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Maurizio Lorenzini

Maurizio Lorenzini

appassionato di atletica, istruttore Fidal e runner

Scomodiamo Don Rodrigo per introdurre la notizia, forse non nota a tutti, che la 2^ edizione della Liguria Marathon, prevista per il 17 novembre 2019, non si correrà. Scrivo “forse non nota a tutti” perché il sito della manifestazione http://www.liguriamarathon.com/ ad oggi presenta ancora l’edizione 2018, addirittura con la scritta “iscriviti ora”. Per saperlo bisogna andare sul sito Fidal ed appurare che in effetti è stata annullata. Oppure andare sul sito del comitato organizzatore, l’ASD RunRivieraRun, http://www.runrivierarun.com? A parte che bisogna saperlo chi organizza, tra le varie gare organizzate e promosse sul sito si trova la Liguria Marathon, ma non c’è la notizia dell’annullamento.

Per fortuna la rete spesso fa bene il suo dovere e finalmente troviamo la notizia (che potete leggere più avanti). Le ragioni dell’annullamento? Le vedete voi stessi. Sembra incredibile ma si può bloccare la via Aurelia per 35 chilometri ma non (parzialmente) la città di Savona per soli 7. Ma si deve arrivare a ridosso della manifestazione per scoprire questo? Determinate problematiche credo sia meglio affrontarle per tempo.

Il testo del comunicato dell’annullamento della 2^ Liguria Marathon:

Cari Amici,
come sapete la Liguria Marathon avrebbe dovuto tenersi domenica 17 novembre, correre la sua seconda edizione, arrivata dopo la soddisfazione di essere riusciti a regalare a tutti i Maratoneti un’edizione 2018 indimenticabile, su un percorso meraviglioso.
In questi mesi non abbiamo aperto iscrizioni e non siamo usciti con comunicati stampa nell’attesa di capire il destino della Liguria Marathon, così come era stata studiata e realizzata, perché tutti coloro che erano coinvolti, dovevano essere convinti di ripetere questa meravigliosa sfida.
Il Comune di Savona e la Polizia Municipale ci hanno fatto sapere che non intendono, per loro motivazioni di viabilità che non stiamo a discutere, ma che accettiamo, anche se con rammarico, ripetere l’esperienza della scorsa edizione, non potendo impegnarsi a gestire 7 km. di chiusura al traffico e proponendo un arrivo a Zinola, che, chiaramente, non è pensabile, visto che la Liguria Marathon è nata per promuovere il territorio, valorizzando il mare.
Ci troviamo, quindi, a dover ripensare interamente un nuovo percorso, perché 7 km. sono tanti e non si possono “spalmare” in quello che era stato “pensato e meditato” in origine.
E dato che, come Organizzazione, ci piace provare a fare le cose sempre al meglio, non possiamo offrire a chi partecipa, un’edizione “incompleta”, con un percorso che dovrà essere nuovamente misurato ed omologato dai Misuratori Fidal, quindi dovrà essere pensato per i prossimi 5 anni (tempo di omologazione) e dovrà essere condiviso ed approvato, con entusiasmo, da tutti gli Enti che parteciperanno.
Una Maratona non è solo un evento sportivo, ma un evento di destinazione che, se accolto con favore, può negli anni dare solo risultati positivi.
La nostra volontà è far sì che Liguria Marathon non sia un’effimera illusione, ma desideriamo che diventi uno dei fiori all’occhiello di questa meravigliosa nostra Liguria e stiamo lavorando con la Fidal Liguria e la Provincia di Savona per cercare di trovare una soluzione alternativa per i prossimi anni.

Andiamo oltre.

Ricordiamo che già la prima edizione del 2018 aveva sofferto diversi problemi: programmata originariamente nel mese di aprile (cosa che aveva fatto sorgere mille dubbi, perché bloccare la via Aurelia in quel periodo sembrava una follia). Il prefetto impose, credo giustamente, di cercarsi un’altra data; con il calendario già pieno era un compito improbo, fu così che venne partorita una data ancora peggiore, il 18 novembre. A proposito di tempestività: la gara era stata spostata a 3 settimane dalla prima data prevista. Dico peggiore perché una regione come la Liguria, notoriamente scarsa di maratone, improvvisamente ne presentava tre in tre settimane, più precisamente: 18 novembre, Liguria Marathon; 1 dicembre, Genova; 9 dicembre, Sanremo.
Magari era il caso di soprassedere e andare all’anno successivo? La Liguria Marathon invece si svolse regolarmente ma, nonostante l’enfasi degli organizzatori ("un’edizione 2018 indimenticabile, su un percorso meraviglioso") sono stati 199 i classificati. Se teniamo conto dei disagi generati (ripeto che si è svolta quasi interamente sulla via Aurelia), difficile definirla un’edizione di successo.

Adesso si rimanda tutto a data da destinarsi e percorso da identificare.

Insomma, gli inconvenienti possono sempre capitare a chi organizza gare, magari per specifiche ragioni: ma tra queste viene il dubbio che non sia da escludere una certa superficialità, che talvolta prevalga un’eccessiva ambizione per stupire ed attrarre partecipanti, e non solo, con soluzioni che alla prova dei fatti si rivelano funzionare male o comunque si prestano a polemiche, talvolta giustificate.

N.D.R. l’organizzatore della Liguria Marathon, ASD RunRivieraRun, è lo stesso che lo scorso 17 agosto ha organizzato la 5K Marina di Loano, formalmente una non competitiva che però ha fatto gridare al record europeo per l’impresa di Sara Meloni, che all’età di 7 anni ha corso la distanza in 19:33.Infine, aggiungo per i non addetti ai lavori, che sino all'età di 12 anni non è consentito svolgere attività agonistica, quindi va da sé che il "record" non può essere in alcun modo riconosciuto.

SERVIZIO FOTOGRAFICO

Si torna nuovamente a correre per ricordare Elio Bonavita, un quattordicenne tragicamente deceduto nel marzo 2015, a questo link potete trovare qualche informazione in più, articolo scritto dal direttore di Podisti.Net, Fabio Marri.

https://www.podisti.net/index.php/notizie/item/2245-corri-per-elio-in-un-ricordo-che-non-puo-estinguersi.html

Sono sempre di più ogni anno a ritrovarsi a questa corsa non competitiva al Parco della Besozza, un’area con tanto verde proprio alle porte di Milano Est. Ed è un Parco a ben noto a chi scrive perché, abitando proprio a due passi, ci corro parecchie volte: chiuso al traffico, uno sterrato facilmente corribile, anche qualche salita quando si vuole mettere più qualità nelle proprie sedute. Una volta c’era anche un giro con l’indicazione delle distanze, ogni 200 metri, ora è rimasto il giro, le indicazioni sono rimosse o quasi invisibili.

Una corsa non competitiva di 6 chilometri teorici; in realtà, secondo i fanatici dei GPS, manca qualche centinaio di metri; addirittura viene sentenziato che i chilometri sono giusti fino 5°, poi c’è lo sconto finale, particolarmente gradito a chi arriva alla fine della corsa in debito di ossigeno (lo avranno fatto apposta?). Vabbè, dovremmo lasciar stare i GPS, almeno in questi contesti.

Il bel servizio fotografico di Roberto Mandelli ci racconta bene la manifestazione attraverso le immagini, con oltre 1000 scatti. Alcuni hanno “pescato” belle donne e ragazze (guardate nella seconda parte le foto 214 o 333, per esempio), non solo con inquadrature frontali. Anch’io ho tentato di seguire in corsa il lato B di Laura Galli, l'architetta che alla fine è risultata la più veloce tra le donne… niente da fare, corre troppo forte. Mi sono accontentato di arrivare prima del suo presidente.

Non mi è mai piaciuto fare i conti in tasca a chi organizza, mi limito a dire, a chi commentava, che 7 euro contro maglietta, pacco gara e soprattutto salamella… ci possono stare. Aggiungo che la presenza di una società in veste di supporter/sponsor ha probabilmente fatto tornare i conti. In ogni caso gli iscritti sono stati 734: non tutti sono venuti, perché il maltempo imperversava (eppure, ha salvato miracolosamente proprio la zona della gara!). La società si impegna - come ha sempre fatto in passato - a comunicare l'importo esatto che sarà devoluto alla Fondazione Tavecchio per il suo Progetto Vita.

20 anni di Stralivigno e 20 anni di Podisti.Net, non si poteva non esserci!

In realtà partecipo ormai da diversi anni a questa manifestazione, se ricordo bene è la prima volta che si è corso senza la pioggia e con condizioni climatiche ideali, col sole che ogni tanto si nascondeva dietro nuvole mai veramente minacciose, erano pause gradite, perché a quest’altitudine, 1816 metri, l’irraggiamento solare dà fastidio quando sei sotto sforzo.

L’ambizioso progetto di partire dalla pista di atletica non si è materializzato per ritardi nell’ultimazione dei lavori, anche a causa del maltempo che non ha consentito di procedere più speditamente nel completamento. In compenso c’è stato un significativo miglioramento del percorso, con i primi chilometri attraverso il centro di Livigno: bella novità.

Per il resto è stata la solita Stralivigno, un primo tratto e fino al km 6 sostanzialmente in piano o leggera salita, seguito da un altro di 600-700 metri piuttosto “cattivo”, con pendenze toste. Dopo fino al km 10 è un susseguirsi di brevi salite e brevi discese su un sentiero boschivo relativamente stretto e con fondo irregolare. Ecco, secondo me è nella prima parte del percorso che ti giochi una buona parte della gara, perché dopo un ristoro (zona cambio staffetta) ed un tratto di circa 1000 metri in piano….inizia la Stralivigno, con la sua parte più impegnativa. Se ci arrivi stanco diventa tutto più complicato. Poco dopo il km 12 e fino al km 16 ci sono salite vere, con alcuni tratti…..limite ribaltamento, dove gli umani non corrono proprio. In compenso per chi piace correre nei boschi è davvero tutto bello, gli scorci panoramici sono unici, anche se è meglio non distrarsi troppo. Tanti i ristori, ne ho contati cinque e ci volevano tutti, tra l'altro, come di consueto, gestiti con entusiasmo  in gran parte da ragazzi e bambini. Poco dopo il km 17 inizia la discesa, che a tratti è una vera picchiata, se non hai salvato le gambe prima non riesci a frenare, i quadricipiti, ormai esauriti, gridano vendetta. Si arriva da dove si era partiti, ma in senso inverso.

Dal km 14 all’arrivo ho corso con l’amico Antonello Deiana; in precedenza ci eravamo raggiunti e superati reciprocamente, poi abbiamo deciso che insieme si faticava meno, e di aiutarci. Così è stato, siamo arrivati insieme. Prima volta che mi succede, in genere su queste distanze mi rifila almeno 10 minuti, deve essere proprio fuori forma. Grazie della compagnia. 

Bella la medaglia consegnata ai finishers, in legno, celebrativa della 20esima edizione. 

Un po’ di ressa al ristoro in zona arrivo, un tavolo e qualche addetto in più non sarebbe guastato ma quest’anno eravamo veramente in tanti. A proposito, record di partecipanti classificati nella gara singola, in 914 hanno concluso entro il tempo massimo. Invece sono state 104 le staffette, tra queste ha brillato la “Monica Run”, con Monica Casiraghi e Antonella Sirtori, che hanno vinto la gara femminile. 

Organizzazione complessiva sempre di ottimo livello, con la logistica ormai super collaudata presso il centro “Aquagranda”, che offriva docce, deposito borse e anche un dopo corsa rilassante, con piscina e solarium. 

Alla sera, dalle ore 19, premiazioni e pasta party che in realtà è una cena completa; poi musica e balli per chi ne aveva ancora.

 

Bella davvero questa gara in serale, giunta alla seconda edizione e organizzata dall’ASD Castel Rozzone. Sono 2 giri uguali per un totale di 7 chilometri, tortuosi, quindi un percorso vario e …..divertente. Si trattava anche della prima delle cinque tappe del circuito Diamond Cup, giunto alla sua sesta edizione.

Vince la gara maschile Salvatore Gambino, dopo il doppio primato nella stagionale primaverile, personal best alla maratona di Milano (2:22:24) ed alla mezza della Stralugano (1:06:31), alleggerisce nel periodo estivo correndo distanze più brevi. L’atleta del DK Runners Milano qui chiude in 22:52, davanti a Roberto Avogadro (23:05, Cus Bergamo Atletica) e Matteo Fabbris (23:34, G.Apinistico Vertovese).

Gara femminile che vede vincitrice Alice Colonnetti (Bracco Atletica), col tempo di 27:06, seguita da Antonia Giancaspero (27:27, La Michetta)  che poi dividerà generosamente il suo premio tra gli amici, e Katiuscia Bielli Nozza (27:35, Runners Bergamo).

Gara bella e bene organizzata, ci si iscrive online e si paga sul posto; niente di più facile e immediato per chi corre, tuttavia il costo era lo stesso anche per i ritardatari per cui molti, anzi troppi, saltavano la (comoda) registrazione online creando qualche problema di traffico alla segreteria iscrizioni, comunque ben risolto

Costo di iscrizione veramente modesto (6 euro), costo che ormai ritroviamo anche nelle tapasciate, ma questa è una gara Fidal con tutte le sue implicazioni (compreso i costi). Premi per primi 5 assoluti M/F e i primi 5 di ogni categoria Fidal, pacco gara e ristoro consistente, compreso gli apprezzatissimi ghiaccioli. A disposizione deposito borse e docce, difficile chiedere di più. In fondo nessuna sorpresa, quelli dell’Atletica Castel Rozzone le cose le sanno fare bene, basti ricordare la loro mezza. Un vero peccato abbiano alzato bandiera bianca dal 2018, del resto era difficile divincolarsi dalla morsa dei costi Fidal, ricordiamo l’obbligo per le mezze maratone di passare da gara regionale, 400 euro, a gara nazionale, 1200 euro; evidente che manifestazioni di 4-5-600 partecipanti non riescano più a starci dentro.

Percorso super presidiato per i 302 classificati, in lieve incremento rispetto al 2018 (282), nessuna “interferenza” neanche per i meno veloci. Alle 22.30, un’ora dopo il termine della gara, la piazza del Castello era completamente sgombra e tornata a disposizione di tutti, anche questo è un pregio.

Prossima tappa a Pontoglio (BG), il 26 luglio, sempre in serale.

 

Mercoledì, 10 Luglio 2019 17:52

Bressanone (BZ) - Ladinia Trail

Prima edizione di questa gara che affianca la maratona dolomitica, la Brixen Dolomiten Marathon, che invece compie 10 anni nel miglior modo possibile: tempo molto bello e record di partecipanti classificati, 547 contro i 401 del 2018 (dati complessivi singoli più staffettisti).

Il Ladinia Trail è invece un new entry della manifestazione, unitamente alla Ultra Trail di 81 chilometri, quest'ultima da corrersi esclusivamente in coppia; a differenza delle altre due gare si parte da San Martino in Badia, una graziosa località situata a 1170 metri di altitudine, nella valle omonima, dopo un trasferimento di circa un’ora in bus da Bressanone. Bravo lo speaker che nel pregara racconta luoghi e percorso in 4 lingue diverse (tedesco, italiano, inglese e ladino).

Sono 96 i partenti, 86 i classificati. Il percorso è impegnativo, inizialmente previsto di 21 chilometri poi modificato in 28, a causa di forte innevamento sui sentieri. Il dislivello positivo totale di 1850 metri promette un impegno fisico non da poco. Primi chilometri belli e facili, addirittura in discesa il primo mille, con un passaggio emozionante da un soggiorno per anziani, dove batto il cinque ad un arzillo nonnetto. Fino al km 5 si corre nel bosco, in leggera salita, poi diventa davvero difficile, sono quasi 1000 metri di dislivello in 8 chilometri, il tratto che ho trovato più duro, che si esaurisce intorno ai 2100 metri di quota. Seguono circa 8 chilometri di salite e discese (dislivello negativo di oltre 500 metri) mai troppo impegnative, lo scenario circostante è da favola, cime dolomitiche e montagne a perdita d’occhio; fa piuttosto caldo, si soffre in modo particolare nei tratti fuori dal bosco. Poco dopo il km 20 il percorso è per diversi tratti su un sentiero alpino, talvolta anche un po’ esposto. Si rientra nel bosco per uscire a pochi chilometri dall’arrivo, situato a Cima Plose, 2452 metri di altezza. Ultimo tratto che torna a salire di brutto, sembra di non arrivare mai, infatti alla fine i chilometri saranno più di 28… altro che sconti.

La gara maschile è stata vinta dallo svedese David Lingfors, tempo finale di 2:57:04, con abbondante margine sul secondo, Paul Willeit che arriva quasi in volata con Thomas Guadagnini, tempi rispettivamente di 3:13:34 e 3:13:43.

Tra le donne vince l’atleta locale (53enne!) Heidi Dapunt, (4:13:05), dopo un lungo testa a testa con Ilaria Pedri (4.14:15). A seguire Rosmarie Psenner (4:38:12).

L’inserimento del Ladinia Trail all’interno del palinsesto Brixen Marathon è stata un’ottima idea, si corre sempre in contesti meravigliosi: cito solo la vista spettacolare che si gode dal passo delle Erbe, in particolare il Catinaccio d’Antermoia, ma i punti dove merita di fermarsi a guardare, o quantomeno distrarsi per un attimo dalla fatica, sono molti di più.

Una gara per tutti? Si, a condizione di avere una buona preparazione atletica di base sulle lunghe distanze, tipo quella del maratoneta, per intenderci, o comunque l’abitudine a “stare sulle gambe” per diverse ore su percorsi impegnativi, con molta salita. Ancora più importante avere familiarità con la montagna: ci sono diversi tratti dove si corre, e cammina, su veri e propri sentieri alpini, con alcuni passaggi un tantino esposti. Una gara che può essere vissuta bene anche come escursione. Meglio se venisse dato un tempo massimo superiore alle 6 ore.

Esordio sostanzialmente positivo nel calendario delle maratone per questa Valle d’Aosta Marathon, la prima manifestazione in regione sulla distanza dei 42195 metri. Sono stati 333 gli atleti classificati sulle tre gare in programma, di cui 186 sulla maratona.

Si sa quante sono le preoccupazioni quando si organizza una “prima”, in particolare quando, come nel caso delle maratone, si tiene impegnato un percorso per così tante ore: i ristori, il presidio, i volontari. Ho corso la mezza, un giro unico da ripetersi due volte per la maratona, e ho trovato quasi tutto in ordine; piccoli dettagli da sistemare ma personalmente promuovo la manifestazione, anche dopo aver ascoltato il parere di diversi partecipanti. Dopo la mia gara ho risalito il percorso fino al km 32 (in bicicletta), appurando che anche ai meno veloci non sono mancati i ristori, né l’assistenza dei volontari. A proposito di questi ultimi, sono rimasto colpito sia dalla loro giovane età, sia dalla loro partecipazione, incitavano e incoraggiavano con grande veemenza.

Una prima edizione impreziosita dalla presenza di Giorgio Calcaterra, personaggio che non ha certo bisogno di presentazioni, e non solo nel mondo delle maratone ed ultra. Ma assolutamente apprezzata anche la partecipazione di un forte atleta locale, Renè Cuneaz (personale di 2:15:32 in maratona), che dopo aver fatto un 3000 metri in 8’25 la sera precedente, ha scelto Pont Saint Martin per un allenamento di fondo medio, correndo la mezza maratona.

La maratona ha visto la vittoria di Giorgio Calcaterra col tempo di 2:52:38, ha preceduto Marco Bonfiglio, al rientro alle gare (2:55:47) e Nicolino Catalano (3:02:18).

Tra le donne la vincitrice è stata Mirela Hilaj (3:35:25), davanti a Elena Daniela Dadda (3:41:39) e Cristina Costa (3:46:07).

Nella mezza ha vinto, direi ovviamente, Renè Cuneaz, suo il tempo di 1:16:07. A seguire Andrea De Biasio (1:25:22) e Luigi Gentile (1:26:54). Un’atleta locale, Sara Trevisan, è stata la prima delle donne (1:37:11); seconda Debora Boffa (1:38:57, terza Elena Gagliardi (1:41:25).

Infine la 10 chilometri. Uomini: 1) Alberto Norbiato 35:39 2) Manuel Accurso 37:46 3) Diego Merivot 37:52. Donne: Federica Barailler 38:53 2) Stefania Canale 41:52 3) Elisa Vitton 41:52

Il percorso: tutto asfaltato, salvo un brevissimo tratto, con diverse ondulazioni che però, a mio avviso, non aumentano più di un tanto la fatica. Semmai è stato il caldo nel secondo giro ad impegnare maggiormente i partecipanti alla maratona. Un percorso che valuto gradevole e mai noioso, in particolare per l’attraversamento di alcune caratteristiche frazioni e per gli scenari circostanti. Piacevole anche il fatto di correre diversi chilometri al fianco prima del torrente Lys e poi del fiume Dora Baltea.

VIDEO

 

Martedì, 04 Giugno 2019 16:44

Gozzano (NO) - 3^ Quadrortathon

Sono state quattro maratone in quattro giorni, tutte diverse tra loro, difficile annoiarsi. Ma anche la possibilità di correre per metà distanza o anche solo 10 chilometri. Insomma, c’erano distanze e percorsi per tutti i gusti podistici. Alla fine di ogni giornata erano previste gite e divagazioni di ogni tipo, per ritemprarsi dalla fatica e divertirsi tra amici.

La gara regina restava la maratona, inevitabilmente dominata dall’inglese Adam Holland, forte atleta ormai conosciuto da queste parti, in particolare per le partecipazioni alla Orta10in10; nel 2017 realizzò l’impresa di correre dieci maratone in giorni consecutivi nel tempo totale di 27:38:36, pari ad una media di 3’56/km! Alla Quadrortathon vince col tempo finale complessivo di 13:11:45.

Tra le donne è Giulia Ranzuglia a risultare la più veloce, con 18:40:34. 

Ecco cosa è successo alla Quadrortathon 2019. Le classifiche di giornata e quella generale riepilogativa sono in fondo all'articolo.

1 giugno, Maratona del Vergante. KM 42.195 dislivello m 1.122. Partenza dal lido Gozzano, si risale la valle dell'Agogna fino ad Invorio. Giro di boa della 10km. Da qui si arriva nell’alto Vergante (giro di boa della mezza) una splendida balconata sul lago Maggiore stando in quota per strade bianche nel bosco fino sopra Gignese, il paese degli ombrelli, punto più alto a 700 metri (arrivo mezza maratona). Una lunga discesa in una valle solitaria ricca di torrenti porta a Sovazza e Armeno, per poi ridiscendere a Gozzano. Cena Baita Cai sul Mottarone.

Classifica di giornata, maschile e femminile: totale 87 arrivati

1) Adam Holland 3:05:29 2) Marco Rossi 3:19:54 3) Andreiu Blaise 3:31:39

1)Monica Pilla 3:31:14 2) Silvia Torricelli 3:44:03 3) Giulia Ranzuglia 4:41:46 

2 Giugno, Maratona del Mottarone. Km 42.195 dislivello m 1.178. Partenza dal lido di Gozzano. Salita da Vacciago, Madonna della Bocciola balcone sul Lago (giro di boa della 10 km). Si attraversano i caratteristici paesini di Miasino ed Armeno (giro di boa della mezza). Poi si attacca la salita al Mottarone dalla cui sommità si gode la vista di sette laghi: Orta, Maggiore, Mergozzo, Varese, Besozzo, Comabbio, Monate e Biandronno (arrivo della mezza) Ritorno sullo stesso percorso. Alla sera in tutto relax giro in battello del lago d’Orta, visita ad Orta e cena sull’isola di San Giulio.

Classifica di giornata, maschile e femminile: totale 84 arrivati

1) Adam Holland 3:26:34 2) Marco Rossi 3:40:52 3) Daniele Santinato 3:54:47

1) Eleonora Rachele Corradini 3:56:32 2) Mirela Hilaj 4:14:05 3) Kris Benedan 4:21:44 

3 Giugno, Maratona della Madonna del Sasso km. 42.195 dislivello m.739, Partita dal lido di Gozzano e salita a Pogno (giro di boa della 10 Km). Poi in Val Sesia attraverso il passo della Cremosina (giro di boa della mezza). Poi dolcemente fino a Valpiana in un silenzioso bosco di larici arriva fino alla Madonna del Sasso, la rupe da cui si domina tutto il lago. Si scende attraverso Boleto, il paese dei porcini (Boletus Edulis), a Pella e poi tutta sul Lago fin quasi a Ronco in omaggio alle 10in10, e ritorno a Gozzano. Alle 19,30 Party al Ristorante del lido di Gozzano.

Classifica di giornata, maschile e femminile: totale 73 arrivati

1) Adam Holland 3:29:21 2) Daniele Santinato 3:43:97 3) Andreiu Blaise 4:14:37

1) Alice Fajoli Modignani 4:17:29 2) Giulia Ranzuglia 4:41:31 3) Daniela Macaluso 4:59:13

4 Giugno, Maratona del Lago d’Orta. Km 42,195 dislivello m. 350. Giro completo del Lago d’Orta partendo dal lido di Gozzano e procedendo in senso antiorario. A Orta si passa davanti al ristorante di Cannavacciuolo (giro di boa 10 Km) Periplo del promontorio di Orta, Imolo (Giro di boa della mezza). Lungolago di Pettenasco e Omegna. Bagnella. Salita panoramica a Nonio e Cesara. Quindi discesa a Pella fino ad arrivare a Gozzano. Party finale sulla spiaggia alle 16:00 con premiazioni dei finisher delle 4 giornate

Classifica di giornata, maschile e femminile: totale 78 arrivati

1) Adam Holland 3:10:21 2) Alessandro Ponchione 3:32:36 3) Daniele Santinato 3:43:29

1) Sandra Hausmann 3:55:24 2) Alice Fajoli Modignani 4:17:43 3) Kirsi Burzio 4:21:00

Saranno in molti a ricordare questa 14^ edizione e sono tante le ragioni per essere soddisfatti. Certamente gli organizzatori, che hanno visto ancora volta tanta gente arrivare a Lugano e, soprattutto, tornare a casa felice dell’esperienza vissuta; da queste parti si dà un grande valore a questa cosa.

Gli atleti: a tutti i livelli si sono registrate prestazioni di rilievo che, tradotto in “numeri”, significa aver migliorato le proprie prestazioni. Ma mettiamo in fila le cose e cominciamo dalla cronaca della gara.

Si corre subito veloci, un gruppetto di africani tirato …. da un bianco, Salvatore Gambino, con Francesco Carrera nei dintorni. Già al passaggio del km 5 restano in tre: i due etiopi Antanayehu Dagnachew, Abera Ketema e il keniano Philimon Kipkorir, si corre intorno a 2’55/km. Al femminile allunga decisamente l’etiope Yenenesh Dinkesa, con Sara Dossena poco dietro e, non lontana, Catherine Bertone. Poco prima del km 10 si sfila Kipkorir, che perde via via diversi metri, procedono appaiati Dagnachew e Ketema. Al km 11 i due si guardano, si parlano; questa indecisione produce un paio di chilometri più lenti, Dagnachew sembra averne di più e allora allunga decisamente, non è un vero e proprio cambio di ritmo, ma una costante progressione.

Continua la gara in solitudine della Dinkesa, la Dossena non molla, la tiene a vista, ma la distanza aumenta. Chissà, magari senza i problemi dei giorni precedenti……Mantiene salda la sua terza posizione la Bertone, poco dietro Elisa Stefani.

Sia al maschile che al femminile le posizioni si cristallizzano per restare tali fino all’arrivo, però da notare la splendida corsa di Dagnachew; dal km 18 al 19 gli prendo un 1.000 metri corso a 2’49/km, ormai la vittoria è sicura ma “sente” che può anche fare il record della manifestazione. Così è stato, 1:00:53: Stralugano, grazie a questo atleta, conferma di essere la mezza maratona più veloce in Svizzera, migliorando il primato che già deteneva (Cosmas Jairus Kipkoge, 1:00:55, anno 2016). Secondo posto per Ketema (1:02:57) e terzo per Kipkorir (1:03:08). Primo europeo ed italiano è Francesco Carrera, chiude sesto con record personale in 1:05:53.

Nella gara femminile conclude in solitaria la Dinkesa, vincendo in 1:09:22, lontana ma non lontanissima dal record della gara (Diana Kipyokei, 1:08:40, anno 2018). Invece davvero vicina al suo personal best Sara Dossena, chiude in 1:10:19, a soli 9 secondi dalla sua migliore prestazione (Udine 2018). Catherine Bertone invece il personale lo realizza con 1:13:02, facendo meglio del precedente 1:13:36, ottenuto proprio qui, nel 2016. Quarta Elisa Stefani in 1:13:50, anche lei porta a casa il suo personal best, dopo averlo sfiorato alla Stramilano. Quinta Elena Romagnolo (1:15:32), con due partecipazioni olimpiche era l’atleta col curriculum più prestigioso al via della Stralugano. “ho finito correndo alla Gervasoni”, questa la simpatica auto ironia nel commentare la sua gara. Io dico bene così, era alla sua seconda mezza maratona, una distanza che non è certo nelle sue corde e nel suo “tartan”.

Da qui in avanti si susseguono gli arrivi degli atleti, sono in molti a festeggiare la loro partecipazione con il record personale: certamente le condizioni meteo erano ideali per correre forte, altrettanto vero che quando stai bene diventa tutto più facile. Certo che questo è un percorso che aiuta a correre veloce.

Il titolo dice “una bella Stralugano anche per gli italiani” e così è davvero stato. Per Sara Dossena, che si conferma in ottima forma e ciò fa bene sperare in prospettiva mondiali di Doha (ricordiamo che è stata selezionata insieme a Catherine Bertone e Giovanna Epis). Bene anche Bertone e Stefani, doveroso ricordare che venivano dalla maratona di Praga, dove hanno chiuso rispettivamente in 2:31:07 e 2:33:36 (personal best per Elisa Stefani), ecco altri che sono andati davvero forte (chiedo sin d’ora scusa se mi dimentico di qualcuno, che sarò felice di includere se mi verrà ricordato).

In campo maschile già detto della bella prova di Francesco Carrera, in un ottimo periodo di forma, a fine aprile aveva già fatto il suo personale sui 10.000 metri (29:29). Poi Salvatore Gambino, una partenza che più lanciata non si può, voleva impressionare gli africani? A seguire invece la gara perfetta, che lo ha portato all’8° posto e a migliorare sensibilmente il suo primato: da 1:07:31 a 1:06:31. Claudia Gelsomino, 11^ con 1:20:02, crono che rappresenta la migliore prestazione italiana categoria SF50.  Silvia Radaelli: aveva un conto aperto con Stralugano, lo ha regolato alla grande, si migliora con 1:17:25 e con la 7^ posizione in classifica. Matteo Vecchia, polverizza il suo personale di 1:16:28 (Stralugano 2018), portandolo a 1:14:33. Michele Belluschi, ha corso in 1:08:10, non ha fatto il personale però credo che da tempo non corresse su questi livelli. Valentina Dameno con 1:23:03 manca di 10 secondi il personale ma esce da Stralugano con la convinzione che il miglioramento è dietro l’angolo. Infine, Manuela Manca, penso fosse l'atleta che veniva da più lontano, dalla Sardegna. Tempo finale 1:21:45.

A completare il buon successo degli italiani, la sera precedente Sara Galimberti aveva vinto la CityRun 10 km col buon tempo di 35:03.  

Insomma, una bella gara che ha dato soddisfazione agli atleti più veloci ma anche ai mille italiani che hanno partecipato, tra mezza maratona, CityRun di 10 km e la Vertical al Monte Bré. Le testimonianze raccolte dicono di una generale soddisfazione dei partecipanti per il percorso, l’organizzazione ed i servizi offerti, sarà per questo che ogni anno gli italiani “pesano” il 30-35% sul totale.

 

Arrivederci al 16 e 17 maggio 2020, quando si correrà la 15^ edizione.

Il doping, ahimè, è un problema sempre più attuale, lo testimoniano i numerosi casi registrati negli ultimi tempi, hanno coinvolto atleti di alto livello ma talvolta anche amatori.

Alla mezza Maratona del Naviglio di domenica 19 maggio a Cernusco, c’è stato un controllo sui primi 4 atleti italiani classificati, ciò ha generato qualche rumorosa lamentela da parte di uno di loro, Giuseppe Molteni, seguita nei giorni successivi dal responsabile sanitario del suo gruppo sportivo, il dr. Rodolfo Malberti, Atletica Desio, il quale così ci ha sintetizzato:

7 Stranieri (Africa) su primi 10 arrivati. Al nostro Molteni e gli altri due Italiani (Belluschi e Soffientini)  7°,9°, 10°, controllo antidoping ! A loro Noo ! Loro invitati, alloggiati e senza antidoping. I nostri …mah.

Non è ora di chiedere alla FIDAL il controllo obbligatorio a chiunque arrivi nei primi 3, e a estrazione   almeno 2, oltre quelli a podio, nei primi 10 arrivati, ovunque in Italia?

Quei pochi soldi a disposizione di  Fidal, Tan, Wada, CONI,  Ministero della Salute, etc…, li si spendano per il doping mirato ai vincitori, anche, soprattutto, stranieri.

Che senso può avere per Noi gareggiare, pagando pure l’iscrizione, ed essere sottoposti all’antidoping, senza aver guadagnato medaglie e soldi, come loro? Lo sport è uguale per tutti, anche nel doping. Roma , Milano etc., iniziamo a capire chi vince con le gambe, la testa ed il cuore e chi con sostanze dopanti, illecite.

Alle maratone o mezze di Verbania, Verona, Ravenna etc.,  io c’ero. Solo Italiani al doping, compreso Nasef. Vietato a me, medico sociale, l’accesso. Cosa irregolare, e lo dico dopo anni di professionismo nel calcio. Il medico sociale deve tutelare il proprio atleta e salvaguardarlo dal doping degli avversari. Ma ai kenioti, anche se vincitori, non hanno fatto controlli.

Non è un circo in cui vedere degli uomini di colore correre: è Sport.

La domanda, in sostanza, è: perché prendete noi italiani e non gli africani che hanno vinto?

Non entro nel merito delle considerazioni personali del dr. Malberti (atleti invitati, alloggiati, stranieri che non vengono controllati, presenza del medico sociale ai controlli, etc), al quale ho fornito chiarimenti e dato informazioni corrette, invece proviamo a fare chiarezza sul punto centrale, ovvero i controlli.

Sui campi di gara esistono più modalità di controllo, o meglio, diverse entità che provvedono a tali controlli.

1 -Nado Italia (deriva dall’agenzia mondiale antidoping – WADA), che opera all’interno della galassia del Coni, riceve attraverso le varie federazioni, Fidal nel nostro caso, il calendario delle manifestazioni e decide autonomamente su quali procedere, più frequentemente i campionati di specialità;

2- Ministero della Salute, anche qui l’autonomia operativa è totale, però gli obiettivi sono diversi rispetto a Nado, perché si tratta soprattutto di tutela sanitaria, e vengono effettuati quasi esclusivamente su cittadini italiani, per ovvi motivi.

C’è poi un terzo operatore, che sono i Carabinieri, a quanto mi risulta, il numero di controlli sinora effettuati è molto limitato.

Il Ministero della Salute (che è intervenuto a Cernusco sul Naviglio) si occupa solo dei cittadini italiani (oppure stranieri residenti in Italia): come detto, opera con l’obiettivo della tutela sanitaria, anche dal punto di vista della prevenzione. Questo non ha a che vedere con l’attività di Nado Italia che, invece, si propone di individuare e punire gli atleti che utilizzano sostanze illecite con l’obiettivo di alterare/ migliorare le proprie prestazioni. Un ulteriore prova del compito istituzionale del Ministero della Sanità, viene dal fatto che agisce anche nell’ambito delle gare promozionali, quindi organizzate da Enti di Promozione Sportiva (UISP, CSI, etc), un ambito nel quale Nado non opera per nulla.

A titolo di curiosità e per dare un’indicazione sull’attività del Ministero della Salute, nel 2017 sono stati controllati complessivamente 1.211 atleti, riscontrando 30 casi di positività; nella metà dei casi i principi attivi riscontrati sono gli agenti anabolizzanti. Le gare interessate in ambito atletica leggera sono state 21.

 

Nonostante le condizioni meteo poco favorevoli è stata una mezza da record in ambito maschile: ha vinto il ruandese Noel Hitimana, tempo finale 1:03:36, davanti al keniano Paul Mwangi (1:03:27), terzo posto per un altro keniano, Peter Gitau (1:06:32). Davvero appassionante il finale di gara con Mwangi che entra in pista a 300 metri dall’arrivo con 10 metri di vantaggio, sembra fatta, ma Hitimana recupera e vince in volata. Sia il primo che il secondo classificato battono di oltre un minuto il record della gara (precedente James Mburugu Murithi, 2018, 1:04:29).

Primo italiano è Michele Belluschi (1:10:16-Atl. Recanati), che precede Giuseppe Molteni (1:12:08-Atl. Desio) e Andrea Soffientini (1:13:34-Azzurra Garbagnate).

Gara femminile corsa su ritmi lenti, condizionata sin dall’inizio dalle scelte tattiche delle atlete, oltre che dal meteo: le africane corrono insieme sino agli ultimi chilometri, quando si scatena la bagarre. Vince l’etiope Addisalem Belay Tegegn  (seconda nell'edizione 2018) col tempo di 1:18:53, davanti alla connazionale Wolkeba Asmerawork Bekele, che staccata solo negli ultimi 500 metri ha chiuso in 1:18:59. Anche la terza classificata, la keniana Mary Wanjohy Wangari, arriva poco distante dalle prime (1:19:04).

Prima italiana è Emanuela Mazzei (1:27:36-Cambiaso Risso), seconda Elena Zambelli (1:29:37-G.P. Casalese), terza Tania Calloni (1:32:03-Corro Ergo Sum).

Gli organizzatori riferiscono che per la prima volta, dopo 23 edizioni, il meteo non ha sorriso alla manifestazione; semmai negli anni precedenti è stato il caldo a condizionare le prestazioni. In realtà, quasi per magia, al colpo di pistola ha smesso di piovere ma certamente il percorso non era nelle migliori condizioni possibili. Nonostante questo si è assistito ad una gara maschile di alto livello: quando gli atleti che partecipano sono forti, lo sono anche più delle condizioni meteo.

Il Comitato Organizzatore della Mezza del Naviglio ringrazia tutti gli atleti per la partecipazione, ed anche manifesta un sincero apprezzamento a volontari, vigili e tutti coloro i quali si sono adoperati per garantire la sicurezza sul percorso e la regolarità della gara.

Per le statistiche: atleti iscritti 634, partenti 560, classificati 549.

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