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Giu 13, 2019 745volte

Modena, 1° Rugby Run

Due sorelle e un viaggiatore di maratone Due sorelle e un viaggiatore di maratone F. Marri-R. Mandelli

12 giugno - In un panorama del podismo emiliano orientato più sul levare che sull’aggiungere (è di oggi la notizia dell’ennesima soppressione di gara “per motivi di organizzazione”, all’interno del circuito dei festival dell’Unità modenesi; mentre le statistiche della pur celebrata corsa di Castellarano danno un impietoso -20% dei competitivi), fa piacere segnalare la nascita di una nuova gara, non legata né a fini partitici né alla necessità di mettere a tavola qualche centinaio di persone, ma originata da una società sportiva, a soli fini sportivi: la Modena Rugby 1965, la squadra che ebbe Luciano Gigliotti tra i suoi fondatori e tecnici, e che ha invitato i podisti presso la sua sede, relativamente nuova, in una frazione di Modena (Collegarola) finora trascurata dalle corse, forse a causa dell’essere stretta fra due statali molto trafficate (eppure chi scrive la usa spesso per i propri allenamenti, trovandosi tra immense distese di grano e qualche vigneto, quasi in assenza di traffico ora che l’unica attività commerciale in loco ha chiuso).

Gara non competitiva, prezzo canonico di due euro che ha dato diritto alla confezione di tre piade - ultimamente divenuta il premio tipico del podismo (come sono lontani i tempi della bottiglia di lambrusco o di bianco frizzante!) -, tre percorsi di 1,5 (concepito espressamente per i figli dei podisti, che venivano accompagnati dagli organizzatori in un circuito dedicato), 5 e 10,7 (che poi al Gps risulteranno 11,1).

Malgrado la piaga dei partenti anticipati, già un’oretta prima delle 19,30 indicate (mi sta venendo un’idea, alternativa a quella di instradare i partenti anticipati su strade sbagliate e percorse dai Tir: perché non fare come nelle 6 ore, cioè all’interno di un certo orario ciascuno parte, arriva, si ferma, va al cesso ecc., quando gli pare, ovviamente sotto la sua responsabilità?), al via ufficiale saremo stati almeno 400, che in confronto a recenti esibizioni (a Modena in giugno si corre tutte le sere) era tanta gente.

Dopo un km e mezzo in comune, nell’abitato di Vaciglio (prima mitica stazioncina della defunta ferrovia Modena-Vignola) i percorsi si dividevano: i 5 km restavano più o meno nella periferia di Modena città, mentre gli 11 erano instradati verso sud, lungo la ciclabile dell’ex ferrovia, anch’essa piuttosto trascurata dal podismo, fino a oltrepassare quella che per i vecchi modenesi è la Ciam e per gli altri è Casa Modena (già sede di due simpatiche corse, estinte già a principio del millennio), poi affrontare la nuova ciclabile sterrata del Lungo Tiepido, sottopassare l’autostrada nei pressi del casello di Modena sud, e procedere poi in parallelo all’autostrada, lungo una stradetta mai calpestata dal podismo ufficiale (c’ero passato io una volta, in un vagabondaggio podistico, e siccome non trovavo un ponte sul fiume per tornare verso casa, ero salito sulla corsia d’emergenza dell’autostrada per usare il suo ponte...).

Proprio qui mi dicono della morte, ieri, del vecchio amico podista Paolo Fantoni, che non aveva smesso di correre (persino le maratone) nemmeno quando un tremendo incidente stradale, che l’aveva tenuto in coma per mesi, l’aveva privato di una gamba. Sicuramente Paolo, nei nostri anni giovani, avrà cantato la canzone dei nostri compaesani Nomadi: “Per fare un uomo ci voglion vent'anni - per fare un bimbo un'ora d'amore - per una vita migliaia di ore - per il dolore è abbastanza un minuto”.
Come Ulisse alla morte del suo fido Argo, ci asciughiamo una lacrima ritrovando il cavalca-autostrada nei pressi della Ciam-Casa Modena.
Da qui, ultimi 3 km di nuovo verso il traguardo, allestito in modo suggestivo tra le due porte ad H del campo principale da rugby, erbosissimo e popolato da bambini piccolissimi che si avviano allo sport. Nel sole che tramonta, chiudono gli arrivi le sorelle Gandolfi col loro ‘custode’ Lolo Tiozzo di Ovunque viaggi; a Margherita mettono in mano una palla da rugby, e solo allora suo cognato Italo (fotografo in crisi di identità) estrae il telefonino e riprende la scena.

Ristoro di acqua, tè e agrumi, premiazioni di società con gran dispiego di vini; 'terzo tempo' alimentare, mi dicono, un po' lungagnone. Un bell’esordio, speriamo non finisca qui.

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