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Set 28, 2019 Fabio Marri 472volte

Cavriago (RE) - 38^ Tre Torri: “la barca non va più”?

27 settembre - 32 arrivati competitivi (tra cui 6 donne: premiavano le prime cinque… poi credo che abbiano tirato fuori qualcosina anche per la sesta)  nella classica notturna reggiana in occasione della sagra parrocchiale di S. Nicolò: l’anno scorso furono 37, che tristezza per una gara inserita nel campionato provinciale Uisp.

In realtà i partecipanti, a occhio per chi è partito all’ora regolare, erano almeno un centinaio se non due (160 sono i pettorali venduti solo alle prime sei società; ovviamente c’erano anche i partéss prémma, che hanno contribuito a portare il numero totale degli iscritti a 241, circa la metà di quattro anni fa); ma la maggior parte ha preferito correre in maniera non competitiva, spesso scegliendo anche di non fare tutti i tre giri (di circa 2,600 km l’uno), ma limitarsi a uno o due. E se guardo le foto di Nerino, constato che nel minutino intercorso tra me e chi mi precede nella classifica ufficiale (l’ottimo Maurizio Pivetti presidente dell’atletica Uisp di Modena) ci sono due persone senza nessun pettorale, neppure non competitivo; e Nerino ha sicuramente saltato qualcuno, perché davanti a me nell’ultimo giro c’era un terzetto sempre rimasto in vista.

È un peccato, visto l’ingente spiegamento di giudici d’arrivo e cronometristi Uisp, e l’abituale presenza dello speaker d’eccezione Roberto Brighenti: tanto più che il prezzo d’iscrizione alla competitiva era il più basso d’Italia, 3 euro, contrapposto ai due euro canonici per la non comp, e le iscrizioni sono state aperte fino all’ultimo (come d’abitudine da quando uso i gps anziché fidarmi dell’orientamento personale, sono arrivato a Cavriago dieci minuti prima del via e ho avuto tutto il tempo di farmi registrare previo controllo di tesserini, idoneità ecc.). Peccato: anche a Reggio è arrivata la disaffezione; mi diceva Giuseppe Cuoghi, uno che dalla Cavazzona di Raffaella Carrà gira la regione solo facendo competitive, anche se arriva spesso ultimo, che all’ultima competitiva di Scandiano erano in sette veterani totali (di cui sei premiati e lui unico escluso...).

Forse un errore sta anche nella distribuzione dei premi: se tu metti insieme nella stessa categoria tutti gli over 50, vale a dire i tre quarti o più dei podisti, così induci i meno veloci a fare il calcolo costi-benefici: se tanto nella comp che nella non comp, o arrivo nei primi tre evinco “piccoli premi in natura” (così il volantino), o comunque mi spetta solo un barattolo di marmellata, risparmio un euro (ahi ahi Giaroli…) e mi butto direttamente sulla marmellata.

Come da tradizione, il primo assoluto vince un materasso ortopedico: il solito Abderrahim Karim che vinceva sempre deve averne abbastanza e oggi non c’era: ha stravinto un ventottenne, Luca Filipas (l’unico che mi ha doppiato, quasi sul traguardo), con un minuto e mezzo sul quarantaduenne Miller Artioli. Il terzo, Giovanni Bruno, correggese di 46 anni, è arrivato a due minuti esatti dal vincitore. Poi è toccato alle prime due donne, sempre appaiate in corsa e separate da quattro secondi (foto di Nerino 156-157): questa volta, la plurivincitrice di questa gara, Isabella Morlini, ha ceduto di fronte alla scandianese Fiorenza Pierli, cui “concede” 9 anni di età.

A proposito, oggi Isabella compie gli anni: visto come è andata ai mondiali di Doha, credo che in maratona avrebbe fatto miglior figura lei delle donnine volate là a spese di Pantalone e che si erano preparate, non acclimatandosi in loco, ma facendo razzia di prosciutti ed eurini nelle garette nostrane. Dopo di che, “ma che sorpresa! A Doha fa caldo e c’è afa, non lo sapevamo!”.

Dietro le prime due donne (per la terza, Gloria Piccinni, si aspetteranno quasi cinque minuti), due altri reggiani abituali frequentatori dei podi in queste gare e magari anche in positive trasferte a tappe dalle Alpi alle Eolie, Devis Incerti e Luigi Guidetti.

Il percorso è quello degli ultimi anni, non esattamente “tutto illuminato” come dice il volantino, perché 4-500 metri sono davvero a buioun, e stasera il nostro passaggio forse disturba i “gretesi” che, dopo aver protestato in mattinata per l’inquinamento, adesso frequentano queste zone (ovviamente in auto non elettriche) lasciando poi le loro tracce sotto forma di bottigliette, fazzoletti di carta e altri ingredienti necessari per le loro calde notti non podistiche. Come cantava la cittadina più famosa del luogo (dopo Lenin), Orietta Galimberti (che ringrazio anche per l’idea del titolo), “la bella la va al fosso - al fosso per lavar - ué, al fosso per lavar”.

Tra i “custodi” del percorso, segnalo i due cavriaghesi più illustri dopo i succitati, vale a dire la coppia sportiva Giulio Negri-Brunetta Partisotti, cui i maratoneti sono grati per il succulento ristoro al km 25 della maratona di Reggio. Non poteva mancare Pietro Boniburini, già vincitore di questa gara e (per l’occasione) fornitore delle scarpe con cui ho gareggiato io: lo vedete nelle foto 287-288.

Da elogiare anche quest’anno l’allestimento di una gara per bambini, tutti o quasi premiati.

Ma chissà l’anno prossimo: il vangelo secondo Galimberti contiene anche tristi presagi, “Quando la luna tornò l'amore mio non trovò - forse quella voce nella notte io non sentirò mai più - Alla fine della strada dopo quella sera lei non ritornò...”.

 

Informazioni aggiuntive

Fotografo/i: Narino Carri

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