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Lug 07, 2022 450volte

Vertical di Ospitaletto (MO): Morlini nel diluvio dei Modena Runners

Le scelte sono di Roberto Mandelli Le scelte sono di Roberto Mandelli Italo Spina-D. Gianaroli

6 luglio – Questa gara, giunta alla sesta edizione secondo i miei taccuini (sebbene, tradizionalmente, ogni nuovo organizzatore ci tenga ad assegnare il n. 1 al proprio allestimento), ogni volta supera i record precedenti. Io c’ero, alla prima del 6 gennaio 2017, ed eravamo una trentina; nell’ultima, 16 luglio 2021, furono classificati in 93, regolati dal “mostro” reggiano Bergianti in 27:39, col secondo a 4 minuti.
In questa serata vanamente pronosticata di nubifragio dai meteo-virologi, i classificati sono 116, e la classifica mostra una sola eccezione alla monotonia del cappotto maschile: Isabella Morlini, la statistica reggiana cinquantenne (ma ne dimostra 38) ha continuato la sua serie di vittorie dell’ultimo mese (19 giugno, Trail golfo dei Poeti SP; 25 giugno, Panoramica di Monchio MO; 26 giugno, Monte Caio a Schia PR; 2 luglio, Forte Ratti GE) ed ha sbaragliato le colleghe del gentil sesso vincendo in 33:39 sui 6,950 del percorso con 375 metri di dislivello. A 1 minuto è giunta la sua delfina, ossia erede proclamata, Ioana Lucaci; a 1’40” Dinahlee Calzolari. Alle altre sono rimaste le briciole dei premi di categoria.

Alquanto mono-tono l’ordine d’arrivo maschile, con tutto il cosiddetto podio occupato dalla realtà più competitiva del podismo modenese, i Modena Runners: Luca De Francesco, del 1982, con 28:32 ha inflitto 43” a Saimir Xhemalaj, classe ’94 (che qui si era iscritto col tesseramento Uisp di Mud&Snow, altra brillante realtà locale), e 1’08” all’altro compagno di squadra Giuseppe Castiello (1981). Gli unici tre a stare sotto la mezz’ora. Dietro loro, l’abisso: a 2’49” è giunto Fabio Poggi di San Vito, tradizionale avversario nelle competitive modenesi, incalzato da un altro Modena Runner, Fabrizio Gentile.

Modena Runners ha vinto anche la classifica per società, con 11 arrivati, davanti a Mud& Snow e Podistica Formiginese con 7; erano presenti anche squadre bolognesi, reggiane, toscane.

Mentre si evolve la classifica delle “Five Road Race” dopo la seconda tappa: restano la staffetta di Borzano la prossima settimana, e in autunno i 5000 al vecchio ippodromo di Modena e la classica maratonina di Correggio.

Il tracciato è quello consacrato dagli allenamenti di Baldini (che ne detiene il record, con 25 minuti netti ufficiosi) e di molte società podistiche (personalmente mi ci ero cimentato l’ultima volta il 2 gennaio di quest’anno, con ben altro clima): tre km corribili quasi a tutta, due decisamente impegnativi, con angoli in salita fino a 9 gradi (che automobilisticamente significa 20% di pendenza), e gli ultimi due un po’ meno pendenti salvo lo strappo ancora a 9 gradi a 250 metri dall’arrivo.

Organizzazione perfetta, addirittura strada chiusa da un’ora prima dell’evento; un rinfresco a metà gara e uno più abbondante alla fine, punteggiato dal rosso degli spicchi di cocomera; premiazioni anche di categoria (seppure con l’accorpamento degli over 60 in unica categoria, che significa niente premi per il 77enne Lolo Tiozzo e il 75enne Cuoghi, ma neppure per Dino Ricci e Angelo Giaroli nonostante mi abbiano superato a -2 km dal traguardo).

Niente premi neppure per il dominatore degli M 70, Leandro Gualandri, che forse dall’imperterrito uso della Fp2 ricava vantaggi aerobici, ma finisce solo quarto malgrado un 41:21 da applausi che completerà scendendo a valle in bicicletta.

Mentre Soraia Pozzi e Cecilia Gandolfi, tra le poche a finirmi dietro, ottengono un 2° e un 3° posto di categoria: ecco l’utilità delle quota rosa, in attesa che la legge Zan imponga altre categorie.

A tutti gli altri paganti i 10 euro prescritti (sempre meno dei 15/20 pretesi dai bolognesi della Casaglia-San Luca), il pacco gara, tra i cui gadget sta una curiosa borsa portaoggetti in tessuto da asciugamano, ma che come asciugamano non serve, ed è scomoda pure come portaoggetti mancando della tracolla.

Premiazioni in un fresco parchetto a 300 metri dall’arrivo, e adiacente al ristorante Spino il cui stracotto di guanciale rientra tra i 20 migliori cibi mai gustati in questa e nell’altra vita: lo garantiscono anche i miei nipoti, che il master-speaker Brighenti attesta essere venuti dal Michigan per assistere alle prodezze dello sfiatato nonno.

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