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Ott 27, 2020 832volte

Spazio all'autodifesa di El Khalil

Arrivo alla 21 di Ravenna 2018 Arrivo alla 21 di Ravenna 2018 Roberto Mandelli

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato la notizia della lunga squalifica inflitta dal Tribunale Antidoping nazionale a Yassin el Khalil, atleta di origine marocchina tesserato per la Pol. Policiano di Arezzo.

http://podisti.net/index.php/in-evidenza/item/6628-doping-yassin-el-khalil-squalificato-per-8-anni.html

L’interessato (che dal sito Fidal viene ancora accreditato di 1.05:23 nella mezza di Padova del 28-4-2019, di 30:09 nel Diecimila di Arezzo del 25-5-2019, e ancora lo scorso 11 ottobre aveva vinto l’Ecotrail Collungo- Castelvecchio in Umbria) ci ha fatto pervenire una serie di messaggi contenenti precisazioni e giustificazioni varie, da cui estraiamo quanto possa servire a una migliore informazione; senza che questo costituisca da parte nostra un avallo o metta in discussione la sentenza.
Certamente gli argomenti sotto esposti sono stati presentati al Tribunale senza risultare convincenti, e secondo un luogo comune, le sentenze si applicano; ma a testa alta, in nome dell’art. 21 della Costituzione (
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure), che vale per noi come per il “reo” El Khalil, ripetiamo ugualmente la frase “c’è un giudice a Berlino”, nel senso che ogni sentenza può essere appellata e (quasi) sicuramente le sentenze erronee vengono riformate da un grado superiore di giudizio.
Sulla “fuga” dell’atleta dal primo controllo abbiamo già riportato la motivazione dell’imputato, che riprendiamo:

Innanzitutto mia moglie aveva appena partorito, il 7/06/2019. Nella gara di Montone, dopo aver fatto Il primo giro mi è stato detto che mia moglie stava male, ho lasciato immediatamente la gara e mi sono recato in ospedale. (Questo è tutto documentato). Poco dopo essere giunto in ospedale , ricevo una chiamata, in cui mi viene passato un signore che mi dice di essere il dottore e mi ingiunge di venire a Montone per sottopormi al test doping. Gentilmente ho risposto che non potevo lasciare mia moglie, invitando il dottore a venire all’ospedale di Città di Castello. Ciò viene confermato da Pierini Giuseppe, però condannato a 6 mesi di squalifica sotto l’accusa di intralcio e insulti verso un pubblico ufficiale (il dottore): la sentenza ha considerato solo l’insulto infliggendo la pena maggiore, cioè 6 mesi di squalifica.

Quanto ai controlli che ho saltato, premetto che non sono mai stato trovato positivo a sostanze doping. Dopo essere stato inserito nella RTP nazionale in data 5.07.2019, ho subito un controllo doping in data 10 agosto 2019, risultato negativo.
Il primo mancato controllo violato è stato in data 11/11/2019, non è dunque un secondo mancato controllo bensì il primo, nell’arco di 12 mesi. Questo controllo doveva avvenire a Pietralunga alle ore 22, ma due giorni prima, in data 9 novembre alle ore 01.38 nella wherebouts ho cambiato l'orario del controllo anticipandolo alle 5 del mattino, non più alle ore 22. Nella whereabouts puoi mettere una fascia oraria di 60 minuti, dalle 5 alle 22, quindi sono libero di cambiarla se in quell’orario io non sono disponibile. Ma il dottore incaricato del controllo non ha verificato nella whereabouts a che ora avevo la disponibilità, e si è presentato a Pietralunga alle ore 22.00 . Avevo anche, in data 11 novembre alle ore 21.13, cambiato il mio luogo di disponibilità sbagliando indirizzo (emetto cartella diversa).
Dunque, in data 11/11 il dottore viene per le ore 22 per fare il controllo, ma il controllo sarebbe stato alle ore 5 del mattino. Non ricevo alcuna chiamata nonostante nella wherebouts ci siano tutti i recapiti sia telefonici che email. Scopro solo dopo (in data 23 gennaio 2020) che il dottore in tale data e ora era venuto per farmi il controllo.

Fin qui le dichiarazioni di El Khalil. Le abbiamo riportate fedelmente, ma fin d’ora ci permettiamo di notare almeno una ‘piccola’ incoerenza: cambiare luogo di reperibilità 47 minuti prima del controllo, oltretutto dando un indirizzo sbagliato, non depone a favore di una precisa volontà di essere rintracciato.

Con questo, crediamo di aver assolto al dovere giornalistico di informare, lasciando spazio alla ‘parte’  senza arrogarci il diritto di giudicare. Al momento, c’è una squalifica, insolitamente pesante, che costituisce, fino a prova contraria, l’unico elemento certo [F.M.]

 

 
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