mare, che dal percorso raramente si nascondeva alla vista dei partecipanti, ma poi si saliva verso Gagliano del Capo lungo i tratturi, i caratteristici sentieri locali.

Si dice che le prime volte non si dimenticano mai e così credo proprio che sarà anche per me; non avevo mai partecipato ad un campionato del mondo, oltretutto di corsa in montagna, una specialità in cui le mie esperienze sono limitate: probabilmente anche per questo ho voluto esserci.

Un servizio di bus ci ha portato dall’arrivo alla partenza, in una zona con uno scenario spettacolare, in località Ciolo, poco prima di un ponte sotto il quale c’era un’insenatura dal mare da cartolina. Logistica perfetta, spazi a disposizioni, wc chimici in numero adeguato e call room, come si conviene ad una gara internazionale. Bravo lo speaker (Alessandro Scolari) a dare continuamente informazioni in italiano ed inglese sulla gara e a (in)trattenere gli atleti, alcuni dei quali un tantino nervosi causa un ritardo nella partenza degli uomini, sia pure di pochi minuti.

Poche centinaia di metri dopo il via una curva secca ci ha portato su un sentiero molto ripido e dal fondo irregolare; l’imboccatura è stretta. Si forma un imbuto, certamente eravamo in tanti (alla fine saranno 164 i classificati), forse troppi, altrettanto vero che aveva poco senso impazzire per passare davanti, di strada da fare ce ne era molta prima dell’arrivo. Da qui in avanti si sono succeduti tratti facili (i pochi su asfalto) anche se talvolta con salite dure, ad altri impegnativi per la natura del terreno. I passaggi potenzialmente pericolosi erano ben protetti da (nuove) staccionate, addirittura in un paio di punti era presente il personale del soccorso alpino, pronto ad intervenire in caso di necessità.

Un bel passaggio in un tratto di bosco mi ha fatto conoscere dal vivo la tristemente famosa Xylella: ne avevo sentito parlare, avevo visto qualcosa in televisione, ma l’incontro è stato peggio di quanto potessi immaginare. Davvero brutto, in questa parte della Puglia, vedere alberi di ulivo, magari di centinaia di anni, completamente secchi a causa di un batterio che sta causando danni incredibili ad una regione che basa molto della sua economia sulla produzione di olio. Si può solo confidare che quanto prima si possa trovare un rimedio, anche se il danno fatto sinora pare di enormi proporzioni.

Poco dopo il secondo chilometro si transita dall’arrivo, la lunghezza totale è di circa 6,5 km, c’è un po’ di confusione ma anche un bel tifo. Segue una lunga discesa, a tratti con fondo irregolare, che ci porta a ripassare dalla zona della partenza. Qui si ricomincia a soffrire, soprattutto se ti sei giocato le gambe in discesa, perché la salita che segue è tosta; sono circa 130 metri di dislivello positivo in un chilometro e mezzo. Ogni tanto valeva davvero la pena di camminare (in realtà in molti tratti non se ne poteva proprio fare a meno!) sia per rifiatare che per guardarsi attorno. Negli ultimi 500 metri mi vedo superare da alcuni atleti, i numeri di gara (in queste gare è obbligatorio indossarli anche posteriormente) dicono che sono M70 e 75: non mi avvilisco, preferisco pensare che sono semplicemente più allenati di me…

All’arrivo raccolgo le forze rimaste per rispondere alle domande dello speaker Antonio Tau, che poi mi richiama all’ordine perché nel corso di questa specie di intervista tendo a distrarmi per la presenza di ragazze davvero belle. Nessuna necessità di presentare Podisti.Net, già molto nota in Puglia grazie al lavoro del collega Roberto Annoscia.

Il clima è perfetto, fin troppo; il caldo ha suggerito agli organizzatori di potenziare i rifornimenti lungo il percorso; messe a disposizione anche le doccette, quantomai gradite. All’arrivo, a parte acqua e la solita ma ben gradita frutta, la sorpresa: il ristoro è dotato del pasticciotto, un dolce famoso da queste parti, costituito da pastafrolla e farcito con crema pasticcera. Poi con il pasta party si completa il ricarico di carboidrati.

La logistica in zona arrivo è tanto valida quanto quella della partenza: borse, docce, toilette, pasta party, premiazioni… tutto è raccolto; davvero difficile chiedere di meglio.

Bella la manifestazione nel suo complesso, gara atipica rispetto alle consuetudini perché si correva in montagna… ma anche al mare; eppure il percorso rispettava tutti i requisiti previsti dalla WMRA (World Mountain Running Association), che non prevedono si debba necessariamente correre in altitudine, invece si devono rispettare criteri quali dislivelli e limitazione dei tratti in asfalto. A differenza delle abitudini in altre nazioni, dove la corsa in montagna è sostanzialmente corsa in salita, in Italia i percorsi sono anche misti, quindi salita e discesa. Personalmente trovo più corretta questa seconda scelta.

Il trofeo Ciolo è stato un altro mio passo di avvicinamento verso la corsa in montagna, un ambiente ed una tipologia di gare che mi piacciono sempre di più. In questa occasione ho potuto conoscere Jonathan Wyatt, grande atleta e bella persona, oggi presidente della WMRA. E’ maggiormente conosciuto per la corsa in montagna, anche grazie ai suoi 6 titoli mondiali di specialità, ma giusto sapere che prima della corsa in montagna correva veloce anche in piano: personali di 13’27 sui 5000 metri, 27’56 sui 10.000 metri, 1:02:37 sulla mezza maratona e 2:13:00 in maratona.

Per gli amanti di questa disciplina appuntamento a Telfest, in Austria, 4-6 settembre 2020. Sarà gara di sola salita.

altri comunicati sulla manifestazione:

prima giornata di gare

http://www.podisti.net/index.php/in-evidenza/item/4925-gagliano-del-capo-le-seconda-giornata-di-gare-trofeo-ciolo-campionato-del-mondo-master.html

seconda giornata di gare

http://www.podisti.net/index.php/in-evidenza/item/4925-gagliano-del-capo-le-seconda-giornata-di-gare-trofeo-ciolo-campionato-del-mondo-master.html

Martedì, 01 Ottobre 2019 09:26

Alberto Salazar: 4 anni di squalifica!

L’agenzia antidoping americana (U.S.A.D.A.) ha emesso una squalifica di 4 anni a carico di Alberto Salazar. Grande maratoneta degli anni ’80 (tre vittorie consecutive a New York tra il 1980 e il 1982, anno in cui vinse anche Boston), che tuttavia ha raggiunto la sua massima notorietà per allenare o avere allenato alcuni forti atleti: tra questi Mo Farah, Galen Rupp, Kara Goucher e Sifan Hassan.

La squalifica, che conclude un’indagine iniziata nel 2016, si basa su diverse violazioni in materia antidoping, tra queste l'alterazione delle procedure di controllo antidoping ed il traffico di testosterone (un ormone steroideo). Stesso periodo di inibizione è stato inflitto a Jeffrey Brown, un endocrinologo che trattava gli atleti di Salazar.

Dalle prime dichiarazioni risulta che Salazar si sia dichiarato estraneo alle accuse mosse, parla di macchinazioni nei suoi confronti e voglia quanto prima dimostrare la sua innocenza col ricorso in appello.

Alberto Salazar è a capo di Nike Oregon Project, un progetto nato e sviluppato in collaborazione con Nike, con l’obiettivo di portare gli atleti ad altissimo livello, cosa che effettivamente è più volte riuscita, ora però si contestano i passaggi per raggiungere i risultati sperati.

Un fulmine a ciel sereno? No, dubbi e sospetti si trascinavano da tempo, alcuni suoi atleti hanno davvero raggiunto risultati che a molti apparivano incredibili. L'agenzia antidoping americana gli stava alle costole ormai da lungo tempo.  

Vedremo cosa succede, di certo viene anche da chiedersi se e cosa potrebbe (dovrebbe?) accadere agli atleti seguiti da Salazar. La cui ultima grande vittoria (sia detto a titolo di curiosità) fu nel 1994 Salazar vinse alla Comrades Marathon  di 90 km (56 miglia), attribuendone il merito anche all'uso del Prozac... 

Intanto gli è stato immediatamente ritirato l'accredito, era presente ai mondiali in corso a Doha.

Per raccontare Dorina si potrebbe partire proprio dall'Engadiner Sommerlauf (ESL), la più popolare e partecipata corsa podistica di questa splendida valle. L’ha corsa per 40 volte, ininterrottamente, vale a dire tutte le edizioni.

Di questa manifestazione ama dire “Quello che mi piace della ESL, gara della quale in passato ho anche fatto parte del Comitato Organizzatore, sono il paesaggio, il percorso ma soprattutto la bella atmosfera che si crea attorno a chi corre. Ogni volta che ho passato il traguardo sono stata felice ed emozionata come fosse la prima volta, mi viene sempre in mente una festa in famiglia”

Ma in realtà c’è un’infinita storia sportiva dentro e dietro questa signora dai modi gentili, sempre sorridente, trasmette una grande energia positiva; parla un italiano più che discreto (meglio così, col tedesco me la passo proprio male), la comunicazione è facile, si parla di sport a 360 gradi. 

Una storia lunga, lunghissima, dato che questa signora, nata a Coira (Svizzera) il 3 aprile 1940, ha fatto dello sport una bandiera, una filosofia di vita. Anche una professione, infatti ha un negozio di articoli sportivi maggiormente focalizzato sullo sci da fondo e la corsa. Negozio che, certamente non per caso, si affaccia sulla pista di atletica di Saint Moritz (città dove vive da 60 anni) dove ogni estate si allenano i migliori atleti al mondo.

Maestra di sci da fondo per 12 anni, insegna tuttora, ma se nel periodo invernale lo sci è la sua attività principale, la corsa ha avuto un ruolo determinante nella sua vita sportiva. Sono venti le maratone portate a termine, di cui 14 a New York, poi ha corso la mitica Jungfrau Marathon e tre volte a Berlino; per certi aspetti la gara più importante, infatti nel 1990, all’età di 50 anni, ha fatto il suo record personale: 3:15:09 (!!!). 

Ma la sua corsa continua, ad ogni edizione della Engadiner Sommerlauf ma non mancano nemmeno le uscite settimanali, giusto per tenersi in forma, E se capita, partecipa ancora alle gare. (N.d.r. dubito abbia avversari nella sua categoria, e non solo), come appena successo a Greifensee (Cantone di Zurigo), lo scorso 21 settembre. 

“Lo sport è stato e continua ad essere la mia migliore scuola della vita”, mi ha detto più volte Dorina, persona che sono stato felice di incontrare e conoscere. Spero di rivederla ancora, certamente alla prossima Engadiner Sommerlauf!

 

SERVIZIO FOTOGRAFICO

Un’edizione 2019 impreziosita dal campionato del mondo delle Forze di polizia, che ha visto 71 atleti in gara (46 maschi e 25 femmine) di 25 Paesi da tutto il mondo. Battuti i precedenti record della gara (David Nikolli,30:39 ed Elena Romagnolo, 34:08). 
I 'poliziotti' del Bahrain risultano protagonisti: oltre a vincere entrambe le gare infatti occupano quattro dei sei posti del podio; vince la gara maschile Aweke Ymer, col grande crono di 29:48. Bella l’impresa dell’italiano Sergiy Polikarpenko (30:00 il suo crono finale), che si piazza al secondo posto dopo un’entusiasmante volata con un altro atleta del Bahrain, Dejenee Mootumaa (30:01). Buono il quinto posto di un altro azzurro, Yassine Bouhi (30:55). 

Doppietta del Bahrain per la gara femminile, con Bontu Rebitur (32:51) e Martha Yota (33:53); terzo posto per la bielorussa Nina Savina (34:15). Prima italiana Rosalba Console, 36:21 il suo tempo finale. 

Quanto alla “tradizionale” 10 k per tesserati Fidal, diciamo così, non in divisa o comunque non prescelti per la nazionale, i primi due posti maschili sono occupati da atleti allenati da Giorgio Rondelli: nell’ordine Andrea Astolfi, che supera in volata Aymen Ayaki (Tunisia), 31:53 e 31:55 i tempi finali. Terzo posto decisamente "a ruota" per Fabio Ciati (31:56). Gara femminile vinta con molto margine da Silvia Oggioni, notevole il suo tempo di 34:51 (la ragazza era stata medaglia d'oro ai Campionati del Mediterraneo under 23 nel 2016, anno in cui ha vinto pure il titolo italiano promesse dei 5000 metri); secondo e terzo posto rispettivamente per Najla Aqdeir (38:23) e Sarah Martinelli (40:06). 

Numero a parte, è stata la solita bella 10 K, gara a cui partecipo sempre volentieri; un percorso tortuoso nel centro cittadino che impegna proprio per la necessità di rilanciare costantemente l’azione. Curve, anche secche, con qualche ondulazione, un solo tratto rettilineo di circa un chilometro. Il fondo stradale talvolta è costituito da pavé e porfido (peraltro in ottimo stato), tutto l’insieme rende il percorso tecnico ed anche “divertente”; a completare il bello scenario la città di Monza, dove passeggiatori serali e atleti in gara ogni anno riescono a convivere bene. 

Ho condiviso la mia fatica con Rosanna Massari, stavolta senza microfono ma in pantaloncini e con le scarpette ai piedi. Ci siamo difesi bene e lei ha vinto la sua categoria SF 50;...non si dovrebbe dire l’età delle donne, ma per podiste e podisti la consuetudine non vale, anzi, talvolta sembra che siano felici di invecchiare, non fosse altro per magnificare le proprie prestazioni. Oppure per giustificare scarse performance (intendo quelle nell'atletica, per chiarire il punto...).

La 10 K Chrono è stata preceduta dalla 5 K Popular, aperta a tutti così come la 10 K Popular, invece partita insieme ai competitivi. Specialmente la 5K si è rivelata una festa dello sport per tutti dedicata alle famiglie, ai gruppi di amici o di colleghi, dove il divertimento è protagonista e la fatica una buona compagna. Su tutti i runners sono Luca, portiere dell’Apo Vedano, e Veronica, praticante Crossfit in una palestra di Monza, i più veloci sul suggestivo tracciato di 5 km. Ma i più applauditi sono i “cuccioli” Davide e Nicolas, 7 anni, capaci di chiudere il percorso in poco più di 21 minuti accompagnati dai loro papà che sprizzavano orgoglio da tutti i pori.

Davvero ricche le premiazioni di categoria, inteso come qualità dei prodotti offerti. Abbondante il ristoro post gara, incluso un pasta party per cui valeva la pena di fare la fila.

Venerdì, 20 Settembre 2019 12:29

Gare Fidal : avanti gli stranieri, tutti

Sia pure in mancanza di una comunicazione ufficiale, pare ormai certo che gli stranieri potranno partecipare liberamente alle mezze e alle maratone italiane del calendario federale.

Una decisione che certamente farà felici gli organizzatori italiani, in particolare quelli che prevedono gare in località a vocazione turistica, come Venezia, Firenze, Napoli, Roma: ma in realtà ne beneficeranno un po’ tutti.

Di cosa si tratta esattamente? Fino a questi giorni la partecipazione di atleti stranieri era automaticamente accettata se appartenevano a team riconosciuti dalla federazione di appartenenza; in pratica erano equiparati a tutti gli effetti ad un tesseramento Fidal. In alternativa potevano sì partecipare, ma a condizione di disporre di certificato medico sportivo agonistico e di tesseramento Runcard. Per uno straniero non tesserato con una federazione significava doversi sottoporre a visita medica (costo in Italia da 50 a 80 euro, nei paesi europei qualche centinaio di euro). Non solo: era obbligatorio il tesseramento Runcard, altri 30 euro. Una richiesta che evidentemente appariva risibile, dato che la Runcard, a parte la possibilità di poter correre le gare agonistiche, fornisce sconti e vantaggi usufruibili solo in Italia. In sostanza, allo straniero, dei punti al supermercato Pinco Pallo o dello sconto per un acquisto di scarpe in qualche negozio italiano frega meno di niente.
Insomma, pareva loro un’autentica gabella, oltre ad una inspiegabile complicazione burocratica. E nulla più.
Di fatto queste limitazioni hanno sempre ridotto il numero di stranieri, anche se ogni organizzatore si è sempre ingegnato nell’escogitare “modalità” per aggirare l’ostacolo, sotto forma di autocertificazioni, dichiarazioni di essere in possesso dei requisiti, ecc ecc.

Siccome gli stranieri che partecipavano non erano comunque pochissimi, viene da pensare che la federazione italiana non abbia mai esercitato un severissimo controllo su queste pratiche.

La stessa Fidal che ora pare dia via libera, adeguandosi a quanto già avviene nella maggior parte dei paesi stranieri.

Che cosa accadrà, quindi, nelle gare agonistiche? Se non sono tesserati come agonisti a tutti gli effetti, cosa che invece sarebbe se appartenessero a gruppi sportivi nel loro paese (le nostre ASD, associazioni sportive dilettantistiche, per intenderci), potranno comunque essere regolarmente classificati? Concorrere per i premi assoluti e di categoria? Verranno equiparati ai nostri Runcardisti, quindi con alcune limitazioni (esempio no premi in denaro)? Oppure non potranno proprio essere classificati (tipo come si fa - raramente -  con le non competitive: ti do il tempo, in ordine alfabetico, e via andare)?

Attendiamo che il tutto sia ufficializzato ed allora ne sapremo di più

Una grande festa, diversamente non la si può definire. Parte “istituzionale” ridotta al minimo, invece tanto spazio agli atleti, a bimbi e ragazzi ed anche a chiunque volesse pestare il nuovo tartan. Organizzazione curata nei dettagli dall’Azienda di Promozione Turistica di Livigno.

In realtà, già dalla fine di luglio, un discreto numero di villeggianti runner ha potuto provare l’emozione di correre in una nuovissima pista, situata a 1800 metri di altezza.

Una giornata davvero piena…di tutto. Per quanto riguarda la presentazione vera e propria, giustamente orgogliosa l’amministrazione comunale nella persona sia del sindaco, Damiano Bormolini, che del vice sindaco, Remo Galli. Felice ed entusiasta il presidente della locale Azienda di Promozione Turistica, Luca Moretti, che vede un suo sogno finalmente realizzato.

Pierangelo Molinaro, una vita intera alla Gazzetta dello Sport, ha saputo mettere in evidenza tutti gli aspetti sportivi e delle opportunità uniche di un impianto con queste caratteristiche. Oscar Campari, consigliere nazionale Fidal, oltre ad aver portato il saluto del presidente regionale e quello nazionale, ha manifestato tutta la soddisfazione e disponibilità della federazione a fare sì che Livigno diventi un polo di riferimento per tutta l’atletica di livello.

La parte ufficiale della presentazione si è esaurita rapidamente e poi…tutti in pista. Dopo il tradizionale taglio del nastro, con la benedizione del parroco Don Giuseppe Longhini, si è dato il via ….alle danze.

Erano presenti dei giovani atleti, che peraltro hanno già diverse presenze in nazionale, che si sono esibiti nelle loro specialità, le prove multiple (eptathlon e decathlon). Sveva Gerevini (1996), campionessa assoluta 2018 e 2019. Federica Palumbo (1995), due volte campionessa assoluta. Sofia Montagna (1999), campionessa italiana under 23. Enrica Cipolloni (1990), l’atleta dalla carriera agonistica più lunga, dieci volte campionessa italiana. Dario Dester, campione italiano under 20, 4° ai recenti campionati europei.  Era presente anche il prof. Frittoli, allenatore di Gerevini e Dester

Questi atleti, oltre a correre, lanciare e saltare, si sono prestati con disponibilità e simpatia a tutto il pubblico presente.

Presente anche un’atleta…più stagionato, ma che in quanto ad entusiasmo ed impegno è un esempio per tutti i giovani: il martellista Marco Lingua. Smaltita la delusione perché non potrà partecipare al mondiale in Qatar (mancanza delle misure minime richieste) guarda con fiducia all’Olimpiade di Tokio 2020, sarebbe la sua terza, a 42 anni. Ha dato spettacolo ai tanti bimbi e ragazzi presenti, non solo per la componente strettamente sportiva; e non ha mancato nemmeno di lanciare il martello a 70 metri, subito dopo pranzo e con zero riscaldamento.

Regista sul campo è stato Oscar Campari, consigliere nazionale Fidal; che ha coordinato le varie prove raccontando le storie degli atleti e spiegando le varie specialità.

Poi pista aperta per tutti, grandi e piccoli, prove dai 60 agli 800 metri, salti e lanci col vortex. 

Anch’io, fuori programma, ho potuto correre su questa pista ed è stato bello ed utile farlo direttamente con l’architetto Giuseppe De Martino, che ha progettato e realizzato questo impianto, peraltro è podista e sportivo a tutto tondo. Ovvia la curiosità di conoscere tanti particolari, una pista a questa altitudine è certamente più difficile da realizzare e mantenere nel tempo. In sintesi, questo è che ho inteso dalle sue osservazioni: diversamente da ciò che si potrebbe pensare, le principali difficoltà non derivano da un elevato irraggiamento solare o da temperature particolarmente basse, bensì la notevole escursione termica, che metterà a dura prova i materiali di cui è composta la pista. Nel periodo invernale non verrà coperta, la neve funzionerà some una sorta di isolante termico. Sono state rinforzate le aree sottoposte a maggiore sollecitazione ed usura, quali le pedane di salti e lanci, in particolare nei punti dove gli atleti esercitano una maggiore pressione.  Abbiamo utilizzato dei materiali di alta qualità, il “segreto” per ottenere i risultati migliori. Materiali che, grazie ad una scelta progettuale, garantiranno un elevato assorbimento dello shock causato dall’impatto al suolo, così consentendo il maggior beneficio nel corso degli allenamenti. Infine, ma non è un dettaglio, intorno alla pista c’è un vallo che proteggerà in parte gli atleti e le loro prestazioni, vallo costruito utilizzando terra di riporto.

E stavolta senza se e senza ma. Si ricorderà che giusto una settimana fa, la keniana Birgit Kosgei realizzò a Newcastle un fantastico 1:05:28, valido come miglior prestazione personale ma non come record del mondo, a causa di un percorso non omologato per i criteri di pendenza e direzione.

Questa volta invece si tratta di record del mondo, un pazzesco 58:01, realizzato da Geoffrey Kamworor (Kenya). Il precedente primato era del connazionale Abraham Kiptum (58:18, Valencia 2018). E non solo: proprio per le caratteristiche di omologazione della gara, certificata a tutti gli effetti, sono da considerarsi validi anche i record stabiliti ai passaggi intermedi dei 15 e 20 chilometri, rispettivamente 41:05 (che pareggia Joshua Cheptegei) e 55:00. Media finale di 2:45/km, con i primi 10.000 metri in 27:34! Gara di altissimo livello con altri 5 atleti sotto i 60 minuti, nell’ordine: Benard Kipkorir Ngeno (59:16; Berehanu Wendemu Tsegu (59:22); Edwin Kiptoo (59:27); Amos Kurgat (59:37); Philemon Kiplimo (59:57). primo europeo Sondre Moen (1:00.20), relativamente vicino al suo personal best (59:48).

Geoffrey Kamworor non è certo un atleta sconosciuto: vincitore della maratona di New York 2017 e quattro volte iridato sulla mezza distanza, ma ciò che ha fatto oggi a Copenaghen è davvero incredibile.

Gara femminile anch’essa di alto livello: vince l’etiope Birhane Dibaba in 1:05:57, seguita dalla 21enne keniana Evaline Chirchir (1:06:22), terza Megertu Elemu (Etiopia, 1:06:43). Da notare che tutte queste atlete nell’occasione hanno realizzato il loro record personale.

Prossime gare in calendario

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