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Mar 03, 2020 Giovanni Baldini & Altri 1485volte

35^ Malta Marathon: ne valeva la pena?

Baldini ringrazia per la 'protezione' su Malta Baldini ringrazia per la 'protezione' su Malta G. Baldini - R. Mandelli

1° marzo - L’edizione 2019 della Malta Marathon fu sospesa a causa del tifone che si abbatté sull’arcipelago maltese. Un eccezionale evento atmosferico che si registra circa ogni mezzo secolo. Un ristoratore italiano mi ha riferito che sul lungo mare della baia di Marsamxett/Marsamuscetto si  raccoglievano branzini e orate. Quest’anno il rischio sullo svolgimento  del partecipato evento sportivo di domenica scorsa veniva da un altro subdolo fronte: non mi voglio soffermare più dell’indispensabile su argomenti triti e ritriti, che provocano solo turbamenti, senza che io abbia alcun titolo per farlo. Non si può vivere malati e morire sani, così diceva laa saggia mamma  contadina  di un virologo di  livello. Sono del parere che, se si va avanti di questo passo,  l’infausta dipartita sarà causata dal crepacuore derivato dall’angoscia da COVID-19, più che da questa famigerata sindrome.
Mi limito a riferire quello che ho percepito da semplice cittadino. Anche a Malta, pur non essendosi registrati  contagi, si sono verificati episodi di ordinaria follia come in tutte le altre parti del mondo: alcuni supermercati sono stati presi d’assalto e saccheggiati.
L’organizzazione della maratona inviava già da diversi giorni, tramite e-mail, comunicazioni continue sulla manifestazione (che comprendeva anche la  mezza distanza). Nello specifico, i partecipanti delle nazioni coinvolte nell’epidemia, se presentavano malattie respiratorie (o le avevano avute nelle due settimane precedenti la gara), non dovevano affrontare la trasferta perché sarebbero stati  respinti alla frontiera. Per quanto concerne il nostro Paese, le restrizioni riguardavano gli atleti provenienti dalle regioni Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna. Al ritiro del pettorale si doveva esibire il biglietto aereo e un documento dove fosse indicata la residenza.
Nel pomeriggio di venerdì 28 febbraio sono passato indenne al controllo della temperatura corporea all’aeroporto,  dopodiché mi  sono subito recato a ritirare il pettorale di gara presso il Malta Marriott Hotel  a St Julian. E lì mi sono dovuto armare di santa pazienza, perché facevano entrare scaglionati: sono stato in fila composta, in un panorama internazionale, per circa un’ora.
Come pensavo erroneamente, ciò non era dovuto alle misure di prevenzione sanitarie, bensì perché erano pochi gli addetti alla distribuzione dei pacchi gara. In sincerità, ho riscontrato gentilezza (pur essendo in genere il maltese poco incline a questo sentimento, diversamente dalle solari popolazioni dell’amata Riviera romagnola); e ho captato solo una battuta da un cugino d’oltralpe, ma senza trascendere. Insomma, non ho rilevato nessun pregiudizio, dovendo tuttavia insistere con l’impiegata perché prendesse visione della mia documentazione. Tuttavia, su una lavagna erano trascritti gli aeroporti delle citate regioni del nord Italia dove partono i voli per Malta.  Le t-shirt dovevano arrivare dalla Cina e, per i noti motivi, non sono arrivate a destinazione. Tuttavia veniva rimborsato l’importo di cinque euro, oppure potevi ritirare le maglie dell’edizione 2019 (avanzi di magazzino!) fino a quando queste erano disponibili.    
Domenica: la maratona di Malta è partita alle ore 7,30  (mentre la mezza alle ore 9,15) di una giornata assolata e ventosa da Mdina, la vecchia capitale, con arrivo sul lungo mare di Sliema. Per arrivare alla partenza potevi far ricorso ai bus turistici, dietro prenotazione dell’iscrizione, al prezzo di euro 4,50 con partenza alle ore 6,00 da Sliema. 
Francamente posso dire che il  percorso non è che mi abbia fatto impazzire. Per sviluppare la distanza della dei 42 km e 195 metri, inizialmente si effettuano diversi anelli intorno la campagna dominata dagli abitati di Mdina e Rabat adagiati su una collina. E’ una gara dove si fa affidamento sull’onestà sportiva dei partecipanti, in quanto non esistono rilevazioni elettroniche intermedie dei passaggi: se studi il tracciato puoi risparmiarti diversi chilometri...
L’unico ristoro dove potevi trovare qualcosa da mettere sotto i denti, cioè arance,  era quello del km 35. Quindi dovevi correre con una scorta di cibo, oppure comprarlo nei bar dei paesi attraversati, come  personalmente ho fatto acquistando una bevanda gassata a Msida, a tre km dall’arrivo.
Ma non è nel mio stile lamentarmi con gli organizzatori in una bella giornata spensierata di sport: anzi, vorrei  dar loro merito perché, tra i tanti problemi, sono riusciti a far tagliare il traguardo a 854  atleti nella distanza maggiore e 2991 a quella minore.  I maltesi sono gente coraggiosa, e lo conferma la storia per come hanno tenuto testa e sconfitto le armate ottomane nel Grande Assedio del 1565.
Ho notato che il podismo a Malta è molto praticato e gli abitanti  sono molto in carne (e pure abbastanza voraci). L’arcipelago è un fermento di cantieri edili è il turismo è intenso, anche nel periodo invernale, perché sfruttano bene i fondi europei. I turisti dell’estremo Oriente (e italiani)  sono molti; per quanto mi riguarda,  non sono incorso in alcuna discriminazione (sfido!).
Le chiese in pietra globigerina sono una più bella dell’altra. La concattedrale/museo di San Giovanni Battista a Valletta è un capolavoro assoluto del Barocco, pieno di  inestimabili opere d’arte di maestri italiani,  tra cui il più grande dipinto del Caravaggio. Insomma, questi maltesi in questo complicato periodo, combattono come ai tempi del Grande Assedio.
Il panorama podistico per alcuni mesi sarà tutto da verificare. Ne ho fatto personalmente le spese in quanto, iscritto alla Maratona di Betlemme del 27 marzo p.v,,. non  potrò più parteciparvi per il divieto d’ingresso imposto dalle autorità israeliane agli italiani. Tuttavia, mi sono (appena in tempo) ampiamente consolato, partecipando con gli amici Riccardo e Maria Grazia alla straordinaria e unica Dead Sea Ultra Marathon lo scorso 7 febbraio, a meno 430 sotto il livello del mare in mezzo a spettacolari concrezioni saline. Ma questa è storia passata e la cronaca sarebbe interminabile.   Ognuno è libero il scegliere di consultare proprio oracolo. Io mi affido in totale abbandono (come consiglio a tutti) alla Sultana Tal-Paci, che in maltese significa Regina della Pace.

Aggiungiamo altri commenti pervenutici da amici partecipanti.

 

Travel Marathon

Alla fine… abbiamo consegnato i pettorali a tutti i nostri corridori. Pur con tanta fatica, missione compiuta!

 

Vincenzo Carulli

Sono venuto a Malta dopo aver corso la maratona di Cartagine.
Ho toccato con mano la differenza tra il calore umano e la generosità dei tunisini e la limitata sensibilità dei maltesi.... A Malta ho incontrato pochi italiani: venivano da Pescara.
L'evento è stato indubbiamente piacevole, direi la mia prima "maratona di bolina" ... dovunque si andasse, il vento sembrava venire sempre di fronte...
In una prospettiva più ampia debbo tuttavia segnalare che, pur considerando le evidenti difficoltà per l'organizzazione dell'evento, create dall'espandersi della infezione del Coronavirus, alcuni aspetti non appaiono essere stati valutati in maniera adeguata.
In particolare:
sono rimasto sorpreso dalle modalità di consegna del race pack, le lunghe file a causa del limitato numero di addetti e l'accesso tramite uno stretto corridoio ad una piccola stanza dove ritirare il pettorale, presso il Marriott Hotel, che certo avrebbe potuto mettere a disposizione una sala più ampia. Personalmente ci ho messo più di un'ora e mezza per ritirarlo. La richiesta di presentare la carta di imbarco del volo mi è sembrata poi ridicola. Essere arrivato con il volo sull'isola significa che aver superato il controllo sanitario con accesso autorizzato.
La gestione e monitoraggio del percorso. Va segnalato che a parte la mancanza dei controlli di transito elettronici, le strade non erano completamente chiuse al traffico, anche se per la maggior parte le auto circolavano nel senso opposto. Gli addetti subivano la pressione degli automobilisti, e ad un incrocio mi sono ritrovato a dover transitare tra un camion e una fila di macchine (che occupavano entrambe le carreggiate).

Infine, all'arrivo, l'area antistante era occupata dalle vetture parcheggiate. Per ritirare i propri effetti personali ci si doveva recare in un parcheggio interno ad un palazzo, ad almeno 200 metri di distanza. Non c'erano indicazioni di locali o aree riservate per potersi spogliare e cambiare gli indumenti dopo la gara. Ci siamo dovuti arrangiare sui marciapiedi in mezzo al passaggio continuo delle auto.
Non posso quindi celare la mia delusione per queste carenze.

 

Franco Scarpa

Maratona di Malta, fatta saltando fortunosamente (perché prenotato 3 mesi fa) tra un divieto di voli da alcune città d’Italia ed un controllo della temperatura all’arrivo. Ma di questo è meglio non parlare ed affidarsi agli esperti di tutto il mondo.
Percorso tosto con dislivello negativo in discesa ma tanti saliscendi non da sottovalutare. Domenica di sole splendente guastata da un vento (qui non manca mai), in qualche tratto molto penalizzante la velocità (si fa per dire).
Malta ha dato stavolta (dopo l’anno scorso: bufera/ciclone che ci hanno appiedato giusto nel giorno della gara) l’immagine di un’estate che qui è di sicuro solare, calda, accogliente. Ora riposo per l’imprevedibilità dell’evoluzione sanitaria in Italia e nel mondo.

 

 

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1 commento

  • Link al commento Mercoledì, 04 Marzo 2020 09:05 inviato da Mario Liccardi

    Articolo interessante e colto, un plauso all'autore.
    Per quanto riguarda il titolo, scelto probabilmente dal direttore, ho qualcosa da dire. Col senno di poi, certo che ne è valsa la pena! Apprendiamo oggi l'arrivo di un decreto che vieta, fra l'altro, ogni manifestazione sportiva per un mese in tutto il territorio nazionale. E neppure all'estero è facile andare, non ci vogliono! La Malta Marathon rischia quindi di essere l'ultima dei maratoneti italiani intanto per un mese..... e poi si vedrà.
    D'altronde anche il direttore Fabio Marri non ha voluto (ostinatamente) correre la eco di Monte Maggiore, nonostante fosse potenzialmente passibile di diffondere il contagio (veniva da Modena), attraversasse un periodo di condizioni fisiche precarie, dovesse alzarsi alle 5 di mattina e sapesse che la giornata sarebbe stata piovosissima? Quasi avesse sentore del Decreto in arrivo!!
    Ne valeva la pena? Direi proprio di sì.

    Rapporto

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