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Set 09, 2020 Giovanni Baldini 235volte

5.9.2020 Bruxelles Ecotrail: coi Puffi si riparte gioiosamente

Ripartire nell'idillio Ripartire nell'idillio Giovanni Baldini

Al perfido Gargamella è andata proprio male  sabato 5 settembre 2020 a Bruxelles. Ne ha provate di tutte per fare fuori gli odiati Puffi, e ha avuto da questi ciò che merita: una sonora batosta, come è naturalmente logico a chi semina il male. Il Belgio è la patria di questi personaggi fiabeschi chiamati Les Schtroumpfs, particolarmente in voga alla fine del secondo millennio e attualmente quasi disconosciuti dall’attuale generazione di bebè: insomma non sono più di moda, almeno in Italia. Per compiacere a mia figlia (devo dire con divertimento) negli anni novanta ho visto centinaia di serie di questi personaggi  e ricordo  molte battute a memoria. Questo è il paradigma alla base della mia partecipazione all’Ecotrail di Bruxelles di km. 65 e un D+ 1540m, fatta insieme al marchigiano e romano d’adozione (inarrivabile sia come prestazioni cronometriche e partecipazioni a gare di endurance) Giovanni Battista Torelli. L’esordio della stagione podistica “post-covid” è avvenuta non in Italia ma nella Capitale d’Europa, con l’emergenza sanitaria ancora in atto: e tutto è filato per il meglio, compreso il meteo che ha offerto come regalo una giornata soleggiata (una rarità nelle Fiandre) e pure con una temperatura ottimale per correre.  Alla faccia di Gargamella.
Tuttavia, il programma della manifestazione ha dovuto subire delle modifiche. La partenza/arrivo è stata trasferita dal centro città all’ippodromo di Boitsfort, ora trasformato in un campo da golf che è situato al margine della magnifica foresta monumentale de Soignes, attraversata da un dedalo di strade sterrate e basolate in ottimo stato di conservazione: un vero paradiso per podisti, camminatori, ciclisti e cavallari. Come appassionato fungarolo (con tanto di patentino) sono rimasto però deluso: mi sono imbattuto solo in qualche galletto o finferlo.  Il trail di 80 km è stato ridotto a 65, e non me ne sono dispiaciuto, anzi.
A seguito delle disposizioni sanitarie, come logico, si sono dovute attuare delle misure preventive: il controllo della temperatura corporea all’ingresso dell’area sportiva, il distanziamento sociale, la partenza scaglionata per tutte le seguenti gare in programma e, naturalmente, l’obbligo di indossare la mascherina (obbligatoria tra l’altro in tutto il Belgio anche all’aperto) sino allo sparo della partenza, anch’essa è avvenuta a tre scaglioni.  Eliminata anche la possibilità di docciarsi e massaggiarsi all’arrivo.

Questo è il variegato menù sportivo che ha avuto una partecipazione totale di 913 atleti:

  1. trail 65 km;
  2. 42 km run & bike & bike;
  3. 42 km run & bike;
  4. trail 42 km marathon;
  5. trail 21 km;
  6. walk 10 km.

Giovanni Battista Torelli è molto metodico nella sua preparazione, compresa l’alimentazione, cioè  il pasto pre-gara. Il piatto nazionale belga (non si direbbe) sono le moules-frites/mosselen met friet  che non sono altro che le cozze condite con formaggio fuso più patate fritte, che egli per evitare problemi durante la corsa ha voluto evitare (non come me), riservandosi l’eventuale meritata scorpacciata nella cena post-gara. Malgrado, tale precauzione, non ha potuto evitare la sosta forzata a Waterloo al km. 12 circa (sì, proprio,  il luogo delle celebre battaglia). Ora, non saprei dire se sia filo-napoleonico  o filo anglo-prussiano o se la suggestione del luogo  abbia influito sulla sua digestione, fatto sta che io non ho avuto problemi e posso confermare che  l’abbinamento cozze della Zelanda e patate fritte è stato interessante e non mi ha causato sindromi dispeptiche. Dopo questa breve digressione culinaria torno alla corsa.

Per il trail di 65 km (per essere precisi ufficialmente erano 66), partito alle ore 8,30 con dieci ore di tempo massimo, senza ombra di dubbio posso affermare  che si tratta di un percorso magnifico all’interno della citata foresta di Soignes costituita  prevalentemente da colossali  querce e  faggi. Il transito nei parchi principeschi del castello de la Hulpe e del Museo Reale per l’Africa centrale di Tervuren (rispettivamente al km 24 e 48) hanno completato il quadro idilliaco. Lo stile è risultato quello di semi autosufficienza: i ristori solo tre ai km. 12, 30 e 48, di bevande e alimenti essenziali. E’ mancata da parte mia la prestazione cronometrica, e il circuito si prestava tanto al riguardo, anche se, come sempre, il mio obiettivo  nelle gare  è arrivare in fondo senza malanni. Il Torelli, non più in erba, mi ha rifilato un’ora abbondante pur non essendo ancora al top della forma atletica. E poi non è mancato il diabolico Gargamella (o qualche buontempone) che ha spostato i balisaggi deviandomi a sud-est sul percorso sbagliato. Fortuna ha voluto che un concorrente (dei 137 partecipanti) era munito della traccia gps, altrimenti sarei arrivato a Liegi. Questo fuori programma è costato un paio di chilometri. Non è una lamentela ma solo un dovere di cronaca, e ho ringraziato di cuore questo Grande Puffo che mi è venuto in soccorso. A Gargamella ci ha pensato poi il Manneken Pis.

Il post-gara, fantastico come la gara, ha coronato l’indimenticabile giornata. Il Torelli ha potuto finalmente gustarsi a cena una quantità esagerata di cozze della Zelanda, attorniato dalla superlativa cornice dei palazzi in stile gotico bramantino della Grand Place con uno stupefacente gioco di luci e di musiche, dormendo poi come un ghiro. L’indomani mattina, prima del rientro in Patria, il doveroso intenso tour culturale ai palazzi e parchi simbolo della città, ivi compreso il Palazzo Berlaymont, e visita alle mostre interattive di Bruegel e Monet. Penso possa bastare.
All’amico Giovanni Battista, un sincero in bocca al lupo per i suoi prossimi cimenti.

 
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