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Gen 21, 2020 4083volte

Doping: Ilaria Pizzulli squalificata per un anno

Ilaria Pizzulli Ilaria Pizzulli Foto Roberto Annoscia

Con comunicato NADO Italia del 4 ottobre 2019, si comunicava che la 26enne Ilaria Pizzulli, nativa di Ginosa ma tesserata per il Pisa Road Runners Club, era sospesa in via cautelativa per positività al betametasone (un cortisonico), riscontrata dopo il controllo antidoping effettuato al termine della Straferrandina, gara nazionale corsa lo scorso 1° settembre a Ferrandina, in provincia di Matera, dove era giunta settima in 48:36.  

Lunedì 19 Gennaio 2020 la sentenza che squalifica la Pizzulli per un anno e la condanna al pagamento delle spese procedurali.

Ecco il comunicato NADO:

La Prima Sezione del Tribunale Nazionale Antidoping, nel procedimento disciplinare a carico della sig.ra Ilaria Pizzulli (tesserata FIDAL), visti gli artt. 2.1, 4.2.1.2, 4.5.1.1 delle NSA, afferma la responsabilità della stessa in ordine all’addebito ascrittole e le infligge la squalifica di un anno, a decorrere dal 20 gennaio 2020 e con scadenza al 19 novembre 2020, così dedotto il presofferto. Condanna la sig.ra Pizzulli al pagamento delle spese del procedimento quantificate forfettariamente in euro 378,00.

 

4 commenti

  • Link al commento Giovedì, 30 Gennaio 2020 23:19 inviato da Fabmarri

    Cara Carlotta, senza conoscerla la ringrazio per la considerazione, e per il garbo con cui espone le sue perplessità. Fa bene a respingere l'idea che noi di Podisti.net ci accaniamo sui condannati per doping: il fatto stesso che in qualche caso abbiamo dubitato della fondatezza di certe 'inquisizioni', o della proporzionalità di certe pene, ci ha fatto passare, presso certi account Fb, e presso testate concorrenti (che sperano di lucrare su un nostro ridimensionamento), quali difensori dei dopati. Certo, chi strilla invocando galere e relative chiavi da buttare, o pene di morte per tanti o tutti (non solo nel settore sportivo), fa più ascolti di chi cerca di ragionare senza cedere all'ira o ai bassi istinti.
    Ciò posto, che in molti "prendano chissà cosa" per vincere i prosciutti o i 200 euro del premio, è probabile (nel senso che può, e soprattutto deve, essere provato, anche incrementando i controlli); che tutti i vincitori di tutte le gare abbiano la fiala proibita in frigo è un'esagerazione. Che si vada a sorpresa in casa di un atleta che non sta gareggiando e si scopra che si cura con una sostanza che (in caso di gara) costituirebbe additivo illecito, a me personalmente sembra a volte un metodo da polizie segrete d'oltrecortina.
    E chissà quanto strillerebbero, le vestali dell'antidoping, se citassi Gianni Brera il quale magnificava Coppi che, per battere il record dell'ora, si aiutò con 7 pastiglie di anfetamina: Brera la chiamava "ergogenia medicamentosa" e non la condannava, anzi, la salutava come ingresso della modernità nello sport. Certo, poi c'è stato Simpson... e Riccò... e Barbi; e, aldilà dei danni alla salute (che comunque il dopato procura a sé, nello stesso modo che se li procura chi abusa di alcoolici o di tabacco), chiunque gareggi vorrebbe sapere che l'avversario parte nelle sue stesse condizioni e, se lo batte, è perché ha cuore e muscoli migliori e niente tigri nel motore.

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  • Link al commento Domenica, 26 Gennaio 2020 21:13 inviato da Carlotta

    Buongiorno, leggo con piacere il vostro sito da sempre. Volevo esprimere un mio disappunto sul crescente interesse morboso verso questi casi di doping degli strumenti social. Ho scorso la mia bacheca facebook e ho visto 3 notizie di antidoping su persone veramente poco rilevanti come risultati. La cosa di per sé non è che mi sia interessata più che tanto. Quello che mi ha fatto soffermare è la quantità di commenti sotto ai suddetti post. Molti molto cattivi. Oramai anche nelle gare del prosciutto (cito il signore sopra) si guardano tutti con sospetto. Ho sentito affermazioni tremende su persone fino a ieri amiche che oggi vengono allontanate perché "hanno vinto, chissà cosa prendono". Mi fa molto dispiacere questo clima. Credo che alle volte e in certi casi articoli o post su questa tematica vengano scritti e diffusi proprio per avere visualizzazioni (non penso sia il vostro caso). Mi piacerebbe leggere da voi, che reputo molto seri, una opinione. Ovviamente quello che è giusto, è giusto, non si vuole scagionare chi ha sbagliato!
    Grazie mille

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  • Link al commento Giovedì, 23 Gennaio 2020 22:13 inviato da Fabmarri

    Lei sa che ci sono ben altri pulpiti che "mettono alla gogna mediatica" tutti quanti sono beccati con qualche positività, o anche quelli che osano 'contaminarsi' avvicinando i condannati, e infine quelli che difendono i condannati o anche solo gli inquisiti. Chi scrive ha sempre sostenuto (anche a sue spese, e se ne vanta) che la lotta al doping va condotta, per esempio, su chi va a premio nelle gare competitive di serie B (quelle del prosciutto o dei 100 euro di premio), non su chi prende medicine per curarsi e la domenica va a correre e arriva, appunto, settimo, senza preoccuparsi di controllare le etichette delle medicine che prende. Perché prima si vive, e si ha diritto di vivere nel modo migliore possibile, poi si corre. Beninteso, esistono regole e vanno prima conosciute poi rispettate; ma, per esemplificare, bisogna punire prima chi ruba un gelato al supermercato o chi rapina le casse a mano armata?

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  • Link al commento Mercoledì, 22 Gennaio 2020 09:13 inviato da Eugenio Muscogiuri

    Che senso ha mettere alla "gogna" mediatica un'atleta che non ha rilevanza nazionale e men che meno internazionale, che probabilmente corre per divertimento come il 99% di noi runner e che sicuramente, visti i suoi risultati "dopati" (1:38 e rotti nella mezza e 3:49 e rotti nella maratona), non sa neanche cosa sia il "betametasone" (che, per inciso anch'io scrivente, e runner da 2 decenni, non ho la minima idea di cosa sia). MI sembra umiliante e poco rispettoso nei confronti dell'atleta menzionata.
    Eugenio Muscogiuri
    Runner Varese
    ---------------------------------------------
    Ndr: Il ruolo del cronista è dare le notizie, non abbiamo fatto altro che rilanciare una notizia uscita sul sito del CONI

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