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Maurizio Lorenzini

Maurizio Lorenzini

appassionato di atletica, istruttore Fidal e runner

Esordio sostanzialmente positivo nel calendario delle maratone per questa Valle d’Aosta Marathon, la prima manifestazione in regione sulla distanza dei 42195 metri. Sono stati 333 gli atleti classificati sulle tre gare in programma, di cui 186 sulla maratona.

Si sa quante sono le preoccupazioni quando si organizza una “prima”, in particolare quando, come nel caso delle maratone, si tiene impegnato un percorso per così tante ore: i ristori, il presidio, i volontari. Ho corso la mezza, un giro unico da ripetersi due volte per la maratona, e ho trovato quasi tutto in ordine; piccoli dettagli da sistemare ma personalmente promuovo la manifestazione, anche dopo aver ascoltato il parere di diversi partecipanti. Dopo la mia gara ho risalito il percorso fino al km 32 (in bicicletta), appurando che anche ai meno veloci non sono mancati i ristori, né l’assistenza dei volontari. A proposito di questi ultimi, sono rimasto colpito sia dalla loro giovane età, sia dalla loro partecipazione, incitavano e incoraggiavano con grande veemenza.

Una prima edizione impreziosita dalla presenza di Giorgio Calcaterra, personaggio che non ha certo bisogno di presentazioni, e non solo nel mondo delle maratone ed ultra. Ma assolutamente apprezzata anche la partecipazione di un forte atleta locale, Renè Cuneaz (personale di 2:15:32 in maratona), che dopo aver fatto un 3000 metri in 8’25 la sera precedente, ha scelto Pont Saint Martin per un allenamento di fondo medio, correndo la mezza maratona.

La maratona ha visto la vittoria di Giorgio Calcaterra col tempo di 2:52:38, ha preceduto Marco Bonfiglio, al rientro alle gare (2:55:47) e Nicolino Catalano (3:02:18).

Tra le donne la vincitrice è stata Mirela Hilaj (3:35:25), davanti a Elena Daniela Dadda (3:41:39) e Cristina Costa (3:46:07).

Nella mezza ha vinto, direi ovviamente, Renè Cuneaz, suo il tempo di 1:16:07. A seguire Andrea De Biasio (1:25:22) e Luigi Gentile (1:26:54). Un’atleta locale, Sara Trevisan, è stata la prima delle donne (1:37:11); seconda Debora Boffa (1:38:57, terza Elena Gagliardi (1:41:25).

Infine la 10 chilometri. Uomini: 1) Alberto Norbiato 35:39 2) Manuel Accurso 37:46 3) Diego Merivot 37:52. Donne: Federica Barailler 38:53 2) Stefania Canale 41:52 3) Elisa Vitton 41:52

Il percorso: tutto asfaltato, salvo un brevissimo tratto, con diverse ondulazioni che però, a mio avviso, non aumentano più di un tanto la fatica. Semmai è stato il caldo nel secondo giro ad impegnare maggiormente i partecipanti alla maratona. Un percorso che valuto gradevole e mai noioso, in particolare per l’attraversamento di alcune caratteristiche frazioni e per gli scenari circostanti. Piacevole anche il fatto di correre diversi chilometri al fianco prima del torrente Lys e poi del fiume Dora Baltea.

VIDEO

 

Martedì, 04 Giugno 2019 16:44

Gozzano (NO) - 3^ Quadrortathon

Sono state quattro maratone in quattro giorni, tutte diverse tra loro, difficile annoiarsi. Ma anche la possibilità di correre per metà distanza o anche solo 10 chilometri. Insomma, c’erano distanze e percorsi per tutti i gusti podistici. Alla fine di ogni giornata erano previste gite e divagazioni di ogni tipo, per ritemprarsi dalla fatica e divertirsi tra amici.

La gara regina restava la maratona, inevitabilmente dominata dall’inglese Adam Holland, forte atleta ormai conosciuto da queste parti, in particolare per le partecipazioni alla Orta10in10; nel 2017 realizzò l’impresa di correre dieci maratone in giorni consecutivi nel tempo totale di 27:38:36, pari ad una media di 3’56/km! Alla Quadrortathon vince col tempo finale complessivo di 13:11:45.

Tra le donne è Giulia Ranzuglia a risultare la più veloce, con 18:40:34. 

Ecco cosa è successo alla Quadrortathon 2019. Le classifiche di giornata e quella generale riepilogativa sono in fondo all'articolo.

1 giugno, Maratona del Vergante. KM 42.195 dislivello m 1.122. Partenza dal lido Gozzano, si risale la valle dell'Agogna fino ad Invorio. Giro di boa della 10km. Da qui si arriva nell’alto Vergante (giro di boa della mezza) una splendida balconata sul lago Maggiore stando in quota per strade bianche nel bosco fino sopra Gignese, il paese degli ombrelli, punto più alto a 700 metri (arrivo mezza maratona). Una lunga discesa in una valle solitaria ricca di torrenti porta a Sovazza e Armeno, per poi ridiscendere a Gozzano. Cena Baita Cai sul Mottarone.

Classifica di giornata, maschile e femminile: totale 87 arrivati

1) Adam Holland 3:05:29 2) Marco Rossi 3:19:54 3) Andreiu Blaise 3:31:39

1)Monica Pilla 3:31:14 2) Silvia Torricelli 3:44:03 3) Giulia Ranzuglia 4:41:46 

2 Giugno, Maratona del Mottarone. Km 42.195 dislivello m 1.178. Partenza dal lido di Gozzano. Salita da Vacciago, Madonna della Bocciola balcone sul Lago (giro di boa della 10 km). Si attraversano i caratteristici paesini di Miasino ed Armeno (giro di boa della mezza). Poi si attacca la salita al Mottarone dalla cui sommità si gode la vista di sette laghi: Orta, Maggiore, Mergozzo, Varese, Besozzo, Comabbio, Monate e Biandronno (arrivo della mezza) Ritorno sullo stesso percorso. Alla sera in tutto relax giro in battello del lago d’Orta, visita ad Orta e cena sull’isola di San Giulio.

Classifica di giornata, maschile e femminile: totale 84 arrivati

1) Adam Holland 3:26:34 2) Marco Rossi 3:40:52 3) Daniele Santinato 3:54:47

1) Eleonora Rachele Corradini 3:56:32 2) Mirela Hilaj 4:14:05 3) Kris Benedan 4:21:44 

3 Giugno, Maratona della Madonna del Sasso km. 42.195 dislivello m.739, Partita dal lido di Gozzano e salita a Pogno (giro di boa della 10 Km). Poi in Val Sesia attraverso il passo della Cremosina (giro di boa della mezza). Poi dolcemente fino a Valpiana in un silenzioso bosco di larici arriva fino alla Madonna del Sasso, la rupe da cui si domina tutto il lago. Si scende attraverso Boleto, il paese dei porcini (Boletus Edulis), a Pella e poi tutta sul Lago fin quasi a Ronco in omaggio alle 10in10, e ritorno a Gozzano. Alle 19,30 Party al Ristorante del lido di Gozzano.

Classifica di giornata, maschile e femminile: totale 73 arrivati

1) Adam Holland 3:29:21 2) Daniele Santinato 3:43:97 3) Andreiu Blaise 4:14:37

1) Alice Fajoli Modignani 4:17:29 2) Giulia Ranzuglia 4:41:31 3) Daniela Macaluso 4:59:13

4 Giugno, Maratona del Lago d’Orta. Km 42,195 dislivello m. 350. Giro completo del Lago d’Orta partendo dal lido di Gozzano e procedendo in senso antiorario. A Orta si passa davanti al ristorante di Cannavacciuolo (giro di boa 10 Km) Periplo del promontorio di Orta, Imolo (Giro di boa della mezza). Lungolago di Pettenasco e Omegna. Bagnella. Salita panoramica a Nonio e Cesara. Quindi discesa a Pella fino ad arrivare a Gozzano. Party finale sulla spiaggia alle 16:00 con premiazioni dei finisher delle 4 giornate

Classifica di giornata, maschile e femminile: totale 78 arrivati

1) Adam Holland 3:10:21 2) Alessandro Ponchione 3:32:36 3) Daniele Santinato 3:43:29

1) Sandra Hausmann 3:55:24 2) Alice Fajoli Modignani 4:17:43 3) Kirsi Burzio 4:21:00

Saranno in molti a ricordare questa 14^ edizione e sono tante le ragioni per essere soddisfatti. Certamente gli organizzatori, che hanno visto ancora volta tanta gente arrivare a Lugano e, soprattutto, tornare a casa felice dell’esperienza vissuta; da queste parti si dà un grande valore a questa cosa.

Gli atleti: a tutti i livelli si sono registrate prestazioni di rilievo che, tradotto in “numeri”, significa aver migliorato le proprie prestazioni. Ma mettiamo in fila le cose e cominciamo dalla cronaca della gara.

Si corre subito veloci, un gruppetto di africani tirato …. da un bianco, Salvatore Gambino, con Francesco Carrera nei dintorni. Già al passaggio del km 5 restano in tre: i due etiopi Antanayehu Dagnachew, Abera Ketema e il keniano Philimon Kipkorir, si corre intorno a 2’55/km. Al femminile allunga decisamente l’etiope Yenenesh Dinkesa, con Sara Dossena poco dietro e, non lontana, Catherine Bertone. Poco prima del km 10 si sfila Kipkorir, che perde via via diversi metri, procedono appaiati Dagnachew e Ketema. Al km 11 i due si guardano, si parlano; questa indecisione produce un paio di chilometri più lenti, Dagnachew sembra averne di più e allora allunga decisamente, non è un vero e proprio cambio di ritmo, ma una costante progressione.

Continua la gara in solitudine della Dinkesa, la Dossena non molla, la tiene a vista, ma la distanza aumenta. Chissà, magari senza i problemi dei giorni precedenti……Mantiene salda la sua terza posizione la Bertone, poco dietro Elisa Stefani.

Sia al maschile che al femminile le posizioni si cristallizzano per restare tali fino all’arrivo, però da notare la splendida corsa di Dagnachew; dal km 18 al 19 gli prendo un 1.000 metri corso a 2’49/km, ormai la vittoria è sicura ma “sente” che può anche fare il record della manifestazione. Così è stato, 1:00:53: Stralugano, grazie a questo atleta, conferma di essere la mezza maratona più veloce in Svizzera, migliorando il primato che già deteneva (Cosmas Jairus Kipkoge, 1:00:55, anno 2016). Secondo posto per Ketema (1:02:57) e terzo per Kipkorir (1:03:08). Primo europeo ed italiano è Francesco Carrera, chiude sesto con record personale in 1:05:53.

Nella gara femminile conclude in solitaria la Dinkesa, vincendo in 1:09:22, lontana ma non lontanissima dal record della gara (Diana Kipyokei, 1:08:40, anno 2018). Invece davvero vicina al suo personal best Sara Dossena, chiude in 1:10:19, a soli 9 secondi dalla sua migliore prestazione (Udine 2018). Catherine Bertone invece il personale lo realizza con 1:13:02, facendo meglio del precedente 1:13:36, ottenuto proprio qui, nel 2016. Quarta Elisa Stefani in 1:13:50, anche lei porta a casa il suo personal best, dopo averlo sfiorato alla Stramilano. Quinta Elena Romagnolo (1:15:32), con due partecipazioni olimpiche era l’atleta col curriculum più prestigioso al via della Stralugano. “ho finito correndo alla Gervasoni”, questa la simpatica auto ironia nel commentare la sua gara. Io dico bene così, era alla sua seconda mezza maratona, una distanza che non è certo nelle sue corde e nel suo “tartan”.

Da qui in avanti si susseguono gli arrivi degli atleti, sono in molti a festeggiare la loro partecipazione con il record personale: certamente le condizioni meteo erano ideali per correre forte, altrettanto vero che quando stai bene diventa tutto più facile. Certo che questo è un percorso che aiuta a correre veloce.

Il titolo dice “una bella Stralugano anche per gli italiani” e così è davvero stato. Per Sara Dossena, che si conferma in ottima forma e ciò fa bene sperare in prospettiva mondiali di Doha (ricordiamo che è stata selezionata insieme a Catherine Bertone e Giovanna Epis). Bene anche Bertone e Stefani, doveroso ricordare che venivano dalla maratona di Praga, dove hanno chiuso rispettivamente in 2:31:07 e 2:33:36 (personal best per Elisa Stefani), ecco altri che sono andati davvero forte (chiedo sin d’ora scusa se mi dimentico di qualcuno, che sarò felice di includere se mi verrà ricordato).

In campo maschile già detto della bella prova di Francesco Carrera, in un ottimo periodo di forma, a fine aprile aveva già fatto il suo personale sui 10.000 metri (29:29). Poi Salvatore Gambino, una partenza che più lanciata non si può, voleva impressionare gli africani? A seguire invece la gara perfetta, che lo ha portato all’8° posto e a migliorare sensibilmente il suo primato: da 1:07:31 a 1:06:31. Claudia Gelsomino, 11^ con 1:20:02, crono che rappresenta la migliore prestazione italiana categoria SF50.  Silvia Radaelli: aveva un conto aperto con Stralugano, lo ha regolato alla grande, si migliora con 1:17:25 e con la 7^ posizione in classifica. Matteo Vecchia, polverizza il suo personale di 1:16:28 (Stralugano 2018), portandolo a 1:14:33. Michele Belluschi, ha corso in 1:08:10, non ha fatto il personale però credo che da tempo non corresse su questi livelli. Valentina Dameno con 1:23:03 manca di 10 secondi il personale ma esce da Stralugano con la convinzione che il miglioramento è dietro l’angolo. Infine, Manuela Manca, penso fosse l'atleta che veniva da più lontano, dalla Sardegna. Tempo finale 1:21:45.

A completare il buon successo degli italiani, la sera precedente Sara Galimberti aveva vinto la CityRun 10 km col buon tempo di 35:03.  

Insomma, una bella gara che ha dato soddisfazione agli atleti più veloci ma anche ai mille italiani che hanno partecipato, tra mezza maratona, CityRun di 10 km e la Vertical al Monte Bré. Le testimonianze raccolte dicono di una generale soddisfazione dei partecipanti per il percorso, l’organizzazione ed i servizi offerti, sarà per questo che ogni anno gli italiani “pesano” il 30-35% sul totale.

 

Arrivederci al 16 e 17 maggio 2020, quando si correrà la 15^ edizione.

Il doping, ahimè, è un problema sempre più attuale, lo testimoniano i numerosi casi registrati negli ultimi tempi, hanno coinvolto atleti di alto livello ma talvolta anche amatori.

Alla mezza Maratona del Naviglio di domenica 19 maggio a Cernusco, c’è stato un controllo sui primi 4 atleti italiani classificati, ciò ha generato qualche rumorosa lamentela da parte di uno di loro, Giuseppe Molteni, seguita nei giorni successivi dal responsabile sanitario del suo gruppo sportivo, il dr. Rodolfo Malberti, Atletica Desio, il quale così ci ha sintetizzato:

7 Stranieri (Africa) su primi 10 arrivati. Al nostro Molteni e gli altri due Italiani (Belluschi e Soffientini)  7°,9°, 10°, controllo antidoping ! A loro Noo ! Loro invitati, alloggiati e senza antidoping. I nostri …mah.

Non è ora di chiedere alla FIDAL il controllo obbligatorio a chiunque arrivi nei primi 3, e a estrazione   almeno 2, oltre quelli a podio, nei primi 10 arrivati, ovunque in Italia?

Quei pochi soldi a disposizione di  Fidal, Tan, Wada, CONI,  Ministero della Salute, etc…, li si spendano per il doping mirato ai vincitori, anche, soprattutto, stranieri.

Che senso può avere per Noi gareggiare, pagando pure l’iscrizione, ed essere sottoposti all’antidoping, senza aver guadagnato medaglie e soldi, come loro? Lo sport è uguale per tutti, anche nel doping. Roma , Milano etc., iniziamo a capire chi vince con le gambe, la testa ed il cuore e chi con sostanze dopanti, illecite.

Alle maratone o mezze di Verbania, Verona, Ravenna etc.,  io c’ero. Solo Italiani al doping, compreso Nasef. Vietato a me, medico sociale, l’accesso. Cosa irregolare, e lo dico dopo anni di professionismo nel calcio. Il medico sociale deve tutelare il proprio atleta e salvaguardarlo dal doping degli avversari. Ma ai kenioti, anche se vincitori, non hanno fatto controlli.

Non è un circo in cui vedere degli uomini di colore correre: è Sport.

La domanda, in sostanza, è: perché prendete noi italiani e non gli africani che hanno vinto?

Non entro nel merito delle considerazioni personali del dr. Malberti (atleti invitati, alloggiati, stranieri che non vengono controllati, presenza del medico sociale ai controlli, etc), al quale ho fornito chiarimenti e dato informazioni corrette, invece proviamo a fare chiarezza sul punto centrale, ovvero i controlli.

Sui campi di gara esistono più modalità di controllo, o meglio, diverse entità che provvedono a tali controlli.

1 -Nado Italia (deriva dall’agenzia mondiale antidoping – WADA), che opera all’interno della galassia del Coni, riceve attraverso le varie federazioni, Fidal nel nostro caso, il calendario delle manifestazioni e decide autonomamente su quali procedere, più frequentemente i campionati di specialità;

2- Ministero della Salute, anche qui l’autonomia operativa è totale, però gli obiettivi sono diversi rispetto a Nado, perché si tratta soprattutto di tutela sanitaria, e vengono effettuati quasi esclusivamente su cittadini italiani, per ovvi motivi.

C’è poi un terzo operatore, che sono i Carabinieri, a quanto mi risulta, il numero di controlli sinora effettuati è molto limitato.

Il Ministero della Salute (che è intervenuto a Cernusco sul Naviglio) si occupa solo dei cittadini italiani (oppure stranieri residenti in Italia): come detto, opera con l’obiettivo della tutela sanitaria, anche dal punto di vista della prevenzione. Questo non ha a che vedere con l’attività di Nado Italia che, invece, si propone di individuare e punire gli atleti che utilizzano sostanze illecite con l’obiettivo di alterare/ migliorare le proprie prestazioni. Un ulteriore prova del compito istituzionale del Ministero della Sanità, viene dal fatto che agisce anche nell’ambito delle gare promozionali, quindi organizzate da Enti di Promozione Sportiva (UISP, CSI, etc), un ambito nel quale Nado non opera per nulla.

A titolo di curiosità e per dare un’indicazione sull’attività del Ministero della Salute, nel 2017 sono stati controllati complessivamente 1.211 atleti, riscontrando 30 casi di positività; nella metà dei casi i principi attivi riscontrati sono gli agenti anabolizzanti. Le gare interessate in ambito atletica leggera sono state 21.

 

Nonostante le condizioni meteo poco favorevoli è stata una mezza da record in ambito maschile: ha vinto il ruandese Noel Hitimana, tempo finale 1:03:36, davanti al keniano Paul Mwangi (1:03:27), terzo posto per un altro keniano, Peter Gitau (1:06:32). Davvero appassionante il finale di gara con Mwangi che entra in pista a 300 metri dall’arrivo con 10 metri di vantaggio, sembra fatta, ma Hitimana recupera e vince in volata. Sia il primo che il secondo classificato battono di oltre un minuto il record della gara (precedente James Mburugu Murithi, 2018, 1:04:29).

Primo italiano è Michele Belluschi (1:10:16-Atl. Recanati), che precede Giuseppe Molteni (1:12:08-Atl. Desio) e Andrea Soffientini (1:13:34-Azzurra Garbagnate).

Gara femminile corsa su ritmi lenti, condizionata sin dall’inizio dalle scelte tattiche delle atlete, oltre che dal meteo: le africane corrono insieme sino agli ultimi chilometri, quando si scatena la bagarre. Vince l’etiope Addisalem Belay Tegegn  (seconda nell'edizione 2018) col tempo di 1:18:53, davanti alla connazionale Wolkeba Asmerawork Bekele, che staccata solo negli ultimi 500 metri ha chiuso in 1:18:59. Anche la terza classificata, la keniana Mary Wanjohy Wangari, arriva poco distante dalle prime (1:19:04).

Prima italiana è Emanuela Mazzei (1:27:36-Cambiaso Risso), seconda Elena Zambelli (1:29:37-G.P. Casalese), terza Tania Calloni (1:32:03-Corro Ergo Sum).

Gli organizzatori riferiscono che per la prima volta, dopo 23 edizioni, il meteo non ha sorriso alla manifestazione; semmai negli anni precedenti è stato il caldo a condizionare le prestazioni. In realtà, quasi per magia, al colpo di pistola ha smesso di piovere ma certamente il percorso non era nelle migliori condizioni possibili. Nonostante questo si è assistito ad una gara maschile di alto livello: quando gli atleti che partecipano sono forti, lo sono anche più delle condizioni meteo.

Il Comitato Organizzatore della Mezza del Naviglio ringrazia tutti gli atleti per la partecipazione, ed anche manifesta un sincero apprezzamento a volontari, vigili e tutti coloro i quali si sono adoperati per garantire la sicurezza sul percorso e la regolarità della gara.

Per le statistiche: atleti iscritti 634, partenti 560, classificati 549.

Il colpo di pistola alle ore 11.00 del 12 maggio ha sancito la conclusione di questa 38^ edizione, che verrà ricordata per il record di team partecipanti (52) ma anche per la quantità di grandine caduta sulla pista di atletica: si sono vissuti momenti difficili sabato dalle 18 alle 19, ma poi la gara è proseguita e si è conclusa regolarmente.

La vittoria al maschile, in qualche modo annunciata, è andata al team Don Kenya A, che nell’arco delle 24 ore ha totalizzato 358,304 chilometri; al secondo posto la Michetta, 340,800, al terzo Euroatletica 2002, 336,544.

Piace rilevare per chi, come me, ama la formula classica, che i primi tre posti sono occupati da squadre che hanno fatto questa scelta, ovvero correre per 24 ore con 24 frazionisti.

A seguire Canottieri Milano A (327,687) e Vegan Running Team ((327,583). Curioso notare lo scarto tra questi team, solo 104 metri dopo 24 ore di gara.

Al femminile la prima squadra è stata la Michetta Girls (279,350 km), secondo il GS Zeloforamagno Girls (253,505); terza Ortica Team Girls, 248,985. Quarto posto Tapa Girls (240,436), quinto per Athletic Team Girls (236,572).  

La frazione più veloce è stata quella della 14esima ora di gara, che partiva alle 24: Mohammed Morchid (Team Don Kenya A), ha percorso 18,4 chilometri, alla notevole media di 3’15/km.

Una curiosità, nata da una scommessa tra amici del Don Kenya Run: alle 2 di notte correva Francois Marzetta, gli è stato chiesto se era capace di battere il suo record sui 1000 metri (2’38). Ha accettata la sfida, ha fatto un lungo riscaldamento, indossato le chiodate e si è fatto il primo mille della sua frazione in 2’37! Salvo poi fermarsi, cambiare le scarpe e concludere la sua frazione (con 16,400 km).

Costantin Bostan invece, le frazioni se l’è fatte tutte da solo. Ha alternato le stampelle alla protesi e alla fine ha coperto la distanza di 79,808 km.

Premiazioni per tutte le squadre partecipanti alla 24 x 1 ora, come è sempre stato nello spirito di questa manifestazione.

Infine, per chi vi scrive è inevitabile il richiamo ad un’altra edizione, anno 2012: con 358,304 chilometri Don Kenya ha avvicinato, ma non battuto, la prestazione del team Podisti.Net, pomposamente auto-definitosi “Dream Team”. Infatti nell’occasione fu raggiunta e superata la soglia dei 360 chilometri, più precisamente 360,800 km. In quella squadra c’erano Tito Tiberti, Paolo Finesso, Fabrizio Sutti, Saturnino Colombo, ma c’erano anche Roberto Cella, Salvatore Gambino, Emanuele Bertolotti che in questa ultima edizione hanno corso col team Don Kenya. Un'altra curiosità: del team Podisti.Net faceva parte anche Matteo Vecchia, oggi capitano , e giocatore, proprio del suo team vincente Don Kenya.

Capita che ogni tanto le previsioni meteo ci prendano e così purtroppo è stato oggi a Peschiera Borromeo. Alle ore 18.00 si è scatenato l'inferno sul campo sportivo Borsellino, con gazebo ribaltati e un paio di centimetri di grandine sulla pista; si è arrivati ad ipotizzare la sospensione della gara, o quantomeno la neutralizzazione, entrambe le soluzioni sdegnosamente rifiutate da chi correva. Show must go on. Fortunatamente il tutto è durato solo mezzora, sia pure se la violenza del temporale ha prodotto danni sensibili alle strutture dei team.

Per quanto riguarda la classifica, la squadra favorita, Don Kenya Runners A, ha scavato una voragine tra se e gli inseguitori; in particolare la frazione dalle 21 alle 22 ha visto un Salvatore Gambino particolarmente in palla girare alla media di 3'20/km, totalizzando quindi 18 chilometri percorsi nell'arco dei suoi 60 minuti. I chilometri totali percorsi dal suo team al giro di boa sono 198.

Rispetto al precedente aggiornamento, cambia la seconda posizione, adesso occupata dal team Michetta A, con un totale di 186 chilometri. Mantiene invece il terzo posto Euroatletica 2002, con 184,800 km tallona da vicino la Miichetta A.

Dal mio punto di vista fa piacere evidenziare che le prime tre posizioni sono occupate da team che hanno scelto la formula tradizionale, quella classica, che prevede 24 frazionisti a coprire le 24 ore di gara. 

In ambito femminile adesso è prima assoluta la Michetta Girls (152,400 km), seguita dal GS Zeloforamagno Girls (km 130,400) e Tapa Girls (km 128,800).

Costantin Bostan, l'atleta disabile che ricordo ha deciso di correre in solitudine le 24 ore di gara, a metà percorso ha totalizzato 49,6 chilometri, continuando ad alternare tratti con e senza stampelle, utilizzando quindi la protesi nel secondo caso.

Ora arriva la notte, il momento per certi aspetti più bello e più magico, la temperatura è di 11 gradi, quando alla partenza erano 22.    

 

 

 

Un appuntamento che si rinnova, infatti con questa sono 38 le edizioni della 24 x 1 ora, intitolata a Giuditta e Bruno De Angelis. Record di team presenti alla manifestazione (precedente 47, anno 2018), sono ben 52 con alcuni esordienti ma soprattutto tante conferme, del resto questa gara è entrata da anni nel cuore e nelle scelte di molti podisti. 

Sono team, o semplicemente gruppi di amici, che ogni anno vengono sempre più attrezzati per supportare l’impegno di un giro completo dell’orologio; aumentano i camper, le tende e, soprattutto, aumentano le “cucine da campo”. Si corre ma anche si griglia in continuo, una gioia per chi ha concluso la sua fatica, una sofferenza per chi corre perché l’aria si riempie di profumi che distraggono dal proprio impegno. 

Sulla carta favorito il team Don Kenya Runners, che schiera atleti di spessore: tra questi Alessandro Claut, Francois Marzetta, Mohammed Morchid e Salvatore Gambino. Ma la festa, perché anche di questo si tratta, la fanno tutti, forse in particolare i partecipanti meno competitivi che vivranno questa partecipazione come momento di aggregazione e divertimento, probabilmente una delle poche situazioni nelle quali la corsa è sport un po’ meno individuale.

Eppure per qualcuno si tratta proprio di una prova in solitudine: si tratta di Costantin Bostan, che ha perso una gamba all’età di 19 anni ed ha trovato nella corsa una ragione in più per reagire alla sua disabilità. Correrà da solo per 24 ore, con le stampelle o con la protesi. 

Tutte le foto saranno disponibili su Podisti.Net, si ringrazia sin d’ora Aldo Nanni 

Aggiornamento classifica ore 14.00, dopo 3 ore di gara, primissime posizioni 

Team maschili

Don Kenya Team A, 46,400 km percorsi

Canottieri Milano A, 44,400 km

Euroatletica 2002, 42,800 km

Di rilievo la prestazione di Alessandro Claut, ha coperto la distanza di 17,200 km (doppiandomi un numero imprecisato di volte, ho perso il conto) 

Team femminili

Ortica Team Girls , 34,800 km, pari distanza percorsa dalla Michetta Girls

GS Zeloforamagno Girls, 33,200 km

 

Lunedì, 06 Maggio 2019 17:42

Eliud Kipchoge : un breaking 2 di troppo?

E’ di queste ore la notizia che Eliud Kipchoge tenterà nuovamente di andare sotto le due ore, ma non sarà alla maratona di Berlino, gara che peraltro sembrava essere nei suoi programmi. Invece sarà un altro esperimento da laboratorio, dopo quello di Monza nel 2017, quando in condizioni ottimali sfiorò il sub due ore, infatti concluse in 2:00:25.

Il tentativo si terrà questa volta a Londra, in Inghilterra, si dice che avverrà nel mese di ottobre. Non sarà invece Nike a sostenere e supportare tutta l’operazione, bensì una società operante nel settore della petrolchimica, Ineos, posseduta dall’uomo più ricco in terra britannica, Jim Ratcliffe.

Pare che il magnate si sia convinto dell’operazione dopo aver visto all’opera Kichoge alla recente maratona di Londra, vinta con autorità con un tempo poco sopra le due ore e due minuti, in condizioni non ottimali e quindi un tempo vicinissimo alle due ore in una prova a lui dedicata.

Fin qui la notizia, ora ci saranno commenti di ogni sorta. Certamente sarà una grande azione di marketing, per 6 mesi si farà di tutto per creare aspettativa, le notizie verranno date poco alla volta: prima il periodo, poi il giorno, l’ora, la località, ci saranno delle altre scarpe “special edition”, magari anche un abbigliamento ancora più sofisticato.

Dico subito che non mi piace: se era giusto un tentativo a carattere esplorativo, il secondo è di troppo. Un remake che non so se funzionerà bene, proprio in quanto rifacimento di un qualcosa già visto e anche se riuscirà nell’intento resterò della mia idea. Ero presente a Monza ed ho potuto ammirare da molto vicino Kipchoge, uno spettacolo unico in una condizione particolare, che secondo me doveva restare tale.

Ma da sportivo ho ammirato molto di più la sua maratona di Berlino, quando vinse con un fantastico 2:01:39. Oppure recentemente a Londra, vinta in 2:02:38; il testa a testa con avversari che hanno cercato fino all’ultimo di reggere il suo passo, cedendo solo verso la fine e non arrivandogli nemmeno troppo lontani (Geremew 2:02:54 e Wasihun 2:03:15). Ecco, mi piacerebbe rivedere questo grande atleta a Berlino o altre grandi maratone, misurarsi con gli altri specialisti, in una gara vera, questo sarebbe un autentico spettacolo. Anche se non sarà breaking 2.

In ogni caso il tentativo si farà, chissà quali altre diavolerie si escogiteranno; a Monza c’erano una ventina di pacer ad alternarsi, formavano una specie di piramide a proteggere Kipchoge anche dal vento laterale. Una enorme macchina apripista predisposta ad hoc a tagliare l’aria; rifornimenti ogni volta che voleva, bastava un cenno e qualcuno gli passava quanto richiesto.

Questi furono i tempi dei passaggi a Monza, a Londra si farà di meglio?

5km: 14’14”

10km: 28’21”

15km: 42’34”

20km: 56’49”

Mezza maratona: 59’57”

25km: 1h11’03”

30km: 1h25’20”

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