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Roberto Annoscia

Roberto Annoscia

L'AIU, l’Agenzia mondiale antidoping, ha sospeso il maratoneta 37enne El Hassan El-Abbassi del Bahrain, in seguito alla positività per emotrasfusione omologa, catalogata come Prohibited Method, ovvero come manipolazione del sangue. Il controllo antidoping è avvenuto l’8 agosto (cioè in occasione della maratona di Sapporo), con risultato riportato il 15 agosto dal laboratorio WADA di Tokyo.    

L’atleta, marocchino fino al 2013, è stato comprimario nella maratona olimpica di Sapporo, classificandosi 25° in 2h15:56.

El Abbassi aveva vinto l'oro nei 10.000 metri ai Giochi asiatici del 2014 a Incheon (28:11.20), in Corea del Sud,  e una medaglia d'argento nella maratona nel 2018 a Giakarta (2h18:22), in Indonesia. Nel 2018 ha stabilito il record asiatico di maratona in 2h04:43 a Valencia e nel 2019 era giunto settimo ai campionati mondiali di Doha (2h11:14).

NdR. Per un salutare ripasso, riportiamo da https://www.my-personaltrainer.it/autoemotrasfusione.html buona parte di un illuminante articolo su questa pratica, inventata in casa nostra (e proibita solo dal 1985). Per saperne di più, si può vedere anche https://www.antidoping.ch/it/prevenzione/formazione/mobile-lesson/m1-manipolazione-del-sangue

Prima dell'avvento dell'eritropoietina (EPO), la tecnica dell'autoemotrasfusione era piuttosto diffusa nel mondo dello sportTramite questo procedimento era possibile incrementare il numero di globuli rossi, assicurando una maggiore disponibilità di ossigeno ai muscoli. Grazie a tale proprietà l'autoemotrasfusione era in grado di innalzare significativamente il livello prestativo dell'atleta.o su presupposti fisiologici simili a quelli dell'EPO, delle tende ipo-ossigenate e degli allenamenti in altura.
L'autoemotrasfusione rientra nel cosiddetto "doping ematico o emodoping", che comprende diverse tecniche dopanti. Nel mondo dello sport viene considerata pratica illecita, in quanto unicamente tesa ad aumentare artificiosamente la prestazione sportiva. 

Il doping ematico omologo si basa sull'utilizzo di sangue proveniente da un'altra persona (donatore), proprio come avviene tradizionalmente negli ospedali.
La seconda tecnica è rappresentata dal cosiddetto doping ematico autologo (autoemotrasfusione). Circa un mese prima della gara dallo stesso soggetto vengono estratti in media 700-900 ml di sangue, che vengono poi conservati a +4°C e rimessi in circolo uno o due giorni prima dell'impegno agonistico. In seguito alla trasfusione si verifica un repentino miglioramento della capacità aerobica e della prestazione nelle prove di resistenza (ciclismo, maratona, nuoto di durata, trhiatlon, sci nordico ecc.), garantito da un aumento della massa eritrocitaria fino al 15-20%. L'autoemotrasfusione non apporta invece benefici significativi agli atleti impegnati in discipline anaerobiche (sollevamento pesi, gare di salto e di sprint, lancio del peso ecc). In alternativa alla refrigerazione, che impone un periodo di conservazione massimo di 35-42 giorni, il sangue prelevato dall'atleta può essere congelato a -65°C in glicerolo, quindi conservato anche per 10 anni con apparecchiature idonee. Ciò permette di evitare un prelievo troppo vicino al momento della gara, periodo in cui l'atleta è impegnato in allenamenti che verrebbero compromessi dal calo prestativo associato al prelievo. In pratica, l'atleta ha oggi la possibilità di predepositare il proprio sangue anche anni prima della gara.

La tecnica dell'autoemotrasfusione viene utilizzata anche nella pratica medica, per esempio in preparazione di interventi chirurgici importanti.
Nata a Ferrara nella prima metà degli anni 80, l'autoemotrasfusione causa un aumento pressoché immediato della massa eritrocitaria (entro 48 ore dalla reinoculazione si assiste ad un incremento medio dell'emoglobina plasmatica dall'otto fino al 15%). Dopo la trasfusione, l'atleta riesce così ad incrementare la propria prestazione dal 5 al 10%. 
In seguito al prelievo iniziale l'organismo impiega invece circa 6 settimane per riportare i livelli di emoglobina nella norma.
Rispetto a tale metodica l'autoemotrasfusione neutralizza inoltre il rischio di contagio (AIDSepatiti ecc.) ed evita  reazioni da sangue non compatibile.
L'autoemotrasfusione non è tuttavia priva di effetti collaterali: innanzitutto l'atleta accusa una diminuita performance in allenamento nei giorni successivi al prelievo ed il rischio che si formino coaguli di sangue dopo la reinoculazione (infartoemboliaictus) non è trascurabile. 
Inoltre l'autoemotrasfusione introduce nell'organismo importanti quantitativi di ferro, con il rischio che questi vadano a compromettere la funzionalità degli organi di deposito (fegatomilzapancreas e reni), già provati dall'intensa attività fisica.

In questi ultimi anni la pratica dell'autoemotrasfusione è tornata in voga, dopo essere stata messa in pensione dalla scoperta dell'eritropoietina ricombinante e di sostanze affini. Il vantaggio di questa metodica dopante consisteva nella mancanza di test antidoping in grado di individuare l'atleta che ne ha fatto ricorso. Sebbene l'autoemotrasfusione abbia un'efficacia inferiore rispetto all'eritropoietina, è stata proprio la mancanza di test in grado di individuarla a decretarne il recente successo. In caso di doping ematico autologo, invece, nel sangue dell'atleta si possono individuare facilmente antigeni minori dei globuli rossi del donatore, e decretare così la positività e la conseguente squalifica.

Sebbene siano stati sviluppati test antidoping potenzialmente in grado di rilevare l'autoemotrasfusione, la lotta più semplice ed efficace a questo fenomeno, ed al doping ematico in generale, deriva dal monitoraggio periodico ed obbligatorio dei livelli di emoglobina, ematocrito, globuli rossi e reticolociti nel sangue dell'atleta (passaporto biologico). Differenze significative di questi valori tra una misurazione e l'altra (ad es. >13-16% per l'emoglobina) non possono essere dovute ad una variazione fisiologica, e sono pertanto spia di pratiche dopanti o di malattie in atto. Sulla base di questi dati un atleta, anche in assenza di tracce di prodotti dopanti all'esame antidoping, può comunque essere considerato positivo quando emergono variazioni significative dei suoi parametri ematologici rispetto allo storico riportato nel suo passaporto biologico. In caso di valori sospetti, ma non sufficienti dal punto di vista statistico a decretare con presumibile certezza la positività, l'atleta viene sottoposto a specifici controlli antidoping e ad un monitoraggio più stretto.

Il 14 e il 15 agosto si è svolta la prima edizione dell’Alpe Adria Ultra Trail, gara di corsa in montagna su tre distanze di 25, 63 e 137 chilometri.
Partenza e arrivo delle tre gare erano fissate a Tarvisio, con la caratteristica per la distanza più lunga di attraversare anche l’Austria e la Slovenia, passando per Faaker See e la regione dei laghi in Austria, indi il Massiccio del Mangart a Kranjska Gora, in Slovenia; per tutti il passaggio presso il Monastero del Lussari, con vista unica sulle Alpi Giulie.
La 137 chilometri, con 6.560 metri di dislivello positivo, ha registrato il terzo posto assoluto, prima donna, della valdostana Francesca Canepa (ormai alle soglie dei suoi splendidi 50 anni!) che ha concluso in 19h05:04, alle spalle di Alexander Rabensteiner e dell’austriaco Gerald Fister, arrivati al traguardo insieme in 17h46:29. Terzo uomo Oliviero Alotto, quarto in 24:02.40.
39 gli arrivati, 4 solo le donne al traguardo: dietro Canepa, con grande distacco sono giunte Tiziana Michelizza in 28h26:17, Lucia Infanti in 32h05:52 e l’austriaca Gerda Nissler in 34h10:46.

La 63 chilometri, con 4.810 metri di dislivello positivo, ha visto il successo di Mauro Rasom in 8h21:44 su Ivan Favretto, secondo in 9h07:44, e Daniel Degasperi, terzo in 9h19:51.
Prime donne Marta Ripamonti e Francesca Perrone giunte entrambe in 11h13:41, terza Asia Noacco in 12h30:58. 61 gli arrivati, fra cui 10 donne.

Infine, la 25 chilometri, con 1.970 metri di dislivello positivo, ha visto il successo dello slovacco Zan Zepic in 2h28:58 sull’austriaco Peter Prisching, secondo in 2h29:17, e Stefano Maran, terzo in 2h29:19.
202 i finisher, con 55 donne arrivate: successo di Elena Snidero in 3h10:56 su Cinzia Martini, seconda in 3h11:30, e Lara Comiotto, terza in 3h20:11.

L’evento, organizzato dall’Asd Sentierouno, ha già fissato il prossimo appuntamento per il 27-28 maggio 2022, periodo scelto originariamente anche per quest’anno, ma poi spostato ad agosto causa Covid.

Ecco il racconto della gara di Francesca Canepa (che, ricordiamo, ha un passato da slalomista, sciatrice di fondo, e pratica il podismo da poco più di 10 anni), tratto dal suo profilo Facebook:

“Vincere, ho vinto”. Questo il testo inviato a papà.

“Ma….?” Questa la sua risposta

Come dire…. mi conosce a quanto pare.

Il ma sta nel fatto che…. Casino, ne ho fatto. Perdermi, mi sono persa.

Gravemente anche, considerando che dopo il primo ristoro (km 28) mi sono ritrovata al traguardo e ridiamo, va, perché sul momento volevo …ammazzarmi!

Fortuna che in smarrimento con me c’era anche Chiara Boggio, che con pazienza mi ha spiegato come tornare al dannato ristoro. Cert,o ne abbiamo aggiunti una decina, giusto perché era già tanto divertente il caldo che faceva.

Anyway, grazie al suo esempio di paziente determinazione torno anch’io al 28 e da lì si riparte più o meno come ultime.

Io mi sentivo avvantaggiata dall’esperienza, in quanto avevo già vissuto la cosa in Basilicata, sapevo che ci avremmo messo una vita a recuperare.

Ristoro del 42: faccio il pieno di anguria e formaggio, e bevo bevo bevo, ma non è mai abbastanza, e soprattutto non è abbastanza quando hai da farne un’altra quarantina tutti in piano.

Sulla carta erano i miei, erano il tratto in cui la nota primatista italiana delle 12 ore avrebbe dovuto spaccare. Ed eccomi invece qua a tirare avanti come un tasso disidratato (più efficiente di altri, ma sempre tasso) e tutti i neuroni che urlavano solo “trova una fontana”.

Chiaramente non ne vedo nemmeno mezza, quindi uso il mio solito trucco arcaico per domandare a un brav’uomo di riempirmi il flask dal rubinetto di casa sua.

Per un po’ mi riprendo, giusto in tempo per riperdermi e farmi recuperare da tutti un’altra volta.

Considero la resa.

Ricompattata con Chiara mi sento comunque almeno non da sola, facciamo il ristoro 62 e brillantemente ci perdiamo di nuovo.

Kazzo devo ritirarmi immediatamente. Non se ne può più. Ho di nuovo sete, mi bruciano i muscoli, decido di telefonare a Oliviero [Alotto, poi quarto uomo] per comunicargli che smetto, e me lo vedo davanti col telefono in mano. Stava per chiamare me. Telepatia da stress. Il trio così composto riparte ma nella mia mente l’unico obiettivo è diventato: arrivare in base vita al 78 e staccare tutto.

A peggiorare le cose, i due camminano in modo talmente efficiente e veloce che rapidamente mi distaccano.

E questa ci mancava, manco a camminare riesco. Non che lo abbia scoperto ora, che cammino male, ma l’evidenza è agghiacciante.

Ma…. Faccio giusto qualche passo di corsa e scopro che se corro non mi bruciano più i muscoli.

Se corro funziono.

Non vedo molta scelta quindi, decido di guardare per terra (l’alternativa è vedere la gente che si diverte a fare il bagno nel fiume) e raggiungere in qualche modo la base.

Poi un pensiero mi attraversa l’encefalo e lo folgora come un elettroshock.

Il pensiero dice: “ma tu vuoi veramente essere questa lagna del Kazzo che per un po’ di sete e un più di bruciore muscolare paralizzante, ma che è passato, molla tutto? O vuoi essere la guerriera che ti sembra di essere quando hai il culo sul divano???”

L’encefalo in piena autonomia barra la casella guerriera.

Si mangia e si va.

EKEKAZZO.

Combinazione, da quando la mente è tornata sul pezzo le cose migliorano. Il gesto migliora, l’umore migliora, tutto è più facile.

Supero fino a portarmi in terza posizione assoluta che fortunatamente mantengo fino alla finish Line”.

8 Agosto - Il programma olimpico di Tokyo si chiude come da tradizione con la maratona maschile: il keniano Eliud Kipchoge, grande favorito della vigilia, vince in 2h08:38, bissando il successo di Rio 2016. Nella storia dei Giochi Olimpici solo altri due atleti erano riusciti a fare doppietta: l’etiope Abebe Bikila (Roma 1960 e Tokyo 1964) e il tedesco dell’est Waldemar Cierpinski  (Montreal 1976 e Mosca 1980).

Netto il distacco sugli avversari (era dal successo di Frank Shorter a Monaco 1972 che non si registrava un vantaggio così notevole): l’olandese di origine somala Abdi Nageeye è secondo in 2h09:58 superando in una volata a tre il belga (pure lui nato in Somalia)  Bashir Abdi, bronzo in 2h10:00, e l’altro keniano Lawrence Cherono, quarto in 2h10:02.  

Per gli azzurri, ventesimo Eyob Faniel in 2h15:11, quarantasettesimo Yassine El Fathaoui in 2h19:44; ritirato Yassine Rachik.

La gara, con partenza alle ore 7.00 (mezzanotte in Italia) sulle strade di Sapporo, registra 26 gradi e un forte tasso di umidità (80%) e vede al via 106 maratoneti in rappresentanza di 45 Paesi.

Passaggio al 5° km in 15:17 per il gruppone (53 atleti) guidato dal tedesco Petros e dal colombiano Suarez, nel quale sono presenti gli azzurri Rachik e Faniel, più dietro segue El Fathaoui.

Al 9° km la prima sorpresa, si ritira per problemi fisici il vincitore dell’ultima maratona di Londra, l’etiope Shura Kitata.

Al 10° km  passaggio del gruppo di testa (47 gli atleti) in 30:53, compresi  Faniel (17°) e Rachik (18°); El Fathaoui segue in 31:25.  

All’11° si ritira l’ugandese Stephen Kiprotich, oro olimpico del 2012.

Al 15° km (46:03) il gruppo di testa è formato da 43 atleti tra cui il trio keniano Kipchoge, Amos Kipruto e Lawrence Cherono, gli etiopi Lelisa Desisa e Sisay Lemma, lo statunitense Galen Rupp; tra loro resiste l’azzurro Faniel, mentre al 17° km perde contatto Rachik.

Al 20° km il gruppo (33 atleti) transita in 1h01:47, Faniel resiste.

A metà gara, passaggio in 1h05:13, il gruppo di testa guidato dal sudafricano Stephen Mokoka, si è ridotto a trentuno atleti, tra cui Faniel, ventiduesimo in 1h05:16; a breve distanza segue Rachik, trentaquattresimo in 1h05:31, staccato segue El Fathaoui, sessantaduesimo in 1h07:04.

Al 23° km altro ritiro etiope, è la volta di Sisay Lemma.

Al 25° passaggio in 1h17:24, con 28 atleti nel gruppo do testa.

Al 27° comincia la vera gara: Kipchoge cambia ritmo e in diversi perdono contatto dalla testa, compresi Desisa e il nostro Eyob Faniel. Restano al comando in 15.

Al 30°  km, con Kipchoge che guida il gruppo di 11 atleti in 1h32:31, ci sono gli altri due keniani (Amos Kipruto e Lawrence Cherono), l’olandese Nageeye, lo spagnolo Lamdassem, il belga Abdi, il tanzaniano Simbu, lo statunitense Rupp, il giapponese Osako, il marocchino El Goumri, il francese Amdouni. Faniel è 17° in  1h33:12, El Fathaoui è 56° in 1h36:36, mentre si è ritirato  Yassine Rachik.

http://podisti.net/index.php/in-evidenza/item/7551-yassine-rachik-un-miracolo-olimpico-malgrado-tutto.html#!Alberto_Colli_Rodolfo_Malberti_Yassine_Rachik_920x460

 

Appena superato il trentesimo, altra accelerata di  Eliud Kipchoge che correndo ciascun 5 km fino al 35° in 2:54 di media (14:28 il parziale: passaggio al 35° in 1h46:59), se ne va in solitudine, ricavando il vantaggio di 27 secondi sugli inseguitori Cherono, Lamdassem e Abdi.

Vantaggio che cresce ancor più nei successivi 5 chilometri, dal 35° al 40°, correndo in 2:59 al km di media (parziale di 14:56, passaggio al 40° in 2h01:55), sino a chiudere con il vantaggio di 1:20 sul secondo arrivato, tra gli applausi della gente per quest’uomo, autentico fuoriclasse, primatista mondiale (2h01:39 a Berlino nel 2018), unico uomo sotto le due ore in maratona nell’esperimento di Vienna del 2019.

Quinto lo spagnolo Lamdassem in 2h10:16, sesto il giapponese Suguro Osako in 2h10:41, settimo il tanzaniano Simbu in 2h 11:35; ottavo lo statunitense Rupp in 2h11:41.

76 i finisher. Tra chi non è arrivato, ci permettiamo ugualmente di stringerci attorno a Yassine Rachik, attingendo alla mailing list del suo 'scopritore' in Brianza, il dottor Rodolfo Malberti, il quale ha voluto rilanciare al 'suo' atleta un toccante messaggio del suo allenatore Alberto Colli: Caro Yass, da marzo al 14 luglio, giorno dell'ok del Comitato Olimpico di Roma, hai corso di più tra Padova, Roma, Monza etc..., per riuscire a distruggere l'atteggiamento ostativo delle Fiammeoro. Allenamenti in ore proibitive, poiché sottoposto a controlli fiscali quale soggetto in malattia.  Fisicamente c'eri ugualmente. Ma lo stress e la tensione non le hai allenate. Questa Olimpiade ti ha allenato. Ora i nuovi traguardi.

Colli ha ulteriormente disteso il suo pensiero così: Quello che è passato nella testa in questi 4 mesi è stato unico, difficile da controbattere. Lui oggettivamente nella prima quindicina di luglio, nel periodo caldissimo, da solo e alla mattina prestissimo ha fatto degli allenamenti che valgono ampiamente il suo personale. Forse sono mancate altre cose cioè il contorno che serve a cementare il tutto e cioè: serenità e tranquillità, tanto lavoro di quantità in quota, ha avuto picchi di stress altissimi, giornate e giornate di allenamento perse. Ha fatto tanto, fino al 14 luglio non era neanche sicuro di esserci! Tantissimi ritiri eccellenti o arrivi strascicati, condizioni tostissime ma ha fatto la sua gara ( 1h05’30” a metà ).
Oggi mi sento di dire che ha messo le basi per grandi maratone future. Bravo Yass e bravo Rudy.

Il quale "Rudy" così ha sintetizzato: Gara dura, rientro non semplice. Acquisirà il passo. Parigi è a tre anni da oggi. Molti ritiri importanti. È stato grande già ad esserci. Ciao, siamo tutti con te. È solo l'inizio.  Sei giovane e l'allenamento è una cosa, la competizione un altro.



 

 

7 Agosto - La 27enne keniana Peres Jepchirchir vince la maratona femminile dei Giochi olimpici di Tokyo in 2h27:20 precedendo la connazionale Brigid Kosgei, seconda in 2h27:36 e la statunitense Molly Seidel, terza in 2h27:46.

Sulle strade di Sapporo, con una temperatura di 25 gradi ma dall’alto tasso di umidità (84%), nonostante la partenza sia stata anticipata di un’ora,  al via ci sono 88 atlete che affronteranno il giro iniziale di 22 km, per poi correre due volte quello più breve di 10km. Per l’Italia, c’è Giovanna Epis.

Il passaggio del gruppo di testa al 5° km avviene in 18:02; al 10° km, passaggio in 36:16, in testa c’è il gruppone di circa 40 atlete, tra le quali le keniane Ruth Chepngetich (campionessa mondiale), Brigid Kosgei (primatista mondiale sulla distanza) e Peres Jepchirchir (due volte campionessa mondiale di mezza maratona),  l’israeliana Lornah Salpeter, l’etiope Roza Dereje, le statunitensi Sally Kipiego e Molly Seidel. Giovanna Epis è in fondo al gruppo (passaggi in 18:14 e 36:21).

Progressivamente aumenta il ritmo del più forti, con passaggio al 15 km in 53:47 (Epis è 8^ in 54:11) e al 20° in 1h11:27 con il gruppo di testa ridotto a dodici atlete con Salpeter e Jepchirchir al comando (Epis è 41^ in 1h12:34).

Il passaggio alla mezza maratona (temperatura salita a 28°) avviene in 1h15:14 (Epis 45^ in 1h16:36); al 25° tira il gruppo la keniana Jepchirchir (passaggio in 1h28:51), con gruppo ridotto in dieci (le tre keniane, Salpeter, Dereje, Seidel, Eunice Chumba (Bahrain), la tedesca Melat Kejeta, la giapponese Mao Ichiyama e la namibiana Helalia Johannes (Epis è 41^ in 1h30:43).

Al 30° km, passaggio in 1h46:04, perde il contatto dal gruppo di testa l’iridata Chepngetich, una delle super favorite della vigilia (Epis 31^ in 1h48:52).

Poco dopo, comincia a tirare il gruppo la statunitense Seidel: perdono terreno Johannes, Kejeta, Ichiyama e Dereje, mentre si ritira Chepngetich. Restano in cinque in testa, Jepchirchir allunga seguita da Kosgei (passaggio al 35° in 2h02:58), seguono Seidel, Salpeter e Chumba (Epis 29^ in 2h07:24).

Al 38° km aumentano il ritmo le due keniane con Jepchirchir  a tirare, segue Seidel a sei secondi, mentre cedono Chumba e Salpeter crolla. Non si dà per vinta Seidel, terza a sei secondi. Il passaggio al 40°  in 2h19:59 (Epis 30° in 2h26:29). Intanto, la temperatura è salita a 30 gradi.

L’azione di Jepchirchir è decisiva, stacca anche la connazionale e va a vincere l’oro olimpico: la curiosità è che per tutta la gara la vincitrice, quasi da gregaria, ha preso i rifornimenti per tutte le connazionali.

Quarto posto per l’etiope Roza Dereje in 2h28:38, quinto per la bielorussa - campionessa europea - Volha Mazuronak in 2h29:06, prima delle europee. Giovanna Epis è 32^ in 2h35:09.

NdD. "Ebbene sì... ora posso dirlo: sono un'olimpionica! 32esima alla mia prima Olimpiade!" si è affrettata a twittare la Epis. Le avevano  risposto in anticipo, da Tokio: Jacopo Volpi il 6 agosto, a proposito del karatè, "che non era sport olimpico, ma adesso il nostro Luigi Busà non è olimpico, ma olimpionico, perché ha vinto"; e il coltissimo Bragagna, che l'8 agosto durante la telecronaca della maratona maschile, divagando su Gabriella Dorio, ha precisato che lei sì è olimpionica, "da Olympia+Nike, la vittoria alata". Sarà anche vero che molti abusano di Olimpionico in senso "episiano" (e qualche vocabolario lo registra, ma solo come deviazione dall'uso corretto), ma fino a prova contraria il CONI si chiama Comitato Olimpico e non Olimpionico [Fabio Marri]

Venerdì, 06 Agosto 2021 22:31

Tokyo: meraviglioso oro per la 4X100 uomini!

6 Agosto - "È vero, credetemi, è accaduto": la staffetta 4x100 maschile italiana vince l’oro Olimpico!

Meraviglioso il quartetto formato da Lorenzo Patta, Marcell Jacobs, Fausto Desalu e Filippo Tortu, che in 37.50 – record italiano – supera in rimonta la Gran Bretagna (37.51) e il Canada (37.70), ottenendo il secondo tempo di sempre in Europa e il quinto di ogni epoca al mondo. Decisiva l'accelerazione finale di Tortu che, desideroso di riscatto dopo le prestazioni così così sui 100, ha rimontato il rivale inglese superandolo negli ultimissimi metri malgrado il quasi-tuffo che l'altro ha tentato sulla linea del fotofinish.

Per l’Italia di atletica è il quinto oro, un record.

Queste le dichiarazioni rilasciate dai campioni olimpici:

Marcell Jacobs: “Prima di entrare in pista, ci siamo guardati negli occhi e abbiamo capito che potevamo fare qualcosa di incredibile. All’ingresso abbiamo scelto di non fare nessun saluto particolare, e che il nostro saluto sarebbe stata la vittoria. Ci abbiamo creduto, è qualcosa di fantastico. Tokyo mi sta regalando tantissimo, per me è il secondo oro, chi se lo sarebbe mai aspettato. Questo forse per me vale anche di più, condiviso da un gruppo che si prepara insieme da tanto tempo e che ha fatto tante gare insieme, anche sbagliando, ma quegli errori ci hanno portato ad arrivare qui. Al cambio Fausto mi ha quasi anticipato senza chiamarlo ma è stato perfetto, poi so bene che Filippo quando si tuffa sul traguardo può guadagnare quel centesimo... Abbiamo fatto un grandissimo lavoro, con tutti, con gli altri staffettisti che sono a Tokyo e con chi è rimasto a casa e sta facendo il tifo. È un lungo percorso che ci ha portato fino a qui, siamo sul tetto del mondo. Grazie a tutti gli italiani che ci hanno sostenuto, grazie per questo sogno che mi state regalando. Siamo l’Italia, la migliore di sempre”.

Filippo Tortu: “Difficile parlare della mia frazione e non di noi, la staffetta si corre in quattro. Grazie al prof. Filippo Di Mulo e a Giorgio Frinolli che ci hanno seguito in questi anni. A tutti i compagni, a Manenti, Polanco e Infantino che sono qui, a Cattaneo e Rigali che sono a casa. Quando sono partito ho visto che il britannico era a fianco. Ho pensato solo a stare rilassato. Sapevo che se l’avessi fatto, l’avrei preso e superato. Ero più lucido mentre correvo che quando ho tagliato il traguardo, perché non potevo credere che fosse successo davvero. All’arrivo la mia impressione era di avercela fatta, però era talmente impensabile, ma poi ho visto il delirio nella nostra tribuna... Ho chiesto ai compagni se era vero, che avevamo vinto noi. Poi quando ho visto Italia sul tabellone, il tempo non l’ho nemmeno guardato. È stratosferico, ma non mi interessa. Dentro di me è successo di tutto, non mi commuovo facilmente, ma ho pianto. Per i britannici abbiamo sempre avuto ammirazione, perché hanno vinto tutto senza superstar, ma stavolta ci hanno fatto loro i complimenti. È l’emozione più bella che si possa immaginare. E la cosa più bella sarà cantare l’inno domani”.

Fausto Desalu: “Siamo un bel gruppo, abbiamo lavorato tanto. Quello che ha fatto la differenza, quel centesimo di secondo, è il grande gruppo che ci unisce, che è una cosa fantastica. Ci siamo detti l’uno con l’altro: ‘ti fidi di me?’ e ci siamo risposti: ‘sì, e pensavi che ti dicessi di no? Crediamoci, perché può succedere’... E l’abbiamo fatto! Sentivo l’emozione, perché quando sai che puoi vincere un oro, tutto deve essere perfetto. E con gli avversari c’è rispetto, dopo che è finita la gara siamo amici”.

Lorenzo Patta: “È la mia prima Olimpiade, meglio non poteva andare. Sono felicissimo, al settimo cielo. Ero molto concentrato, per fare una buona partenza e consegnare il testimone a Marcell in modo da lasciarlo andare il più veloce possibile. Ancora non ci credo, devo ringraziare loro tre e tutti gli altri compagni che ci hanno accompagnato in questo percorso”.

E' giusto dare la parola anche al neopresidente federale Stefano Mei, che di Olimpiadi sa qualcosa avendo ottenuto il miglior piazzamento italiano di sempre sui 5000 (settimo a Seul 1988), e oggi, rispondendo coi fatti alle critiche, constata come mai l'atletica italiana avesse ottenuto cinque ori. : “È un’Olimpiade strepitosa. I ragazzi hanno fatto molto più di quello che ci si potesse aspettare. A loro avevo chiesto semplicemente di divertirsi e di cercare di fare il massimo per loro“. E ancora: "Sono assolutamente soddisfatto di come stia andando qui a Tokyo, con il 60% del passaggio dei turni e fuori dal campo con una squadra che ammiro per educazione e disponibilità. La nostra è una gioventù di altissima qualità. Mi aspetto che dall'autunno i campi di atletica siano frequentati da tanti ragazzi nuovi”.

6 Agosto - Incredibile, 24 ore dopo la medaglia d’oro di Massimo Stano, Antonella Palmisano, altra pugliese di Mottola (in provincia di Taranto), nel giorno del suo trentesimo compleanno, va a conquistare il titolo di campionessa olimpica della 20 km di marcia in 1h29:12. Argento alla colombiana Sandra Lorena Arenas in 1h29:37, che precede la cinese Liu Hong, bronzo in 1h29:57.

Lo scenario è lo stesso del giorno prima, siamo sul circuito di 1 chilometro all’Odori Park di Sapporo, mille chilometri a nord di Tokyo, sull’isola di Hokkaido: anche il clima è simile con 31 gradi, 64% di umidità.

Si parte piano con i primi tre km alla media di 4:40, per aumentare leggermente al 4° (4:31), e passare ai 5° km in 23:04, con il gruppo di testa guidato dall’azzurra e dalle tre cinesi Liu, Yang e Qieyang (il podio mondiale di Doha). Eleonora Giorgi è purtroppo subito in difficoltà, dopo aver preso un'ammonizione per marcia irregolare; al 6° km si ferma per diversi minuti, piangendo, per poi ripartire ma oramai fuori gara, per quello che il telecronista Bragagna chiama spirito decoubertiniano. Valentina Trapletti è invece in fondo al gruppo di testa.

Al 10° km  Palmisano guida il gruppo al comando in 45:57, Trapletti  è ventiduesima in 46:16.

Il ritmo rimane sempre sui 4:30, al km il gruppo di testa è formato da circa dieci atlete, fino al 15° quando la piccola accelerazione della brasiliana Erica de Sena (44:25), porta a staccarsi sorprendentemente la cinese Qieyang, seguita dall’australiana Jemima Montag.

Ma il vero cambio di passo lo porta propria la nostra Antonella al 16°, con il km chiuso in 4:16, al quale risponde solo la cinese Yang, mentre si staccano la Liu, la colombiana Arenas e la già citata De Sena.

Antonella spinge ancora (17°km in 4:06), così anche la Yang soffre, prende un cartellino e perde terreno. Risale, viceversa, la Arenas che riprende la cinese e insieme cercano di inseguire la Palmisano, che intanto rischia di cadere su una boa.   

Ma il terzo cartellino e la conseguente sosta di due minuti in penalty zone fermano la cinese, mentre la Palmisano aumenta ancora con il 18° km marciato in 4:09, e vola verso la vittoria aumentando negli ultimi due km conclusi entrambi in 4:06. Dietro cerca di risalire la de Sena, che supera la Liu. Si avvicina alla Arenas, ma è  fermata dai giudici definitivamente (anche lei aveva già subito la penalty zone) e sostanzialmente la gara finisce qui, con il podio oramai definito.    

Valentina Trapletti è ottima diciottesima in 1h33:12, mentre la Giorgi, alla quale va il merito di non essersi ritirata,  chiude 52^ in 1h46:46, trovando la forza di incitare la Palmisano negli ultimi metri verso la medaglia d’oro.

Le parole di Antonella: “Non mi rendo ancora conto, sono entusiasta di quello che ho fatto!  È ancora più bello, nel giorno del mio compleanno. Volevo che tutti i sacrifici di questi anni potessero essere ripagati del tutto. Negli ultimi 5 km ho sentito tanta energia dentro, ho portato con me tutte le persone care che mi davano forza, avevo la pelle d’oca. Si è realizzato il sogno della mia carriera di atleta. Negli ultimi mesi, ho pianto tanto. Era quasi impensabile che potessi fare l’impresa quest’oggi, ho avuto problemi fisici all’anca, sono stata ferma a lungo e temevo di dover rinunciare. L’oro di ieri di Massimo Stano mi ha fatto venire i brividi, mi ha dato una carica in più, come già successo con le vittorie di Tamberi e Jacobs e con il trionfo agli Europei di calcio. È un periodo magico per l’Italia. Adesso non vedo l’ora di sentire l’inno. E di abbracciare i miei familiari e mio marito: sicuramente sarà svenuto a casa insieme al mio cane…”.

Da ricordare, infine, che, nella nostra notte, la 50 km di marcia maschile è stata vinta dal polacco Dawid Tomala in 3h50:08 davanti a Jonathan Hilbert (Germania) in 3h50:44 e al canadese Evan Dunfee 3h50:59. Ventitreesimo Andrea Agrusti in 4h01:10, ritirati Teodorico Caporaso e Marco De Luca.
Si è trattato dell'ultima edizione olimpica su questa distanza, spazzata via dai sospetti di doping e (come aggiunge il "Corriere della sera" di oggi) dall'eccessiva discrezionalità dei giudici nel valutare la regolarità della marcia degli atleti, ciò che avrebbe condizionato i risultati molto più dell'effettivo valore dei marciatori.

 

5 Agosto - E’ ancor più grande Italia: Massimo Stano, il 29enne pugliese di Palo del Colle (quindici chilometri da Bari), si è laureato stamattina (pomeriggio in Giappone) campione olimpico della 20km di marcia, regalando al medagliere azzurro dell’atletica il terzo oro, dopo quelli di Tamberi e Jacobs.

Sul circuito da un chilometro all’Odori Park di Sapporo, mille chilometri a nord di Tokyo, sull’isola di Hokkaido, Massimo si è imposto in 1h21:05, precedendo i due nipponici, padroni di casa, Koki Ikeda, secondo in 1h21:14, e Toshikazu Yamanishi, terzo in 1h21:28.

Per l’Italia è la terza medaglia d’oro sulla distanza, dopo quelle di Maurizio Damilano a Mosca 1980 e quella di Ivano Brugnetti ad Atene 2004.

Gli altri due azzurri Francesco Fortunato e Federico Tontodonati hanno chiuso rispettivamente quindicesimo in 1h23:43 e quarantaquattresimo in 1h31:19.

Giornata calda e umida (29°), con i marciatori tutti compatti, quando, poco prima del 5° km, va avanti il cinese Wang Kaihua, subito tallonato dall’indiano Kumar, con tutti gli altri in gruppo compresi i giapponesi Yamanishi (campione del mondo) e Ikeda, il russo Mizinov, lo spagnolo Martin, lo svedese Karlstrom, e il messicano Olivas.

All’8° Km i due fuggitivi sono avanti di 11 secondi (32:56), ma presto l’indiano si stacca, mentre Wang Kaihua aumenta il vantaggio a 13”: il fuggitivo cinese passa al 10km in 40:55, seguono Yamanishi, Stano e Ikeda, tutti in 41:05;   13° Fortunato in 41:17, 37° Tontodonati in 42:38.

Comincia dal 12° km l’azione decisa di Stano che riporta il gruppo di testa a riprendere Wang: il gruppo è formato da Massimo, dai due spagnoli Garcia e Martin, dai due giapponesi Yamanishi e Ikeda e dai due cinesi Wang e Zhang (è costretto a staccarsi il russo Mizinov, fermato dai giudici in penalty zone di due minuti).

Stano guida il gruppo al passaggio del 15° km (1h01:27), con gli altri sei marciatori sempre vicinissimi.

Ma l’accelerata di Stano, al 17° km in 4:04, provoca il distacco dei due cinesi e dei due spagnoli, con i due soli giapponesi a tenere il ritmo dell’azzurro, con passaggio al 18° km in 1h13:30 (parziale di 3:48).

Altro cambio di ritmo di Stano, che al 19° passa in 1h17:22 (3:52): perde contatto Yamanishi, Ikeda cerca di resistere, ma Stano è ormai lanciato verso il successo: festeggia con il pollice in bocca, dedicando il successo alla piccola Sophie nata a febbraio, per poi attendere i due giapponesi e salutare il loro arrivo con l’inchino, con un gesto altamente sportivo.

Le parole di Stano: “Me lo sentivo quest’oro. Le medaglie di Jacobs e Tamberi mi hanno dato una spinta in più, il ringraziamento va anche a loro. È stata una gara veramente dura, con caldo, umido, come piace a me. Ho sperato che piovesse e ci fosse ancora più umidità, perché so che in queste condizioni soffro meno degli altri. Non ho mai avuto ottime sensazioni in gara, anche se può sembrare strano. Negli ultimi due mesi per darmi coraggio mi ripetevo ‘sono il più forte, sono il più forte del mondo’, e anche in gara ho lavorato molto mentalmente. Mi ripetevo in testa di essere il migliore. Un mese e mezzo fa ho avuto un’infiammazione al bicipite, quindi abbiamo dovuto frenare un po’ con gli allenamenti. Per compensare quello che non ho guadagnato con il lavoro, ho dovuto lavorare a livello mentale. Questa strategia mi ha dato fiducia. La vittoria è dedicata a mia figlia Sophie e mia moglie Fatima che mi sopportano e supportano; al mio coach Patrizio “Patrick” Parcesepe, perché non si può fare un risultato da soli, ma serve intorno un grande staff. Sono veramente contento, incredulo. Spero che non sia un sogno, non voglio andare a dormire, come ha detto Tamberi. Devo ancora realizzare, non so quanto ci metterò ma spero il meno possibile per guardare ancora più avanti”.

Si chiudono in maniera deludente i Giochi Olimpici di Tokyo per Yeman Crippa: dopo il decoroso undicesimo posto nella finale dei 10000 metri, il trentino è eliminato nelle batterie dei 5000 chiudendo in 15^ posizione in 13:47.12.

In una gara dai ritmi iniziali davvero molto lenti, con passaggio ai 3000 in 8:34, Crippa cerca di dare un’accelerata ponendosi in testa al plotone, ma senza esito. Ma negli ultimi due giri e soprattutto nell’ultimo, quando i rivali cambiano passo, l’azzurro appare  scarico, spremuto, chiudendo sofferente quasi al passo.

Si qualificano il keniano Nicholas Kimeli in 13.38.87, il canadese Mohamed Ahmed in 13:38.96, lo statunitense William Kincaid in 13:39.04, l’ugandese Oscar Chelimo in 13:39.07  e Birhanu Balew del Bahrain in 13:39.42.

La seconda batteria può gestire il ritmo sulla base della lenta precedente: vanno in finale, sfruttando anche i tempi di ripescaggio, lo spagnolo Mohammed Katir, in 13.30.10, l’americano Paul Chelimo in 13:30.15, il canadese Justyn Knght in 13:30.22, i due ugandesi Jakob Kiplimo in 13:30:40 e Joshua Cheptegei in 13:30.61; l’etiope Milkesa Mengesha in 13:31.13, il britannico Andrew Burchart in 13:31.23, lo statunitense Grant Fisher in 13:31.80, il francese Jimmy Gressier in 13:33.47, il guatemalteco Luis Grijalva in 13:34.11 e l’australiano Morgan McDonald in 13:37.16.  

 “Quante batoste nella mia prima Olimpiade, spero proprio che il detto ‘quello che non uccide fortifica’ sia vero”, il commento amaro di Yeman sui social.

2 Agosto - Un settimo posto, il record italiano di Roberta Brunet (14:44.50 nel 1996) sfiorato e la migliore prestazione nazionale under 23 in 14:46.29 (quasi dieci secondi di progresso in confronto alla batteria di venerdì - 14:55.83): si chiude in maniera decisamente positiva la prima esperienza ai Giochi Olimpici di Nadia Battocletti.  

Il successo va all’olandese Sifan Hassan in 14:36.79 che precede in volata la keniana Hellen Obiri (14:38.36) e l’etiope Gudaf Tsegay (14:38.87).

La 21enne trentina è la seconda delle europee al traguardo.

Di seguito la cronaca e l’intervista a Nadia, riportate sul sito della Fidal:

5000 donne - finale - Sempre più entusiasmante Nadia Battocletti. Trema il record italiano dei 5000 metri, come non mai. Nella finale olimpica c’è l’ennesimo, enorme miglioramento di una stagione da incorniciare. Subito cancellato il 14:55.83 di tre giorni fa, con un fantastico 14:46.29 a meno di due secondi dal primato per la figlia d’arte trentina che quest’anno ha vinto a livello continentale tra le grandi (con il trionfo agli Europei a squadre) e in campo giovanile (conquistando il titolo under 23). A Tokyo viaggia con le big mondiali nei primi quattro chilometri, agganciata al gruppo, con la sua falcata leggera ed efficace. Si corre con parziali di 3:02, 6:01 e 9:01 sulla spinta dell’etiope Ejgayehu Taye, poi l’andatura aumenta (11:58) e la 21enne azzurra si ritrova da sola, all’ottavo posto, prima di recuperare una posizione ai danni della turca Yasemin Can. Furibondo l’ultimo giro che incorona la stakanovista Sifan Hassan (14:36.79), di nuovo in pista dopo il primo turno dei 1500 al mattino, dove ha vinto la batteria nonostante una caduta. L’olandese, già due ori mondiali a Doha (ma in quel caso con i 10.000 abbinati ai 1500), spazza le velleità dell’ex iridata keniana Hellen Obiri (14:38.36) e di un altro pezzo da novanta come l’etiope Gudaf Tsegay, in pista da leader stagionale ma terza in 14:38.87.

“Per la seconda volta ho assaporato l’atletica delle grandi - esulta Nadia Battocletti - Le avevo lì. Ho corso accanto alla Hassan per tutta la gara. Forse ho sbagliato a staccarmi quando le altre sono andate via, con due ragazze che non riuscivo a superare. Sono passata in 13:44-13:45 e quindi dovevo chiudere in 59-60 secondi per fare il record italiano. È stata una rincorsa. Volevo finire il più veloce possibile ma le vedevo sempre più lontane. Me le sono fatte sfuggire. Comunque è una finale olimpica, ho ventuno anni, c’è ancora molto su cui lavorare, soprattutto nei chilometri: le atlete di testa faranno 150 km settimanali, io a malapena cento. E questo fa la differenza nel mezzofondo”. Si guarda avanti, con ottimismo: “Sono tutti segnali che sto crescendo bene - continua - per quest’anno di 5000 ne ho fatti abbastanza, ora rallenterò un attimo per poi riprendere e fare qualche gara spuria per terminare la mia stagione. Poi preparo gli Eurocross di Dublino”. Che vuol dire gareggiare con così tante big? “Le vedevo a Londra 2012, mi sembravano aliene, credevo fosse impossibile correre con loro in un’Olimpiade. E invece eccoci qua. E con il papà-coach Giuliano l’avevamo immaginata proprio così questa gara. Cioè che avrebbero strappato. Rallentato di colpo. Ripartite repentinamente. Questa capacità di leggere la gara arriva dall’esperienza dei miei genitori: quello che conta è il coraggio, restare lì attaccati e non mollare mai. Già dalla batteria ho capito che devo lavorare ancora un paio di anni per stare lì con loro. Per ora sono arrivata a 4300-4400 metri. Sul resto, ci stiamo attrezzando”.

30 Luglio - Cominciato il ricco programma dell’atletica ai Giochi Olimpici di Tokyo: segnaliamo subito la brillante qualificazione in finale di Nadia Battocletti nei 5000 metri donne con il crono di 14:55.83, chiudendo in terza posizione nella seconda batteria, undicesimo crono complessivo.

La 21enne trentina è protagonista di una eccezionale rimonta finale (ultimo km in 2:43), realizzando il personale e la migliore prestazione italiana U23 che le valgono la qualificazione diretta alle spalle dell’etiope Gudaf Tsegay (14:55.74) e della keniana Hellen Obiri (14:55.77).   

Questi i parziali: 3:04.2 il primo 1000 (ottava), 3:03.1 il secondo (decima), 3:04.6 il terzo (undicesima), 3:00.3 il quarto (settima), 2:43.6 l’ultimo (terza).

''Nei primi tre chilometri il ritmo era tale da consentirmi di pensare. Le vedevo salire, rallentare, spintonarsi, poi nel finale ho pensato: mi butto, quel che viene viene. Ai duecento ho pensato di partire, lì ho capito che avrei potuto giocare le mie carte in volata. Ed è andata bene. Cosa aspettarsi da me in finale? E' la mia prima esperienza in campo internazionale, credo sia già tantissimo quello che ho fatto oggi, ma voglio migliorarmi ancora. Ovviamente ci deve essere il giorno giusto, la testa giusta, e soprattutto le gambe. Ce la metterò tutta, rimarrò attaccata fino alla fine, cercherò di sprintare, sapendo che correrò contro delle aliene, atlete che fanno 40 secondi meno di me. Ho ancora 21 anni, sto crescendo, non sento nessuna aspettativa, anche se sì, oggi sento queste atlete molto più vicine, perlomeno in questo tipo di gare".

Miglior crono totale per l’olandese acquisita Sifan Hassan che vince la prima batteria in 14:47.90. 

Lunedì alle 14.40 italiane, la finale.

E a proposito di finale, nei 10000 uomini, Yeman Crippa è undicesimo in 27:54.05,  secondo degli europei dietro il francese Amdouni, decimo in 27:53.58.  Oro all’etiope Selemon Barega in 27:43.22, che precede gli ugandesi Joshua Cheptegei (27:43.63) e Jacob Kiplimo (27:43.88).     

Gara dai ritmi lenti, con la tattica a far da padrona fino agli ultimi due giri quando il cambio passo fa staccare il nostro Yeman dal gruppo di testa, fino a chiudere in un tempo che non lo soddisfa per niente.

"Mi aspettavo tutta un'altra gara, una prova da 27 minuti, o anche sotto, e invece è venuta fuori una corsa a strappi, molto tattica. Ai 5000 ho capito che l'obiettivo del record italiano era andato, e ho provato a concentrarmi sul piazzamento, ma si sono susseguiti troppi cambi di ritmo, e ora, a posteriori, dico che avrei probabilmente dovuto cercare di rimanere costante sul ritmo. Peccato, è l'unica cosa che posso dire, sarà tutta esperienza per il futuro. Cercherò di dare tutto nei 5000 tra qualche giorno”.

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