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Maurizio Lorenzini

Maurizio Lorenzini

appassionato di atletica, istruttore Fidal e runner

Chiarisco subito che parkrun (mi dicono che si scrive così) esiste da un pezzo, solo che non ero ancora riuscito a prendere contatto con questa realtà, un’iniziativa finalizzata alla corsa nei parchi e, più in genere, nelle aree verdì cittadine. Stamattina è stata la volta buona, al Parco Nord, una grande area verde alla periferia di Milano (640 ettari), che si estende tra numerosi comuni dell’hinterland (Sesto San Giovanni, Bresso, Milano, Novate, Cinisello Balsamo, Cormano, Cusano Milanino); una vera e propria oasi per i runner, ma non solo. E’ addirittura dotato di un velodromo. L’accesso per Park Run è situato in fondo a via Suzzani.

Oggi erano 90 i partecipanti, ma spesso si raggiungono numeri più elevati, forse il freddo intenso, zero gradi alle 9, ora della partenza, può avere scoraggiato qualcuno. Sembra di essere ad un ritrovo tra un gruppo di amici, credo che la maggior parte dei partecipanti nel tempo siano diventati dei veri e propri habitué, e quindi amici. Era da un po’ che non vedevo il tapascione più famoso, Ettore Comparelli e la cosa mi ha fatto piacere. In effetti di iniziative come queste non ne manca nessuna. Foto di rito e partenza, data da Marco Airaghi, in arte il capitano scatenato.

Sono due giri uguali, con passaggio dalla partenza, per un totale di 5 chilometri. Il percorso è un misto di asfalto e facile sterrato, con qualche breve passaggio nei prati. Oggi c’era qualche piccola complicazione in più, determinata dal fondo su cui si correva, qualche tratto ghiacciato, ma c’era sempre la possibilità di evitarlo. Percorso un pochino tecnico, qualche curva ed alcune ondulazioni, a renderlo più interessante, meno noioso, certamente un po’ più impegnativo.

Ognuno correva col suo passo, alcuni proprio camminavano, ma la (relativa) sorpresa è stata quella di vedere anche gente che andava forte; i record della manifestazione dicono 15:43 (Stefano Casagrande) e 18:54 (Katia Figini), ma anche nelle categorie più “datate” si corre forte, con over 60 che girano sotto i 4’/km.

Non si paga niente per correre i parkrun, eppure all’arrivo trovi un the caldo e vari cibi solidi, talvolta portati dagli stessi partecipanti.

Interessante il sistema di rilevazione dei tempi, tanto semplice quanto funzionale: all’arrivo un codice a barre viene associato ad un token, viene letto ed il gioco è fatto.

Mi è piaciuto e ci tornerò sicuramente.

Parkrun organizza corse cronometrate di 5km, gratuite, settimanali, in tutto il mondo. Queste corse sono aperte a tutti, gratuite, sicure ed è facile prendervi parte. Si corre ogni sabato.

Questi eventi si svolgono in gradevoli spazi verdi ed invogliamo le persone di qualsiasi abilità a prendervi parte: da quelli che stanno muovendo i primi passi nella corsa fino agli olimpionici; dai più giovani a quelli con più esperienza. Tutti sono benvenuti.

Al momento in Italia sono 15 le sedi che ospitano i parkrun.

https://www.parkrun.it/

Iliass ha appena corso i 5.000 metri indoor in 13:35:87, in una gara a Boston; si tratta del secondo miglior tempo italiano di sempre, dopo Yeman Crippa (13:23:99, Birmingham 2017). Con questo risultato si migliora nettamente rispetto al suo precedente primato, ottenuto sempre a Boston (2019, 13:51:87).

Una gara di alto livello ha costituito la miglior motivazione per migliorarsi, si è piazzato al quarto posto dietro forti atleti, nell’ordine: Edwin Kurgat (13:24:04), Donn Cabral (13:25:56) e Charles Thiboutot (13:30:79).

Iliass ha origine marocchine ma è italiano da quando aveva 18 anni. A 14 si recava al campo sportivo SNAM di San Donato Milanese. Dista 3 chilometri da Ponte Lambro, località dove abitava, e ci andava di corsa. Da qui è iniziato il suo percorso nell’atletica, sotto la guida di Claudio Valisa, uno che di atleti se ne intende: basti pensare ad un certo Genny Di Napoli, che portò ad altissimi livelli. Iliass ha fatto intravedere qualcosa di buono già nelle categorie giovanili (3:48 sui 1500 metri, poco sopra 8 minuti nei 3.000 metri), ma il salto di qualità lo ha fatto dal 2016, negli Stati Uniti. Purtroppo non si è stati capaci di “vedere” le prospettive del ragazzo, da qui la sua scelta di recarsi negli Stati Uniti per studiare, e correre. Attualmente frequenta l'Università di Syracuse, stato di New York.

Oggi Iliass, tuttora tesserato in Italia con l’Atletica Riccardi, oltre alla grande prestazione realizzata sui 5.000 metri, è arrivato a correre i 10.000 metri in 28:25, questi due risultati lasciano immaginare molto sulle sue ulteriori prospettive di crescita.

Con questo risultato ha già ottenuto il minimo sui 5.000 metri per il campionato europeo che si svolgerà a Parigi, nell’agosto 2019. Ma ora pensiamo possa godersi un momento di meritato riposo, proprio in Italia, dove prevede di passare il periodo natalizio.

Un grande in bocca al lupo, Iliass.

Spettacolare riconferma di Nadia Battocletti ai vertici europei nella categoria Under 20, ottimo il terzo posto di Yeman Crippa.

Prima gara degli europei di cross a Lisbona e prima grande soddisfazione per l’atleta trentina; si dice che riconfermarsi è sempre difficile e così probabilmente è stato, la competizione con le avversarie è divenuta un’autentica battaglia. Gara di selezione, prima restano in cinque, poi due ed infine, sulla salita finale che conduce al traguardo, la Battocletti piazza l’allungo decisivo, vincendo col tempo di 13:58 (sulla distanza di km 4,225). Seconda la slovena Klara Lukan (14:01), terza l’atleta locale, la portoghese Mariana Machado (14:10).

Grazie al primo posto di Nadia Battocletti, unitamente al contributo delle altre atlete, l’Italia conquista la medaglia d’argento a squadre. Questo il dettaglio delle prestazioni: 13esimo posto Angela Mattevi, 15esimo Ludovica Cavalli, 32esima Anna Arnaudo, 42esima Giada Licandro, 49esima Laura Pellicoro.

Negli Under 20 maschile (distanza km 6,225) vince con facilità Jakob Ingebritsen, davanti al turco Ayetullah Aslanhan e l’irlandese Efrem Gidey. primo italiano Luca Alfieri (19°), seguito da Marco Zoldan (34°) e Marco Fontana (38°).

Sul podio anche l’Italia under 23 maschile, argento a squadre con la quinta posizione individuale di Yohanes Chiappinelli, la settima di Jacopo De Marchi, la 17esima di Sebastiano Parolini, seguiti da Riccardo Mugnosso (30°), Pasquale Selvarolo (31°) e Sergiy Polikarpenko (61°). Nella stessa categoria, buona la gara di Federica Zanne, classificata al 5° posto. Gara vinta nuovamente (era il campione uscente) dal francese Jimmy Grassier, secondo Elzan Bibic (Serbia), terzo lo spagnolo Abdessamed Oukhelfen.

Nella gara elite, davvero importante il podio conquistato da Yeman Crippa: nelle interviste pre gara aveva promesso battaglia e… battaglia ha dato durante i km 10,225 di un percorso piuttosto impegnativo. Sempre nelle prime posizioni durante tutta la gara cede solo nel finale, finendo a 22 secondi dall’oro, vinto dallo svedese, di origine eritrea, Robel Fsiha. Argento per il keniano (oggi turco) Aras Kya. Delude Filip Ingebritsen, solo 13esimo. Yeman Crippa finisce davanti anche al forte svizzero, Julien Wanders. Non benissimo gli altri italiani: Neka Crippa (42°), Michele Fontana (43°), Giuseppe Gerratana (46°), Said El Otmani (49°).

Nella gara senior femminile (km 8,225) le azzurre ottengono il 5° posto a squadre: 11esima Valeria Roffino, capitana azzurra che coglie il suo miglior piazzamento in carriera. Federica Sugamiele (12esima), all’esordio in nazionale assoluta. Rebecca Lonedo (33esima); Martina Merlo (41esima).

 

1° dicembre - C’erano tutti i presupposti per una grande maratona, a cominciare dalla gara femminile, con addirittura 5 donne al via dai primati personali sotto il record della manifestazione (2:21:14, 2018, Ashete Dido); in testa a tutte Vivian Cheruiyot, che nel 2018 a Londra aveva realizzato il suo miglior crono con 2:18:31. Ma anche al maschile non si scherzava, tra i favoriti il vincitore dell’edizione 2018, l’etiope Leul Gebresilase, ma anche altri due suoi connazionali, Getaneh Molla e Negasa Herpesa, con personali migliori di Gebresilase, rispettivamente 2:03:34 e 2:03:40.

Insomma, grande gara doveva essere e grande gara è stata.
Condizioni meteo favorevoli, da 14 a 19 gradi, tra partenza ed arrivo, con vento nullo o quasi.

Tra le donne è affare tutto tra etiopi: vince quasi in volata Bekele Roza con un grande crono, 2:18:31, che polverizza il precedente primato della gara e migliora anche il suo personale (2:19:17, Dubai 2018). Seconda Gdey Aznera 2:18:34, che a sua volta migliora nettamente il personale (precedente 2:21:51). Terza Adugna Birhane 2:18:47: anche lei butta giù oltre un minuto dalla sua migliore prestazione (2:19:41). Con il tempo di 2:18:52 resta ai piedi del podio Vivian Cheruiyot, la favorita, non fosse altro per il suo tempo di accredito. Potrebbe sorprendere, ma forse neanche troppo dato lo standard sempre più elevato di questa manifestazione, il fatto che le prime 6 atlete classificate hanno corso sotto il precedente record della gara (2:21:14).

Anche la gara maschile è tutta all’insegna dell’Etiopia, che occupa l'intero podio. Vince con 2:03:52 e record della manifestazione (ed anche suo personale) Alayew Kinde; secondo posto per Ozbilen Kaan, 2:04:16 (era all’esordio in maratona!). Terzo Adola Guye, 2:04:43. Quindi primo e secondo sotto il precedente record della manifestazione: ciò significa, tra le altre cose, che Valencia diventa la maratona più veloce mai corsa in Spagna.

Italia presente in forze tra le donne, diciamo subito che non è andata benissimo. Catherine Bertone ritirata al km 15, per il riacutizzarsi di un infortunio già presente durante la preparazione. Anna Incerti passa bene alla mezza, forse anche troppo veloce (1:13:50), poi cala vistosamente, un parziale di 4’/km dal km 30 al km 35, a cui segue il ritiro, non so se per infortunio o  semplicemente non ne aveva più. Meglio decisamente Valeria Straneo, la migliore delle italiane: chiude in 2:30:43, poco più di un minuto sopra il minimo previsto per le Olimpiadi (2:29:30), anche lei era passata forte alla mezza (1:13:45). Un pochino delusa l'alessandrina, anche perché ha tentato di seguire un pacer dell'organizzazione che andava più forte del dovuto (era previsto un passaggio alla mezza in 1:14:30, per una proiezione finale di 2:29), ma con tanta voglia di riprovarci in primavera. Io dico, magari proprio a Rotterdam, la gara che le ha dato quel 2:23:44 che rappresenta il suo personale e miglior prestazione italiana di tutti i tempi. A quel tempo avrà 44 anni? Vero, ma l'entusiasmo e la voglia di fare (e coronare il sogno Tokio 2020) sono quelli di una ragazzina.

Più indietro, bene Sara Brogiato e Gloria Giudici, entrambe al personale; la piemontese finisce in 2:36:56 (precedente 2:38:57, Torino 2018), con una gara perfetta sino al km 38 (passaggio alla mezza in 1:17:15), poi le gambe non hanno retto più, ma ha concluso la gara con un cedimento "controllato". Gloria Giudici si migliora anche grazie ad una gara decisamente regolare, chiudendo in 2:44:23 con un intermedio alla mezza di 1:22:16.  La ragazza che viene dalla corsa in montagna corre forte anche in pianura.

Nel contesto della maratona di Valencia, LEGGI QUI l'ARTICOLO, grande prestazione dell’ugandese Joshua Chepetegei, già campione del mondo a Doha sui 10.000 metri, che qui realizza un notevole 26:38, nuovo record del mondo sulla distanza dei 10 chilometri. In termini di ritmo significa aver corso alla media di 2’39/km!

Il precedente era un “antico” 26:44, che infatti risale al 2010, ed apparteneva al keniano Leonard Komon. Da precisare che si tratta di gare corse su strada, difficile fare confronti perché il percorso non è mai lo stesso; ma comunque la si pensi, si tratta di un risultato di altissimo livello.

La performance peraltro viene da un atleta che, seppure giovane (classe 1996), ha già portato a casa numerosi successi; nel solo 2019 si è laureato due volte campione del mondo, prima nel cross ad Aarhus (Danimarca), e dopo sui 10.000 metri a Doha (Qatar). Nel 2018 ha realizzato il record del mondo sui 15 km (41:05. Prima ancora altri tre titoli mondiali Under 20 sui 5.000, 10.000 metri e cross.

Nella stessa gara si sono piazzati al secondo e terzo posto rispettivamente Kevin Kibet (28:19) e Abootorabi Reza (28:35).

28 novembre - Non c’è davvero pace per chi organizza maratone, e nemmeno per chi le corre, o vorrebbe correrle. Dopo Torino (e le problematiche alla maratona di Firenze, l’accorciamento della Napoli-Pompei ecc.) anche Genova alza bandiera bianca: la maratona in programma l’1 dicembre è stata annullata.
Oggi a Genova ci sono 16 gradi ed il cielo è discretamente sereno, è terminata l’allerta arancione, ma le previsioni per domenica sono brutte; in realtà il danno principale è stato fatto nei giorni scorsi, quando sono caduti 50 mm di pioggia, ci sono allagamenti ovunque e la situazione della viabilità è molto problematica, anche su quello che dovrebbe essere il percorso della maratona.
Pensare che stavolta c’erano i presupposti perché le cose andassero meglio rispetto al disastro del 2018

https://www.podisti.net/index.php/in-evidenza/item/2936-genova-city-marathon-un-bel-pasticcio.html

anche complice lo stop in extremis della maratona di Torino che aveva dirottato verso Genova  diversi podisti (prontamente ‘esortati’ dal sito ufficiale della maratona, che ancora alle 23 di giovedì rinnova l’invito e annuncia la speranza di raggiungere quota 800 partecipanti, nonostante il web sia pieno da ore della notizia dell’annullamento).

Ecco la comunicazione degli organizzatori firmata dal presidente Antonio Lista (ripetiamo: sul web ma non ancora sul sito della Genova City Marathon), che si conclude col lodevole proposito di rimborsare gli iscritti (cosa che, si ricorderà, non risulta ancora concessa dalla maratona di Torino):

“In seguito alle precipitazioni temporalesche che negli ultimi giorni hanno colpito la città di Genova provocando frane nella zona di corso Perrone e allagamenti di strade coinvolte nel tracciato, viste le abbondanti piogge previste per domenica 1 dicembre, vista la situazione venutasi a creare sull’autostrada A26, si comunica che la seconda edizione della Genova City Marathon viene annullata e rimandata a data da destinarsi.
Chiunque voglia essere rimborsato può scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro il 15 dicembre 2019 indicando nome, cognome, numero iscrizione e codice Iban […]”
.

Morto un re (anzi tre, perché anche la maratona di Lecce del 1° dicembre si è cancellata in anticipo) se ne fa un altro: ecco allora Sanremo Marathon, in calendario domenica 8 dicembre, che (citiamo)

“ha deciso di offrire uno sconto di € 20 a tutti i podisti che si erano iscritti alle maratone di Torino e Genova e che si sono visti costretti a rinunciare alla gara a causa dell'annullamento delle due gare. I podisti iscritti alla Turin Marathon e alla Maratona di Genova potranno infatti richiedere il codice sconto a loro riservato accedendo al sito www.sanremomarathon.it e seguendo le istruzioni a video. Sarà sufficiente allegare il proprio pettorale o la conferma di iscrizione ad una delle due gare di Torino o Genova”.

Mors tua vita mea: vedremo se stavolta andrà meglio. Intanto, per il 1° dicembre Lecce molla, come detto, ma resiste la maratona di Latina (targata Uisp: vuol dire qualcosa?). Andasse male anche nelle prossime occasioni, ci sarebbe sempre una soluzione sicura e garantita: la maratona di Pisa del 15 dicembre…

http://podisti.net/index.php/notizie/item/5354-la-maratona-di-pisa-offre-un-chance-a-chi-non-ha-potuto-correre-a-torino.html

E’ successo a Nijmegen (Olanda). La gara è la Seven Hills Run, una delle più famose corse su strada di quelle parti, giunta alla 36^ edizione. Nella competizione femminile l’etiope Letesembet Gidey ha letteralmente volato per 15 chilometri alla media di 2’57/km, chiudendo con un mostruoso 44:21, un minuto e sedici secondi in meno di Joyciline Jepkosgei (la vincitrice della maratona di New York), che sulla stessa distanza aveva corso in 45:37 (Praga 2017). Ovviamente ha polverizzato il record della gara, ottenuto da Tirunesh Dibaba nel 2009 (46:29). Se la prima parte della sua gara era stata “normale” (forse a causa del percorso), passaggio in 15:09 ai 5.000 metri, nella seconda e terza è stata superlativa, prima passando al km 10 in 29:44 e poi correndo gli ultimi 5 in 14:40.

Per dare un’idea della qualità della prestazione, la Gidey ha corso gli ultimi 10 km (quindi dal km 5 al km 15) in 29:12, quando il record del mondo sui 10.000 metri (quindi in pista) è di 29:17, detenuto da Almaz Ayana (Rio de Janeiro 2016). Ora viene spontaneo chiedersi cosa sarebbe capace di fare su una mezza maratona.

Letesembet Gidey è atleta molto giovane: classe 1998, medaglia d’argento dietro Sifan Hassan ai recenti mondiali di Doha sui 10.000 metri, dove ha realizzato il suo personale in 30:21.

Per chiarezza, questo risultato, pur nella sua grandezza, non costituisce record del mondo in quanto la distanza non è riconosciuta dalla IAAF (Federazione mondiale di atletica leggera), pertanto si deve parlare di 'miglior prestazione'.

Nella stessa gara il vincitore maschile è stato l’ugandese Stephen Kissa: suo tempo 41:49.
La Seven Hills Run è una gara che porta bene agli atleti etiopi, è stata vinta per ben 13 volte dalle donne e 10 dagli uomini di quello stato.

Seconda ed ultima giornata del campionato mondiale di corsa in montagna, stavolta sulle lunghe distanze; e, dopo Cesare Maestri ieri, c’è un altro argento grazie ad una grande prestazione di Francesco Puppi. Il comasco ha combattuto a lungo per l’oro, ma ha dovuto arrendersi sulla discesa finale che portava al traguardo. Il team Italia porta a casa il bronzo nel titolo a squadre anche grazie alle prestazioni di Gabriele Bacchion (8° posto), Luca Cagnati (17°), Alessandro Rambaldini (24°) e Fabio Ruga (25°).

Il titolo, dopo quello sulle distanze classiche, va ancora agli Stati Uniti con Jim Walmsley; terzo posto per lo spagnolo Oriol Cardona.

Gara femminile vinta dalla romena Cristina Simion, che chiude al primo posto in rimonta sulle francesi Adeline Roche e Blandine L’Hirondel, rispettivamente seconda e terza. Poco distante dal podio Silvia Rampazzo, che finisce al 4° posto.

Gare avvincenti sulla distanza di 41,5 chilometri e 2184 metri di dislivello; dopo la difficile giornata di ieri, quando nelle gare classiche pioggia e vento l’avevano fatta da padroni, oggi c’era il sole ma diversi tratti del percorso erano ancora innevati, verso il punto più alto (1784 metri).

Si conclude la rassegna iridata con un bilancio decisamente favorevole per i colori italiani, ecco il dettaglio delle medaglie:

2 oro: Angela Mattevi (individuale under 20); Angela Mattevi, Giovanna Selva, Anna Arnaudo, Elisa Pastorelli (Under 20 femminile)

2 argento: Cesare Maestri (individuale senior maschile); Francesco Puppi (individuale senior maschile lunghe distanze)

3 bronzo: Cesare Maestri, Xavier Chevrier, Alex Baldaccini, Nadir Cavagna (squadra senior maschile); Marco Zoldan, Luca Merli, Massimiliano Berti, Giacomo Bruno (squadra Under 20 maschile); Francesco Puppi, Gabriele Bacchion, Luca Cagnati, Alessandro Rambaldini, Fabio Ruga (squadra senior maschile lunghe distanze)

E’ stata un’edizione avvincente: di certo la mancanza degli atleti africani, in primis Uganda che dominava la scena ormai da diversi anni, ha reso le competizioni più aperte.

Ed ora arrivederci al 2021, quando per la prima volta la manifestazione avrà il supporto della IAAF; il mondiale sarà caratterizzato da 4 diverse gare, Classic 12 km (salita e discesa), Vertical ( 1000 metri di dislivello), long trail di 80 chilometri e short trail 40 chilometri.

 

Italia sugli scudi nella prima giornata di gare ai campionati mondiali argentini di corsa in montagna. È Angela Mattevi, la trentina della Val di Cembra, a conquistare il titolo Under 20, trascinando il team italiano alla medaglia d’oro per il trofeo a squadre, con le compagne Giovanna Selva (7° posto), Anna Arnaudo (9^) ed Elisa Pastorelli (19^).

La Mattevi vince con buon vantaggio sull’atleta della Repubblica Ceca, Barbora Havlickova, campionessa europea in carica; terza la francese Jade Rodriguez. Un titolo mondiale individuale che mancava all’Italia dal 1992, quando vinse Rosita Rosa Gelpi.

Nella gara maschile, sempre Under 20, il team italiano conquista un bronzo a squadre grazie a questi risultati: Marco Zoldani (10°), Luca Merli (13°), Massimiliano Berti (15°) e Giacomo Bruno (25°).
Primo posto per l’inglese Joseph Dudgale, secondo il turco Sebih Bahar e terzo il messicano Yael Paniagua.

Nella stessa specialità (ma in gara senior), un altro trentino, Cesare Maestri, conquista una prestigiosa medaglia d’argento. Qui il team italiano ottiene la medaglia di bronzo, con i piazzamenti di Xavier Chevrier (9° posto), Alex Baldaccini (12°) e Nadir Cavagna (30°).
Vittoria per l’americano Joe Gray, che bissa il successo ottenuto nel 2016; terzo posto per l’atleta ceco Marek Chrascina.

Anche nella gara femminile la più forte è un’atleta americana, Grayson Murphy, che precede nell’ordine la francese Elise Poncet e l’inglese Philippa Williams. Buona prova delle italiane, con la miglior classificata, Elisa Sortini, che chiude la sua prova all’ottavo posto. Seguono molto ravvicinate tra loro Gaia Colli (14^) e Alice Gaggi, al rientro dalla maternità (15^). Completa la classifica la giovanissima Alessia Scaini (classe 1999), 30esimo posto.

Gare rese ancora più difficili a causa di problematiche condizioni meteo, con vento e pioggia su tutto il percorso.

Domani è la volta della corsa su lunghe distanze (41,5 km).

 

Mercoledì, 13 Novembre 2019 21:38

Stefano Mei si candida alla presidenza Fidal

SERVIZIO FOTOGRAFICO

Si è tenuta a Milano, presso il Centro Congressi della ConfCommercio, la conferenza di presentazione di Stefano Mei, che si propone alla candidatura di presidente Fidal per il prossimo quadriennio; le elezioni sono previste nel novembre 2020.

Se non me ne sono persa qualcuna, si tratta di una candidatura che si aggiunge a quelle già presentate di Vincenzo Parrinello, Roberto Fabbricini e Alberto Morini; poi c’è Insieme per l’Atletica, per ora si tratta solo di un manifesto, con una quarantina di nomi, diversi dei quali con una certa popolarità, tuttavia al momento manca il nome del candidato presidente. Infine, è lecito supporre che dall’area Smart Atletica (ex DTO Massimo Magnani) possa arrivare un’altra proposta. Tante candidature, forse troppe, immagino che, strada facendo, la conta dei voti personali porterà ad accordi e aggregazioni, perché ciò che conta, ovviamente, è vincere le elezioni. Per le spartizioni si vedrà dopo, o quantomeno le scopriremo più avanti.

Stefano Mei, 56 anni, spezzino, è persona ben nota nel mondo dell’atletica; campione europeo sui 10.000 metri, Stoccarda 1986, nella stessa edizione è medaglia d’argento sui 5.000 metri. Da allora ha continuato ad operare nel settore, oggi è presidente dell’Associazione Nazionale Atleti Azzurri d’Italia.

Nel corso dell’incontro ha toccato parecchi dei temi che compongono il suo programma elettorale: incentivazione delle attività nel settore giovanile, formazione delle figure che operano nella federazione (dirigenti, tecnici, Gruppo Giudici Gare, etc), istituzione di commissioni per valutare le manifestazioni e riorganizzazione del calendario eventi…E molto altro. Anche un accenno al settore master, non sarà atletica (riguarda soprattutto la corsa su strada) però costituisce un fondamentale supporto economico alla federazione. Meglio tenerne buon conto.

Al solito in questa fase che precede le elezioni, che peraltro mi pare stavolta iniziata con grande anticipo, si elencano i problemi (non è difficile) e si danno indicazioni piuttosto generiche sulle possibile soluzioni (anche per non scoprire le carte dei candidati, ovviamente confidando che ci siano idee e programmi dietro i proclami...).

Diverse le domande dalla platea, anche se molti si limitano ad esprimere opinioni personali.

Difficile esprimere valutazioni sulla base di programmi, e promesse, elettorali, ne abbiamo sentite molte, poi smentite dai fatti; del resto basti vedere come è combinata l’atletica di oggi. Di certo Stefano Mei mi appare un candidato credibile, per la sua storia e per l’impegno che ha sinora profuso. Nella scorsa elezione con un programma che mi è sembrato arrivare un tantino “last minute” ha portato a casa il 40% dei voti, ecco quindi che il candidato stesso ed i suoi sostenitori possono nutrire concrete speranze di successo.

Per chi volesse saperne di più:

www.stefanomei.it

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