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Maurizio Lorenzini

Maurizio Lorenzini

appassionato di atletica, istruttore Fidal e runner

Una gara che promette di essere bella, tuttavia arrivata …nel momento sbagliato, causa pandemia. Da qui la decisione degli organizzatori di rinviare la prima edizione dal 21 marzo 2021 al 2 e 3 aprile 2022. Però …. qualcosa succede ugualmente, vediamo nel dettaglio i vari passaggi.

Questo il comunicato degli organizzatori:

La LAKE GARDA 42, maratona sul lago di Garda originariamente prevista per il prossimo 21 marzo, è stata rinviata al 2022, per la precisione nel weekend del 2 e 3 aprile. La decisione degli organizzatori, presa in collaborazione con la regione North Lake Garda, ha come obiettivo la tutela dei runner e il rispetto delle norme sanitarie, ma anche lo scopo di proporre – quando si potrà farlo in tutta sicurezza – un evento di festa sportiva.

“La situazione attuale, le incertezze in termini di mobilità e le direttive sanitarie ci hanno costretto a riprogrammare la LAKE GARDA 42 per l’anno prossimo. È una decisione difficile per noi, per i nostri partner e per tutti i runner che avrebbero voluto partecipare, ma è anche l’unica possibile.” ha commentato Christian Deissenberger, a capo dell’organizzazione della gara. “Per noi, la LAKE GARDA 42 e tutte le attività ad essa connesse devono rappresentare un’occasione per celebrare lo sport, un momento in cui chi vi partecipa può godere di una vera atmosfera di ‘pure running’.  Attenderemo con pazienza il 2022, con l’intenzione di proporre un evento di questo tipo, assicurandoci che sia sicuro per tutti.”

Rimborsi per le iscrizioni, nessuno spostamento al 2022, come spesso accade: gli organizzatori hanno già avviato la procedura di rimborso per gli iscritti all’edizione 2021 della LAKE GARDA 42. Il rimborso sarà effettuato in automatico: la quota d’iscrizione verrà restituita direttamente sui conti bancari degli iscritti, che non avranno quindi bisogno di avviare nessuna procedura personalmente. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito della manifestazione, lakegarda42.com LAKE GARDA 42 –

Ma qualcosa succederà comunque il prossimo 21 marzo: una EditionZero un po’ particolare, vediamo di cosa si tratta. E’ sempre Christian Deissemberger a spiegare cosa accadrà.

“LAKE GARDA 42 è un evento nato per unire, e non vogliamo perdere quello spirito di aggregazione tipico del mondo dei runner. Pur rispettando tutte le misure di sicurezza e direttive attuali, siamo determinati a continuare, e dare un segnale forte alla comunità sportiva. Ecco perché abbiamo pensato a LAKE GARDA 42 – EditionZero, un'esperienza unica nel suo genere, che coinvolgerà un limitato numero di partecipanti, chiamati a rappresentare la comunità di appassionati.” L’EditionZero sarà l’evento alternativo alla gara, organizzato per domenica 21 marzo. L’appuntamento vedrà 10 runner correre sul percorso originario della maratona, dal quale potranno apprezzare gli iconici panorami locali e godere di un’esperienza senza pari, un momento dedicato unicamente a loro e alla loro passione per la corsa. Non solo, ma ai fortunati protagonisti della EditionZero sarà anche riservato un trattamento “d’elite”, con tutti i costi coperti dall’organizzazione. Un’esperienza che si farà in totale sicurezza, infatti è prevista la scorta ai partecipanti. Per ricevere questo speciale invito, sarà necessario presentare la propria candidatura tra il 15 e il 21 febbraio 2021, inviandola alla pagina www.lakegarda42.com/it/lg42-editionzero

Al termine di questo periodo, verranno selezionati i 10 partecipanti.

Per chi non prenderà parte fisicamente all’EditionZero ma vorrà comunque seguirne gli sviluppi, tutte le news saranno disponibili sui profili social della gara - @lakegarda42 su Instagram e @lakegarda42 su Facebook.

Le gare si possono fare, oggi la prova provata. Il contesto era davvero bello, il parco delle Cave, che ha fatto da splendida cornice alla manifestazione che sancisce il ritorno alle gare outdoor nella regione lombarda. La gara rappresentava la prima prova del campionato italiano di società assoluti e del campionato regionale di società master di corsa campestre.

http://podisti.net/index.php/in-evidenza/item/6900-brescia-cross-parco-delle-cave-edizione-della-ripartenza-dominata-da-puppi-e-zanne.html

Quantità e qualità a questo cross: quantità perché sono stati 590 i partecipanti (partenti), un numero più che discreto per questa specialità; qualità perché si sono confrontati i migliori specialisti delle corse campestri, ma anche tanti atleti che fanno altre scelte nell’atletica leggera ma che, giustamente, considerano i cross un passaggio importante nella loro preparazione.

Altro fatto rilevante: è stata una gara per tutti, dagli assoluti alle categorie allievi/e, juniores, promesse e fino ai master… over and over. Per tutti… o quasi, purtroppo per le categorie esordienti e ragazzi si dovrà attendere ancora un pochino.

Protocolli severi e fatti rispettare, con la buona collaborazione degli atleti. Accessi limitati al campo gara ai soli atleti in corrispondenza della propria batteria, con percorsi distanziati dopo la loro prova. Controllo della temperatura all’ingresso e gel disinfettanti in abbondanza in ogni angolo.

Gli atleti indossavano la mascherina in tutte le fasi del pre e post gara e la toglievano solo circa 500 metri dopo la partenza.

Sul fronte gare tante belle sfide, ne cito una per tutte: quella appassionante e avvincente tra gli assoluti maschili, con i compagni di team Atletica Valle Brembana, Francesco Puppi e Pietro Sonzogni a darsi battaglia fino agli ultimi 500 metri, dopo aver staccato gli avversari nel corso del secondo giro.

Distanze variabili secondo la categoria di appartenenza: 3700 metri per master donne allieve (un giro corto più un giro lungo); 5000 metri per juniores donne e allievi (due giri lunghi): 6200 metri per i master over 50 (un giro corto più due giri lunghi); 7500 metri per juniores uomini e promesse/ senior donne (3 giri lunghi); 10000 metri per i senior maschile (quattro giri lunghi). Il giro corto era di circa 1200 metri, quello lungo di 2500 metri.

Percorso piuttosto mosso, con un paio di difficoltà rappresentate da una salita duretta, di circa un centinaio di metri, e da una discesa insidiosa a metà del giro lungo. Bene il meteo, che ha tenuto nonostante le previsioni che davano pioggia, così come ha tenuto il fondo del percorso, al punto che io (ma non ero l’unico), ho corso con comuni scarpe da strada, anche se in questo caso quelle da trail avrebbero garantito un’aderenza ancora migliore. Ovvio che, in generale, le scarpe chiodate sono sempre la scelta migliore nelle corse campestri, magari riducendo la lunghezza dei chiodi in considerazione del fondo su cui si corre.

Un plauso sincero agli organizzatori, ASD Cellatica, Atletica Rodengo Saiano Mico, ASD Sport Brescia; a Fidal Brescia, che ha messo in campo competenza, entusiasmo e passione. Confido davvero che questa bella esperienza possa costituire da esempio e stimolo ad altri organizzatori. Ognuno ha certamente le sue difficoltà, ma le gare SI POSSONO FARE, solo che oggi bisogna essere più bravi che mai, anche nel sensibilizzare le autorità locali. Lo sport deve ripartire, tutto lo sport.

Appuntamento il 28 febbraio a Morbegno (SO), 24° Cross della Bosca, per la seconda prova dei campionati di società

Tutte le classifiche

Cominciano a mancare gli aggettivi per definire questo grande atleta, che ha iniziato a correre forte in età avanzata, ma poi non ha più smesso di stupire. Al Palaindoor di Padova con 8:22:54 ha realizzato la miglior prestazione mondiale M45 sui 3.000 metri, abbassando il precedente limite di 8:26:15 che apparteneva all’inglese Brad Burton. Raineri ha chiuso l’ultimo mille in 2’42!

L’atleta del Don Kenya Run ha corso nella serie riservata agli atleti con i migliori tempi di accredito, giungendo secondo dietro a Samuele Dini (Fiamme Gialle), vent’anni più giovane, che ha vinto in 8:20:52. Terzo Luigi Ferraris (Atl. Valle Brembana), un altro forte atleta master (M40), suo il tempo finale di 8:29:11.

Pur ottenendo ottimi risultati anche nelle corse più lunghe, difatti ha personali di 30:32 sui 10.000 metri e 1:08:25 sulla mezza maratona, il mezzofondo resta la sua specialità. Nel settembre 2020 aveva stabilito la miglior prestazione mondiale nel miglio, abbassando il limite che già gli apparteneva da 4:13:96 a 4:10:30.

A chi gli chiede dove vuole arrivare risponde sempre “sono ancora integro, mi diverto e…si può sempre migliorare”. Ecco, questo è il miglior spot possibile per chi pratica l’atletica leggera in età avanzata. Lo conosco bene, e sono certo che stupirà ancora tanto.

Domenica, 31 Gennaio 2021 18:22

Stefano Mei è il nuovo Presidente della FIDAL

31 gennaio 2021. L'atletica italiana ha scelto la discontinuità, questa potrebbe essere la prima chiave di interpretazione del risultato elettorale odierno, dopo l'assemblea tenutasi presso la Fiera di Roma.

Stefano Mei è il nuovo presidente per il quadriennio 2021-2024. L’ex mezzofondista azzurro, campione d’Europa dei 10.000 metri a Stoccarda nel 1986, ha vinto al ballottaggio con 31.051 voti, superando Vincenzo Parrinello che ha totalizzato 26.917 voti. Vittoria al ballottaggio, dopo che nella prima fase il risultato diceva Parrinello 24.286 e Mei 21.563. Fabbricini invece aveva raccolto 13.410 preferenze.

“Spero di poter essere il presidente che unisce, datemi fiducia e riusciremo a portare l’atletica dove deve stare”, le prime parole di Mei dopo la proclamazione. Stefano Mei, spezzino, 57 anni, vanta un luminoso passato da atleta (42 presenze in azzurro), il cui vertice è senza dubbio rappresentato dal titolo europeo conquistato a Stoccarda 1986 (la gara della celebre tripletta tricolore Mei-Cova-Antibo); successivamente è stato consigliere federale (2001-2004 e 2008-2012), e quattro anni fa sfidante ufficiale di Alfio Giomi, presidente uscente, dopo otto anni alla guida dell’atletica italiana.

E ora è il momento di mantenere le promesse, di rispettare i programmi presentati; non sarà un compito facile, in particolare sotto l'aspetto economico. Mei ha inserito nel suo piano importanti risorse da destinarsi ad atleti del settore giovanile ed ai tecnici, dovrà essere bravo a individuarle, probabilmente anche grazie a tagli in attività meno significative. Vedremo anche come procederà concretamente con un suo cavallo di battaglia durante la campagna elettorale, la meritocrazia.

E dovrà essere davvero bravo anche perché si trova un consiglio piuttosto "diversificato", molti componenti erano della cordata Parrinello. Speriamo davvero prevalga il buon senso, per il bene dell'atletica. 

In ogni caso, buon lavoro presidente.

IL NUOVO CONSIGLIO FEDERALE (anche qui sono tanti i nomi nuovi):

Quota dirigenti: Sergio Baldo 24.581 voti, Grazia Maria Vanni 22.745, Oscar Campari 22.396, Anna Rita Balzani 21.958, Sandro Del Naia 21.615, Alessio Piscini 19.879, Gianfranco Lucchi 18.920, Carlo Cantales 18.186.

Quota atleti: Margherita Magnani 93, Simone Cairoli 72.

Quota tecnici: Domenico Di Molfetta 82, Elisabetta Artuso 61.

Confermato come presidente del Collegio revisori dei conti Angelo Guida (28.306).

 

Una gara stellare, anche nel montepremi (oltre 300.000 dollari), quella che si correrà il prossimo 19 febbraio a Ras Al Khaimah, uno dei sette stati degli Emirati Arabi. Una gara che per noi italiani ha un’importanza particolare perché vedrà Yeman Crippa all’esordio in mezza maratona, dopo un 2020 a dir poco spettacolare per i risultati ottenuti: 1500 metri, 3:35:26; 3000 metri, 7:38:27; 5000 metri, 13:02:26. Ma non è da meno Eyob Faniel, che sempre nel 2020 a Siviglia ha stabilito il nuovo record italiano sulla maratona, 2:07:19 e sempre nella stessa città con 1:00:44 è andato molto vicino al record Rachid Berradi, che nel lontano 2002 corse la Stramilano in 1:00:20.

Con loro, ma un pochino più avanti, ci sarà un cast di atleti di altissimo livello. La notizia più importante è forse il rientro alle gare di Geoffrey Kamworor, dopo l’incidente che lo ha tenuto fuori gioco per oltre anno. Deteneva il record del mondo sulla mezza maratona (58:01, Copenaghen 2019) e qui troverà proprio Kibiwott Kandie, il nuovo primatista del mondo, che ha Valencia 2020 ha corso i 21097 metri in uno stratosferico 57:32. Sarà della partita anche il terzo classificato a Valencia, con un tempo sotto i 58 minuti (57:39), Alexander Mutiso. E poi il campione del mondo Jakob Kiplimo, Mosinet Geremew, che ha il quarto miglior risultato all time sulla maratona (2:02:55). Solo poco più dietro, almeno stand ai tempi attuali, Shura Kitata, 59:47 di personal best. Non mancano altri europei di valore, come Sondre Moen e Julien Wanders.

Non meno prestigioso il cast femminile, che vedrà Brigid Kosgei, detentrice del record del mondo in maratona, 2:14:04 (Chicago 2019); Ababel Yeshaneh che proprio qui a Ras Al Khaimah nel 2020 realizzò il record del mondo sulla mezza maratona, 1:04:31. Peres Jepchirchir, campionessa del mondo uscente (gara solo donne) grazie alla vittoria a Gdynia nel 2020. Hellen Obiri, all’esordio sulla distanza ma che si porta in dote un personale di 30:35 sui 10.000 metri; Ruth Chepngetich, che ha 2:17:05 in maratona.

Tornando ai nostri, Crippa raggiungerà Ras Al Khaimah dopo un periodo di allenamento prima alle Canarie e poi nel sud Italia. Faniel invece proviene da uno stage in altura a Kapsabeth (Kenya).

In totale saranno 70 gli atleti al via nelle gare élite.

 
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 Quanto sono “lunghi” 12 secondi distribuiti su 100 chilometri? Poco, pochissimo, eppure è andata proprio così nella cittadina di Chandler (Arizona, Stati Uniti), su un circuito di 11 chilometri.

Jim Walmsley, maratoneta classe 1990 con 2h15’ di primato personale sulla maratona, ha chiuso la sua fatica nel tempo di 6:09:26, a 12 secondi dall’attuale record del mondo di 6:09:14, stabilito nel 2018 dal giapponese Nao Kazami. 

La prestazione di Walmsley è di assoluto rilievo, se si pensa che ha corso per 100 chilometri alla media di 16,241 km/ora che, tradotto secondo i classici riferimenti podistici, significa 3’41"/km. Un risultato ancora più rilevante se si considera che l’atleta americano, nel corso dell’ultimo giro, ha urtato una recinzione, ferendosi alla spalla sinistra, come si vede dalla fotografia. 

Un tentativo di record un po’ particolare, sponsorizzato da Hoka One One che nell’occasione proponeva le nuove scarpe Project Carbon X 2, ciò che io intendo essere come la risposta ai brand Nike e Adidas, che sino ad ora sembrano dividersi il mercato delle scarpe più veloci.

Alla partenza di queste prove, che si doveva svolgere in contemporanea (fusi orari a parte) negli Stati Uniti e in Giappone, a Chiba, erano accreditati diversi altri atleti del team Hoka One One: Elov Olsson; Aiko Kanematsu; Yoshiki Otsuka; Catriona Jennings; Camille Herron.

Le gare sulla distanza dei 100 chilometri riportano alla mente le imprese di Giorgio Calcaterra, che nell’ormai lontano 2011 coprì il percorso del Passatore (di certo non pianeggiante come in questa occasione) nel tempo di 6h25:36.

Ora sarà interessante seguire gli sviluppi di questa nuova scarpa, Project Carbon X 2, appena introdotta sul mercato italiano da Hoka One One, società che sta ricevendo sempre più consensi, anche nella corsa su strada.

Una gara storica, non solo perché si corre per la quarantesima edizione, ma per tutto quello che si porta dietro. Gara che ho corso varie volte, sempre con ricordi che mi sono rimasti impressi nella mente e nel cuore. Manifestazione ripartita dopo la tremenda alluvione del 2002, che si era portata via la strada che nella Valle del Cervo conduce a Piedicavallo, grazie alla volontà del GAC Pettinengo e di Claudio Piana, popolare organizzatore di queste parti.

Il percorso di snoda da via Lamarmora, nel centro di Biella, a Piedicavallo, sono 650 metri di dislivello ben distribuiti su una distanza di 19 chilometri. La pendenza non è quindi impossibile, sono solo gli ultimi mille metri ( da Ponte Pinchiolo all’arrivo) che possono presentare il conto, in particolare se hai speso troppo prima: una vera e propria rampa, meglio… tenere la sguardo in basso. Però l’arrivo a Piedicavallo, e la bellezza di un paese dove pare si sia fermato il tempo, vale da solo la pena e la fatica.

Una gara storica che deve la sua importanza anche al fatto che qui si sono misurati atleti di altissimo livello: Franco Arese, Gianni Demadonna, Rita Marchisio, giusto per citarne alcuni.

Ora, più che mai, c’è voglia di tornare a correrla, nel rispetto delle normative. Di seguito il comunicato degli organizzatori, che spiega come si possa svolgere, il prossimo 21 marzo.

NOVITA': LA GARA DIVENTA NAZIONALE BRONZO

Con l'edizione 2021 la Biella-Balma-Piedicavallo ha acquisito lo status di “Manifestazione Nazionale Bronze di Corsa su Strada Fidal”: un salto di qualità importante, ma allo stesso tempo un impegno maggiore ad organizzare un grande evento. Stando agli attuali regolamenti Fidal e al Dpcm in vigore, tutti i runners tesserati Fidal o Eps potranno prendervi parte QUALSIASI SIA IL COLORE della regione/provincia di residenza. Non sarà invece possibile accettare iscrizioni da parte di atleti non tesserati, salvo nuove decisioni in merito da parte del governo.

I PERCORSI

Il percorso di entrambe le gare ricalca quello degli ultimi anni. La partenza della Biella-Piedicavallo avverrà alle ore 10 del mattino da piazza Vittorio Veneto, in zona pedonale: i concorrenti percorreranno via Italia, via Dante, via Repubblica e via Galilei, uscendo dal centro cittadino ed iniziando la salita verso la Valle Cervo percorrendo tutta la strada provinciale 100 che termina proprio la sua corsa a Piedicavallo. Una piccola deviazione si è resa necessaria in località Balma, proprio sul luogo di partenza della gara “corta” (prevista anche questa alle ore 10) in quanto la strada principale è ancora interrotta dopo l'alluvione dello scorso ottobre. La lunghezza totale è di 18,7 chilometri con un dislivello positivo di 615 metri. Dalla Balma (frazione di Campiglia Cervo), invece, gli atleti dovranno affrontare i 7 chilometri più duri con un dislivello di 330 metri che culmina con l'ultima ripidissima salita finale di circa 1 chilometro. Le strade saranno aperte al traffico veicolare.

ISCRIZIONI

Le iscrizioni sono aperte sul sito www.biellasport.net. Il costo è di 20 euro per la Biella-Piedicavallo e di 10 euro per la Balma-Piedicavallo. Per l’iscrizione c’è tempo sino a giovedì 18 marzo compreso. NON saranno accettate il giorno della gara. L’iscrizione non comporta il pagamento della quota che verrà saldata esclusivamente il giorno della gara al momento del ritiro del pettorale. Tutti gli iscritti devono essere in regola con il tesseramento Fidal (o Eps) e con la visita medico-sportiva agonistica.

REGOLAMENTO ANTI-COVID

Al momento del ritiro del pettorale a tutti gli iscritti verrà misurata la temperatura corporea e non sarà consentita la partecipazione a coloro a cui sarà riscontrata temperatura di 37,5° o superiore. Tutti i partecipanti sono tenuti a consegnare firmata l'autocertificazione Covid scaricabile dal sito www.biellasport.net.

Alla partenza i concorrenti dovranno presentarsi con la mascherina che sarà indossata anche per i primi 500 metri di gara. La mascherina dovrà essere portata con sé e reindossata correttamente subito dopo aver tagliato il traguardo e da quel momento tenuta sempre, anche all'aperto.

Se non varieranno le regole imposte dal dpcm in corso, prima della partenza dal proprio domicilio, gli atleti saranno obbligati a compilare una autocertificazione che attesti la legittimità dello spostamento, giustificato dalla partecipazione a gara nazionale di corsa su strada. 

CLASSIFICHE E MONTEPREMI

Nonostante le chiare problematiche legate al momento storico, gli organizzatori sono riusciti a mantenere un montepremi in denaro e tanti premi in natura per i migliori classificati grazie al prezioso apporto di numerosi partner: Officina Andrea Ramella Bon, Termoidraulica Naccarato Gianni, Sergent Major, Eurometallica, Botalla Formaggi, MA Service, Lauretana, Microtech, Menabrea e Ab Bonandini. I primi 5 uomini e le prime 5 donne della Biella-Piedicavallo e i primi 3 uomini e le prime 3 donne della Balma-Piedicavallo si divideranno un montepremi totale di ben 1750 euro. Dal 6° classificato della corsa lunga e dal 4° classificato della corsa corta, verranno consegnati ben 188 premi in natura riservati ai primi 5 di ognuna delle 9 categorie d'età della Biella-Piedicavallo e ai primi 3 di ognuna delle 9 categorie d'età della Balma-Piedicavallo. Tutti i premi di categoria saranno distribuiti alla riconsegna del pettorale, mentre le premiazioni assolute sono previste a partire dalle 12.30 in zona traguardo. 

SERVIZI AGLI ATLETI

E' assicurato il servizio medico al traguardo e la presenza di una ambulanza lungo il percorso. Sul tracciato saranno i volontari dei gruppi AIB Biella Orso e Valle Cervo a vigilare sugli atleti.

Compreso nel costo di iscrizione il servizio di trasporto borse dalle partenze all'arrivo, mentre per chi lo desidera è stato attivato (al costo di euro 12 a persona) il servizio navetta con bus per il rientro a Biella dopo la gara: partenza da Piedicavallo alle ore 13.30. La prenotazione deve essere fatta all'atto dell'iscrizione.

Alla riconsegna del pettorale verrà fornito all'atleta il pacco gara comprendente premio di partecipazione e ristoro: è stato annullato, non essendo previsto dalle normative anti-covid il classico ristoro di fine gara tutti insieme. Lungo il percorso sono previsti posti di rifornimento idrico dove verranno consegnate bottiglie di acqua sigillata.

 L'ALBO D'ORO

Nell'albo d'oro della Balma-Piedicavallo troviamo 2 vittorie per Francesco Carrera e una per Andrea Nicolo in ambito maschile, dove il record del percorso è di Carrera, a segno nel 2019 in 24'58”.

Tra le donne un successo a testa per Rachele Young, Miriam Di Vincenzo e Arianna Reniero: quest'ultima nel 2019 ha chiuso in 32'13” siglando il record del percorso.

Per quanto concerne la Biella-Piedicavallo il percorso è variato molte volte nel corso degli anni, anche se solo di qualche centinaio di metri in più o in meno. Il valsesiano Italo Quazzola nel 2019 ha siglato il record di quello attualmente in uso con il tempo di 1h04'28”, mentre tra le donne è Giorgia Morano a detenerlo, con il tempo di 1h17'57” nel 2018. 

Nelle 39 edizioni fin qui disputate sono stati ben 30 vincitori differenti in ambito maschile e 28 in quello femminile. Vincitori multipli sono Bruno Bruera (3 volte nel 1987, 1988 e 1990), Matteo Avataneo (1984, 1991 e 1994), Franco Arese (1973 e 1974), Gianbattista Bassi (1975 e 1976), Giuseppe Moretti (1980 e 1983), Walter Durbano (1986 e 1995) e Alberto Mosca (2014 e 2018).

Tra le donne il record di vittorie appartiene a due atlete che sono salite per quattro volte sul primo gradino del podio: Clara Sacchetti nel 1972, 1973, 1974 e 1976; Beatrice Distolfo nel 1991, 1994, 1995 e 1996. tre le vittorie di Lara Giardino (2001, 2016 e 2017), due quelle di Silvia Silvia Bracco Jacolino (1979 e 1980) e Margherita Zublena (1985 e 1988).

 

 

Il pezzo di Sebastiano Scuderi, LEGGI QUI, contiene un’analisi tanto impietosa quanto lucida e precisa sullo stato delle gare agonistiche; nel 2020 il covid ha generato una riduzione del calendario agonistico pari all’83% (sommando le gare Fidal e quelle degli enti di promozione sportiva, EPS), con una perdita economica secca per le casse federali, per diversi brand e sponsor e per gli organizzatori di gare, in particolare quelli dei grandi eventi. Certo che ci sono dei settori dello sport che hanno registrato perdite, in termini assoluti, ben più importanti, ma nel nostro ambito il danno è stato decisamente considerevole. Mi vengono anche in mente tutti gli operatori con partita iva, la cui attività è strettamente correlata alle manifestazioni sportive, sono migliaia. E qui non c’è la cassa integrazione, anzi gli interventi economici a sostegno sono stati sinora ridicoli.

Altrettanto significativo il danno, sia pure non in termini strettamente economici, procurato ai praticanti dell’atletica leggera, sia in pista che in strada, in particolare quelli che amano confrontarsi nelle gare agonistiche.

Questo è quanto accaduto, e tuttora sta accadendo.

Ora da più parti organizzatori e podisti si chiedono, si possono fare le gare? La risposta è sì. Sulla questione morale (ovvero se sia giusto gareggiare in questo periodo), non entro nel merito, ognuno la vede come crede e decide di conseguenza, rispettando le scelte altrui. In ogni caso non è l’obiettivo di questo mio articolo.

Le gare SI POSSONO FARE, nel rispetto delle normative e dei protocolli, ma anche delle regole dettate dal buon senso. Capisco perfettamente gli organizzatori che rinunciano alla propria manifestazione, lo scoraggiamento è tanto e giustificato, si teme di non starci dentro nei costi, di avere pochi partecipanti, tuttavia bisogna dividere ciò che SI PUO’ FARE da ciò che invece non è “tecnicamente” fattibile.

La normativa che consente le gare agonistiche ormai dovrebbe essere nota a tutti, leggere anche QUI. Tale normativa è riferibile alla federazione di atletica leggera e contempla solo le gare di livello nazionale inserite nel calendario; in pratica sono tutte le gare sulle distanze di 5 e 10 chilometri, mezza maratona e maratona. 

Chiarita la legittimità delle gare, la domanda immediatamente successiva è …ne vale la pena, dal punto di vista degli organizzatori? E’ ovvio a tutti che le gare eventualmente organizzate di questi tempi non hanno, ne’ possono avere, le medesime caratteristiche di quelle fatte in tempi normali: la componente sociale è inevitabilmente ridotta, buona parte della festa che spesso si tiene attorno alla gara viene a mancare. Diventa invece predominante l’aspetto agonistico o comunque la voglia di partecipare, di esserci, di mantenere la tradizione di ritrovarsi. Esempio molto pratico: è chiaro che se la gara agonistica è il contorno di una sagra paesana con massiccia presenza di persone è comprensibile rinunciare. Per tutte le altre situazioni ci si devono porre le domande, e darsi delle risposte in base alle quali scaturirà la decisione di organizzare o meno la propria gara.

Ogni organizzatore dovrà valutare bene tutti gli aspetti della manifestazione: percorso, logistica, disponibilità di personale, analisi dei costi…e ovviamente avere tutte le autorizzazioni del caso.

Non entro qui nel dettaglio di ogni singola voce, è un (arduo) compito di ogni singolo organizzatore, tuttavia in base ad un paio di domande ricevute (e problemi esposti) porto un esempio pratico di fattibilità in materia di percorso. Chi ha una gara su più giri ha delle difficoltà oggettive a impedire o comunque gestire ricongiungimenti e sorpassi da parte degli atleti più veloci (diciamo sotto i 4’-4’30/km), una soluzione può essere quella di separare proprio questi atleti facendoli correre, anticipatamente, una batteria separata. Oltre al vantaggio appena descritto, si ridurrebbe la quantità dei partenti in unica soluzione (che comunque potrebbe essere scaglionata in relazione al numero dei partenti) e ne beneficerebbe lo spettacolo. Ovvio che questo è facilmente fattibile per gare brevi, fino a 10 chilometri, un po’ più complicato per le distanze più lunghe, la manifestazione durerebbe troppo. Altrimenti si deve procedere con gare a giro unico, convertendo quelle a più giri su altro percorso. Fattibile? Ogni organizzatore farà le proprie valutazioni. Nuovo percorso = nuova certificazione, quindi ulteriori costi? Beh, io credo che di fronte al coraggio ed all’entusiasmo di chi vuole organizzare le gare la federazione possa, anzi debba, mettersi una mano sul cuore e sul portafoglio.

Ovviamente è solo un esempio di soluzioni adottabili, si tratta di analizzare con attenzione tutti i passaggi, le criticità, valutare bene la logistica. Ma se autorità ed enti locali danno il benestare (salvo specifiche problematiche locali, anch'esse dovrebbero avere interesse alla ripartenza di tutte le attività, incluse quelle sportive) e si ha davvero voglia, le gare si possono fare.

Insomma, le gare si possono fare, d’altronde, se si vuole, da qualche parte bisognerà pur ripartire, le esperienze fatte in tempi recenti confermano la possibilità di gareggiare: mezze di Pisa e Trino Vercellese, Ecomaratona del Barbaresco, mezza e maratona di Pescara, le varie corse trail/montagna.

La voglia di tornare a correre fuori dal recinto e dai dintorni di casa propria, ma anche di gareggiare, c’è tutta, lo dimostrano i numeri partecipativi delle gare sopra menzionate, è ragionevole pensare che la risposta dei podisti sarebbe positiva.

Naturalmente l’auspicio è di uscire quanto prima da questa terribile pandemia, e ciò vale ben oltre le questioni sportive.

Sabato, 02 Gennaio 2021 23:54

La corsa in salita e quella in discesa

Correre in salita significa dover vincere una maggiore forza di gravità, dato che dobbiamo spostare il nostro corpo verso l’alto: ovviamente fatica ed impegno aumentano in relazione alla pendenza da superare, oltre al passo che intendiamo tenere.

Gli allenamenti dovrebbero essere interpretati in relazione alle nostre capacità del momento. Chi non ha mai corso in salita deve procedere con gradualità, ad esempio alternando dei tratti al passo e scegliendo pendenze agevoli (5-8%).

A cosa serve correre in salita? Sintetizzando: a diventare più forti, attraverso il potenziamento muscolare; a usare maggiormente i piedi ed i polpacci, fattore di estrema importanza perché i podisti in genere spingono con le cosce (quadricipiti). A utilizzare di più anche le braccia, quando si corre in piano tendenzialmente seguono il corpo, in questo caso avviene un po’ il contrario. Se nella corsa in piano il movimento delle braccia ha un’importanza relativa, quando si procede in salita diventano fondamentali. Se il movimento non è corretto risulterà molto più difficile avanzare, per rendersene conto basta provare, anche solo correndo per pochi metri, a tenere incollate le braccia ai fianchi.

Quanto bisogna correre in salita? Se si vuole enfatizzare la forza muscolare si dovranno privilegiare i tratti brevi, da ripetere un buon numero di volte: ad esempio frazioni da 50-80 metri da ripetere 10 volte. La pendenza non dovrà essere eccessiva perché non scada troppo l’azione di corsa, si dovrà recuperare bene per 1-2 minuti, camminando o stando fermi (magari in discesa al passo, ritornando al punto iniziale).

E se i tratti corsi in salita sono più lunghi? Se le frazioni sono di 5-10 minuti tendenzialmente si migliora la soglia anaerobica, se invece si va oltre (oltre 15 minuti) ci si muove sempre di più nell’ambito della resistenza. Da fare attenzione alle pendenze, se diventano eccessive (superiori al 5-8%) oltre al rischio di non riuscire a correre così a lungo, si perde facilmente l’assetto corretto, si avanza solo di forza perdendo elasticità nei movimenti e nell’azione di spinta.    

La corsa in montagna

È molto diversa da quella in salita, dato che si alternano tratti con diverse pendenze, sia positive che negative. Se si guardano i calendari dei campionati nazionali si potranno notare delle differenze: gare di sola salita oppure in montagna, con percorsi misti.

La definizione di corsa in montagna è piuttosto ampia perché fatica ed impegno sono molto differenti in relazione alle diverse condizioni, al fondo (poco o molto irregolare), pendenze da superare più o meno significative, altitudini alle quali si corre e lunghezza del percorso.

Anche il rapporto con il cronometro, croce e delizia degli stradisti, cambia completamente: ha poco senso un riscontro cronometrico di 60 oppure di 50 minuti su un percorso di 10 chilometri, la velocità è condizionata in relazione alle condizioni della prova.

Il modo di correre è totalmente diverso. In salita si devono accorciare i passi e tenere i piedi il più possibile aderenti al suolo (terreno permettendo), per ridurre in parte la fatica; non è proibito alternare dei tratti di cammino quando le pendenze sono più severe, in genere quando superano il 10% e sono lunghe, tra l’altro c’è un punto oltre il quale si procede più velocemente camminando piuttosto che di corsa. Ostinarsi a voler correre anche quando la pendenza è proibitiva può significare arrivare senza forze in cima alla salita e avere bisogno di un tempo di recupero più ampio: è facile in questo frangente essere superati da chi più saggiamente ha affrontato la salita camminando e adesso si ritrova più energie e brillantezza.

La corsa in montagna non si può improvvisare: a parte le ovvie considerazioni, ma che è sempre utile tenere presente sulle condizioni del clima (che valgono anche per le semplici escursioni), l’impegno fisico richiesto è molto elevato ed è necessario avere una buona preparazione di base, in particolare se le altitudini sono considerevoli.

La corsa in discesa

Tendenzialmente meno faticosa ma…dipende.

Se la pendenza è eccessiva si è portati a frenare, anche per una questione di equilibrio, in particolare se ci sono molte curve. Diciamo che tutto risulta relativamente facile con pendenze contenute (5,6%); nel contesto di una gara si possono utilizzare i tratti in discesa per recuperare velocità (quindi tempo), ma può risultare una strategia vincente anche quella di utilizzare questi tratti per recuperare energia, magari spesa in eccesso in precedenza per una salita “cattiva”.  Sono scelte entrambi valide, tutto dipende dallo stato fisico (ma anche mentale) in cui ci si trova in quel momento. Quando le pendenze diventano considerevoli (10% e oltre) le cose si complicano non poco: in discesa si frena, i quadricipiti (parte anteriore delle cosce) sono costretti ad un super lavoro, se le discese sono brevi va ancora tutto bene, se invece proseguono per lunghi tratti ci sembra che possano esplodere per la fatica. Il paradosso è che ad un certo punto si arriva quasi a rimpiangere la salita! Che fare? Mettere in atto tutti gli accorgimenti che possano limitare i danni (chi non è abituato a correre in discesa si ritroverà per alcuni giorni parecchi dolori alle cosce): innanzitutto lavorare sull’assetto di corsa, è necessario contrastare l’inevitabile tendenza ad arretrare il busto, abbassare il più possibile il baricentro e le ginocchia, procedere con falcate più brevi. Poi conviene, in particolare quando il percorso lo consente (esempio su tornanti o comunque curve ad ampio raggio) sfruttare la parte con minore pendenza, anche se ciò comporta un leggero allungamento della strada da percorrere. Infine, utilizzare bene le braccia, allargandole adeguatamente per trovare maggiore stabilità ed equilibrio.

Correre di tanto in tanto su percorsi anche solo collinari potrà darci qualche vantaggio quando decideremo di avventurarci in una corsa in montagna, oppure un trail. Qualcuno potrebbe chiedersi…ma perché correre in salita e in discesa? Al solito ci sono diversi punti di vista, dai quali scaturiscono scelte diverse; sono molti i motivi, ne estrapolo solo uno, a mio avviso il principale, correre nella natura.

Un’ultima nota sulle scarpe: chiaramente molto dipende dalla natura del terreno, ma generalmente delle buone scarpe da trail vanno quasi sempre bene.

 
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SERVIZIO FOTOGRAFICO
31 dicembre 2020 - Spettacolare il confronto odierno sulla pista di guida sicura "Safety Park" di Vadena (Bolzano), in una edizione particolare della BOclassic, causa covid; proprio questa circostanza ha imposto un rigido protocollo sanitario, con tutti i presenti, atleti, giornalisti, fotografi, addetti all’organizzazione, che hanno dovuto sottoporsi a tampone (veloce) prima di accedere all’area della gara. Complessivamente sono stati 140 i tamponi effettuati, a quanto risulta tutti negativi.

La prima gara a partire, in perfetto orario, è stata quella femminile, sulla distanza dei 10 chilometri; un’altra novità di questa edizione, dato che di norma le donne correvano sui 5 chilometri. Percorso ovviamente diverso dal consueto, certificato e omologato Fidal, su giri di 975,18 metri, molto veloce.

Una considerazione da parte di chi, come noi, eravamo presenti (con Stefano Morselli): la RAI, che ben poco fa per l’atletica leggera, qui ha fatto la voce grossa, impedendo ai fotografi di piazzarsi centrali sul traguardo impedendoci di fatto di fare la cosa più importante, belle foto d'arrivo a vantaggio della stessa manifestazione.

BOclassic 2020

BOclassic 2020 | di Stefano Morselli

Pubblicato da Podisti.Net - Community Page su Domenica 3 gennaio 2021

 

La cronaca: Gloria Kite davanti a far da lepre, come avevamo annunciato QUI nel pezzo di lancio della gara, che guida il gruppo delle atlete africane. Km 2: Kipkemboi non è soddisfatta del ritmo e si mette a condurre la testa, con Tuitoek. Km 5, sempre davanti Kipkemboi, il passaggio è più lento di 3 secondi sul record del mondo in gara di sole donne (tempo finale di 30:29). Km 7, sono in tre ormai a giocarsela, Kipkemboi, Tuitoek e Tanui, che resta sempre coperta, peggiora il dato sul record, + 10 secondi; le italiane Epis e Lonedo procedono insieme, si ritira Martina Merlo. Km 9, ormai sfumato il record del mondo si corre per vincere. Nella lunga volata finale è Kipkemboi (all’esordio sulla distanza) che si avvantaggia e vince in 30:42, davanti a Tuitoek (30:43) e Tanui (30:46). Quindi tre keniane ai primi tre posti. Prima europea Sofia Yaremchuk (33:11). Prima italiana è Giovanna Epis, in 34:12 che nel finale supera di poco Rebecca Lonedo (34:17); seguono Maria Chiara Cascavilla (34:48) e Ludovica Cavalli (34:58).

BOclassic Donne


Quindi sfuma il record del mondo, per 13 secondi. Tanti? Pochi? Non sembrano pochissimi, tuttavia osservando la gara, a tratti parsa un tantino tattica, e vedendo l’ultimo mille corso sotto i 3’/km, viene da dire che forse si poteva fare. Poi è chiaro che la situazione climatica, con temperature poco sopra lo zero, di certo non aiutava su questa distanza. Ai microfoni mi è parsa delusa della sua prestazione Giovanna Epis, ma viene da una stagione di alto livello e di grandi prestazioni, e oltretutto da una maratona corsa tre settimane orsono. Io dico sì può solo che farle i complimenti. Brava Giovanna.  

La gara maschile: non è superfluo dire che molte delle aspettative erano su Yeman Crippa, sul suo tentativo di fare il record europeo (su quello italiano, 13:40, c’erano pochi dubbi), anche se il belga Hendrix era un avversario molto ostico. Si dovrebbe correre a 2’25/km, per chiudere di poco sotto 13:18 (attuale record europeo, del francese Jimmy Gressier). Anche qui prevista la lepre, l’ugandese Albert Chemutai. Km 2, l’etiope Worku Tadese (18 anni) si mette in testa e prende qualche metro. Km 3, peggiora leggermente il dato sul record europeo, + 4 secondi, Crippa resta bene attaccato alla testa della gara, poco più indietro Hendrix. Al km 4 peggiora ulteriormente il gap sul record, +9 secondi; forse anche per questo Crippa prende decisamente l’iniziativa, cambia passo e mette in fila gli avversari. Cedono due dei favoriti, gli etiopi Muktar Edris e Telahun Bekele. Ai 500 metri Oscar Chelimo (Uganda) stacca Crippa e prende un buon vantaggio, Crippa viene superato da Hendrix e da Iguider Abdelaati (Marocco). Vince Chelimo in 13:16, secondo posto per Hendrix, che manca il record europeo di un solo secondo, Crippa, record italiano, è quarto dietro Iguider.

BOclassic Uomini


Le classifiche:

10 chilometri, donne
1-Margaret Kipkemboi (Kenya), 30:43
2-Dorcas Tuitoek (Kenya), 30:44
3-Norah Tanui (Kenya), 30:47
4-Gloria Kite (Kenya), 32:27
5-Janet Kisa (Kenya), 33:04
6-Sofia Yaremchuk (ASD ACSI Italia Atletica), 33:12
7-Giovanna Epis (C.S. Carabinieri), 34:13
8-Rebecca Lonedo (Atl. Vicentina), 34:17
9-Maria Chiara Cascavilla (A.S. La Fratellanza), 34:48
10Ludovica Cavalli (Trionfo Ligure), 34:58
 

5 chilometri, uomini
1-Oscar Chelimo (Uganda), 13:17
2-Robin Hendrix (Belgio), 13:19
3-Iguider Abdelaati (Marocco), 13:20
4-Yeman Crippa (Fiamme Oro), 13:20 (RECORD ITALIANO)
5-Worku Tadese (Etiopia), 13:23
6-Muktar Edris (Etiopia), 13:24
7-Telahun Bekele (Etiopia), 13:26
8-Yassine Bouih (Fiamme Gialle), 13:59
9-Pietro Riva (Fiamme Oro), 14:04
10-David Nikolli (Cento Torri), 14:13
11-Federico Riva (Fiamme Gialle), 14:38
12-Said El Otmani (G.S. Esercito), 14:41
13-Marouan Razine (G.S. Esercito), 14:44
14-Markus Ploner (ASV Sterzing), 14:47 

In conclusione, sono state due belle gare, certamente più avvincente quella maschile.

La distanza dei 5 chilometri su strada è una novità di questi ultimi tempi, arrivata anche per la necessità di tenere vivo l’interesse in un 2020 davvero difficile per l’atletica leggera; il botto lo ha fatto Joshua Cheptegei, che ha corso a Montecarlo in 12:51. Anche per l’Italia è una nuova distanza, infatti per la maggior parte degli atleti in effetti si è trattato di esordio, e diventata gara nazionale omologata (e tassata di conseguenza). Da poco, per decisione di World Athletics, anche le gare su strada, sulle distanze di 5 e 10 chilometri, sono valide ai fini del record del mondo.

Le voci dei protagonisti

Oscar Chelimo (vincitore): “È stata veramente una gara meravigliosa. Faceva molto freddo, ma mi ero preparato per queste temperature, allenandomi a partire dalle 5 di mattina."

Margaret Chelimo Kipkemboi (vincitrice): “Sono felice. La gara è stata buona. Oggi le temperature erano basse, ma le condizioni sono state buone. Però sono contenta, è la seconda volta che vinco qui. Non ho fatto il record, ma ho fatto del mio meglio e va bene così.”

Yemaneberhan Crippa (miglior atleta italiano, quarto): “Purtroppo il record non è arrivato. Devo ringraziare però l’organizzazione che ha messo in piedi questa cosa, che ha creato le condizioni per fare un record. CI ho provato e nell’ultimo giro ho fatto un po’ di fatica. C’era gente che ne aveva più di me. Ora il 2020 è finito, testa quindi al 2021 e speriamo che sia migliore per tutti.”

Giovanna Epis (migliore atleta italiana): "Oggi è stato faticoso, il freddo mi ha impedito di correre come volevo e ho cercato di mantenere un ritmo che mi permettesse di arrivare. È andata un po' di sotto alle aspettative, ma per me il risultato è arrivato il 13 dicembre a Reggio Emilia (titolo di campionessa italiana nella maratona, ndr). Ringrazio l'organizzazione che ha reso possibile questa gara stellare.”


Il Commenti di Stefano Morselli:
Stando sul posto e riguardando le foto ho potuto notare alcuni dettagli interessanti, il primo dei quali è relativo alla prestazione del vincitore della gara maschile, il diciannovenne Oscar Chelimo al secondo giro era ultimo nel gruppo di testa e pure staccato di 4/5 metri dal penultimo (come si nota dalla foto sottostante), poi, dopo mezzo giro (500 metri), me lo sono ritrovato in testa al gruppo, impressionante se pensiamo che poi ha vinto anche la gara con una volata fantastica.
Da sottolineare oltre a Crippa, gli italiani Bouih (13'59"), Riva (14'04") e Nicolli (14'13") autori di prove cronometriche soddisfacenti.
La gara donne è stata meno spettacolare, il livello tra le prime 3 keniane e le altre è stato subito evidente, dalla Epis non potevamo aspettarci tempi veloci dopo la grande maratona di Reggio Emilia, peccato aver visto la Merlo ritirarsi dolorante.
Da sottolineare, inoltre, l'ottimo servizio messo in piedi dagli organizzatori con l'Azienda Sanitaria dell'Alto Adige per il Test Antigenico rapido che, in 10 minuti ha fornito l'esito e a distanza di poche ore, ha recapitato via mail il certificato ufficiale.
Christiane Warasin della "Läuferclub Bozen - Raiffeisen" ci ha comunicato che son state testate 150 persone, tra atleti ed addetti ai lavori, e tutte sono risultate negative al test, un dato molto positivo.

 

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