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Giu 21, 2021 777volte

Cansiglio, la gioia di respirare a pieni polmoni

Cansiglio, la gioia di respirare a pieni polmoni Roberto Mandelli

SERVIZIO FOTOGRAFICO - 20 giugno – Il bosco, o foresta, del Cansiglio (spartito tra Belluno e Treviso, senza escludere Pordenone) non so se rientri nella sterminata popolazione dei “patrimoni dell’umanità” (non capisco nemmeno questa corsa degli enti locali a ottenere il bollino dell’Unesco, con patteggiamenti vari e accordi sopra o sotto il banco), ma è un luogo ben meritevole delle migliaia di turisti che alla festa lo percorrono (con le famiglie, coi cani, in solitudine), a piedi, in bicicletta, a cavallo, e affollano le numerosissime aree picnic, ad onta del fatto che gran parte della zona “non ha campo”, insomma i whatsapp e in molte aree anche gli sms e le chiamate vocali non partono (che bello! un giorno senza telefonino).

Il bosco è curato benissimo (perché i boschi vanno curati, gli alberi tagliati quando è ora: altro che riserva naturale dove edera e rami spinosi soffocano tutto), i sentieri sono ben tenuti, la segnaletica è eccezionale, in più ci sono due musei della gente cimbra e un giardino botanico da perderci un giorno intero. Lascia un po’ a desiderare la ricettività: per esempio il rifugio Sant’Osvaldo, su cui si impernia la gara, sembra sprangato (lo ritroveremo in mani cinesi?); però c’è in giro un sacco di venditori di cibo “da strada”, e i ristorantini al chiuso o all’aperto fanno il pieno e devono mandare indietro i potenziali clienti (tornato dopo la corsa al mio alberghetto, alle 14,30 non c’era più niente da mangiare).

Quanto allo sport, questa è una zona ad alta densità podistica: alla base del Cansiglio, dal lato di Conegliano stanno Cappella Maggiore e Fregona, teatro di storiche maratone su asfalto e su trail (ovvero Troi come si dice nella lingua locale, stupenda varietà di tedesco antico: ae, vae, drae, fire, fife, sese…); dal lato di Alpago, lungo la mitica SS 51 delle Dolomiti, ci sono le corse attorno al lago Santa Croce, e appena più su, Longarone, Zoldo, Cortina...

Senza dire che i nostri organizzatori, con in testa il disponibilissimo Maurizio Simonetti (che vedete nella foto 7), sono di Conegliano, già teatro di una ‘variante’ della maratona di Treviso nonché punto di passaggio della storica maratona che partiva da Vittorio Veneto, ai tempi che Luca Zaia era uno dei promotori; e in un enorme supermercato di Conegliano avviene la distribuzione di pettorali e pacchi gara di questo sabato (ma si poteva anche fare tutto a Pian di Cansiglio la domenica mattina).

Dunque, Bolkènt in Lont von Zimbarn: eccoci tutti, pochi minuti prima delle 8 di domenica, a percorrere il labirinto studiato per le norme o fisime anticovid: prova della febbre (e gli asintomatici?), dichiarazione di non soffrire di anosmia o ageusia (avrei voluto soffrire di anosmia nel mio alberghetto, dove invece l’odore dei porcini fritti impregnava fin la camera da letto; ma per fortuna la “geusia” mi è servita per gustare alcuni dei piatti favolosi serviti in tavola come da menù in foto 3).

Per eccesso di meticolosità, i nostri nomi sono spuntati sull’elenco degli iscritti all’ingresso nell’area, e poi, una volta schierati alla ‘rigorosa’ distanza di un metro, cento per ogni gruppo distanziato di 5 minuti dall’altro, due giudici passano a prendere giù di nuovo i nostri numeri (e se non basta, Morselli ci fotografa tutti). Infine c’era il tappeto dei chip: insomma, era difficile per un ipotetico truffatore padano inserirsi nella corsa partendo, che so, da quota 1350 circa dei km 9-18 (zona del monte Pizzoch) e poi buttarsi alla caccia di premi…

Premi che erano molto numerosi per la gara principe della giornata, una 30 km Fidal che ha visto al traguardo 291 atleti, anche di ottimo livello, e che in campo maschile registra i primi due, Matteo Vecchietti (2h03’31”) e Said Boudalia separati da un minuto, mentre fra le donne Sara Mazzucco (13a assoluta)  ha vinto in 2.29 con 11 minuti sulla seconda, Chiara Moretto (e siccome le due ragazze, partite un quarto d’ora dopo di noi maratoneti, mi hanno superato all’incirca verso il km 15, posso garantire che si tratta di due miss affascinanti, oltre che ovviamente di due atlete coi controfiocchi).

Scaglionamento-Covid a parte, i tre percorsi erano identici sin verso il km 12, quando i 545 cor-camminatori dei 16 km si staccavano scendendo verso la piana del traguardo, per salutare la vittoria di Simone Masetto in 1h11’43, un buon minuto sul secondo, mentre fra le donne Martina Brustolon non aveva rivali per prevalere in 1h25’06.

I colleghi dei 30 km condividevano con noi gli eccellenti ristori nel bosco (circa uno ogni 4 km, troppa grazia: al 18,5 sembrava di essere in paradiso) fino all’appostamento fotografico di Jader Valentinowski, indi al bivio del km 25, poco oltre il citato alberghetto; quando loro erano dirottati verso destra su una stradetta che, volendo, arriverebbe a Piancavallo, mentre per noi stakanovisti della fatica, giunti al punto più basso del percorso a 900 metri slm dopo una fantastica discesa in cui il mio Gps stupiva segnando punte di 5:03/km, cominciava una salita lieve ma costante di una decina di km.

Al posto di un ristoro che ci saremmo aspettati, da un ceppo secolare spunta la scritta “Tutto andrà bene” (foto 32): ma si entra di nuovo nel bosco e nessuno soffre troppo, fino al successivo ristoro del km 29 (come sempre, acqua, tè fresco, uvetta, banane e tanto simpatico ciacolar in veneto/furlano/mòcheno/bisiacco e ostregassa de na beverassa). Siamo sul sentiero 0 ovvero anello del Cansiglio, una riposante stradetta ghiaiata che passa dal sito archeologico neandertaliano del Palughetto e dal Colle Piova, stazione di arrivo di una ferrovia del 1841 a forza di gravità. L’idillio si interrompe al km 39, quando l’ottima segnaletica (guardate nella foto 40 i cartelli portati a valle dopo la fine) ci dirotta verso una discesa di 500 metri, il tratto più trail dell’intero percorso, dopo di che sbuchiamo nell’assolato piano del Cansiglio in fondo al quale, dopo due km abbondanti di strada sassosa nell’afa e nei 24 gradi delle 13/14, torniamo al prato degli ultimi metri, che avevamo percorso baldanzosi di primo mattino.

I primi (Luigi Vivian in 3.11:03 e Fabiola Giudici in 3.39:21) sono arrivati da un pezzo, ma si aspetta fino alle 6h 59 dell’ultimo, mezzo minutino scarso sotto il tempo massimo: a giudicare da quanti eravamo in partenza (due scaglioni), suppongo che ci siano molti ritirati.

Proprio i maratoneti (diciamolo senza arrossire: corridori da serie B rispetto ai campioni della 30 km) sono quelli che vengono da più lontano, e non certo per smania di prosciuttini dato che le premiazioni sono limitate ai primi 5 assoluti, poi allargate anche al primo di ogni categoria: gente da Saronno, dalla Franciacorta, dal parmense, da Città di Castello; c’è il modenese Mauro Gambaiani, con cui rileverei che l’altimetria complessiva misurata dai Gps (1400 metri, contro i 1200 dichiarati dall’organizzazione) equivale a quella per salire dal suo paese nativo, Fanano, fino in vetta al Monte Cimone, e poi discenderne. C’è un discreto numero di bolognesi, tra cui mi concede la rivincita Eduardo Guzman de la Hoz, l’ecuadoregno di Castenaso che mi aveva battuto all’ultra di Firenze ma oggi arriva duecento metri dietro…
Non chiamiamole guerre tra poveri: lasciamo pure che gli ex Atleti con la puzza sotto il naso blaterino sui social, in combutta con gli squalificati invidiosi, che chi corre una maratona sopra le 2 ore e 30 non è degno di farsi un selfie. Siamo dilettanti, che a nostre spese viaggiamo l’Italia per respirare l’aria dei suoi boschi e sentire lo scrocchiare delle foglie sotto le nostre scarpe, e alla fine di gare-modello come questa non troviamo di meglio che sederci sull’erba, sotto gli alberi, a consumare il nostro pranzo al sacco, magari con una grigliatina e qualche bottiglia del vino portato da casa.

Dopo di che, gustatevi pure i felpati duelli stile Italia-Galles dove vincono tutti senza combattere troppo: mi permetto di azzardare, però, che lo sport vero sia il nostro.

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1 commento

  • Link al commento Lunedì, 21 Giugno 2021 13:10 inviato da augusto frasca

    ... nulla di azzardato, caro Fabio! Un abbraccio. Augusto Frasca

    Rapporto

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