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Sabato, 13 Agosto 2022 09:14

Maratona di Assisi 2023: c’è la data

Tre anni fa avevamo parlato sulle nostre pagine di una maratona ad Assisi in programma nel 2021:
https://www.podisti.net/index.php/commenti/item/3993-anticipazione-esclusiva-nel-2021-torna-la-maratona-ad-assisi.html

Il blocco causato dalla pandemia da Covid-19 non ha permesso di realizzare quel sogno che però continua soprattutto grazie alla tenacia di un prete, don Federico Claure, argentino di origine e assisiato di adozione, studioso di Sacra Scrittura.
La data della maratona ad Assisi è fissata per il 5 novembre 2023. “Con la Fidal regionale e quella nazionale abbiamo studiato alcune date e quella di inizio novembre 2023 è sembrata la più adatta”, spiega don Federico. Il prossimo 6 novembre si farà una “prova generale” con una 10km competitiva (dalla Basilica superiore alla Porziuncola) e una 3km non competitiva passando sulla strada mattonata.

E’ tutto illustrato nel sito ufficiale della San Francesco Marathon www.sanfrancescomarathon.it

nel quale spiccano senz’altro i riferimenti biblici a cominciare dalle corse del mattino di Pasqua narrate dal vangelo di Giovanni (20,1-2) e poi “i princìpi ispiratori” rintracciati nei valori francescani della bellezza, della gratuità e della solidarietà. Un comitato è già al lavoro per curare tutti gli aspetti della manifestazione 2023 e di quella dell’anno in corso: da quello tecnico all’accoglienza di atleti, familiari e accompagnatori.
“Assisi - ama dire il vescovo mons. Domenico Sorrentino - è un santuario a cielo aperto”. E la maratona, secondo l’idea degli organizzatori, è “orientata ad introdurre i partecipanti alla ricchezza del patrimonio e del messaggio che detiene Assisi e l’Umbria”. Nel 2023, inoltre, cade uno dei cinque centenari che, dal 2023 al 2026, scandiranno il cammino della famiglia francescana in tutto il mondo. Si tratta degli 800 anni del Natale di Greccio.

La maratona del prossimo anno, che si snoderà tra Assisi, Spello, Cannara e altri luoghi collegati alla vita di San Francesco, avrà come messaggio: “I bless you, life”, “Ti benedico, vita”. Il Villaggio Maratona è previsto a Santa Maria degli Angeli. Oltre alla 42km sarà in programma una 21km e un percorso di 6 chilometri destinato alle famiglie. L’organizzazione della maratona di San Francesco è affidata alla Life Running Assisi con la diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino ed il patrocinio del comune di Assisi.  

Dopo l’estate è prevista una conferenza stampa di presentazione della maratona 2023, evento che si dovrebbe tenere al palazzo della Regione o al Sacro Convento.

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Orano (Algeria), 1° luglio. Nono posto per Sara Carnicelli di Athletica Vaticana alla mezza maratona svoltasi oggi nel corso dei 26mi Giochi del Mediterraneo. L’atleta 27enne ha chiuso in 1.17’12’’ avviando una nuva fase storica, dal momento che è la prima partecipazione di un’atleta vaticana ad una manifestazione internazionale.

La Carnicelli è figlia di un dipendente vaticano, è atleta di ottimo livello che spazia con egregi tempi dai 3000 metri (PB 9’44’95) alla mezza maratona (PB 1.14’02’’). L’11 giugno ha partecipato ai 5000 metri a Malta nel corso dei Campionati dei Piccoli Stati d’Europa ottenendo un terzo posto in 17’09’’. Si veda

http://podisti.net/index.php/notizie/item/8829-athletica-vaticana-a-malta-per-i-5000-nei-giochi-dei-piccoli-stati-europei.html

I Giochi del mediterraneo ad Orano vedono la partecipazione di più di 3000 atleti in rappresentanza di 26 paesi. La diocesi della seconda città algerina è amministrata da mons. Jean Paul Vesco, domenicano di origine francese, anche lui appassionato maratoneta, capace di una maratona a New York sotto le tre ore. Una significativa “messa delle nazioni” sarà celebrata domani, 2 luglio, al santuario Notre-Dame de Santa Cruz di Orano proprio da mons. Vesco insieme al nunzio apostolico in Algeria mons, Kurian Mathew Vayalunkal. In questo stesso santuario furono beatificati nel 2018 il vescovo di Algeri Pierre Claverie e 18 martiri vittime della guerra civile algerina.

Davide Tizzano, presidente del Comitato Internazionale per i Giochi del Mediterraneo, si è soffermato in questi giorni sullo sport come occasione di dialogo e condivisione: “C'è grande diversità tra i popoli del Mediterraneo - ha detto - ma c'è grande unità, e lo sport diventa un comune filo che unisce i giovani affinché emergano valori importanti che sono i pilastri del movimento sportivo come lo stare insieme, la scoperta di nuove culture, il mescolarsi con gli altri popoli. Ci sono diversi mondi e ognuno ha il suo, ma è necessario stare insieme”.

Il sodalizio vaticano, presentato ufficialmente nel gennaio 2019, si propone appunto di costruire ponti di pace e solidarietà tra i popoli e di favorire l’inclusione. Una presenza di qualità nel mondo dell’atletica internazionale.

La mezza maratona odierna è stata vinta dall’italiana Giovanna Epis in 1.13’47’’.

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Mercoledì, 29 Giugno 2022 19:09

Giubileo del 2025: un logo… di corsa

29 giugno. E’ stato presentato ieri, nella Sala Regia in Vaticano, il logo del Giubileo del 2025, il grande evento che si svolge ogni 25 anni in seno alla Chiesa cattolica. Momento di pellegrinaggio e di rinnovamento della fede dei singoli e delle comunità, occasione di revisione e di liberazione da quanto non essenziale per vivere. Il tema del Giubileo 2025 sarà: “Pellegrini di speranza”.

Nel logo del Giubileo sono simboleggiate persone che si abbracciano e si stringono alla croce che si prolunga in un’àncora, simbolo per eccellenza della speranza. Esso vuole rappresentare “l’umanità che proviene dai quattro angoli della terra e richiama la solidarietà e la fratellanza che devono legare i popoli fra loro”. Lo hanno spiegato, nel corso della presentazione, mons. Rino Fisichella e Giacomo Travisani, autore del logo.

Guardando questa immagine che contiene una dimensione dinamica, a noi podisti vengono in mente atleti che corrono. I colori diversi possono rappresentare la provenienze geografiche e in certo senso l’universalità del nostro sport praticato in tutti i Continenti e a tutte le latitudini. 
Il logo ci richiama anche una possibile staffetta di corridori che si passano un testimone e puntano decisi verso il traguardo. Un gesto tecnico, quello delle staffette, che come sappiamo non è più ormai patrimonio solo della pista, ma anche delle maratone e delle lunghe distanze.

A breve sarà pubblicato un primo calendario dei grandi eventi giubilari tra i quali non mancherà il Giubileo degli sportivi. E la mente ritorna al 28 ottobre 2000 quando nello Stadio Olimpico di Roma si svolse l’incontro giubilare degli sportivi. In quell’occasione papa Giovanni Paolo II ebbe modo di dire: “E' l'occasione propizia per rendere grazie a Dio per il dono dello sport, in cui l'uomo esercita il corpo, l'intelligenza, la volontà, riconoscendo in queste sue capacità altrettanti doni del suo Creatore. Grande importanza assume oggi la pratica sportiva, perché può favorire l'affermarsi nei giovani di valori importanti quali la lealtà, la perseveranza, l'amicizia, la condivisione, la solidarietà... Lo sport si è diffuso in ogni angolo del mondo, superando diversità di culture e di nazioni.

Per il profilo planetario assunto da questa attività, è grande la responsabilità degli sportivi nel mondo. Essi sono chiamati a fare dello sport un'occasione di incontro e di dialogo, al di là di ogni barriera di lingua, di razza, di cultura. Lo sport può, infatti, recare un valido apporto alla pacifica intesa fra i popoli e contribuire all'affermarsi nel mondo della nuova civiltà dell'amore.

Il Grande Giubileo dell'Anno 2000 invita tutti e ciascuno ad un serio cammino di riflessione e di conversione. Può il mondo dello sport esimersi da questo provvidenziale dinamismo spirituale? No! Anzi proprio l'importanza che lo sport oggi riveste invita quanti vi partecipano a cogliere questa opportunità per un esame di coscienza. E' importante rilevare e promuovere i tanti aspetti positivi dello sport, ma è doveroso anche cogliere le situazioni in vario modo trasgressive a cui esso può cedere”.

Il sito Internet e l’app del Giubileo 2025 “Pellegrini di speranza” saranno disponibili dopo l’estate.

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Mercoledì, 22 Giugno 2022 16:59

La corsa criminale nei territori Tarahumara

Dal Venezuela, 22 giugno - Chi ha letto Born to Run di Christopher McDougall ha conosciuto i Tarahumara, popolo di corridori instancabili, abitanti dei canyon del nord del Messico. Quel libro descriveva questa terra con una certa idealità, una sorta di ‘paradiso terrestre’, un contatto continuo con la natura. E in questo ambiente vivono da secoli gli instancabili Raramuri che corrono con sandali ai piedi, che hanno un arco plantare pronunciato (secondo alcuni studiosi favorisce il gesto atletico sulle lunghe distanze) che mangiano poca carne e molti vegetali e legumi. Raramuri è la parola con la quale i Tarahumara definiscono se stessi e significa “colui che ha piedi leggeri”. Sono ancora oggi più di centomila, si sono sempre considerati una nazione indipendente, non sono mai stati conquistati da nessuno, nemmeno dagli aztechi.

Ebbene, quel territorio che si estende tra i 1500 e i 2400 metri sul livello del mare, e dove si sono svolte varie edizioni a marzo della 50 miglia Caballo Blanco, è diventato un luogo pericoloso. Il 20 giugno sono stati uccisi due sacerdoti gesuiti. E se la corsa veloce, anche 300km in un’unica sessione, veniva usata per gli scambi economici, la caccia ed il contatto sociale tra i villaggi, già da alcuni decenni è purtroppo usata con altre dimensioni, diremmo criminali. I trafficanti di droga si servono, infatti, anche dei corridori per il trasporto della marijuana. Le sierre del nordovest del Messico sono luoghi pericolosi. Ne hanno fatto le spese anche i due sacerdoti gesuiti uccisi il 20 giugno per aver difeso un parrocchiano. Si chiamavano Javier Campos Morales, 79 anni, e Joaquín César Mora Salazar, 80 anni, e sono morti assassinati nella chiesa di Cerocahui, villaggio della Sierra Tarahumara. La località si trova al confine tra gli stati di Chihuahua, Sonora e Sinaloa, una delle regioni di maggiore produzione di stupefacenti.

Un uomo era entrato in chiesa per sfuggire ad un aggressore armato, che dopo l’inseguimento ha sparato nel luogo sacro uccidendo i due sacerdoti e l’uomo che era stato difeso. La ricostruzione dell’evento è ancora in corso. Un altro sacerdote presente in quella chiesa è stato infatti risparmiato dalla furia omicida. I corpi sono stati prelevati e portati via dai complici del killer.

Nella Sierra Tarahumara sono purtroppo numerosi gli episodi di violenza e gli omicidi. E dagli anni 2000 il territorio è diventato zona di conquista da parte dei narcos. E’ infatti un canale strategico per trasportare la droga anche con la collaborazione di alcuni Raramuri. Nella zona esistono numerosi canyon e luoghi inaccessibili dove si può coltivare la marijuana. I terreni vengono strappati alle popolazioni locali e le autorità non riescono a fronteggiare il fenomeno. Uno degli episodi più gravi è avvenuto nell’agosto 2008, un vero e proprio massacro della narco-guerra: tredici abitanti uccisi, tra cui un neonato.

La Compagnia di Gesù è presente nei territori dei Tarahumara dal 1600. «Condanniamo pubblicamente questa tragedia e esigiamo una immediata indagine e sicurezza della comunità», ha detto Luis Gerardo Moro Madrid, superiore provinciale dei gesuiti in Messico. “I gesuiti in Messico non rimarranno in silenzio di fronte ad una realtà che lacera l’intera società. - ha continuato - Continueremo ad essere presenti e a lavorare per la giustizia, la riconciliazione e la pace, attraverso il lavoro pastorale, i progetti educativi e sociali”.

La semplicità del gesto dei Tarahumara rischia di essere sporcata per sempre.

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9 giugno. Athletica Vaticana, la società di atletica “del Papa” partecipa ai Campionati di atletica leggera dei piccoli Stati d’Europa che si svolgono a Malta, con due atleti: Sara Carniceli, 27 anni, ed Emiliano Morbidelli, 44 anni. Entrambi si schiereranno alla partenza dei 5000 metri l’11 giugno.
In particolare la Carnicelli è atleta di ottime prestazioni. Quest’anno ha corso una mezza maratona a Roma in 1.14’02’’ ed ha primati di 34’15 nei 10km su strada (Castelromano 2022) e 16.59’43’’ nei 5000 su pista (Roma 2020). 

Già nel 2021 gli atleti vaticani avevano partecipato all’edizione dei Giochi dei Piccoli Stati d’Europa svoltasi a San Marino.

https://www.podisti.net/index.php/notizie/item/7255-saluto-del-papa-ad-athletica-vaticana-che-va-ai-giochi-dei-piccoli-stati.html

Una presenza che sostiene i valori della fraternità, della solidarietà e dell’inclusione e dello sport come diritto di tutti. A Malta ci saranno 300, tra atleti ed allenatori, provenienti da: Albania, Andorra, Armenia, Azerbaijan, Cipro, Georgia, Gibilterra, Islanda, Liechtenstein, Lussemburgo, Moldova, Monaco, Montenegro, Macedonia del Nord, San Marino e Malta. Presentando i Campionati, il presidente di Athletics Malta, Andy Grech, ha descritto questo evento sportivo come una pietra miliare importante per l'associazione che ha lavorato negli ultimi due anni per la sua realizzazione. Grech ha spiegato come Athletics Malta si sia impegnata per garantire un evento di prim'ordine dal punto di vista organizzativo e logistico, rafforzando allo stesso tempo la competitività degli atleti maltesi partecipanti. In questo senso, un budget senza precedenti è stato impiegato per sostenere gli allenamenti degli atleti élite. Il Comitato olimpico maltese insieme a Sport Malta hanno sostenuto tutta la fase di avvicinamento degli atleti locali.

La piccola delegazione vaticana è accompagnata da mons. Melchor Sánchez de Toca, sottosegretario del dicastero per la Cultura e l’educazione, e dall’allenatore Claudio Carmosino. Previsti anche incontri con gruppi sociali ed ecclesiali.

Appuntamento sabato 11 giugno al Matthew Micallef St. John Stadium. Sarà possibile seguire le gare di Sara ed Emiliano, come del resto tutto evento, in diretta dal sito Internet cssemalta22.mt.

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15 maggio. Grande palcoscenico, in questo fine settimana, per i due capitani dei ‘pretisempredicorsa’, il gruppo di religiosi podisti che coniugano impegno sportivo e testimonianza. Don Franco Torresani e padre Vincenzo Puccio hanno gareggiato a Grosseto al XVIII Campionato Europeo Master Non Stadia (EMACNS). Tra i 1219 atleti partecipanti anche loro, che masticano pane e atletica da quando erano ragazzini e hanno una carriera podistica costellata di tante soddisfazioni.

Venerdì 13 maggio entrambi i sacerdoti podisti hanno disputato la 10km al Sandro Pertini Park. Puccio ha ottenuto il terzo posto di categoria in 33’41’’ dando un contributo al secondo posto a squadre dell’Italia nella categoria M45. Davanti a lui lo spagnolo Javier Diaz Carretero (32’52’’) ed il norvegese Krisitian Nedregard (33’37’’).

Torresani ha ottenuto il secondo posto di categoria in 35’47’’ dietro allo spagnolo Francisco Garcia Lopez (35’44’’) contribuendo al primo posto per nazioni nella categoria M60.

“Peccato per l'argento nella prova master 45 e l'oro nella prova master 60 che sono sfuggiti solo per 4 e 3 secondi”, commenta l’uno e l’altro risultato don Franco al termine della gara.

La trasferta “europea” si è conclusa per Puccio domenica 15 mattina con la mezza maratona chiusa al quarto posto di categoria in 1.14’22’’.

“Veramente apprezzabile l'intuizione del direttivo organizzativo di aprire ufficialmente la manifestazione giovedì pomeriggio con il classico taglio del nastro e proponendo al sottoscritto un breve ma quanto mai sentito momento di riflessione, contraddistinto da un richiamo alle radici cristiane di pace della vecchia Europa”, dice don Torresani. “Il tutto con la tradizionale benedizione alla 18ma edizione della rassegna continentale, anche a nome di padre Vincenzo ancora in viaggio”.

Il tempo sembra non passare per questi due “don” non più giovanissimi (classe 1962 per Torresani, 1974 per Puccio) che uniscono l’Italia dal Trentino alla Sicilia e che si difendono egregiamente nelle loro categorie. La continuità di risultati lo dimostra ampiamente. I numerosi titoli italiani, europei e mondiali di Torresani nella Corsa in montagna e la versatilità di Puccio, che spazia con ottimi tempi dai 1500 metri alla maratona, dicono di impegno e passione unite alla testimonianza cristiana, quanto mai necessaria nei tempi odierni.

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25 aprile -  Le magnolie del lungomare Falcomatà di Reggio  Calabria sono sempre imponenti. Assicurano ombra per circa cinquecento metri del circuito di 4,4km sul quale si è corsa la 40ma edizione della Corri Reggio. Una mattina luminosa con leggera ventilazione da nord (come capita di solito il 25 aprile da queste parti) e una festa di popolo con tanti podisti, famiglie, scuole, associazioni sociali e sportive della città.
Ad accogliere tutti con simpatia e garbo Nuccio Barillà, anima di questa manifestazione così sentita che si svolge in un giorno importante come quello della Liberazione con il supporto e il patrocinio di tanti a cominciare dalla sezione reggina di Legambiente.
Anello di 4,4 km dicevamo, con partenza da piazza Indipendenza, zona Lido, direzione Stazione centrale, all’andata e ritorno verso il Lido comunale lato mare con meravigliosa vista sul Stretto di Messina. In lontananza sua maestà l'Etna con le cime ancora imbiancate.
La gara è stata la conclusione di una settimana ricca di eventi culturali e sportivi. Tra le curiosità la maglietta commemorativa della Corri Reggio 2022 che ricorda il 50° del ritrovamento dei Bronzi di Riace. Bronzi ‘protagonisti’ anche di un murale realizzato dagli studenti dell’Accademia delle belle arti nella zona del Tempietto lungo il percorso gara. Madrina dell’edizione 2022 la podista Alessia Bellino, reggina di origine, cresciuta a Modena dove vive e lavora. La corsa l’ha aiutata a combattere una rara malattia autoimmune che le era stata diagnosticata nel 2015 (www.alessiabellino.com).
Nella gara agonistica sulla distanza di 13 km circa si sono imposti Rosa Ciccone (Atletica Sciuto) e Alberto Caratozzolo (Cosenza K42). “Finalmente abbiamo corso con la gente che ci circondava. Siamo contenti di questa grande riapertura in questa bella città”, ha detto all’arrivo la Ciccone, originaria di Mileto (Vibo Valentia). Caratozzolo che invece è originario di Bagnara Calabra (RC) ha espresso la sua soddisfazione per il buon risultato: “La manifestazione è stata organizzata in maniera impeccabile. Percorso scorrevole e molto veloce. Mi sembrava giusto onorare questa manifestazione”.

Era possibile partecipare anche alla gara non competitiva che prevedeva un solo giro del percorso.


I miei voti:
- percorso 8
- organizzazione 8,5
- costo iscrizione 10 (6 euro!)
- ristori 8

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9 Aprile - Un allenamento spirituale nella “maratona” della Quaresima verso il “traguardo” della Pasqua. Con questo spirito di fraternità le Fiamme Gialle sono state accolte da Athletica Vaticana, giovedì pomeriggio, per la celebrazione della Santa Messa all’altare della Cattedra della Basilica di San Pietro. Ha presieduto l’arcivescovo Jan Romeo Pawłowski, Segretario per le Rappresentanze Pontificie e hanno concelebrato sacerdoti che vivono l’esperienza di Athletica Vaticana e il cappellano del Centro Sportivo della Guardia di Finanza di Castelporziano.

Nell’omelia l’arcivescovo Pawłowski ha fatto ricorso a immagini sportive: “La Quaresima è un po’ riprendere il fiato, correggere il tiro, verificare le forze, cambiare il modo di allenarsi e di correre: uso questi termini di competizione sportiva per indicare lo stretto legame della nostra vita spirituale, cristiana con gli sforzi che voi conoscete per l’esperienza sportiva”.

“In modo particolare salutiamo gli amici delle Fiamme Gialle che, come Athletica Vaticana in Vaticano, portano gli ideali dello sport nella società italiana. E so che tra le due associazioni esistono ormai vari settori di collaborazione, di solidarietà e di amicizia. A tutti voi porto il saluto benedicente di Papa Francesco”.

Questa celebrazione, ha spiegato l’arcivescovo, è “un allenamento di carattere spirituale: in questi ultimi tempi avete sentito molte parole di incoraggiamento, di sostegno, di apprezzamento, che Papa Francesco ha rivolto a voi sportivi. Si sono rivolte a voi pure tante persone, gente semplice e bisognosa di aiuto e di sostegno”.

“per tornare ad Athletica Vaticana e ai colleghi e amici delle Fiamme Gialle, mi viene in mente che San Pietro potrebbe essere considerato il primo Atleta del Vaticano: è venuto fino a Roma da Gerusalemme, dalla Terra Santa, camminando, navigando. Come pure San Paolo: hanno fatto, per così dire, una maratona!”.

“La bandiera vaticana, portata in alto da Athletica Vaticana, è bianca e gialla, semplicemente parlando simboleggia l’oro e l’argento” ha concluso l’arcivescovo. E anche le Fiamme Gialle attraverso il loro colore giallo si uniscono a quella idea delle medaglie sportive: l’oro e l’argento. Ma con Cristo e in lui siamo tutti vincitori, il male non ci può sconfiggere, siamo noi chiamati a vincere il male con il bene e costruire la pace”.

Nella celebrazione è stata elevata una forte preghiera per la pace in Ucraina e ovunque nel mondo si combattano guerre “dimenticate”. E anche perché lo sport possa fare la sua parte per costruire la pace, riproponendosi come esperienza di riconciliazione e di dialogo tra popoli e culture diverse.

In particolare, a dar voce all’invocazione di pace in Ucraina è stata l’atleta gialloverde Oxana Corso plurimedagliata alle Paralimpiadi e più volte campionessa mondiale nell’atletica, adottata da una famiglia romana che l’aveva trovata in un orfanotrofio di San Pietroburgo.

Presenti numerosi atleti delle Fiamme Gialle, tra loro medaglie olimpiche, paralimpiche e mondiali, insieme al Comandante del Centro Sportivo Gen.B. Flavio Aniello, il Comandante del Gruppo Polisportivo Gen.B. Vincenzo Parrinello e il Presidente Onorario dei Gruppi Sportivi Fiamme Gialle Gianni Gola. Presenti inoltre, alcuni campioni del passato, allenatori, dirigenti e loro familiari.

La celebrazione ha rinsaldato e rilanciato il gemellaggio tra Athletica Vaticana, la polisportiva ufficiale della Santa Sede e le Fiamme Gialle. Una fraterna amicizia sportiva e solidale, che sostiene in particolare il Dispensario pediatrico vaticano Santa Marta e che il 24 maggio darà vita al secondo meeting “We Run Together” a Castelporziano: grandi campioni e uomini delle Istituzioni passeranno il testimone della staffetta a persone con disabilità, carcerate e carcerati, migranti e anche ai rappresentanti delle ambasciate presso la Santa Sede. Per essere davvero “fratelli tutti”.

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Martedì, 22 Marzo 2022 22:21

Da Pieve di Cento ai bimbi ucraini

Era stato promesso nelle ultime righe del commento alla mezza di Pieve di Cento

http://podisti.net/index.php/cronache/item/8426-pieve-di-cento-bo-37-maratonina-delle-4-porte.html

e lo si è potuto mantenere, grazie a una catena di solidarietà che ha avuto come punto di partenza la famiglia Cossarini organizzatrice della maratonina pievarola (non si dice “centese”!), come intermediario-trasportatore fino ai colli bolognesi Michele Marescalchi, come protettore dal Cielo Angelo Pareschi – che tanto si impegnò per le vittime di Chernobyl - e come conclusione l’arrivo dell’agognato salame-premio a Modena, presso l’asilo della parrocchia di Santa Teresa, dove da due settimane sono ospitate famiglie fuggite dall’Ucraina con bimbi piccoli e altri adolescenti (e ne arriveranno ancora, fino a un numero stimato di una trentina).

A dividere un salame in trenta, lo si finisce presto; ma speriamo che una fetta in più sia andata ai due bambini dagli occhioni espressivi, che hanno visto cose che non dovevano vedere, e che almeno per qualche minuto si saranno potuti aprire al sorriso e alla fiducia per un mondo un pochino più ‘buono’.

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Giovedì, 10 Marzo 2022 18:47

La dolorosa maratona-via Crucis di Kiev

Avevo già preso contatto con i miei confratelli missionari Oblati di Maria Immacolata (OMI) per andare a Kiev a correre la maratona. Mi dicono che la città è un saliscendi, e dunque percorso abbastanza mosso per la 42km. La maratona si corre a ottobre, ma credo che, dopo le edizioni annullate causa pandemia da Covid19, anche la 13ma edizione prevista in questo 2022 sarà difficile correrla.

Sul sito ufficiale della maratona la data del 15-16 ottobre 2022 campeggia intatta: un’informazione che vogliamo accogliere come augurio in queste prime settimane di guerra e di grandi viaggi (anche a piedi) per raggiungere i confini e cercare un futuro migliore. Sul sito ucraino, il 3 marzo è stato pubblicato un comunicato dove leggiamo: “Non c’è posto nello sport per i Paesi che hanno scelto la strada della guerra… Chiediamo a tutti gli organizzatori di eventi podistici nel mondo di dire ‘no alla guerra’. Invitiamo a non ammettere atleti russi e bielorussi, a rifiutare sponsor russi e bielorussi, a sostenere l’Ucraina dando informazioni corrette sull’azione degli aggressori. La fine di questa guerra richiede l’aiuto di tutti”.

Sono una trentina i miei confratelli in terra ucraina, distribuiti in dieci case che in questi giorni sono diventate centri di accoglienza e di aiuto. Nel riquadro destro della foto, dell’8 marzo, c’è p. Pavlo Vyshkovsky OMI, parroco della chiesa di san Nicola a Kiev diventata centro di aiuto alla popolazione. Lo vediamo con due medici della zona di Chernobyl ai quali sono stati consegnati medicinali.
Gli Oblati a Kiev, Tyvrov, Czernichow, Poltava e nelle altre case oblate hanno deciso di restare accanto alla gente a distribuire gli aiuti che arrivano anche dall’Italia, e a pregare. Come si può immaginare sono soprattutto i bambini a pagare un prezzo alto in questa situazione. Mi dicono che anche nei rifugi giocano, cantano e studiano.
Tra la gente “vi è grande paura e incertezza, per questo molti stanno lasciando la città per trasferirsi temporaneamente nell'Ovest del paese o anche all'estero"- dice p. Pavlo - "Molte chiese cattoliche di Kiev nella notte si trasformano in centro di accoglienza di famiglie e impaurite. La gente è scioccata, disorientata e spaventata. Noi offriamo il conforto spirituale e materiale, vivendo accanto alla gente questo tempo drammatico”.

Per inviare aiuti alla gente attraverso p. Pavlo Vyshkovsky e i missionari OMI si può consultare questa pagina: https://www.omimed.eu/2022/02/28/emergenza-ucraina/. Si può donare anche tramite Facebook alla pagina https://www.facebook.com/donate/351562970175956.

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A questo appello aggiungiamo uno stralcio significativo di quello lanciato il 25 febbraio da Paolo Gino sulle pagine del Club Supermarathon Italia:

Non si sa nemmeno più pensarci ad un conflitto del genere, sì, forse è meglio correre e lasciarsi indietro angosce e un dolore grande per l’irrazionale mattina del 24 febbraio 2022.
Con frivolezza e ottimismo guardo a quando si sarebbe dovuta svolgere la 13a WIZZ AIR KYIV CITY MARATHON 2022: qualche volta ci ho fatto un pensierino…. Sarò troppo ottimista ma visto che le iscrizioni sono ancora aperte mi iscrivo. Mi dico: il 16 ottobre prossimo sarà tutto finito e torneremo ancora a correre per i lunghi viali di Kiev.
Dice il loro sito: “Tuttavia, una maratona non riguarda solo la corsa e i chilometri che ti lasci alle spalle. È una sfida per i forti nello spirito. È una storia su come sfidare te stesso e ottenere la tua vittoria. È la storia che creiamo insieme. Crediamo che sarà il tuo incredibile risultato. Conquistiamo nuove vette con Run Ukraine! Mettiti alla prova e scegli la tua distanza- da 10 a 42 km! “. Parole sante che mettono ottimismo.

Intanto cadono le bombe su Kiev e sulle grandi città ucraine, le prime vittime, la manovra a tenaglia: lo scenario è completamente diverso, e rende non solo inutili ma pure un po’ ridicole le schermaglie diplomatiche dei giorni scorsi, anche se la via del dialogo è sempre la migliore. Ma mentre aspettiamo di correre a Kiev facciamo un giro per l’Europa a vedere che fanno i nostri amici. E apprezzeremo ancor più quanto si fa nel nostro bistrattato Paese.
Da decenni, dalla missione in Libano –dove siamo ancora impegnati -, i soldati italiani hanno dimostrato di saper mettersi in gioco e anche morire per difendere i valori e gli interessi della comunità nazionale. I nostri uomini, gli alpini, i carabinieri sono considerati i migliori del mondo nelle missioni di costruzione della pace: perché sono capaci di dialogo e di rispetto per gli altri popoli; perché sono portatori di quella cultura umanista e cristiana che è il principale motivo per cui possiamo essere orgogliosi di sentirci italiani. La stessa cultura che ha portato a scrivere nella Costituzione che l’Italia giustamente ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.

Ma se la guerra ce la fanno gli altri? Riconosciamolo: lo sgomento di questa mattina nasce anche dal distacco con cui abbiamo seguito le vicende ucraine.
La prima crisi da affrontare sarà quella dei profughi. Se fossimo stati pronti a fare la guerra per l’Ucraina, la guerra non ci sarebbe. Dirlo adesso è forse inutile. Ma è utilissimo, anzi indispensabile, tenerlo a mente per evitare la prossima guerra.
Intanto non ci resta che sognare che tutto torni come prima e che il 16 ottobre 2022 correremo insieme agli amici Ucraini, e spero, ai fratelli Russi la maratona di Kiev. https://kyivmarathon.org/en/

 

Nell’immediato, segnaliamo la prima ‘azione’ in campo podistico che ci è giunta in redazione dall’addetto stampa Federico Pasquali:

Domenica 13 marzo “torna” la Corsa di Miguel. Torna con i versi oggi più attuali che mai del maratoneta poeta argentino desaparecido: “Per te atleta/che traversasti paesini e città nel tuo andare/ Per te atleta che disprezzi la guerra e sogni la pace”. È con queste parole che si correrà lunedì 25 aprile sul tradizionale tracciato dal Lungotevere allo Stadio Olimpico per complessivi 10 chilometri.
Ma le cronache drammatiche di questi giorni non potevano essere ignorate e allora ecco che la Corsa di Miguel ha deciso di proporre un’anteprima all’insegna dell’aiuto alle popolazioni ucraine colpite dalla guerra. Proprio al Ponte della Musica ci si vedrà domenica 13 marzo, dalle 10 alle 13, per correre e camminare insieme, raccogliendo aiuti alimentari e farmaci per Kiev.
 La Corsa di Miguel è già cominciata nelle scuole con tanti incontri anteprima. E domenica 13 marzo, sul Ponte della Musica, ci saranno anche gli studenti romani a raccogliere gli aiuti per l’Ucraina.

 

 

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Lunedì, 07 Marzo 2022 23:51

Roma-Ostia: Padre Puccio da record

Primato personale e primo posto di categoria. Il 6 marzo 2022 resterà a lungo nella memoria di padre Vincenzo Puccio che, alla vigilia del 48° compleanno, stampa una prestazione di grande valore tecnico alla 47ma edizione della Roma-Ostia. 1.10’42’’ dice il crono finale. Probabilmente una di quelle giornate in cui tutto va per il verso giusto: meteo, gambe, alimentazione. Ma anche il risultato di un’applicazione quotidiana, di sacrifici, di situazioni difficili gestite mentalmente.
Vincenzo è parroco a Santa Venera, Barcellona Pozzo di Gotto (Me) ed è impegnato nella formazione dei giovani anche attraverso l’atletica leggera.
Gli ultimi allenamenti a fine febbraio/inizio marzo facevano presagire un risultato di rilievo, ma scendere sotto l’ora e 11 minuti sembrava davvero un risultato irraggiungibile. Vincenzo aveva corso due mezze maratone nel 2019 in 1.12’, e questo traguardo appariva fino a ieri come l’apice di una carriera sportiva di tutto rilievo. Ha smentito tutti il campione siciliano, probabilmente anche se stesso. “Ho cercato di concentrarmi - racconta a fine giornata. - Sono andato regolare con una bella progressione nell’ultima parte di gara”.
E così continua il sogno di questo fuoriclasse che entra di diritto in quella schiera di campioni che la terra siciliana ha sfornato nel fondo e nel mezzofondo. Lo sa bene il suo allenatore Tommaso Ticali, che lo conosce e lo segue da sempre e che all’arrivo è stato il primo a complimentarsi con Vincenzo.
Unico rammarico: la mezza maratona più partecipata d’Italia è di “tipologia B” e di conseguenza, secondo il dettame della Federazione,  gare di questo tipo “non sono valide per il conseguimento di record italiani ed inserimento nelle graduatorie nazionali”. (La ragione sta nella distanza tra partenza e arrivo, che in teoria consentirebbe un eventuale favore del vento, e nella altimetria favorevole da Roma al mare).
Il tempo di Vincenzo sarebbe stato abbondantemente record siciliano della categoria SM45.

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30 gennaio - Splendide prestazioni per i due capitani dei ‘pretisempredicorsa’ impegnati in due gare agli estremi opposti d’Italia. Padre Vincenzo Puccio, parroco in Sicilia a Barcellona Pozzo di Gotto (Me), ha gareggiato al Trofeo Città di Messina, mentre don Franco Torresani, cappellano di residenze sanitarie assistenziali (RSA) a Trento e dintorni, è stato impegnato a San Vittore Olona (Mi) nella prestigiosa Cinque Mulini.

A Messina la mattinata è stata baciata dal sole e da un leggero vento di tramontana. 247 gli atleti al traguardo (200 uomini e 47 donne) con la soddisfazione di riprendere a correre dopo due anni di fermo causa emergenza sanitaria. Il Trofeo Città di Messina si è svolto su un anello classico per le gare messinesi da viale Boccetta a piazza Cairoli con arrivo davanti al Palazzo comunale. 2280 metri da ripetere quattro volte più un semianello iniziale di 880 metri per arrivare con precisione alla distanza dei 10km.
Il tempo finale di padre Vincenzo è stato 33’27’’ (1° di categoria SM45, 6° assoluto) con un miglioramento rispetto alle uscite più recenti sulla distanza. Per la cronaca la gara è stata vinta da Luigi Spinali in 32’21’’ e Nadiya Sukharyna in 41’ 01’’.

http://podisti.net/index.php/cronache/item/8281-spinali-un-dominio-al-trofeo-citta-di-messina.html

A un migliaio di chilometri dalla Sicilia, don Franco ha partecipato alla 90ma edizione del Cross Country Cinque Mulini. Nella categoria over 50 ha coperto i 4200metri della gara in 14’56’’ (2° di categoria SM60, 12° assoluto) battuto di un solo secondo.

http://podisti.net/index.php/in-evidenza/item/8282-alla-cinque-mulini-vittorie-allo-sprint-per-melak-e-la-gateri.html

La batteria di don Franco, che è stata la prima a partire alle ore 9, è stata regolata da Roberto Pedroncelli in 12’46’’ e Carla Primo in 15’15’’. Terza gara di gennaio per il forte atleta trentino che il 6 gennaio ha corso al Campaccio (1° di categoria) e l’8 gennaio alla 48ma edizione della Ciaspolada della Val di Non. “Potevo fare l’accoppiata Cinque Mulini-Campaccio, ma sono arrivato da Trento con parecchie difficoltà, e non ho potuto fare un buon riscaldamento pre-gara”, ha detto Torresani a podisti.net.

I sacerdoti runners sono una presenza apprezzabile nel mondo podistico. Portano un messaggio di dialogo, vicinanza e solidarietà. Credono, inoltre, che la corsa a piedi sia occasione di inclusione e di miglioramento personale. Il sito www.pretisempredicorsa.it racconta le loro storie e riporta notizie su gare e altre iniziative che li vedono protagonisti.

Don Franco Torresani alla 90ª Cinque Mulini World Cross Country Tour

 

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Giovedì, 13 Gennaio 2022 21:59

Un maratoneta diventa arcivescovo di Algeri

E’ arrivata a fine dicembre la notizia dello spostamento di mons. Jean-Paul Vesco dalla sede di Orano, seconda città dell’Algeria, alla capitale Algeri. Jean-Paul Vesco, 60 anni a marzo, domenicano di origine francese è un corridore. Nel 1989 ha corso la maratona di New York in 2ore 52minuti. Originario di Lione, prima di intraprendere il percorso che lo ha condotto al sacerdozio nel 2001, ha esercitato la professione di avvocato. A dicembre del 2012 papa Benedetto XVI lo nominò vescovo di Orano, città di quasi un milione di abitanti, importante porto commerciale situato sul Mediterraneo 420 km a ovest di Algeri. Ora si trasferisce nella capitale dove succede e mons. Paul Desfarges, gesuita, che ha lasciato la guida dell’arcidiocesi della capitale per raggiunti limiti di età.

Vesco ha sempre visto nella corsa a piedi un’occasione di incontro e dialogo anche tra persone di fedi religiose diverse. Il contesto in cui vive, in passato si è rivelato particolarmente difficile. Il suo predecessore a Orano, il vescovo Pierre Claverie, fu ucciso da un autobomba all'ingresso dell'arcivescovado nel 1996  divenendo uno dei 19 martiri d'Algeria beatificati l'8 dicembre 2018. Ma la forza del dialogo è concreta e reale. E dialogare significa incontrarsi senza eliminare le proprie convinzioni. “Qui valutiamo forse in maniera più consapevole la possibilità dell’essere cristiani. - diceva in un’intervista del 2019 - Questo non toglie nulla alla ricchezza delle religioni, e specificatamente dell'Islam. E questo non toglie nulla al mistero della differenza religiosa, ma è sicuro che più che mai io sono meravigliato dall’essere cristiano”.

Il 23 settembre 2019 partecipò alla corsa Via Pacis a Roma. Quell’anno (era una giornata piovosa) la gara partiva e arrivava a piazza San Pietro con passaggi alla sinagoga, alla moschea, alle chiese ortodossa, metodista e valdese, e ai templi buddista e induista. In quell’occasione ebbe modo di dire: “Per me correre è un piacere. Corro da sempre e la maratona più importante l’ho fatta parecchi anni fa a New York; poi sono seguite Parigi e Berlino. Se sant’Agostino ha detto che cantare è pregare due volte, per me correre è anche uno spazio interiore: è pregare e meditare insieme, ossia pregare due volte”.

L’insediamento di mons. Vesco ad Algeri è previsto per venerdì 11 febbraio. "Lasciare la diocesi di Orano - ha detto a fine dicembre dopo aver appreso della nuova nomina - non era certamente nei miei orizzonti, ma sono certo che questo cambiamento porterà ricchezza e fecondità. Ringrazio dal profondo del cuore per essere stati miei fratelli e sorelle. Chiedo perdono a coloro che ho potuto ferire o trascurare mio malgrado. Ringrazio per quanto abbiamo vissuto di bello, ed è molto. Rimetto tutto alla grazia di Dio con fiducia".

Alla sua nuova arcidiocesi di Algeri in un'altra lettera ha scritto: "È un compito che non era nella mia mente; lo ricevo con fiducia e gioia. Auguro a tutti un buon anno di scoperta reciproca e di cammino insieme e vi saluto fraternamente".

E dire che il vescovo corridore si stava preparando da tempo ad accogliere ad Orano gli atleti della XIX edizione dei Giochi del Mediterraneo che lì si svolgeranno dal 25 giugno al 5 luglio 2022 dopo il rinvio del 2021. “Lo sport abolisce le distanze. Quando corriamo, quando facciamo sport insieme, è l’umanità al centro e siamo tutti fratelli e sorelle”, afferma con convinzione.

La storia sportiva e di fede di mons. Jean-Paul Vesco è raccontata nel libro ‘Preti (sempre) di corsa’ (ed Missionari OMI) di cui abbiamo parlato nel 2020:

http://podisti.net/index.php/commenti/item/6314-preti-sempre-di-corsa-il-libro-continua-in-un-progetto.html

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Lunedì, 10 Gennaio 2022 22:39

Una maratona con santa Barbara

Rieti, 4 gennaio - Il campanile della chiesa di santa Barbara in Agro, 33 metri di altezza, scandisce la maratona. Sincronizzarsi in qualche modo con i rintocchi orari aiuta a percepire se stessi nello spazio rurale e nel tempo che scorre. E la mia diciassettesima maratona. Sono a Rieti nella seconda tappa della Befana Marathon Tour, una delle tante serie di maratone messe in piedi dall’infaticabile Felice Petroni. Per il 2022 si è messo in testa di organizzare cento maratone e ci riuscirà!

Una dozzina gli atleti alla partenza in una mattinata di inizio anno dall’insolita temperatura mite. Da queste parti la neve arriva presto, ma oggi la si vede solamente sulle cime, a occhio e croce sopra i 1500 metri di altitudine. Giro di 3,5km quest’oggi (tutto pianeggiante) da ripetere 12 volte, più un prologo di 500 metri per coprire con precisione la distanza maratona. I giri di pochi chilometri rischiano di essere monotoni, ma a me sembra che nella ripetizione ci sia qualcosa di sapiente. Il giro aiuta anche a frazionare lo sforzo. Dipende da ciascuno, ma io personalmente non soffro molto questo tipo di percorsi. I perimetri mi sembra che facilitino anche le relazioni interpersonali e in manifestazioni con numero minimo di partecipanti è cosa apprezzabile. Qualche minuto prima della partenza un podista, originario di queste parti e che lavora a Torino, si avvicina per chiedermi cosa succede. Ogni tanto, quando si trova in ferie e si allena nei dintorni, vede gruppi di maratoneti che con tanto di pettorale solcano le strade della campagna reatina. Gli spiego di cosa si tratta e lo introduco alla filosofia dei “maratoneti seriali” dove, per dirla in sintesi, la quantità conta più della qualità (spero non si offenda nessuno leggendo), dove si corre senza l’ossessione del cronometro per la pura gioia di correre.

In gara oggi c’è un forte atleta (che concluderà in 2ore e 52 minuti). Viaggia regolare con un piccolo calo solamente negli ultimi chilometri. E’ contento, ma con una discreta tensione agonistica, come è forse giusto che sia. Ci salutiamo ad ogni doppiaggio: il mio ritmo è decisamente tranquillo. Come sempre la maratona per me è un percorso. Non solo il giorno della gara, ma le settimane che lo precedono, gli allenamenti corsi nella maggior parte dei casi da solo e in un numero imprecisato di località a causa degli spostamenti che caratterizzano da sempre la mia vita itinerante. Nel percorso di preparazione per questa maratona ho corso un discreto numero di chilometri in Repubblica democratica del Congo tra fine novembre e inizio dicembre! Penso al campo in sabbia della periferia di Kinshasa, ai ragazzi che lì si allenano sognando l’Europa, ai chilometri inanellati, alla risposta che ho ricevuto quando ho chiesto se le ragazze giocano a pallone e fanno sport in Congo. “Le donne stanno a casa”, mi dicono. “Qualcuna pratica sport il sabato mattina”. Anche oggi le signore in gara sono solo due, una delle quali sulla distanza maratona.

Barbara, patrona di Rieti, significa ‘straniera’. E io mi sono sempre sentito tale. Uno di passaggio, non sempre collocabile. Leggero (anche se il mio ‘passo maratona’ comincia ad appesantirsi), un po’ imprevedibile. Anche oggi, in questa prima maratona del 2022, ho la consapevolezza di essere ospite e cerco di filare lieve. Le munizioni con cui fare fuoco (la “Santa Barbara”) si riducono e lasciano il posto alle belle esperienze.

 

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A fine anno il bilancio è positivo per i pretisempredicorsa, il gruppo di sacerdoti corridori che da due anni si presenta in gare nazionali ed internazionali (www.pretisempredicorsa.it).
L’annata era virtualmente partita il 13 dicembre 2020 con la splendida partecipazione di padre Vincenzo Puccio sul podio di categoria M45 al Campionato italiano di maratona di Reggio Emilia con il tempo di 2h39'26''. Il 10 aprile successivo Vincenzo ha corso i 10000 metri sulla pista del CUS Catania in 33'09'', il 17 aprile i 3000 metri a Siracusa in 9’08’’. Il forte sacerdote siciliano ha concluso il 2021 con due 10 km su strada.

A Bagheria (PA) domenica 14 novembre ha vinto la categoria all'8° Torneo del mare: 34'02'' il tempo cronometrico (6° assoluto). Si è ripetuto il 5 dicembre nello scenario dello Stretto di Messina, con un altro ottimo risultato: 34'24'' (4° assoluto, 1° di categoria) nella 10km di Capo Peloro/5° Trofeo Luigi Cacopardi.

Numerosi i podi e le soddisfazioni di don Franco Torresani che continua ad imporsi e a portare punti preziosi alla sua società, l’Atletica Paratico. Delle tante gare di Franco, che quest’anno ha lasciato la parrocchia d Bolognano di Arco di Trento per trasferirsi in città a Trento, menzioniamo due ottimi risultati tecnici. Il 31 luglio ha ottenuto il bronzo al Campionato italiano Km Verticale master tra gli over 50. La gara Piz Tri Vertikal si è svolta a Malonno (Bs). Mille metri di dislivello su uno sviluppo di 3,5 km. Questo bronzo faceva seguito all' oro di Corsa in montagna il 26 giugno a Colorina (So) nella gara Le Selve. A Telfes im Stubai, in Tirolo (distretto di Innsbruck) il 4 settembre Franco si è laureato campione mondiale M55 di corsa in montagna. Il 18 settembre ai Campionati europei master di Corsa in montagna che si sono tenuti a Tramonti di Sopra (PD) ha ottenuto un ottimo bronzo. Il 10 luglio aveva chiuso al 7° posto assoluto la prima edizione del Mura Trail, 18km (500D+) gara in notturna a Verona.

A Livorno l’instancabile padre Gabriele Bezzi continua ad programmare corse di solidarietà. Da più di vent'anni organizza, infatti, pellegrinaggi di corsa e, insieme ad altre associazioni livornesi, raccoglie fondi per l’ospedale dei bambini a Betlemme. Il 20 giugno è stato tra gli organizzatori di “Una corsa per rinascere”.

Don Pino Fazio, sacerdote calabrese della provincia di Catanzaro, ha corso il 9 maggio la 6 ore di Corato (BA); il 4 giugno a Castellaneta marina (TA) una gara singolare denominata L'ultimo sopravvissuto, percorrendo 47 km.

Don Marco Carletto, sacerdote trevigiano, ha partecipato alla V edizione del trail notturno di Venezia svoltosi il 28 agosto. Percorso di 16 km (51 ponti) nelle stradine del centro città. Il 24 ottobre ha poi corso la Venice Marathon dove, il giorno precedente, era stato tra gli animatori della messa del maratoneta presieduta dal patriarca Moraglia.

Il libro Preti (sempre) di corsa (ed. Missionari OMI 2020) ha avuto una buona diffusone. E’ stato presentato a Catanzaro (Atletica Zarapoti), Roccamandolfi (IS), Barcellona Pozzo di Gotto (ME, Duilia) e Termini Imerese (PA, Atletica Termini) ed è stato segnalato da numerosi mezzi di comunicazione a partire da TV2000, la televisione della Conferenza episcopale italiana. Hanno scritto sul libro anche le riviste Scarp de tenis, Toscana oggi e Credere, il sito Runner’s Tales, il canale Youtube 24live.

Il progetto di solidarietà Sport in missione, sostenuto dai sacerdoti podisti e dal libro Preti (sempre) di corsa ha avuto un’ottima concretizzazione, a fine novembre, con la consegna di persona (anche da parte di chi scrive) di materiale sportivo alla scuola Giovanni Santolini, nel quartiere Camp Luka di Kinshasa, capitale della Repubblica democratica del Congo, frequentata da 530 alunni.

 

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Venerdì, 08 Ottobre 2021 18:40

Il Patriarca di Venezia alla Messa del maratoneta

Dopo aver inviato un messaggio ai maratoneti presenti nel 2019 a Venezia per la maratona, questa volta il patriarca Francesco Moraglia ci sarà di persona e celebrerà la messa del maratoneta sabato 23 ottobre. Alla vigilia della 35ma edizione della maratona di Venezia, nella chiesa di San Salvador alle ore 17.30 ci sarà la possibilità di pregare insieme e cementare legami di amicizia alla vigilia del grande appuntamento. «È davvero una bella notizia la riproposizione della messa del maratoneta», ha detto il presidente di Venice Marathon Piero Rosa Salva, «e ringraziamo fin d’ora il Patriarca per aver dato la sua disponibilità a nobilitare l’evento con la sua presenza».

Nel 2019 la messa era stata celebrata nella chiesa di san Zulian (cui si riferisce la foto). Per l’occasione il patriarca Moraglia aveva inviato un messaggio nel quale si leggeva: «Vi incoraggio pensando alla vostra corsa di domani e, ancor più, alla grande ‘corsa’ della vita, che appartiene a tutti. Siate consapevoli delle vostre forze e dei vostri limiti per affrontare sia la sfida della maratona sia quella della vita con lealtà, generosità e determinazione. Così una autentica vittoria potrà comunque essere da voi conseguita, aldilà della performance realizzata e della classifica».
La messa era stata celebrata da don Roberto Donadoni e concelebrata da don Marco Carletto, parroco in provincia di Treviso e maratoneta Furono presenti 150 atleti.

“Due anni fa, prima del Covid, potevamo starci nella chiesa di San Zulian. – dice don Marco - Stavolta andiamo a San Salvador, più capiente, vicino al ponte di Rialto. Concelebrerò con don Roberto che è parroco di quella chiesa”.

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Si rinnova la tradizione della celebrazione della messa alla vigilia, 18 settembre, dell’edizione della maratona di Roma (Run Rome - The Marathon) in programma domenica 19 settembre. La messa sarà celebrata dal cardinale Gianfranco Ravasi nella “chiesa degli artisti” (Santa Maria in Montesanto) a piazza del Popolo il giorno della vigilia, appunto sabato 18 alle ore 18. Un momento di preghiera, ma anche di incontro e incoraggiamento reciproco per i partecipanti alla maratona dell’indomani e per i loro accompagnatori. Il cardinale Ravasi, che presiederà la cerimonia, è il presidente del Pontificio consiglio della Cultura, l’ufficio vaticano che segue direttamente la pratica sportiva.

La celebrazione del 18 settembre è organizzata da Athletica Vaticana, l’associazione sportiva ufficiale della Santa Sede posta sotto l’egida del Dicastero guidato da Ravasi. L’invito è rivolto a tutti gli sportivi: amatori e professionisti, tecnici, dirigenti e familiari. Concelebreranno sacerdoti maratoneti di diverse nazionalità. Al termine della messa verrà impartita la “Benedizione degli sportivi” e sarà recitata la “Preghiera del maratoneta” tradotta in 37 lingue.

Nell’omelia alla messa per la maratona di Firenze nel novembre 2019, monsignor Sanchez de Toca del Pontificio consiglio della Cultura, citando il “sindaco santo” fiorentino Giorgio La Pira, proponeva ai presenti di vivere la corsa come elevazione spirituale e materiale insieme, per il Regno di Dio e non come esperienza narcisistica e autocelebrativa. Sono ormai numerose (specialmente nel Nord Europa) le celebrazioni organizzate prima di maratone importanti, come Berlino, Firenze, New York, Ratisbona (Regensburg), Valencia e Venezia.

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C’è stato un certo dibattito linguistico, a fine luglio, sul quarto aggettivo/avverbio scelto dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO) per arricchire il motto olimpico. Al famoso e consolidato “Citius, Altius, Fortius”, è stato aggiunto l’aggettivo communis o, meno infelicemente, l’avverbio communiter. Un tentativo di inserire l’insieme, la dimensione diremmo comunitaria, così importante nella pratica sportiva.
“Un vero e proprio errore di semantica” lo ha definito Mario De Nonno, professore ordinario di Letteratura latina all’università Roma Tre. In realtà, come ha specificato anche il cardinal Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, il termine più adeguato per esprimere questa idea sarebbe simul, ma il CIO lo ha voluto evitare per la sua attinenza sonora con la parola simulazione che è una delle dimensioni per eccellenza dell’antisportività.
Il professor Gabriele Burzacchini, dell’università di Parma, ci fa notare che benché l’avverbio sia usato da Catone in un paio di frammenti, e soprattutto da Cicerone in varie lettere, in orazioni e in trattati filosofici (scrivere una lettera communiter cum aliis 'in comune con altri'; possedere omnia communiter con un altro; cercare il cibo insieme tra dissimillimis bestiolis, ecc.) non è il più adatto ad esprimere nel motto la nozione di 'insieme', che sarebbe meglio resa da simul oppure una. Tuttavia, nella modifica del motto olimpico c’è un ampliamento che va apprezzato e alcune idee che è senz’altro interessante annotare.

Anzitutto la dimensione inclusiva. Lo sport (e la nostra amata corsa a piedi) vuole coltivare una dimensione di inclusione, dove tutti sono cittadini con eguali diritti e altrettanti doveri. Nelle qualificazioni dei 100metri donne abbiamo notato la presenza Houleye Ba, un’atleta della Mauritania che ha corso la sua batteria in 15:26. Non è la prima volta che una donna si presenta a gareggiare alle Olimpiadi coperta con hijab e tuta. Lo sport è di tutti, non solo degli atleti superperformanti. Ma sapete dev’è la Mauritania e siete mai andati a vedere gli impianti sportivi della capitale Nouakchott dove si allena la 29enne professoressa?

C’è poi la dimensione solidale, la vicinanza a situazioni contingenti, a problemi. Possiamo forse rintracciarla, al di là delle questioni politiche, nell’accoglienza con visto umanitario da parte della Polonia della velocista bielorussa Krystsina Tsimanouskaya. L’atleta aveva espresso alcune critiche a suoi allenatori e ai capi delegazione. Messaggi che hanno irritato le autorità del suo Paese, da cui la loro intenzione di effettuare un rimpatrio forzato e anzitempo. Krystsina ha dichiarato che non ha alcuna intenzione di sollevare questioni politiche: "Voglio continuare a correre. Non ho ancora pensato a chiedere asilo politico, voglio solo continuare la mia carriera sportiva".

Nell’aggiunta della parola insieme (un concetto simile sarebbe espresso in parte dalla frase inglese dell’AIMS “marathon is race without race”) c’è infine la sottolineatura della dimensione umana dello sport, un’umanizzazione della pratica sportiva, dove non conta l’agonismo esasperato, la ricerca di sé stessi, il consenso popolare, ma la felicità e la forza del ritrovarsi insieme, che include anche la possibilità di dare una seconda occasione a chi è stato ingiustamente accusato o avesse commesso presunti errori. A noi, lo diciamo con il rischio di esporci a critiche, è mancato il marciatore Alex Schwazer accusato di doping recidivo (dopo una prima condanna, meritata e scontata), privato di due altre Olimpiadi, con sentenze sportive però ‘smontate’ lo scorso 19 febbraio dal gip di Bolzano Walter Pelino senza che i supremi organi dello sport ne tenessero conto.

“Più veloce, più in alto, più forte” valgono ancor più se fatti “insieme”.

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Giovedì, 29 Luglio 2021 10:32

Corsa e sport fanno bene, parola di missionario

Missioni OMI, la rivista di attualità dei missionari Oblati di Maria Immacolata (OMI), dedica il numero di agosto-settembre (n. 8-9/2021) alla presenza della Chiesa nel mondo dello sport, in particolare della corsa a piedi.
Sono molteplici le esperienza in Italia che legano la Chiesa allo sport, a cominciare dagli oratorii, che hanno una lunga tradizione nel nostro paese, in particolare nel Nord. Una presenza che evidentemente si colloca nel settore dei valori della pratica sportiva, ma che ha offerto nel corso degli anni anche spazi fisici per la pratica stessa. La chiesa vuole abitare il mondo degli uomini e delle donne, in particolare in questo tempo di possibile ripresa dopo l’impegnativo periodo della pandemia.
Proprio lo scorso anno parlavamo su queste colonne di un convegno promosso dalla Conferenza episcopale italiana (CEI) dal titolo: “Sport ritorno al futuro. Percorso di riflessione online sul futuro dello sport dopo la pandemia di Covid 19”:
https://www.podisti.net/index.php/commenti/item/6140-come-ricomincera-lo-sport-riflessioni-promosse-dalla-cei.html

Sulla copertina del numero imminente del mensile Missioni OMI, che quest’anno celebra il centenario, c’è una foto di don Marco Bottoni, prete fidei donum della diocesi di Lodi, rientrato da poco in Italia dopo un decennio di missione in Uruguay. Marco è uno dei pretisempredicorsa raccontati nel libro “Preti (sempre) di corsa”:

www.pretisempredicorsa.it

 http://podisti.net/index.php/commenti/item/6314-preti-sempre-di-corsa-il-libro-continua-in-un-progetto.html

Il titolo sulla copertina della rivista, “In missione nel mondo della corsa”, sottolinea l’esperienza di una “chiesa in uscita” molto cara a papa Francesco, una presenza negli ambienti di vita per camminare insieme verso il bene. La fede si può vivere anche facendo sport e correndo a piedi. La benedizione all’arco di partenza delle gare, la solidarietà tra podisti soprattutto nelle gare di lunga distanza, il rispetto delle regole e dei percorsi, la cura della natura e del Creato… sono tutte esperienza di una fede praticata anche in ambito sportivo.

Ecco in anteprima l’editoriale.

La corsa della vita

Le frontiere della missione della chiesa sono molteplici: non c’è ambito della vita umana in cui il Vangelo non possa essere vissuto e annunciato. Il mondo dello sport, da quello di alto livello a quello amatoriale, ha bisogno di evangelizzazione al pari degli ambienti di lavoro, di studio, di impegno sociale o politico. La Buona Notizia della salvezza conquistata da Cristo entra in dialogo con il vissuto degli esseri umani per purificarlo, redimerlo, qualificarlo. E l’attività sportiva occupa una parte importante della vita settimanale di tante persone. Le statistiche dicono che il tempo per l’attività fisica è sempre più ricercato e qualificato. Il periodo dell’emergenza sanitaria ha compromesso in parte questo beneficio, ma forse lo ha reso ancora più ricercato e apprezzato.
La corsa a piedi, in particolare, contribuisce al calo di peso, a regolare valori ematici e pressori, al benessere emotivo, a produrre endorfine. Un paio di scarpe adatte è tutto ciò che serve: un benessere a costi relativamente bassi. Siamo nati per correre, lo facciamo da bambini: un’attività sportiva sana e naturale che prolunga la dimensione ludica anche nella vita adulta e contribuisce a realizzare quella cura del creato di cui noi stessi siamo parte come esseri umani. Correre è stare con sé stessi, entrare in comunione profonda con il Creato, con il Creatore, con i Creati. Occasione di apertura, uguaglianza, amicizia, dialogo e solidarietà. La chiesa vuole abitare sempre più il mondo degli sportivi e lo fa mettendo in campo numerose iniziative e progetti, sia a livello nazionale che locale.

Due anni fa mons. Francesco Miraglia, patriarca di Venezia, accoglieva gli atleti arrivati in città per la maratona autunnale con queste parole: “Desidero manifestare la mia vicinanza e unirmi spiritualmente a tutti voi. Anche il correre può diventare un’occasione preziosa per lodare l’unico Dio, Padre di tutti e ammirare una volta di più la bellezza del Creato che ci è stato donato - e questo diventa specialmente vero nel percorso splendido che dalla Riviera del Brenta vi porterà nel cuore di Venezia - ma anche per sperimentare, in un contesto di sana competizione sportiva, situazioni di incontro, di reciproca accoglienza, e di fraternità umana che accomuna tante persone di provenienza disparata. Vi incoraggio pensando anche alla grande corsa della vita che appartiene a tutti. Siate consapevoli delle vostre forze e dei vostri limiti per affrontare sia la sfida della maratona che la sfida della vita con lealtà, generosità e determinazione. Così un’autentica vittoria potrà essere da voi conseguita al di là della perfomance realizzata e della classifica”.

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Mercoledì, 30 Giugno 2021 23:38

Don Torresani campione M55 di corsa in montagna

Ormai non si contano più i titoli ottenuti da don Franco Torresani nel corso della sua carriera. Sabato 26 giugno ha aggiunto alla lunga collezione il 17° titolo nazionale over 35 (tra pista, strada, cross e montagna) andando a vincere il titolo italiano SM55 ai Campionati italiani master di corsa in montagna nella gara svoltasi a Colorina  in Valtellina.

http://podisti.net/index.php/in-evidenza/item/7390-colorina-so-campionato-italiano-master-di-corsa-in-montagna.html

Percorso di 10km con 650 metri di dislivello positivo che Franco ha concluso in 54’03’’.
Il titolo acquista ancor più significato perché, come ha dichiarato Franco, è “arrivato dopo tre mesi di penitenza, a seguito di una carrozzeria che alle soglie di quota 60 comincia a dare evidenti segnali di logorio”. Quasi 500 gli atleti da tutta Italia partecipanti alla manifestazione “Le Selve”, organizzata dalla Polisportiva Colorina e d 2002 Marathon Club, con l’Atletica Paratico (società con cui è tesserato il prete trentino) a raccogliere un’infinità di podi e piazzamenti. Il sodalizio del presidente Ezio Tergattini, come spesso accade in manifestazioni nazionali, sabato aveva ben 85 atleti al via!
“E stata una gara piuttosto sofferta, con continui saliscendi e che si è risolta in rimonta nell' ultima impegnativa picchiata prima del traguardo”, commenta don Franco. Lo sguardo del forte prete trentino, che lascerà fra qualche mese la parrocchia di Bolognano di Arco di Trento, è già rivolto alla prossima edizione dei campionati europei di corsa in montagna del mese di settembre.

Don Torresani aveva partecipato in maniera ‘canonica’ ai Campionati italiani su strada 10km master di Paratico, domenica 23 maggio.

http://podisti.net/index.php/cronache/item/7247-paratico-grand-prix-del-sebino-valori-tecnici-spettacolo-mestizia-finale.html

Nel dopogara aveva infatti celebrato la Messa per atleti, tecnici e organizzatori. "Non si è fermata tantissima gente - dice - Ho voluto celebrare utilizzando il podio come altare. E siccome era vicina la festa della Santissima Trinità ho preso lo spunto per dire che nella Trinità i 'tre' sono tutti uguali".
Dunque "Solo assistenza spirituale, questa volta", aggiunge. "Nella messa abbiamo avuto un ricordo per tutti i defunti a causa della pandemia, tra cui anche esponenti del mondo sportivo", non mancando di citare la presenza di atleti religiosi nelle competizioni, "atleti di ottimo livello che si fanno valere in Italia e all'estero".

Informazioni aggiuntive

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Mercoledì, 09 Giugno 2021 07:51

La preghiera del Trail Runner

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Venerdì, 04 Giugno 2021 14:35

La preghiera del maratoneta

Per coloro che ancora non la conoscessero e con l’augurio di fare cosa gradita non solo ai maratoneti cristiani/cattolici, ma a tutti i runner, ecco la “preghiera del maratoneta”:

“Grazie, Signore, perché mi fai correre e non mi lasci solo al km 35 della grande maratona della mia vita. Grazie, Signore, per la bellezza della corsa da solo nei boschi e tra la gente, con il freddo e il Caldo, la pioggia e il vento. Grazie, Signore, perché mi sei accanto nei momenti di stanchezza quando il sudore annebbia lo sguardo, la fatica mi fa piegare le gambe e mi vorrei fermare. Ma vado avanti con te. Questo mio correre fatto con umiltà e passione è una preghiera di lode a te che ripeto anche negli ultimi, interminabili, 195 metri della maratona della mia vita. E ti ringrazio, Signore, per gli amici con cui condivido la gioia di correre spalla a spalla. Signore, facendomi il segno della croce, inizio a correre sicuro che il tuo sorriso accompagnerà le mie falcate.”

La preghiera è stata composta nel 2017 dai sacerdoti/atleti che compongono il team dell’Athletica Vaticana. Tradotta in 35 lingue, ha l’obiettivo di rilanciare la dimensione spirituale della corsa insieme agli atleti di tutte le religioni e tutte le culture. Siano essi dei top runner oppure semplici dilettanti.

Rodolfo Lollini –Redazione Podisti.net

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29 maggio - Sarà composta da dieci persone la delegazione di Athletica Vaticana ai Campionati di atletica leggera dei Piccoli Stati d’Europa, che inizieranno a San Marino il 5 giugno. Sette gli atleti, che parteciperanno a quattro gare, e tre gli accompagnatori. Beatrice Bellapadrona rappresenterà i colori vaticani nel lancio del giavellotto, Simone Adamoli nei 400 metri, Emiliano Morbidelli nei 3000 metri, Alessio Moscetti, Giuseppe Zapparata, Paolo Piersanti e Placido Fois nella staffetta maschile.
Athletica Vaticana, società sportiva nata a gennaio del 2019 ed affiliata alla FIDAL con un particolare statuto, partecipa ai Giochi dei Piccoli Stati come ospite non essendo ancora stata completata la procedura di affiliazione alle Federazioni internazionali di atletica.

Stamattina la delegazione vaticana è stata ricevuta in udienza da papa Francesco nella Biblioteca privata del Palazzo apostolico. Il Santo Padre, parlando a braccio, ha detto che la Chiesa ha a cuore tutto ciò che è umano e che riguarda l’uomo. E lo sport, il gioco, è una dimensione centrale nella quotidianità delle persone, tanto da poter essere visto come “sacramentale della bellezza”. Francesco ha poi donato ai presenti il libro Lo sport secondo Papa Francesco. Lettera aperta a un atleta olimpico, edito da La Gazzetta dello Sport che, in più lingue, sarà diffuso nel villaggio olimpico alle prossime Olimpiadi di Tokyo.

Presente all’udienza anche il cardinale Gianfranco Ravasi che ha dichiarato: «Athletica Vaticana scende in pista tra i “piccoli” Stati d’Europa in una dimensione - quella della “piccolezza” - che ha, adesso più che mai, un grande significato. Anche se non mancano oggi tensioni tra alcuni “piccoli” Stati, lo sport può essere, come sempre fin dalla sua nascita come esperienza umana, luogo di incontro e di conoscenza reciproca che fa cadere pregiudizi e ostilità e, attraverso il dialogo tra culture e religioni diverse, crea amicizia tra uomini e popoli fino a correre insieme verso la mèta comune che è la pace».

 

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C’è una storia davvero eroica legata alla chiesa di san Gioacchino, quartiere Prati a Roma, balzata alle cronache nazionali in queste ore a causa del padre redentorista Peter Nguyen Van Khai che, sorprendendo un ladro a rubare offerte in sagrestia, gli è corso dietro fino a catturarlo. Il sacerdote è un prete runner, ha 50 anni e da dieci si trova in Italia. Nell’articolo pubblicato da Repubblica l’8 maggio, dice di allenarsi sul Lungotevere, o all’interno del suo convento quando fuori c’è cattivo tempo.

La vicenda, ben più antica e toccante, merita di essere conosciuta. Tra la volta e il tetto di questa chiesa, in uno spazio angusto, vissero tra il 1943 e il 1944 ebrei e perseguitati politici che qui trovarono rifugio dalla furia nazista. Fu l’ingegner Pietro Lestini ad escogitare questo escamotage che salvò numerose vite, tanto da guadagnargli, alla fine del conflitto bellico, il titolo di “giusto delle nazioni” conferito a non-ebrei che salvavano vite umane dal genocidio. Come lui ricevettero il titolo la figlia Giuliana, l’allora parroco padre Antonio Dressino e suor Margherita Bernes, che forniva alimenti e vestiario.
In uno dei bollettini parrocchiali più recenti, quello dell’11 aprile (anno 17, numero 15), leggiamo l’iniziativa del “carrello sospeso” inventata dalla parrocchia di san Gioacchino per raccogliere viveri e dare soccorso alle tante persone e famiglie in difficoltà. Il segno di una parrocchia che si apre alle necessità del territorio nel periodo di “Pasqua, tempo di fraternità”.
Sicuramente anche il ladro rincorso da padre Nguyen aveva necessità, ma ha percorso la strada sbagliata. Avrebbe trovato senz’altro accoglienza e ascolto.
La vicenda del prete che insegue e cattura il furfante che si è scoperto essere “seriale”, ci serve per conoscere il passato e il presente di questa bella e viva chiesa parrocchiale romana. E chissà che il ladro non possa trovare un incoraggiamento e ravvedersi conoscendo queste notizie.

Qui il video di Repubblica sulle prime fasi concitate dell’inseguimento (da cui Roberto Mandelli ha estratto un’immagine): https://www.youtube.com/watch?v=6sWMRgweJQo

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Abbiamo sempre storto un po’ il muso davanti all’uso leggero e spensierato della parola ‘maratona’. Il termine che designa la distanza regina dell’atletica, i faticosi 42km195metri, spesse volte viene affiancato a manifestazioni sportive con percorsi più brevi. Altre volte esula dall’ambito strettamente sportivo e designa un gara impegnativa, lunga ed esigente, protratta nel tempo. E’ il caso delle maratone canore o di ballo. Altre volte l’aspetto agonistico è mitigato e ‘maratona’ viene usata come sinonimo di “lunga durata”. E’ il caso di trasmissioni televisive di più giorni, per seguire i risultati di una tornata elettorale o per raccogliere fondi per malattie o calamità.

In questo mese di maggio che la tradizione cattolica ha da sempre dedicato alla Vergine Maria, madre di Cristo, la parola ‘maratona’ ha fatto di nuovo un suo ingresso per designare l’impegno, questa volta di preghiera, protratto su tutto il mese. Si tratta della recita estesa del Rosario, voluta da papa Francesco, per “invocare la fine della pandemia e per la ripresa della attività sociali e lavorative”. La preghiera si svolge ogni giorno in un santuario mariano diverso coprendo l’intero Pianeta. Si va da Aparecida in Brasile dove ho corso nel 2013 al santuario di Lourdes in Francia dove ho corso parecchie volte, da Pompei a Loreto, posti cari a noi italiani, anch’essi luoghi dove ho indossato le scarpe da corsa in varie circostanze.

Ma evidentemente si corre la maratona del Rosario anche in luoghi dove io non ho corso (ancora)! Il santuario di Namyang in Corea del Sud, Notre Dame d’Afrique in Algeria, St. Mary’s Cathedral in Australia, Nuestra Señora de la Caridad del Cobre a Cuba... Ogni giorno si ha la possibilità di seguire in diretta la maratona del Rosario arricchita dai canti, dalle musiche, dai fiori, dalle danze e dai costumi tipici delle culture e della fede di ogni popolo.

In ogni Rosario, inoltre, c’è un’intenzione di preghiera per “le varie categorie di persone maggiormente colpite dalla pandemia”. Si prega “per coloro che non hanno potuto salutare i propri cari, per il personale sanitario, per i poveri, i senza tetto e le persone in difficoltà economica e per tutti i defunti”. Il papa ha aperto la ‘maratona’ a Roma e la concluderà nei Giardini Vaticani il 31 maggio.

Noi sappiamo bene che la maratona fece il suo ingresso per la prima volta ai Giochi Olimpici del 1896 e che dal 1908, alle Olimpiadi di Londra, fu fissata la distanza precisa, quella attuale, di 42km195metri. Conosciamo pure il fatto che dal 1984 la distanza fu possibile anche alle donne. E chissà quanto altro c’è nella nostra cultura podistica… Per questa volta, forse, possiamo concedere e condividere questo ennesimo utilizzo esteso del termine. Che ne dite?

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Domenica, 04 Aprile 2021 19:37

Chi ha corso, da quel mattino di Pasqua

La mattina di Pasqua è stata una mattinata movimentata, una mattina di corsa. Al maschile e al femminile. Correvano proprio tutti. Il capitolo 20 del vangelo di Giovanni ci dice che Maria di Magdala “corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo (Giovanni, ndr)” per dire loro che la pietra del sepolcro era stata ribaltata e che avevano portato via il corpo di Gesù. Alla corsa di Maria rispondono i due e ci viene data anche la ‘classifica’: “Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro”.

Immaginiamo, a secoli di distanza, l’emozione mista al respiro pesante e spezzato, come capita ai podisti quando stanno arrivando al traguardo di una gara. Anche per gli apostoli la Resurrezione di Cristo fu un traguardo, raggiunto per di più con una certa difficoltà. Più volte il ‘maestro’ aveva spiegato loro come si sarebbero compiuti i suoi giorni a Gerusalemme, ma mai gli apostoli avevano capito. Non accettavano che il loro leader potesse essere consegnato e giustiziato.

La resurrezione fu anche punto di partenza per ciascun discepolo di Cristo e per la chiesa nascente. Dopo lo smarrimento iniziale, Pietro, Giovanni e gli altri cominciarono ad organizzarsi e sostenuti dallo Spirito (e con un direttore sportivo come Paolo, che non faceva mistero di allenarsi e praticare sport) iniziarono a portare la buona notizia di Cristo Risorto in tutta l’area del Mediterraneo e oltre.

Lo stesso è per noi. Quando tagliamo il traguardo di una gara (o forse già negli ultimi chilometri) cominciamo a sognare la prossima, quella che arriverà a distanza di qualche settimana o mese. Un arrivo è quasi sempre un punto di partenza, un trampolino che proietta verso il traguardo successivo.

A molti corridori la corsa ha ribaltato e ribalta le pietre dell’anima. Un’esperienza di resurrezione.

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19 marzo - I blog sulla corsa a piedi e le pagine dei libri sono pieni di racconti simili a questo. Niente di particolarmente nuovo quanto a contenuto. Ma la forma dei ragionamenti è sempre molto personale e per questo motivo anche il racconto che segue merita di essere scritto.

Il 19 marzo ho scelto di correre una maratona in memoria di mio padre Fernando deceduto per un’ischemia l’11 marzo a quasi 89 anni. Una maratona, la mia quattordicesima, molto speciale, dunque, e piena, davvero piena di significati. Ma andiamo con ordine.

Avevo sentito parlare e letto del ‘Festival italiano di Ultramaratona’ di Policoro, in provincia di Matera, nato dalla passione di Pasquale Brandi. Prime edizioni al lago Pantano di Pignola, nei pressi di Potenza, e successiva migrazione in un villaggio turistico a due passi dal mare. La gara ‘storica’ del “6D-UMF”, vale a dire “Six days Ultra Marathon festival”, si svolgerà dall’8 al 25 del prossimo settembre; ma quest’anno è stata programmata, fra il 3 e il 20 marzo, anche la “Winter Edition”.

 Il luogo è ideale per correre una manifestazione di due o tre settimane: percorso ad anello di 1082 metri, logistica facilitata dal sito (pernottamenti, ristori, rilevamento cronometrico...), convivialità e temperature fresche, nell’edizione invernale, e giuste per correre molti chilometri. La possibilità di scegliere distanza (dalle 1000 miglia alla maratona) e orario di partenza (anche notturno!) facilita parecchio le cose, soprattutto nel tempo dell’emergenza sanitaria quando bisogna evitare assembramenti.

Tra gli iscritti, oltre a molti stranieri, persino dalla Finlandia, noto connazionali che popolano spesso le cronache delle “lunghe”: Daniele Alimonti e Sonia Lutterotti per la Dieci giorni, Adele Rasicci per la 48 ore, Piero Ancora per la maratona. La 1000 miglia è stata vinta da Denis Orsini.

Avevo fissato la maratona per sabato, ma le previsioni di pioggia mi avevano suggerito di anticiparla a venerdì 19 pomeriggio. Scelta che si è rivelata azzeccata.

Nella testa si affollano i ricordi di mio padre. Da bambino e da ragazzo praticavo lo sci di fondo in una stazione sciistica del Centro Italia, sul massiccio del Matese. Papà mi accompagnava alle gare, si faceva trovare al traguardo con un asciugamano e con un termos di tè bollente con miele e limone. Ricordo ancora il sapore, e sono passati quasi cinquant’anni! Dopo 3km di gara (6km quando ero un po’ più grande) i piedi erano zuppi. Avevamo un’attrezzatura approssimativa, l’unica cosa che funzionava bene era la sciolina con la quale venivano preparati gli sci… Papà mi toglieva le scarpe, mi asciugava i piedi e li avvolgeva con calze di lana. Fantastico! Se n’è andato, dopo una vita vissuta nella mitezza e nel dialogo con tutti. Collezionava e ordinava con precisione i miei pettorali, le medaglie e le foto che gli offrivo ogni volta al ritorno da una gara. E oggi che è il giorno della festa dei papà ringrazio Dio per l’affetto di cui mi ha sempre circondato.

La festa dei papà! Oggi è il giorno di san Giuseppe. Un uomo laborioso e silenzioso al quale ispirarsi, forse, anche nella pratica sportiva spesso fatta di chiacchiere, urla e sceneggiate. Papa Francesco ha scritto di recente che san Giuseppe è "l'uomo che passa inosservato, l'uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta", e per questo riveste "un protagonismo senza pari nella storia della salvezza". Una persona che ha avuto fiducia in Dio anche davanti alle difficoltà: "il carpentiere di Nazaret sa trasformare un problema in un'opportunità - dice ancora Bergoglio - anteponendo sempre la fiducia nella Provvidenza". E mi sembra che questa mia maratona sia stata davvero la trasformazione di un problema.

La lunga corsa del 19 marzo è stata anche la maratona del tempo della pandemia da Covid-19. In questo periodo in cui tutto sé incerto, comprese le competizioni di corsa a piedi, è un’ottima notizia la realizzazione di un ‘Festival running’ e la possibilità di correre in manifestazioni dal vivo. Seppur con le modifiche apportate dai necessari protocolli sanitari vigenti, è dunque possibile organizzare gare e avere dei partecipanti. Devo dire che fa un certo effetto tornare a riascoltare i beep del chip al passaggio sui tappeti di rilevamento cronometrico, dopo le gare virtuali nelle quali affidavamo ai gps la testimonianza del nostro gesto.

La mia maratona del 19 marzo è stata ricca di speranza. E, come sempre, un vero percorso interiore.

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A quasi un anno di distanza dalla nascita del gruppo “pretisempredicorsa”, con la pubblicazione del libro e la creazione del sito omonimo, TV2000, la televisione della Chiesa italiana, ha dedicato un servizio a questo progetto.
Il servizio è andato in onda venerdì 5 marzo nella rubrica Terza Pagina in una prima versione di 2' 50", ed è stato ritrasmesso domenica 7, dopo il TG delle 18.30, in una versione di 3’15’’ nella rubrica Tornasole.

Si può vederlo a questo link: https://youtu.be/MpBRDPY7TqU

Maurizio Di Schino coglie il nucleo del progetto: la creazione di una community di sacerdoti runners che hanno in comune la fede e l’impegno sportivo, la chiesa “in uscita” per incontrare e condividere, anche nel mondo dello sport.
Nel corso dell’ultimo anno il libro è stato accolto con sorpresa e interesse e ha già avuto varie recensioni, tra le prime quella di Podisti.net, che aveva informato anche a luglio sul prosieguo dell’idea

http://podisti.net/index.php/commenti/item/6314-preti-sempre-di-corsa-il-libro-continua-in-un-progetto.html

A causa dell’emergenza sanitaria le presentazioni con pubblico sono state finora due sole, entrambe a Messina. Si è parlato del libro anche in una diretta Instagram del canale Videorun lo scorso 20 giugno, sul mensile ‘Scarp de Tennis’ (dicembre2020/gennaio2021) e sul periodico diocesano ‘Toscana Oggi’ (n 42/22 novembre 2020).

Il sito www.prestisempredicorsa.it presenta un breve profilo dei sacerdoti runners e contiene già una cinquantina di notizie che hanno come protagonisti i sacerdoti podisti che vivono in vari continenti: partecipazioni a gare e manifestazioni, conferenze, incontri con personaggi del mondo del podismo, organizzazione del Campus running...

Il libro era stato preceduto da un altro pubblicato l’anno precedente: “Evangelii Gaudium. La staffetta dei sacerdoti runners sulle pendici dell’Etna” (ed. Missionari OMI, 2019) sulla straordinaria vittoria di una staffetta di tre sacerdoti (Puccio, Buontempo, Torresani) alla XII edizione della Super Maratona dell’Etna nel giugno 2018. Entrambi i libri sono disponibili su Amazon.

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14mila podisti di 30 nazioni hanno corso nel fine settimana del 20-21 febbraio per un’iniziativa solidale a favore dell’educazione delle giovani generazioni. Era possibile scegliere tra la distanze di 10km, 5km di corsa, 3km di camminata oppure 20km in bici. Per i bambini le distanze previste erano 1km, 500mt, 300mt, 100mt. Ogni partecipante ha ricevuto un pettorale solidale da stampare e applicare al proprio abbigliamento. Naturalmente i partecipanti erano invitati ad inviare fotografie della propria competizione. Costo minimo del pettorale: 6 euro.

La manifestazione è stata organizzata dalla Organizzazione non governativa (ONG) Entreculturas, organismo di ispirazione gesuita che da dieci anni promuove progetti a favore della scolarizzazione di bambini e giovani. Entreculturas “difende il diritto ad un’educazione di qualità” di tutte le persone senza distinzione, “per costruire un mondo giusto e sostenibile”. Lavora in 38 paesi del mondo con quasi 200 progetti a favore di più di 200mila persone. Si va da proposte educative a progetti di sensibilizzazione sociale, dal dialogo con istituzioni e governi a programmi di volontariato in ambito educativo.

Dieci anni fa l’idea di organizzare una manifestazione sportiva, una corsa in varie città spagnole, e successivamente estesa oltre l’Europa, a raccogliere fondi per finanziare i progetti che sono a favore soprattutto delle zone povere del pianeta. Questa decima edizione è stata celebrata in maniera più individuale a motivo dell’emergenza sanitaria. Ma quello che poteva rivelarsi un limite è stato invece un’opportunità, giacché la modalità virtuale ha permesso una partecipazione ancora più numerosa.

I fondi raccolti quest’anno saranno destinati interamente all’emergenza educativa causata dal Covid-19 che ha obbligato alcune nazioni a diminuire o annullare quasi completamente la possibilità di un’educazione in presenza. Con conseguenze enormi per le giovani generazioni soprattutto delle aree più svantaggiate e vulnerabili del pianeta. “Al culmine della pandemia, 1,6 miliardi di studenti in oltre 190 paesi sono stati colpiti dalla chiusura degli istituti scolastici. - scrivono gli organizzatori - Ad oggi si stima che circa 24 milioni di studenti (dall'istruzione prescolare all'istruzione superiore) non sono tornati negli istituti di istruzione. La crisi educativa causata da Covid-19 potrebbe significare una battuta d'arresto di 30 anni nei progressi educativi realizzati a livello globale”.

Tra gli ambasciatori della corsa solidale di quest’anno, Gemma Mengual argento olimpico nel nuoto sincronizzato a Pechino 2008, Ruth Beitia, oro olimpico nel salto in alto a Rio de Janiero 2016, Perico Delgado ex ciclista vincitore del Tour De France e della Vuelta di Spagna, la comasca Daniela Basso campionessa mondiale di Nordic walking nel 2018.

Inclusione, diritto allo studio, partecipazione, cittadinanza sono le parole-chiave dei progetti di Entreculturas.

 
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Sabato 20 febbraio. A Tizi Ouzou, 100 km a est della capitale Algeri, va in scena il Campionato nazionale di cross. Nella gara senior femminile di 10 km c’è anche l’italiana Anna Medeossi che si classifica 11^ a 8’ circa dalla vincitrice.

Avevamo già parlato lo scorso anno di questa atleta che vive in Algeria dal 2017 e che pratica la corsa come occasione di amicizia e dialogo. Anna è originaria della provincia di Gorizia, è una consacrata e vive ad Orano, la seconda città dell’Algeria dove lavora nella Caritas Algeria. Nel 2020 si era classificata prima nella sua categoria alla gara valida per il Campionato nazionale algerino di mezza maratona.

https://www.podisti.net/index.php/cronache/item/5918-campionato-di-mezza-maratona-in-algeria-sul-podio-un-italiana-consacrata.html

Quella di sabato è stata una manifestazione di cross (“37mo Cross Country International Cherdioui Said”) e Anna ha partecipato schierandosi sulla linea di partenza con atlete di livello nazionale, alcune delle quali conoscenti e amiche. “E’ stata una bella gara. Ero la più anziana tra le partecipanti!”, dice al termine della prova. E risponde alle nostre domande.

Anna, vivi in Algeria da alcuni anni, Sei una podista di livello e gareggi in gare nazionali con atlete algerine. E’ possibile un’amicizia islamo-cristiana?

Credo di sì. Un’amicizia islamo-cristiana è possibile oggi anzitutto perché un’amicizia è una relazione profonda ed è sempre possibile tra due persone. Un’amicizia è un amicizia, prima ancora  delle religioni. Una relazione di stima, rispetto e anche di curiosità reciproca. Una relazione di lealtà, forte. Questa amicizia è la vita della chiesa cattolica qui in Algeria, perché queste relazioni ci premettono un inserimento nel tessuto sociale che è difficile, per la mentalità diffusa sempre abbastanza diffidente.

Il valore dello sport per costruire relazioni di amicizia. Ci dici qualcosa in più sulla pratica sportiva in questo Paese?

I tempi cambiano e penso che sia un bel segno che l’Algeria, dopo gli anni ’90, provi a trovare una vita normale che preveda anche il tempo libero e lo sport. Lo sport è un ambiente privilegiato per costruire amicizie. Lo sport è ancora un ambiente un po’ di nicchia, un luogo in cui si vive la possibilità di allenarsi insieme uomini e donne, cosa che non succede in altri ambiti della vita. E’ una possibilità di incontrare le persone in maniera semplice: molti mi pongono tante domande sul mio modo di essere. Mi sento accettata e questo fa avanzare le relazioni. Ogni venerdì facciamo anche delle escursioni: pensate che in Algeria non si gira da soli, non si va da soli in campagna… Dopo gli anni ’90 è rimasta la paura di viaggiare da soli. Le uscite sono possibili solamente in gruppo. Ogni venerdì, ormai è un rituale, ci sono escursioni di una giornata nelle zona di Orano. Si esce in una trentina di persone con il bus o anche con le macchine. Sono uscite organizzate: si canta, si gioca insieme: è una maniera di costruire amicizie e vivere dei momenti belli e ‘normali’.

 

 
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