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Ago 18, 2021 564volte

Francesca Canepa vince anche i 137 km dell’Alpe Adria Ultra Trail

Francesca Canepa in azione Francesca Canepa in azione Foto Profilo Facebook

Il 14 e il 15 agosto si è svolta la prima edizione dell’Alpe Adria Ultra Trail, gara di corsa in montagna su tre distanze di 25, 63 e 137 chilometri.
Partenza e arrivo delle tre gare erano fissate a Tarvisio, con la caratteristica per la distanza più lunga di attraversare anche l’Austria e la Slovenia, passando per Faaker See e la regione dei laghi in Austria, indi il Massiccio del Mangart a Kranjska Gora, in Slovenia; per tutti il passaggio presso il Monastero del Lussari, con vista unica sulle Alpi Giulie.
La 137 chilometri, con 6.560 metri di dislivello positivo, ha registrato il terzo posto assoluto, prima donna, della valdostana Francesca Canepa (ormai alle soglie dei suoi splendidi 50 anni!) che ha concluso in 19h05:04, alle spalle di Alexander Rabensteiner e dell’austriaco Gerald Fister, arrivati al traguardo insieme in 17h46:29. Terzo uomo Oliviero Alotto, quarto in 24:02.40.
39 gli arrivati, 4 solo le donne al traguardo: dietro Canepa, con grande distacco sono giunte Tiziana Michelizza in 28h26:17, Lucia Infanti in 32h05:52 e l’austriaca Gerda Nissler in 34h10:46.

La 63 chilometri, con 4.810 metri di dislivello positivo, ha visto il successo di Mauro Rasom in 8h21:44 su Ivan Favretto, secondo in 9h07:44, e Daniel Degasperi, terzo in 9h19:51.
Prime donne Marta Ripamonti e Francesca Perrone giunte entrambe in 11h13:41, terza Asia Noacco in 12h30:58. 61 gli arrivati, fra cui 10 donne.

Infine, la 25 chilometri, con 1.970 metri di dislivello positivo, ha visto il successo dello slovacco Zan Zepic in 2h28:58 sull’austriaco Peter Prisching, secondo in 2h29:17, e Stefano Maran, terzo in 2h29:19.
202 i finisher, con 55 donne arrivate: successo di Elena Snidero in 3h10:56 su Cinzia Martini, seconda in 3h11:30, e Lara Comiotto, terza in 3h20:11.

L’evento, organizzato dall’Asd Sentierouno, ha già fissato il prossimo appuntamento per il 27-28 maggio 2022, periodo scelto originariamente anche per quest’anno, ma poi spostato ad agosto causa Covid.

Ecco il racconto della gara di Francesca Canepa (che, ricordiamo, ha un passato da slalomista, sciatrice di fondo, e pratica il podismo da poco più di 10 anni), tratto dal suo profilo Facebook:

“Vincere, ho vinto”. Questo il testo inviato a papà.

“Ma….?” Questa la sua risposta

Come dire…. mi conosce a quanto pare.

Il ma sta nel fatto che…. Casino, ne ho fatto. Perdermi, mi sono persa.

Gravemente anche, considerando che dopo il primo ristoro (km 28) mi sono ritrovata al traguardo e ridiamo, va, perché sul momento volevo …ammazzarmi!

Fortuna che in smarrimento con me c’era anche Chiara Boggio, che con pazienza mi ha spiegato come tornare al dannato ristoro. Cert,o ne abbiamo aggiunti una decina, giusto perché era già tanto divertente il caldo che faceva.

Anyway, grazie al suo esempio di paziente determinazione torno anch’io al 28 e da lì si riparte più o meno come ultime.

Io mi sentivo avvantaggiata dall’esperienza, in quanto avevo già vissuto la cosa in Basilicata, sapevo che ci avremmo messo una vita a recuperare.

Ristoro del 42: faccio il pieno di anguria e formaggio, e bevo bevo bevo, ma non è mai abbastanza, e soprattutto non è abbastanza quando hai da farne un’altra quarantina tutti in piano.

Sulla carta erano i miei, erano il tratto in cui la nota primatista italiana delle 12 ore avrebbe dovuto spaccare. Ed eccomi invece qua a tirare avanti come un tasso disidratato (più efficiente di altri, ma sempre tasso) e tutti i neuroni che urlavano solo “trova una fontana”.

Chiaramente non ne vedo nemmeno mezza, quindi uso il mio solito trucco arcaico per domandare a un brav’uomo di riempirmi il flask dal rubinetto di casa sua.

Per un po’ mi riprendo, giusto in tempo per riperdermi e farmi recuperare da tutti un’altra volta.

Considero la resa.

Ricompattata con Chiara mi sento comunque almeno non da sola, facciamo il ristoro 62 e brillantemente ci perdiamo di nuovo.

Kazzo devo ritirarmi immediatamente. Non se ne può più. Ho di nuovo sete, mi bruciano i muscoli, decido di telefonare a Oliviero [Alotto, poi quarto uomo] per comunicargli che smetto, e me lo vedo davanti col telefono in mano. Stava per chiamare me. Telepatia da stress. Il trio così composto riparte ma nella mia mente l’unico obiettivo è diventato: arrivare in base vita al 78 e staccare tutto.

A peggiorare le cose, i due camminano in modo talmente efficiente e veloce che rapidamente mi distaccano.

E questa ci mancava, manco a camminare riesco. Non che lo abbia scoperto ora, che cammino male, ma l’evidenza è agghiacciante.

Ma…. Faccio giusto qualche passo di corsa e scopro che se corro non mi bruciano più i muscoli.

Se corro funziono.

Non vedo molta scelta quindi, decido di guardare per terra (l’alternativa è vedere la gente che si diverte a fare il bagno nel fiume) e raggiungere in qualche modo la base.

Poi un pensiero mi attraversa l’encefalo e lo folgora come un elettroshock.

Il pensiero dice: “ma tu vuoi veramente essere questa lagna del Kazzo che per un po’ di sete e un più di bruciore muscolare paralizzante, ma che è passato, molla tutto? O vuoi essere la guerriera che ti sembra di essere quando hai il culo sul divano???”

L’encefalo in piena autonomia barra la casella guerriera.

Si mangia e si va.

EKEKAZZO.

Combinazione, da quando la mente è tornata sul pezzo le cose migliorano. Il gesto migliora, l’umore migliora, tutto è più facile.

Supero fino a portarmi in terza posizione assoluta che fortunatamente mantengo fino alla finish Line”.

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