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Mag 09, 2024 Fausto Dellapiana - Sir Marathon 527volte

ColleMar-athon: la maratona dei valori

L'arrivo di Fausto L'arrivo di Fausto Foto Dellapiana

5 maggio - ColleMar-athon: ventesima edizione. Come passa il tempo! Sembra ieri, in realtà sono passati 22 anni dal giorno in cui incontrai Annibale, a Prato, in occasione della PratoMarathon. Era la sua prima uscita fuori regione per pubblicizzare la sua “creatura”. Ricordo che fece omaggio a Beppe “Inox” Togni dell'iscrizione e, per la proprietà transitiva, … pure a me. Da allora il mese di maggio ha un appuntamento da non mancare: andare a Fano, più che per correre la maratona, per incontrare gli amici. Come scrive Claudio: “La maratona è una sorta di manifesto del cosiddetto “popolo delle lunghe”. Eh, sì, in occasione del ventennale, il Comitato organizzatore ha prodotto una pubblicazione di “peso” (in tutti i sensi), dove si ha la possibilità di leggere, ma soprattutto di vedere, la storia degli anni passati assieme. Ho rivisto con piacere amici, con i quali ho condiviso tratti di strada. Si scorge nelle foto il tempo passato: ora i capelli non sono più corvini, ma candidi, almeno per quelli che hanno ancora la fortuna di averli.

Ho ricordato con nostalgia amici che non potrò più incontrare di persona, che hanno già tagliato il loro ultimo traguardo. Se posso fare un appunto, nel libro c'è una piccola mancanza, dove parla degli anni del “malo male”: “per due anni il campo viene lasciato a maratone “virtuali” ... corse nei cortili e nei giardini ...”. Anche, ma … il 10 luglio 2021 ho corso realmente, e sul percorso originale, la “ColleMar-ahon”. Questo fatto lo può confermare Annibale, che in quella occasione condivise con me un tratto del percorso. È stato anche un modo per ricordare la mia città, Bergamo, che più di altre è stata colpita dalla pandemia, una sorta di riscatto. Nel libro non è stato ricordato, ma vorrei segnalare che in occasione della maratona del 2020, annullata a causa del lockdown, su indicazione dell'organizzazione quasi tutti gli atleti che avevano già pagato la quota di iscrizione hanno devoluto l'importo ad istituzioni del territorio. 

Questo ad avvalorare il motto “la maratona dei valori”. 

Ma veniamo all'oggi. Come sempre spettacolare la partenza della maratona da Barchi, ed anche il tempo è stato clemente con gli atleti. Anche se la maratona è pubblicizzata come “in discesa”, la realtà è molto differente. E vabbè, ormai il percorso è conosciuto. Come sempre suggestivo il passaggio a Mondavio, anche se quest'anno non siamo transitati all'interno del castello. Nessun problema: le macchine da guerra le avevamo già viste gli altri anni. Nella prima parte della gara ho corso in compagnia di Alfio, che probabilmente avrebbe buone possibilità di piazzarsi nelle prime posizioni, se non “perdesse tempo” a scambiare quattro parole con tutte le persone che incontra sul percorso (in realtà otto, se si tratta di signore!). 

Sarà l'età, saranno state le salite, sarà stato il caldo, ma nella seconda metà, miei compagni di viaggio sono stati i crampi, compagnia non voluta. Correre era diventato una mera illusione. Al 38° chilometro sono stato superato pure dai pacemaker della sei ore, che in breve tempo erano quasi un puntino … sul molo. Per la prima volta lo spettro di non terminare la gara nel tempo massimo sembrava diventare un fatto reale. Nessun problema in ogni caso, ma … come disse John Belushi: “Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare”. Ecco la ripresa della corsa, prima impacciata e lenta, poi sempre più convinta. Raggiungo e supero i “palloncini” delle sei ore. Obiettivo fino alla fine tenerli dietro: saranno loro (visto che corro senza cronometro) a dirmi se starò nel tempo massimo. Ecco sullo sfondo l'arco di Augusto, ma sarà un miraggio raggiungerlo direttamente. Infatti non sarà un percorso lineare, ma con parecchie deviazioni … su di un fondo sconnesso, questo con grande gioia della mia schiena. Finalmente la vista di Rossana mi fa capire che il traguardo è vicino. 5h 58' 12”! Per questa volta è andata bene! Questa la breve sintesi della mia gara, che francamente credo interessi a pochi, ma vorrei terminare il post condividendo il motto della Colle Mar-athon: “la maratona dei valori”. 

Da sempre è tradizione degli organizzatori far celebrare la Messa il sabato prima, da sacerdoti che condividono la passione della corsa. Per anni il celebrante era un valido atleta che il giorno dopo si classificava nelle prime posizioni; poi fu la volta di un “principiante”, che aveva al suo attivo solo una mezza maratona. Durante l'omelia i sacerdoti trovavano occasione di abbinare la corsa alla parola del Signore. Quest'anno, è stato il vescovo di Fano, celebrante delle funzione, che durante l'omelia ha ricordato che Gesù “... sta sempre con gli ultimi ...” e questo è stato per me motivo di consolazione.

Chi non sta con gli ultimi, ma “deve” mischiarsi nel gruppo ad intervalli regolari sono i “discepoli” di Mauro. Una precisazione, prima di continuare: oggi noi siamo abituati ad usare, molte volte senza capirne a pieno il significato, inglesismi tipo “influencer, leader, followers, etc.” e non parole italiane a cui forse non diamo il giusto significato. Utilizzo in questo caso il termine di “discepolo” con la valenza di “Chi professa i principi appresi da un maestro, al quale si senta legato da particolari motivi di affinità spirituale”. Importante è notare che il maestro non sussiste senza i discepoli.

Mauro, in questa occasione, è il coordinatore dei “pacemaker” (marcatori del ritmo?), quegli atleti che hanno il compito di accompagnare al traguardo altri atleti in un tempo stabilito. Ho assistito al briefing, beh alla riunione pre-gara del loro “maestro”. La prima parte è stata una normale riunione tecnica “... controllate il tempo ogni tre chilometri …, parlate tra di voi, ... non fidatevi del garmin … etc.”. Mi ha colpito (e devo ammettere commosso) la parte finale, che definirei motivazionale e che riassumo tutto in unica frase: “Il vostro è un lavoro che deve essere fatto con estrema serietà, ma con la massima gioia”. La frase di commiato è stata “Io senza di voi non sono nessuno, voi senza di me non siete nessuno”. Concetto che si evince perfettamente nella definizione di discepolo.

Una ultima osservazione, e per questo prendo ancora spunto dallo scritto nella presentazione di Annibale, quando afferma che la ColleMar-athon consente di “... vivere una giornata indimenticabile di Sport e di Vita nella quale l'amicizia, la solidarietà, il rispetto e l'amore tornino ad essere Valori assoluti nei quali credere...”. È per questo che nel (pesante) libro a ricordo del ventennale NON sono riportati nomi e tempi dei vincitori, ma è stato dato risalto, nelle numerosissime foto a corredo, a tutti gli atleti, anche a quelli che corrono la maratona senza sogni di vittoria.

 

Informazioni aggiuntive

Fonte Classifica: Comitato organizzatore

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