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Rodolfo Lollini

Rodolfo Lollini

Lunedì, 20 Aprile 2020 10:52

Basterebbe il distanziamento

Oggi vogliamo dare spazio ad un nostro lettore e precisamente Leonardo Costa che ci ha inviato questo commento ad uno dei tanti articoli con i quali cerchiamo di tenervi aggiornati sulle norme e livello nazionale, regionale e locale. Regole sfornate in continuazione che hanno la caratteristica di essere spesso una diversa dall’altra. Talvolta anche in contraddizione tra loro, ma in generale di ostacolo allo svolgimento dell’attività podistica. Mertitava un articolo dedicato. Eccolo:

“L'unico metodo scientifico per arginare il contagio è il distanziamento, coadiuvato dall'utilizzo di mascherine, all'uso dei guanti non ho ancora trovato una spiegazione logica, se non che un loro utilizzo sbagliato fa pure più danni. Le mani puoi lavartele in continuazione, i guanti invece accumulano potenziali virus dando un falso senso di protezione. E il distanziamento non lo si ottiene con norme sparate a casaccio, così come i divieti di correre o di allontanarsi di più di tot metri. Semplicemente perché a seconda del caso questi "metri" dovrebbero variare da 2 a 200, in funzione di dove si vive. Già il distanziamento ufficiale di 1 metro è sbagliato, palesemente smentito da qualsiasi studio scientifico, a seconda dei casi (semplice parlare, colpo di tosse, starnuto, soffio del naso, etc etc) e senza un criterio che ne garantisse l'applicazione. Si va da almeno 1,5 metri a 4/5 metri necessari per impedire il contagio, qui da noi si è scesi insensatamente sotto. In altri Paesi, tra l'altro meno colpiti del nostro, il distanziamento richiesto è di 2 metri. I mezzi pubblici (ndr: le cui corse sono state in molti casi ridotte per risparmiare e mantenere un adeguato livello di affollamento…) sono un esempio lampante. Andrebbero immediatamente chiusi, non garantiscono alcuna distanza, ne igiene, mentre la corsa solitaria nei campi ha probabilità di causare contagio dello 0%, forse dello 0,00001% se il contagiato cadendo si rompe un femore e l'infermiere che lo soccorre lo fa senza mascherina, una situazione surreale da film comico e comunque possibile anche andando al supermercato o stando seduti in poltrona”.

Fateci sapere cosa ne pensate, del testo e se volete anche di questa immagine, opera del vignettista Ghisberto che ci ha gentilmente dato l’OK alla pubblicazione.

Speravamo che non succedesse, ma temevamo il contrario. Il clima di odio nei confronti dei runner è ormai diffuso, nell’indifferenza di chi ci amministra e con la complicità di coloro che dovrebbero fare un’informazione più completa, ovvero che vada oltre il “tuttiacasa”.

Protagonista della disavventura un ingegnere di Sant’Agostino di Albignasego, in provincia di Padova. Stava correndo con il suo cane, ma non indossava la mascherina. Era sicuramente in difetto e noi non vogliamo difenderlo per questo, di certo fino ad oggi non abbiamo mai avuto notizie di persone a cui sia stata spaccata la faccia per questo motivo. Soltanto che lui non era solo senza mascherina, ma reo di un peccato molto più grave: essere un podista! Ovvero l’untore del Coronavirus. Il povero cinquantenne si è ritrovato con fratture al naso ed il volto tumefatto. A www.mattinopadova.gelocal.it ha dichiarato che “C’è un clima da caccia alle streghe”. Purtroppo ce ne siamo accorti da tempo.

Forse abbiamo una buona notizia per i runner di tutta Italia, escluso i “fortunelli” della provincia di Bolzano che beati loro, da qualche giorno possono già correre senza particolari limitazioni, come raccontato nel pezzo che trovate cliccando qui. Nel corso di una intervista rilasciata oggi e relativa alla “Fase 2” che dovrebbe partire il prossimo 4 Maggio, il viceministro alla Salute Pieparpaolo Sileri, ha dichiarato l’intenzione del governo di allentare il divieto di fare jogging e sport all’aperto consentendo alle persone di allontanarsi dalla propria abitazione, ”per il tempo necessario e sempre da soli”. Dove per tempo necessario, noi interpretiamo liberamente che ciò significhi fino a quando un podista corre. Quindi non sta perdendo tempo vagabondando fuori casa con la scusa di essere in abbigliamento sportivo. “Dobbiamo dare maggiore libertà di movimento ai cittadini e la soluzione possibile è questa che tiene conto anche del senso di responsabilità delle persone” e fin qui tutto bene. Peccato poi abbia proseguito aggiungendo: “Il governatore del Veneto Luca Zaia ha già applicato questa regola e mi sembra che sia ragionevole, anche perché tiene conto delle esigenze dei cittadini e i controlli in coreo possono evitare abusi”. Personalmente la nuova ordinanza del Veneto non mi sembra il massimo della vita, perché in sostanza elimina i 200 metri massimi dall’abitazione, ma non consente di spingersi troppo lontano, come dichiarato dallo stesso governatore e illustrato in questo altro articolo. Tanto è vero che il nazionale Faniel ha dovuto ottenere uno speciale permesso “ad personam” per poter correre su un circuito da 2km, ovvero allontanandosi da casa non più di 1000 metri… Insomma, vedremo cosa decideranno e speriamo di non essere costretti a correre con una mascherina (quando siamo da soli) perché le controindicazioni sono evidenti, come dichiarato dal dottor Alberto Macis della FSMI.

Nel continuo susseguirsi di Decreti della Presidenza del Consiglio, nuove ordinanze a livello regionale o locale, promesse dell’amministratore di turno e tanto altro, questa notizia ci era sfuggita. Per fortuna abbiamo lettori che ci seguono e commentano i nostri articoli. Tra di loro Giulio Angelino che ci ha dato questa dritta.

In effetti dal 14 aprile ultimo scorso è entrata in vigore l’ordinanza numero 20 firmata il giorno precedente dal Presidente della provincia di Bolzano Arno Kompatscher. L’articolo numero 8 recita così: “…resta consentito svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione, purché comunque nel rispetto della distanza di almeno 3 metri da ogni altra persona. Il requisito della prossimità alla propria abitazione è comunque assolto quando le persone si muovono a piedi;”

Quello che fa la differenza è l’ultima frase dove in sostanza si dice che se si esce di casa a piedi si è comunque considerati in prossimità della propria abitazione. Quindi in pratica nessun limite a spingersi ad esempio a 10 chilometri dalla propria abitazione e poi tornare indietro sempre sulle proprie gambe.

Fine delle valutazioni sul concetto di prossimità da parte delle forze dell’ordine, nessun preciso limite in metri come fissato in altre zone. A livello comunale resta solo una limitazione nella città di Bolzano: dove la prossimità è limitata a 400 metri.

Peccato che il turismo sia bloccato, una bella vacanza in quella zona l’avremmo subito prenotata. Chiudo con un ringraziamento a nome dei runner altoatesini al Presidente della provincia di Bolzano Arno Kompatscher ed a coloro che hanno votato questa ordinanza. Io odio fare marchette al politico di turno, ma in questo caso credo invece sia giusto dare merito a questa disposizione con l’augurio che venga presto copiata su tutto il territorio nazionale.

Le disposizioni che in Lombardia, Sardegna e forse ci dimentichiamo qualche altra regione, obbligano i poveri runner a correre indossando la mascherina, non piacciono per niente agli specialisti di medicina sportiva. In un’intervista rilasciata ieri a www.unionesarda.it il dottor Alberto Macis è stato perentorio: "La mascherina è controproducente, se indossata durante la corsa o, comunque, durante l'attività motoria. Parliamo, naturalmente, di mascherine chirurgiche, che hanno lo scopo di proteggere gli altri dalla vaporizzazione del respiro di chi le indossa. I 'droplet', le goccioline che veicolano il virus, vengono bloccate, proteggendo le persone che stanno accanto". E Macis non è un tuttologo da talk-show televisivo, bensì un medico dell'Istituto di Medicina dello Sport della FMSI (Federazione Medico Sportiva Italiana) nonché Coordinatore Regionale Antidoping Sardegna della stessa FMSI. "Capisco che chi governa debba decidere facendo attenzione alla testa degli altri", prosegue il dottor Macis, "ma la mascherina crea problemi. Se, per esempio, la si indossa durante un test da sforzo, io medico sono protetto da eventuali vaporizzazioni. Ma chi si sottopone a sforzo, con la mascherina che copre naso e bocca, respira una quantità maggiore di anidride carbonica, rischiando di andare in alcalosi e quindi rischiando lo svenimento. Perché, in questo modo, si respira una miscela di CO2 (ndr: anidride carbonica) superiore a quella presente nell'aria".

La soluzione proposta da Macis sembrerebbe abbastanza semplice e per questa non servirebbero nemmeno conoscenze particolari: "Se si corre la mattina presto, è difficile incontrare altre persone. E il rischio si elimina comunque mantenendo la distanza di un metro dagli altri". Soluzione semplice, ma non abbastanza per chi governa queste regioni, malgrado in una di queste il responsabile del welfare sia proprio un podista…

Nel corso di un’intervista al portale www.siciliarunning.it , l’Assessore Regionale al Turismo, Sport e Spettacolo Manlio Messina, ha dichiarato che gli sono pervenute centinaia di richieste “da parte di cittadini che desidererebbero tanto poter tornare a praticare sport individuale all’aria aperta, come per esempio la corsa”. Messina (che a dispetto del cognome è un catanese) ha aperto uno spiraglio:  “Assicuro tutti gli appassionati che m’impegnerò affinché si possa valutare se sussistono le condizioni di sicurezza sanitaria per consentire a chi pratica il “running” di poterlo svolgere nel raggio di 1 km dalla propria abitazione, da soli, la mattina nella fascia oraria compresa tra le 5.30 alle 7″.

Ricordiamo che al momento la Sicilia è una delle poche regioni dove non è possibile nemmeno praticare attività motoria nei pressi della propria abitazione come concesso dal vigente Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in quanto ha emanato un’ordinanza più restrittiva.

In attesa di verificare se alle promesse seguiranno i fatti, resta per noi poco chiaro come un’ordinanza regionale possa scavalcare nella gerarchia delle fonti, il summenzionato Decreto, ma forse lo Statuto Speciale concesso alla regione permetterebbe una liberalizzazione di questo tipo.

Ho letto con interesse la proposta portata avanti dall’Atletica Val di Cembra anche a nome di altre società della regione e riportata ieri dal collega Annoscia.

Riassumendo chiede di permettere gli allenamenti ai tesserati FIDAL, dalla categoria allievi a salire, esclusivamente in due fasce orarie (dalle 5 alle 9 e dalle 18 alle 20), mantenendo una distanza interpersonale di almeno due metri. Gli atleti dovrebbero avere con loro la tessera FIDAL e se possibile indossare le divise societarie o quantomeno dei capi che consentano d’identificare la società di appartenenza.

Ringraziandoli per questa proposta, in totale assenza di iniziative analoghe da chi dovrebbe governarci e comprendendo il tentativo di separare chi attualmente vorrebbe usare la corsa come trucco per andarsene in giro dagli sportivi praticanti, credo sia difficile proporre questa divisione tra sportivi certificati e no. Ho studiato un po’ di diritto, ma non sono un giurista, però mi domando se una norma del genere non sia anticostituzionale.

Ammesso che mi stia sbagliando, mi domando poi perché gli enti di promozione sportiva, i vari CSI, UISP, ACLI e compagnia bella dovrebbero essere esclusi dalla lista. Senza dimenticarsi delle amatissime (dalle società) Runcard FIDAL. Anche se poi, seguendo le linee guida degli amici trentini, ci sarebbe da domandarsi che divisa dovrebbero indossare questi “apolidi” della corsa. Che poi, permettetemi una divagazione, queste benedette divise non se le mettono tutti nemmeno alle manifestazioni ufficiali su strada. Beh, per questo sarebbe una bella rivincita per le canottiere societarie, scartate a favore della magliettina dello sponsor o della canotta alla moda.

In ogni caso, fatta la legge, trovato l’inganno: quanto ci metterebbero i furbetti di turno a tesserarsi per una società sportiva? Magari per una Runcard così la FIDAL farebbe il botto di tesserati ed incassi e sarebbe tutta contenta… Anche se ci sarebbe il problemino delle visite d’idoneità. Ma forse quelle bloccano l’iscrizione ad una gara, non l’emissione di un documento/passaporto per il giretto in tuta.

Sul distanziamento di minimo due metri ho delle perplessità in quanto già il metro canonico sembra insufficiente per soggetti fermi. Correndo anche solo a 10/15 all’ora credo che con le scie sia più prudente restare ad una decina di metri

Quanto agli orari, mi verrebbe da pensare che limitare il traffico podistico in fasce orarie avrebbe solo l’effetto di creare potenziali “affollamenti”. Sebbene alla fine il vero problema è dove vivi. Perché se abiti in centro città non ci sono orari o norme che tengano. Di certo rischi meno che andare al supermercato o salire su mezzi pubblici. Oppure lavorare in certe fabbriche dove non sono ancora stati effettuati controlli. Tutti troppo impegnati a dare la caccia ai runner…

In questo periodo, per passare il tempo, in assenza di manifestazioni "vere" Vi stiamo informando su tantissime gare "inventate". Anche se ai promotori non manca di certo la fantasia, si può tranquillamente riassumere che solitamente si tratta di gare svolte in casa e dove i parametri più importanti sono quelli relativi alla distanza percorsa ed al denaro che spesso viene raccolto in queste occasioni.

Se in questo caso la lunghezza non fa notizia, in quanto si tratta di un centinaio di giri da 25 metri ciascuno nel giardino di casa, per un totale di 2,5 chilometri circa, di certo il fatto che a compierli sia stato un novantanovenne è già un elemento di curiosità. Se poi il vecchietto in questione raccoglie 1,29 milioni di sterline (aggiornamento al 14/4), pari a circa 1,5 milioni di euro al cambio odierno, allora possiamo dire che il vincitore assoluto di questa categoria di gare alternative non può che essere il capitano Tom Moore. Un veterano combattente inglese della seconda guerra mondiale che per ringraziare il servizio sanitario britannico per il perfetto servizio fornitogli durante una recente operazione all'anca, si era impegnato a percorrere con il deambulatore dieci giri del giardino tutti i giorni, fino ad arrivare a quota cento. Obiettivo da raggiungere prima del 30 Aprile, data in cui compirà 100 anni. Sperava di raccogliere 1000 sterline, ma al suo appello on line hanno risposto oltre centoventimila persone! E non è finita, in quanto diverse fonti citano cifre più elevate, fino a oltre 5 milioni di sterline, anche se navigando sul sito di fundraising scelto da Moore, sembra che questi importi siano il risultato anche di altre raccolte sempre a favore del NHS, ovvero il servizio sanitario nazionale britannico.

 

 

Il governatore del veneto Luca Zaia, con una nuova ordinanza ha deciso di dare fiducia ai veneti, per usare le sue parole e tra le altre decisioni ha tolto il limite di 200 metri dall'abitazione per svolgere attività motoria, definizione che comprende anche la corsa. ''L'attività motoria è individuale e deve svolgersi in prossimità della propria abitazione. Ho tolto i 200 metri, è un atto di grande fiducia. Quindi vicino alla propria abitazione, non distanti 4 chilometri. Il raggio medio è quello del buon senso''. In realtà poco cambia, perché resta sempre valido il Decreto Legge del Presidente del Consiglio che autorizza l'attività motoria "in prossimità" dell'abitazione. Su come si misuri in metri la prossimità vi rimando ad un mio pezzo dedicato all'argomento, cliccando qui. Per chi non avesse tempo o voglia, riassumendo si tratta di un concetto a discrezione delle forze dell'ordine. La nuova ordinanza regionale entrerà in vigore alle ore 24 di oggi 14/4 fino al 3/5 prossimo venturo.

Lunedì, 13 Aprile 2020 11:36

Che fine hanno fatto i politici runner?

Queste riflessioni prendono spunto dal pezzo del collega Roberto Annoscia dedicato all’assessore regionale lombardo al Welfare Giulio Gallera che malgrado si dichiari un runner, nelle sue numerosissime esternazioni, non abbia mai trovato tempo di:

- difendere i runner che nel rispetto delle regole corrono vicino all'abitazione;

- ricordare che ciò è permesso a chi semplifica troppo il concetto “resta a casa”;

- stigmatizzare gli eccessi verbali nei loro confronti da parte di cittadini, ma anche di rappresentanti delle istituzioni, compreso sindaci del milanese.

Ecco, in assenza di queste esternazioni che dovrebbero essere dovute anche ad un politico con la passione per gli scacchi, francamente sapere che il personaggio in questione sia un runner lascia quantomeno perplessi.

Diciamo che da un runner, oltre il minimo sindacale sopra elencato, ci saremmo aspettati anche il colpo d’ala. Una proposta migliorativa, ad esempio consentire ai runner lombardi di andare oltre i 200 metri da casa, oppure permettere di correre senza mascherina, magari aumentando a 10/20 metri il distanziamento sociale. Il tutto con il supporto di esperti come il presidente dell’ISS che peraltro si è già ampiamente espresso su mascherina e corsa in isolamento… Invece niente, malgrado al soggetto non manchi il coraggio di prendere posizioni forti, da quanto leggo nel summenzionato articolo che descrive anche fatti che poca attinenza hanno con la corsa.

Insomma, io di questo politico-runner, lui come gli altri suoi colleghi, da podista non me ne faccio nulla. E quando un giorno li rivedrò ad una conferenza stampa di presentazione di una manifestazione, oppure al termine di una gara, non potrò fare altro che sentire un certo fastidio.

 

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