Direttore: Fabio Marri

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Fabio Marri

Fabio Marri

Probabilmente uno dei podisti più anziani d'Italia, avendo partecipato alle prime corse su strada nel 1972 (a ventun anni). Dal 1990 ha scoperto le maratone, ultimandone circa 280; dal 1999 le ultramaratone e i trail; dal 2006 gli Ultratrail. Pur col massimo rispetto per (quasi) tutte le maratone e ultra del Bel Paese, e pur tenendo conto dell'inclinazione italica per New York (dove è stato cinque volte), continua a pensare che il meglio delle maratone al mondo stia tra Svizzera (Davos e Interlaken; Biel/Bienne quanto alle 100 km) e Germania (Berlino, Amburgo). Nella vita pubblica insegna italiano all'università, nella vita privata ha moglie, due figli e tre nipoti (cifra che potrebbe ancora crescere). Ha scritto una decina di libri (generalmente noiosi) e qualche centinaio di saggi scientifici; tesserato per l'Ordine giornalisti dal 1980. Nel 1999 fondò Podisti.net con due amici podisti (presto divenuti tre); dopo un decennio da 'migrante' è tornato a vedere come i suoi tre amici, rimasti imperterriti sulla tolda, hanno saputo ingrandire una creatura che è più loro, quanto a meriti, che sua. 

12 gennaio - A Modena ci credevano in pochi, che si facesse davvero la storica Corrida di San Geminiano, ideata mezzo secolo fa da due personaggi come Gigliotti e Finelli, da sempre gara internazionale del calendario Fidal in concomitanza con la sagra di Modena del 31 gennaio.

Se negli anni precedenti (escluso lo sciagurato 2021), già da Natale la città cominciava a essere tappezzata da manifesti con la rituale vignetta di Fremura, e in tutte le gare della provincia erano distribuiti i volantini con le modalità di partecipazione; e ancor prima sul sito della Fratellanza, organizzatrice della manifestazione, apparivano tutte le info del caso: invece quest’anno, ancora a tre settimane dall’evento, non era apparso niente. Ben difficile che si potesse mettere in piedi qualcosa, tanto più in una situazione di emergenza, reale e soprattutto enfatizzata, come l’attuale, che già aveva portato all’annullamento, domenica scorsa, della prima (teorica) corsa podistica dell’anno nuovo.

Nessuna sorpresa dunque per l’annuncio, emanato nel pomeriggio di mercoledì, che già nel titolo tendeva a smussare l’annullamento sotto l’etichetta, abusata e stucchevole, della corsa virtuale. Ecco il comunicato stampa diffuso dalla Fratellanza 1874 Modena:

La Corrida di San Geminiano sarà, purtroppo, ancora una volta in edizione ‘Virtual’, ma la Fratellanza1874 
vuole riprogrammare la gara internazionale e l’evento popolare nel lunedì di Pasqua (18 aprile 2022).

Sono queste le decisioni finali in vista della Festa del Patrono con il Covid-19 che, a causa della recente nuova esplosione di casi, ha rimesso in discussione la manifestazione che era già in rampa di lancio.
“Tra la festa dedicata al Patrono Cittadino e la Corrida, appunto di San Geminiano, vi è una totale identità da 48 anni – spiega il presidente della Fratellanza 1874, Maurizio Borsari –. Il Covid-19 sta condizionando questa identità tanto che già nel 2021 siamo stati costretti a proporre un’edizione ‘Virtual’ della manifestazione per poter dare continuità all’ormai storico binomio.
Con un numero variabile che va da 5000 a 6000 partecipanti, indipendentemente da norme, decreti e linee guida, le condizioni attuali impediscono un’organizzazione e svolgimento in sicurezza della Corrida sia competitiva, sia non competitiva che è anche quella di tutti, delle famiglie, dei piccoli e cioè quella che più la identifica con la Festa del Patrono”.
La Fratellanza 1874 però non si arrende e ha richiesto lo spostamento della gara internazionale che si svolgerà, assieme alla manifestazione popolare non competitiva, il giorno 18 Aprile 2022 (Lunedi di Pasquetta).

A parte che i cinque-seimila partecipanti li vedevamo, forse, dieci anni fa, mentre negli ultimi tempi gli iscritti alla competitiva erano alcune centinaia (665 nell’ultima edizione del 2020), cui si aggiungevano, a largheggiare, un paio di migliaia di non competitivi e soprattutto di camminatori sul percorso ridotto, va aggiunto che l’anno scorso gli aderenti alla gara virtuale furono un migliaio, in maggioranza dell’Accademia Militare quindi… non proprio volontari.

Quanto al recupero, ammesso che lo si possa fare lunedì 18 aprile, sarà da vedere se sarà al mattino (quando, seppur in teoria, è programmata a ridosso del centro di Modena una affollata non competitiva a beneficio della Croce Blu), oppure nel tradizionale orario delle 14,30. Ma intanto bisogna arrivarci a questo 18 aprile, quando il calendario nazionale Fidal propone già la 24 ore di Torino, classificata Bronze; e a 24 km da Modena è annunciato il recupero di maratona e mezza di Crevalcore, cancellate lo scorso 6 gennaio.

Nel frattempo e a breve termine, è riconfermato lo svolgimento a Modena della fiera di Sant’Antonio, il 17 gennaio, a fungere da apripista, o meglio (per usare le parole del sindaco) “prova generale” per l’identica (quanto all’aspetto commerciale) fiera di San Geminiano due settimane dopo. È vero – e ne prendiamo atto – che sono annunciate speciali misure di sicurezza, a cominciare dall’allargamento della zona occupata dalle circa 400 bancarelle,  una settantina delle quali saranno tolte dalle vie più strette e spostate in piazze adiacenti, e che  “chi partecipa alla fiera, facendo acquisti o avvicinandosi ai banchi, dovrà essere dotato di Green Pass rafforzato, così come tutti gli operatori”, che dovranno pure mettere a disposizione dei clienti guanti monouso per toccare la merce, oltre all’usuale gel, e a pretendere l’uso della mascherina (vedremo: intanto sui giornali di oggi è apparsa la notizia che delle circa 500 multe inflitte a no-mask modenesi, per 300mila euro, solo una quinta parte è stata pagata).

Mentre, a pagare per primo è sempre lo sport (la seconda è la scuola). Plaude la Confesercenti, protestano i sindacati delle forze di polizia locale: “Apprendiamo con sconcerto che a pochi giorni dalle data dell'evento, e nonostante la nostra regione sia diventata da lunedi 10 zona gialla e  la curva dei contagi sia in costante aumento, il Comune di Modena ha comunque inteso dare corso alla Fiera”, producendo il rischio serio di ricadute su sanità, scuola e attività produttive, data anche la previsione di un picco epidemico proprio in concomitanza delle manifestazioni. Le note sindacali coinvolgevano anche la Corrida di San Geminiano, ma di questa abbiamo visto che non devono più preoccuparsi (e stavolta la pubblica amministrazione non c'entra, almeno ufficialmente). Per le bancarelle, staremo a vedere: tra quattro giorni sono garantite, tra 18… ni (ma più sì che no).

Quanto al podismo modenese, prove di resistenza sono annunciate dalla Polisportiva Madonnina, che conferma per domenica 23 gennaio la sua "Classica", purtroppo istituzionalizzando la partenza libera (8-8,45) per i percorsi non competitivi da 5 e 11,5 km, ma allestendo dalle 9 in poi la sua "Corri con Gianni" (Vaccari, storico presidente), 10 km su due giri, con tre partenze distinte: Master alle 9, Donne alle 10, Assoluti alle 11. Un tempo, la "Classica" era la prova generale per la Corrida; adesso, diventa la Prova Unica del gennaio modenese, e non dovrà nemmeno preoccuparsi della concorrenza esterna perché le due alternative tentatrici di quel giorno, la Montefortiana e la Galaverna di Pianoro, quest'ultima tra le gare più antiche e belle del calendario bolognese, hanno alzato bandiera bianca. Chissà se sarà la volta buona che i bolognesi, solitamente sciovinisti e restii a passare il Panaro per correre (il loro confine occidentale è Bosco Albergati), verranno a Modena Ovest.
Insieme a loro, o a chi ci sarà, commemoreremo non solo Gianni Vaccari, ma anche Serse Fantuzzi, valoroso amatore modenese, ultimamente tesserato per il Cittanova: giovedì 13 alle 15 è partito per l'ultimo viaggio dalle camere ardenti del Policlinico. Chi scrive lo ricorda tra i primissimi compagni di corse lunghe, alla fine degli anni 80 e inizio 90, quando la maratona di Vigarano si svolgeva su 4 giri passando per S. Agostino, e ci andavamo insieme su un'auto marchiata "Carrozzeria Rinnova", luogo dove lavorava insieme al compagno di corse Mauro Ballista.
Tout passe, tout lasse, ma non è vero che, nel nostro cuore, tout se remplace.

9 gennaio - Bagnacavallo, provincia di Ravenna, dista 25 km dal capoluogo; ma a Ravenna (per l’esattezza, a Classe) 10 giorni prima era stata annullata la maratona che doveva chiudere l’anno 2021. Invece Enrico Vedilei, anima con la sua Krakatoa sport della “Ultramaratona della Pace sul Lamone”, dopo la forzata rinuncia all’edizione 2021, e dopo altre dolorose persecuzioni da parte di sindaci limitrofi e nemici lontani invidiosi del successo delle sue tante “6 ore”, ha tenuto duro ed è riuscito, sia pure con patemi fino al penultimo momento, ad allestire la 13^ edizione della sua gara, quest’anno dedicata per la prima volta alla mamma scomparsa, Adalgisa Di Nardo, che si aggiunge al nome del suocero Vittorio Costetti. I patemi, come è noto, erano legati al decreto natalizio palermitano, che seppure senza dirlo chiaramente, ha indotto molti a sospendere o a ordinare la cancellazione di gare (poi, il capo del governo sbotta: possiamo andare nei negozi e non a scuola? Aggiunga pure “e non a correre all’aria aperta?”).
La fortuna di Vedilei è stata avere una Sindaca che sa leggere e ragionare, e oltre tutto capisce anche di legge: Eleonora Proni, da sette anni prima cittadina, laureata con 110 in Storia contemporanea a Bologna con una tesi di Storia economica contemporanea "L'Ordine degli avvocati di Bologna. 1874-1945"; e autrice di apprezzati saggi storici, che all’ansiosa domanda di Enrico, se si poteva correre, ha sentenziato che “per lo sport non è cambiato nulla, quindi il permesso già dato s’intende confermato”. E per metterci la faccia, come tutti gli anni è venuta a dare il via ai quasi 200 partecipanti (numero massimo prefissato), detratti alcuni che all’ultimo istante si sono scoperti ‘positivi’, allo stesso modo di molti assistenti sul percorso di 45 km, da completare in sette giri di un anello da 6,4 km.

Poco ha potuto un altro nemico, il maltempo: abbiamo tutti visto le immagini del litorale romagnolo sotto la neve, come è stato anche per Traversara, frazione di 500 abitanti a 4 km da Bagnacavallo: condizioni quasi proibitive, con l’aggiunta del fango, ma come ci si poteva fermare, dopo tutta la pena durata per riuscire a partire? Dei 190 partiti sono arrivati in 152; e sarebbero stati 153 se uno dei più assidui supermaratoneti, il “trombettiere” e maresciallo Lorenzo Gemma da Forlì, già più di 900 maratone all’attivo, non fosse scivolato sul ghiaccio con conseguenze che l’hanno costretto a interrompere in anticipo la sua fatica.

Tanti fedelissimi nelle prime posizioni: ha vinto il pavese Stefano Emma, qui terzo nel 2020, nel 2021 campione italiano della 50 km su strada, in 2h51’21’’; cinque minuti sopra il record della manifestazione, ben giustificabili dato il clima, e solo 36 secondi davanti al biellese Stefano Velatta, già due volte vincitore al Lamone. Terzo Gabriele Turroni in 2h56, molto staccati tutti gli altri dopo il ritiro di altri due titolati concorrenti, Matteo Lucchese (tre volte primo su queste strade, compresa l’ultima edizione) e Giovanni Quaglia.

Nomi del tutto nuovi fra le donne, dove Ilaria Bergaglio risolve a proprio favore nella seconda parte il duello con Francesca Rimonda, distanziata di oltre sette minuti al traguardo: 3h19’57’’ contro 3h27’16’’. Dopo altri dieci minuti giunge terza la giovane Francesca Ferraro in 3h37’33’’, con una andatura “diesel” che le fa recuperare varie posizioni, anche giovandosi dei ritiri di agguerrite concorrenti.

Molti atleti di punta al via, tutti per un ultimo test in vista della 100km del Conero dove si giocheranno le carte per una maglia della Nazionale; ma un’uguale attenzione, e forse un tifo maggiore, è andata ai corridori “della fascia destra della classifica”, quelli che a dispetto dell’età e delle ironie altrui non mancano ad appuntamenti come questo: decima assoluta, Luisa Betti, reduce dalle 4 maratone di Forte dei Marmi, e ispiratrice addirittura di Sergio Tempera in veste di pittore, che la vede aleggiare sui partenti come “termine fisso d’eterno consiglio”.

A farle corona, due scafati ultrarunner come Paolo Saviello e Werter Torricelli; più indietro la coppia familiare di Maurito & Paolo Malavasi, la coppia coniugale Luciano Bigi e Monica Esposito, le veterane Rita Zanaboni e Marina Mocellin, che di trofei ne hanno raccolti parecchi in quarant’anni di scarpinate; la chioma bionda di Greta Massari e gli occhi di cobalto di Adele Rasicci emergevano ad ogni tornata a illuminare l’ambiente. Alla fine, festa e allegria di naufraghi per tutti.

 

Trieste, 9 gennaio – Sette corse competitive, dall’estremo dei 169 km con oltre 7000 metri di dislivello (distanza ridotta intorno a 164 per la neve che ha costretto ad ‘abbassare’ il punto di partenza) fino alla mezza maratona (in realtà di 18,2 km), in coda alla quale si è corso sullo stesso tracciato anche in forma non agonistica.

Riassumo e integro quanto ricevuto dai comunicati ufficiali, che abbiamo pubblicato in due serie fin da sabato 8

http://podisti.net/index.php/in-evidenza/item/8205-trieste-corsa-della-bora-terzo-trionfo-per-kienzl-nell-ipertrail.html

http://podisti.net/index.php/cronache/item/8212-trieste-s1urban-ecomarathon-s-impongono-milani-e-giudici.html

Sì è conclusa con successo la settima edizione della AICS Corsa della Bora, evento clou del trailrunning italiano organizzata da Asd SentieroUNO, che ha radunato atleti da tutto il mondo, dall’Ungheria alla Francia alla Germania fino alla Nuova Zelanda.

Otto le gare su diverse distanze e ancor più variegati scenari del Friuli Venezia Giulia e della vicina Slovenia: la competitiva principale, la 164 Km S1 Ipertrail, è partita (nella serata di venerdì 7) dalle cime del monte Canin lungo un percorso transfrontaliero a diverse altitudini, per terminare a Portopiccolo di Sistiana. Sul podio maschile, al primo posto si è classificato l’altoatesino Peter Kinzl (già vincitore delle due precedenti edizioni) col tempo di 26h 21’ e 36”, seguito da Marco Gubert (27:37:05) e da Martin Perrier (28:53:08). La vittoria femminile va a Laura Trentani (35:17:39), seguita dopo un serrato confronto dalla slovena Klara Bajec (35:46:39) e dalla francese Claire Cussonneau (37:32:42). Una gara impegnativa con tratti in notturna e in mezzo alla neve, segnata da un alto numero di abbandoni e molte sorprese: 30 sono gli arrivati (fino alle 47 ore dell’ultimo, venuto dalla Romania), altrettanti i ritirati.

 

Il Mezzo Ipertrail, ossia gli ultimi 83 km della gara principale, vede ai primi posti, in ordine, l’austriaco Markus Schieder in 9h54, con un’ora e 10 sull’altoatesino Andreas Kostner che ha sua volta ha preceduto di un’altra ora e 10 il corregionale Andrea Tiefenthaler; mentre tra le due sole donne al traguardo ha prevalso in15 h 04 Maura Tasin che ha inflitto oltre 3 ore e mezzo a Manila Valentini: 19 i classificati in tutto.

 La notturna da 79 km S1 Night Trail, partita a mezzanotte tra sabato e domenica, è stata vinta dal trentunenne sloveno Matic Čačulovič in 7h 50, due soli minuti prima di Luca Carrara; molto staccato il terzo, il 27enne tedesco Max Haubensack. Tra le donne primo posto per l’austriaca 36enne Cornelia Oswald in 9h 03, seconda a 50 minuti l’aostana cinquantenne Francesca Canepa, a sua volta 23 minuti davanti alla coetanea Roberta Feliciani. 108 gli arrivati, di cui 17 donne.

 Nella S1 Trail da 57 Km, partita da Basovizza alle 7,30 di domenica, la classifica colloca al primo posto su 246 totali il 29enne Ivan Favretto in 5h01, un quarto d’ora prima del quarantenne Luca Arrigoni, che ha preceduto di 2 minuti lo slovacco Marian Priadka. La trentina Irene Zamboni, non ancora quarantenne, ha vinto tra le 55 donne in 6h 49, 18 minuti meno della croata Maja Urban, giunta con 20 minuti sulla terza, la svizzera Helga Fabian.

Ufficialmente omologata Fidal la S1 Ecomarathon da 42,195 Km, dove hanno tagliato il traguardo a Portopiccolo con il miglior tempo il monfalconese Alessio Milani (2h45) e la friulana Fabiola Giudici (ottava assoluta in 3h32).

Il primo posto della 28,4 km S1 Urban (partita dal Molo Audace di Trieste) va al trentino Christian Modena in 2h 03, seguito dai due atleti della Trieste Atletica Enrico Pausin (2h14) e Alessandro Naimi; e alla monfalconese Michela Miniussi in 2h 42. 211 gli arrivati, tra cui 58 donne.
Il ventitreenne Mirko Cocco, in 2h 13, e la 34enne triestina Caterina Stenta, quinta assoluta in 1h 31, si sono invece imposti nella S1 Half da 18 Km, la più partecipata coi suoi 691 arrivati tra cui 263 donne. La gara è partita a mezzogiorno di domenica dal balcone di Opicina, transito obbligato e stazione di ristoro di tutte le gare

 Alle premiazioni, il direttore di corsa Tommaso De Mottoni ha parlato di “un’edizione incredibile a livello di sforzo organizzativo, più dell’anno scorso in cui c’era la certezza dei divieti, mentre quest’anno avevamo la speranza della normalità ma ci siamo ritrovati in una situazione di estrema difficoltà. Eppure le istituzioni, le associazioni e le aziende ci hanno sorretto. Abbiamo avuto quasi 2500 iscritti ma ne abbiamo persi 500 persone per positività al virus, e altri 500 non si sono presentate, ma il nostro sforzo è ancora più importante, una reazione positiva verso la sicurezza ma volta a un futuro di nuova normalità”. 

Il Sindaco triestino Roberto Dipiazza ha lanciato un’idea: “Il prossimo anno la faremo partire da Piazza Unità d’Italia”.
La sindaca di Duino-Aurisina Daniela Pallotta ha ringraziato l’organizzazione per “un evento grandioso ed emozionante, stamattina ho visto atleti con un grande entusiasmo negli occhi. Lo sport è ancora più importante di questi tempi, perché rappresenta salute e attività all’aria aperta.

 

[F.M.] Ed eccomi di nuovo qua, tornato negli stessi luoghi che un anno fa mi avevano affascinato, e convinto dall’estrema efficienza degli organizzatori.

http://podisti.net/index.php/cronache/item/6822-dalla-bora-di-trieste-soffiano-folate-propizie-arriveranno-in-italia.html

La situazione sanitaria (perché bisogna sempre cominciare parlando di questa), rispetto al 2021 di quasi assoluto lockdown (stavano cominciando le primissime vaccinazioni, per giunta poggiate su un vaccino la cui inefficienza è stata dimostrata dai fatti) è un po’ migliorata: adesso stiamo quasi tutti tra le 2 e le 3 dosi, ma quotidianamente le sirene medical-mediatiche danno i numeri dei contagiati, trovando cifre uguali o superiori rispetto a un anno fa (certo, ma con tamponi enormemente superiori!), e dicendo solo a bassa voce che il 95% dei ‘positivi’ se la cava stando chiuso in casa, e magari se non facesse il tampone non saprebbe neanche di aver il virus. Poi ogni settimana salta fuori un decreto lambiccato, compromissorio, incomprensibile e dalle interpretazioni multiformi… (mi sono iscritto solo quando è parso di capire che il decreto di Natale non aveva proibito le corse, sebbene parecchi sindaci si siano dimostrati di opposto parere).

Siamo tutti d’accordo che occorre la massima cautela e il rispetto delle norme (la copertura vaccinale, certo, che male non fa; e anche le regolette incomprensibili e contestate dagli stessi primari dei reparti Covid), e attesto che l’organizzazione guidata da De Mottoni è in prima fila per la nostra sicurezza, tant’è vero che ha adottato misure da “zona arancione” anche se siamo solo in “giallo”: obbligo di FFP2 in tutti gli spazi comuni (inclusi i punti ristoro al chiuso), greenpass rafforzato (o in alternativa, greenpass più tampone) da esibire all’atto dell’iscrizione, rinuncia al pasta party ufficiale. Più di così non so cosa si potrebbe fare, e se di una cosa ho sentito qualcuno lamentarsi è l’estrema numerosità delle comunicazioni, almeno quotidiane: fino al briefing online obbligatorio la sera antecedente, dove i collegati erano tanti che abbiamo fatto fatica a trovare la linea.

Facendo la somma dei classificati, rispetto ai 997 di un anno fa su 5 gare (mancavano i due ipertrail, che peraltro aggiungono solo una cinquantina di unità), vedo che siamo arrivati a 1455, senza contare i partecipanti alla 18 km non comp; e sono convinto che senza la precarietà cui ci costringono i padroni del vapore, saremmo stati anche di più. Ma come si fa a prenotare e pagare un albergo senza la certezza che potrai andarci davvero?

Rispetto all’anno scorso, il Centro maratona è stato spostato, dal centro sportivo di Visogliano (sulla collina) al Portopiccolo di Sistiana, più scomodo quanto ad accessi (l’auto andava lasciata varie centinaia di metri prima, alla caccia di un posto libero nei parcheggi autorizzati), ma indubbiamente dotato di un fascino straordinario, e che, venendo alla logistica delle gare, obbligava tutti i corridori ad almeno un mezzo km di suggestiva spiaggia ghiaiosa prima del traguardo sul braccio sinistro del porto.

Espletate le formalità obbligatorie, dopo di che ci veniva dato il braccialetto passepartout da esibire in ogni occasione, ognuno sciamava, con mezzi propri o navette dell’organizzazione, verso i vari punti di partenza. La maratona certificata Fidal quest’anno è partita dalla piazza Cavana, adiacente alla maestosa piazza Unità (e a quella deliziosa trattoria della Siora Rosa che sabato sera mi aveva riconciliato con la vita) avviandoci tutti in gruppo, a differenza delle partenze pressoché individuali del 2021, sulla salita di San Giusto e poi, anche percorrendo la scalinata Joyce, alla chiesa di San Giacomo: quando giungevamo alla partenza dell’anno scorso, cioè l’inizio della ciclabile Cottur sulla vecchia ferrovia, i Gps segnavano già 2 km e un centinaio di metri saliti (sui 1280 dichiarati – forse qualcosa di meno in effetti). Logicamente, i km in più sono stati tolti verso la fine, da Aurisina in poi, dove ci è stata risparmiata la discesa-risalita alla Grotta Azzurra, e in pratica dal km 39 siamo finiti sull’asfalto della Litoranea (chiusissima al traffico, incluso lo svincolo per l’autostrada) e poi scesi al Portopiccolo dove ci siamo ricongiunti, sulla spiaggia, a chi concludeva i 57 e i 79 km.

In mezzo, direi lo stesso percorso del 2021, perfettamente segnato (un solo sbaglio ce l’ha fatto fare il sorvegliante a un attraversamento stradale verso il km 30, che ci ha mandato verso una carraia anziché sul sentiero bandellato; ma ragionando e ironizzando un po’ – eravamo in tre -, dopo 300 metri abbiamo ritrovato i segni e tutto è finito in gloria.

Per strade e sentieri, si ritrovano i vecchi amici: Michele da Trieste, compagno della maratona di Bologna, o se ne conoscono di nuovi, Christian dei Runners Bergamo e Astrid "Sorriso" milanese, segretaria della Iuta: tra tutti (prima che mi distacchino…), mandiamo il nostro pensiero affettuoso a “don” Gregorio Zucchinali, esempio di probità, dedizione, coraggio.

Qualche chiacchiera in più la si scambia ai ristori, frequenti e ben forniti, con tè e brodo quasi sempre caldissimi, e possibilità di scegliere tra frutta (“te la do io, non toccare!”; e all'uscita un cartello scrive a lettere cubitali DISQUALIFICAZIJA! per chi gettasse le bucce a terra), panini al formaggio o una tentatrice mortadella alle cui lusinghe cederò due volte. Se l’agonismo non è esasperato, scattiamo qualche foto, specie all’altezza degli impagabili panorami prima e dopo la balconata di Opicina, verso Miramare, e ancora sulle rampe di Contovello/Prosecco dove ci sono anche due fotografi ufficiali.

Arrotondate per difetto le indicazioni di meno 7 e meno 4 km che ci danno agli ultimi due ristori, comunque il discesone verso il Porto ci induce addirittura a medie sui 6/km che credevamo ormai irraggiungibili. Poi il ricongiungimento finale coi colleghi degli altri percorsi (c'è perfino un ragazzo che avrà sì e no vent'anni e si è stancato di giocare a basket...), e l’ultimo tratto di spiaggia in comune, fino al piccolo arco dell’arrivo, sul molo.

Dopo di che, medaglia originale, raffigurante il dio Borea che soffia sulla Venezia Giulia, altri sacchetti di ristoro, recupero del nostro ricambio lasciato lì la sera prima, e… sorpresa! Contrariamente agli annunci della vigilia, il tendone ieri adibito a consegna pettorali oggi è occupato da un ristorantino con tante squisitezze locali (zuppa d’orzo, gnocchi al gulasch…), annaffiate da birra locale e dalla “Bora calda” (vin brulé). Poi, un cartello non troppo visibile indirizza a spogliatoi e docce, all’interno dello stabilimento balneare. La doccia più calda e confortevole che ricordi in 32 anni (sic) di maratone affrontate; e anche la doccia più pulita, grazie al lavoro continuato di due addetti, cui vanno complimenti e benedizioni da tutti.

Nell’aria che si oscura, il porto di Sistiana visto da noi che ci allontaniamo lungo la salita (mentre laggiù si concludono gli arrivi) è l’ultima sublime visione di questa giornata perfetta.

 

Modena, 4 gennaio - Testo ricevuto alle 22 di oggi: “Buonasera a tutti, abbiamo appena finito la riunione della Polisportiva, dopo attenta analisi e dopo acceso dibattito, abbiamo deciso di rimandare l’iniziativa di domenica 9/1/2022 ‘Du pas per campagna’ a Marzaglia di Modena. Vedremo di fissare altra data. Grazie e scusate il poco preavviso – Nuova Marzaglia ASD e APS”.

È solo l’ultimo (per oggi, ma vedi più sotto) degli annunci che in questi giorni stanno circolando, anche nell’attesa di un ennesimo decreto che stringerà ancora di più la morsa, sia pur salvaguardando la sacralità dei saldi e chiudendo molti occhi sul rispetto delle ordinanze (avete visto come è andata colla proibizione di fuochi artificiali a Napoli o il divieto di assembramento nelle piazze di Bologna?).

Per il giorno della Befana, dopo l’annullamento della maratona di Crevalcore, al momento risultano rinviate o annullate:

        - Caminada de Baco a Bovolone (VR);

         - Attraverso Le Colline Pucciniane di Bozzano - Massarosa (LU)

         - Befana a Casa Bonello di San Miniato (PI)

         - Corri per La Befana di Roma

         - Corsa Podistica Dea Befana di Spresiano (TV)

         - Running Befana a Quarto (NA)

 

Temiamo che l’elenco si allungherà, ma per ora resistono la mezza maratona sul Brembo di Dalmine (BG), il Trail del Poggiolo a Casola Valsenio (RA) e la Corsa della Befana a Rimini.

Anche da Montepulciano ci arriva la conferma, che prontamente rilanciamo, dell'effettuazione del cross:  
Domani 6 Gennaio a Policiano organizzata dalla Polisportiva Policiano con il patrocinio del Comune di Arezzo e la Fidal, si disputerà la 39^ edizione della Befana Campestre che apre ufficialmente la stagione dei Cross sotto le rigide norme anticovid. Saranno presenti complessivamente oltre 400 atleti in rappresentanza di tutte le provincie Toscane e non solo infatti saranno presenti atleti di club siciliani e piemontesi umbri ed emiliani. 
La gara sarà valida come 3^ prova del Grand Prix di Cross Toscano e prova di Promocross  provinciale oltre al Grand Prix classico organizzato dalla U.P.Policiano ed il CSI.              
Il ritrovo presso la Polisportiva Policiano è alle ore 10,00 con obbligo di Green Pass. Alle ore 10,45 partirà la gara di km 4   open composta da Master ed Amatori.

Mentre sabato 8 si svolgerà la Corricelle di Celle Ligure, rinviata un mese fa (8 dicembre), ma per cause meteorologiche, non 'virali'; sebbene il recupero attuale sarà solo per la gara competitiva di 6 km, preceduta da corse 'promozionali' per i più giovani, mentre le non competitive sono annullate perché "molto complicate da gestire in modalità “Covid_19”. (così dice il comunicato degli organizzatori).

Domenica 9, annullata per esempio la 20 km “Crema d’inverno”, sono confermate la Bora di Trieste e l’Ultramaratona del Lamone a Bagnacavallo. Poi lunedì 10, con la proclamazione di altre “zone arancione” (anche per effetto dei bagordi e dello spensierato liberoscambismo di Capodanno), il ritorno dei bambini (sebbene non vaccinati) a scuola, e il ritorno dei virologi nei talk-show (specie delle virologhe, che ad ogni apparizione si fanno più carine e suadenti), aspettiamoci il peggio.

Che continua ad arrivare (aggiornamento delle 11 di mercoledì 5) sotto forma di quest'altro comunicato:

L’Atletica Savoca comunica a malincuore che, con forte senso di responsabilità e su richiesta dei sindaci dei comuni di Sant’Alessio Siculo e Savoca, sono stati rinviati a causa del crescente aumento dei casi Covid-19 il convegno tecnico di atletica leggera e la gara podistica nazionale “10 Km di Capo Sant’Alessio”, prima prova del Grand Prix Sicilia di corsa su strada, che erano in programma rispettivamente sabato 8 a Savoca e domenica 9 gennaio a Sant’Alessio Siculo. 

Come dicevamo rievocando la maratona di San Silvestro ad Assisi

http://podisti.net/index.php/in-evidenza/item/8174-ultimo-dell-anno-di-grazia-1999-assisi-in-maratona.html

alcuni dei partecipanti fecero sì e no la doccia, per andarsene a Roma, dove il giorno seguente si svolse un’edizione straordinaria della maratona, a inaugurare l’anno del Giubileo. Lo sportivissimo papa Wojtyla benedisse, tra gli urbi e gli orbi, anche i partenti; Podisti.net riferì dell’avvenimento, prima con un servizio di cronaca, cui si affiancarono due pezzi di lettori-collaboratori, il primo scritto alla vigilia e che esprimeva disappunto perché l’evento aveva cancellato tutto il resto (anche allora, sebbene per tutt’altri motivi, le corse saltavano…) ; il secondo, a giochi fatti, che rivestiva di toni epico-sacrali il divertimento di alcuni protagonisti. Ecco quanto pubblicammo 22 anni fa.

 

Kiprono, poi Grand’Italia

Stefano Morselli

Una Maratona straordinaria dal punto di vista climatico e meravigliosa per i luoghi in cui si è svolta, la gara maschile è stata di altissimo livello tecnico con molti ottimi maratoneti; i dubbi della vigilia sono stati spiazzati via dalle prestazioni cronometriche dei migliori, 3 atleti sotto le 2h09' sono garanzia di qualità e merce rarissima in Italia. Se poi 2 su 3 di questi atleti sono italiani, la cosa rende ancora più significativa la gara per i nostri colori.

Un plauso al grande Josephat Kiprono (cronometricamente il quinto uomo al mondo sulla distanza) che al 40° Km ha lanciato l'attacco decisivo. Un grande Giacomo Leone, secondo a pochi secondi a 2h08'41", ha confermato una classe di livello mondiale, la stessa che lo ha portato al 4° posto all'ultima Maratona di New York e soprattutto alla vittoria nella stessa qualche anno prima.

Senza togliere nulla a nessuno, però il capolavoro odierno l'ha costruito un atleta che sino a stamattina era considerato di seconda schiera, quel Francesco Ingargiola che mai come oggi era riuscito ad essere protagonista in una grande manifestazione. Oggi spinto da una preparazione puntigliosa e da una raggiunta maturita agonistica, ha letteralmente polverizzato il proprio record con uno straordinario tempo di 2h08'49" che lo catapulta di fatto nell'élite della maratona italiana all-time.

Non vorremmo essere nei panni di Massimo Magnani, selezionatore della squadra nazionale, che avendo a disposizione soli 3 posti per l'Olimpiade di Sidney, da stasera dovrà gestire 6 atleti di cui 3 con il posto già prenotato come Baldini, Modica e Goffi e 3 riserve di lusso come Leone, Ingargiola e Caimmi, che dovranno solo sperare nei problemi altrui.

A nostro avviso una situazione del genere sembra alquanto difficile da gestire: un atleta come Caimmi che mostra un grande potenziale, ma che cronometricamente non ha ancora raggiunto la maturità dei compagni, sarebbe opportuno dirottarlo da subito sui 10.000,   gara in cui potrebbe, se ben preparato, rappresentarci degnamente in finale. Con 5 atleti la situazione rimarrebbe comunque complicata ma visti i precedenti, sarà difficile che tutti arriveranno in forma e senza acciacchi vari all'evento: pertanto chi oggi è una semplice riserva potrebbe divenire l'atleta di punta di una nazionale che mai come in questo momento è parsa così importante a livello mondiale.

In campo femminile la gara romana, se pur con grandi atlete al via, non ha avuto un riscontro cronometrico interessante: la vittoria non è scappata a Tecla Loroupe che nel finale però si è vista arrivare come una fionda l'etiope Gadisse Edatto a soli 7". Nessuna italiana nelle prime dieci, con il forfait di Ornella Ferrara, impegnata poche ore prima a San Paolo del Brasile nella classicissima "Corrida".

 

Millennium Marathon - Roma annulla tutto

Roberto Santiloni

Quando ero piccolo mi facevano giocare ad un passatempo con le carte assai carino, che si chiamava "Asso piglia tutto". Ora che sono diventato grande e pratico l'attività podistica da un annetto, mi fanno giocare a "Roma annulla tutto". 
Il primo gennaio si correrà, nella capitale, la Millennium Marathon che, oltre ad avere una cassa di risonanza a livello mondiale, visto che è la prima gara del 2000, ha il potere di inibire qualsiasi iniziativa podistica si voglia intraprendere da parte di qualsivoglia società. 
E così la Best Woman, che è una classica del giorno di Santo Stefano, è stata anticipata di una quindicina di giorni, mentre la Corsa di fine millennio in programma in questi giorni a Centocelle (popoloso quartiere di Roma) è stata annullata già da tempo.

Ora ben difficilmente si comprendono i motivi per cui queste gare siano state annullate o spostate di data, visto che innanzitutto si tratta di percorsi di 10 Km e poi, cosa che nessuna istituzione sportiva ha considerato, non tutti i podisti romani potranno o vorranno partecipare alla Maratona o alla Stracittadina.
Qualcuno favoleggiava che tutte le gare prossime alla data della Maratona erano state annullate apposta per consentire agli atleti di arrivare "freschi" al grande appuntamento. Dio mi guardi dal voler contraddire un simile atto di carità e comprensione, ma a chi ha messo in giro questa voce sfuggono un paio di particolari: primo, chi deve correre una 42 Km sa già quali sono le cose che non deve fare, quali sono da evitare e quali sarebbe meglio non fare; secondo, mi piacerebbe sapere quanti (visto che è l'ultimo capodanno del millennio) la sera prima staranno attenti a diete, non berranno altro che acqua, andranno a letto alle 10 la sera e insomma rispetteranno le regole del bravo podista.
Perché invece non ammettere che privare tanti atleti di queste gare minori non è stata poi un'idea così geniale ?

 

Benedetta  maratona!

Fausto Giuliani

Nell’Anno Domini 1999 l’allora Papa Giovanni Paolo II promulgò la seguente bolla:

In occasione dell’imminente Anno Santo tutti i pellegrini che il giorno 1 del mese di Gennaio dell’anno 2000 si recheranno in Piazza San Pietro e da lì partiranno di corsa, verso le 12,40, in maglietta, pantaloncini e scarpette e percorreranno in lungo e in largo la Città di Roma arrivando fino alla Moschea da un lato (la forza della tolleranza religiosa …) e fino alla Basilica di San Paolo dall’altro, per poi giungere, dopo ben 42 chilometri e 195 metri, in Via dei Fori Imperiali, riceveranno, oltre alla medaglia contemplativa, al ristoro ed alla commiserazione di parenti e amici, l’indulgenza plenaria valida per tutto l’anno giubilare. E’ fatto assoluto divieto però di abusare, durante le festività natalizie, di dolci e allettanti cibarie quali panettoni, torroni, vini, fritti in genere, biscottini o tozzetti che dir si voglia, con obbligo assoluto di andare a letto non oltre i trenta minuti seguenti la mezzanotte dell’ultimo dell’anno.

“Beh, per noi podisti, meglio che farsi la Scala Santa in ginocchio …” pensarono subito i nostri tre amici pellegrini Fausto, Tony e Riccardo. E così partirono alla volta della Capitale con una borsa carica del più assortito vestiario e con tanta speranza di poter anche questa volta raggiungere l’agognata meta.

Sul posto comunque i tre trovarono tanti altri pellegrini, provenienti dai punti più disparati d’Italia: qualcuno, dopo il veglione di fine anno aveva avuto il coraggio o l’incoscienza di salire su di un treno e, tra un riposino e l’altro più o meno comodo, si era diretto verso il Vaticano per cimentarsi in questa rilassante corsetta. Qualche altro pazzo, forse informato anche del contenuto del famoso “Editto di Assisi”, aveva percorso la maratona il giorno precedente nella famosissima città umbra e, con il relativo pettorale attaccato sulla schiena, si accingeva a ricevere una doppia benedizione nel percorrere la stessa distanza soltanto ventiquattro ore dopo … ma, si sa, la fede religiosa non ha limiti!

A cospargersi di pomate, di unguenti miracolosi, a scegliere gli indumenti con i quali coprirsi nel corso dei primi chilometri i nostri tre amici trovavano sul posto molti conoscenti dei Castelli che per l’occasione avevano organizzato un torpedone dalla vicina Frascati: Claudio l’Avvocato, Mauro l’Ispettore, Ugo e Tiziana, Enzo, Pino, Claudio da Finocchio, Gizzi e la mitica Nicchia che in partenza lanciava il famoso grido di incitamento “Nnamo zuzzi !” (Su andiamo, sporcaccioni – n.d.r.) epiteto ormai famoso in quasi tutte le città del mondo.

Con tanto di benedizione del Santo Padre iniziava così questa nuova avventura sotto uno splendido sole seppur con una temperatura tale da indurre i nostri a coprirsi con una felpa che poi manterranno fino al traguardo; ciò ovviamente per evitare il gelo nei molteplici punti percorsi all’ombra e soprattutto nella fase finale del percorso quando il sole aveva ormai abbandonato gli intrepidi podisti ormai privi o quasi di energie ma cosparsi di tanto sudore che sulla pelle diveniva sempre più ghiacciato. Alla partenza Fausto e Tony non osavano seguire il più intraprendente drappello frascatano  preferendo adottare invece una tattica più accorta; nei pressi del terzo chilometro venivano raggiunti dall’imprecante Riccardo che era partito dalle retrovie in quanto aveva invano atteso i due indaffarati prima del via a cercare un sito per eliminare liquidi in eccesso; Tony e Fausto, ignari dell’appuntamento prestabilito si erano inseriti nel bel mezzo del gruppo per godere del bel sole in attesa del via. Riccardo comunque con il suo bel passo si allontanava in modo perentorio tra le scuse dei suoi compagni che, di comune accordo, coprivano chilometro dopo chilometro contenendo comunque qualsiasi voglia di strafare.

La temperatura era sempre piuttosto rigida ed ogni volta che l’ombra occupava l’intera parte del percorso risultava gradevole la scelta iniziale relativa all’abbigliamento con tanto di felpa come efficace protezione; facevano quasi compassione del resto gli addetti agli spugnaggi, opportunamente evitati, che invano offrivano spugne intrise di acqua gelida. - Non la prenderei nemmeno se fosse stata intinta nell’acqua santa! - rifletteva Tony a bassa voce, tanto per non incappare in una scomunica immediata.

Intorno al 15° chilometro Fausto iniziava a sentire strani sintomi: come se le gambe divenissero via via più legnose; cosa peraltro inspiegabile per chi di strada in allenamento ne percorre molta di più. Lungo la via il tandem veniva ripreso da Claudio di Finocchio e da Aldo, pellegrino della Capitale; i quattro insieme percorrevano qualche mille. Alla mezza maratona fermavano il cronometro a 1h 53’24”, media 5.23 a km, ma le avvisaglie precedenti stavolta le sentiva anche Tony, mentre Claudio e Aldo pian piano si staccavano.

Con la speranza che il Centro Storico (con i suoi comodi sampietrini …) potesse in qualche modo risollevarli, i nostri due beniamini cercavano di farsi coraggio l’un l’altro.

Ma proprio quando Roma si mostrava agli atleti con tutto il suo splendore per Fausto cominciavano i guai: Piazza di Spagna e Fontana di Trevi con la gran folla acclamante non riuscivano a debellare l’immensa fatica e così, mentre Tony si allontanava, seppur barcollando, nei pressi del Pantheon, Fausto restava solo in balia dei propri pensieri  - ma come è possibile … mancano ancora 13 chilometri e non ce la faccio più! Ma come, ho seguito alla lettera il diktat papale, non ho toccato dolci né spumanti, sono andato a letto presto, eppure mi trovo in questa situazione. Non è possibile … ma sia ben chiaro … non mi ritiro, a costo di chiuderla in quattro ore e mezza questa “benedetta” maratona -  E mentre procedeva caracollando non si capacitava nel vedere come altri atleti avessero potuto correre in assoluta tranquillità addirittura augurando in continuazione Buon Anno alla gente che festante gremiva il percorso.

Subito dopo il 30° chilometro, nei pressi di Piazza Venezia, Fausto aveva però la brillante idea di utilizzare la sosta al ristoro nel modo migliore: ingurgitava sali minerali, succhiava voracemente spicchi di arance, mangiava avidamente qualche zuccherino e quant’altro nella speranza di poter ridare linfa vitale al suo fisico ormai fortemente debilitato. In quel mentre lo raggiungeva Claudio di Finocchio con il quale percorreva un paio di chilometri: tra i due non si capiva bene quale fosse quello più distrutto. Ma Claudio era evidentemente più provato e pertanto incapace anche di corricchiare dietro a Fausto che man mano sentiva le energie tornare.

La corsa verso la Basilica di San Paolo, con quel sole sul tramonto che ti sbatteva in fronte tanto da far sembrare quel calvario un viaggio verso una meta ignota, si tramutava in una perfetta cavalcata che il nostro amico miracolato ormai conduceva intorno ai 5.15 – 5.30 a chilometro.

Lungo quella Via Ostiense, che tanto dolore gli aveva arrecato negli scorsi 42 di Marzo, Fausto pareva ormai lanciato in pieno recupero verso un tempo finale che mezz’ora prima sembrava impossibile da raggiungere. E mentre copriva gli ultimi chilometri riusciva anche ad intravvedere la possibilità di arrivare entro le quattro ore, e via via più avanti, a rendersi conto persino di poter togliere qualche secondo al proprio personale.

Lungo quella Via Ostiense, percorsa in doppio senso, piena di podisti ma clamorosamente silenziosa, dove si udivano soltanto i passi, più o meno pesanti, dei poveri tapascioni-pellegrini, Fausto raggiungeva e superava il povero Mauro che aveva osato troppo nella prima parte e si stava pian piano arrendendo a dei maledetti crampi che lo azzannavano come belve inferocite.

Fausto concludeva la sua corsa degnamente in 3.56.30, limando seppur di poco la sua precedente miglior prestazione ottenuta sempre su queste strade (e su questi sampietrini …) la scorsa primavera in 3.57.13; all’arrivo ritrovava Tony (3.51) e Riccardo (3.45), entrambi soddisfatti per l’indulgenza ottenuta.

Dopo aver dismesso, non senza difficoltà, gli abiti del sacrificio, i tre decidevano di attendere il povero Mauro, ormai ridotto allo stremo e con lui, distesi lungo una delle poche aiuole libere di Via dei Fori Imperiali, aggredivano una busta piena dei tanti agognati tozzetti natalizi,  in attesa di ritrovare le forze per tornare a casa soddisfatti con una splendida medaglia al collo. 

                                                                                     

Ventidue anni fa, eravamo nati da poco eppure cercavamo di essere presenti sul campo, e tempestivi a raccontare gli avvenimenti, anche grazie alle tastiere dei nostri lettori di allora. Quel San Silvestro del 1999 si celebrò la prima edizione (ahinoi, ne seguirono ben poche, e un tentativo di riportarla in auge, come vedremo, è stato bloccato dal Covid.

Ma ripeschiamo la gara di allora, partendo dalla cronaca instant di Stefano Morselli, poi da due resoconti di lettori: uno, diciamo, un po’ ‘da addetto stampa’, il secondo di un ‘praticante’, nostro amico marchigiano; e infine dal commento di chi scrisse già dopo l’effettuazione della maratona del giorno seguente a Roma (di cui parleremo a parte).

Ritroveremo Davide Milesi, bergamasco di Roncobello, per anni nel giro della Nazionale, già vincitore a Cesano Boscone e nella prima maratona di Piacenza (Befana 1996, sotto la neve), più volte campione di corsa in montagna e come tale plurifotografato da Roberto Mandelli; Sonia Maccioni, che due mesi prima aveva vinto a Venezia; la prof di lingue Tiziana Alagia, che l’anno dopo avrebbe vinto a pochi giorni di distanza le maratone di Cesano Boscone e Firenze; un giovane Calcaterra che a 27 anni cominciava a farsi notare per le sue maratone, come si diceva allora, “consecutive”; ma più indietro, compatto, il “popolo delle lunghe”, il ‘vescovo’ Fusari, il povero Alfio Balloni che qualche anno dopo ci sarebbe stato tolto da un tragico incidente stradale, e altri che non ci sono più come Togni da Lumezzane (il capostipite), l’ingegner Morisi da S. Giovanni in Persiceto, Gianfranco Gozzi da Calderara,  Gaetano Amadio da Torino, o Mario Ferracuti, “il leone delle Marche”, morto nel 2018 a 92 anni. Ovviamente non poteva mancare Govi (che l’anno dopo corse con Paolo Manelli, alle prime armi come organizzatore della maratona di Reggio), che certamente nel suo personale museo avrà inserito cimeli pure di Assisi. Nel cuore – diceva un Poeta – nessuna croce manca.

 

31/12/99 - Maratona di Assisi - Davide Milesi e Sonia Maccioni facilmente

di Stefano Morselli

Bel sole e una temperatura di 6°C. hanno fatto da corollario alla 1a edizione della Maratona d'Assisi, più di mille alla partenza e potrebbero essere stati ancora di più se alcuni problemi di carattere alberghiero non avessero sfavorito l'afflusso dei podisti.

La gara ha visto da subito al comando un gruppetto di 4-5 atleti , che solo negli ultimi 10 km si è sciolto a causa dell'attacco di Davide Milesi Negli ultimi 4-5 Km. di dura salita Milesi non ha fatto altro che controllare l'eventuale ritorno di Cishahayo, dall'alto della sua grande predisposizione alle salite. Niente da fare per il burundiano, che giungerà all'arrivo con oltre 1 minuto di distacco. Ennesima gara di alto livello per il sorprendente romano Giorgio Calcaterra capace a 27 anni di correre 15 maratone l'anno, tante delle quali ad alti livelli.

In campo femminile gara segnata sin dall'inizio con Sonia Maccioni che chiudeva in 2h38'47" lasciando Barbara  Cimarrusti ad oltre 12 minuti.

L'organizzazione è sembrata almeno dall'esterno positiva, come molto positiva è stata la chiusura quasi totale al traffico: comunque sia, attendiamo i commenti dei partecipanti.

Per concludere, da apprezzare l'attenzione con cui la RAI ha premiato gli organizzatori ed i partecipanti con quasi mezz'ora di collegamento, effetto Millennium Marathon?  

Uomini:

  1. Davide Milesi 2h22'29" G.S. Forestale
  2. Diomede Cishahayo 2h23'37" Cus Palermo
  3. Giorgio Calcaterra 2h24'04" Villa Aurelia
  4. Fabrizio Capotosti
  5. Joseph Saturlino

 

Donne:

  1. Sonia Maccioni 2h38'47"
  2. Barbara Cimarrusti 2h50'
  3. Deborah Bruni
  4. Tiziana Alagia

 

Cronaca di una maratona che puo' crescere.

Antonio Biasiolo

E' stata una bellissima giornata ad Assisi, sia dal punto di vista meteorologico, sia sotto il profilo sportivo, e tanto di più, umanitario. In effetti la prima Maratona della città di S. Francesco è nata con il preciso intento di contribuire con la quota di iscrizione al progetto del Centro Internazionale per la pace tra i popoli, che prevedeva di aiutare l'infanzia in difficoltà in molti Paesi sottosviluppati, attuando delle adozioni a distanza: ed i tanti maratoneti, quasi 1300, intervenuti per l'evento, hanno fatto la loro bella parte.

Dal punto di vista sportivo-tecnico, un percorso difficile con un andamento collinare per quasi tutti i quarantadue chilometri, con quell'ascesa finale di tremila e seicento metri che neppure centellinando minuziosamente tutte le energie si potevano correre bene, ma che, magari invertendo il percorso la prossima edizione, e cioè partendo da Assisi per arrivare a S. Maria degli Angeli, potrebbe diventare una maratona al pari livello di altre città italiane.

Molto soddisfatti i vincitori che, seppur preparati ad una gara del genere, non pensavano di salire sul piu' alto gradino del podio. Davide Milesi ha impresso il suo ritmo al 35° chilometro staccando i suoi più diretti avversari Cishahayo, Calcaterra e Capotosti, mentre si è trovata a condurre già al 15° chilometro, con un minuto di vantaggio sulle inseguitrici, Sonia Maccioni, umbra di nascita, e come ben noto già detentrice del titolo di campionessa italiana (conquistato a Venezia) la quale ha dichiarato di essere molto felice di concludere questo particolare anno con la vittoria nella sua terra.

Molto contenti, nonostante la fatica, tutti gli atleti arrivati in Piazza del Comune, e praticamente tutti vincenti per aver terminato chi la prima, chi l'ennesima maratona, disputata in questa particolare data, ansiosi di festeggiare l'avvento di questo nuovo millennio nel segno della pace fra tutte le nazioni della terra.

 

Passando sotto la Basilica... un pensierino

Giancarlo Bastianelli

Nononostante il 31 Dicembre 1999 non sia stato l'ultimo giorno del millennio, attorno ad esso il mondo intero ha creato un'atmosfera diversa, vuoi per il 'baco', vuoi per le quattro cifre che se vanno, vuoi per l'attesa che da tanti anni era latente in ognuno di noi con tante aspettative e speranze.

Ed e' cosi' che 1200 maratoneti si ritrovano davanti alla stupenda Basilica di Santa Maria degli Angeli in una limpida mattinata invernale. Pochi vorranno provare a migliorare il loro primato personale (vista l'altimetria del tracciato), molti, fra cui anche il sottoscritto, cercano di meglio ricordare questo giorno surreale con qualche cosa che rimanga indelebile nella memoria: e cosa per noi podisti meglio di una Maratona?

Raramente decido la partecipazione ad una prima edizione, ma questa volta e' diverso. Allo start il biscione si avvia, non sento la tensione di altre maratone dove cercavo di migliorare il mio personale, e l'andatura da crociera mi permette di ammirare la bellezza del luogo.

Momenti di riflessione al passaggio davanti alla baraccopoli dei container a ricordare i tristi giorni del terremoto che per queste genti e' ancora vivo.

Bello e vivace il passaggio a Spello. Dopo 23. km inizia la parte piu' difficile del tracciato con molti saliscendi e un gelido vento contario. La Basilica di San Francesco si staglia pero' gia' all'orizzonte.

Si capisce che non sara' cosa facile inerpicarsi fin lassu'. Ed infatti......

Dal 39° km inizia la salita, non invidio coloro che spingono per un piazzamento, il 40° km mi sembra un poco piu' lungo, ma non importa. L'importante e' essere qui.

Quasi mi dispiace non essere cattolico.

Siamo davanti alla Basilica del Santo.

Ringrazio l'organizzazione per avermi procurato questa emozione, anche se mi permetto di sottolineare che forse in condizioni climatiche diverse probabilmente ci sarebbero stati disagi in particolare modo all'arrivo, vista la configurazione delle strette vie del centro storico.

Ma le prime edizioni servono anche a questo e sicuramente, salute permettendo, arrivederci al prossimo anno per l'ultima Maratona del Millennio.

 

Assisi: "ivi e' perfetta letizia".

Fabio Marri

Chi voleva fare il tempo, festeggiare lo pseudo-cambio di millennio tra atleti di grido e TV a gogo', e' andato a Roma. Gli altri hanno affrontato le difficolta' di alloggio, la quasi irreperibilita' dei parcheggi, le incognite di una maratona pressoche' nuova (qualche anno fa c'era stata una prova generale a Bastia Umbra), e soprattutto la paura di una salita finale terribile (200 metri in meno di 4 km), e sono andati ad Assisi. Qualcuno ha anche fatto la doppia: ad esempio i coniugi Gargano e Rizzitelli da Barletta, e il Pancaldi da Bologna, finito di correre ad Assisi sono andati a Roma.

Ma ad Assisi (e solo li') abbiamo visto i tanti appassionati della maratona, cominciando dalle due meravigliose signore carpigiane Marisella Beschin e Lorena Losi, dal di lei figlio Daniele Orlandi (che oltretutto ha fatto un tempone), dal decano del podismo modenese Sergio Guaitoli, dall'"assessore verde" Emilio Borghi (stavolta non insidiato dal suo vice Cuoghi), da Gaetano Amadio e Francesco Cerruti di Torino, a Giovanni Tamburini da Rimini; ai buontemponi come il "vescovo" Fusari e il Ferri, vestito anche lui da Fusari; a Laura Gilbert e Alfio Balloni, al venerando Giuseppe Togni, in gran forma.
Organizzazione nel complesso piu' che buona: impagabile il paesaggio, con il borgo medievale di Assisi e "la cupola bella del Vignola" (Santa Maria degli Angeli) a dominare il percorso, discreto il calore del pubblico, specie a Bastia e a Spello, oltre che all'arrivo. Ottimo il pacco-gara, ricco e vario il pasta party (la sera dopo la corsa); sufficiente il servizio di recupero bagagli e rientro alla base. Qualche piccolo neo (come dicevamo all'assessore alla cultura di Assisi la sera, mentre in teatro aspettavamo un'orchestra rumena freddolosa) nella chiusura al traffico, che ha avuto qualche buco tra i km 25 e 35 (si trattava pero' di poche vetture locali), ma e' stata perfetta dove piu' serviva, cioe' nella salita finale (che -i romagnoli capiranno- e' paragonabile alla salita per Saludecio), del tutto chiusa anche ai mezzi pubblici.

Scadente il servizio della Rai, che ha orientato tutto sulla maratona di Roma, obbligando a parlarne anche 24 ore prima (mentre noi correvamo, e i romani chiacchieravano), e dedicando a noi si' e no mezz'ora. Ma forse il bello e' proprio di correre senza essere tormentati da elicotteri e moto e laurefogli che fanno l'andatura in bici. Forse San Francesco avrebbe detto: "senza sorella TV, ivi e' perfetta letizia". 

Speranza per il 2021

Pasquale Castrilli, 21-5-2019

Che ne dite se vi scrivo che ci aspetta San Francesco per una maratona nei luoghi dove ha vissuto in Umbria? La terra della maratona di Terni, della Invernalissima di Bastia Umbra e di tante altre belle manifestazioni podistiche si prepara alla prima edizione (della seconda serie) di una maratona che è già storica per il suo nome, Maratona di S. Francesco.

L’intelligenza di un prete e di un vescovo, la disponibilità del comune di Assisi e di alcuni enti sportivi e no, ha iniziato a lavorare per realizzare un sogno: correre i 42,195 metri della maratona sulle strade dove ha vissuto (camminato, e forse anche corso) il santo più conosciuto della storia, quello che anche papa Bergoglio ha voluto come protettore del suo pontificato. Per confezionare la maratona ad Assisi sui luoghi di san Francesco sono già al lavoro la diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, il comitato organizzatore Francesco va e la società sportiva dilettantistica non profit Life Running Assisi.

In esclusiva podisti.net presenta per prima questo evento che, secondo le prime indicazioni degli organizzatori (che attendono il benestare della Fidal), si terrà nella primavera del 2021.

Desiderio degli organizzatori è diffondere il messaggio dell’enciclica Laudato Sì scritta da papa Francesco nel 2015 proprio sui temi del rispetto del Creato inteso come “casa comune”.

Il percorso dei 42 chilometri partirà da Assisi e dopo aver toccato città e località limitrofe (San Vitale, Capodacqua, Spello, Limiti Rivotorto, Spello, Cannara, Tordandrea) si concluderà a Santa Maria degli Angeli. Un tragitto davvero suggestivo che lambirà luoghi significativi della vita del santo d’Assisi.
Poco meno di due anni alla Maratona di San Francesco, dunque. Tempo di attesa e lavoro. Auguriamo grinta e forza ai promotori e a chi sta già lavorando a questo progetto.

[F. M.]. Bentornata la maratona ad Assisi! Chi scrive fu presente a entrambe le maratone corse nell’ultimo giorno degli anni 1999 e 2000. Allora il percorso era, in un certo senso, inverso a quello previsto per il 2021: si partì da S. Maria degli Angeli, in direzione sud-ovest, raggiungendo poi Costano, Bastia, e da lì con una svolta a 90° si tornò a nord di S. Maria (avendo Assisi a sinistra) per raggiungere e salire a Spello, poco oltre la metà gara. Da lì, ultima inversione a U, e di nuovo in direzione da est a ovest fino a Rivotorto; poco dopo cominciarono i 4 km conclusivi, in discreta salita, fino al traguardo in pieno centro nella piazza del Comune. Furono in 900 a chiudere la gara: tra le donne vinse Sonia Maccioni in 2.38:47, con 12 minuti di vantaggio su Barbara Cimarrusti. Tra gli uomini vinse il 35enne Davide Milesi (2.22:29), quasi allo sprint su Diomede Cishahayo e un allora giovanissimo Giorgio Calcaterra (2.24:05), ventisettenne classificato tra gli “Amatori”, al pari del suo coetaneo Antonello Petrei (2.40:33). Chiuse il lotto degli arrivi Mario Ferracuti, leggendario già allora nonostante avesse “solo” 73 anni; ma scorrendo la classifica si trovano tanti nomi ormai passati alla storia: Alfio Balloni (che di lì a poco sarebbe scomparso in uno sciagurato incidente stradale), Antonino Morisi, Marziano Guidazzi, Giuseppe Togni  (classe 1926 come Ferracuti, e capace di 4.34), il “vescovo” Alberto Fusari.

Molti dei “supermaratoneti”, appena dopo la doccia, o forse senza nemmeno farla, fuggirono a Roma dove l’indomani mattina, con la benedizione di papa Giovanni Paolo II, sarebbe partita la maratona straordinaria del Millennio (e al “Millennium for Peace” era pure intitolata la maratona assisiate).

Ad Assisi ci si ritrovò per San Silvestro del 2000, in 770, sullo stesso percorso: vinse Graziano Calvaresi in 2.22:20, poco più di un minuto davanti a David Kirui Kiptoo. Petrei si migliorò molto giungendo sesto in 2.26 e battendo proprio Calcaterra di quasi due minuti. Tra le donne, primeggiò in 2.48:42 Sara Ferrari, allora ventitreenne e che l’anno dopo avrebbe partecipato ai mondiali di maratona di Edmonton (ma molto chiacchierata in quanto figlia del medico-stregone Michele), mezzo minuto davanti a Galina Zhulyeva.

Tra le classificate nei primi posti troviamo in decima posizione l’ultramaratoneta Monica Casiraghi; ma anche in quell’occasione la storia fu fatta dagli atleti ‘qualunque’: Renata Cecchetto che in quegli anni risultò la podista italiana con più maratone all’arrivo (ma dietro la incalzava la futura primatista, Angela Gargano, preceduta dal marito Michele Rizzitelli); Piera Zaldini (alias signora Minerva: e anche Tommaso corse chiudendo in 3.52, un minuto meglio di me!); Ulderico Lambertucci, altro primatista col maggior numero di maratone annue (allora si viaggiava sulle 30/35, non i numeri centenari di adesso!), e che poi si sarebbe specializzato in pellegrinaggi verso santuari mariani d’Europa; Luciano Bigi, futuro presidente del Club Supermarathon; Simone Lamacchi, che proprio in quel 2000 aveva varato la sua maratona del Custoza, ancora Alfio Balloni e Antonino Morisi, Togni e Fusari; e ancora William Govi, curiosamente tesserato per la Podistica Pratese, e dietro lui Paolo Manelli neo-organizzatore della maratona di Reggio, infine Angelo Squadrone (classe 1929) pluriprimatista mondiale di categoria.
Sarebbe bello, con chi c’è ancora, fare una rimpatriata, ventun anni e due papi dopo.

 

26 dicembre – Con coraggio, e in perfetta legalità, il Comune di Modena ha ripristinato la tradizione delle Camminate di Quartiere, ideate in tempi antichi per supplire ai vuoti invernali del calendario, e che nel 2020 erano forzatamente saltate. Non siamo ancora al rientro nella normalità, come prova ad esempio il fatto che a questa camminata non si sa se ne seguiranno altre (solitamente le gare erano quattro), ma intanto è un buon inizio: vorrei essere smentito se dico che questa è la prima gara non competitiva che si corre all’interno della città di Modena dal febbraio 2020.

Le foto di Teida Seghedoni mostrano tangibilmente l’andamento della mattinata: piuttosto buia, almeno verso le 8 quando si è dato il via ufficiale alle operazioni, con ingresso regolamentato all’interno della Polisportiva Modena Est (tradizionale sede di questa corsa, nella doppia versione natalizia e pasquale), misurazione della temperatura, compilazione dell’autocertificazione (foto 3-7) e infine consegna del pettorale, gratuito come da tradizione, e di dimensioni finalmente superiori al francobollo.

Sono ricomparsi gli habitués dei tempi andati, come le insegne delle società Guglia e Cittanova (foto 4 e 19), il presidente provinciale dell’atletica Uisp, Pivetti (134), il responsabile di Modenacorre, Macchitelli (303); ma anche dei ‘foresti’, come il nostro Morselli da Reggiolo (260-262) o la radiosa morettina della Lolli di Zola (248-9). I pettorali distribuiti superano i 500, che vista la giornata sono da considerare un buon numero (è vero che mancava la contemporanea gara di S. Agata Bolognese, storica attrazione anche in veste competitiva e giovanile).

La partenza, complice il divieto di assembramento, è nello stile-Fiasp, a piccoli gruppi spontanei; il percorso è quello risaputo, e tuttavia ampiamente segnalato sia da cartelli sia da addetti, per una lunghezza massima di 10,300 (direi, scelta dalla più parte degli iscritti) con un ristoro a metà di sola acqua, come è la prassi di queste epoche grame. Forse una piccola variazione è lo sbocco nella via Emilia, all’altezza dello storico ponte della Fossalta teatro di una battaglia medievale tra bolognesi e modenesi, poi di una “riconciliazione” ai primi del Novecento, patrocinata da Pascoli; ma dopo una cinquantina di metri si rientra nel quartiere industriale di Modena Est, al cui margine (non toccato dai podisti) si sta formando un ingorgo, con tempi di attesa fino alle otto ore e interventi della polizia municipale, per i tamponi (fonte: Gazzetta di Modena).

Le foto della corsa confermano l’impressione oculare, di una maggioranza di camminatori: i primi che corrano compaiono alle foto 44 e 50, e solo dalla 175 in poi i corridori sembrano prevalere sugli altri; verosimilmente, sono quelli partiti più tardi, e le falcate più eleganti appartengono alle ragazze (oltre alla citata zolese, guardate quanto sono agili – diciamo pure smart – quelle delle foto 138 o 331).

Come previsto, comincia a piovere seppure non insistentemente (foto 172, 215): credo che la più indaffarata sia Teida, varie volte costretta durante il suo giro completo a ripulire l’obiettivo e asciugare l’attrezzo.

Non manca al traguardo, oltre alla bottiglietta d’acqua (purtroppo, i ristori caldi e golosi di una volta appartengono alla vita del mondo che verrà), il rituale mezzo chilo di pasta come premio; e non manca l’allegria, con l’appuntamento per occasioni successive che promettono di farsi più numerose. Sebbene qualche nuvola più nera si addensi sulla classica Corrida di San Geminiano, prevista per il 31 gennaio, cioè l’ultimo giorno di validità delle norme più stringenti del decreto 221. Riferisco una voce che volava nell’aria di Modena Est, con la speranza che sia infondata. Nel frattempo (lunedì 27 ore 12,55) sono saltate maratona, maratonina e non competitive di Crevalcore, programmate per il 6 gennaio: la Befana a qualcuno porta carbone. 

Il giorno di Natale è entrato in vigore il Decreto Legge 24.12.2021 n. 221, valido dal 25.12, “dato a Palermo [capitale provvisoria dello Stato], addì 24 dicembre 2021”, firmato dal Presidente della Repubblica con le controfirme di “Draghi, Presidente  del Consiglio -  Speranza, Ministro della salute - Franco,  Ministro  dell'economia  e delle finanze”. Vi si proroga fino (almeno) al 31 marzo lo “stato emergenza” (sic) in vigore dal 31 gennaio 2020 (dunque da 23 mesi, che diventeranno almeno 26); si abbassa da nove a sei mesi la validità dei cosiddetti greenpass, ma con decorrenza 31 gennaio prossimo. E, unico dettaglio che sembra interessare il nostro mondo (ma non è detto), l’articolo 4 comma 2 prescrive letteralmente che:

”fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da  COVID-19,  per gli spettacoli aperti  al  pubblico  che  si  svolgono  al  chiuso  o all'aperto   nelle   sale   teatrali,   sale   da   concerto,    sale cinematografiche, locali di intrattenimento e musica dal  vivo  e  in altri locali assimilati, nonche' per gli  eventi  e  le  competizioni sportivi (ri-sic) che si svolgono al chiuso o all'aperto, e' fatto obbligo  di indossare i dispositivi di protezione delle vie respiratorie di  tipo FFP2”.

La cosa è stata presentata dai media (e probabilmente questa era la volontà dell’emittente) come valida per chi voglia assistere agli eventi sportivi (tipicamente, chi vada allo stadio), non per chi voglia partecipare attivamente. Però la formulazione non è univoca, e qualcuno troppo zelante (dalla parte dei tutori dell’ordine, per non dire degli organizzatori) potrebbe pretendere che noi ci presentassimo ai raduni delle gare con la FFP2 (in altri tempi chiamata “mascherina egoista”, perché blocca le goccioline infette che provengono dagli altri, ma non impedisce alle nostre di raggiungere chi sta vicino) Poi, magari, dopo i fatidici 500 metri ce le potremmo togliere, ma chissà?

Anche l’art. 6 potrebbe essere equivocato o usato in cattivo senso nei nostri riguardi, essendo intitolato Disposizioni in materia di eventi di massa o di feste all'aperto, nonche' in materia di sale da ballo, discoteche e locali assimilati. Pure in questo caso i media hanno interpretato: non si fa la festa dell’ultimo dell’anno e fino al 31 gennaio non si va a ballare o al concerto rock, e questo sembra il tenore del decreto: ”sono vietati le feste [le solite concordanze ballerine, che spariranno quando si adotterà la grafia napolibarese “sonə vietatə lə festə”) comunque denominate, gli  eventi a queste assimilati e i  concerti  che  implichino  assembramenti  in spazi aperti… sono  sospese  le attivita' che si svolgono in sale da ballo, discoteche e locali assimilati”. È solo quella formula “eventi di massa” che lascia dei dubbi, perché il nostro sport spesso forma eventi di massa.

E non sappiamo se siano stati questi dubbi a causare il rinvio/annullamento di vari eventi fissati subito dopo Natale: già da settimane sapevamo, per esempio, che non si sarebbe corso a Taneto (RE) o S. Agata (BO); ma è di questi giorni od ore la cancellazione per esempio di gare programmate per S. Stefano a Cison di Valmarino (TV) o Thiene (VI) o Novedrate (CO).

E si rifà esplicitamente al decreto l’associazione Teodoraravennarun (RA), che alle 18,55 di venerdì ha annunciato il rinvio della Maratona e Mezza di Classe, oltre che della camminata non competitiva collegata: il tutto programmato per la mattinata del 31 dicembre.

Queste le testuali parole:

“A seguito del previsto Decreto Legge ‘Festività’ che vieta assembramenti, feste all’aperto, e prevede una serie di restrizioni tutte in senso prudenziale e preventivo del contagio, non ci sentiamo di procedere con l’attuazione della Maratona di Classe che viene rinviata”.

Le quote di iscrizione già versate saranno rimborsate oppure tenute “attive” per quando la gara si farà.

Tengono duro invece quelli della ASD SentieroUno di Trieste, che per il 9 gennaio organizzano la famosa “Bora” con tutte le sue distanze (dai 18 ai 167 km, questi ultimi con partenza il 7 gennaio): nonostante la loro regione sia stata mantenuta, con ordinanza del Ministero della Salute del 24 dicembre, in “zona gialla” per un periodo di altri quindici giorni (cioè, a rigore, fino all’ 8 gennaio), ci hanno esplicitamente confermato che “Non cambia assolutamente nulla” e non è il caso di “vedere le cose peggio di quello che sono”

Plaudiamo al coraggio e alla determinazione, augurandoci che anche gli altri organizzatori seguano questo esempio, e che nessun amministratore o tutore dell’ordine troppo zelante abbia da eccepire. Nel loro piccolo, anche gli organizzatori della 1^ Camminata di Quartiere di Modena (Polisportiva Modena Est) hanno mantenuto fede all’impegno mettendo in atto la loro gara: con più di cinquecento partecipanti, nonostante il maltempo, sottoposti al controllo della temperatura e al rilascio dell’autocertificazione. Direi che possa bastare.

Sebbene di questo parere non sembra sia il sindaco di Crevalcore (BO), che - a quanto risulta dal comunicato ufficiale emesso alle 12,52 del 27 dicembre dall'Asd Crevalrun - sia pur senza nominare il DL, ha imposto alla società "di annullare le gare previste per il 6 gennaio p.v. e di valutare la possibilità di spostare l’evento in primavera". E poche ore dopo, anche il Trail di Portofino previsto per il 16 gennaio è  "rimandato" causa decreto legge. Timori esagerati? Da 22 mesi siamo abituati a leggi dalle formulazioni bizantine, dentro cui ci sta tutto e il suo contrario, e non fa eccezione l'ultimo DL "palermitano": si occupa di sale da ballo e finisce per mettere fuori gioco anche il podismo.
E passiamo pure al pomeriggio del 28 dicembre, quando è annunciata la defezione della Montefortiana del 21-23 gennaio: anche qui, a seguito di una riunione con amministrazione comunale, forze dell'ordine e protezione civile: mancherebbero "i requisiti principali per la sicurezza". Implicito, ma ovvio, il richiamo al solito decreto. Che viene chiamato in causa anche dagli organizzatori della Stracasorate (in provincia di Pavia), programmata per il 16 gennaio, ma annullata "considerato il rinnovo delle limitazioni governative".

Poi, più clamorosa di tutte, la notizia dell'annullamento della WeRunRome del 31 dicembre, di cui parliamo a parte.

Vito Sardella, classe 1974 da Monopoli, viene da una carriera più che buona in maratona: se la prima volta che apparve in una 42 trasmessa dalla Rai, in testa al primo chilometro (insieme, se ricordiamo bene, ad Antonello Petrei), venne classificato dal duo Bragagna-Monetti tra quei dilettanti “buontemponi” che amano farsi vedere sugli schermi, poi spariscono; in realtà andò incontro a un progresso costante che lo portò, dal 12° posto assoluto a New York nel 2003, al suo record di 2.16:10 a Brescia nel 2005, cui seguirono altre prestazioni onorevoli a Carpi, Reggio, Verona e altrove, col colpo di coda del record europeo sul tapis-roulant stabilito, con 2.35:15, nel 2016. Anno nel quale corse anche la 100 km di Seregno, chiusa in 7.26, mentre nel 2017 corse per la seconda volta la 50 di Romagna a Castelbolognese, in 3.10.

Nella vita extrasportiva, Sardella dal 1993 milita nella Guardia Costiera, col grado attuale di Luogotenente e comandante di una Motovedetta nel mare Adriatico; ma da questo mercoledì 15 dicembre è anche dottore, laureato a 47 anni con 106 dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia di Bari, per il Corso di laurea in Scienze delle Attività Motorie e Sportive, in una materia il cui nome completo suona “Metodi e didattiche delle attività motorie e sportive”. E parlava già da dottore quando, nel marzo 2020 a pandemia proclamata, rivolse agli sportivi un caldo invito, relativamente alla pretesa di “andare a correre intorno al nostro stabile, intorno a un palazzo, come fosse meno probabile infettare piuttosto che recarci più lontano nelle campagne sperdute. Se vogliamo che tutto questo termini e che tutto questo possa essere solo un lontano ricordo, dobbiamo cercare di essere noi runners (e non) i primi a rispettare le regole. Se la regola impone di stare a casa, dobbiamo rimanere a casa sia nel bene che nel male”.

Abbiamo confidenzialmente letto la sua tesi, dedicata al padre (in memoria), alla moglie Emilia che lo ha “supportato e sopportato”, ai figli Cosimo e Francesca: tesi sperimentale, che dopo un consistente approccio teorico all’argomento riferisce l’esito di lunghe sessioni pratiche somministrate a due gruppi, ciascuno di 14 persone – diciamo così – della “seconda età”, dai 40 ai 65 anni.

Naturalmente anche la lunga esperienza di maratoneta è entrata in gioco (da notare che 10 giorni prima di laurearsi, Sardella aveva concluso una mezza maratona in 1.24…), con l’aggiunta qui di un imponente apparato bibliografico che introduce sia ai benefici concreti rilevabili in chi si allena, sia alle quantità ideali di allenamento per ottenere la condizione ottimale, sia occupandosi degli strumenti e degli esercizi più indicati. Ci divengono familiari sigle come ACSM (ovvero l’American College of Sports Medicine, che ha elaborato studi d’avanguardia) o MET, alias “equivalente metabolico”, cioè l’energia consumata durante l’esercizio fisico, in rapporto a quella che serve semplicemente per vivere: l’attenzione va pure a un beneficio che anzi, col passare degli anni, diventa sempre più una necessità anche dal punto di vista medico, il mantenere o riconquistare la linea.
E se è vero che (citiamo) “meno di 20 minuti di esercizio fisico al giorno possono essere utili, specialmente in individui precedentemente sedentari”, se si vuol fare sul serio saranno “necessarie durate di esercizio fisico più lunghe (60-90 min/giorno), specialmente negli individui che trascorrono grandi quantità di tempo in maniera poco attiva o sedentaria”: attività che andranno dal camminare a passo sostenuto (o anche, udite udite, dal ballo lento), poi dalla corsa o dal canottaggio o dagli esercizi “ellittici” (ma anche la “danza veloce”), fino a sport che richiedono una preliminare conoscenza tecnica come lo sci, il pattinaggio o il nuoto.

L’ideale sarà riuscire a impegnare “1.000 kcal/settimana di attività fisica di intensità moderata (o circa 150 minuti/settimana)”, che si potrebbe ottenere ad esempio con jogging di 30 minuti per 3 giorni a settimana (in un soggetto maschio di 70 kg), portandolo a consumare circa 772 kcalorie settimanali.

Non diciamo altro, per non rubare al neodottor Sardella l’agio di completare i suoi test sperimentali, tra un turno e l’altro di motovedetta (v’immaginate un contrabbandiere che sbarca e si vede inseguito da Sardella: fate il calcolo delle kilocalorie di sudori freddi che produrrebbe), e lasciamolo col motto di Ippocrate che mette alla fine del suo lavoro: ““Prima di cercare la guarigione di qualcuno, chiedigli se è disposto a rinunciare alle cose che lo hanno fatto ammalare.”

5 dicembre – Dopo le notizie essenziali date a poche ore dalla conclusione della corsa

http://podisti.net/index.php/in-evidenza/item/8066-valencia-esp-la-maratona-di-valencia-dice-kenya-ma-grande-epis.html

ci sta un commento dal di dentro, da chi ha aspettato la quarta ondata delle partenze (scaglionate tra le 8,15 e le 9,00, a gestire meglio i circa 14200 partenti, per 12800 arrivati), incrociando poi, dopo una decina di km sul rettilineo opposto, due scaglioni quasi interamente africani a distanza di un centinaio di metri l’uno dall’altro, che ormai avevano superato la mezza maratona e sfrecciavano leggeri nel vento verso il traguardo. Abbondavano anche i pacemakers, vistosi pure nell’accompagnamento della prima donna (che, lo confesso, a me non è sembrata una donna: sarà che ero controsole): è comunque una delle storture delle gare miste, consentire che una donna sia tirata da uomini, cosa che per fortuna non accade nelle competizioni olimpiche e mondiali, smontando talora altarini di dive fabbricate dai pacer e meno capaci quando tocca di rompere l’aria da sole…

Ma il discorso si allargherebbe all’uso dei pacemaker in generale, in contraddizione con lo spirito dell’atletica come disciplina individuale: e allora, qualcuno che mi legge potrebbe rinfacciarmi che i pacemaker sono utilissimi anche ai podisti meno che amatoriali, la stragrande maggioranza dei frequentatori delle maratone: qualche mezz’ora dopo dello stuolo africano, ho visto uno gruppone di corridori attaccati al cartello delle 3:15; e ancora più tardi, confesso che per un paio di km mi sono unito al gruppo delle 4:30, ottimo per schermare il vento contrario (dichiarato di 15 km/h dalle fonti ufficiali).

Ero stato una prima volta a Valencia nel 1994, quando la maratona era pressoché sconosciuta in Italia, e anche le compagnie aeree (in primis la nostra cosiddetta di bandiera, o meglio di greppia) snobbavano la città come meta (ricordo che presi un aereo della Gandalf che partiva da Linate!): ora invece, da quando Ryanair ha capito la redditività delle tratte, i voli diretti per VLC sono quotidiani e affollatissimi anche da aeroportini come quello della regione sedicente meglio amministrata d’Italia (dove il nuovissimo trenino-navetta, pardon, people mover, è spesso bloccato).

Già allora quella maratona partiva e arrivava dall’ex letto del Rio Turia, che si cominciava a bonificare (ricordo la pista di atletica colorata in blu); ma verso il mare, oltre il palazzo della Musica, non era ancora finito quello spettacolo di grande architettura realizzato a seguire, dal grandioso Oceanografico al palazzo delle Arti, dal Museo delle Scienze (usato come centro maratona) al cinema Emisferico. Uno dei rari esempi di architettura recentissima (in cui per fortuna prezzemolo Calatrava c’entra poco) che entusiasma non meno dei capolavori classici.

La consegna dei pettorali (e di un pacco gara che per peso si avvicina a quelli italiani) è avvenuta con un ordine e una celerità da non credere, malgrado le disposizioni anti-covid fossero fatte rispettare in maniera maniacale (non so quante volte mi hanno chiesto il greenpass, controllato con attenzione prima di rilasciarmi un braccialetto che da allora è stato obbligatorio tenere allacciato fino all’ingresso nei box la domenica mattina).

Veniamo dunque a domenica, quando si esce dagli alberghi che fa ancora buio (la Spagna si ostina a mantenere il fuso orario dell’Europa centrale, in pratica come se in Italia avessimo ancora l’ora legale): alle 9 la temperatura sale a 12 gradi, ed è uno spettacolo sui generis la quantità di mucchi di indumenti lasciati a terra o sulle staccionate da noi che partiamo.

Lo sparo del via è abbastanza ‘platonico’, nel senso che è letteralmente impossibile muoversi fino alla linea di partenza, dopo di che ci lanciamo, per modo di dire (il mio primo km sarà sui 6’30”): confidiamo nel chip, ma all’arrivo avremo la sorpresa di trovare la classifica fondata sul tempo lordo (sebbene i nostri attestati e diplomi individuali registreranno il tempo netto, l’unico che avrebbe un senso a questi livelli). È forse l’unico addebito che mi sento di muovere a questa organizzazione, per il resto giustamente apprezzata dagli italiani (sono 975 quelli ufficialmente censiti dalla classifica, probabilmente la nazionalità più numerosa dopo la spagnola).

Tracciato più veloce d’Europa, forse alla pari e forse meglio dei più piatti olandesi e tedeschi: non a caso, i larghissimi vialoni su cui si svolgono almeno 35 km sono tappezzati da cartelli che rammentano i record mondiali dei 10 e 21,1 km ottenuti qui. Magari, la ricerca di strade corribilissime va a scapito del paesaggio urbano, nel senso che entriamo nel centro storico solo verso il km 28, ci godiamo la stupenda vista del campanile “Miguelete” al 29, per poi riattraversare il Turia, verso la periferia, al 32. Nuovo rientro al 35, con passaggio dalla Plaza de Toros al 39, e poi di nuovo i vialoni fino al traguardo.

Ristori puntuali ogni 5 km, lunghissimi e con fin troppi addetti, sempre con acqua e idrosalini, tre volte con banane e frutta secca, due volte con gel di marca italiana. Niente spugnaggi, ancora, né spogliatoi - salvo (credo) per l’élite -; veloce e sicura la consegna delle borse col cambio; toilettes più che sufficienti alla partenza, e presenti lungo il percorso (ma non tante da impedire che ci si rifugiasse sulle numerose siepi, folte a sufficienza anche per il gentil sesso). Musiche ai bordi consistenti quasi solo in percussioni, salvo altoparlanti che diffondevano canzoni registrate: un paio di suonatori di cornamusa, un complessino beat e a un certo punto un’esplosione che spero fosse di fuochi artificiali.

Clima quasi ideale (pallido sole, temperatura finale sui 15/16), a parte il vento, che se non altro ci ha spinto a tratti negli ultimi 3-4 km: il peggio era quando soffiava lateralmente, facendo cadere transenne e spingendoci di lato nella fase di volo (per quanto poco possa ‘volare’ chi va sopra i 6/km). Arrivo monumentale, in pratica su un lungo ponte di legno sospeso sul laghetto; poi ci tocca quasi un chilometrino per ricevere la medaglia e un ricco pacco, che solerti addetti si premurano di appesantire con bevande e prodotti della terra (arance, banane, farina di arachidi, perfino broccoletti). Finalmente arriviamo alla consegna della borsa ricambi, dopo di che possiamo uscire dai recinti e riabbracciare i cari, fino a quel momento tenuti separatissimi.

Non c’è bisogno che lo dica io: maratona promossa.

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