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Apr 27, 2019 385volte

La corsa che fece grande Hondo

La corsa che fece grande Hondo Foto: www.necn.com

Si è spento ieri a Jupiter, in Florida, John Havlicek, soprannominato “Hondo”. Il nome derivava dalla sua somiglianza con John Wayne e gli fu affibbiato da un compagno al liceo che aveva visto un film western interpretato dal noto attore, intitolato così. In un presente dove il termine leggenda è spesso inflazionato, Hondo se lo è pienamente meritato, segnando oltre 26000 punti e vincendo 8 titoli NBA su altrettante finali disputate. Mai perso all’ultimo atto. Tanto per dare un’idea, Michael Jordan si è fermato a quota 6 “anelli” come Kareem Abdul Jabbar, quello del gancio-cielo. Kobe Bryant e Magic Jonhson a 5. “Havlicek stole the ball! Havlicek stole the ball!”, ovvero recupera la palla, ripetuta più volte, è stata dichiarata la più famosa “chiamata” da parte di un radiocronista nella storia della pallacanestro. In quell’occasione Hondo mise una pezza ad un rarissimo, praticamente unico errore del suo centro Bill Russell (primatista di titoli, ne ha messi in tasca 11…). Ciò consentì ai Boston Celtics di vincere la finale di Conference contro Philadelphia, capitanata da Wilt Chamberlain (quello che una volta segnò 100 punti in una partita…) e conquistare poi l’anello contro i Lakers di Los Angeles.

OK Rodolfo, bella storia, ma cosa c’entra col podismo? Una delle caratteristiche peculiari di Havlicek era proprio la corsa. In tempi dove le rilevazioni non erano così precise come ora, pare che percorresse di gran carriera oltre 5 miglia a partita. Tutti sprint mai superiori ai circa 30 metri di lunghezza del campo. Chiudeva difensivamente ed era il primo a lanciarsi in contropiede. Tutta una ripetuta. I suoi tifosi lo amavano e quelli avversari lo rispettavano. Ma da dove derivava questa caratteristica? Certamente il ragazzo aveva una buona predisposizione, ma fin da piccolo fu costretto suo malgrado a duri allenamenti. No, non pensate che sia stato costretto dai genitori. Nulla di tutto questo, anche se mamma e papà hanno avuto un ruolo decisivo. Il piccolo borgo dove abitava era attraversato da una strada con moltissimo traffico. Per paura che potesse finire sotto un camion, i genitori non gli comprarono mai una bicicletta. Lui per poter giocare con i suoi coetanei aveva una sola opzione: seguirli di corsa! Diventò un resistentissimo purosangue e questa sua caratteristica, unita alle sue innegabili doti tecniche, fece sì che terminata l’università ricevette offerte anche da franchigie professionistiche di baseball e football americano. Fortunatamente per chi ama il basket scelse questo sport, ma magari avrebbe potuto diventare famoso nella stessa città, scrivendo il suo nome nell’albo d’oro della maratona di Boston

In italia, ai giorni nostri, una storia del genere non potrebbe mai succedere. Nella maggior parte dei casi, al ragazzo che chiede una bicicletta di solito gliene regalano due, oppure direttamente un motorino. E se deve fare due passi per andare a scuola o in palestra, viene rigorosamente accompagnato in auto, anche nel raggio di poche centinaia di metri.

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