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Mar 23, 2021 padre Pasquale Castrilli 386volte

Policoro (MT): una maratona di san Giuseppe speciale

Policoro (MT): una maratona di san Giuseppe speciale Comitato organizzatore - R. Mandelli

19 marzo - I blog sulla corsa a piedi e le pagine dei libri sono pieni di racconti simili a questo. Niente di particolarmente nuovo quanto a contenuto. Ma la forma dei ragionamenti è sempre molto personale e per questo motivo anche il racconto che segue merita di essere scritto.

Il 19 marzo ho scelto di correre una maratona in memoria di mio padre Fernando deceduto per un’ischemia l’11 marzo a quasi 89 anni. Una maratona, la mia quattordicesima, molto speciale, dunque, e piena, davvero piena di significati. Ma andiamo con ordine.

Avevo sentito parlare e letto del ‘Festival italiano di Ultramaratona’ di Policoro, in provincia di Matera, nato dalla passione di Pasquale Brandi. Prime edizioni al lago Pantano di Pignola, nei pressi di Potenza, e successiva migrazione in un villaggio turistico a due passi dal mare. La gara ‘storica’ del “6D-UMF”, vale a dire “Six days Ultra Marathon festival”, si svolgerà dall’8 al 25 del prossimo settembre; ma quest’anno è stata programmata, fra il 3 e il 20 marzo, anche la “Winter Edition”.

 Il luogo è ideale per correre una manifestazione di due o tre settimane: percorso ad anello di 1082 metri, logistica facilitata dal sito (pernottamenti, ristori, rilevamento cronometrico...), convivialità e temperature fresche, nell’edizione invernale, e giuste per correre molti chilometri. La possibilità di scegliere distanza (dalle 1000 miglia alla maratona) e orario di partenza (anche notturno!) facilita parecchio le cose, soprattutto nel tempo dell’emergenza sanitaria quando bisogna evitare assembramenti.

Tra gli iscritti, oltre a molti stranieri, persino dalla Finlandia, noto connazionali che popolano spesso le cronache delle “lunghe”: Daniele Alimonti e Sonia Lutterotti per la Dieci giorni, Adele Rasicci per la 48 ore, Piero Ancora per la maratona. La 1000 miglia è stata vinta da Denis Orsini.

Avevo fissato la maratona per sabato, ma le previsioni di pioggia mi avevano suggerito di anticiparla a venerdì 19 pomeriggio. Scelta che si è rivelata azzeccata.

Nella testa si affollano i ricordi di mio padre. Da bambino e da ragazzo praticavo lo sci di fondo in una stazione sciistica del Centro Italia, sul massiccio del Matese. Papà mi accompagnava alle gare, si faceva trovare al traguardo con un asciugamano e con un termos di tè bollente con miele e limone. Ricordo ancora il sapore, e sono passati quasi cinquant’anni! Dopo 3km di gara (6km quando ero un po’ più grande) i piedi erano zuppi. Avevamo un’attrezzatura approssimativa, l’unica cosa che funzionava bene era la sciolina con la quale venivano preparati gli sci… Papà mi toglieva le scarpe, mi asciugava i piedi e li avvolgeva con calze di lana. Fantastico! Se n’è andato, dopo una vita vissuta nella mitezza e nel dialogo con tutti. Collezionava e ordinava con precisione i miei pettorali, le medaglie e le foto che gli offrivo ogni volta al ritorno da una gara. E oggi che è il giorno della festa dei papà ringrazio Dio per l’affetto di cui mi ha sempre circondato.

La festa dei papà! Oggi è il giorno di san Giuseppe. Un uomo laborioso e silenzioso al quale ispirarsi, forse, anche nella pratica sportiva spesso fatta di chiacchiere, urla e sceneggiate. Papa Francesco ha scritto di recente che san Giuseppe è "l'uomo che passa inosservato, l'uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta", e per questo riveste "un protagonismo senza pari nella storia della salvezza". Una persona che ha avuto fiducia in Dio anche davanti alle difficoltà: "il carpentiere di Nazaret sa trasformare un problema in un'opportunità - dice ancora Bergoglio - anteponendo sempre la fiducia nella Provvidenza". E mi sembra che questa mia maratona sia stata davvero la trasformazione di un problema.

La lunga corsa del 19 marzo è stata anche la maratona del tempo della pandemia da Covid-19. In questo periodo in cui tutto sé incerto, comprese le competizioni di corsa a piedi, è un’ottima notizia la realizzazione di un ‘Festival running’ e la possibilità di correre in manifestazioni dal vivo. Seppur con le modifiche apportate dai necessari protocolli sanitari vigenti, è dunque possibile organizzare gare e avere dei partecipanti. Devo dire che fa un certo effetto tornare a riascoltare i beep del chip al passaggio sui tappeti di rilevamento cronometrico, dopo le gare virtuali nelle quali affidavamo ai gps la testimonianza del nostro gesto.

La mia maratona del 19 marzo è stata ricca di speranza. E, come sempre, un vero percorso interiore.

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