Direttore: Fabio Marri

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Da quando è partito il Project Running tre anni fa, la FIDAL ha continuato a sfornare norme  e circolari spesso in contraddizione tra loro: come se non bastassero i 31 articoli relativi alle manifestazioni non stadia, ogni anno ci troviamo di fronte a novità sempre più cervellotiche che, cercando di venire incontro alle esigenze degli organizzatori, finiscono invece per complicarne la vita.

Pochi giorni fa è stata diramata una comunicazione relativa a un emendamento votato dal Consiglio Nazionale FIDAL:

“Nella stessa manifestazione agonistica è ora consentita l’organizzazione di gare non competitive con finalità turistica/sportiva [!?], con partecipazione dei soli atleti stranieri non tesserati in Italia. Tale evento NON competitivo non ricade sotto l’egida della FIDAL e dovrà essere fatto partire in coda alla manifestazione agonistica con una griglia separata. I partecipanti dovranno essere identificati con pettorali differenziati, dovranno essere inseriti in un ordine alfabetico di arrivo distinto dalle classifiche delle manifestazioni agonistiche e non potranno beneficiare di premi in natura, in denaro, buoni valore, bonus, ingaggi, rimborsi spese di qualsiasi genere. E’ di competenza degli organizzatori della manifestazione non competitiva con finalità turistico/sportive l’applicazione di quanto previsto dalla nota esplicativa del 17/06/2015 relativa al Decreto del Ministro della Salute del 8/8/2014, che consente la partecipazione di atleti stranieri non tesserati senza certificato medico”

 [La nota esplicativa è reperibile in varie pagine online: ecco un link, ma per maggior evidenza ve la riproponiamo qui in fondo]:

http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=0&codLeg=52207&parte=1%20&serie=

Da anni gli organizzatori di Maratone e Mezze Maratone addebitano la scarsa partecipazione straniera alla normativa sulla visita medica agonistica obbligatoria per gareggiare in Italia.
L’onorevole Sbrollini un paio di anni fa aveva presentato alla Camera un’interrogazione  parlamentare sull’argomento: a partire dal 2014, anno di uscita del “Decreto Balduzzi”, la partecipazione straniera alle maratone italiane era sicuramente diminuita, Roma era al ventesimo posto tra le Capitali come partecipazione; e probabilmente sarà ancora scesa, avendo raggiunto quest’anno il minimo storico.
La soluzione trovata da FIDAL al problema è un connubio tra Azzeccagarbugli e Pilato.

Si etichetta  la Maratona come NON competitiva con finalità turistico/sportive, ma solo per gli STRANIERI. E gli Italiani?

E pensare che un’altra norma federale recita: “Nella stessa manifestazione non possono essere organizzate gare non competitive sulla distanza di maratona e mezza maratona anche se con partenza differita”  (Art.27 comma 4). Allora, se  sei straniero non vale (?!).

Pilato entra in gioco, sfruttando tutta l’acqua del suo lavabo, nel finale che abbiamo già citato sopra:
“E’ di competenza degli organizzatori della manifestazione non competitiva con finalità turistico/sportive l’applicazione di quanto previsto dalla nota esplicativa del 17/06/2015 relativa al Decreto del Ministro della Salute del 8/8/2014, che consente la partecipazione di atleti stranieri non tesserati senza certificato medico”. 
Chi conosce il “Decreto  Balduzzi” sa che per certe manifestazioni di particolare impegno fisico come la maratona e la mezza maratona (si parla indicativamente di gare oltre i 20 km) è richiesto l’ECG a riposo e dopo sforzo, ci sono poi prescrizioni relative all’età: oltre i 60 anni la visita dovrebbe essere richiesta.

In conclusione: “arrangiatevi”!

A beneficio dei lettori e delle società, abbiamo chiesto a Roberto Mandelli di scansionare le immagini pdf in cui si presenta la nota ministeriale del 17 giugno 2015, che ora offriamo in formato doc, scaricabile.

 

NOTA ESPLICATIVA DEL DECRETO DEL MINISTRO DELLA SALUTE IN  DATA 8 AGOSTO 2014 RECANTE "LINEE GUIDA DI INDIRIZZO IN MATERIA DI CERTIFICATI MEDICI PER L'ATTIVITA SPORTIVA NON  AGONISTICA".

Indice:

  1. Finalità del decreto del Ministro della salute 8 agosto 2014;
  2. Attività ludico motoria;
  3. Attività non agonistica: distinzione tra diverse tipologie di tesseramento ai fini della sussistenza, o meno, dell'obbligo di certificazione sanitaria

Finalità del decreto del Ministro della salute 8 agosto 2014

II Ministro della salute, in data 8 agosto 2014, ha adottato, con proprio decreto, le Linee guida di indirizzo in materia di certificati medici per l'attività sportiva non agonistica, seguendo la procedura prescritta dall'art. 42- bis, del decreto-legge n.69 del 2013, convertito in legge 98 del 2013 e s.m.

Con il supporto del Gruppo di lavoro in materia di medicina dello sport, nominato presso questo Ministero, si è ritenuto opportuno fornire ulteriori indicazioni per l’applicazione del decreto in esame.

Le Linee guida in oggetto, nel rispetto delle vigenti disposizioni, hanno ribadito che l'obbligo di certificazione è  riferito solo a chi pratica attività sportiva non agonistica.

 Le Linee guida hanno, inoltre, indicato le attività sportive non agonistiche - quindi soggette ad obbligo di certificazione - specificando che, per tali, si intendono quelle praticate dai seguenti soggetti:

  1. a) gli alunni che svolgono attività fisico-sportive organizzate dagli organi scolastici nell'ambito delle attività parascolastiche;
  2. b) coloro che svolgono attività organizzate dal CONI, da società sportive affiliate alle Federazioni sportive nazionali, alle Discipline associate, agli Enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI, che non siano considerati atleti agonisti ai sensi del decreto ministeriale 18 febbraio 1982;
  3. c) coloro che partecipano ai Giochi sportivi studenteschi nelle fasi precedenti a quella nazionale.

 Con riferimento alle definizioni dell'attività sportiva non agonistica, di cui al punto b), si ritiene opportuno precisare quanto segue:I

  1. ) per "coloro" si intendono le persone fisiche tesserate;

2) le definizioni riguardano esclusivamente i tesserati in Italia; le stesse non sono, pertanto, rivolte agli atleti stranieri non tesserati in Italia, anche quando questi ultimi partecipano ad attività non agonistiche che si svolgono in Italia.

Nel rispetto delle indicazioni fornite dalle disposizioni normative di riferimento, le Linee guida hanno, altresi, ribadito quali sono i medici che possono rilasciare il certificato; si tratta, segnatamente, dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, relativamente ai propri assistiti, o dei medici specialisti in medicina dello sport ovvero dei medici della Federazione medico sportiva italiana del Comitato olimpico nazionale italiano.

E' stato, pure, ribadito che il controllo medico deve essere annuale e che, conseguentemente, il certificato medico ha validità annuale. Resta inteso che i certificati medici già rilasciati rimangono validi fino alla loro naturale scadenza annuale.

Sono stati, inoltre, specificati gli esami clinici che devono essere effettuati ai fini del rilascio del certificato, in particolare è necessario effettuare:

  1. a) l'anamnesi e l'esame obiettivo, completo di misurazione della pressione arteriosa;
  2. b) un elettrocardiogramma a riposo (basale), debitamente refertato, effettuato almeno una volta nella vita;
  3. c) un elettrocardiogramma a riposo (hassle) debitamente refertato con periodicità annuale per coloro che hanno superato i 60 anni di età e che associano altri fattori di rischio cardiovascolare;
  4. d) un elettrocardiogramma a riposo (basale) debitamente refertato con periodicità annuale per coloro che, a prescindere dall'età, hanno patologie croniche conclamate, comportanti un aumentato rischio cardiovascolare.

E' stato, inoltre, chiarito che il medico certificatore, tenuto conto delle evidenze cliniche e/o diagnostiche rilevate, si può avvalere anche di una prova da sforzo massimale e di altri accertamenti mirati agli specifici problemi di salute. Nei casi dubbi, il medico certificatore si avvale della consulenza del medico specialista in medicina dello sport o, secondo il giudizio clinico, dello specialista di branca.

Si è ritenuto opportuno chiarire, da ultimo, che il medico certificatore conserva copia dei referti di tutte le indagini diagnostiche eseguite, in conformità alle vigenti disposizioni e comunque per l'intervallo di tempo di validità del certificato. Per quanto riguarda i medici di medicina generale ed i pediatri di libera scelta, è stato previsto che l'obbligo di conservazione dei documenti può essere assolto anche dalla registrazione dei referti nella scheda sanitaria individuale informatizzata, ove attivata.

Attività ludico motoria

Come è noto, l'attività ludico motoria non rientra nell'ambito di applicazione delle Linee guida in esame, tenuto conto che, per detta attività sportiva, il legislatore, nel mese di agosto 2013, ha soppresso l'obbligo della certificazione per lo svolgimento dell'attività ludico motoria che era stato introdotto dall'articolo 7, comma 11, del decreto-legge n.158 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 189 del 2012, nonché le correlate disposizioni recate dal decreto attuativo del Ministro della salute 24 aprile 2013.

Al fine di chiarire l'ambito delle attività sportive sottoposte ad obbligo di certificazione, rispetto a quelle, invece, escluse da tale obbligo, come il caso dell'attività sportiva ludico motoria, occorre fare riferimento alla definizione che il decreto ministeriale 24 aprile 2013, sopra citato, aveva fornito con riferimento a tale specifica attività ludico motoria.
Più precisamente, per attività ludico motoria, si intende l'attività praticata da soggetti non tesserati alle Federazioni sportive nazionali, alle Discipline associate, agli Enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI, individuale o collettiva, non occasionale, finalizzata al raggiungimento e mantenimento del benessere psico-fisico della persona, non regolamentata da organismi sportivi, ivi compresa l'attività che il soggetto svolge in proprio, al di fuori di rapporti con organizzazioni o soggetti terzi.

 Non sussiste, pertanto, obbligo di certificazione per chi esercita tale attività. 

Attività non agonistica: distinzione tra diverse  tipologie di tesseramento ai fini della sussistenza, o meno,  dell'obbligo di certificazione sanitaria

Poiché continuano a pervenire a questo Ministero richieste di chiarimenti in ordine alla sussistenza, o meno, dell'obbligo della certificazione sanitaria, anche con riguardo alle attività che sembrano rientrare nella definizione di attività sportiva non agonistica, con specifico riguardo a coloro che svolgono attività organizzate dal CONI, da società sportive affiliate alle Federazioni sportive nazionali, alle Discipline associate, agli Enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI, si ritiene opportuno chiarire quanto segue.

Nell'ambito della attività non agonistica, il CONI provvederà, sentito il Ministero della salute, ad impartire, quanto prima e, auspicabilmente, entro il 31 ottobre 2015 [poi prorogato al 2016: NdR], idonee indicazioni alle Federazioni sportive nazionali, alle Discipline associate e agli Enti di promozione sportiva riconosciuti dallo stesso CONI, affinché distinguano, nell'ambito di tali attività:

  1. a) i tesserati che svolgono attività sportive regolamentate;
  2. b) i tesserati che svolgono attività sportive che non comportano impegno fisico;
  3. c) i tesserati che non svolgono alcuna attività sportiva.

Ciò al fine di limitare alla sola categoria sub a) l'obbligo di certificazione sanitaria.

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Mi permetto di rispondere (cosa che faccio raramente) a quanto ormai è divenuto una sorta di consuetudine da parte dei Redattori di Podisti Net sui crono Gun Time e Real Time.
In primis come lessico la parola "lordo" non l'avevo mai sentita applicabile ai crono degli arrivati: in secondo, che la Fidal pubblichi il tempo "lordo" è errato: la Fidal da tempo erroneamente pubblica quanto gli viene fornito o dall'organizzazione o dallo stesso atleta al quale ovviamente conviene comunicare il Real Time.
Credo sia opportuno (lo dico da statistico mondiale) che andiate a leggervi i regolamenti IAAF e Fidal (e se non li trovate ve li mando io), dove si dice esattamente che il tempo valido da considerarsi è quello dello sparo dello Starter. Tanto per essere precisi, i complimenti al sig. Andrea Massimiliano Milani (cosi diamo anche il suo nome per esteso), che ha comunque ottenuto il personal best con il tempo allo sparo di 2.27'51", tanto per essere ancor più precisi nel 2018 il pur bravo Milani viene accreditato dalla stessa Fidal di un 2.28'55": in realtà è un 2.29'22", ed è quanto noi statistici riportiamo.
Se poi vi serve, vorrei ricordare a tutti che la grande maratona della Mela non riporta mai la classifica Gun Time: ma basta cliccare sul nome dell'atleta e vi troverete il tempo cosiddetto "brutto", diversamente da quanto fanno la maggioranza delle maratone dove trovate le due colonne. Inoltre la maratona di New York sta usando il sistema Real Time dal 2001, quindi i tanti risultati che appaiono nelle varie statistiche non sono quelli “veri”, poi ognuno scriva quel che vuole, e se un domani i regolamenti verranno cambiati ci dovremmo adeguare, ma per ora IAAF e FIDAL e anche altre nazioni (leggasi Francia per esempio) mettono il tempo “Gun Time” ovvero quello allo sparo.
Ultima annotazione: sono pienamente d'accordo che il concorrente che non parte davanti abbia la possibilità di sapere quanto realmente ha impiegato dal punto di partenza a quello d'arrivo, ma se io mi alzo prima e vado in fila prima non sono assolutamente d'accordo di vedermi dietro in classifica a chi è arrivato dopo di me.

 

NdD. Prendiamo atto, e già lo sapevamo, che ‘legalmente’ è così: e so che di questo avviso ci sono anche i redattori più 'fidaliani' di Podisti.net. Ma (dico io, che abbastanza spesso calpesto le strade estere) come si fa con le nazioni più evolute nel campo del podismo su strada (Germania, Inghilterra, Svizzera: altrocché la Francia dove non mettono nemmeno le docce all’arrivo), nazioni civili, ripeto, dove la classifica è basata sul real time? E come si fa, a New York, Chicago e altrove, dove la gran massa di partecipanti è suddivisa in tante ‘onde’? Al traguardo in Central Park il cronometro, ossia il tempo “lordo” (che male c’è a usare lordo e netto? È forse più bello “tempo brutto”?), segna il tempo intercorso dal primo sparo (quello dei vip): e se io, non perché mi sono alzato tardi, ma perché mi hanno sistemato in una onda che parte un’ora e mezzo dopo, ho il cronometro che segna 6h30 ma ci ho messo 5 ore, devo rassegnarmi a finire nelle statistiche con 6h30? Marescalchi replicherà che no, il mio tempo sarà quello intercorso dallo sparo della mia ‘onda’, e io commenterò che non mi basta ancora, perché dallo sparo di quell’onda al mio passaggio dal via magari intercorrono dieci minuti, non per colpa della mia pigrizia ma della folla che mi sta davanti. La prima volta che corsi la maratona di Berlino, già dotata di chip nei primi anni Novanta, rimasi colpito dalla calma assoluta con cui i podisti si avvicinavano, camminando anche dopo lo sparo, alla porta di Brandenburgo dove era sistemato il tappeto di rilevamento. Nessuna sgomitata o spintone o dribbling, come era ed è l’uso nelle maratone italiane, anche quelle miserelle da trecento partenti che non hanno nemmeno i soldi per mettere un rilevamento al via. I regolamenti Fidal Iaaf ecc. sono stati concepiti per le gare in pista dove al massimo partono in 12 o 15, tutti sulla stessa linea, o al massimo per le gare in strada dei tempi di Dorando Pietri, dove tutti i partenti stavano in tre metri e dunque il tempo era uguale per tutti... e il chip era al massimo la fiche da mettere prima di una mano di poker. Bisognerà pur adeguarsi a una realtà, impensabile per i soloni delle federazioni anteguerra, dove tra il primo e l’ultimo partente passano minuti o mezzore, e addirittura si scaglionano le partenze. Sono così scandalose le gare a cronometro nel ciclismo? E certamente, i primi dieci o cinquanta delle maratone saranno tutti a sgomitare in prima fila, e per loro valga pure il tempo “lordo”, tanto partono insieme. Ma il podismo di massa è altro, ed esige regole nuove: che poi, di fatto, sono applicate dalle grandi gare internazionali. [Fabio Marri]

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Lo scorso 27 ottobre a Lodi si assegnava il titolo di campione regionale master, quindi tutte le categorie Fidal a partire da SF/SM 35. Il percorso e la giornata hanno favorito delle ottime prestazioni; molte sfide si sono giocate sul filo dei secondi e su dei livelli cronometrici piuttosto interessanti. Ad esempio, Ivana Di Martino, testimonial della manifestazione, categoria SF45, è rimasta ai piedi del podio pur correndo a 4’18/km (tempo finale 1:30:48).

Estrapolo alcune prestazioni, che mi sembrano particolarmente buone, confidando di non dispiacere a nessuno. Non…. fa testo Eliana Patelli, che si confronta bene con atlete ben più giovani di lei. Vince senza problemi la sua categoria (SF40) col grande tempo di 1:18:39; miglior tempo assoluto a livello Lombardia in questa manifestazione. Alessandro Claut, SM40, campione regionale in 1:11:04. Sfida (quasi) sino all’ultimo metro nella categoria SM35, con il podio racchiuso in 22 secondi: dopo Paolo Mattia Parravicini (1:12:00), arrivano Fabio Gala e Kris Zanotti, rispettivamente in 1:12:19 e 1:12:22. Giovanna Mondini, classe 1947, vince la sua categoria in 1:57:28. Tornando tra i maschi, nella categoria SM50 Mauro Gagliardini fa il botto, migliorando di due minuti il suo personal best e chiudendo in 1:15:29; vince così la sfida con l’amico e concorrente di sempre, Fabio Buccigrossi, che a sua volta fa il personale (1:17:31). Nel mezzo Marco Premoli (1:16:04).

Servizio fotografico Endu qui: https://www.endu.net/it/events/laushalfmarathon/photos

Ecco tutti i nuovi campioni:

SF35: Tamara Caselli (Aries Como Athletic Team) 1h33:13

SF40: Eliana Patelli (La Recastello Radici Group) 1h18:39

SF45: Loretta Catarina (FreeZone) 1h28:32

SF50: Lorenza Di Gregorio (Corro Ergo Sum Runners) 1h34:36

SF55: Aurelia Vasino (Sports Club Melegnano) 1h42:30

SF60: Carla Oriana Colombo (Euroatletica 2002) 1h48:47

SF65: Luigina Pagani (GS San Martino) 2h10:24

SF70: Giovanna Mondini (Marathon Cremona) 1h57:28

SF75: Maria Antonia Busatta (SC Libertas Sesto)2h30:25

SM35: Mattia Paolo Parravicini (Canturina San Marco) 1h12:00

SM40: Alessandro Claut (DK Runners Milano) 1h11:04

SM45: Alessandro Marini (Atl. Paratico) 1h16:11

SM50: Mauro Gagliardini (Atl. Cral Banco Popolare) 1h15:29

SM55: Gesuino Bussu (US Bormiese) 1h18:33

SM60: Pierangelo Gilberti (Running Cazzago San Martino) 1h26:51

SM65: Francesco Macrì (Atl. Pavese) 1h30:49

SM70: Luciano Faraguna (Atl. Paratico) 1h34:41

 

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Articolo 10 dello Statuto FIDAL: “L’Assemblea  Nazionale deve tenersi entro il 31 dicembre dell’anno di svolgimento dei Giochi Olimpici estivi”.

Dunque il 2020 sarà anno di proclami, promesse, colpi bassi e alti, una ridda di aria fritta e aria avvelenata, soprattutto di fronte all’umiliante spettacolo offerto dalla nostra Atletica da oltre 30 anni. Doha è ancora presente nella nostra memoria.

La campagna elettorale sembra però già essere iniziata, hanno fatto “outing” Vincenzo Parrinello e  Alberto Morini.

Il Colonnello Parrinello, nato a Catania il 3 giugno 1958,  Presidente delle Fiamme Gialle, Vicepresidente vicario di Alfio Giomi, degnissima persona, decisamente non sembra assicurare quel cambio di rotta di cui la Federazione ha urgente bisogno.

Il dottor Morini, nato a Lugo di Romagna il 16 novembre 1966, è stato Vicepresidente vicario di Franco Arese; ex atleta, nel 2012 fu catapultato ad assumere la leadership della squadra-Arese solo un mese prima delle elezioni, e fu inevitabilmente battuto da Alfio  Giomi.

Probabilmente è solo una risposta di “pancia” a Parrinello, considerando la vicinanza di Morini a Stefano Mei, che, quasi sicuramente, sarà della partita per la Presidenza.

E’ palese che il tanto sospirato cambiamento è lontano da venire.

Bisogna cambiare rotta, ma il “sistema” ha la capacità di autodifendersi e mantenersi al vertice, in quanto è lui a stabilire le regole del gioco (se di gioco si può parlare).

La radice del male è la LEGGE ELETTORALE, il problema dei problemi.

Il sistema basato sulle graduatorie ha generato un’oligarchia, che tende a conservare le proprie posizioni nel proprio interesse, e quindi è restia a cercare nuove soluzioni e osare sperimentazioni innovative.

“L’atletica cambia presidente, ma non sa cambiare generazione” questo il titolo apparso su “La Stampa” del 3 dicembre 2012,  che fotografava in modo spietato la realtà.

L’Assemblea dei delegati per l’elezione della nuova dirigenza nazionale era  un rito bizantino, col lungo iter della verifica poteri, cui seguiva  la “cerimonia” in cui i candidati presentavano il programma arcinoto e già votato dietro le quinte: si sapeva benissimo che le posizioni erano predefinite, bastava avere l’appoggio delle Società militari, che avevano in mano la maggioranza dei voti, e il gioco era fatto.

Nel 2016 la “riforma”: al posto dell’Assemblea dei delegati fu creata l’Assemblea delle Società , “ze pezo el tacon del buso”. Immaginiamo quante società si muovano a spese loro per recarsi, per esempio, a Taormina per partecipare ad un’assemblea col risultato predefinito. Probabilmente solo quelle con tanti voti,  cioè quelle che fanno attività su pista, escludendo di fatto quelle podistiche che svolgono la maggior parte dell’attività e contribuiscono maggiormente alle casse della Federazione.

Alle ultime elezioni FIDAL 2462 Società avevano a disposizione 106.667 voti, poco più di 43 voti a testa, ma le “Sette Sorelle” disponevano di 2618 voti, cioè 374 a testa: è chiaro che le Società podistiche con 10 punti in tasca non vanno fino a Roma per votare. Per cui alla fine le Società  presenti erano 740, ma 407 rappresentate per delega, pari al 30% delle aventi diritto,  mentre il totale dei voti fu  77.612  pari al 73,7% .

Era stata proposta in sede di  discussione dello Statuto  un’Assemblea dislocata nel territorio, cioè 21 assemblee,  - in 19 Comitati regionali, più Trento e Bolzano - in contemporanea in streaming, magari associate alle elezioni dei Comitati regionali e provinciali: un grande risparmio di tempo e denaro, ma fu rifiutato non si sa bene il perché.

E’ tuttavia essenziale un nuovo sistema di votazione capace  di conciliare la qualità (graduatorie), con la quantità (si consideri che il settore Master rappresenta oggi circa il 70% dei tesserati e più o meno l’80 % degli introiti della Federazione).

La democrazia vorrebbe che ci fosse un voto per ogni tesserato: dirigente, atleta, tecnico, giudice, medico, procuratore, come proposto da alcuni, ma questo probabilmente andrebbe a detrimento della qualità; tuttavia occorre una maggiore attenzione alle società che curano particolarmente l’attività giovanile intrattenendo rapporti col mondo scolastico non solo dando supporto teorico, ma soprattutto pratico coi propri tecnici a fianco degli insegnanti di educazione fisica.

Occorre però non essere orientati solo alla pista, ma anche alla strada, dare più peso agli organizzatori, alle società che maggiormente partecipano alle manifestazioni non stadia, occorre una presa di coscienza di quello che l’atletica può comportare dal punto di vista economico: le sei maggiori maratone del mondo, New York, Londra, Berlino, Chicago, Boston e Tokyo registrano la partecipazione di 250.000 persone con un giro di affari di circa due miliardi di dollari.

Occorre soprattutto  avere l’umiltà di riconoscere la stato di letargo in cui si trova l’atletica oggi, esaminare spassionatamente tutti gli aspetti che ne condizionano lo svolgimento, positivi e negativi, pensare gli interventi praticabili stabilendo le priorità, le risorse, le innovazioni, dandosi una roadmap da sviluppare in un orizzonte temporale medio e lungo; e poi iniziare, uscendo dagli schemi come Alessandro Magno a Gordio, che, non riuscendo a sciogliere il nodo, estrasse la spada e lo tagliò di netto.

 

 

 

   

elezioni

FIDAL

2016

                           
 

voti

società

100 +

% VOTI

100 + SOC

-100

% SOC.

   

voti

   

società

 

MILITARI

     

ABRUZZO

2.277

50

1.394

61

6

44

12

 

LOMBARDIA

20.506

 

LOMBARDIA

506

 

FF.GG

325+ 482

807

 

BASILICATA

743

32

317

43

3

29

9,5

 

VENETO

11.273

 

PUGLIA

218

 

E.I.

267 + 200

467

 

BOLZANO

2.299

53

1.259

55

7

46

13,2

 

EMILIA R

9.013

 

PIEMONTE

216

 

FF.OO

 

535

 

CALABRIA

1.102

47

0

0

0

47

0

 

LAZIO

8.812

 

VENETO

201

 

FORESTALE

 

224

 

CAMPANIA

3.821

106

2.117

55

9

97

8,5

 

PIEMONTE

8.216

 

EMILIA R

178

 

A.M.

 

225

 

EMILIA R

9.013

178

4.424

49

20

158

11,2

 

TOSCANA

7.690

 

SICILIA

158

 

FF.AA.

 

200

 

FRIULI VG

4.762

95

3.177

66,7

13

82

13,7

 

PUGLIA

5.175

 

LAZIO

133

 

CC BO

 

160

 

LAZIO

8.812

133

5.868

66,7

23

110

17,3

 

FRIULI VG

4.762

 

TOSCANA

126

     

2618

2,45

LIGURIA

3.258

54

2.268

69,6

8

46

14,8

 

SICILIA

4.439

 

SARDEGNA

114

         

LOMBARDIA

20.506

506

12.089

59

45

461

8,9

 

CAMPANIA

3.821

 

CAMPANIA

106

 

CUS

     

MARCHE

3.739

74

2.148

57,5

7

67

9,5

 

MARCHE

3.739

 

FRIULI VG

95

 

TO

663

   

MOLISE

668

19

473

70,8

4

15

21,1

 

SARDEGNA

3.484

 

MARCHE

74

 

PR

638

   

PIEMONTE

8.216

216

4.701

57,2

20

196

9,3

 

LIGURIA

3.258

 

LIGURIA

54

 

PA

610

   

PUGLIA

5.175

218

2.096

40,5

13

205

6

 

TRENTO

2.944

 

BOLZANO

53

 

PI

567

   

SARDEGNA

3.484

114

1.223

35,1

6

108

5,3

 

BOLZANO

2.299

 

ABRUZZO

50

 

MI

512

   

SICILIA

4.439

158

1.548

34,8

8

150

5,1

 

ABRUZZO

2.277

 

CALABRIA

47

 

GE

458

   

TOSCANA

7.690

126

5.403

70,3

18

108

14,3

 

UMBRIA

1.537

 

TRENTO

36

 

CA

280

   

TRENTO

2.944

36

2.378

80,8

7

29

19,4

 

CALABRIA

1.102

 

BASILICATA

32

 

TS

275

   

UMBRIA

1.537

32

927

60,3

5

27

15,6

 

VDA

909

 

UMBRIA

32

 

BO

250

   

VDA

909

14

727

80

3

11

21,4

 

BASILICATA

743

 

MOLISE

19

 

PG

235

   

VENETO

11.273

201

7.570

66,7

29

172

14,4

 

MOLISE

668

 

VDA

14

 

BA

199

   
 

106.667

2462

62.107

58,2

254

2208

11,5

   

106.667

   

2462

 

FG

166

   

 

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Giovedì, 24 Ottobre 2019 00:14

Fidal: l’appello di Alberto Morini

“Cinquantatrè anni, sposato, due figli, residente a Faenza, imprenditore, laureato in Ingegneria elettronica, socio e amministratore di due aziende specializzate nell’automazione industriale”... Così si presenta Alberto Morini nell’atto di annunciare il suo “impegno personale” per il rinnovo delle cariche nella Fidal alla conclusione del quadriennio olimpico.
Naturalmente, agli sportivi importa molto la sua attività sul campo e ai margini del campo: atleta di società faentine dal 1973 (dunque dai suoi 7 anni)  al 1996, tre volte convocato in nazionale juniores nel 1984; poi dirigente, fino ad oggi, dell’ASD Atletica 85 Faenza . In campo federale, dal 2001 al 2004 Presidente della Fidal Emilia Romagna, e come tale a capo dell’organizzazione dei Campionati Mondiali Master Non Stadia (Riccione 2002); dal 2005 al 2012 vice Presidente vicario della Fidal, e fino al 2015 componente di commissioni presso le associazioni europea e mondiale di Atletica Leggera (EA, IAAF); insignito di Quercia di II^ grado della Fidal e di Stella d’Argento dal Coni.
Una carriera di tutto rispetto, che induce Morini a rimettersi in gioco dopo la sfortunata battaglia condotta contro l’attuale presidente Giomi nel 2012.
Il suo comunicato del 22 ottobre  (che riportiamo integralmente) non parla esplicitamente di una candidatura alla presidenza, ma dell’intenzione di lavorare per creare un nuovo “gruppo dirigente”. Come è noto (ne abbiamo parlato anche su Podisti.net, e ne riparleremo a breve scadenza), oltre a Vincenzo Parrinello di cui Morini parla esplicitamente, si sono candidati o si stanno candidando per la presidenza o quanto meno l’alta dirigenza anche Stefano Mei, Giacomo Leone, Massimo Di Giorgio, più un altro nome che dovrà emergere dal gruppo raccolto intorno a Massimo Magnani. Come sempre accade, coll’approssimarsi della scadenza elettorale questi numeri diminuiranno per gli inevitabili accorpamenti, ed è verosimile che anche il potere politico vorrà dire la sua. Se guardiamo solo ai risultati sportivi, è difficile, in ogni caso, che l’atletica italiana possa andare peggio di come va ora. [F.M.]

 

Un Nuovo Impegno per l’Atletica Leggera e la sua Federazione

Negli ultimi anni, da Dirigente di Società e con un passato in ambito federale nazionale e regionale, ho avvertito in forma crescente un disaccordo nei confronti dell’attuale dirigenza federale presieduta da Alfio Giomi.
Nei tanti confronti con Società e Dirigenti dell’Atletica italiana, esce sempre più spesso una domanda: si può accettare la continuità o si può proporre qualcosa di migliore?
La risposta, almeno per me, è ovvia da sempre. Questo nostro mondo deve fare un atto di coraggio: svecchiare la dirigenza, ripensare organizzazioni, regolamenti e strutture figlie degli anni ‘70, attivare un confronto tra le varie anime del nostro movimento. Insomma un netto cambio di marcia.
La recente disponibilità alla candidatura a Presidente federale dell’attuale vice Presidente vicario, Vincenzo Parrinello, francamente mi ha spiazzato. Se prima di questa uscita guardavo con speranza alla volontà di confronto e  collaborazioni su idee e persone per arrivare ad un candidato unitario di rottura col passato, oggi devo prendere atto che il passato vuole riproporsi.
Alla luce di questa considerazione e delle tante entità (Società, Dirigenti e Atleti) con cui mi sono relazionato fino ad ora, voglio rendere pubblico il mio impegno personale per il rinnovo delle cariche federali di fine 2020.
Da oggi lavorerò con Società, uomini e donne, già disponibili al fine di unire un gruppo Dirigente capace di produrre idee e persone per esprimere un Presidente che, riunendo le forze migliori del nostro movimento, sia inequivocabilmente in alternativa all’esperienza che il nostro movimento ha fatto, in questi anni, con il presidente uscente Alfio Giomi.

                                                                                                           Alberto Morini

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Il 6 ottobre, al termine della ponderosa spedizione a Doha (65 atleti contro i 36 di Londra), il Presidente Fidal Alfio Giomi ha affermato con la solita ottimistica baldanza “La strada verso Tokyo è quella giusta”.

Dopo il disastro di Londra, terminavo il mio articolo  Non vorremmo dover dire dopo Berlino “ parturient montes nascetur ridiculus mus”.

Purtroppo Doha conferma la stagnazione della nostra atletica, i numeri sono eloquenti: una medaglia di bronzo e cinque finalisti, 31° posto finale nel medagliere.

Andando  più nel dettaglio troviamo 10 classificati dal terzo al decimo posto,  20 dall’11° al 20°, 13 dal 21° al 42°, 7 ritirati e 8 mai impiegati in quanto riserve delle staffette.

E’ vero, ci sono tre record italiani battuti, ma chi li ha stabiliti è arrivato sesto, settimo e ottavo, vale a dire che in campo internazionale siamo molto lontani dal podio.

Dal 1983, inizio dei Mondiali ad oggi, dopo 17 edizioni abbiamo conquistato 41 medaglie: 11 oro, 15 argento e 15 bronzo: due medaglie e mezzo a edizione.

 “In Italia non si cresce, non vengono ammessi gli errori. Mi sono stancato, la mia asticella è alta. Ho sentito solo stilare bilanci positivi e parole di difesa del proprio operato. Non è così che si cresce. L’autocritica deve essere schietta e a caldo. Non sono queste le tempistiche con cui affrontare situazioni e problemi seri, tra qualche settimana tutto verrà annacquato”.

Così diceva Baldini sbattendo la porta della Federazione all’indomani dell’ennesima figuraccia internazionale.

Ho più volte elencato i lacci che tengono legata al suolo la nostra atletica e le impediscono di volare: il primo e più importante, secondo me, si ricava direttamente dai 65 convocati, 52 dei quali sono “professionisti” arruolati nelle Società militari e 13 provengono da meritorie società civili, che affrontano spese importanti per mantenere uno standard accettabile.

Il dilettantismo di Stato, ormai presente solo nel nostro Bel Paese, supplisce ad una mancanza di attenzione nei confronti dello sport italiano da parte dei governanti: non sarà certo “Sport e Salute” a migliorare la situazione, anzi, col CONI depauperato abbondantemente i fondi già scarsi per lo sport di vertice saranno ancora meno di quelli attuali.

L’atletica leggera deve scegliere: o continuare col dilettantismo a tutti i livelli, dai dirigenti, agli atleti, ai giudici o saltare il fosso e ammodernarsi col professionismo, con nuovi programmi e manifestazioni che creino attenzione nel pubblico e nei media, innescando un circolo virtuoso che, finalmente, porti nelle casse delle Società e nelle tasche degli atleti e dei tecnici il “vile” denaro.

Quando il figlio Tito si lamentò col padre Vespasiano perché temeva passasse ai posteri solo per la tassa sulle latrine, l’Imperatore rispose “Pecunia non olet”.

 

             
posizione gara nominativo risultato      
3 marcia 50 km GIORGI Eleonora 4h29'13"      
6 4 x 400  Scotti, Aceti, Galvan, Re 3'02"78 R.I 3'01"60 b  
7 4 x 100 Herrera, Hooper, Bongiorni, Siragusa 42"98 R.I 42"90 b    
8 asta STECCHI Claudio Michel 5,70.      
8 alto TAMBERI Gianmarco 2,27      
8 10000 CRIPPA Yemaneberhan 27'10"76 R.I.     
9 4 x 400 mista Scotti, Trevisan, Lukundo, Lopez 3'16"52      
9 400 RE Davide 44"85 sf    
9 4 x 400  Chigbolu, Folorunso, Trevisan, Lukundo 3'27"57      
10 4 x 100 Cattaneo, Jacobs, Manenti, Tortu 38"11 R.I    
12 110 hs FOFANA Hassane  13"52 sf    
12 maratona  RACHIK Yassine 2h12'41"      
12 martello FANTINI Sara 66,58      
13 marcia 20 km PALMISANO Antonella 1h37'36"      
13 400 hs FOLORUNSO Ayomide 55"36 sf    
13 peso FABBRI Leonardo 20,75      
14 asta BRUNI Roberta 4,35      
14 alto TROST Alessia 1,92      
14 marcia 20 km STANO Massimo 1h31'36"      
15 400 hs PEDROSO Yadisledis 55"78 sf    
15 maratona  FANIEL Eyoub 2h13'57"      
16 marcia 50 km ANTONELLI Michele 4h22'20"      
16 alto SOTTILE Stefano 2,26      
17 alto VALLORTIGARA Elena 1,89      
17 triplo CESTONARO Ottavia 13,97      
17 marcia 20 km TRAPLETTI Valentina 1h38'22"      
17 400 CHIGBOLU Maria Benedicta 52"63      
18 100 hs BOGLIOLO Luminosa 13"06 sf    
19 100 JACOBS Marcel 10"20 sf    
19 3000 st CHIAPPINELLI Yohanes  8'24"73      
20 disco OSAKUE Daisy 57,55      
21 5000 CRIPPA Yemaneberhan 13'29"08      
21 200 DESALU Eseosa 20"43 sf    
25 marcia 20 km GIUPPONI Matteo 1h34'29"      
27 110 hs PERINI Lorenzo  13"70      
27 3000 st ZOGLAMI Osama 8'28"57      
28 400 hs OLIVIERI Linda 56"82      
28 lungo VICENZINO Tania 6,23      
30 disco FALOCI Giovanni 59,77      
31 lungo STRATI Laura 6,05      
32 triplo DALLAVALLE Andrea 15,09      
32 200 HOOPER  Gloria 23"33      
38 800 VANDI Eleonora 2'04"98      
42 200 INFANTINO Antonio 20"89      
riserva staffetta DOSSO Zanyab        
riserva staffetta PAVESE Alessia        
riserva staffetta BORGA Rebecca        
riserva staffetta MANGIONE Alice        
riserva staffetta MILANI Marta        
riserva staffetta CORSA Daniele        
riserva staffetta TRICCA Michele        
riserva staffetta RIGALI Roberto         
ritirata maratona  DOSSENA Sara        
ritirata maratona  EPIS Giovanna        
ritirata marcia 50 km BECCHETTI Maria Vittoria        
ritirata marcia 50 km COLOMBI Nicole        
ritirato 5000 EL OTMANI Said        
ritirato marcia 50 km CAPORASO Teodosio        
ritirato maratona  MEUCCI Daniele        
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Chi ha diritto a partecipare ai prossimi Giochi Olimpici? Come ci si qualifica? Mi sono fatta queste domande dopo la grande prestazione, domenica 29 settembre, di Yassine El Fathaoui, che alla Maratona di Berlino ha corso sotto il tempo minimo richiesto per partecipare a Tokyo. Sul sito della IAAF ho così cercato e trovato il regolamento per le qualificazioni.

Il documento riporta per prima cosa il numero di eventi, 40: 24 maschili, 23 femminili (non è prevista la 50km di marcia femminile) più 1 misto, la 4x400 misti; e il numero di partecipanti ammessi.
Nel regolamento si trovano anche le cosiddette “Milestones” cioè le indicazioni delle date per le qualificazioni:

  • 1° gennaio 2019 inizio periodo qualificazioni per Maratona, Marcia, 10.000m e prove multiple
  • 1° maggio 2019 inizio periodo di qualificazione per le altre discipline.
  • 31 maggio 2020 fine periodo di qualificazione per Maratona e 50km di marcia
  • 29 giugno 2020 fine periodo di qualificazione per tutte le atre discipline
  • 24 luglio - 9 agosto 2020 Olimpiadi di Tokyo

Gli atleti ammessi sono in totale 1900, 3 rappresentanti al massimo per Paese per specialità e 1 staffetta per Nazione. Il numero di partecipanti e i risultati minimi richiesti per disciplina sono specificati chiaramente. Per le staffette invece, si qualificheranno le prime otto formazioni classificate ai Mondiali 2019, gli altri otto posti verranno assegnati attraverso il ranking internazionale aggiornato al 29 giugno 2020.

A rendere più complicate le norme di ammissione per quanto riguarda i nostri colori, è arrivata il 12 settembre l’emanazione da parte della FIDAL dei Criteri di partecipazione ai Giochi Olimpici:

 

Gare in Pista, saranno ritenuti selezionabili gli atleti che rispettino almeno uno dei seguenti requisiti:

  • Si siano classificati nei primi 8 posti ai Campionati Mondiali di DOHA 2019 purché, al termine del Periodo di Qualificazione, rispondano alle modalità richieste dalla IAAF (standard o Ranking);
  • Abbiano conseguito, nel corso del periodo di qualificazione compreso tra il 27 settembre 2019 e il 29 giugno 2020, gli standards indicati dalla tabella IAAF.
  • Per coloro che abbiano conseguito nel corso del periodo di qualificazione compreso tra il 1 maggio 2019 (1 gennaio per 10.000, e prove multiple) e il 26 settembre 2019 gli standard indicati dalla tabella IAAF, la conferma della partecipazione sarà oggetto di valutazione per SCELTA TECNICA…”

Per le gare di Maratona e marcia i criteri sono i medesimi cambiano solo le date: per il punto 2, accesso diretto, il periodo è 27 settembre 2019 / 30 aprile 2020 per la Maratona; 27 settembre 2019 / 31 maggio 2020 per la Marcia Km 50.

Da questo si evince che vi sono 2 categorie di qualificati in base alle date in cui il risultato è stato ottenuto, un gruppo che passa automaticamente e un altro che invece sarà oggetto anche di una “scelta tecnica”.

 

Combinando tutte queste informazioni e i risultati dei nostri atleti, ho stilato questa tabella nella quale, specialità per specialità, ho inserito il numero totale di atleti ammessi (M o F), il risultato minimo richiesto (diviso per genere) e gli Italiani che già lo hanno raggiunto.

I nomi in grassetto sono gli atleti che hanno registrato il minimo dopo la data del 26/27 settembre e che quindi dovrebbero essere chiamati in automatico.

 

 

Specialità

Minimo Maschile

 

Minimo Femminile

 

100m (56M + 56F)

10.05

Marcell Jacobs 10.03

F 11.15

 

200m (56M + 56F)

20.24

 

22.80

 

400m (48M + 48F)

44.90

Davide Re 44.85

51.35

 

800m (48M + 48F)

1:45.20

 

1:59.50

 

1500m (45M+45F)

3:35.00

 

4:04.20

 

5000m (42M+ 42F)

13:13.50

Yeman Crippa 13:07.84

15:10.00

 

10.000m (27M+27F)

27:28.00

Yeman Crippa 27:10.76

31:25.00

 

110 hs/100 hs (40M+40F)

13.32

 

12.84

Luminosa Bogliolo 12.80

400m hs (40M+40F)

48.90

 

55.40

Ayomide Folorunso 55.20 – Yadisleidy Pedroso 55.40

3000m siepi (45M + 45F)

8:22.00

Osama Zoghlami 8:20.88

9:30.00

 

4 x 100m Relay (16M + 16F)

Ranking IAAF

NA

Ranking IAAF

NA

4 x 400m Relay (16M + 16F)

Ranking IAAF

NA

Ranking IAAF

NA

Salto in alto (32M + 32F)

2.33

Stefano Sottile 2,33

1.96

 

Salto con l’asta (32M + 32F)

5.80

 

4.70

 

Lungo (32M + 32F)

8.22

 

6.82

 

Salto triplo (32M + 32F)

17.14

 

14.32

 

Peso (32M + 32F)

21.10

 

18.50

 

Disco (32M + 32F)

 

 

 

 

Martello (32M + 32F)

77.50

 

72.50

 

Giavellotto (32M + 32F)

85.00

 

64.00

 

Decathlon/Eptathlon (24 M+24F)

8350

 

6420

 

20km Marcia (60M + 60F)

1:21:00

Massimo Stano 1:17.45 – Giorgio Rubino 1:20.59

1:31:00

Eleonora Giorgi 1:27.46 – Eleonora Dominici 1:30.35

50km Marcia (60M)

3:50:00

Stefano Chiesa 3:48.25 – Teodorico Caporaso 3:49:14

 

 

Maratona (80M+ 80F)

2:11:30

Yassine El Fathaoui 2:11.08 – Yassine Rachik 2:08.05 

2:29:30

Sara Dossena 2:24.00 – Giovanna Epis 2:29.11

 

Cosa vi salta all’occhio da questa tabella? Le caselle tristemente vuote? Da tifosa è la prima cosa che ho notato, soprattutto per quanto riguarda la colonna delle donne. Minimi troppo proibitivi o atletica Italiana in difficoltà? Lascio ai tecnici ed agli esperti del settore la valutazione. Da amante di questo sport spero solo che nei prossimi mesi tutte le specialità possano avere rappresentanti Azzurri.

Guardando i lati positivi, sono soprattutto 2 i risultati che personalmente mi entusiasmano.

I 10.000 m di Yeman Crippa, che ha saputo reagire nel modo migliore alla delusione nella gara dei 5000 m a Doha con una strepitosa ed appassionante prestazione che vale il record italiano e il biglietto per Tokyo.

 La Maratona di Yassine El Fathaoui (citata all’inizio), un atleta del gruppo Forrest Minerva di Parma, che a sue spese è andato a Berlino portando a casa il 13° posto assoluto e arrivando 1° Italiano. Una bella storia di un ragazzo che ha raggiunto questo incredibile risultato allenandosi tutte le sere dopo 8/9 ore di lavoro in fabbrica. Un esempio di come il talento unito alla costanza, alla determinazione e alla volontà di sacrificio in questo sport paga ancora: e mi riprometto di approfondire il discorso  con Yassine, quanto prima.

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Domenica scorsa a Doha si è conclusa la 17^ edizione dei campionati mondiali di atletica che hanno visto gli azzurri salire sul podio appena una volta, per merito di Eleonora Giorgi sui 50 chilometri di marcia. Grazie a questo bronzo quantomeno siamo inclusi nel medagliere, sebbene in 31^ posizione, ma per cercare di fare un bilancio più oggettivo e comprensivo delle prove degli azzurri non medagliati, ci affidamo al “Placing Table” della IAAF, ovvero la tabella che raccoglie tutti i piazzamenti per disciplina dal 1° fino all’8° posto, assegnando 8 punti per l’oro, 7 per l’argento e via via scendendo fino ad 1 punto per l’8° posto, come ad esempio quello conquistato da Crippa sui 10000 metri.

In questa classifica, dominata dagli USA con 310 punti, con la bellezza di 16 punti l’Italia si trova al 26° posto, in compagnia di Svizzera e Bahamas… Una posizione di rincalzo e che ormai ci appartiene da anni. Finiti i bei tempi della prima edizione dei mondiali ad Helsinki, dove avevamo raccolto 43 punti grazie anche all’oro di Cova sui 10000, l’argento della 4x100 uomini ed il bronzo di Mennea sui 200, oltre a tanti altri piazzamenti di prestigio che ci avevano proiettato all’8° posto tra le nazioni.

Quello che vedete nel grafico, preparato in esclusiva per i lettori di Podisti.net, è l’evoluzione dei punti conquistati dall’Italia in tutte le edizioni dei mondiali e l’inesorabile declino, complice certo una globalizzazione dell’atletica, ma anche per nostro demerito.

Nello scorso secolo eravamo fissi nella top ten, poi siamo passati alla fascia tra il decimo ed il ventesimo posto. Pechino 2015 ha ufficializzato lo scivolamento oltre la ventesima posizione del ranking, Londra 2017 oltre la trentesima. Speriamo che il 26° posto di Doha non sia un “rimbalzo”, per usare un termine dei borsisti quando registrano un rialzo di breve durata nel contesto di una continua fase discendente.

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Venerdì, 20 Settembre 2019 12:29

Gare Fidal : avanti gli stranieri, tutti

Sia pure in mancanza di una comunicazione ufficiale, pare ormai certo che gli stranieri potranno partecipare liberamente alle mezze e alle maratone italiane del calendario federale.

Una decisione che certamente farà felici gli organizzatori italiani, in particolare quelli che prevedono gare in località a vocazione turistica, come Venezia, Firenze, Napoli, Roma: ma in realtà ne beneficeranno un po’ tutti.

Di cosa si tratta esattamente? Fino a questi giorni la partecipazione di atleti stranieri era automaticamente accettata se appartenevano a team riconosciuti dalla federazione di appartenenza; in pratica erano equiparati a tutti gli effetti ad un tesseramento Fidal. In alternativa potevano sì partecipare, ma a condizione di disporre di certificato medico sportivo agonistico e di tesseramento Runcard. Per uno straniero non tesserato con una federazione significava doversi sottoporre a visita medica (costo in Italia da 50 a 80 euro, nei paesi europei qualche centinaio di euro). Non solo: era obbligatorio il tesseramento Runcard, altri 30 euro. Una richiesta che evidentemente appariva risibile, dato che la Runcard, a parte la possibilità di poter correre le gare agonistiche, fornisce sconti e vantaggi usufruibili solo in Italia. In sostanza, allo straniero, dei punti al supermercato Pinco Pallo o dello sconto per un acquisto di scarpe in qualche negozio italiano frega meno di niente.
Insomma, pareva loro un’autentica gabella, oltre ad una inspiegabile complicazione burocratica. E nulla più.
Di fatto queste limitazioni hanno sempre ridotto il numero di stranieri, anche se ogni organizzatore si è sempre ingegnato nell’escogitare “modalità” per aggirare l’ostacolo, sotto forma di autocertificazioni, dichiarazioni di essere in possesso dei requisiti, ecc ecc.

Siccome gli stranieri che partecipavano non erano comunque pochissimi, viene da pensare che la federazione italiana non abbia mai esercitato un severissimo controllo su queste pratiche.

La stessa Fidal che ora pare dia via libera, adeguandosi a quanto già avviene nella maggior parte dei paesi stranieri.

Che cosa accadrà, quindi, nelle gare agonistiche? Se non sono tesserati come agonisti a tutti gli effetti, cosa che invece sarebbe se appartenessero a gruppi sportivi nel loro paese (le nostre ASD, associazioni sportive dilettantistiche, per intenderci), potranno comunque essere regolarmente classificati? Concorrere per i premi assoluti e di categoria? Verranno equiparati ai nostri Runcardisti, quindi con alcune limitazioni (esempio no premi in denaro)? Oppure non potranno proprio essere classificati (tipo come si fa - raramente -  con le non competitive: ti do il tempo, in ordine alfabetico, e via andare)?

Attendiamo che il tutto sia ufficializzato ed allora ne sapremo di più

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Ho pensato molto alla possibilità di scrivere o meno questo pezzo, trattenuta da una parte dalla gioia di essere a Jesolo per fare il tifo ai miei amici, dall'entusiasmo e dall'orgoglio con cui loro hanno gareggiato, ma spinta dall'altra parte dall'incredulità e dall'insofferenza verso errori organizzativi evitabili e imperdonabili. Alla fine ho deciso di scrivere perché sono stufa di sentire i commenti “i soliti Italiani!” ed è ora che noi stessi smettiamo di crearci alibi o giustificarci, è giusto analizzare anche le cose che non hanno funzionato, per evitare di ricadere ogni volta nelle stesse mancanze.
Domenica 15 settembre a Jesolo erano in programma le gare su strada degli Europei Master, 10 km e Mezza Maratona. C’era un bellissimo clima, non solo meteorologico, tante nazioni, rappresentanti di tutte le categorie di età e voglia di fare festa. La 10 km, che doveva partire alle 9:00, è partita invece con 8 minuti di ritardo, l’organizzazione si è giustificata con problemi nella chiusura delle strade.
È però nella Mezza Maratona che avviene la cosa più grave. La partenza è prevista per le 9:30, ma poco dopo lo sparo dello start, quando i concorrenti sono sfilati sulla linea di partenza, sopraggiunge dalla via laterale, un giudice correndo e sbraitando: “perché avete dato il via? È presto! Abbiamo al tavolo atleti che ancora devono fare la punzonatura!”. Controllo l’ora sul telefonino: 9:24;  la partenza è stata data con 6 minuti d anticipo! Intanto il giudice continua sbigottito ad urlare ai suoi colleghi “stavo correndo qui per dirvi di aspettare! Non abbiamo completato ancora le punzonatore, alcuni atleti sono ancora ai tavoli”.
Mentre lui viene rimbalzato da un giudice all’altro con nessuno che sappia dargli una risposta, se non fare spallucce e poi passare la patata bollente ad un altro collega, vedo alcuni atleti sbucare dalla zona punzonatura cercando di recuperare il gap con il gruppo. Nel 2019 è proprio necessario eseguire ancora la punzonatura manuale? Il chip è nel pettorale e vi è il rilevamento in partenza, quindi che senso ha? Vi immaginate una StraMilano con punzonatura? Sarebbe un’odissea! I Giudici fra di loro non comunicano? Un telefonino, un walkie talkie per assicurarsi che tutte le operazioni preliminari fossero concluse non ce l’avevano? Che fretta c’era di dare lo start? Le due gare su strada hanno lo stesso arrivo e si sovrappongono ma se erano state studiate per avere mezz’ora l’una dall’altra che bisogno avevano di anticipare?
Capisco la portata dell’errore quando dopo circa mezz’ora vedo arrivare un atleta spagnolo che si avvicina ad un Giudice, molto probabilmente inglese. L’atleta accompagnato dalla moglie si lamenta per la partenza in anticipo. Sono mesi che sta preparando questo Europeo, è venuto fino qui per partecipare alla mezza maratona e loro facendola partire 6 minuti prima l’hanno costretto a ritirarsi. Molto probabilmente era uno di quegli atleti che ho visto sopraggiungere molto dopo lo sparo. Il giudice cerca di togliersi d’impiccio dalla situazione rispondendo: “I’m sorry, I don’t know these Italians ….” Queste parole mi fanno vergognare e arrabbiare nello stesso tempo. Comprendo e condivido la frustrazione dell’atleta, mesi di preparazione, un viaggio all’estero, l’ansia e le aspettative pregara, e tutto rovinato così! Mi fa rabbia invece la risposta del Giudice, era anche lui lì sulla linea di partenza con “quegli Italiani” che non conosce, non poteva fermarli prima? a cosa servono più giudici se non a garantire che tutto avvenga secondo le regole?
A questo grande e imperdonabile errore si aggiungono poi altri episodi. Turisti e famigliari dei partecipanti che chiedono informazioni sul percorso per poter seguire i loro cari, ma nessuno che sa dargli risposte. Una speaker che doveva tradurre in inglese quanto annunciato dal presentatore ufficiale, ma con una pronuncia alquanto discutibile (molto meglio invece quella dell’annunciatrice delle premiazioni). Il tracciato cambiato a pochi giorni dall’evento, mentre doveva essere quello della Moonlight Half Marathon.
Al termine delle gare, le premiazioni avvengono in Piazza Milano, molto vicino all’arrivo, una sede ampia, ma senza ripari dal sole. L’attesa per le classifiche è lunghissima e qualcuno accusa il colpo. Non si poteva pensare ad una soluzione per creare un po’ di ombra? La cerimonia inizia con i vincitori della 10 km, mentre le classifiche della mezza tardano ad arrivare. Da anni ormai, in parecchie gare, le classifiche sono disponibili online quasi in tempo reale. Qui invece dobbiamo aspettare ore, siamo ormai seduti a tavola quando vengono esposte e pubblicate.
Infine l’ultimo imprevisto della giornata, nella premiazioni a squadre della mezza non ci sono le medaglie, gli organizzatori assicurano che verranno spedite a casa. Fra il pubblico si fanno varie ipotesi, medaglie rubate, errore nel calcolo di quelle necessarie, ma poi il commento finale è sempre “I soliti Italiani”.
Avrei voluto raccontare solo delle emozioni di questa manifestazione e di quanto mi sono divertita a fare la tifosa, ma la partenza anticipata è stata un errore imperdonabile, che si sarebbe potuto facilmente evitare. Gli altri sono piccoli imprevisti, sui quali però non possiamo farci trovare impreparati in manifestazioni del genere.

NdD. Il comunicato stampa ufficiale della Fidal Veneto, ricevuto a conclusione dei campionati, punta soprattutto sui successi degli atleti italiani, titolando come sotto. A parte il provincialismo, di interessarsi soltanto agli italiani in un campionato europeo, sono naturalmente taciuti gli eventi di cui sopra, che parlano di una competizione su strada gravemente inficiata da incompetenza e dilettantismo. A pochi giorni di distanza dall’altra toppata dei campionati italiani Fidal sui 10 km a Canelli. Per fortuna esiste Podisti.net che, per quanto può, riesce ad andare oltre le veline di regime. Ecco comunque i passi salienti del comunicato ufficiale giunto nella serata del 15 settembre, con grande rilievo alle corse dei 10 e 21 km, complimenti e auto-complimenti (“spero che tutti gli atleti si siano trovati bene”, “Dobbiamo ringraziare gli organizzatori, per queste belle giornate che saranno un’esperienza utile in vista dei prossimi eventi” !!)  ma nessun cenno a quanto realmente accaduto. Salviamo almeno i risultati finali delle corse su strada, sia pure chiedendo scusa agli stranieri che non figurano in queste classifiche per le ragioni già esposte.

 Gli europei più azzurri: 127 ori! 337 medaglie per l’Italia. Azzurri primi nel medagliere davanti alla Germania

Jesolo, Caorle, Eraclea (Venezia ), 15 settembre 2019 –  Si chiude l’edizione più vincente di sempre per l’Italia ai Campionati Europei Master. Dieci giornate di gare che hanno animato la provincia di Venezia, tra Jesolo, Caorle ed Eraclea, con un bottino senza precedenti di medaglie conquistate dagli atleti della nazione di casa: 127 ori, 106 argenti e 104 bronzi, per un totale di 337 piazzamenti sul podio. L’Italia è anche prima nel medagliere, davanti alla Germania, arrivata a 119 ori. Mai così tante vittorie per gli azzurri nella rassegna continentale “over 35”. Grandi numeri anche di partecipazione complessiva, con oltre cinquemila iscritti (5039 per l’esattezza) e un record di 43 paesi europei presenti nella manifestazione andata in scena per la ventunesima volta, la quarta in Italia dopo l’appuntamento inaugurale di Viareggio nel 1978, seguito poi da Verona (1988) e Cesenatico (1998). Stabiliti in tutto 10 primati mondiali di categoria, compreso quello realizzato a Jesolo nella mattinata conclusiva dalla genovese Silvia Bolognesi sulla mezza maratona W65 con il tempo di 1h32’51”. La portacolori del Cambiaso Risso Running Team, classe 1954, toglie cinque secondi al limite che dal 2009 apparteneva alla svizzera Emma Luthi, in 1h32’56”, e diventa così la migliore 65enne della storia sui 21.097 chilometri. Nella stessa gara, una nuova impresa dell’eterno Angelo Squadrone (Marathon Club Pisa), di origine pugliese ma residente nella città toscana. Con i suoi novant’anni compiuti in febbraio, il colonnello dei paracadutisti in congedo corre in 3h12’14” e firma il record europeo M90. Il bilancio finale è quindi di 10 primati del mondo, 12 continentali e 27 migliori prestazioni italiane.
L’ultima giornata si chiude con ben 26 titoli agli atleti azzurri. Nei 10 chilometri di corsa, sempre sulle strade di Jesolo, ancora vincenti il bellunese Said Boudalia (M50, Cagliari Marathon Club) in 31’20” e la sarda Claudia Pinna (W40, Cus Cagliari) con 35’39”, entrambi al secondo successo dopo quello nei 5000 su pista. Dalle staffette 4x400 metri a Caorle arrivano quattro ori azzurri: spicca il trionfo M70 di Aldo Del Rio (Road Runners Club Milano), Rudolf Frei (Sportclub Merano), Roberto Paesani (Romatletica Footworks) e Livio Bugiardini (Sef Macerata) che in 4’18”72 sfiorano il record mondiale. Tra le donne festeggiano Yolanda Clant (Pol. Caprioli), Cristina Gallì (Atl. Virtus Castenedolo), Paola Pascon (Atl. San Biagio), Maria Costanza Moroni (Gs Ermenegildo Zegna) nella gara W50 in 4’16”06 e Agnese Rossi (Liberatletica Roma), Simona Prunea (Gs Orecchiella Garfagnana), Lara Gualtieri (Atl. 85 Faenza), Cristina Sanulli (Atl. Endas Cesena) tra le W45 con 4’13”93, invece Marco Palmieri (Athletic Club 96 Alperia), Gianmattia Guglielmini (Centro Atl. Copparo), Alessandro Bartocci (Athlon Bastia), Massimo Furcas (Atl. Mogliano) si aggiudicano la 4x400 M35 in 3’29”49.
Poker d’oro per Bruno Baggia. Il mezzofondista trentino prevale anche nella mezza maratona M85 con 2h08’51”, dopo essere già riuscito a imporsi nei 1500 metri oltre che sui 5000 e nel cross. A Jesolo altri cinque azzurri si prendono l’oro sui 21,097 chilometri: Salvatore Gambino (M35, Dk Runners Milano), Fernando Gatti (Gruppo Pol. Assemini) in volata nella gara M75, Claudia Gelsomino (W50, Cardatletica), Loretta Bettin (W35, Atl. Paratico) e Giorgia Bocchetto (W55, Lbm Sport Team), mentre nei 10 chilometri primeggiano Franca Costantini (W70, Gp Pretuzi Runners Teramo) e Maria Cristina Fragiacomo (W80, Atl. Aviano). Poi dieci vittorie a squadre per gli atleti della mezza maratona, cinque maschili (M35, M40, M45, M50, M60) e altrettante femminili (W35, W45, W50, W55, W60).

“Sono stati dieci giorni di grande sport - le parole di Luciano Striuli, sindaco di Caorle - e spero che tutti gli atleti si siano trovati bene nei nostri impianti sportivi, così come le loro famiglie e gli accompagnatori nelle tre località. Tranne due giornate di maltempo, c’è stato il sole e quindi la possibilità di apprezzare le spiagge e il nostro mare. Siamo grati all’associazione europea, che ha scelto il Veneto per un evento così importante, e il ringraziamento più grande va ai volontari, che si sono impegnati al massimo”.
Esterina Idra, assessore allo sport del Comune di Jesolo, ha dichiarato: “Avere qui le bandiere di così tanti paesi vuol dire integrazione tra i popoli. Vogliamo continuare a vedere turismo da tutte le nazioni e rinnovo l’invito, a chi ha potuto visitare i nostri luoghi, a tornare qui nei prossimi anni”.
“Grazie agli atleti partecipanti - ha aggiunto Giuseppe Vivola, commissario prefettizio di Eraclea - che hanno reso viva la manifestazione. Spero che non sia una semplice vetrina internazionale, ma che possano comunicare a tutti che il litorale veneto è una destinazione per le loro vacanze”.
Vito Vittorio, presidente del comitato organizzatore locale, ha sottolineato: “C’è la gioia e la consapevolezza di aver dato al territorio, e spero a tutti i presenti, una straordinaria occasione di fratellanza. Il ringraziamento va alle amministrazioni locali, per aver messo a disposizione non solo gli impianti sportivi, ma anche il loro impegno e le loro strutture organizzative. Viva lo sport, viva l’atletica master”.
Kurt Kaschke, presidente EMA (European Masters Athletics), si è espresso così: “Dobbiamo ringraziare gli organizzatori, per queste belle giornate che saranno un’esperienza utile in vista dei prossimi eventi, e i volontari che non si sono mai risparmiati. Abbiamo operato fianco a fianco, ed è lavorando insieme che si può andare avanti”. Adesso il testimone passa a Tampere, in Finlandia, per gli Europei Master 2021.

 

MEDAGLIE ITALIANE - DECIMA GIORNATA

ORO (26)

Mezza maratona M35: Salvatore Gambino (Dk Runners Milano) 1h09’04”

Mezza maratona squadra M35: Salvatore Gambino (Dk Runners Milano), Fabio Gala (Atl. Brescia Marathon), Leonardo De Toni (Amatori Atl. Chirignago)

Mezza maratona squadra M40: Alessandro Claut (Dk Runners Milano), Cristian Marianelli (Tiferno Runners), Claudio Tanzi (Gs Italpose)

Mezza maratona squadra M45: Francesco Duca (Pol. Vodo di Cadore), Piero Panozzo (Atl. Vicentina), Alviero Atzeni (Cagliari Marathon Club)

10 km corsa M50: Said Boudalia (Cagliari Marathon Club) 31’20”

Mezza maratona squadra M50: Francesco Berardi (Fano Corre Tonelli), Daniele Sperindei (Atl. Banca di Pesaro Centrostorico), Paolo Martellini (#iloverun Athletic Terni)

Mezza maratona squadra M60: Virginio Trentin (Atl. San Biagio), Claudio Faraoni (Atl. Di Marco Sport), Fedele Badolato (Pol. Valli Giudicarie Esteriori)

Mezza maratona M75: Fernando Gatti (Gruppo Pol. Assemini) 1h43’34”

Mezza maratona M85: Bruno Baggia (Atl. Valli di Non e Sole) 2h08’51”

Mezza maratona M90: Angelo Squadrone (Marathon Club Pisa) 3h12’14”

Mezza maratona W35: Loretta Bettin (Atl. Paratico) 1h24’04”

Mezza maratona squadra W35: Loretta Bettin (Atl. Paratico), Fabiola Giudici (Athletic Club Apicilia), Mery Ellen Herman (Gp Santi Nuova Olonio)

10 km corsa W40: Claudia Pinna (Cus Cagliari) 35’39”

Mezza maratona squadra W45: Tatiana Betta (Podistica Messina), Moira Campagnaro (Pol. Brentella), Anna Busetto (Due Torri Sporting Noale)

Mezza maratona W50: Claudia Gelsomino (Cardatletica) 1h22’48”

Mezza maratona squadra W50: Claudia Gelsomino (Cardatletica), Manuela D’Andrea (Podisti Cordenons), Marilena Dall’Anese (Atl. Aviano)

Mezza maratona W55: Giorgia Bocchetto (Lbm Sport Team) 1h29’46”

Mezza maratona squadra W55: Giorgia Bocchetto (Lbm Sport Team), Anna Maria Caso (Positano Run & Trail), Lorenza Pennisi (Atl. Fortitudo Catania)

Mezza maratona squadra W60: Cristina Frontespezi (Atl. Roata Chiusani), Antonella Sassi (Gs Il Fiorino), Lorella Fumagalli (Road Runners Club Milano)

Mezza maratona W65: Silvia Bolognesi (Cambiaso Risso Running Team Genova) 1h32’51”

10 km corsa W70: Franca Costantini (Gp Pretuzi Runners Teramo) 52’16”

10 km corsa W80: Maria Cristina Fragiacomo (Atl. Aviano) 1h15’24”

 

ARGENTO (20)

10 km corsa M35: Domenico La Banca (Gs Il Fiorino) 33’42”

10 km corsa M40: Gianluca Borghesi (Atl. Avis Castel San Pietro) 32’23”

Mezza maratona M40: Alessandro Claut (Dk Runners Milano) 1h09’15”

Mezza maratona M45: Francesco Duca (Pol. Vodo di Cadore) 1h12’58”

10 km corsa M55: Enrico Eula (Atl. Casone Noceto) 35’53”

Mezza maratona M60: Virginio Trentin (Atl. San Biagio) 1h22’50”

10 km corsa M65: Rolando Di Marco (Atl. Di Marco Sport) 40’53”

10 km corsa M70: Salvatore Puglisi (Gs Tortellini Voltan Martellago) 43’40”

Mezza maratona M70: Rudy Bassani (Atl. Virtus Senago) 1h38’34”

10 km corsa M80: Cosimo Mongelli (Podistica Taras) 52’35”

Mezza maratona M80: Norico Cenci (Gs Pieve a Ripoli) 2h07’05”

Mezza maratona W35: Fabiola Giudici (Athletic Club Apicilia) 1h25’29”

Mezza maratona W45: Tatiana Betta (Podistica Messina) 1h29’15”

10 km corsa W50: Enrica Carrara (Atl. Lumezzane) 39’16”

10 km corsa W55: Elena Fustella (Atl. Lecco Colombo Costruzioni) 40’50”

10 km corsa W70: Liviana Piccolo (Expandia Atl. Insieme Verona) 55’11”

 

BRONZO (20)

10 km corsa M35: Luca Benini (Atl. Avis Castel San Pietro) 33’46”

Mezza maratona M40: Cristian Marianelli (Tiferno Runners) 1h09’52”

10 km corsa M45: Graziano Zugnoni (Gp Santi Nuova Olonio) 34’02”

10 km corsa M50: Francesco Turano (Cosenza K42) 34’25”

Mezza maratona M60: Claudio Faraoni (Atl. Di Marco Sport) 1h24’15”

10 km corsa M65: Romano Benzi (Atl. Piacenza) 42’54”

Mezza maratona squadra M65: Robert Knoll (Sarntal Raiffeisen), Mauro Bianchi (Cambiaso Risso Running Team Genova), Franco Mason (Atl. Audace Noale)

10 km corsa W35: Chiara Giachi (Atletica 2005) 38’13”

Mezza maratona W35: Mery Ellen Herman (Gp Santi Nuova Olonio) 1h25’35”

Mezza maratona W45: Moira Campagnaro (Pol. Brentella) 1h29’41”

Mezza maratona W50: Manuela D’Andrea (Podisti Cordenons) 1h28’13”

10 km corsa W55: Carmen Piani (Atl. Lecco Colombo Costruzioni) 42’13”

Mezza maratona W60: Cristina Frontespezi (Atl. Roata Chiusani) 1h38’37”

10 km corsa W65: Annamaria Galbani (La Michetta) 50’12”

10 km corsa W70: Donata Torcoli (Atl. Lumezzane) 58’25”

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Ogni anno la pubblicazione dei regolamenti Fidal per la stagione successiva dà la sconfortante impressione che l’UCAS (Ufficio Complicazioni Affari Semplici) imperi sovrano.

L’articolo 34.1 delle Norme per l’organizzazione delle manifestazioni non stadia 2019  introduce una novità della quale francamente non si sentiva la mancanza.

“I partecipanti alle manifestazioni non stadia saranno suddivisi in una o più categorie élite (integralmente soggette al R.T.I), mentre per tutti i restanti partecipanti, “altri atleti”, sarà l’organizzatore stesso a definire le norme applicabili. Qualora la manifestazione sia valida quale Campionato Federale, potranno partecipare allo stesso solo gli atleti élite come definiti nello specifico regolamento”.

Ma non finisce qui: “7.1 – Durante lo svolgimento delle gare non stadia gli atleti devono indossare la maglia sociale. Tale obbligo può essere derogato per tutti gli atleti, tranne gli atleti élite nelle manifestazioni abbinate ai Campionati Federali o che prevedano  modalità di classifica per Società. Tale deroga non dovrà impedire la visuale ai Giudici degli elementi identificativi del concorrente”.

Le conseguenze burocratiche di tutto ciò sono pesanti: l’organizzatore deve indicare nel dispositivo chi sono gli atleti “élite” e chi gli “altri”, le Società devono iscrivere gli atleti specificando di quale categorie si tratti, le classifiche individuali ed eventualmente di squadra devono riguardare gli atleti “élite” distinti nelle categorie o fasce d’età. Per gli “altri” sarà facoltà dell’organizzatore provvedere alle classifiche o meno. Non siamo su “scherzi a parte”, ma sull’ennesima prova di quanto il Palazzo sia lontano dalla realtà del Podismo.

Ad aumentare il distacco tra Paese reale e Istituzioni arriva anche la disposizione che oltre a Maratone e Mezze Maratone anche 5 e 10 km saranno esclusivamente competizioni del calendario Nazionale, e dal 2020 le gare non omologate non potranno usare i termini 5 e 10 km. Ripetendo quanto già detto con Maratone e Mezze Maratone, basterà scrivere sul volantino “circa” e il gioco è fatto.

 

[F.M] Una prima domanda che il podista medio, o meno che medio, si fa è: in base a quale diritto (intendo diritto civile, costituzionale, non ‘sportivo’) una Federazione può stabilire che solo lei ha la licenza di gestire certi tipi di gare, anche su brevi distanze (cioè inferiori a quei 20 km che sarebbero – non si capisce in base a quali evidenze scientifiche – il limite dopo cui scattano rischi medici-cardiologici)?

 

La FIDAL per mandato autorizza e disciplina le manifestazioni di atletica leggera in Italia.
La corsa su strada è un fenomeno spontaneo con l’unico motto “Correre in salute e in allegria”, ma è chiaro che, come tutti i fenomeni,  va controllato per evitare la proliferazione e la crescita disordinata, come purtroppo è sotto gli occhi di tutti. La FIDAL ha come compito gestire l’attività AGONISTICA, ma la realtà sotto gli occhi di tutti è che almeno la metà delle manifestazioni su strada sono NON competitive o ludico-motorie, dunque dovrebbe far parte di un organismo super partes. È  indispensabile che solo UNO gestisca l’attività non stadia, una Federazione Podistica Italiana, come da 40 anni sostengo.

L’articolo 9 del Codice della strada stabilisce che la corsa su strada è VIETATA, chi vuole organizzare una manifestazione AGONISTICA deve chiedere l’autorizzazione e presentare l’assicurazione RC e Arredo urbano. NON dice niente sulle manifestazioni NON agonistiche, che oggi sono la maggioranza: esiste un vuoto legislativo preoccupante, le non competitive possono essere ammesse senza alcuna richiesta però rispettando il Codice della Strada, cioè corsa sui marciapiedi, o a sinistra dove non ci sono, stop ai semafori eccetera.

[F.M.] Riportiamo anzitutto i commi del CdS che ci riguardano:
1. Sulle strade ed aree pubbliche sono vietate le competizioni sportive con veicoli o animali e quelle atletiche, salvo autorizzazione. L'autorizzazione è rilasciata dal comune in cui devono avere luogo le gare atletiche e ciclistiche e quelle con animali o con veicoli a trazione animale. Essa è rilasciata dalla regione e dalle province autonome di Trento e di Bolzano per le gare atletiche, ciclistiche e per le gare con animali o con veicoli a trazione animale che interessano più comuni.

  1. Le autorizzazioni di cui al comma 1 devono essere richieste dai promotori almeno quindici giorni prima della manifestazione per quelle di competenza del sindaco e almeno trenta giorni prima per le altre e possono essere concesse previo nulla osta dell'ente proprietario della strada.
  2. Per tutte le competizioni sportive su strada, l'autorizzazione è altresì subordinata alla stipula, da parte dei promotori, di un contratto di assicurazione per la responsabilità civile di cui all'art. 3 della legge 24 dicembre 1969, n. 990, e successive modificazioni e integrazioni. L'assicurazione deve coprire altresì la responsabilità dell'organizzazione e degli altri obbligati per i danni comunque causati alle strade e alle relative attrezzature. I limiti di garanzia sono previsti dalla normativa vigente.

6-quater. Per le competizioni ciclistiche o podistiche, ovvero con altri veicoli non a motore o con pattini, che si svolgono all'interno del territorio comunale, o di comuni limitrofi, tra i quali vi sia preventivo accordo, la scorta può essere effettuata dalla polizia municipale coadiuvata, se necessario, da scorta tecnica con personale abilitato ai sensi del comma 6-ter.

  1. Al termine di ogni competizione il prefetto comunica tempestivamente al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ai fini della predisposizione del programma per l'anno successivo, le risultanze della competizione precisando le eventuali inadempienze rispetto alla autorizzazione e l'eventuale verificarsi di inconvenienti o incidenti.

7-bis. Salvo che, per particolari esigenze connesse all'andamento plano-altimetrico del percorso, ovvero al numero dei partecipanti, sia necessaria la chiusura della strada, la validità dell'autorizzazione è subordinata, ove necessario, all'esistenza di un provvedimento di sospensione temporanea della circolazione in occasione del transito dei partecipanti ai sensi dell'articolo 6, comma 1, ovvero, se trattasi di centro abitato, dell'articolo 7, comma 1.

Dunque non mi pare che siano vietate le gare ‘ufficiali’, indipendentemente da chi le organizza. Certo, è vietato a un gruppo di amici improvvisare una corsa per strada; ma qualsiasi “promotore” può chiedere il permesso al suo comune.
Quanto alla pretesa esclusiva Fidal,  la Fidal stessa dipende dal CONI, che dovrebbe occuparsi solo di preparare atleti per le Olimpiadi, dunque solo delle “élites”, si presume generalmente in età giovanile; per gli altri milioni di praticanti il podismo, per ragioni di salute, di benessere anche psicologico, non possono bastare gli Enti di propaganda, che sono riconosciuti e disciplinati? E perché a un EPS dovrebbe essere vietato organizzare una maratona o maratonina, se i partecipanti rispettano le norme sanitarie ?

 

E’ significativa al riguardo l’esperienza degli European Master Games.
Sul sito della manifestazione era scritto CHIARO: è necessaria la visita medica agonistica, era l’unica condizione, a parte la tassa d’iscrizione, per partecipare ai Giochi; oltre agli stranieri che non hanno vincoli di tesseramento, anche molti italiani NON tesserati o tesserati solo per un EPS hanno potuto gareggiare e anche vincere qualche titolo.
La visita medica agonistica è stabilita da una legge dello Stato e per certe manifestazioni particolarmente impegnative è indispensabile, però se si passasse finalmente alla classificazione Professionisti, Semiprofessionisti e DILETTANTI, in base alle regole vigenti questi, che sono la stragrande maggioranza, avrebbero solo l’obbligo del certificato medico non competitivo, se poi non fossero tesserati, nemmeno di quello: basterebbe etichettare la manifestazione come ludico motoria.

 [F.M.] Parliamo ora di convenzioni e doppio tesseramento. Sull’ultimo numero di un diffuso periodico podistico cartaceo, vedo bellamente reclamizzate a pagina intera almeno due 21,097, chiamate “Half marathon”, dove compare solo il logo della Uisp o comunque non appare il nome della Fidal. Basta scrivere in inglese e non si paga dazio? Gli atleti tesserati Fidal – e certamente a queste gare ci vanno degli élite, che riceveranno premi in denaro – avranno il diritto di partecipare o rischiano sanzioni?

Il problema, per atleti, giudici (e anche organizzatori) è il DOPPIO TESSERAMENTO. Dobbiamo uscire da questo equivoco che fa comodo a tutti, TESSERAMENTO UNICO e poi vinca il migliore!
Se un giudice è FIDAL, è SOLO FIDAL; se un atleta è tesserato UISP è SOLO UISP, l’accordo può essere solo previsto per la singola gara, OPEN o NO.
Altro problema che compare nelle gare ‘open’ è la partecipazione di NON tesserati: prima di tutto l’organizzatore può far partecipare solo i SOCI, quindi se FIDAL solo i tesserati FIDAL, se UISP solo i tesserati UISP, la tassa d’iscrizione è in realtà una quota associativa che i soci versano all’organizzatore per coprire le spese, parlare di tassa d’iscrizione vuol dire VENDITA e, quindi, come tale DEVE pagare l’IVA, la FIDAL ha escogitato la Runcard quando un azzeccagarbugli ha fatto presente la MULTA pesante che avrebbe dovuto pagare in caso di contestazione.
Lasciamo stare il certificato medico, in base alla normativa nelle gare oltre i 20 km ci dovrebbe essere sempre quello agonistico e nelle altre, se non ludico motorie, il certificato non agonistico. Sottolineo che i certificati medici previsti dal Decreto sono TRE: Certificato medico Agonistico - Certificato medico non agonistico - Certificato medico ludico ricreativo,  facoltativo. Continuo a consigliare caldamente a chi organizza le cosiddette NON competitive di chiamarle ludico-motorie.

 [F.M.] Il discorso si allarga ai giudici di gara. È abbastanza normale che appassionati e benemeriti sportivi abbiano tessere di giudice sia Fidal sia Eps, e compaiano a giudicare gare omologate Fidal o gare di Eps, anche sulle distanze ‘proibite’. Noi li dovremmo ringraziare per la loro dedizione, ma che tipo di ‘legalità’ hanno questi comportamenti? Se sono perfettamente legali, perché allora la Fidal non aggiunge alle prestazioni dei propri atleti anche quelle conseguite in gare Eps?


Nella Convenzione è scritto chiaramente che i cosiddetti Giudici UISP possono occuparsi SOLO delle gare del settore Promozionale, nelle altre gare possono solo essere degli AUSILIARI.
Cosa significa “Giudice Nazionale UISP”? L’espressione non ha senso, gli unici GGG che possono omologare risultati e percorsi sono i GGG FIDAL, questo è confermato anche dalla Convenzione.
Qui casca l’asino: la Convenzione stabilisce che la FIDAL è l’unico Ente a certificare e omologare il percorso e la prestazione, ma sappiamo benissimo che è il Gruppo Giudici Gare ad avere completa autonomia giudicante e competenza tecnica esclusiva nell’applicare le norme del Regolamento Tecnico Internazionale, dunque se un Giudice FIDAL per una manifestazione NON approvata FIDAL, omologa il percorso e i risultati come si può sostenere che questi risultati NON sono validi ?
E’ quindi necessaria l’assoluta autonomia dei Giudici Gare: come esiste una FICR (Federazione Italiana Cronometristi) che certifica i tempi delle gare a prescindere da chi commissiona il lavoro, così una eventuale AIGAL (Associazione Italiana Giudici Atletica Leggera) dovrebbe, in uno sport “democratico”, garantire il rispetto del RTI indipendentemente dall’Ente che autorizza la manifestazione.

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Il Tribunale federale della Fidal ha assolto, “perché il fatto non sussiste”, l’organizzatore del Trieste Running Festival e presidente di Apd Miramar, Fabio Carini, dalle accuse di avere fatto “passare il messaggio, contrario ai valori della Fidal e del Coni, di una esclusione dovuta a motivi razziali” e “di avere omesso di comunicare alla Procura federale quanto di sua conoscenza in merito allo sfruttamento di atleti di origine africana”.

“Sono felice che l’opportuna indagine avviata dalla Fidal - commenta Carini, assistito nell’occasione dall’avvocato Matteo Annunziata del Foro di Roma - abbia completamente riabilitato l’immagine di un evento sportivamente e socialmente inclusivo qual è il Trieste Running Festival, una delle kermesse di running più partecipate in Italia, e la mia personale di uomo ancora prima che di organizzatore.
Attraverso le mie parole, quelle reali e non le fanta-interpretazioni riportate da certi media e sulle piattaforme social, che hanno contribuito a diffondere un messaggio distorto, distorsivo e pericolosamente indirizzato a fomentare odio, il Trieste Running Festival ha voluto sensibilizzare il mondo sportivo, e non solo, rispetto alla necessità di normare, verificare, riequilibrare e garantire i valori etici ed economici che contraddistinguono la pratica lavorativa della corsa a livello professionale. Adesso auspico che tutti i portatori d’interesse possano lavorare insieme per costruire un running sempre più etico, attrattivo e solidale al fine di essere da esempio positivo per lo sport nazionale e internazionale.
Al termine di questa vicenda che, per troppo tempo, ha sconvolto la mia vita a tutti i livelli, desidero ringraziare tutti coloro i quali hanno immediatamente colto la realtà di fatti e parole e non la loro strumentalizzazione. L’affetto e la stima che mi avete tributato e l’eccellente lavoro dell’avvocato Annunziata sono stati fondamentali per superare i momenti difficili e giungere a questa svolta che ci dà grandi motivazioni per organizzare un Trieste Running Festival 2020 che, festeggiando così i 25 anni della Mezza Maratona di Trieste, sarà contraddistinto da un impegno etico ancora più accentuato e condiviso”.

 Tra quanti avevano ” immediatamente colto la realtà di fatti e parole e non la loro strumentalizzazione” ci annoveriamo senz’altro noi, che il 27 aprile in questo articolo avevamo preso le distanze da quanti si erano precipitosamente stracciate le vesti. Ecco il pezzo:

http://www.podisti.net/index.php/commenti/item/3819-la-mezza-di-trieste-esclude-gli-africani.html

Per brevità ne riportiamo qualche stralcio:

Poco dopo la presentazione del 3° Trieste Running Festival, la manifestazione podistica che prevede tre gare dal 2 al 5 maggio, il cui clou sarà la mezza maratona internazionale affiliata Aims e naturalmente Fidal, è esplosa la polemica sfociata in accuse di “epurazioni”, di razzismo o peggio (specialmente ad opera di un partito che a tutto si appiglia pur di attenuare le presenti e future scoppole elettorali).
È successo che Fabio Carini, il presidente della Apd Miramar organizzatrice delle gare, ha dichiarato: "Quest'anno abbiamo deciso di prendere soltanto atleti europei per dare uno stop affinché vengano presi dei provvedimenti che regolamentino quello che è attualmente un mercimonio di atleti africani di altissimo valore, che vengono semplicemente sfruttati, e questa è una cosa che non possiamo più accettare. In Italia troppi organizzatori subiscono le pressioni di manager poco seri che sfruttano questi atleti e li propongono a costi bassissimi, e questo va a scapito della loro dignità, perché molto spesso non intascano niente e non vengono trattati con la giusta dignità di atleti e di esseri umani, ma anche a discapito di atleti italiani ed europei che chiaramente, rispetto al costo della vita, non possono essere ingaggiati perché hanno costi di mercato”. 
Ai primi commenti negativi, Carini ha aggiunto: “Mi spiace se qualcuno se l'è presa, hanno preso una cantonata mostruosa. Ora è il momento che da questa Trieste, città multiculturale, si dica basta allo sport che non è etico. Il nostro obiettivo è che questo non rimanga un fatto isolato ma che si cambino le regole".

I commenti – come detto, pressoché unilaterali – sono arrivati ad affermare che “si impedisce a dei professionisti di prendere parte a una gara perché provenienti dall'Africa”, e sarebbe “una vergogna inflitta a una città come Trieste e a una regione come il Friuli Venezia Giulia, da sempre culle di civiltà". 
“Impedire”? Se chi ha usato questo verbo avesse aperto il sito degli organizzatori e letto il regolamento, forse non sarebbe ricorso a questo tipo di disinformacjia. Le iscrizioni sono tuttora aperte, alla quota finale di 25 euro. […]

Se poi un africano (o un giapponese...) bravo decidesse di iscriversi e andasse a premio perché va più forte di svedesi e sloveni, chi potrebbe impedire a lui l’iscrizione e, alla fine, di ricevere gli euro previsti? Euro che peraltro restano un po’ misteriosi, dato che non li abbiamo trovati sul sito o sul regolamento… ma che sicuramente ci sono. E nella serata di sabato Carini dichiara che "inviteremo anche atleti africani": ovviamente non dice a che prezzo; ma forse il politically correct ha i suoi costi. […]
Fin che c'è, chi parla di razzismo potrebbe dimostrare che dice sul serio pagando a sue spese l’ingaggio di quanti “extra” vuole: abbiamo visto che costano poco, che difficoltà ci sarebbe a tirar fuori, dai famosi “rimborsi elettorali” o dalle “cene di finanziamento” o dalle tavolate ai festival, 300 o 500 euro? Anime generose, in un recente passato e certamente anche oggi, si sono impegnate per pagare le rette di asili e mense a bambini stranieri che non ce la facevano. Se pagare gli ingaggi è 'umanitario', avanti pure!

 Come è noto, la società organizzativa, incalzata anche dall’inchiesta Fidal allora annunciata, e pressata anche dallo sponsor principale, aprì le porte ad atleti africani, uno dei quali, il ruandese Noel Hitimana, vinse la competizione maschile (con quattro africani nelle prime sei posizioni); tra le donne, la burundiana Cavaline Nahimana giunse seconda dietro la favorita bielorussa Volha Mazuronak:

 
http://podisti.net/index.php/cronache/item/3897-trieste-trieste-24-half-marathon.html

Quanto all’interrogazione, infine, presentata per l’occasione dall'onorevole italo-congolese Cécile Kyenge al parlamento della UE, ci risulta solo che alle elezioni europee di pochi giorni dopo l’onorevole non è stata rieletta.

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La Casta (casta, eppure capace di molti incesti) asserisce: Roma locuta, causa finita.

Roma padrona, tuttavia c’è un giudice anche a Berlino… E prima ancora, c’è lo sdegno della gente comune.

Cominciamo dai fatti. Ecco la sentenza, firmata dal dottor Antonio Matella, vicepresidente del Tribunale Nazionale Antidoping – prima sezione, e controfirmata da tre avvocati Melandri Sieni Tomaselli; qui da noi corredata dagli articoli del codice cui fa riferimento (ha collaborato alla raccolta dati Roberto Annoscia):

La Prima Sezione del Tribunale Nazionale Antidoping, nel procedimento disciplinare a carico del sig. Alessio Guidi (tesserato FIDAL/FITRI), visti gli artt. 2.9, 4.3.4 delle NSA, afferma la responsabilità dello stesso in ordine all’addebito ascrittogli e gli infligge la squalifica di 2 anni, a decorrere dal 24 giugno 2019 e con scadenza al 23 giugno 2021. Condanna il sig. Guidi al pagamento delle spese del procedimento quantificate forfettariamente in euro 378,00.

Ecco gli articoli serviti ai legulei di oggi: annoverabili nella categoria che pochi giorni fa abbiamo definito “le vestali dell’antidoping” (pensando ai “professionisti dell’antimafia” di cui parlava Sciascia).

2.9 Complicità. Fornire assistenza, incoraggiamento e aiuto, istigare, dissimulare o assicurare ogni altro tipo di complicità intenzionale in riferimento a una qualsiasi violazione o tentata violazione delle NSA o violazione dell’articolo 4.12.1 da parte di altra persona.

4.3.4 Per le violazioni dell’articolo 2.9 (Assistenza) il periodo di squalifica deve essere pari almeno a 2 (due) anni, fino ad un massimo di 4 (quattro) anni, a seconda della gravità della violazione.

4.12.1 Divieto di partecipare alle attività sportive durante il periodo di squalifica. Nessun Atleta o altra Persona squalificata può partecipare a qualsiasi titolo, per tutto il periodo di squalifica, ad una competizione o ad un'attività (con l’eccezione dei programmi di formazione antidoping e riabilitazione autorizzati da NADO Italia) che sia autorizzata o organizzata da un Firmatario del Codice WADA, da un'organizzazione ad esso affiliata, da una società o altra organizzazione affiliata ad un’organizzazione affiliata a un Firmatario, oppure a competizioni autorizzate o organizzate da una lega professionistica o da una qualsiasi organizzazione di eventi sportivi a livello nazionale o internazionale, o qualsiasi attività sportiva agonistica di alto livello o di livello nazionale finanziata da un ente governativo. Un Atleta o altra Persona che sconti un periodo di squalifica più lungo di quattro anni può partecipare da Atleta, alla fine del quarto anno di squalifica, ad eventi sportivi locali che non si svolgano sotto l’egida o comunque la giurisdizione di un Firmatario o un membro di un Firmatario, ma solo se l'evento sportivo locale è ad un livello che non può consentire di qualificarsi direttamente o indirettamente (né di accumulare punti) per competere nel campionato nazionale o in un evento internazionale.

Cosa ha fatto Alessio Guidi, presidente della società bolognese “Passo Capponi” da lui stesso fondata, e artefice di innumerevoli altre iniziative che hanno smosso il fatiscente podismo amatoriale emiliano (portandolo, fra l'altro, a dare soccorsi materiali ai terremotati, poi agli alluvionati della Bassa modenese)? Si è drogato? No. Anzi!

Il 1° novembre, data assegnata dalla Fidal per la nuova auspicata maratona di Bologna, dato che la maratona vera non si faceva ha organizzato lui una maratona libera, senza iscrizioni, senza vigili, senza transenne, senza pettorali, con un percorso definito solo approssimativamente (chi scrive aveva meditato di andarci, poi rinunciò per ragioni familiari, ma ugualmente seguì l’iniziativa).

Ebbene, tra i 40/ 50 partecipanti di quella mattina piovosa, oltre a Vito Melito plurivincitore del “Passatore”, e alla coppia Alessandro Mascia – Simona Bacchi che ben conosciamo,  apparve Roberto Barbi, maratoneta plurisqualificato per doping.

Ne abbiamo parlato, in un articolo del  4 novembre scorso, letto oltre  1800 volte e che forse vale la pena di rileggere anche adesso

https://www.podisti.net/index.php/commenti/item/2768-maratona-di-bologna-per-ora-autogestita.html

Era una corsa in famiglia, o meglio ancora, un libero raduno: chi cc’è cc’è, e chi nun c’è se vva a ffà ddà in tel Ku (così si scriveva a Bologna sui muri dell’università ai tempi della festa della matricola), non una gara federale succhiasoldi tra omologazione e runcard e certificati e balle varie, compresa la circolare Gabrielli.

Guidi, si sia accorto o no della presenza indebita, non ha segato le gambe a nessuno: ebbene, tutto ciò è stato visto dai giudici (di Roma, non di Berlino) come complicità, incoraggiamento al doping, per aver fatto partecipare persone che non possono gareggiare in quanto sospese.
(Vuol dire che Barbi non può nemmeno fare due passi di corsa in libertà per conservare il peso-forma? Il negozio che gli vende le scarpe è passibile di complicità?)

La prova della complicità sarebbe la foto collettiva in cui Guidi appare anche con Barbi.   (Confesso che, quando vidi la foto, dovette esserci qualcuno a dirmi che c’era anche Barbi perché io non l’avevo riconosciuto).

Ecco la dichiarazione di Alessio Guidi espressa su Facebook pochi minuti dopo la sentenza:

Ciao a tutti, ci rivediamo il 23/06/21. Sinceramente ho poco da aggiungere, adesso devo solo capire cosa posso e cosa non posso fare sia da atleta che da Presidente di società.

PS per chi non conosce i fatti dico solo che non mi sono dopato, ma sono stato accusato di aver organizzato una manifestazione sportiva invitando a partecipare un atleta squalificato per doping.

PS2 io sono molto tranquillo e sereno perchè sono completamente estraneo alle accuse che mi sono state fatte e già da domani inizierò una lunga battaglia per far saltare fuori la verità.

Buone corse a tutti.

Dicevamo: c’è un giudice a Berlino (frase usata da un mugnaio del tardo Settecento, ingiustamente danneggiato da giudici corrotti, ma che alla fine ebbe ragione ricorrendo al sovrano Federico il Grande). Ci sono stati giudici che hanno ribaltato la sentenza di condanna di Enzo Tortora e altri che hanno assolto personaggi celebri messi in galera da PM affetti da protagonismo (anche se purtroppo quei giudici e quei PM hanno continuato indisturbati la loro carriera).

E’ ovvio che Alessio Guidi avrà ragione, in seconda istanza. Ma (se lo è chiesto lo scrivente, pochissimi giorni fa, danneggiato da una ‘sentenza’ emessa da un organismo non qualificato, eppure dotato di potere), vale la pena di fare ricorso? Forse basterebbe farsi una risata e brindare alla memoria del prof. Conconi e del dottor Ferrari, assurti ai più alti onori nella Fidal come ‘preparatori’ degli atleti da medaglie; e di quei papaveri federali che alzarono la pedana del pesista Andrei per fargli fare il record (hanno mai trovato un giudice che li ha condannati?).

Qualcuno proporrà sicuramente un hashtag Siamo tutti Alessio Guidi. Cominciamo da qui, invitando all’attenzione i solerti giudici: a chi firma il presente articolo, qualche anno fa, giunse da Alessio Guidi l'informazione amichevole che un suo atleta, impossibilitato per malattia a partecipare a una grossa maratona italiana, lasciava 'libero' il suo pettorale. Il sottoscritto ne approfittò e corse la maratona, finendo in classifica col nome dell’altro (perché non si poteva più cambiare). E magari, siccome ero raffreddato,  mi ero fatto pure qualche inalazione di Vicks: doping! Meritiamo un’altra bella squalifica.
Pazienza: se non potrò correre maratone in Italia, con Alessio (che sulla mezza ha 1.19, sulla maratona ha 2.48 ma anche 6.34 per aiutare amici in difficoltà) andrò in Svizzera o in America, dove sono organizzate senza i cavilli che a noi italiani tocca di subire.

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1° giugno - Sabato a Genova si sono disputati i Campionati italiani Master di corsa su strada sui 10 chilometri.

Nulla da dire sull’organizzazione, quasi perfetta, ciò che lascia perplessi è la data: 1° giugno sabato pomeriggio, temperatura 30°.

Col percorso di 1.650 metri da percorrere sei volte tra andata e ritorno, dai Bagni San Nazaro alla Chiesa di Boccadasse;  e  quattro serie: Under 35 e Runcard alle 14, Donne alle 15,30,  SM35 – 50 alle 16,30,  SM55 e oltre alle 18: insomma, è stata una “carneficina”, 1200 iscritti, 940 arrivati, cioè uno su cinque si è ritirato.

Nonostante ciò i tempi registrati, seppur superiori a quelli normalmente segnati dai protagonisti, restano di alto livello a riprova dell’ importanza del mondo podistico italiano, che meriterebbe maggior attenzione.

I campionati su strada: 10 km, mezza maratona e maratona  non possono svolgersi che in primavera e in autunno.

Il percorso su più giri non è da consigliare, all’ultimo passaggio si sono verificati i maggiori ritiri, il podista ama il giro unico possibilmente in un ambiente ameno.

Le partenze separate tra le varie categorie non hanno senso, ognuno di noi aveva un dorsale con la categoria di appartenenza, in totale eravamo un migliaio, un numero non impossibile da gestire con i transponder. Se proprio si volevano tutelare le categorie, si potevano predisporre tre cancelli d’ingresso, donne, SM35 e SM50, SM55 e oltre, si sarebbe risolto tutto in due ore al massimo.

 

Campioni italiani master 10 km di corsa su strada 2019
Uomini
SM35: Giovanni Auciello (Atl. Casone Noceto) 31:15
SM40: Gianluca Borghesi (Atl. Avis Castel San Pietro) 31:43
SM45: Joachim Nshimirimana (Atl. Casone Noceto) 31:27
SM50: Giorgio Campana Binaghi (Cus Bergamo Atletica) 33:44
SM55: Massimo Galfrè (Dragonero) 35:51
SM60: Maurizio Vagnoli (Atl. Avis Perugia) 36:53
SM65: Michele Gallo (Montedoro Noci) 39:02
SM70: Luciano Faraguna (Atl. Paratico) 44:09
SM75: Fernando Rocca (Pbm Bovisio Masciago) 47:39
SM80: Giacomo Moleri (Atl. Treviglio) 50:59

Donne
SF35: Lorella Bettin (Atl. Paratico) 38:26
SF40: Francesca Durante (N. Atl. Fanfulla Lodigiana) 37:07
SF45: Daniela Ferraboschi (Atl. Mds Panariagroup) 38:42
SF50: Claudia Gelsomino (Cardatletica) 37:14
SF55: Elena Fustella (Atl. Lecco Colombo Costruzioni) 41:13
SF60: Giovanna Cavalli (Atl. Paratico) 42:48
SF65: Silvia Bolognesi (Cambiaso Risso Running Team Genova) 43:24 MPI
SF70: Rita Pezzica (Stracarrara) 55:48
SF75: Raffaella Dall’Aglio (Atl. Casone Noceto) 1h02:13

A livello di società conferma per i bresciani dell’Atletica Paratico che hanno conquistato entrambi i titoli di club, maschile e femminile.

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Noi tutti, componenti del Comitato Organizzatore Locale dei prossimi Campionati Europei Master di atletica leggera 2019, prestiamo molta attenzione ai suggerimenti e alle considerazioni che gli appassionati di Atletica e gli atleti master in particolare desiderano farci pervenire.

Perciò ho letto con grande interesse l’intervento del vostro redattore Rodolfo Lollini.

http://www.podisti.net/index.php/commenti/item/3977-jesolo-campionato-europeo-o-minestrone.html

La dedizione con cui vive la sua esperienza di atleta master si evidenzia benissimo attraverso la partecipazione ai più importanti eventi internazionali master degli ultimi anni. Tuttavia la passione con cui ha preso parte a questi eventi non gli ha probabilmente consentito di notare che, in tutte le manifestazioni sotto l’egida della EMA da lui stesso citate, se ha corso in gare su strada allora ha gareggiato accanto ad atleti non iscritti ai Campionati ufficiali.

Come è noto a tutti gli atleti master, la European Master Athletics, la Federazione Europea Master ufficialmente riconosciuta dalla EAA, ha adottato da molti anni la regola di consentire la partecipazione di atleti non europei alle gare Non Stadia e alle gare in pista, limitatamente, in questo secondo caso, al primo turno di gare, senza possibilità per tali atleti di poter concorrere ai turni successivi e quindi all’assegnazione dei titoli continentali.

Se è scontato che possano partecipare alle gare Open in pista solo atleti regolarmente tesserati per Società affiliate alle rispettive Federazioni nazionali di atletica leggera, ogni COL che organizza corse su strada è invece tenuto assolutamente a uniformarsi alle regole della propria nazione. Ed è per poter aderire a quanto auspicato dalla EMA che abbiamo dovuto quindi richiedere l’inserimento delle due gare Open di corsa su strada, con diverse denominazioni, nel calendario della FIDAL, naturalmente adottando le regole della nostra Federazione nazionale. Senza altri scopi fantasiosamente e, mi sia consentito, arbitrariamente adombrati.

A tale proposito, il nostro ufficio comunicazione e io stesso saremo sempre lieti di poter rispondere a qualsiasi domanda, sia pur essa retorica; basta interpellarci e forniremo tutte le informazioni e i chiarimenti ritenuti utili.

Non di un «minestrone» si tratta, dunque, ma di un bouquet all’interno del quale tutti possono cogliere l’opportunità di vivere le emozioni di un grande evento. La mezza maratona e la 10K Open non sono altre gare,  ma le medesime gare dei Campionati Europei, in cui viene data la possibilità ad atleti di altre categorie, o provenienti da paesi non europei, di vivere l’esperienza esaltante di una straordinaria manifestazione internazionale: senza concorrere però per i titoli, esattamente come è avvenuto in tutte le recenti edizioni dei Campionati Europei Master, compresa l’ultima edizione danese di Aarhus 2017.

Chiarito, spero, che le gare Open non sono una novità ma piuttosto una consuetudine, devo sottolineare che in effetti due novità in questa edizione degli EMAC ci sono. La prima è di carattere tecnico e riguarda l’inserimento, su richiesta della EMA, di una gara internazionale Open, perciò non inclusa nel programma dei campionati europei, di Nordic Walking, una specialità che, oltre a essere un’attività ricreativa, ludica e finalizzata al benessere, ha anche una sua declinazione agonistica; è una pratica che si sta lentamente diffondendo e in questa occasione si intende verificare in quali dimensioni.

La seconda, e più importante novità, è che questa edizione dei Campionati Europei Master si svolgerà nel paese più bello del mondo, l’Italia, e in uno dei territori più affascinanti del nostro paese, il Veneto, nell’area Metropolitana di Venezia, e più specificatamente nelle Città di Jesolo, Caorle ed Eraclea, località conosciute e apprezzate in tutta Europa e che da sempre hanno nell'efficienza e nella qualità dell’accoglienza il loro carattere distintivo.

Sono certo, perciò, che anche l’intero mondo dei Runners italiani, parte determinante del movimento master nazionale, saprà cogliere l’occasione per portare in alto l’Atletica master italiana contribuendo, con i suoi risultati e la sua partecipazione, al successo di questo importante evento.

 

Vito Vittorio

Presidente del COL dei Campionati Europei Master di atletica leggera 2019

 

NdR. Non è facile scovare, per gli utenti comuni (non registrati) la pagina relativa alle gare open http://www.openraces.emac-venice2019.com/half_mar.html

secondo la quale, tra i servizi offerti agli iscritti alla mezza maratona di Jesolo, 15 settembre (a quote variabili tra i 25 e i 35 euro, con scadenza al 25 agosto, mentre per i competitivi a pieno titolo l’iscrizione scadrà a fine  luglio e la quota fissa è di 55 €) c'è anche un "servizio di cronometraggio e classifiche". Evidentemente, una classifica distinta da quella dei partecipanti ‘ufficiali’, e che in ogni caso prevede anche per i ‘soprannumerari’ la premiazione dei primi tre uomini e donne.
Per il resto, la possibilità di "mass race" all'interno di campionati o raduni mondiali è stata segnalata da Daniele Menarini su "Correre" (aprile 2019, p. 11: egregio articolo, a parte Bréal che diventa "Brel"), che trae lo spunto dalla programmata maratona olimpica "open" di Parigi 2024 (su cui avevamo già riferito a suo tempo) per ricordare come già dai mondiali di maratonina a Copenhagen 2014, fino a Valencia 2018, tutti gli "appassionati" abbiano potuto ufficialmente immergersi nell'agone massimo; e quanto alle possibilità di 'commistioni', è perlomeno curiosa l'idea adombrata, di un atleta escluso dalle convocazioni che possa andare ugualmente alla gara e battere i 'raccomandati' che la sua Federazione ha chiamato. Evento comunque escluso per le rassegne master, dove chiunque può andare senza restrizioni. 
[F.M.]

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Domenica, 31 Marzo 2019 14:45

E' morto Loris Pimazzoni

A soli 62 anni (era nato il 6 luglio 1956) è morto ieri, a causa di un malore improvviso, il fondista veronese Loris Pimazzoni: negli anni 80 aveva vestito la maglia azzurra 4 volte e vinto due titoli italiani: memorabile la vittoria nel 1983 quando, dopo una rimonta spettacolare, in volata superò Panetta e Cova che da compagni di team si preparavano all'arrivo in parata.
Il suo periodo migliore andò dal 1982 al 1986: 13:49 sui 5000, 29:20 sui 10000, 20,467 km sull'ora, e 2.13:10 alla maratona di Fukuoka il 7 dicembre 1986. Tra i successi italiani, da ricordare due trionfi alla Corrida di S. Geminiano (Modena) nel 1985 e 1986. Nel 1985 vinse 11 giorni dopo aver vinto la Montefortiana di 10 km sul suo terreno amico; nel 1986, poi, vinse anche la Roma-Ostia.
Espressioni di cordoglio alla famiglia sono venute dalla sua Atletica Riccardi Milano, dal Presidente Fidal Alfio Giomi e da tutto il Consiglio federale.


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Avevamo anticipato a novembre che il vento del rinnovamento era arrivato anche a soffiare impetuosamente sullo sport italiano dopo decenni di letargo.

Alla fine di gennaio  presso i locali dell’Acqua Acetosa a Roma la Riforma è stata presentata dai Sottosegretari con delega allo Sport Giancarlo Giorgetti e Simone Valente, affiancati dai ministri alla Salute Giulia Grillo e all’Istruzione Marco Bussetti, con la presenza del Ministro degli Interni Matteo Salvini oltre, ovviamente, al Presidente del Coni Giovanni Malagò.

Fulcro di tutta l’operazione è la nascita della Società Sport e Salute, che manda in pensione CONI Servizi; è dunque necessario, per immaginare il futuro senza avere la sfera di cristallo, andare a leggere lo Statuto della neonata, che ha vita assicurata fino al 2100 (termine rinnovabile!)

La Società agirà quale struttura operativa dell’Autorità di Governo competente in materia di sport e, in tale qualità, potrà svolgere ogni iniziativa connessa alla realizzazione delle attività istituzionali,  vale a dire fornire servizi e prestazioni

  1. a) al CONI per il raggiungimento dei suoi fini istituzionali (cioè Olimpiadi)
  2. b) alle Federazioni Sportive Nazionali, Discipline Sportive Associate, Enti di Promozione Sportiva, Gruppi Sportivi Militari, Corpi Civili dello Stato e associazioni benemerite
  3. c) promuovere e organizzare eventi, gestire centri e impianti sportivi
  4. d) sostenere la pratica sportiva, i progetti e le iniziative finalizzati allo svolgimento di attività a favore dello sport, della salute e dello sviluppo della cultura sportiva
  5. e) attuare le scelte di politica pubblica sportiva da destinare alle FSN e a tutti gli altri soggetti
  6. f) provvedere al riparto delle risorse, quali contributi pubblici, anche sulla base degli indirizzi generali in materia sportiva adottati dal CONI, in armonia coi principi dell’ordinamento sportivo internazionale.

Nonostante questo ultimo riferimento, appare chiaro che il CONI è stato quasi completamente esautorato, dei 408 milioni annui dedicati allo sport come cifra minima; al CONI ne andrà solo il 10% per assolvere al suo compito fondante, cioè preparare gli atleti élite in funzione della partecipazione alle Olimpiadi.

Quella che deve essere rimarcata è la volontà di sviluppare lo sport non come agonismo (questo compete al CONI), ma come base per la salute, un intervento che ormai da anni viene sollecitato soprattutto nei confronti dei giovani.

Il Ministro Bussetti, laureato in Scienze Motorie all’Università Cattolica, diplomato ISEF, ha presentato un piano di “alfabetizzazione motoria” nella scuola primaria da realizzare in tre anni partendo dalla quarta e quinta elementare, due ore alla settimana, svolta da insegnanti con titolo idoneo: che, fatti i calcoli, richiederà 11.800 nuove assunzioni.

Il grosso rebus è capire le conseguenze pratiche per le Federazioni, in primis la FIDAL: come si fa a separare l’attività con finalità olimpica da quella con finalità ricreativa?

Riappare l’incompatibilità di carattere tra l’atletica leggera votata alla pista ed il podismo amante della strada, d’altra parte se il compito del CONI è curare la ricerca e la preparazione dei migliori atleti per le Olimpiadi, la parte di sua competenza non può che essere la pista, dove si svolge quasi tutto il programma olimpico (la Maratona è stata inserita nel 1896 per omaggio ad Atene): dunque arriveremo ad una spaccatura anche della FIDAL ?

E’ presto per dirlo, ma è sempre più necessario che la strada non sia penalizzata dalla pista, come oggi purtroppo è chiaro a tutti: nella mia regione Piemonte sono già state cancellate dal calendario nazionale tre mezze maratone; l’ultima con 23 anni di onorato servizio ha chiuso con queste parole:. “Un appunto però vogliamo farlo anche alla Fidal. Con le nuove norme in materia di partecipazione, le gare di questo tipo, sotto l’egida della Federazione, sono fortemente penalizzate”.

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Avevamo anticipato un paio di mesi fa con questo articolo la sensazione che Maratone e  Mezze maratone fossero in difficoltà: ora, alla conclusione della stagione agonistica 2018, la situazione è chiara, come impietosamente si ricava dai risultati.

Nelle Mezze maratone il totale generale delle manifestazioni è pari a 265 contro le 260 dello scorso anno, ma la partecipazione crolla da 207.110 a  198.240, con una perdita secca di 8.870 podisti, come si spiega?

Come manifestazioni la FIDAL scende da 185 a 178, ma le gare del calendario nazionale passano da 173 a 156, leggermente compensate dalle territoriali che salgono da 12 a 22; gli EPS crescono da 75 a 87.

Ancor più evidente la Caporetto del calendario nazionale nei partecipanti, con una perdita di 21.150 unità contro un guadagno delle territoriali di 3.675 e degli EPS di 8.606.

Nelle Maratone la situazione è meno drammatica, ma comunque significativa: le manifestazioni scendono da 75 a 68, la FIDAL ne perde 4 e gli EPS 3, ma, nel totale dei partecipanti, la perdita di 3208 arrivati si deve alla FIDAL,  con 3992 classificati in meno, mentre gli EPS ne guadagnano 786.

Come si spiega tutto ciò? È  necessario partire dal 2015. Dopo oltre quarant’anni dall’affermazione del podismo come sport di massa, la FIDAL si pose l’obbiettivo di dar vita ad una Riforma delle competizioni non stadia e, principalmente, della corsa su strada, dando regole precise a cui uniformarsi, forte del mandato del CONI, che le attribuisce il compito di “disciplinare e autorizzare le manifestazioni di atletica leggera in Italia”.

Fu inviato un questionario a tutti i Comitati Regionali, con 13 argomenti essenziali su cui esprimere le proprie considerazioni e i suggerimenti opportuni.

Alla fine del 2015 i Comitati Regionali furono convocati a Roma per la presentazione del Run Project da realizzare in tre anni: 2016 anno zero, 2017 entrata in vigore delle nuove norme, 2018 messa a regime del sistema con eventuali aggiustamenti.

Il 2017 fu un anno felice con un incremento di 5.480 partecipanti nelle maratone e oltre 207.000 presenze nelle Mezze Maratone: probabilmente gli organizzatori avevano creduto nella bontà del Progetto, ma i risultati, soprattutto dal punto di vista economico, sono stati deludenti e il 2018 ne ha pagato le spese.

La FIDAL sconta il suo peccato d’origine, la mentalità “da pista”, che privilegia le regole e le prestazioni, cioè l’élite, la ragion stessa della sua esistenza.

Fino al 1999, anno dell’attribuzione da parte del CONI del podismo, cioè della corsa su strada, alla FIDAL, per la Federazione esistevano solo le gare su pista, qualche maratona e alcune gare su strada con partecipazione estremamente elitaria e, quindi, ridotta.

Esistono poi anche dei pregiudizi nei confronti degli organizzatori legati alla scarsa conoscenza della realtà, basti pensare che la possibilità di una tassazione agevolata, con sconti dal 40 al 60 %, è prevista per “Società per cui è plausibile pensare che le entrate derivanti da manifestazione di Running siano reinvestite in attività giovanile e su pista”, in pratica si parte dal presupposto che organizzare una manifestazione sia una fonte di lucro!

Partendo da questa premessa è “logico” stabilire tasse di approvazione, che, per i tre gradi, Gold, Silver e Bronze assommano per la maratona 4500, 3600 e 1500 euro, per le Mezze 3000, 2400 e 900, a cui poi aggiungere la tassa di un euro per ogni iscritto. Eppure, nelle intenzioni è scritto “riformulare la tassazione per l’approvazione delle manifestazioni affinchè tutte le manifestazioni di running italiane possano stare sotto egida federale ed affinchè il ruolo di servizio della Federazione sia evidente “

Ma quale servizio? Gli 11 parametri minimi per avere la qualifica Bronze, o i 10 su 13 per essere Silver,  o i 13 su 16 per essere Gold sono validi, ma sono a carico dell’organizzatore: la FIDAL si limita a fornire l’opera dei giudici, che, come si sa, sono volontari rimborsati solo delle spese vive qualora le sostengano. In realtà la tassa di approvazione è percepita come una rendita feudale che i vassalli devono al Signore.

Ben diversa sarebbe l’accoglienza da parte dell’organizzatore se con quella cifra fosse la FIDAL a fornire i servizi necessari, a cominciare da SIGMA , sistema nato per la pista e ormai obsoleto essendo rimasto fermo all’anno di introduzione, il 2009.

Sarebbe semplicissimo raccogliere le iscrizioni alle gare contemporaneamente alla tassa d’iscrizione e poi versare la somma, al netto degli oneri dovuti, all’organizzatore.

Altrettanto semplice sarebbe fornire giornalmente all’organizzatore la situazione delle iscrizioni.

Con un’equipe FIDAL si potrebbero gestire contemporaneamente gli arrivi, la rilevazione dei tempi e le classifiche; in questo modo, oltre a tutto, si eviterebbe che molti risultati non vengano inseriti in graduatoria, in quanto non sempre i gestori di transponder si ricordano di inviarli nel formato e nei tempi  richiesti alla FIDAL.

In conclusione: l’organizzatore accetterebbe una tassa per un servizio professionale, ma rifiuta, giustamente, una imposta mascherata.

Le norme FIDAL stabiliscono che “la denominazione di Maratona e di Mezza Maratona (in qualsiasi lingua) si può usare solo se la distanza corrisponde a km. 42,195 e 21,0975 rispettivamente”; se questo fosse vero per gli organizzatori non ci sarebbe scampo, o bere o affogare, in realtà tutti sanno che il termine maratona è di uso comune per ogni manifestazione impegnativa, perfino Telethon o le sedute notturne al Parlamento, altrettanto dicasi per maratonina o mezza maratona: non sono termini esclusivi della FIDAL e, quindi chiunque può usarli, oppure basta che scriva 42 o 21 km e gli utenti sanno di cosa si tratta.

Occorre inoltre considerare che la Convenzione FIDAL – EPS stabilisce che gli Enti possono organizzare in proprio i Campionati nazionali e regionali, quindi considerando che ci sono 15 Enti e 20 regioni …fate voi i conti;  quest’anno la Maratona di Russi è già inserita nel calendario FIDAL come Campionato Nazionale UISP (e non è la prima volta per questa gara, antichissima e organizzata molto prima che la Fidal protendesse le sue mani sulle corse in strada).

In conclusione, il Run Project è arrivato al capolinea del 2018, ora si tratta di vedere come la Riforma riuscirà ad imporsi alla “controriforma” data dai fatti.

 

Diamo allora un rapido sguardo ai risultati, partendo dalla Maratona e prendendo in considerazione due item: partecipazione e media dei tempi dei primi tre classificati, maschili e femminili.

Roma si conferma la numero uno in tutti gli item con 11.705 partecipanti, 2h08’39” e 2h26’17”.

C’è però da notare una perdita nell’ultima edizione di 1.613 presenze, speriamo che le vicissitudini di questi mesi nell’assegnazione dell’organizzazione non portino altri cali.

Al secondo posto nelle presenze c’è Firenze con 7.604, 787 in meno del 2017; terza Milano con 5.556, 252 in più [ringraziamo Andrea Basso per la precisazione].

Nei tempi maschili Milano con 2h09’47” precede Firenze con 2h12’19”.

Venezia, quarta con 4.912, presenta la maggior perdita dopo Roma (percentualmente è il dato peggiore), 993 partecipanti.

Da notare che in base ai parametri FIDAL solo tre maratone sono Gold superando i 5.000 classificati, e altre tre Silver superando i 2.000.

Ragionando sui tempi maschili, le “promosse” sono  6 Gold e 7 Silver, e per i tempi femminili rispettivaente 4 e 7.

Per la stagionalità, a parte le 10 maratone in 10 giorni di agosto, il mese più “ricco” è dicembre con 9 gare, seguito da marzo e novembre con 7.

Come partecipazione invece i numeri premiano aprile con 20.552, ma influisce parecchio la concomitanza delle due più importanti maratone di Roma e Milano, un’anomalia che nessuno riesce a eliminare; secondo mese è novembre con 13.470, terzo ottobre con 6.516, poco più di dicembre che ne fa 6.408.

Per quanto riguarda le Mezze maratone, ancora Roma e Milano sugli scudi, grazie alla Roma – Ostia con 9.165 classificati e alla Stramilano con 5.627: ma entrambe con forti perdite, 809 e 731 rispettivamente.

Al terzo posto Verona con 5.432, in lieve crescita, 42 partecipanti in più; ottima quarta piazza per Napoli con 5.291 e un incremento di 1.486 classificati.

In base ai parametri FIDAL (5.000) queste quattro rientrano nella sfera Gold, nella Silver (2.000) solo 14.

Quanto ai risultati cronometrici maschili, fa sensazione Verbania con 59’11”, davanti a Roma  e Milano a pari merito con 1h00’31”, Napoli 1h00’50”.

Nei risultati femminili rivincita di Roma e Milano con 1h09’29” e 1h10’16”, ma Verbania al terzo posto con 1h10’43” ribadisce  la velocità del percorso e dei partecipanti; solo 1” di vantaggio su Napoli che si conferma al quarto posto.

Anche per i risultati la schiera delle “promosse” è molto contenuta: nel maschile le Gold (1h03’00) sono 13 e le Silver (1h06’00”) 23; nel femminile le Gold (1h13’00”) sarebbero 9, ma Strà con 1h12’57” non è omologata e quindi poco affidabile;  le Silver (1h16’00”) sono 15.

Per la stagionalità, ottobre è il mese con più manifestazioni,  38; seguito da aprile, 31, settembre e novembre 30.

Come partecipazione svetta però marzo con  31.967 classificati, seguito da novembre 28.508 e febbraio 26.513.

La media generale è di 754 partecipanti a manifestazione, nel 2017 era di 800: a conferma di un calo sensibile.

Un’ultima considerazione va fatta, su 265 Mezze Maratone 247 sono Bronze, ma sotto la media sono in 191. Dovrebbe essere chiaro che certi costi non sono sostenibili dalla maggior parte degli organizzatori: per evitare dolorose rinunce o passaggi ad altri “fornitori” sarebbe opportuno limitare l’iscrizione obbligatoria nel calendario nazionale alle sole Gold e Silver, lasciando liberi i Comitati Regionali di approvare le Bronze. D’altra parte è quello che già molti cominciano a fare, non a caso le “territoriali” in un anno sono quasi raddoppiate.

Informazioni aggiuntive

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Venerdì, 14 Dicembre 2018 22:21

Militarizziamo tutto! È il vaso di Pandora

Premessa: il 13 dicembre l’Ufficio Stampa Fiamme Gialle dirama il seguente trionfalistico comunicato, col titolo:

23 NUOVE FIAMME GIALLE. Chissà, pensiamo, magari la lotta all’evasione fiscale si arricchisce di nuove forze, adesso qualcuno in più pagherà le tasse; oppure le frontiere saranno meglio presidiate dal contrabbando o dall’ingresso di droghe… Invece il testo parla di sport, ed è per questo che lo ospitiamo in queste pagine:

 Sono stati arruolati ieri 23 giovani atleti, vincitori della procedura di selezione, destinati al Centro Sportivo della Guardia di Finanza. Grazie, infatti, ai risultati conseguiti in ambito nazionale e internazionale nelle rispettive discipline, i neo militari atleti sono stati arruolati oggi nel Corpo per rafforzare le fila [la fila, singolare; le file, plurale; ma non cavilliamo] dei Gruppi Sportivi Fiamme Gialle e firmeranno gli atti di arruolamento presso i Nuclei Atleti di destinazione. Tra loro spiccano i nomi di Alessandro Sibilio, medaglia d’argento nei 400 ostacoli e oro nella 4x400 ai campionati Europei under 20 di atletica leggera di Grosseto 2017 e medaglia d’oro nella staffetta 4x400 ai Campionati Mondiali junior di Tampere 2018; Daisy Osakue, quinta agli Campionati Europei di atletica leggera Berlino 2018 e detentrice del record italiano promesse nel lancio del disco.

 Seguono i nomi di altri sportivi in altre discipline (nuoto, judo, sci ecc.); e l’annuncio:

 Dopo l’espletamento delle formalità di rito.[qui forse servirebbe una virgola, ma non cavilliamo oltre] I giovani neo arruolati nelle discipline che si praticano alla sede di Castelporziano (atletica, judo, nuoto e tiro a segno) hanno ricevuto il benvenuto nelle Fiamme Gialle da parte del Generale di Brigata Raffaele Romano, Comandante del Centro Sportivo della Guardia di Finanza.

 Queste le 23 nuove Fiamme Gialle:

Atletica Leggera: Daisy Oyemwenosa Osakue(lancio del disco), Ivan De Angelis (salto con l’asta), Martina Tozzi (1500 m), Nicholas Artuso (100 m) e Alessandro Sibilio (400 m ostacoli). Ecc.

Ci sono notizie che per la maggior parte dei lettori non hanno alcuna importanza, ma negli addetti ai lavori suscitano una serie di reazioni. Così il comunicato stampa di cui sopra ha riproposto una delle peggiori abitudini dello sport italico, lo shopping di atleti presso le Società civili, che riguardano tutte o quasi le Federazioni, in primis l’Atletica Leggera, ma anche il Judo, il Nuoto, il Tiro a segno, la Canoa , la Vela e gli Sport Invernali, almeno per quanto riguarda la Finanza.

Prima della caduta del muro di Berlino il dilettantismo di Stato era lo strumento con cui i Paesi del Patto di Varsavia gestivano lo sport tanto per fare un esempio Puskas era il capitano non solo della nazionale ungherese, ma anche capitano dell’Esercito magiaro.

Il dilettantismo di Stato ormai esiste solo in Italia, un comodo escamotage per far passare per dilettanti atleti professionisti: questi in teoria dovrebbero fare altro, vengono arruolati nell’Esercito, nella Finanza, nell’Aeronautica, nella Polizia di Stato, nella Polizia Penitenziaria, nella Forestale, nei Carabinieri (cosiddette “Sette sorelle”), ma non svolgono alcun incarico.

Molti non vedono nemmeno il posto di lavoro: insomma un comodo e ipocrita sistema che vede d’accordo tutti: lo Stato che finanzia lo sport senza finanziarlo ufficialmente, le “Sette sorelle” con le stellette,  e gli atleti, che, coi tempi che corrono, trovano un modo per praticare lo sport che desiderano e al termine della carriera hanno il futuro assicurato; si dannano l’anima per passare al “posto fisso” e poi si accontentano di ottenere il punteggio tabellare minimo per non essere “congedati” e, quindi, per la maggior parte non progrediscono.

Ma non è il solo difetto del sistema, che, in oltre trent’anni ha provocato il depauperamento delle Società civili con relativa demotivazione e conseguenti disinvestimenti.

La Federazione potendo contare su un gruppetto di atleti che, comunque, a livello internazionale riusciva ancora ad ottenere qualche risultato, si accontentò della situazione non rendendosi conto che in questo modo si sarebbe asciugato il bacino dei praticanti: è come curare il delta del Po senza pensare alla sorgente di Pian del Re.

C’è poi un’altra stortura molto grave: il sistema di votazione dei Consigli Federali: conosco solo quello della FIDAL, ma penso che il CONI abbia stabilito le stesse regole, che mettono al riparo dai colpi di mano.

Il sistema è basato sulle graduatorie federali dove i maggiori punteggi sono quasi completamente conseguiti dagli atleti per la ‘nuova’ Società e non per quella da cui provengono: come si dice a Napoli, “cornuto e mazziato”, questo sistema ha generato un’oligarchia che tende a conservare le proprie posizioni nel proprio interesse, ed è, quindi, restia a cercare nuove soluzioni e osare sperimentazioni innovative.

Tenendo d’occhio  solo il “delta del Po” si arriva a non avere più atleti di livello internazionale.

Alle ultime elezioni FIDAL 2.462 Società avevano a disposizione 106.667 voti, poco più di 43 voti a testa; le “Sette Sorelle” disponevano di 2618 voti, cioè 374 a testa. È chiaro che le Società podistiche con 10 punti in tasca non vanno fino a Roma per votare, per cui alla fine le Società  presenti erano solo 254 con 2208 voti.

Sarebbe invece essenziale un nuovo sistema di votazione capace  di conciliare la qualità (graduatorie), con la quantità: si consideri che il settore Master rappresenta oggi circa il 60% dei tesserati e più o meno l’80 % degli introiti della Federazione.

La democrazia vorrebbe che ci fosse un voto per ogni tesserato: dirigente, atleta, tecnico, giudice, medico, procuratore, come proposto da alcuni, ma questo probabilmente andrebbe a detrimento della qualità. Occorre però non essere orientati solo alla pista, ma anche alla strada, dare più peso agli organizzatori, alle società che maggiormente partecipano alle manifestazioni non stadia, alle società che curano particolarmente l’attività giovanile intrattenendo rapporti col mondo scolastico: non solo dando supporto teorico, ma soprattutto pratico coi propri tecnici a fianco degli insegnanti di educazione fisica.

Questi i mali usciti dal vaso di Pandora, è possibile curarli? A Malagò e Giomi la risposta; ma non solo a loro: in tempi in cui qualche politico di governo chiede di ridurre il deficit pubblico tagliando le spese militari… completate voi la frase.



 

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Adesso è ufficiale, c’è una nuova specialità Fidal nell’Atletica Leggera, il Nordic Walking.

La specialità ha le sue origini negli anni ’30, una camminata coi bastoncini come  allenamento estivo–autunnale degli atleti scandinavi dello sci di fondo; in Italia arrivò negli anni ’60 con l’olimpionico Franco Nones.

La nascita ufficiale è di 20 anni fa con la tesi di laurea del finlandese Marko Kantaneva; i primi Campionati del Mondo nascono nel 2008 e gli Europei nel 2015.

Ma in pratica, cos’è il Nordic Walking ? è una marcia assistita dai bastoncini; durante la camminata è proibita la corsa o la sospensione tra i due appoggi, un piede deve sempre essere a contatto col suolo, si deve iniziare con l’appoggio del tallone per poi compiere una rullata che coinvolge l’intera area plantare, è ammesso solo il passo alternato e non è consentita l’eccessiva rotazione del bacino come avviene nella marcia.

I bastoncini devono servire da spinta e da appoggio. Sono previste aree di sosta per i rifornimenti.

Quest’ anno la FIDAL con una circolare di marzo lancia il primo Campionato Italiano di Nordic Walking agonistico su sette tappe: Bosisio Parini (CO), Bologna, Tivoli (Roma), Bassano del Grappa (VI), Abbadia di Fiastra (MC), Mestre (VE) e Mantova, la classifica veniva calcolata su sei prove. In totale la partecipazione è stata di 560 atleti con sette squadre partecipanti.

Per il 2019 è confermato il Campionato con le stesse regole e la stessa struttura: le Società di Atletica possono tesserare gli atleti di Nordic Walking, come quelli di trail, montagna, pista e strada; per chi non volesse aderire ad una Società c’è la Nordic Walking Runcard.

La gestione delle manifestazioni è affidata ai Giudici FIDAL di marcia, che devono controllare il rispetto delle regole secondo la solita procedura: per questo il percorso di gara deve essere un circuito di 1000, 1200 metri al massimo, su asfalto, tartan, sterrato o erba radente, le distanze previste sono 5 e 10 chilometri, mezza maratona e maratona e a staffetta 4 x 3000 e 4 x 5000 metri.

Insomma, si prende atto che c’è un’atletica sempre più lontana dall'Atletica e più vicina al podismo super-amatoriale. Del resto, una maratona in 6 ore non è molto diversa da una camminata veloce.

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Ogni anno la pubblicazione dei regolamenti per la stagione successiva dà la sconfortante impressione che l’UCAS (Ufficio Complicazioni Affari Semplici) imperi sovrano.

L’articolo 34.1 delle Norme per l’organizzazione delle manifestazioni non stadia 2019  introduce una novità della quale francamente non si sentiva la mancanza:

“I partecipanti alle manifestazioni non stadia saranno suddivisi in una o più categorie élite (integralmente soggette al R.T.I), mentre per tutti i restanti partecipanti, “altri atleti”, sarà l’organizzatore stesso a definire le norme applicabili.

Qualora la manifestazione sia valida quale Campionato Federale, potranno partecipare allo stesso solo gli atleti élite come definiti nello specifico regolamento.”

 

Ma non finisce qui:
“7.1 – Durante lo svolgimento delle gare non stadia gli atleti devono indossare la maglia sociale.

Tale obbligo può essere derogato per tutti gli atleti, tranne gli atleti élite nelle manifestazioni abbinate ai Campionati Federali o che prevedano  modalità di classifica per Società.

Tale deroga non dovrà impedire la visuale ai Giudici degli elementi identificativi del concorrente”.

 

Le conseguenze burocratiche di tutto ciò sono pesanti: l’organizzatore deve indicare nel dispositivo chi sono gli atleti “élite” e chi gli “altri”, le Società devono iscrivere gli atleti specificando di quale categorie si tratti, le classifiche individuali ed eventualmente di squadra devono riguardare gli atleti “élite” distinti nelle categorie o fasce d’età. Per gli “altri” sarà facoltà dell’organizzatore provvedere alle classifiche o meno.

 

Non siamo su “scherzi a parte”, ma sull’ennesima prova di quanto il “Palazzo” sia lontano dalla realtà del Podismo.

Ad aumentare il distacco tra Paese reale e Istituzioni arriva anche la disposizione (non solo UCAS ma anche Ukase, ordine dello zar cui non si trasgredisce pena la Siberia) che oltre a Maratone e Mezze Maratone, anche 5 e 10 km saranno esclusivamente competizioni del calendario Nazionale, e dal 2020 le gare non omologate non potranno usare i termini 5 e 10 km.
Ripetendo quanto già notiamo con Maratone e Mezze Maratone, basterà scrivere sul volantino “circa” (o infinite altre varianti: 6,21 miglia…, 32808 piedi?) e il gioco sarà fatto

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Si sono svolti ieri a Ravenna i campionati nazionali di maratona, nella totale assenza di atleti di vertice. Non vogliamo fare nomi, in quanto il nostro discorso è generale e non indirizzato a chi ieri ha vinto ed a cui facciamo i complimenti. Però non si può fare a meno di notare come il titolo italiano maschile sia stato assegnato con tempi pari a 2h19’. Per salire sul podio è stato sufficiente chiudere in 2h22’.

Ancora più eclatante la situazione al femminile, dove la campionessa si è laureata col tempo di 2h59’19”. Per carità, brava lei che si è anche migliorata di diversi minuti rispetto al suo personal best, ma stiamo parlando di un’atleta che fa altro nella vita. Insomma una semiprofessionista o meglio una dilettante. Nell’accezione positiva del termine, sia ben chiaro. Fra le donne, la terza classificata è arrivata dopo 3h04’.

Francamente ci domandiamo che senso abbia far svolgere una manifestazione valida per il titolo a Novembre e nella pressoché totale assenza di azzurri ed azzurre. Ora ci rendiamo conto anche noi che di maratone, in stagione non se ne possono fare troppe, che ci sono ingaggi e premi più interessanti altrove, ma allora forse è meglio gareggiare solo per i titoli master. Bastano quelli a far crescere di numero i partecipanti e rendere felici gli organizzatori.

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Giovedì, 01 Novembre 2018 22:21

“Sport e Salute”: mala tempora per Malagò

Il vento del cambiamento col nuovo Governo Conte soffia impetuosamente anche sul CONI: la bozza della Legge di Bilancio vede la nascita di “Sport e salute Spa”, che manderebbe in pensione la CONI Servizi.

La novità non è di poco conto: la CONI Servizi è la Società operativa delle attività del CONI, partecipata al 100% dal Ministero dell’ Economia, ha un contratto di servizio col CONI e il compito di creare valore per lo sport italiano, gestisce i Centri nazionali di preparazione olimpica, la Scuola dello sport, l’Istituto di medicina e scienza dello sport, e fornisce consulenza impiantistica di alto livello.

La novità è che mentre prima i vertici erano nominati dal CONI, in futuro saranno decisi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze su indicazione dell’autorità di governo competente in materia di sport, sentito il CONI, con la regola della incompatibilità di incarico nei vertici CONI e in quelli di Sport e Salute.

Colpo finale, l’assegnazione dei fondi: sarà il Governo attraverso Sport e salute a distribuire alle Federazioni il 90 % del budget, non inferiore a 410 milioni di euro provenienti dalle imposte pagate dal settore: perciò al CONI andranno solo 40 milioni e 370 a Sport e Salute.

E’ vero che l’inferno è lastricato di buone intenzioni e attendiamo gli effetti di questa rivoluzione, ma è indubbio che ci vuole un cambio di passo nella tutela della salute attraverso lo sport.

Sul portale del Ministero della Salute si hanno questi dati: In Italia il 30% degli adulti tra 18 e 69 anni svolge, nella vita quotidiana, meno attività fisica di quanto è raccomandato e può essere definito sedentario. In particolare, il rischio di sedentarietà aumenta con il progredire dell'età, ed è maggiore tra le persone con basso livello d'istruzione e difficoltà economiche (Rapporto PASSI 2011).

Secondo i dati ISTAT, nel 2010 in Italia il 38% delle persone monitorate da 3 anni in su ha dichiarato di non praticare, nella vita quotidiana, né sport né altre forme di attività fisica. Secondo i dati del sistema di monitoraggio Okkio alla salute, soltanto 1 bambino su 10 fa attività fisica in modo adeguato per la sua età e circa 1 bambino su 4 (26%), al momento della rilevazione, dichiarava di non aver svolto alcuna attività fisica il giorno precedente l'indagine.

Come in altri paesi europei, l'attività motoria della popolazione in Italia è diminuita di pari passo con i grandi cambiamenti del lavoro e dell'organizzazione delle città. Da una parte lo sviluppo dell'automazione, anche nel lavoro domestico, e il deprezzamento sociale del lavoro manuale, dall'altra la dominanza del trasporto motorizzato e la riduzione di spazi e sicurezza per pedoni e ciclisti. Assieme a questi fattori, si sono sempre più ristretti gli spazi per il gioco libero dei bambini e per i giochi e gli sport spontanei e di squadra; queste attività hanno ora luoghi deputati la cui accessibilità è limitata ed ha un costo, non solo monetario. Inoltre, giocano un ruolo il valore che viene socialmente assegnato alle attività motorie, ed altri fattori: come i modelli genitoriali e il peso attribuito all'attività motoria nel curriculum scolastico. Questi ostacoli rendono difficili i comportamento motorii attivi.

Con queste premesse è logico pensare ad un intervento sostanziale nella promozione dell’attività fisica quotidiana, lasciando al CONI solo il compito con cui è nato, preparare adeguatamente gli atleti di élite per le Olimpiadi. Può essere un riconoscimento allo sport amatoriale, alla nostra passione di podisti, che corriamo   in libertà e serenità per la nostra salute fisica e mentale.

 

 

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Come Vi anticipavamo su queste colonne mercoledì scorso, è stato definito l’elenco degli atleti che sono stati designati a far parte dell’Atletica Élite Club (AEC), in sostanza la nazionale italiana. Saranno in 37 atleti (24 uomini e 13 donne), ma sono stati predefiniti fino a ulteriori 8 nuovi ingressi, per completare i gruppi delle staffette 4x100 maschile e per le due 4x400.

La nota pubblicata ieri sera dalla FIDAL, aggiunge questa novità:”...come da richiesta del nuovo Direttore Tecnico Antonio La Torre, è stato identificato all’interno di questi numeri il gruppo “Top”, che sarà composto da 11 atleti: Antonella Palmisano, Alessia Trost, Elena Vallortigara, Sara Dossena, Filippo Tortu, Eseosa Desalu, Yeman Crippa, Daniele Meucci, Gianmarco Tamberi, Massimo Stano. A loro potrà aggiungersi anche la marciatrice Eleonora Giorgi, se accetterà un programma per affrontare la 50km di marcia (in caso contrario, resterà nell’elenco AEC, ma non farà parte di quello Top)…”

Passando anche alle note dolenti, si menzionano:”…18 gli azzurri che, classificati come AEC nel 2018, non faranno parte dell’elenco nei prossimi 12 mesi, mentre ad altri 11 di loro verrà decurtata del 50% l’indennità di preparazione. Nove sono invece i nuovi ingressi, uno dei quali (quello dell’ostacolista dei 400 Mario Lambrughi) sarà da verificare al 31 dicembre, vista la collocazione dell’azzurro al 24esimo posto delle liste mondiali (l’ultimo utile in virtù del regolamento AEC)”.

Dando un’occhiata alle liste complete che potete leggere anche Voi cliccando qui e limitandoci alla corsa di fondo e mezzofondo, tra i 37 confermati troviamo i due siepisti Chiappinelli e Zoghlami. Nei nuovi ingressi vediamo la meritatissima inclusione di Sara Dossena e della coppia Rachik, Ghebrehiwet Faniel. Un po’ a sorpresa viene data una chance anche a Federica del Buono e Veronica Inglese che sono ai box da tempo. Più in generale, tra promossi e bocciati, sorprende la conferma dei due triplisti Donato e Greco, non più giovanissimi ed a secco di risultati da tempo, mentre la grande esclusa è senza dubbio Libania Grenot che paga il conto della controprestazione individuale e in staffetta agli ultimi europei. Al contrario tra i nuovi entrati annotiamo con piacere Daisy Osakue, la discobola vittima di un aggressione pochi giorni prima della rassegna continentale, dove è riuscita ad entrare in finale e poi tra le prime otto.

Ci sarebbe anche da trattare anche l'argomento dei compensi di tutti i collaboratori federali, pubblicato in questi giorni, ma ne parleremo in una prossima puntata.

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Mercoledì, 03 Ottobre 2018 14:29

La FIDAL taglia gli stipendi a molti nazionali!

Ragazzi, non ci capiamo più niente: dopo i risultati degli Europei a Berlino, un deludente 16° posto nella classifica a squadre, dopo quasi uno zero al quoto alle precedenti edizioni di olimpiadi e mondiali, ci eravamo permessi di chiedere le dimissioni di Giomi e di molte persone dello suo staff. Al contrario, l’ineffabile presidente aveva spiegato a tutti che non avevamo capito nulla, che i risultati era stati buoni. Insomma: “tutto va ben, madama la marchesa” per evocare l’ironica canzonetta dove invece l’amata cavallina della nobildonna era morta, le stalle si erano incendiate, un’ala del castello crollata ed il marchese si era suicidato… Un disastro.

Ma finalmente qualcuno pagherà! Da dove si parte? Di solito nelle società che vanno male la prima testa a saltare è quella dell’amministratore delegato. A seguire i dirigenti più importanti. Qui invece a pagare saranno gli atleti. Grazie ad un pezzo firmato da Marco Bonarrigo a Gaia Piccardi, apparso oggi sulle colonne del Corriere della Sera, scopriamo che a 17 azzurri dell’Athletic Elite Club verrà cancellato l’assegno di studio, ad altri 14 dimezzato, mentre a meno di una decina sarà mantenuto. Per i militari resterà il paracadute dello stipendio percepito dalle rispettive armi di appartenenza. In pratica per altri significherà l’estromissione dalla nazionale. Dalle purghe si salveranno in pochi. Tra i nomi che trapelano quelli della medagliata Palmisano (e ci mancherebbe, verrebbe da dire), il saltatore Tamberi, il recordman Tortu e Fausto Desalu.

A spiegare le ragioni è stato il nuovo CT Antonio La Torre. Per quello uscente, Elio Locatelli, lo spostamento a Direttore della Performance. Non chiedeteci di cosa si tratti con esattezza e nemmeno se sia una promozione. Siamo ignoranti in materia. Di certo lui non è stato mandato via come molti azzurri. In attesa di verificare un rientro in federazione del dimissionario Stefano Baldini, a cui La Torre vorrebbe affidare il settore fondo, restiamo in paziente attesa della lista dei collaboratori fiduciari e specialmente dei loro stipendi, come promesso recentemente da Giomi.

 

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13 Settembre - E’ apparsa stamani sul sito della RomaOstia Half Marathon la lettera aperta che Luciano Duchi scrive ad Alfio Giomi, presidente della Federazione Italiana di Atletica Leggera, contestando il trattamento riservato alla “mezza maratona italiana più qualificata da un punto di vista tecnico e tradizionalmente più partecipata”, che vede da quattro anni la concomitanza con la festa del Cross, mentre la stessa Federazione è direttamente impegnata nell’organizzazione della Rome Half Marathon – Via Pacis”…

Una lettera da leggere con attenzione. Eccola, riportata interamente:

Roma 11 Settembre 2018 

Caro Alfio,                          

sono il tuo ben cognito Luciano Duchi, dal lontano 1974 presidente e organizzatore della mezza maratona Roma Ostia. La gara, come ben sai, è da tempo immemore percepita erga omnes come la mezza più famosa d’Italia ed è qualificata dalla Federazione Internazionale da ormai 6 anni con la prestigiosa etichetta “Gold Label”. In particolare, in questi ultimi due anni, unica gara di corsa su strada italiana a potersi fregiare di questa etichetta.

Si tratta indubbiamente della mezza maratona italiana più qualificata da un punto di vista tecnico e tradizionalmente più partecipata, come testimoniato dal numero dei classificati, parametro che la rende seconda in assoluto nel panorama italiano, maratone comprese.

Una manifestazione che sarebbe a tutti gli effetti, scusa il condizionale, il fiore all’occhiello di qualsiasi altra Federazione, per la sua storia, il suo albo d’oro, la sua valenza internazionale e, non ultimo, per il credito di cui gode all’estero. Un prestigio appunto, parametro che nel mondo anglo-sassone, in particolare in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, gioca un ruolo fondamentale, confermato dal fatto che due dei loro migliori corridori di lunga lena di sempre – il britannico Steve Jones (ex primatista mondiale di maratona e plurivincitore delle maratone di New York, Londra e Chicago) e lo statunitense Galen Rupp, orgoglio d’America, vincitore della Roma-Ostia lo scorso anno (vice campione olimpico sui diecimila in pista a Londra 2012, bronzo nella maratona olimpica di Rio e recente vincitore delle maratone di Chicago e Praga) – figurano entrambi nell’albo d’oro della gara.

Per queste e numerose altre considerazioni, qualsiasi federazione avrebbe avuto degli ottimi motivi per tutelare gli aspetti promozionali e principalmente tecnici della Roma-Ostia, agevolando la partecipazione dei migliori atleti italiani alla gara, in passato più volte scelta come banco di prova per le selezioni aventi come obiettivo la maglia azzurra.

Come viene espressa questa tutela tecnica dalla attuale Federazione di Atletica? Programmando da quattro anni la FESTA DEL CROSS, cioè i CAMPIONATI ITALIANI INDIVIDUALI e di SOCIETA’ A STAFFETTA ASSOLUTI E MASTER, nello stesso giorno della Roma-Ostia. Questo malgrado le riunioni avute, anche conviviali e a seguito di lettere di protesta, nostre e di tanti partecipanti che non possono prendere parte alla nostra gara perché convocati dalla propria società o perché atleti di valore assoluto.

In particolare ti voglio ricordare che in occasione del festeggiamento del mio tardo settantanovesimo genetliaco, quando ho presentato il mio libro “Meraviglioso o……”, nel tuo affettuoso discorso hai fatto ammenda delle pluriennali concomitanze e della tua assenza alle presentazioni della Roma-Ostia, promettendo che tali circostanze non si sarebbero ripetute. Questo di fronte ad una platea di un centinaio di persone (tra le quali numerosi “addetti ai lavori”). Ed ora vengo ad apprendere soltanto dal web che la promessa non è stata mantenuta. Senza che, da uomo a uomo, oltre che da Presidente della Federazione a Presidente del Comitato Organizzatore, sentissi la necessità di comunicarmelo direttamente.

La Fidal da parte sua concentra le sue forze e la sua attenzione nell’organizzazione della “Rome Half Marathon – Via Pacis” che viene pubblicizzata dalla Federazione in maniera imponente, che impegna direttamente tante forze federali, civili e militari, diventando la vera alternativa alla Roma-Ostia, che noi poveri organizzatori abbiamo da 45 anni considerato come la vera “Rome half Marathon”.

Quindi caro Giomi, saremmo nostro malgrado in competizione con distinti e contrapposti interessi, come organizzatori entrambi di una mezza maratona? E di conseguenza, l’inserimento, ancora una volta, del campionato italiano di cross lo stesso giorno della Roma-Ostia, come deve essere interpretato e qualificato?

Fra l’altro, come diciamo da anni, siamo obbligati, da disposizioni federali, a destinare il 25% dell’importante montepremi della gara agli atleti italiani. Ma se i migliori atleti italiani sono invitati dalle società a partecipare agli assoluti di cross, perché dovremmo essere in ogni caso obbligati, come ci è stato confermato lo scorso anno da un vostro solerte dirigente, a mettere a disposizione il montepremi italico?

Credimi caro Giomi, sono molto amareggiato e sto meditando sinceramente di porgere l’altra guancia, come ho fatto sempre nella mia vita. Ma a questa mia “non presa” di posizione si oppongono fermamente il comitato organizzatore, la mia famiglia e gli oltre undicimila partecipanti alla gara. Tu pensi che, dopo il totale impegno nella disciplina sportiva che è stata la ragione principale della mia vita, sia una cosa giusta, che io, e quindi la Roma Ostia, si continui a porgere l’altra guancia?.

Luciano Duchi

Presidente dal 31 Marzo 1974 della Roma – Ostia Rome Half Marathon

 

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Nel primo dopoguerra la ritrovata libertà portò alla creazione di aggregazioni che non potevano sfuggire ai fini politici dell’epoca, per cui il Fronte Popolare creò l’UISP, De Gasperi la Libertas e Almirante la Fiamma. La politica era entrata a piedi uniti nello sport, ci fu l’ENDAS che cercò di riportare lo sport al centro dell’associazionismo, ma con scarsi risultati; anche la Confindustria, preoccupata per la nuova situazione, fondò lo CSAIN nel quale sarebbero dovuti confluire tutti i dopolavoro industriali.

Tutto funzionava regolarmente, l’atletica leggera si svolgeva negli stadi, gli atleti (under 40) erano tesserati solo con la FIDAL e il settore giovanile era gestito in comune con gli EPS.

Poi venne la crisi energetica e dal 2 dicembre 1973, con la prima domenica a traffico bloccato, un gran numero di manifestazioni di corsa su strada si aggiunse alle poche che già c’erano: anche gli over 40 e gli “scarsi” trovarono la loro “casa” nel Podismo, soprattutto negli EPS.

La nuova situazione creò, come logico, una serie di inconvenienti, il CONI fu incaricato di regolamentare la materia e pose alcune condizioni per il riconoscimento degli EPS: Statuto in linea con le regole del CONI, minimo 1000 società affiliate, 100.000 tesserati, presenza in almeno 15 regioni. A fronte di ciò il CONI s’impegnava a dare dei contributi che tenessero conto del numero di società e tesserati e dell’attività svolta.

In considerazione che il Podismo è corsa su strada, lo  affidò alla FIDAL, decisione logica dal punto di vista formale, ma errata dal punto di vista pratico: è come affidare al sovrintendente alla Scala un concerto di Jovanotti in quanto trattasi di “musica”. La soluzione corretta sarebbe stata riconoscere la Federazione Italiana Amatori Sport Podistici (ovviamente pretendendo il rispetto di alcune regole-base).

Un’aggravante fu il ritardo con cui fu presa la decisione, ben 26 anni dopo la nascita del Podismo, durante i quali si era creata una situazione di gestione spontanea in cui accanto alla FIDAL agivano gli Enti più attivi e spregiudicati, e una nebulosa di organizzatori “naif“ difficilmente controllabile.

La FIDAL è nipote del marchese De Coubertin, che nel 1896 s’inventò le Olimpiadi moderne per mettere pace tra le Nazioni: obiettivo drammaticamente fallito (ma questa è un’altra storia), ma intanto nacque il CIO e, in ogni nazione aderente, un Comitato al quale fanno capo tutte le federazioni degli sport olimpici, col compito di applicare il Regolamento Tecnico Internazionale e portare la migliore formazione possibile alle Olimpiadi.

E’ evidente che gli atleti in grado di ben figurare alle Olimpiadi non hanno nulla a che vedere con la massa dei podisti, e la FIDAL all’inizio prese l’incarico con scarsa attenzione, privilegiando la pista e non cercando di capire l’animus del Podismo. Si limitò a ricorrere al TAR del Lazio contro l’attività degli EPS ottenendo nel 2003 una sentenza favorevole:  “il Decreto Legislativo n. 242/99 attribuisce alle Federazioni il controllo della pratica sportiva agonistica, affermando che qualora un Ente di Promozione Sportiva intenda svolgere questa tipologia di attività non può prescindersi dalla affiliazione alle Federazioni Sportive di pertinenza”. Ma senza nessun effetto pratico.

Il CONI, per mettere pace, nel 2008 puntò sulle Convenzioni tra FIDAL ed EPS: ma, come sosteneva Otto von Bismarck e insegna la storia, i trattati sono “chiffons de papier”, pezzi di cartastraccia, se non c’è la volontà di rispettarli.

La FIDAL avrebbe dovuto fin dall’inizio fare chiarezza sul fenomeno e ottenere gli interventi necessari per una gestione esclusiva del podismo; invece all’inizio lo ha snobbato e solo recentemente gli ha dedicato attenzione, più però come fonte di sostentamento che come attività fondamentale con pari dignità (e con maggiore importanza  pratica) a quella che si svolge su pista.

In dieci anni a furia di aggiustamenti siamo arrivati al trionfo del politichese, che trova il suo apice nell’allegato 3 della Convenzione Fidal-Uisp firmata a Roma il 30 maggio 2017 dai rispettivi presidenti Giomi e Manco, dal titolo “Attività Sportiva”.

 3.1 La FIDAL è soggetto riconosciuto dal CONI designato all’organizzazione e al controllo  delle manifestazioni competitive-agonistiche. Sono definite manifestazioni competitive-agonistiche:

  • Le manifestazioni su pista a carattere territoriale, nazionale e internazionale
  • Le manifestazioni non stadia inserite in Calendario Federale, Gold, Silver e Bronze di corsa su strada, cross, montagna, trail e ultratrail
  • Maratona e Mezza Maratona, discipline per le quali la FIDAL è l’unico ente a certificare e omologare il percorso e le prestazioni

L’UISP è un EPS riconosciuto dal CONI e organizza le attività sopraindicate , promozionali, amatoriali e dilettantistiche, seppure con modalità competitive (sic)

Val solo la pena di sottolineare che la Convenzione FIDAL – EPS (qui allegata in fondo) parla di manifestazioni similari, e non può essere altrimenti, considerando l’esclusività della FIDAL nella gestione delle Maratone e Mezze Maratone derivante dal Regolamento Tecnico Internazionale.

La “guerra tra poveri”  FIDAL - EPS ha generato una situazione di anarchia in cui prosperano i “naif”: da una stima approssimativa le cosiddette non competitive, quasi tutte fuori da ogni controllo, sarebbero il doppio delle competitive. Solo per citare un esempio  piemontese, nelle  Province di Novara e VCO si svolge da 43 anni la Gamba d’Oro, un circuito di 54 corse su strada non competitive assolutamente indipendente.

Non è forse ora che FIDAL ed EPS si mettano veramente d’accordo nell’interesse proprio e dei podisti ?

“Lascio pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe a capo in giù, nella mano di un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente (....) e dava loro di fiere scosse, e faceva sbalzare quelle teste spenzolate; le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura”. E’ il mirabile ritratto pennellato dal Manzoni della condizione dei quattro capponi che Renzo portava all’avvocato Azzeccagarbugli a pagamento della sua consulenza. Prima che il podismo affondi sotto i colpi degli Azzeccagarbugli attuali, sarebbe bene che noi ‘capponi’ evitassimo di danneggiarci l’un l’altro.

 

ALLEGATO

Fidal: Modello Convenzione con Eps secondo delibera n. 324 Giunta Nazionale CONI del 27 luglio 2015

(con pochi tagli, e corsivi nostri)

La Federazione Italiana di Atletica Leggera (di seguito: FIDAL), nella persona del Presidente pro tempore, Alfio Giomi, domiciliato per la

carica presso la sede legale della FIDAL suddetta

e

L’Ente di Promozione (di seguito: ___EPS___) con sede in ______ __

Premesso

A)

che il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (di seguito: CONI), autorità di disciplina, regolazione e gestione delle attività sportive, intese come elemento essenziale della formazione fisica e morale

dell'individuo e parte integrante dell'educazione e della cultura nazionale, ai sensi del D.Lgs n° 242/1999 e successive modificazioni ed integrazioni, in presenza dei requisiti previsti nel proprio Statuto, riconosce una

sola Federazione Sportiva Nazionale per ciascuno sport ed una sola Disciplina Sportiva Associata per ciascuno sport che non sia già oggetto di una Federazione Sportiva Nazionale;

 

B)

che il CONI, riconosce Enti di Promozione Sportiva le associazioni, a livello nazionale, che hanno per fine istituzionale la promozione e la organizzazione di attività fisico-sportive con finalità ricreative e formative, e che svolgono le loro funzioni nel rispetto dei principi, delle regole e delle competenze del CONI, delle

Federazioni Sportive Nazionali e delle Discipline Sportive Associate ancorché con modalità competitive;

 

C)

che il CONI, anche in collaborazione con le Federazioni Sportive Nazionali e le Discipline Sportive

Associate, cura le attività di formazione e aggiornamento dei quadri tecnici e dirigenziali, nonché le attività di ricerca applicata allo sport. A tale scopo lo SNaQ rappresenta il quadro generale di riferimento proposto dal CONI, tramite la Scuola dello Sport, per il conseguimento delle qualifiche dei tecnici sportivi e per la loro certificazione che pur non rappresentando un obbligo o un vincolo per le organizzazioni a cui si rivolge, rappresenta uno strumento perché esse definiscano percorsi formativi efficaci valorizzando la

formazione permanente.

 

D)

che la FIDAL è associazione senza fini di lucro con personalità giuridica di diritto privato ed è costituita dalle società e dalle associazioni sportive riconosciute ai fini sportivi dal CONI. Svolge l’attività sportiva e le relative attività di promozione, in armonia

con le deliberazioni e gli indirizzi del Comitato Olimpico Internazionale (di seguito: CIO) e del CONI

godendo di autonomia tecnica, organizzativa e di gestione, sotto la vigilanza del CONI medesimo;

 

E)

che la FIDAL:

- è riconosciuta, ai fini sportivi, dal Consiglio Nazionale del CONI ed è affiliata alla IAAF e alla EA;

- è l’unica rappresentante riconosciuta dagli organismi nazionali ed internazionali suddetti per le attività dell’Atletica Leggera;

- persegue come obiettivo primario la diffusione dello sport quale insostituibile elemento di promozione della salute;

- ha sempre attuato ed attua il reclutamento, la formazione, l’aggiornamento e la specializzazione delle figure operanti nei suoi Quadri Tecnici inclusi gli Ufficiali di Gara;

 

F)

che l’___EPS___:

- è riconosciuto, ai fini sportivi, dal Consiglio Nazionale del CONI con deliberazione n. __ […]

 

G)

che l’___EPS___, in accordo al “REGOLAMENTO DEGLI ENTI DI PROMOZIONE SPORTIVA”, approvato dal Consiglio Nazionale del CONI con deliberazione n. 1525 del 28/10/2014, promuove ed

organizza attività sportive multidisciplinari con finalità formative e ricreative, ancorché con modalità competitive, curando anche il reclutamento, la formazione e l’aggiornamento degli operatori preposti alle proprie attività sportive;

 

G bis)

che l’___EPS___,  organizza e cura direttamente lo svolgimento di attività sportive nell’ambito della disciplina oggetto di Convenzione in nº__ regioni;

- organizza almeno n° _ gare/manifestazioni/eventi annui di livello nazionale;

- con riferimento alla stagione sportiva conclusasi il _____, il numero dei tesserati praticanti la

disciplina sportiva /specialità oggetto di Convenzione è stato pari a n° ____;

- con riferimento alla stagione sportiva conclusasi il _____, il numero degli affiliati iscritti al Registro

per la disciplina sportiva /specialità oggetto di Convenzione è stato pari a n° ____;

- cura lo svolgimento di corsi di formazione sul territorio;

- possiede una comprovata ed adeguata struttura operativa a livello nazionale articolata sul territorio

come dettagliatamente riportato nell’allegato sub 1 che fa parte integrante e sostanziale della presente Convenzione;

 

H)

che la FIDAL e ___EPS___ (di seguito: le Parti) condividono:

- il principio che lo sport riveste carattere di fenomeno culturale, di grande rilevanza sociale e che, per le insite implicazioni di carattere educativo, tecnico, sociale e ricreativo, deve essere considerato un vero e proprio valore fondamentale per l’individuo e la collettività con riferimento, in particolare, all’art. 2 della Costituzione;

- la finalità della formazione, della ricerca, della documentazione ed in genere la promozione e la diffusione di tutti i valori morali, culturali e sociali riconducibili alla pratica delle attività motorie e sportive;

- la necessità di nuova visione strategica del sistema sportivo italiano in grado di aumentare la pratica sportiva nel paese, soprattutto tra i giovani, occupando quello spazio attualmente gestito da soggetti terzi che operano fuori dal sistema CONI e che, più frequente in alcune discipline e meno in altre, rappresenta comunque un fenomeno ampiamente diffuso.

 

si conviene e si stipula quanto segue

Articolo. 1 - Norme generali

1.1

Le premesse sono parte integrante della Convenzione. Ciascuna delle due Parti non può delegare all’altra i propri compiti istituzionali derivanti dal riconoscimento ai fini sportivi del CONI. Con la presente

Convenzione le Parti intendono realizzare un vero e proprio “patto associativo per lo sviluppo dell’Atletica Leggera” nell’interesse dei praticanti, dell’associazionismo di base e delle comunità locali.

1.2

Le Parti si impegnano, anche attraverso le rispettive strutture territoriali, a svolgere tutte le iniziative

necessarie:

- per sviluppare con le Istituzioni, gli Enti locali, le Scuole, etc., una comune azione per una più razionale utilizzazione degli impianti sportivi pubblici.

- per la costruzione e la ristrutturazione di impianti sportivi

- per favorire la promozione dell'attività sportiva nella Scuola e la piena utilizzazione degli impianti sportivi scolastici.

- per promuovere lo studio, la conoscenza, la divulgazione, la pratica dell'attività sportiva e degli aspetti culturali della disciplina sportiva del Atletica Leggera, attraverso dibattiti, seminari, corsi e manifestazioni.

1.3

Le Parti prendono atto degli accordi preliminari intercorsi tra i propri Organi giudicanti che nel rispetto della normativa vigente hanno concordato un’unica tabella di sanzioni per le violazioni concordate indicate nell’allegato sub 2 che fa parte integrante e sostanziale della presente Convenzione.

1.4

Le parti si impegnano a dare efficacia reciproca ai provvedimenti disciplinari adottati dai rispettivi Organi giudicanti nei confronti dei rispettivi tesserati, assicurandosi una periodica e reciproca informazione sulla materia.

1.5

Le parti s’impegnano, altresì, ad azioni comuni nei confronti di organizzazioni terze che operano nell’ambito

della stessa disciplina.

Articolo 1 bis - Assicurazione e tutela sanitaria

1bis.1

Fermo restando l’applicazione a tutti gli atleti delle norme sull’assicurazione obbligatoria e sulla tutela sanitaria, le Parti s’impegnano ad applicare adeguate ed analoghe tutele assicurative specifiche in funzione delle particolarità delle discipline sportive oggetto della Convenzione fornendo reciproca comunicazione.

 

Articolo. 2 – Attività sportiva

2.1

Fatta comunque salva la facoltà dell’affiliazione e tesseramento sia alla sola FIDAL che al solo EPS senza che ciò comporti penalità di alcun genere o discriminazioni, le modalità di reciproca partecipazione dei rispettivi atleti all’attività sportiva agonistica di prestazione organizzata dalle Parti sarà regolata sostanzialmente mediante il “doppio tesseramento” le cui modalità operative sono dettagliatamente riportate nell’allegato sub 3 che fa parte integrante e sostanziale della presente Convenzione.

2.2

I termini “Campionati Italiani” e “Campione Italiano”- per tutte le categorie - e, riferiti all’attività internazionale, “Squadra Italiana” o “Nazionale” (Atleti Azzurri)”, possono essere utilizzati esclusivamente

dalla FIDAL; l’___EPS___ può utilizzare i termini “Campionati Nazionali ___EPS___” e “Rappresentativa Nazionale dell’___EPS___”

2.3

Le parti si impegnano, altresì, previo accordo del livello territoriale interessato, a fornire reciproca assistenza per l’eventuale utilizzo di giudici di gara in proprie manifestazioni con oneri a carico del soggetto

organizzatore della manifestazione.

Articolo 2bis - Omologazione campi di gara, attrezzi

2bis.1

Fermo restando l’osservanza dei criteri e standard di sicurezza previsti dalle norme di legge, tutte le gare/competizioni/eventi oggetto della presente Convenzione saranno svolte nel rispetto della normativa

tecnica della FIDAL in impianti e luoghi idonei e con attrezzature omologate nel rispetto dei criteri di omologazione stabiliti dalla FIDAL.

 

Articolo. 3 – Attività di Formazione e di Aggiornamento Quadri Tecnici ed Ufficiali di Gara

La FIDAL riconosce solo le qualifiche ed i gradi tecnici (inclusi gli Ufficiali di Gara) conseguiti secondo le norme ed i criteri previsti nelle proprie Carte Federali nel rispetto del Piano Nazionale di Formazione dei Quadri operanti nello sport.

L’ EPS___, qualora organizzi corsi autonomamente, rilascia attestati, qualifiche e gradi tecnici validi nel proprio ambito associativo, salvo il caso in cui tali corsi ed attestati siano espressamente svolti in accordo

con la FIDAL e nel rispetto delle normative federali.

3.2

Nell’allegato sub 4 che forma parte integrante e sostanziale della presente Convenzione sono previste le modalità di partecipazione (requisiti per la partecipazione, numero di posti riservati, e costi di iscrizione) dei tesserati dell’___EPS___ ai corsi di formazione e di aggiornamento organizzati dalla FIDAL.

 

Articolo. 4 – Iniziative Culturali

4.1

In caso di organizzazione congiunta di iniziative culturali, anche presso le rispettive strutture territoriali, le spese verranno ripartite in base agli accordi fra le Parti ed in riferimento ad ogni singola iniziativa.

[…]

 

 

Articolo. 5 – Commissioni Paritetiche - Controversie

5.1

Le Parti si impegnano ad affidare ad una Commissione Paritetica - costituita ai vari livelli territoriali in corrispondenza di manifestazioni provinciali, regionali, nazionali - formata da una rappresentanza delle

rispettive Commissioni Tecniche, l’incarico di definire, per quanto possibile, i programmi tecnici ed i calendari dell’attività sportiva.

5.2

Le controversie fra le Parti che traggano origine dalla presente Convenzione sono rimesse alla Giunta

Nazionale del CONI.

 

Articolo. 6 – Durata

6.1

5

La presente Convenzione scade al 30 marzo dell’anno successivo a quello in cui si sono svolti i giochi olimpici estivi e non è oggetto di tacita proroga.

6.2

Ciascuna delle parti ha comunque facoltà di revoca a mezzo lettera raccomandata da inviare entro il 30 settembre di ciascun anno successivo a quello di stipula. La convenzione sarà comunque valida per il primo anno fino al 30 marzo 2017.

6.3

Nel caso di risoluzione simultanea e consensuale delle Parti, la Convenzione viene annullata immediatamente.

 

[…]

______ ______ ______ ______ ______ __ ______ ______ ______ ______ ______ ____

ALLEGATO n° 2 – TABELLA DI SANZIONI PER LE VIOLAZIONI CONCORDATE

MONITORAGGIO DELLA CONVENZIONE E DELLE MANIFESTAZIONI

[…]

RECIPROCITÀ’ DELLE SANZIONI ED APPLICAZIONE DEI PROVVEDIMENTI

DISCIPLINARI ADOTTATI NEI CONFRONTI DEI PROPRI TESSERATI.

Le parti si impegnano a far rispettare ai propri tesserati, Società Sportive e Comitati Territoriali tutte le decisioni disciplinari che di volta in volta verranno rese note dal Coni e dagli organi di giustizia

sportivi. L'etica sportiva condivisa richiede il rispetto di provvedimenti di allontanamento da gare o da impianti degli atleti, dirigenti o tecnici, sospesi, squalificati o radiati per doping o altre violazioni disciplinari,

anche provenienti da attività sportive diverse dell'atletica leggera. Principali fonti di informazione di riferimento saranno il sito e le note informative ufficiali del Coni, nonché le sentenze degli organi di giustizia sportivi. Le parti si impegnano, inoltre, a condividere, tramite le rispettive segreterie, le sanzioni disciplinari che i rispettivi organi preposti avranno comminato ai propri tesserati.

[…]

 

 

ALLEGATO n° 3 – ATTIVITA’ SPORTIVA E MODALITA’ DOPPIO TESSERAMENTO

1) RAPPORTI DI COLLABORAZIONE

La cooperazione tra la Federazione Italiana di Atletica Leggera e gli Enti di Promozione Sportiva è il mezzo per portare l'Atletica nella pratica quotidiana di persone di ogni fascia d'età, sesso e posizione

sociale. Al di là della formale sottoscrizione della presente Convenzione, la cooperazione FIDAL- ___EPS___ si estrinseca in atti concreti legati ad affiliazioni societarie e tesseramento degli atleti, all'organizzazione sinergica delle manifestazioni, alle mutue possibilità di partecipazione alle manifestazioni di atleti, giudici, tecnici e dirigenti, nonché alla gestione degli impianti sportivi ed alla formazione culturale e tecnica di tutti gli attori del mondo sportivo.

I rapporti di collaborazione riguardano tutta l'attività di atletica leggera (attività su pista outdoor e indoor, strada – in tutte le sue forme regolamentari –, cross, montagna – in tutte le sue forme regolamentari –, ultradistanze, corsa in natura – trail e tutte le sue forme regolamentari –), oltre a qualsiasi altra attività che dovesse in futuro rientrare sotto il controllo della Federazione Italiana di Atletica Leggera.

In particolare:

- Organizzazione di manifestazioni, partecipazione alle manifestazioni, regolamenti e calendari;

- Tesseramento degli atleti e doppio tesseramento

- Affiliazioni delle Società;

- Utilizzo degli impianti sportivi;

- Formazione dei Quadri Tecnici e Dirigenziali;

- Formazione dei Giudici di Gara;

- Iniziative culturali e lotta al doping;

- Scuola;

- Accordi territoriali integrativi;

- Reciprocità delle sanzioni ed applicazione dei provvedimenti disciplinari adottati nei confronti

dei propri tesserati (come da allegato 2 alla presente).

2) TESSERAMENTO

La presente convenzione disciplina in particolare le modalità di doppio tesseramento degli atleti, onde permettere e agevolare quanto previsto in tema di partecipazione alle manifestazioni al capitolo “3) Attività Sportiva” del presente allegato sub 3 alla Convenzione. I tesserati presso l’___EPS___ possono i) sottoscrivere regolare tesseramento FIDAL presso una società affiliata FIDAL oppure ii) possono

sottoscrivere tesseramento agevolato tramite Runcard (al costo di euro 15,00, invece che euro 30,00).  La Runcard, rinnovabile annualmente, avrà una grafica personalizzata Runcard ___EPS___ . Il possessore di

Runcard, in regola con le certificazioni in materia di tutela sanitaria per la pratica agonistica dell’atletica leggera, può partecipare a manifestazioni dell’EPS e a manifestazioni FIDAL di corsa su strada, cross,montagna, trail, ultradistanze.

I tesserati presso la FIDAL possono sottoscrivere regolare tesseramento EPS.

 

 

3) ATTIVITA’ SPORTIVA

3.1 La FIDAL è soggetto riconosciuto dal CONI designato all'organizzazione ed al controllo delle manifestazioni competitive-agonistiche di atletica leggera sul territorio italiano. Sono definite manifestazioni competitive-agonistiche:

- Le manifestazioni su pista a carattere territoriale, nazionale e internazionale;

- Le manifestazioni non stadia inserite in Calendario Federale, Gold, Silver e Bronze di corsa su strada, cross, montagna, trail, ultradistanze;

- Maratona e mezza maratona, discipline per le quali la FIDAL è l’unico ente a certificare e omologare il percorso e la prestazione.

 

LEPS organizza, secondo quanto previsto dall’art. 2 comma 1 lettera “a” punto I del Regolamento CONI-EPS, manifestazioni similari, promozionali, amatoriali e dilettantistiche, seppure con modalità competitive.

3.2 Nel caso di manifestazioni FIDAL su pista, la partecipazione dei tesserati per il solo ___EPS___ è consentita alle sole categorie esordienti, ragazzi, cadetti in ambito provinciale e regionale.

Nel caso di manifestazioni FIDAL non stadia inserite in Calendario Nazionale, Gold, Silver e Bronze, la partecipazione dei tesserati per l’___EPS___ è ammessa per mezzo del doppio tesseramento descritto al precedente articolo 2). Tale disposizione entrerà in vigore dal 1 giugno 2016.

Nel caso di manifestazioni FIDAL non stadia inserite nel Calendario territoriale (regionale e provinciale) o di manifestazioni no stadia organizzate da un EPS, i tesserati FIDAL ed EPS potranno partecipare

reciprocamente alle rispettive manifestazioni in forza del proprio tesseramento, nell’ambito di un calendario condiviso e comunicato tempestivamente.

3.3 I tesserati ___EPS___ o Runcard vengono inseriti in classifica, ma non accedono a premi che contemplino elargizione di denaro o generici buoni valore, bonus, ingaggi, rimborsi spese di qualsiasi genere ed a qualsiasi titolo.

3.4 Nelle manifestazioni organizzate sotto l’egida di ___EPS___, gli atleti che abbiano doppio tesseramento FIDAL/___EPS___, devono gareggiare obbligatoriamente per ___EPS___. Nelle manifestazioni organizzate sotto l’egida di FIDAL, gli atleti che abbiano doppio tesseramento FIDAL/___EPS___, devono gareggiare obbligatoriamente per FIDAL.

Tutti i partecipanti alle manifestazioni di atletica leggera competitive-agonistiche organizzate dalla FIDAL e competitive organizzate dall’EPS devono essere in regola con le norme per la tutela sanitaria vigenti, ed avere tessera di appartenenza a FIDAL e/o all' ___EPS___ in corso di validità al momento della manifestazione.

3.5 L' ___EPS___ organizza i propri campionati nazionali e territoriali, riservati ai propri tesserati.

Tali campionati potranno prevedere la sommatoria di più appuntamenti e non necessariamente lo svolgimento in prova unica.

3.6 L'___EPS___, anche attraverso le proprie società affiliate, ai fini di promuovere la partecipazione e non l'agonismo o prestazioni di rilievo agonistico, nel rispetto delle prerogative della FIDAL e conformemente al dettato della presente convenzione può organizzare autonomamente

manifestazioni di atletica leggera che prevedano una classifica e dei premi purché tali premi per gli atleti (e per le società partecipanti) non contemplino nessuna forma di elargizione di denaro o generici buoni valore, bonus, ingaggi, rimborsi spese di qualsiasi genere ed a qualsiasi titolo. I premi possono consistere in premi in natura e/o riconoscimenti protocollari (es. trofei, medaglie...) di controvalore economico complessivo limitato, nell’ordine massimo stimato di 100 euro per il/la primo/a atleta della classifica generale. Possono essere erogati premi di analoga natura e valore inferiore per alcune posizioni successive della classifica generale della gara.

Nelle manifestazioni che si svolgono sotto l’egida di un EPS è ammissibile la premiazione (in natura) degli atleti anche suddivisi in fasce di età.

 

3.7 L' ___EPS___ o una società ad esso collegata può organizzare manifestazioni competitivoagonistiche – valide per l'inserimento nelle graduatorie federali – esclusivamente cooperando con la FIDAL

(o con società affiliate) oppure, autonomamente, affiliandosi alla FIDAL ed operando con l'ausilio della gestione tecnica della manifestazione da parte del Gruppo Giudici Gare della FIDAL, previo il rispetto dei regolamenti federali e l'assolvimento degli obblighi contributivi previsti (affiliazione della società, pagamento della tassa di approvazione gara, eventuale omologazione del percorso o altri servizi richiesti o concordati).

3.8 I calendari – nazionale e territoriali – della FIDAL e dell' ___EPS___ devono essere quanto più possibile armonici e non conflittuali. A tal fine la FIDAL comunica all' ___EPS___ il calendario dei propri campionati federali tempestivamente, non appena esso venga stabilito e vi include, su richiesta, le date dei campionati nazionali dell'___EPS___. Parimenti l’___EPS___ comunica alla FIDAL il calendario dei propri campionati nazionali non appena esso venga stabilito e vi include, su richiesta, le date dei campionati federali.

 

4) AFFILIAZIONI DELLE SOCIETA’

La Società affiliata all'___EPS___, che scelga di affiliarsi anche alla FIDAL per la prima volta senza esserlo mai stato in passato, è esentata dal versamento della quota di affiliazione alla FIDAL. Parimenti, la

Società affiliata alla FIDAL, che scelga di affiliarsi anche all' ___EPS___ per la prima volta senza esserlo mai stato in passato, è esentata dal versamento della quota di affiliazione all'___EPS___. Ciascuna delle parti si impegna a dare seguito a quanto enunciato in osservanza delle competenze stabilite dai rispettivi Statuti e

Regolamenti.

 

5) UTILIZZO DEGLI IMPIANTI SPORTIVI

La FIDAL e l'___EPS___, laddove gestiscano impianti sportivi in convenzione diretta o tramite propri affiliati, si impegnano ad assicurare ai rispettivi tesserati le medesime condizioni di accesso agli

impianti stessi.

 

6) ACCORDI TERRITORIALI INTEGRATIVI

I rappresentanti territoriali di FIDAL e EPS possono sottoscrivere accordi integrativi migliorativi a carattere locale. Tali accordi non devono essere in contrasto con la presente convenzione e con gli Statuti

e i Regolamenti Federali e dell’EPS e la loro validità è subordinata all’approvazione formale della FIDAL e

dell’EPS

 

ALLEGATO n° 4 – MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE ALLE ATTIVITA’ FORMATIVE

FORMAZIONE DEI QUADRI TECNICI E DIRIGENZIALI

I corsi di formazione e le iniziative di aggiornamento per i tecnici e i dirigenti che FIDAL organizza

ai sensi dei Regolamenti Tecnici in vigore sono aperti ai componenti dell'____EPS____ ___ . Parimenti, i corsi di formazione e le iniziative di aggiornamento per i tecnici e i dirigenti che l'____EPS____ _organizza sono aperti ai componenti della FIDAL. […]

 

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Quando nel 1999 il CONI regalò alla FIDAL il Podismo col nome di “Corsa su strada”, il primo problema fu come etichettare la categoria dei nuovi inquilini e come inquadrarli in una Federazione agonistica. Fu così coniato il termine Amatori, dal francese Amateur, dilettante, senza altro diritto che la partecipazione alle manifestazioni open.

Entrarono a far parte dello Statuto, in cui figurano tuttora,  e, nei primi tempi, furono inquadrati in un settore Amatori distinto  dal settore Assoluto; moltissimi col tesseramento individuale, liberi, senza Società di appartenenza.

Ma la “libertà” durò poco, furono presto obbligati a tesserarsi con una Società con vincolo di un anno e possibilità di tesserarsi Senior (agonisti) in qualunque momento; gli over 35, diventati Veterani, furono inquadrati nei Master, atleti a tutti gli effetti, e gli Amatori furono ristretti in un ghetto dai 23 ai 34 anni, fino ad arrivare nel 2015 al tesseramento esclusivo come Senior: il cerchio si era chiuso.

Era intanto cominciata la partecipazione di non tesserati come non competitivi alle manifestazioni agonistiche, soprattutto Maratone e Mezze Maratone, e crebbe perché molto gradita agli organizzatori, soprattutto dal 2010 quando nacque la gabella della tassa partecipazione gare a beneficio della Federazione: un euro per ogni tesserato FIDAL, IAAF, EPS e, oggi, anche  Runcard.

Per assicurare una copertura assicurativa nacque il cartellino giornaliero di partecipazione per non tesserati, che nei suoi sette anni di attività non riscosse molti consensi, finché nel 2015 la FIDAL s’inventò la Runcard, riservata al “liberi” dai 20 anni in su.

Doveva essere un’esca per attirare nuovi “pesci”,  con validità solo per un anno; infatti l’ultimo comma (7) stabiliva che “successivamente si devono necessariamente tesserare con una Società affiliata alla FIDAL”.

Ma il contatto con il mondo dei podisti, totalmente sconosciuto, fece cambiare il piano e la Runcard divenne uno strumento di fidelizzazione, che oggi si presenta pomposamente come “La prima community di Runner powered by FIDAL”.

Sul sito appositamente dedicato si trovano offerte, informazioni, servizi convenzionati (visita medica, assicurazioni, Tds, fisioterapia, piani di allenamento eccetera), oltre ad iniziative dedicate, come la Runfest di metà settembre o il corso di formazione  Run Academy. Per far parte del club anche i tesserati con Società FIDAL possono sottoscrivere la tessera a 10 euro.

Le Runcard si sono moltiplicate: oggi se ne contano tre oltre quella originale, costo € 30, 15 per gli stranieri: montagna/trail € 10 , eps e nordic walking € 15, validità un anno dalla data dell’emissione, tranne che per gli Eps dove la scadenza va ad anno solare.

Quello che soprattutto interessa al podista è la possibilità di partecipare alle manifestazioni FIDAL agonistiche, pur con alcune limitazioni rispetto agli altri tesserati: presentazione del certificato di idoneità agonistica atletica leggera in originale in corso di validità, o consultazione del data base o app da parte dell’organizzatore, concorso al montepremi  non in denaro o assimilati, partecipazione alle gare di Campionato Federale senza concorrere al titolo della propria categoria. E’ possibile inviare l’iscrizione on line a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

Il disguido segnalato alla Federazione circa la mancata  registrazione del risultato da parte di un tesserato Runcard non è quindi attribuibile ad una limitazione della Card:, la partecipazione ad una gara omologata comporta necessariamente a pieno titolo che tutti i classificati abbiano il tempo rilevato e questo venga inserito nelle graduatorie federali, a patto però che venga correttamente segnalato all’ufficio Informatica, e qui entra in campo l’iter burocratico.

Dal 2009 la FIDAL impiega per la gestione delle manifestazioni SIGMA (Sistema Informatizzato Gestione Manifestazioni Atletica), dalle iscrizioni alla rilevazione e pubblicazione dei risultati.

Se tutto fosse gestito da SIGMA non ci sarebbero problemi; purtroppo, però, per venire incontro alle richieste degli organizzatori, la Federazione consente che possano provvedere in proprio, assumendosene, naturalmente, tutti gli oneri e le responsabilità; quindi l’invio dei risultati in un formato standard all’ufficio Informatica è di loro  competenza.

Normalmente l’organizzatore scarica l’incombenza al fornitore di transponder (chip), che, talvolta, si dimentica di inviarli entro sette giorni e comunque, tassativamente, non oltre febbraio dell’anno successivo, termine ultimo per il loro inserimento. 

Pensiamo che l’ufficio Informatica della Fidal coi mezzi attualmente disponibili potrebbe monitorare periodicamente la situazione dei risultati senza grossi problemi e sollecitare l’invio ai ritardatari, ma questo non è obbligatorio: richiede solo un’autentica sensibilità verso  il prossimo , “che intender no la può chi no la prova”.

 

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Lunedì, 10 Settembre 2018 13:48

RunCard : Fidal contro Fidal?

Il recente articolo sulla questione RunCard, pubblicato in seguito ad una lettera di Mauro Marelli:

http://www.podisti.net/index.php/commenti/item/2318-runcard-parente-povera-lettera-alla-fidal.html

induce a ulteriori osservazioni.

Non vi è dubbio che la RunCard sia stata un’invenzione per fare cassa, cosa peraltro legittima se analizzata singolarmente ed isolata dal contesto, ma chi la sceglie decide di risparmiare oppure si tratta di una scelta “concettuale”? Qualcosa del tipo …non faccio agonismo però voglio gareggiare (qui ci vedo una contraddizione di base, ma andiamo oltre) e siccome sono obbligato .... vado di RunCard. I vantaggi che sostiene di dare all’atto pratico sono discutibili o comunque minimi, ma non credo proprio sia questa la motivazione. Invece, appunto, fa risparmiare chi vuole fare gare agonistiche, magari comprando la Runcard tramite gli organizzatori di gare, che abilmente la propongono nel pacchetto iscrizione, si arriva a spendere non più di 10 euro. Tesserarsi con un gruppo sportivo costa mediamente il doppio del prezzo standard (30 euro) e magari mi rompono le scatole dicendomi dove andare a correre. Non è proprio così, ma questa potrebbe essere un’altra motivazione.

A correre si fa sempre (più o meno tanta) fatica, come giustamente osserva il Marelli, ma questo accade nelle gare Fidal, in quelle EPS, nelle corse non competitive …. Il fatto è che si tratta di fare una scelta di campo: mi interessa l’agonismo? Che vengano riconosciute le mie prestazioni? Che se vinco qualcosa debba essermi dato (soldi o salami che siano)? Che se voglio, posso gareggiare in pista? Mi tessero formalmente con la federazione, che ha le sue regole, come in tutte le altre discipline sportive. Oppure faccio altro. A me pare maledettamente chiaro.

Purtroppo è la federazione stessa ad aver creato questa situazione per cui, giustamente per alcuni versi, nella sua missiva alla Fidal, Mauro Marelli fa le sue osservazioni e ha qualche ragione nel sostenere le sue motivazioni.

La RunCard la intendo come una forzatura delle regole, la creazione di un tesserificio che in qualche modo compete contro le stesse associazioni che sostengono la federazione, i gruppi sportivi; ovviamente questi ricevono un danno non indifferente, dato che la loro attività è sostenuta anche attraverso il tesseramento dei master. Se si voleva regolamentare la partecipazione dei liberi (il fu tesseramento giornaliero) di modi ce ne erano tanti, a mio avviso è stato scelto il peggiore. Non certo per Fidal, quantomeno dal punto di vista delle entrate, dato che ad oggi sono state vendute oltre 100.000 tessere in modalità RunCard.

Ora Fidal, in risposta al Marelli, scrive di “un sistema di ranking che comprende tutti i tesserati …” ; forse la lettera inviata dal Marelli è un campanello di allarme, ragionevolmente non è l’unico ad aver sollevato il problema. Si corre il rischio di piazzare meno RunCard, in prospettiva può diventare un problema, dato che nell’accordo con Infront, che nei prossimi 6 anni porterà un bel po’ di soldi nelle casse federali, il progetto RunCard ha una posizione importante. Allora facciamo un altro passo verso il “mercato” del podismo, diamo qualche ulteriore benefit a chi si vuole avvicinare alla pratica della corsa: si tratta di persone ai quali frega poco di appartenere ad un gruppo sportivo, dei campionati di società, degli aspetti sociali che un gruppo di norma rappresenta. Interessa anche poco che tali gruppi (ahimè, sempre meno) sostengano le attività del settore giovanile. Già rispetto alla prima release del progetto sono stati fatti dei passi in avanti (?!?), i RunCardisti possono andare a premio (non in denaro, ma la norma non è poi così difficile da aggirare). Pare che un giorno probabilmente vedranno le proprie prestazioni certificate e magari verranno aggiunti ulteriori benefit. Se questo è il trend, usciamo dall’ipocrisia, equipariamo a tutti gli effetti le RunCard al tesseramento tradizionale, facciamoli correre in pista, non si sa mai che possa interessare; un campione italiano con la RunCard?  Perché no. E se uno è forte e vince una gara, perché non dovrebbe essere pagato in soldoni?

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E’ ancora presto per tirare le somme, ma la situazione delle maratone in Italia è già preoccupante.

Alla fine di agosto 2018 il totale dei partecipanti è di 29.409, di cui 2.659 classificati in maratone non approvate dalla FIDAL (alla faccia dei regolamenti), con un calo di presenze pari a 1.772 con Roma  in grave crisi. Roma in due anni è passata da 14.000 a 11.700 presenze (e adesso si dà addirittura a rischio l’edizione 2019, vedi sotto: ma l’amministrazione romana avrà pur qualche motivo di essere preoccupata!). Caso a parte Trieste, che, delusa dai 400 partecipanti dello scorso anno,  ha puntato tutto sulla Mezza passata da 1301 a 1624.

Lo sport nazionale è ignorare i problemi, finché non diventano emergenza. Eppure…

Due anni fa l’onorevole Daniela Sbrollini presentò con 23 firmatari una mozione relativa al certificato medico per gli stranieri in occasione di Maratone e Mezze Maratone. I tre punti proposti sono quanto mai attuali e validi

  • Consentire la partecipazione degli stranieri in base alle norme sulla tutela sanitaria del loro Paese
  • Attivare un tavolo di lavoro specifico CONI – FIDAL col compito di indicare le Maratone e Mezze Maratone da inserire in un piano di sviluppo economico
  • Studiare forme di sinergie con attività culturali da implementare nelle città interessate, di concerto con l’ANCI (Associazione dei Comuni), a vantaggio degli atleti ed accompagnatori.

Un amico organizzatore mi diceva: “Lo straniero deve  appoggiarsi a cliniche private con un costo di 400-600 euro per avere il certificato che gli consente di  gareggiare in manifestazioni che ne costano 40-50; mentre in tutto il mondo, tranne la Francia, si paga l’iscrizione e si gareggia senza altri contrattempi”.

Personalmente, proporrei anche la “maggiore età per i podisti”: mi spiego, se una persona adulta e matura può rifiutare le cure, non vedo perché non possa presentare un documento in cui afferma di essere a conoscenza della normativa sulla tutela sanitaria in atletica leggera ed aver ottemperato a quanto da essa stabilito.

E’ sconfortante paragonare le nostre due più importanti maratone, Roma con 11.700 e Milano 5.300 classificati, col resto del mondo: non solo Londra 45.000, Berlino 48.000, Parigi 47.000 (cifre che costituiscono il massimale deciso dagli organizzatori, mentre le domande sarebbero molte di più), ma anche le “minori” come Norimberga (22.000) o Amburgo (18.000).

L’ingerenza pubblica non si limita però al solo aspetto della salute, ma, da un anno, anche della sicurezza, con la “odiata” Circolare Gabrielli, che obbliga gli organizzatori a presentare tra le altre scartoffie un Piano di Sicurezza firmato da un tecnico iscritto all’albo, spesa minima 1000 euro.

Ai problemi legislativi praticamente insormontabili, visti i tempi e gli impegni dei nostri “onorevoli”, si sommano le politiche della Fidal nate col Progetto Running, che sta dando il colpo di grazia.

In una realtà come la nostra, in cui solo 11 Maratone riescono a superare i 1000 partecipanti, riservarle tutte al solo settore “Nazionale”, stando a quanto preteso dalla Fidal,  con un costo minimo di approvazione pari a 1500 euro, più la tassa di partecipazione sugli iscritti,  è un incentivo alla fuga, molto più saggio sarebbe consentire alle “bronze” l’approvazione anche territoriale, con tasse più contenute e adatte alla realtà locale.

Il problema di fondo è che alla Federazione interessa solo il ritorno economico, di cui fa parte anche l’esagerata promozione della Runcard - vedasi la Run Fest di settembre e la sponsorizzazione di Infront - indigesta a molte Società, che vedono “fuggire” diversi soci, mentre dovrebbe affiancare il più possibile gli organizzatori promuovendo le iniziative sul territorio (come indicato nella mozione ai punti due e tre), stabilire coi fornitori di transponder accordi specifici a favore degli organizzatori, e supportare col Delegato Organizzativo i meno esperti nella promozione dell’evento.

Ciliegina sulla torta, la notizia fresca fresca di un possibile slittamento della Maratona di Roma al 2020 per problemi relativi al bando di assegnazione della manifestazione, da noi criticato fin dalla nascita. Sono stati sollevati dubbi sul possibile conflitto di interessi di Infront, partner Fidal fino al 2024, secondo l’accordo così presentato dal Presidente Giomi il 27 luglio: “E’ un momento magico per l’atletica azzurra in cui si raccoglie ciò che si sta seminando da anni. Un lungo lavoro fatto di scelte coraggiose, che parte da lontano, costruito nel tempo. Perché l’atletica non si improvvisa. Berlino punto di arrivo di un percorso e punto di partenza per le Olimpiadi di Tokyo 2020” (sic!).

Mala tempora currunt, verrebbe da dire: le maratone e le mezze maratone sono eventi sportivi a vocazione popolare, i più partecipati e diffusi al mondo e con maggiore copertura mediatica, rappresentano un cospicuo beneficio economico per le città in cui si organizzano, correlato alla parte logistica e culturale. La loro salvaguardia e crescita dovrebbero essere un impegno comune. E invece?

 

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