Direttore: Fabio Marri

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L’uomo più forte di sempre in maratona, il keniano Eliud Kipchoge, attuale detentore del record del mondo sulla distanza (2.01’39’’ stabilito a Berlino il 16 settembre 2018) e primo uomo della storia a correre una maratona sotto le due ore (1.59’40’’, Vienna 12 ottobre 2019) si trova nella sua casa di Eldoret, in Kenya, dove è arrivato puntuale il contagio da Covid 19.
Il rinvio dei Giochi Olimpici obbliga lui e tutti gli atleti di élite a rivedere i propri piani di allenamento e di partecipazione alle gare di questi prossimi mesi. Tutti aspettavamo la maratona di Londra di fine aprile per vederlo gareggiare insieme all’altro grande interprete, l’etiope Kenesisa Bekele (2.01’41’’ a Berlino il 29 settembre 2019).

https://www.podisti.net/index.php/in-evidenza/item/5484-2020-si-prospetta-una-leggendaria-maratona-di-londra.html

E tutti ugualmente aspettavamo la maratona olimpica prevista il 9 agosto a Sapporo: invece, gli atleti dovranno attendere con pazienza la fine di questa emergenza per tornare alle gare, e il 2021 per i Giochi.
In questo tempo di incertezza, i podisti di tutti i livelli stanno riformulando i propri obiettivi e conseguentemente i piani di allenamento. Kipchoge continua a lavorare duro e a mantenere lo spirito positivo che lo ha sempre caratterizzato.
Come in tutto il mondo, anche il Kenya ha previsto misure per arginare il contagio da Covid 19. Le gare sono sospese, non si può correre in gruppo, ma alcuni impianti restano aperti. Possiamo immaginare il disagio di Kipchoge che ha ritenuto sempre importati gli allenamenti in gruppo. Anni fa aveva detto: “il 100% di me non è niente, se confrontato con l’1% della squadra con cui mi alleno ogni giorno”.
“Esco ogni mattina a correre da solo alle 6. - ha detto Eliud in un’intervista qualche giorno fa - E’ duro per me allenarmi da solo perché ritengo molto utile l’allenamento in gruppo. In squadra viviamo un interesse vicendevole e questo aiuta molto. Vivo la quarantena stando con la mia famiglia e con l’attenzione a non frequentare troppe persone. Cerco di mantenere la forma”.
Ha spiegato come si è adattato alle misure restrittive mantenendo comunque un volume di allenamento di circa 160 km settimanali; tuttavia, in questa fase, è importante che tutti gli atleti keniani si allenino rigorosamente da soli.
Da un punto di vista tecnico Kipchoge in queste settimane non effettua lavori qualitativi, come le ripetute, ma corsa lenta (per lui!) attorno ai 3’45’’/km. Ricordiamo che Eldoret, dove vive, si trova a 2000 metri sul livello del mare e dunque consente i benefici degli allenamenti in altura.
Trascorre tempo con la moglie e i tre figli, legge buoni libri, si dedica alla fattoria di famiglia, una delle sue grandi passioni. “Dobbiamo essere tutti disponibili in questo periodo. - conclude - Io e la mia famiglia ci impegniamo a stare in casa il più possibile. Sto sperimentando nuovi modi per allenarmi. Forse ora più che mai siamo una squadra”.

 
 
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Giovedì, 19 Marzo 2020 22:48

Fuorilegge come sul Mekong?

19 marzo - Sembra di essere in un film. Di genere molteplice: drammatico, surreale, horror. La Campania, l’Emilia Romagna, alcune zone della Sicilia hanno già vietato espressamente passeggiate e corse all’aria aperta. In realtà da stasera (19 marzo) la sensazione è che ci sia stato un forte giro di vite da parte delle autorità. Il ministro per le Politiche sociali e lo sport, Vincenzo Spadafora ha provato fin dalla sera del 18 a preparare il popolo degli sportivi prima della stangata finale, il divieto assoluto: “Credo che nelle prossime ore bisognerà prendere in considerazione la possibilità di un divieto completo anche all’attività all’aperto”. Minaccia analoga era venuta il giorno prima dall’assessore ff  alla Sanità dell’Emilia Romagna.
Mi domando quale regista avrebbe potuto dirigere un film di questa portata, e soprattutto chi lo avrebbe mai finanziato. Fra qualche anno, quando usciranno nelle sale cinematografiche film (che saranno certamente realizzati) su questo soggetto: “il mondo ai tempi del coronavirus”, appariranno anche i podisti impauriti, imbavagliati, menomati… perseguitati.
E dire che in altre circostanze passate, una delle immagini più usate per sottolineare la ripresa della normalità dopo un cataclisma, un terremoto, una guerra, è stata proprio quella dei podisti di nuovo all’aria aperta. Un’immagine dinamica che sottolinea serenità, voglia di vivere e in qualche modo sguardo positivo al futuro.
Veniamo privati del gesto più naturale che esista. Un’azione, la corsa, imparata in maniera spontanea da piccoli, perfezionata e affinata in età adulta per farla diventare un beneficio totale, una cura del corpo e dell’anima. Gli allenatori, i preparatori atletici, in questi giorni sono prodighi di consigli su come fare esercizi tra le mura domestiche per non perdere la forma e la forza. Alcuni consigliano tapis roulant, ellittica o spin bike. Ma correre all’aperto è altro.
Ricordo quando ho corso sulle sponde del Mekong, il fiume che per centinaia di chilometri segna il confine tra la Tailandia e il Laos. Un corso d’acqua con il profumo della morte addosso, come quello che respiriamo in questi giorni. Tanti sono stati ‘eliminati’ proprio nel gesto dell’attraversamento, di corsa e a nuoto, che li avrebbe portati verso uno stato più democratico e tollerante. Calpestando i fondi di sabbia compatta per qualche chilometro mi sembrava di intravedere volti, di intercettare speranze, di udire colpi… fuorilegge, ma con un sogno nel cuore, inseguiti e ammazzati.
Noi sogniamo in questi giorni una qualche normalità. Ci insegue un virus piccolo e potente, sembra anche a noi di essere minacciati, di avere gli occhi addosso, di non avere scampo. Corriamo in casa o in giardino, cerchiamo un chilometro (ma anche 500metri) da ripetere su e giù continuamente, va bene anche una rampa di scale... Continueremo a sbuffare e sognare.

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Ain Defla (Algeria), 14 marzo -  Al campionato 2020 di mezza maratona algerino, disputatosi lo scorso sabato 14, vincono ex aequo Maamar Bengriba e El Hadi Lameuche in 1h05.31. In campo femminile si impone Riham Sennani in 1h14.33, con un cospicuo vantaggio sulle altre.
Ma la notizia è un’altra. Nella categoria veterane over 35 vince l’italiana Anna Medeossi con il tempo di 1h32’11’’. Anna, originaria di Lucinico (Gorizia), è architetta e ha un passato di livello in atletica. Dal novembre 2019 è una consacrata dell’Ordo Virginum e vive in Algeria dal 2017.
Le donne che ricevono questa consacrazione vivono in appartamenti o case private, svolgono un’attività lavorativa e si mantengono da sole (cfr. https.ordovirginum.org). A differenza delle suore, la vergine consacrata non ha connotati esteriori che la caratterizzino, non c’è un Istituto o delle Costituzioni, un abito che la distingua, o l’obbligo della vita comunitaria, un carisma uguale per tutte cui riferirsi: non ha superiori, e il suo riferimento è il vescovo della Chiesa particolare, dal quale riceve pubblicamente la consacrazione. Nel caso di Anna, si tratta del vescovo-maratoneta di Orano Jean Paul Vesco, domenicano francese: una ragione di più per praticare anche il podismo!
“Ain Defla è sulla strada da Orano ad Algeri. Abbiamo fatto un viaggio di tre ore in bus con la squadra”, dice Anna a Podisti.net. “Un percorso veloce, con qualche saliscendi e cavalcavia. Partenza dallo stadio e conclusione sul boulevard principale della città”.
Alla mezza maratona, che quest’anno si correva per la seconda volta, hanno partecipato in totale 574 atleti di cui 38 donne in rappresentanza di 75 società.
Il giorno dopo, la Federazione algerina di atletica leggera (FAA) ha comunicato che “le attività sono sospese fino a nuovo ordine a causa della pandemia di coronavirus”.

Classifica uomini

  • Maamar Bengriba (CN Nounou) 1h05.31
  • El Hadi Lameuche (CRPESM) 1h05.31
  • Youcef Addouche (CRPESM) 1h06.16

Classifica donne

  • Riham Sennani (PC Alger) 1h14.33
  • Malika Benderbal (CP Alger) 1h16.06
  • Halima Boughazi (CN Nounou) 1h22.38


Anna si è calata pienamente nel contesto algerino. Nei fine settimana -  dice - “partecipo ad escursioni naturalistiche, con diverse associazioni locali, o ad eventi sportivi. Sono iscritta ad una società podistica. Un modo per immergersi completamente nella società (e nella lingua) algerina, vivere delle sue mode, dei suoi gusti e dei suoi ritmi… lenti!”. Altro apprendiamo da una sua intervista rilasciata a “Voce Isontina”: “In Algeria ho scoperto che c’è sempre bisogno di lasciarsi prendere per mano da un altro. Di fronte alle ferite della storia coloniale, di fronte al muro delle incomprensioni in materia di religione, di fronte alla barriera della lingua e di codici sociali diversi, in un mondo apparentemente impenetrabile e che non conosce l’idea d’integrazione, ci si deve fidare e affidare ai consigli e alle iniziative della gente del posto. In Algeria siamo qualche centinaio di cristiani cattolici su 40 milioni di abitanti, quasi esclusivamente mussulmani. Noi siamo una Chiesa di gente di passaggio, ma veramente una famiglia e un punto di riferimento per ciascuno, accolto con tutta la sua storia e presto reso protagonista della vita della comunità. Una Chiesa paradossale, dove il "popolo di Dio" sono i mussulmani! Corsi di cucito, cucina o altre attività femminili, corsi di lingue, centro estivo, ludoteca, biblioteca, conferenze, casa di riposo, escursioni... tutte le attività della parrocchia sono rivolte alla popolazione locale. In più, lavoro al progetto di restauro e animazione del santuario Notre-Dame di Santa Cruz a Orano, ma più in generale, dando una mano e offrendo una presenza amica, credo di vivere qualcosa dell’amore di Dio, amore senza un perché”.

 

 

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Sabato, 07 Marzo 2020 23:25

Onore alle donne della maratona

8 marzo. In questo giorno della Festa della donna vogliamo rendere onore a cinque fortissime donne. Ricordando che la storia delle donne in atletica risale a meno di un secolo fa. Nelle Olimpiadi di Amsterdam del 1928 furono infatti ammesse, per la prima volta ai Giochi, 300 donne. Un’inclusione che ha portato nell’ultimo secolo a progressi fenomenali in tante discipline dello sport, dell’atletica e della vita. Lo sport ha riconciliato nazioni, fatto progredire il genere umano, ha permesso di eliminare stereotipi.  Compreso quello della presunta inferiorità femminile.

Ma torniamo alle nostre cinque.

Kathrine Switzer e Bobbi Gibb

Non potevamo non cominciare da lei. Maratona di Boston 1967. Uno degli atleti iscritti regolarmente risulta “KV Switzer”. Le donne non erano ammesse alle maratone, ritenute troppo esigenti per un fisico delicato. Kathrine quel giorno si camuffa da uomo, ma nel corso della gara viene riconosciuta da un giudice che le si para innanzi per toglierle il pettorale numero 261 e fermarla. Alcuni atleti, tra cui il fidanzato Thomas Miller, le fanno da scudo e la Switzer termina la gara.
In realtà si scoprì anni dopo che un’altra donna aveva corso a Boston già nel 1966, ma senza pettorale dunque non risultando regolarmente iscritta alla gara. Si tratta di Roberta (Bobbi) Gibb, che corse poi anche nel 1967 e nel 1968 con tempi più veloci della Switzer. Nel 1996, trent’anni dopo, la Boston Athletic Association conferì alla Gibb un riconoscimento per essere stata la prima donna al traguardo nelle edizioni 1966, 1967 e 1968.
Al di là degli intenti femministi delle protagoniste, le immagini di queste atlete americane si sono trasformate in un’icona della parità dei diritti e dell’uguaglianza sociale. 4 ore e 20 minuti per la Switzer, un’ora in meno per la Gibb, per entrare per sempre nella storia.

Edna Kiplagat

Mondiali del 2013. Al microfono della Rai la medaglia d’argento Valeria Straneo parla di “una ragazza” che l’ha superata nei chilometri finali della maratona. Non sa nemmeno come si chiama. L’italiana era partita sicura di vincerla quella gara, non erano contemplati avversari. Peccato che Edna non fosse una sconosciuta di giornata, l’atleta che fa l’exploit della vita. Era arrivata a quell’appuntamento con la medaglia d’oro in maratona ai mondiali di Taegu nel 2011, il terzo posto alla maratona di Londra sempre nello stesso anno, Il secondo posto alla maratona di Londra nel 2012 e nel 2013. Carriera continuata con altri splendidi risultati in quella Londra che è diventata la sua città di adozione: primo posto alla maratona del 2014, argento ai Mondiali sempre a Londra nel 2017. Nel 2017 vince anche la maratona di Boston all’età di 37 anni.
La “sconosciuta” keniana è stata una delle più forti maratonete di questi ultimi decenni. Esponente di quella schiera di atleti degli altipiani africani che hanno sconvolto la maratona al maschile e al femminile. Cinque figli, un lavoro da poliziotta, Edna vive a Iten dove è considerata "un modello”.  “Ho incoraggiato le ragazze a studiare in Kenya e le donne a formare associazioni” - ha detto - “Aiuto anche le famiglie meno fortunate pagando le tasse scolastiche dei figli”.

Rosa Mota

Piccola, leggera. Uno scricciolo di 1 metro e 57centimetri per 45 kg di peso. Ricorda la nostra Annarita Sidoti, marciatrice di origine siciliana che ci ha lasciati nel 2015. Alle Olimpiadi di Seul del 1988 Rosa vince la maratona con un attacco decisivo al chilometro 40 che la porta al traguardo con 13 secondi di vantaggio sulla seconda, Lisa Martin. Una medaglia storica, la prima al femminile nei Giochi olimpici per la sua nazione, il Portogallo. Tra l’altro non avrebbe dovuto partecipare a quella gara per una squalifica. Oltre a quel risultato Rosa è riuscita in altre imprese: campionessa mondiale (Roma 1987) e tre volte campionessa europea (Atene 1982, Stoccarda 1986, Spalato 1990).
Una vera e propria eroina nazionale che ha vinto 14 delle 21 maratone corse in carriera tra il 1982 e il 1992. Chissà cosa ha pensato nel 1988 quando è stata insignita del Premio Abebe Bikila per lo sviluppo degli allenamenti sulle corse di lunga distanza. Lei che da bambina, nella periferia di Porto dove era nata, correva e combatteva con problemi di anemia e asma.

Grace Sugutt

Chi è costei? La meno nota delle cinque che oggi menzioniamo. Vienna, 12 ottobre 2019. Eliud Kipchoge corre la prima maratona della storia sotto le due ore. Una competizione organizzata appositamente per lui, un tempo non omologabile come record del mondo. Eppure, “In questo giorno storico volevo la presenza di mia moglie e dei miei figli”, ha avuto modo di dire Kipchoge. Pochi metri dopo aver chiuso la prova in 1 ora, 59 minuti e 40 secondi, il primo abbraccio è a lei. Grace Sugutt è la moglie di questo campione keniano, il più forte di sempre sulla maratona. Eliud ha più volte espresso la sua ammirazione per la fermezza della donna che vive al suo fianco e che si prende cura amorevolmente dei tre figli a Eldoret, la città keniana dove vivono. “Eliud saluta tutti nel nostro villaggio - ha detto Grace - non è uno distante, ‘arrrivato’. E’ una persona ordinaria come tante”.
E a chi le chiede il segreto delle vittorie del marito, risponde: lavoro duro e disciplina combinati con cibo sano.

 

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I numerosi interventi sui siti (podistici e no) a proposito del Coronavirus 19 e di come esso stia di fatto modificando consuetudini e ritmi di vita, permettono anche a noi alcune riflessioni su questo mese di paventato stop forzoso dalle gare. E’ la prima volta che ci troviamo in Italia ad affrontare un’emergenza di queste dimensioni. Ne verremo fuori senz’altro. Nel frattempo possiamo cogliere qualche opportunità e farci trovare preparati alla ripresa agonistica. Si aprono comunque davanti a noi numerosi scenari per non farci prendere da disperazione o nervosismo. Vediamone alcuni.

Uno stop benefico

Il mondo del pallone non può permettersi quel lusso che abbiamo noi e altre persone che praticano sport meno danarosi: noi possiamo prenderci una pausa rigenerante. Sappiamo che il riposo è allenante quanto le sedute di allenamento vero e proprio. Possiamo forse allentare la presa, staccare i gps per qualche settimana, prenderci una pausa benefica e utile. Anche mentalmente. La corsa, che dovrebbe liberarci dallo stress, rischia talora di diventare essa stessa uno stress. Approfittiamo del periodo per riconciliarci con la vera essenza della corsa: correre perché ci piace e ne traiamo grandi benefici.

Un maggiore carico di lavoro?

Allo stesso tempo potremmo approfittare di un mese senza gare per fare una programmazione di allenamenti con un maggiore carico di chilometri, per poi fare uno ‘scarico’ in vista di qualche gara dopo Pasqua (quest’anno cade il 12 aprile). La nuova situazione ci obbliga a rivedere certamente piani e preparazione a gare che avevamo programmato e che costituivano magari un importante traguardo stagionale. Però… l’assenza di competizioni non è solamente un danno che ci fa perdere la calma. Possiamo risistemare in qualche modo la nostra pianificazione.

‘Congedo parentale’

Può darsi che abbiamo figli minorenni e ci tocchi qualche giorno casalingo in più rispetto al solito. Potremmo approfittarne per qualche corsa in orari non consueti, portando magari con noi i figli rimasti a casa dalla scuola. Nelle prossime settimane le temperature dovrebbero pian piano riscaldarsi, e andremo incontro alle prime giornate primaverili con una marcia in più. Naturalmente teniamo d’occhio i comportamenti virtuosi che ci sono abbondantemente suggeriti. E poi, spazio alla creatività!

Una maggiore solitudine

Evitare luoghi affollati, tenere il conclamato metro di distanza di sicurezza, e tutte le altre precauzioni consigliate, ci costringono a correre un po’ più soli. Soprattutto quelli di noi abituati ad uscire in gruppo soffriranno di più la solitudine. Si tratta, in verità, di un’opportunità. Ci fa molto bene stare soli con noi stessi nel silenzio mattutino o anche nel caos del tardo pomeriggio. Chi fa gare lunghe è in realtà abituato a parlarsi, a conoscersi, a stare con sé stesso. Possiamo approfittare della corsa in solitudine per fare un esercizio di pacificazione con noi stessi e con il mondo intero. Anche Sant’Agostino insegnava: “non uscire fuori: rientra in te stesso. Nell’intimo dell’uomo abita la verità”.

 

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Mercoledì, 26 Febbraio 2020 23:50

Una Quaresima da runner

La Quaresima 2020 inizia per i runner con grandi preoccupazioni. Soprattutto al Nord del Paese sono numerose le gare saltate in programma domenica 1 marzo, e altre stanno attendendo notizie “dall’alto” per capire cosa fare. La tanto attesa maratona di Bologna e quella di Tokyo, entrambe in programma domenica, sono le prime vittime della situazione. Il mondo podistico nostrano è in fibrillazione. Si consultano più volte al giorno i siti Internet delle gare o i profili Facebook, per avere notizie fresche e regolarsi di conseguenza.

http://podisti.net/index.php/in-evidenza/item/5821-coronavirus-e-annullamento-eventi-sportivi-aggiornamenti.html

Chi corre non improvvisa niente, tutto deve essere opportunamente studiato e programmato: percorsi gara, altimetria, distanza da casa, abbigliamento, rifornimenti alimentari, ecc.

La precarietà podistica di questi giorni ha una sorta di attinenza con la Quaresima che i cattolici iniziano oggi mercoledì 26 febbraio. La Quaresima è tempo di penitenza, un periodo di sobrietà. Si ricerca l’essenziale della vita per non smarrirsi. E cosa è essenziale per noi che calpestiamo ogni settimana chilometri su e giù nelle strade, nei parchi, sui lungomare o lungofiume delle città dove viviamo? Direi anzitutto la bellezza della corsa che è un gesto naturale appreso spontaneamente da bambini. Correre ci riporta alla dimensione del gioco, così importante in tutte le epoche della vita. Continuiamo a giocare, a competere, per esorcizzare i malanni della vita, coronavirus incluso.

Forse è essenziale per noi anche stare bene, in salute, fisica e psicologica, in pace con noi stessi e con il mondo attorno a noi. Tanti sperimentano la corsa come un ‘farmaco’ utile per non rinchiudersi, per continuare a vivere in una dimensione di apertura così difficile da realizzare quando siamo oberati da problemi e malanni. Correre inoltre ci purifica dalle tossine che possono avere i nomi più vari: delusioni lavorative o affettive, contrasti relazionali, perdita di persone care, contrattempi, ma anche sovrappeso e cattive abitudini che condizionano e affossano l’esistenza.

Un’ultima attinenza con la Quaresima è forse la dimensione della solidarietà che, come podisti, abbiamo occasione di esercitare in numerose circostanze. Attendere un compagno nel corso di una gara, interessarci a chi ha avuto un infortunio ed è fermo da qualche settimana (o mese), sostenere progetti solidali spesso correlati alle gare alle quali siamo iscritti. Fece il giro del mondo lo scorso agosto il video che riprendeva un runner in maglia rossa che, in zona World Trade Center a New York, si ferma accanto ad un clochard e gli lascia le scarpe da corsa, per continuare scalzo il suo percorso verso casa (ndr: ecco l'articolo del nostro Rodolfo Lollini che lo scorso agosto raccontava il fatto). Fa bene, a noi e al prossimo, l’essere solidali anche con il Creato, che proviamo a rispettare prima, durante e dopo gare ed allenamenti, non lasciando rifiuti in giro e rispettando il luogo che ci ha visti correre in libertà per qualche ora.

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Martedì, 28 Gennaio 2020 09:47

Suor Marie-Théo si racconta dopo la Cinque Mulini

San Vittore Olona, Cinque Mulini, domenica 26 gennaio 2020. Sulla linea di partenza un pettorale spicca tra i tanti: “suor Marie”. Uno scherzo degli organizzatori? Un anticipo del carnevale? Niente di tutto questo. Dietro al pettorale c’è una religiosa francese: Marie-Théo Puybareau Manaud. Ma chi è questa suora? Come è arrivata alla Cinque Mulini? “Sono Marie-Théo, suora Domenicana. Ci tengo al mio nome tutt’intero! - afferma - Perché dice di me, dice della mia vocazione: Marie, amata da Dio, Théo viene da Theos, in greco ‘Dio’. Chiamata a seguirlo in questa vita particolare, chiamata a vivere e narrare Dio attraverso la mia vita, a fare della mia vita un annuncio della sua Parola… Allora non si può separare Marie da Dio come non si separa Dio da Marie: Marie-Théo, tutto un programma!”. Marie-Théo appartiene alla Congregazione Romana di San Domenico. Classe 1971, vive a Roma, è tesserata con Athletica Vaticana.

Suor Marie-Théo, ti sei consacrata a Dio seguendo il cammino di san Domenico….

Figlia di San Domenico nella Congregazione Romana di San Domenico, figlia di un podista da record. Sapete quanti chilometri camminando avrà fatto Domenico nella sua vita… e perché? Per raggiungere uomini e donne, fratelli e sorelle e offrire a loro misericordia, perché bruciato dalla Parola, fiamma di verità da portare ovunque e a chiunque. A tutti i cercatori di verità e di vita. Siamo nel XIII secolo (1171-1221) tra Spagna, Francia e Italia, un’epoca di lotta e di grandi cambiamenti, un’epoca che cerca senso e soffio nuovo per tornare a vivere il Vangelo sbarazzato da tanti artifici, lotte, deviazioni.

Sei francese. Ci racconti della tua famiglia?

Sono nata 800 anni dopo san Domenico in Francia, terza ed ultima, dopo due fratelli, da papà Gérard, preside di scuola media e professore di filosofia, e mamma Thérèse, professoressa di biologia. Cresciuta tra la parrocchia, gli scout… Dopo una scolarità poco brillante, mi sono successivamente appassionata agli studi in psicomotricità. Il movimento come fonte di equilibrio, di armonia e di unità di tutta la persona. Uno sguardo alla persona nella sua unità tra corpo, anima, mente, la persona chiamata a vivere la sua bellezza in tutta la sua dimensione di essere creato e amato da Dio. Movimento, unità, dignità. Una volta diplomata, ho lavorato per un anno con ragazzi autistici prima di entrare nella vita religiosa.

 Qual è il tuo rapporto con lo sport? Quali sport hai praticato?

Da piccola mi si è sempre stata attaccata l’etichetta di sportiva.  Forse perché sempre in movimento e un po’ avventurosa! Senza mai pero essere davvero una sportiva! Ho fatto tanti anni di tennis senza mai gareggiare o neanche appartenere a qualche società sportiva. Mi piaceva nuotare ma forse più ancora giocare al sole sulla spiaggia. Ho scoperto da grande lo sci e ho scoperto sulle vette e nelle discese una fonte di gioia, un sentimento di libertà e armonia con la natura. Mi sono appassionata, ma solo per qualche anno e senza poter tanto praticare, vissuta tra la Sarthe, regione pianeggiante dell’ovest della Francia, e Parigi come studentessa. Le montagne erano lontane e lo sci è attività costosa per una studentessa!

 E la corsa, come è nata questa passione?

Varcata la porta della vita domenicana, a Roma, poi a Perugia e di nuovo Roma, giocavo di tanto in tanto a tennis. Mi ritengo fortunata e cresciuta in una vita religiosa aperta, attenta ad offrire un equilibrio di vita. La nostra maestra delle novizie ci aveva pure portate a correre allo stadio di Perugia, ma, detto tra noi, quanto mi annoiavo e stancavo a fare quei giri di pista! La corsa non era la mia passione. Ho reincontrato la corsa più che per convinzione, per condividere un’attività quasi comunitaria. Eravamo una comunità di giovani suore a Roma e ci era venuta quest’idea di andare a correre ogni tanto insieme il sabato mattina a Villa Pamphili, ma dopo mezz’ora già non vedevo l’ora di fermarmi e tornare a casa. Invece col tempo ci ho preso gusto e ho scoperto che poteva diventare uno spazio di solitudine, di distensione, di stacco, uno spazio per vivere e sentire la mia unità, per sentirmi in vita in tutta me stessa.

 

Armonia di corpo, mente, spirito…

Oggi posso dire che ho corso per non urlare o per non piangere quando si faceva più dura la strada, ho corso per non litigare con me stessa o con altri. Ho corso per sentirmi in vita, in movimento, ho corso per non pensare, per sentire solo il respiro, lo sforzo, la fatica, la vita che pulsa nel battito del cuore, ho corso per gioire, per ringraziare, per esultare, per cantare la bellezza della vita. Ho corso per felicità, da sola ma accompagnata da mille persone, famiglia, sorelle, amici. Ho corso anche per pensare, meditare, riflettere. Quante corse sono diventate fulcro di idee, ispirazione, meditazione, intuizione. Uno spazio fecondo e prezioso.

 Quando hai cominciato a gareggiare?

Un po’ per caso mi sono trovata sulla linea di partenza della mia prima gara, la Race for the cure nel 2012. Ero allora giovane priora della mia comunità di via Cassia, e dopo essermi iscritta stuzzicata da un professore dell’Istituto Saint-Dominique, ho pensato che forse avrei dovuto parlarne con la mia comunità. Non si era mai visto ancora una cosa del genere. Correre va bene, ma partecipare a gare di domenica è un’altra cosa! Timidamente, con prudenza e un po’ di paura ho chiesto cosa pensassero del fatto che io partecipassi ad una gara per la lotta contro il tumore. La risposta fu entusiasta e le mie consorelle sono state le mie prime e più fedeli tifose, sempre in attesa di sapere i miei tempi e di preoccuparsi del mio allenamento. La Race è stata la mia prima gara, senza nessuna coscienza di cosa fosse una gara, con scarpe più da camminata che da corse e per di più schierata in prima fila. Ho finito i miei 5 km in mezz’ora con l’impressione che mi scoppiasse il cuore ma con una gioiosa ebbrezza.

 E dopo, hai continuato partecipando ad altre gare?

Un inizio senza fine. Dopo i 5 km, ho provato i 10 km con la Hunger Run e dai 10 sono passata ai 13 con l’Appia Run. Poi ho pensato: adesso mi tocca la mezza maratona! Ho accolto la sfida che lanciavo a me stessa e mi sono messa al lavoro per la Roma-Ostia, tutta da sola. Una grande avventura. La mia prima Roma-Ostia finita in due ore nel 2014 è stata l’occasione di una bella meditazione mentre sudavo sodo sulla famosa salita. Mi sono venute in mente le parole di San Paolo ai Filippesi: «Io corro verso la meta per raggiungere il premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù» (3,14). E mi sono messa a pensare se la volontà che stavo impegnando, le forze che andavo a cercare dentro me per continuare fino al traguardo, potessero essere così anche per la mia sequela di Cristo. Sentire la forza, la determinazione, il desiderio, la motivazione mi dava una spinta per la mia vita di fede, per la mia vita di ogni giorno. Se ce la metti tutta per la corsa, se ce la fai a superarti per raggiungere il traguardo, per la gioia di arrivare alla fine, per la soddisfazione di sentire che ce l’hai fatta, allora la vita tua può assumere questo stesso appassionante vigore.

 C’è una gara che hai corso anche nel 2019, la Via Pacis che collega i luoghi delle grandi religioni a Roma. Sembri particolarmente legata a questa mezza maratona…

La prima edizione della Via Pacis nel 2017 è stata un’esperienza particolare. L’ho corsa con una tendinite. Da subito ho capito che avrei dovuto fare alleanza con questo dolore se volevo andare fino alla fine. Ed è stato per me una bella esperienza passare dalla lotta contro me stessa, quasi dal volere negare il dolore, all’accoglienza e all’alleanza con il dolore per trovare il ritmo nell’ascolto del mio corpo. Unirsi ed insieme continuare a correre ed è stato una bellissima vittoria. Nell’edizione della Via Pacis 2018, ho fatto l’esperienza che mi ha commossa fino alle lacrime, della sollecitudine e dell’attenzione all’altro che c’è stata nei miei confronti. Per uno stupido sbilanciamento, volendo afferrare un ristoro al volo, mi sono ritrovata per terra. Mi stavano accanto in quel momento due pacer che dovevano mantenere il ritmo. Mi sono rimessa in piedi velocemente, ma subito si sono preoccupati di me mentre già avevo ripreso la corsa, per darmi acqua e poi: “dai, rallentiamo un po’ così riprendi il ritmo!”. Poi hanno continuato e io ho continuato al mio ritmo stupita da questa caduta, ma con la voglia raddoppiata di arrivare alla fine. Passata la linea… che sorpresa! Mi aspettava una delle due pacer per congratularsi e precipitarsi a prendere la medaglia per mettermela al collo: “Te la sei davvero meritata!” Mi sono proprio commossa. Che bel gesto, che bella attenzione da una sconosciuta per una sconosciuta, ma sorelle di corsa!

 

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Sabato, 11 Gennaio 2020 00:25

Primo compleanno per Athletica Vaticana

Un inizio ricco di sorprese, un impegno concreto nel mondo dell’atletica e dello sport. Il primo anno di vita di Athletica Vaticana è stato intenso ed entusiasmante. La società sportiva della Santa Sede, prima squadra ufficiale della Santa Sede, nata ufficialmente a gennaio dello scorso anno, è affiliata alla Federazione italiana di Atletica leggera con la sigla RM390. Gli atleti capitanati da mons. Melchor Sánchez de Toca del Dicastero vaticano della cultura, sotto la cui egida si muove la società sportiva, portano in alto i valori dello sport senza disdegnare il raggiungimento di risultati di qualità con i suoi atleti di punta, sia al maschile che al femminile.

La composizione e i primi passi

Alcuni dipendenti vaticani si ritrovavano a correre sulle rive del Tevere e nelle zone adiacenti a S. Pietro prima di iniziare la giornata lavorativa. Da questi allenamenti comuni è nata l’idea di costituire un’associazione e poi una vera e propria società sportiva. Vi fanno parte impiegati del Vaticano (tipografi, uscieri, magazzinieri, professori, farmacisti…) e parenti di primo grado, guardie svizzere, alcuni sacerdoti e due migranti. In totale circa settanta atleti di 15 nazionalità.

Alessandro Gisotti, alla prima uscita come direttore ad interim della sala stampa vaticana, in occasione della presentazione ufficiale di AV il 10 gennaio 2019 affermava: “C’è qualcosa di storico in ciò che presentiamo”. E parlava di tre ‘S’: accanto a sport e solidarietà anche spiritualità. Mons. Gianfranco Ravasi in quella stessa occasione si chiedeva se sport è cultura. “Lo sport autentico fa parte di una delle componenti fondamentali dell’essere umano: il gioco, ossia qualcosa che si fa per gratuità, senza condizionamenti. - diceva - La religione ha una base gratuita. L’arte come la religione non servono a nulla tranne che a mostrare il senso della vita”. Luca Pancalli nel suo intervento parlava Athletica Vaticana come una risorsa per la “grande famiglia paralimpica italiana”, mentre mons. De Toca si soffermava anche sugli aspetti giuridici affrontati per arrivare alla costituzione dell’associazione Athletica Vaticana e poi l’affiliazione alla FIDAL, di fatto una federazione sportiva di un altro Stato.

Gli atleti di punta

La squadra ha fatto il suo esordio il 20 gennaio 2019 partecipando a Roma alla XX edizione della Corsa di Miguel. Le prime vittorie sono arrivate poche settimane dopo con padre Vincenzo Puccio e Camille Chenaux. Il 10 febbraio Puccio si imponeva alla VI edizione della Maratonina dei Nebrodi svoltasi a S. Agata Militello (Messina). Il sacerdote podista siciliano, parroco a Santa Venera (Barcellona Pozzo di Gotto) correva una gara regolare dettando il ritmo nella seconda e terza tornata e tagliava il traguardo in 1.13’38’’. Camille Chenaux vinceva la Corrisperlonga a Sperlonga (LT), il 3 marzo, chiudendo la gara di 10 km in 35’53’’.

La sezione paralimpica

Alla partenza della 45ma edizione della Roma-Ostia, domenica 10 marzo 2019, c’era anche Sara Vargetto con il papà Paolo. I preparativi e l’emozione erano le stesse di tanti podisti arrivati quel giorno da ogni parte d’Italia per l’appuntamento che li conduce dal PalaEur di Roma al ventoso lungomare di Ostia. Paolo e Sara però sono due runner speciali. Sara corre la sua Roma-Ostia su una carrozzina. Guanti e cappello di lana, casco per ogni evenienza, trecce e sorriso stampato sul volto, occhi luminosi, questa bimba (si offenderà sicuramente) con i suoi quasi dodici anni è l’icona della voglia di vivere e della felicità. Paolo è il papà che insieme ad altri amici di varie società sportive romane la guidava verso il traguardo. Gara conclusa in due ore abbondanti, con gioia, soddisfazione e inevitabile ribalta mediatica.

 Wittenberg

La prima trasferta estera di Athletica Vaticana è stata in Germania, l’11 e il 12 maggio. Molti i significati. Due le gare in programma, entrambe vinte in solitaria di padre Puccio. Sabato 11 maggio, sotto una pioggia sottile, la nona edizione del Witterberger Nachtlauf, chiusa da Puccio in 33'13". Il giorno successivo prima edizione dell’Halbmarathon sul percorso ciclabile del fiume Elba. Partenza da Wörlitz, tragitto piacevole e leggermente ventilato con un po’ di saliscendi e cambi di direzione soprattutto negli ultimi 4 km. Questa volta tripletta di Athletica Vaticana: dopo Puccio, primo in 1.12'32'', Thierry Roch in 1.19'07" e Massimiliano Morbidelli in 1'19'38". La delegazione sportiva della Santa Sede aveva risposto ad un invito della locale squadra di atletica Mz Laufgruppe che l’anno prima era stata accolta a Roma in occasione della Roma-Ostia. I tre giorni in terra tedesca si sono rivelati occasione di dialogo e amicizia tra cattolici e protestanti. Wittenberg è la città dove Lutero contribuì a dare avvio alla Riforma protestante nel 1517. Fraterna l'accoglienza e il dialogo con la comunità evangelica e il suo responsabile, il pastore Johannes Block. Assieme alle autorità locali ha scritto una lettera a papa Francesco per invitarlo nella città di Lutero, lettera che è stata consegnata agli atleti con la richiesta di recapitarla direttamente al Santo Padre.

 I Giochi dei piccoli stati in Montenegro

Una delegazione di Athletica Vaticana ha partecipato alla XVIII edizione di Giochi dei Piccoli Stati d’Europa, dal 27 maggio al 1 giugno in Montenegro. Sono i giochi, che si tengono ad anni alterni, ai quali partecipano gli stati europei con meno di un milione di abitanti: Andorra, Cipro, Islanda, Liechtenstein, Lussemburgo, Malta, Montenegro, San Marino e Monaco. AV è stata invitata dal Comitato olimpico europeo e dal Comitato olimpico della Repubblica del Montenegro. I quattro atleti però non hanno potuto partecipare alle gare di mezzofondo, perché la Santa Sede non ha ancora un comitato olimpico. E’ stata una presenza da “osservatori”, un’occasione di incontro e conoscenza che apre la possibilità a partecipazioni a future manifestazioni internazionali. Gli organizzatori, cioè i Comitati Olimpici dei nove ‘piccoli’ Stati europei, hanno accolto con simpatia la delegazione vaticana nel villaggio degli atleti nella città di Budva, antica colonia veneziana, e desiderano che il Vaticano faccia parte in futuro della “famiglia dei Piccoli Stati”. Proseguono speditamente i contatti per perfezionare le affiliazioni alla IAAF (ora World Athletics) e alla EAF, le Federazioni Internazionale ed Europea di Atletica leggera.  Le prossime edizioni dei Giochi dei Piccoli Stati sono state assegnate ad Andorra (2021) e Malta (2023).

 Le messe del maratoneta

A Roma alla vigilia della XXV edizione della maratona internazionale, lo scorso 6 aprile, è stata offerta ad atleti e accompagnatori una celebrazione eucaristica nella Basilica di Santa Maria in Montesanto (Chiesa degli artisti) a piazza del Popolo. La notizia era riportata anche sul sito ufficiale della maratona di Roma. A curare la celebrazione gli atleti di Athletica Vaticana. Hanno concelebrato diversi sacerdoti e proclamato la Parola di Dio atleti di varie società capitoline. Una lettura è stata affidata alla mezzofondista Margherita Magnani (Fiamme Gialle), campionessa italiana indoor sui 3000 metri nel 2018 e nel 2019. Un momento di riflessione, preghiera e amicizia alla vigilia del grande evento. La messa è terminata con la benedizione degli sportivi e la recita della preghiera del maratoneta. Notizie di celebrazioni eucaristiche alla vigilia delle maratone giungono anche da altre maratone come Valencia, New York, Berlino e Ratisbona.  Non mancano all’inizio di parecchie gare, soprattutto siciliane, la benedizione e il saluto da parte di Athletica Vaticana ai partecipanti e alle autorità.

 Solidarietà

Sono davvero numerose le iniziative di solidarietà che vedono impegnata AV. Ogni anno prima dell’estate si tiene allo stadio Olimpico di Roma il Golden Gala, prestigiosa manifestazione di atletica leggera con la presenza di numerosi campioni.  Nel 2018 per la XXXVIII edizione svoltasi il 31 maggio ad assistere allo spettacolo c’era anche un gruppo di persone in difficoltà economica, senza tetto, migranti e profughi. La FIDAL aveva riservato posti gratuiti per “i poveri del Santo Padre” accompagnati nell’occasione da volontari della Comunità di Sant’Egidio, della Cooperativa Auxilium e di Athletica Vaticana. L’obiettivo era “offrire una serata di festa e amicizia attraverso la bellezza di uno sport universale e semplice come l’atletica”. Il desiderio era anche rafforzare valori come l’accoglienza e la solidarietà. Papa Francesco in più di un’occasione ricorda che “i poveri hanno bisogno non solo di cibo, vestiti e un posto per dormire, ma anche di una parola amica, di un sorriso e di occasioni di svago e sano divertimento”. Gli invitati speciali di papa Francesco nel pomeriggio del Golden Gala avevano ricevuto anche una cena al sacco per una serata che resterà senz’altro nei loro ricordi.

 Guardando avanti

Oltre alle gare romane, Athletica Vaticana sta ricevendo inviti a partecipare a numerose gare. A fine settembre 2019 la prestigiosa maratona di Berlino ha visto alla partenza atleti del sodalizio vaticano. Il primo dicembre a Valencia la squadra ha partecipato alla maratona e alla 10km. Anche l’edizione 2020 della maratona di Gerusalemme vedrà alla partenza una delegazione di AV.

I Giochi del Mediterraneo del 2021 in Algeria potrebbero vedere la presenza di atleti vaticani. Tra l’altro il vescovo di Oran, una delle città dove si svolgeranno è il francese Jean-Paul Vesco, domenicano, con un personal best in maratona di 2.52'. L'Osservatore Romano ha pubblicato un suo intervento dal titolo "Chi corre prega due volte". "Da ragazzo avevo il progetto di fare l'atleta. Da adulto, poi, la corsa ha fatto di nuovo irruzione nella mia vita e a New York, nel lontano 1989, ho ottenuto il mio record nella maratona con 2h52' - si legge nell'intervento - Ho scoperto che la motivazione su queste grandi distanze non è la competizione con gli altri, ma è l'ascolto di te stesso. La corsa è libertà perché trasforma qualsiasi percorso, anche urbano, in ampi spazi. Basta indossare le scarpe da corsa perché l'universo interiore ed esteriore superi i propri limiti. Sant'Agostino dice che cantare è pregare due volte. Non so cosa avrebbe detto se fosse stato un runner".

Nel 2024 Parigi organizza i Giochi Olimpiadi e nel 2028 toccherà a Los Angeles. Ci saranno atleti vaticani?

 

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Pedara (Catania) 10 dicembre - Gli organizzatori del premio “Galà dello Sport” non sanno di aver conferito un premio ad un atleta che in bacheca conserva pochi trofei. Vincenzo Puccio, premiato lunedì 10 dicembre alla XIV edizione del “Galà dello Sport” svoltasi nel Teatro don Bosco di Pedara (Catania), ha l’abitudine di vincere, di andare sui podi e di... regalare i suoi trofei. Ha fatto così quest’anno dopo la vittoria a Sant’Agata di Militello il 10 febbraio e dopo la vittoria a Falcone il 18 agosto. La Sicilia è piena di coppe e piatti in ceramica conquistati da questo atleta straordinario! A 45 anni è stato capace, in questo 2019, di correre la mezza maratona Roma-Ostia il 10 marzo in 1.12’25’’, e la maratona di Milano il 7 aprile in 2.35’56’’, uno dei primi tempi SM45 nella graduatoria nazionale FIDAL 2019 sulla distanza.

https://www.podisti.net/index.php/cronache/item/3702-don-puccio-decimo-italiano-a-milano-record-stagionale-m-45.html

Carattere umile e riservato, un’infanzia in salita, il seminario, il sacerdozio, Vincenzo sprigiona su strada una potenza inaudita. Ha un talento formidabile, la forza di rialzarsi dopo gli infortuni, l’umiltà di correre in allenamento al fianco di chi va piano. E nel suo ministero sacerdotale un’attenzione speciale per gli ultimi, gli anziani e gli ammalati, coloro che per tante ragioni hanno ricevuto poco dalla vita. Vincenzo è un grande patrimonio dell’atletica siciliana e nazionale. E’ un patrimonio di Athletica Vaticana con la quale è tesserato da un anno e alla quale ha regalato la prima storica vittoria il 10 febbraio nella VI edizione della maratonina dei Nebrodi di S. Agata di Militello, citata sopra, in 1.13’38’’.

https://www.podisti.net/index.php/in-evidenza/item/3347-s-agata-militello-me-vi-maratonina-dei-nebrodi.html

Tra le vittorie più belle di quest’anno la 10km e la mezzamaratona a Wittenberg (Germania) di cui riferimmo a maggio:

https://www.podisti.net/index.php/cronache/item/3976-wittenberg-due-trionfi-di-don-puccio-festeggiati-da-baldini.html

“Lo sport è un talento che il Signore mi ha donato da sempre e io voglio trasmetterlo a chi mi sta accanto, soprattutto ai giovani” - ha detto padre Puccio ricevendo il premio - “Per me la corsa è una ricerca, una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta. In questo ricercare me stesso si sconfiggono i pregiudizi che la gente può avere quando la corsa non è vista bene”.

Tra i premiati delle edizioni passate del “Galà dello sport” troviamo Giovanni Malagò, presidente del CONI, Javier Zanetti, bandiera dell’Inter, mons. Sanchez de Toca del Pontificio Consiglio per la Cultura, e presidente di Athletica Vaticana. Quest’anno una delle “Castagne d’argento” è toccata a Vincenzo Puccio, bandiera dei valori più nobili dell’atletica e della vita cristiana. Premiando questo atleta i promotori del premio hanno fatto una scelta davvero azzeccata. Complimenti.

 

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Lunedì, 02 Dicembre 2019 23:25

A Valencia brillano le stelle di Athletica Vaticana

1° dicembre - Risultati di grande spessore per Camille Chenaux e Sara Carnicelli, atlete di Athletica Vaticana, nella 10km di Valencia corsa domenica 1° dicembre. Entrambe vanno al personale sulla distanza, rispettivamente in 34’20’’ e 34’42’ con un passaggio congiunto ai 5km in 17’05’’. Un risultato di prestigio: Sara è la prima italiana, sul percorso filante disegnato nella terza città spagnola per numero di abitanti. Prestazione ancora più prestigiosa perché ottenuta nella giornata del record maschile di Joshua Cheptegei (26’38’’) e tenendo conto che questa del 2019 è l’ultima edizione della 10km a Valencia. Gli organizzatori hanno infatti annunciato di volersi concentrare dal prossimo anno esclusivamente sulla maratona.

Camille Chenaux, nata a Ginevra nel 1991, svizzera di passaporto, romana di adozione, è arrivata al personale dopo un lungo percorso. Tra i suoi risultati recenti, il 6° posto alla Best Woman di un anno fa a Fiumicino (35'55''), il 7° posto sui 10mila agli assoluti di Monselice (35'47'') e il primo alla Corri Roma dello scorso 15 settembre. Un passato nella Roma Calcio femminile under 20, è attualmente allenata da Vittorio Di Saverio.

Sara Carnicelli, classe 1994, ha nei 3000 siepi la sua specialità di elezione. Ha corso un 5mila in 17’07’’ al “Paolo Rosi” di Roma il 12 maggio e la Corsa dei Santi del 1° novembre a Roma in 34’48’’. Quest’anno è stata protagonista di numerosi podi e record personali, tra i quali il 4’35’’ nei 1500 metri. Con il suo allenatore Fabio Martelli punta ai 3000 siepi dei prossimi campionati italiani.

Il livello tecnico delle due gare, come sapete, è stato davvero alto. 2.03’52’’ per il vincitore della maratona maschile, l’etiope Alayew Kinde, 2.18’31’’ per la prima donna, l’etiope Bekele Roza.

https://www.podisti.net/index.php/in-evidenza/item/5363-valencia-es-maratona-con-record-maschile-femminile.html

Il 10mila, come detto poc’anzi, è stato sigillato con il record mondiale.

https://www.podisti.net/index.php/in-evidenza/item/5359-valencia-es-joshua-cheptegei-record-del-mondo-sui-10-chilometri.html

Un fine settimana davvero interessante per i 41 atleti della società sportiva della Santa Sede, vissuto in una città vestita a festa per uno dei suoi appuntamenti più noti. Tanta gente a incitare i partecipanti alla 42km e alla 10km, tanti i gruppi musicali a dare la carica. La temperatura mite, 20 gradi alle ore 13, ha reso la giornata ancora più facile. 

Una bella occasione per far crescere amicizia e conoscenza tra gli atleti di AV, molti dei quali accompagnati da familiari. Sabato mattina il programma prevedeva una visita alla Ciudad de la esperanza, una struttura della Caritas diocesana di Valencia sorta nel 2003 che accoglie 150 profughi e richiedenti asilo. La sera della vigilia, la messa del maratoneta nella splendida chiesa di san Nicolas nel centro storico. Circa 200 i maratoneti presenti, oltre a tanta gente. Emozionante il momento della benedizione dei pettorali e degli atleti impartita da mons. Melchor Sanchez de Toca, presidente di Athletica Vaticana.

I risultati tecnici per Athletica Vaticana sono stati completati dalla bella prestazione di Emiliano Morbidelli (1977) di Civitavecchia, un passato da junior nel ciclismo, che ha corso in 2.44’16’’ la sua prima maratona.

 

 

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Martedì, 19 Novembre 2019 22:26

Corsa solidale a Marsiglia

17 novembre - C’è una gara stamattina al Parco del 26mo Centenario di Marsiglia. Poco più di 6 km, tre giri di questo parco un po’ piccolo (misura circa 800  per 200 mt), ma comodo perché situato in zona centrale e ben attrezzato.
Da dove deriva il nome di questo parco situato nell’ottavo arrondissement della seconda città francese? Il parco è relativamente recente, è stato inaugurato nel 2011 dopo due anni di lavori in ricordo dei 26 secoli dalla fondazione della città ad opera dei greci con il nome di Massalia. Sorge in una zona sede di un’antica stazione ferroviaria, la stazione del Prado, non lontano da piazza Castellane, centro della città dove il giorno prima, sabato, c’erano i famosi gilet gialli per una nuova manifestazione di protesta.
I visitatori del parco hanno l’opportunità di vedere quattro giardini tematici: asiatico, africano, orientale e provenzale. Nel parco anche l’albero della speranza, simbolo di tolleranza che sottolinea il carattere accogliente e multiculturale di questa bella città, sempre ventilata e sempre illuminata dallo sguardo di Notre Dame de la Garde che veglia dall’alto.
 I poliziotti con metal detector scansionano tutti coloro che entrano, e ci si ritrova per la gara che parte qualche minuto dopo le 10, con la possibilità anche di un giro a passo libero. Pochi i partecipanti, una novantina in tutto, ma l’ambiente è elettrico, a partire dal riscaldamento collettivo pochi minuti prima del via.
La gara ha il sapore di una Park Run, le corse del fine settimana a partenza libera nate in ambiente anglosassone e diffusesi in alcuni dei parchi cittadini più belli del mondo. E’ denominata Course de la solidarité ed ha un chiaro scopo solidale: questa è la seconda edizione.
Per la cronaca: il vincitore di giornata, Fabrice Morel (OM Athletisme) impiega 18’25’’ per coprire la distanza; la vincitrice, Anne-Laure Godi, chiude in 27’47’’.
La corsa è stata anche occasione per conoscere il Fond Social Juif Unifié (FSJU), il Fondo sociale ebraico unificato che, in queste domeniche di fine novembre - inizio dicembre, ogni anno rivolge un appello nazionale per la raccolta di fondi per sostenere varie forme di precarietà: poveri, anziani, disoccupati, esclusi.

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Venerdì, 25 Ottobre 2019 15:58

Alla Maratona di Venezia il messaggio del Patriarca

25 ottobre. C’è anche la voce del Patriarca di Venezia a dare il benvenuto ai podisti della 34ma Venice Marathon in programma domenica 27 ottobre. Mons. Francesco Moraglia ha scritto un messaggio di benvenuto ai partecipanti. “Desidero manifestare la mia vicinanza e unirmi spiritualmente a tutti voi” - scrive il Patriarca - “Anche il correre può diventare un’occasione preziosa per lodare l’unico Dio, Padre di tutti e ammirare una volta di più la bellezza del Creato che ci è stato donato - e questo diventa specialmente vero nel percorso splendido che dalla Riviera del Brenta vi porterà nel cuore di Venezia - ma anche per sperimentare, in un contesto di sana competizione sportiva, situazioni di incontro, di reciproca accoglienza, e di fraternità umana che accomuna tante persone di provenienza disparata”.

“Vi incoraggio pensando alla corsa di domani e alla grande corsa della vita che appartiene a tutti. - scrive ancora il presule - Siate consapevoli delle vostre forze e dei vostri limiti per affrontare sia la sfida della maratona che la sfida della vita con lealtà, generosità e determinazione. Così un’autentica vittoria potrà essere da voi conseguita al di là della perfomance realizzata e della classifica”.

La lettera del Patriarca sarà consegnata ai maratoneti nel corso della ‘messa del maratoneta’ che si celebra sabato 26 ottobre alle ore 17.30 nella chiesa di San Zulian (Calle Specchieri San Marco, vicino la piazza e la Basilica) e che sarà presieduta da don Roberto Donadoni. “Unisco una speciale benedizione da estendere a tutte le persone che vi sono care e a quanti partecipano a questa edizione della Venice Marathon”, conclude la lettera del Patriarca. Al termine della messa è prevista la recita della preghiera del maratoneta.

“È un po’ una scommessa, perché è la prima volta che si celebra la messa del maratoneta qui a Venezia” - dice don Marco Carletto, runner e parroco a Villorba, organizzatore di questa celebrazione. Notizie di ‘messe del maratoneta’ alla vigilia delle maratone ci giungono da Firenze, New York, Ratisbona (Regensburg), Roma, Valencia e Vienna.

 

 

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E così il 12 ottobre sarà ricordato non solo come il giorno di Cristoforo Colombo, ma anche come il giorno di Eliud Kipchoge, primo uomo ad abbattere la barriera delle due ore in maratona. Il 12 ottobre 2019 l’atleta keniano, 34 anni, corre, nel parco Prater di Vienna, i 42,195 metri della maratona in 1.59’40’’.

Una performance molto discussa. Il record non è omologabile per una serie di motivi: cambio dei pacer ogni 5 km, rifornimento dell’atleta in corsa, auto che scandisce l’andatura (sebbene, più lontana di quanto era capitato due anni fa a Monza, quando il portellone-cronometro dell’auto letteralmente tagliava l’aria)… Molti hanno criticato questo progetto anche a causa del grosso impegno economico degli sponsor e dei promoter (aveva cominciato la Nike, che ora è più in disparte, ma ha continuato a equipaggiare l’atleta con le sue Vaporfly). Ma non si può non dire che il pensiero di spingersi oltre i propri limiti, una delle idee forti che ha accompagnato tutto il progetto, è assolutamente affascinante. “Come andare sulla luna”, ha detto Patrick Sang, olimpionico keniano e allenatore di Kipchoge. E l’idea di spingere la mente oltre i limiti è stata spesso sottolineata dallo steso Kipchoge. “Non possiamo pensare tutti allo stesso modo e contemporaneamente”, aveva detto qualche giorno fa durante la conferenza stampa (la giornalista di “Repubblica”, unica italiana a fare domande, pone il quesito più ovvio e scontato: “quanto ci guadagni in questa corsa?”).

La maratona (come già descritto in tempo reale da Podisti.net http://podisti.net/index.php/cronache/item/5025-la-diretta-di-1-59-challenge.html) parte puntuale alle 8.15: condizioni climatiche ideali, umidità leggermente superiore rispetto a quella preventivata, sette formazioni di pacer con cambio ogni 5 km per assicurare una velocità costante. Andatura regolare di 2’50’’ secondi al km (un paio di km attorno al 30mo saranno i più lenti di tutta la gara, corsi a 2’52’’/km). In maratona niente è scontato, ma già al passaggio dei 5km (14’10’’) la sensazione è che questa sarebbe stata la volta buona. Come accennato, il 5 maggio 2017 Kipchoge aveva già tentato questo record sull’autodromo di Monza, record fallito di soli 25 secondi.
Dunque prestazione tecnica fenomenale per il detentore del record del mondo in maratona: stabilito in una gara omologata il 16 settembre 2018 nella maratona di Berlino (2.01’39’’) e campione olimpico a Rio de Janeiro 2016 (dove aveva corso in 2.08’44’’).

Ma ci sono significati ulteriori in questo giorno memorabile. Vediamone alcuni.

Il Kenya. Questa nazione che ha rivoluzionato il mondo del fondo e del mezzofondo, che vive di corsa e che fa dei suoi atleti, uomini e donne, i propri ambasciatori nel mondo. Eliud più volte ha affermato che la sua è la vittoria di una squadra, di un popolo. Il capitano del volo della Kenyan Airlines che lo ha portato a Vienna, lo ha salutato ufficialmente a bordo ricordandogli le sua ‘responsabilità’ verso tutta la nazione. Un popolo che lo ha accompagnato con il tifo e l’attesa di questo risultato storico. Immaginiamo la gioia di Colm O’Donnell, il religioso irlandese, docente di geografia alla St. Patrick’s Hign School di Iten, che per primo cominciò ad allenare i giovani keniani negli anni ‘80.

La famiglia. Per la prima volta Eliud aveva con sé la moglie Grace e i tre figli Linn, Jordan e Griffin. Mai prima di Vienna avevano assistito ad una sua gara. “Li ho voluto portare con me per renderli partecipi di un giorno storico”, ha detto Eliud. Una famiglia solida. Eliud ha sempre speso parole ricche di vero amore per la consorte che “tiene unita la famiglia, si prende cura dei figli e della fattoria di famiglia”. E la madre, Janet Rotich, maestra d’asilo (tra i suoi alunni anche lo stesso Patrick Sang) aveva detto qualche giorno fa: “Prego per mio figlio. Tutti in famiglia siamo convinti che Eliud può farcela”. Contadini ed allevatori i kalenji, popolo di circa tre milioni cui appartiene Kipchoge. Oggi è la festa di una grande famiglia.

Migliorarsi. Kipchoge dice, prima e dopo la gara, che ha voluto ispirare tante persone a spingersi un po’ oltre i propri limiti. E’ un messaggio forte che non deve però trarre in inganno. Bisogna sempre fare i conti con i propri limiti (fisici e mentali), mai ignorarli. Ma è anche possibile, con allenamenti adeguati e proporzionati, spingersi oltre, superarsi, migliorarsi. Questo vale nello sport come nella vita. Al traguardo molti dei presenti, atleti, organizzatori, tecnici, spettatori, piangevano per l’emozione. Immaginiamo che anche i milioni di appassionati che hanno assistito alla gara davanti ad uno schermo, in ogni angolo del mondo, abbiano versato lacrime di gioia ed emozione. Allenamento e autodisciplina sono stati gli ingredienti di questo storico risultato. Messaggio arrivato a tutti.

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Venerdì, 13 Settembre 2019 17:09

Roma, riflettori accesi sulla Via Pacis

Tutto pronto a Roma per la terza edizione della Rome Half Marathon Via Pacis che andrà in scena domenica 22 settembre. Partenza e arrivo da via della Conciliazione a due passi da piazza San Pietro, percorso davvero unico perché toccherà tutti i luoghi di culto delle principali religioni presenti nella Capitale: oltre alla basilica di san Pietro, la sinagoga, la moschea, le chiese ortodossa, metodista e valdese, e i templi buddista e induista. Obiettivo: promuovere, attraverso lo sport, il dialogo e l’integrazione tra persone di culture e religioni diverse. 
Promotori della mezza maratona il Comune di Roma, Athletica Vaticana (prima società sportiva ufficialmente riconosciuta della Santa Sede) e la FIDAL. Sarà possibile iscriversi anche ad una corsa non competitiva di 5 km, denominata Run for Peace, rivolta soprattutto a famiglie, scuole e oratori. Alle 12, a conclusione della gara, gli atleti sono invitato in piazza san Pietro per l’Angelus con papa Francesco.
 Quest’anno la medaglia che sarà consegnata a tutti i partecipanti è dedicata al Mahatma Gandhi in occasione dei 150 anni dalla nascita nel 1869, e oltre alla sua effigie stilizzata riporta questa sua affermazione: “La forza non deriva dalla capacità fisica. Deriva da una volontà indomabile”.
L’evento è stato presentato lo scorso 9 settembre all’Ara Pacis. Ad illustrarne caratteristiche e obiettivi la sindaca Virginia Raggi, il sottosegretario del Pontificio Consiglio della cultura e presidente di Athletica Vaticana mons. Melchor Sánchez de Toca, il presidente della Fidal Alfio Giomi. L’iniziativa della Via Pacis ha dato vita anche ad una collaborazione con l’Ambasciata degli Emirati Arabi Uniti, che festeggia l’anno della tolleranza e promuoverà l’Expo universale di Dubai 2020.
Intervenendo alla presentazione del 9 settembre, l’ambasciatore Omar Obaid Alshamsi ha parlato di una “nobile iniziativa”. “Siamo felici – ha affermato - di partecipare a questo importante evento sportivo e sociale nella città di Roma, la quale nella sua millenaria storia ha sempre accolto e ospitato cittadini da tutto il mondo, di tutte le razze e religioni, creando così una diversità unica ed un esempio di tolleranza e di pace, che, personalmente, mi ricorda la mia patria”. “Un evento unico che unisce culture religioni e popoli in nome della pace e della fratellanza umana”, ha aggiunto sottolineando che “questi messaggi sono gli stessi espressi dal Documento sulla fratellanza umana” firmato ad Abu Dhabi “durante la storica visita di papa Francesco con il Grand Imam della Università del Cairo Al-Azhar”.
Alla partenza di questa che potrebbe essere definita la prima mezza maratona interreligiosa sono previsti 7mila runners di una quarantina di nazionalità.

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Giovedì, 29 Agosto 2019 22:28

La Diagonale in arrivo a Genova

E' in dirittura d’arrivo La Diagonale d’Italia, la staffetta più lunga del Paese. Partita da Marsala alle 4 di mattino del 18 agosto, la staffetta arriva a Genova sabato 31 agosto nel primo pomeriggio. Una scoperta dell’Italia migliore, del “DNA italiano”, dice Armando Cosentino, ideatore de La Diagonale giunta quest’anno alla terza edizione. In molti tratti del percorso Armando ha accompagnato in bicicletta i podisti di turno e arriverà a Genova con circa 600 km pedalati. Tanti (davvero tanti) sono stati i runners che hanno portato il testimone in una corsa non-stop giorno e notte, che ha attraversato tutte le regioni d’Italia a cominciare dal prologo in Sardegna. Ne avevamo parlato su podisti.net il 14 giugno: www.podisti.net/index.php/notizie/item/4213-ad-agosto-la-diagonale-d-italia-per-dare-gambe-a-chi-non-le-ha.html

aggiornando poi il 20 agosto.

Due i motivi di questa staffetta: anzitutto la gioia di correre, di radunare in qualche modo il popolo dei podisti amatori della Penisola dando una finalità sociale alla quale tanti hanno aderito. Ed è proprio questo il secondo motivo di questa singolare staffetta: una raccolta fondi tramite donazioni per la costruzione di protesi, dare la possibilità ad altri di camminare e correre.

I fondi saranno utilizzati infatti dall’ingegner Daniele Bonacina che si occupa della realizzazione di protesi per persone che non hanno gambe. Fabio, Davide, Roberto, Tommaso e due giovani, uno africano e uno cambogiano, avranno le protesi giuste per correre proprio grazie ai fondi raccolti nei quindici giorni della staffetta (e che ancora si raccoglieranno) attraverso la pagina Facebook de La Diagonale. L’iniziativa ha distribuito aiuti anche in Sardegna per l’addestramento di cani-guida di ausilio a persone non vedenti. 

Numerose le amministrazioni comunali che hanno dato il benvenuto alla carovana composta da due camper e nove podisti del Team ufficiale. Anche alcuni sindaci, come a Treviso e Pordenone, hanno voluto correre alcuni chilometri per sostenere l’iniziativa. Giornali, TV e radio locali hanno riportato la notizia del passaggio della staffetta. La pagina Facebook de La Diagonale contiene decine di video realizzati sul percorso in particolare nei punti dove è avvenuto il cambio di testimone.

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20 agosto - Due vittorie negli ultimi giorni e una partecipazione significativa. Nell’ultima settimana gli atleti di Athletica Vaticana sono stati impegnati in terra siciliana in due gare su strada (con relative vittorie) e nella partecipazione alla staffetta più lunga d’Italia, La Diagonale d’Italia. Una sintesi potremmo dire significativa di quanto si propone la società Athletica Vaticana, che ha fatto il suo debutto ufficiale a inizio 2019.

Iniziamo dalle vittorie di due degli atleti di punta della società. Il 17 agosto Camille Chenaux vince a Noto la 19° Camminata di San Corrado, 5° Memorial Franco Di Leonforte, con il record della manifestazione.  Domenica 18 padre Vincenzo Puccio vince a Falcone (Messina) arrivando sul traguardo con Marta Zenoni, una delle più forti mezzofondiste italiane.

Nella gara di Noto (Siracusa) Camille Chenaux, che ha partecipato di recente ai campionati italiani su pista a Bressanone classificandosi dodicesima nei 5000, ha la meglio in una gara breve ma impegnativa: 20’21’’ per percorrere i 5,5 km di un percorso gara con una serie di tornanti e una discesa finale. Sul traguardo è decima assoluta. Tra gli uomini vince Francesco Nastasi (Ortigia Marcia), amico di padre Puccio vincitore a Falcone. L’organizzazione della gara era dell’Atletica Noto.

A Falcone, sul litorale tirrenico messinese, rituale consueto per padre Puccio, che all’inizio benedice gli atleti e al termine della gara vittoriosa bacia a terra in segno di rispetto e gratitudine. La sorpresa della 1^ Falcone Corre, Memorial Stefano Salmerigara è stata la presenza di Marta Zenoni, in vacanza in Sicilia (terra di origine del suo allenatore), promessa dell’atletica italiana, medaglia di bronzo nei 1500 metri ai recenti campionati europei under 23. I due hanno impiegato 24'53" per percorrere i 7,5bkm della gara su circuito cittadino di 2,5 km. Puccio, che nel 2019 ha il miglior tempo di categoria in Italia nelle graduatorie Fidal sulla distanza di maratona, nel corso del secondo giro ha dato la netta impressione di poter centrare la vittoria per distacco, ma ha voluto arrivare al traguardo assieme alla giovane atleta lombarda. E al termine della gara ha regalato il piatto di ceramica ricevuto in premiazione ad una giovane tifosa con disabilità!

[Vedere cronaca della gara]

https://www.podisti.net/index.php/cronache/item/4651-falcone-me-1-falcone-corre-memorial-stefano-salmeri.html

Lunedì 19 agosto la partecipazione a La Diagonale d’Italia, una staffetta non-stop partita il 18 agosto da Marsala (Trapani) che si concluderà il primo settembre a Genova (www.ladiagonalechallenge.com). Non solo corsa ma condivisione e solidarietà. Più di 3000 chilometri (compreso il prologo in Sardegna) per unire simbolicamente tutta l’Italia in una corsa con tanti significati. Un percorso su strade e sterrati con parecchi saliscendi, giorno e notte, due camper con 6 podisti a bordo capitanati da Armando Cosentino, grafico milanese, classe 1966, ideatore dell’iniziativa. Sul sito è anche possibile seguire la posizione della staffetta in tempo reale. La dimensione solidale della staffetta è chiara: la corsa raccoglie fondi per la costruzione di protesi e dare la possibilità a tante persone di camminare e correre. Una dimensione, quella sociale, sempre più forte nel mondo del running dove l’attenzione non è solo ai tempi, ma al creare comunità, alla condivisione e al rispetto degli altri e del territorio.

Per 15km un team di sei podisti locali della zona tirrenica messinese (Clementina, Placido, Pippo, Salvatore, Giovanni e Salvo) ha avuto la gioia e l’onore di portare il testimone in legno d’ulivo, nel corso della tappa da Milazzo a Messina, ed essere parte di questa avventura. Sulle pagine online, sito e profilo Facebook, è possibile consultare il dettaglio del percorso e i tempi di percorrenza orientativi. Ci si può ancora unire alla causa di questa singolare staffetta prenotando chilometri da correre e facendo una donazione sul profilo Facebook La Diagonale.

Athletica Vaticana, prima società sportiva della Santa Sede ufficialmente riconosciuta, vuole sempre più unire i valori dello sport alle prestazioni di qualità. Non si corre solamente con l’ossessione del cronometro (anche se la Chenaux e Puccio vanno veramente forte!) ma con il desiderio di dare il meglio di sé. La corsa metafora della vita e dell’impegno per renderla migliore.

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Messina, 18 agosto - In questa domenica in cui ciclismo e podismo si toccano simbolicamente a Castellania (Alessandria) dove stamattina si è svolto il ​Giro dei Calanchi ​(10km tra strada e sterrato, 230D+, arrivo e partenza da piazza Candido Cannavò), inserito tra le iniziative per il centenario della nascita di Fausto Coppi, ricordiamo un grande campione dello sport italiano, Felice Gimondi, scomparso nel pomeriggio del 16 agosto qui in Sicilia per un malore nel mare di Giardini Naxos. Aveva quasi 77 anni.
Ed è partita proprio qui da Messina stamattina la sua ultima tappa, il rientro a Paladina (Bergamo) dove domani si terrà la camera ardente e martedì i funerali. Messina è la patria di Vincenzo Nibali, altro grande campione del ciclismo italiano, che ho incontrato stamattina nella sua sgambata quotidiana sui colli sopra la città dello Stretto. Come si può immaginare, è stato particolarmente colpito dalla morte del grande Gimondi proprio nella sua Sicilia, a poche decine di chilometri da dove è nato e dove rientra in occasione delle ferie natalizie ed estive. Anche in questi giorni Nibali è qui in città in attesa di partire con la sua squadra. 
La morte di Gimondi ha scosso Vincenzo che lo ricorda così: «Non ho potuto vedere dal vivo le sue imprese per questioni di età, non ho vissuto il suo tempo, ma ho il ricordo di una persona saggia che diceva sempre parole giuste. Ha sempre detto cose buone di me e ricordo la sua arrabbiatura quando vinsi il Tour perché non fu invitato dall'organizzazione. Si faceva vedere pochissimo, ma quelle volte che lo faceva, lo faceva bene... E la notizia della sua morte, avvenuta tra l'altro nella mia Sicilia, mi ha lasciato una grande tristezza. La morte di Gimondi è una grande perdita per tutti noi, ci mancherà tantissimo».

Felice Gimondi è stato un uomo onesto, marito e padre esemplare, sportivo professionista integro e rispettoso di regole e avversari. “Con le tue poche parole ma con i tuoi tanti fatti, ci hai amato immensamente” - scrive la figlia Norma in una lettera pubblicata oggi dal Corriere della Sera - Ci hai cresciuto come te: poche parole, azioni concrete. Ci hai insegnato il rispetto per l’avversario e, soprattutto, a non arrenderci mai, come faremo anche noi: le tre donne di cui devi essere orgoglioso sono forti e unite… Ora tutto sembra finito ma tu ci hai insegnato che nella vita si lotta tutti i giorni per ciò in cui si crede anche quando gli altri ti danno per perdente. Ora riposa, papà: questa tappa è finita. Sei il miglior papà che si possa avere. Ti amiamo sempre, fino alla fine”.

Anche noi di podisti.net ricordiamo e onoriamo Felice Gimondi, unendoci alle parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, siciliano anche lui, che ha ricordato “i suoi tanti successi che hanno dato prestigio all'Italia nello sport e il suo stile di grande valore nel comportamento sportivo e umano".

 

 

 

 

 

 

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Domenica, 07 Luglio 2019 13:27

Simone, pettorale 26 e la corsa come terapia

Corre e sorride, Simone. A dispetto di tutto. Della sua malattia, della crudeltà della vita, dei sorrisini di alcuni compaesani. Ha 26 anni, è nato con un ritardo mentale, ha cominciato a camminare a quattro anni, da piccolo non parlava ma si esprimeva con suoni e gesti delle mani.
Tutto era iniziato al terzo mese di gestazione. Amniocentesi. Danni irreversibili al cervello. Iniziano i tentativi per capire e provvedere da parte dei genitori super impegnati: Giovanni, suo padre, docente di storia dell’arte, va in pensione con grande anticipo per investire tutto sulla salute e la felicità di questo figlio.
Le cure in Italia, poi a Philadelphia negli Stati Uniti per capire i margini di intervento e di miglioramento. La corsa come terapia. Simone esce ogni giorno, “a volte anche due volte al giorno”, mi dice il papà e “ombra” di Simone. Fino a qualche anno fa correva al suo fianco, da un po’ di tempo a questa parte lo segue in bicicletta. Non è raro vederli sbucare all’improvviso da un angolo del paese. Simone avanti, con la sua tipica andatura un po’ ciondolante, Giovanni dietro a pedalare e inseguire il sogno di una normalità.
Gli anni passano, i genitori invecchiano, Simone è ormai un adulto. Come sarà il futuro? Domande impegnative, ma obbligate.
Intanto Simone fa vita da atleta, mangia senza sale, sta attento al sovrappeso, corre una cinquantina di chilometri a settimana, ha interpretato la stracittadina delle sue parti, gara pianeggiante di 7 chilometri, a 4’50’’/km. Corre, sorride, saluta esibendo  il pettorale 26 come i suoi anni. Evviva Simone, evviva la corsa!

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Due mesi alla partenza della terza edizione de La Diagonale. Dopo l’edizione del 2017 dal Monviso a Venezia e quella del 2018 da Parigi a Roma, quest’anno il percorso prevede tutta l’Italia con partenza il 18 agosto alle 4 del mattino da Marsala (Trapani). Una corsa non-stop che toccherà tutta l’Italia con un prologo di alcuni giorni in Sardegna. Dunque proprio tutto il Paese, calpestato con una finalità benefica: recuperare fondi per la costruzione di protesi e dare la possibilità a tante persone di camminare e correre.

Protagonisti di questa impresa un gruppo di una decina di amici runners capitanati da Armando Cosentino, grafico milanese classe 1966, vera anima de La Diagonale. “Dopo due esperimenti andati veramente bene, due feste del mondo della corsa, quest’anno facciamo una scommessa più grande. - racconta - Raccoglieremo dei fondi per aiutare persone, senza l’arroganza di sentirci degli eroi: aiutare a correre chi non ha più le gambe”. Ma coloro che daranno consistenza a questo super-percorso sono le centinaia di podisti nostrani che si affiancheranno al team ufficiale per correre una frazione intera di 30km o una parte di essa, per questa causa sociale. Una dimensione sempre più forte nel mondo del running dove l’attenzione non è solo al cronometro, ma al creare comunità, alla condivisione, alla solidarietà, alla comunicazione più ampia in un popolo di cui fanno parte sempre più insospettabili.
E così il percorso passerà, dopo Sicilia e Calabria, da luoghi come Matera, Napoli, Assisi, Cesena, Pordenone, per ripiegare verso Torino passando dal lago di Garda e Milano e terminare a Genova dove il gruppo della Diagonale conta di arrivare sabato 31 agosto dopo 105 tappe (10 in Sardegna + 95 da Marsala a Genova), come detto, da 30 chilometri ciascuna. Percorso impegnativo con parecchia altimetria, per un totale di circa 3000 chilometri “sulle strade del Paese più bello del mondo”, come si legge sul sito  www.ladiagonalechallenge.com.
Sulle pagine online è possibile consultare il dettaglio del percorso e i tempi di percorrenza orientativi. Si può quindi decidere di unirsi alla causa della staffetta più lunga d’Italia prenotando chilometri da correre e facendo una donazione sul profilo Facebook. Una catena umana lunga 14 giorni, una staffetta alla quale tutti possono partecipare con tanto di “testimone”. Ci sarà infatti un testimone in legno d’ulivo che passerà da un podista all’altro, con due regole fondamentali: una volta che il testimone si mette in movimento non si fermerà più fino all’arrivo a Genova e, seconda regola, il testimone non può viaggiare su alcun mezzo di trasporto.

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La presenza su Podisti.net del padre Pasquale Castrilli, missionario Oblato di Maria Immacolata, e corridore anche di lunga lena (13 maratone, una ventina di mezze e tante gare più corte, quando lo permettono i tanti viaggi intercontinentali per missioni), data dal gennaio 2018. La sua rubrica “Correre con lo spirito” (italianizzazione di “Running & Spirit” che era tra le proposte iniziali, insieme a “Il cavallo di S. Francesco”) è diventata un appuntamento, seppure a liberi intervalli imposti dagli eventi.

In attesa che padre Pasquale ci mandi un’altra puntata, abusiamo del suo tag per dire del libretto Evangelii Gaudium. La staffetta dei sacerdoti runners sulle pendici dell’Etna (Roma, Editrice Missionari OMI, maggio 2019, 58 pagine, € 6.50): l’occasione scaturisce dalla vittoria dei  parrini, dei tre sacerdoti assemblati e ‘allenati’ da padre Pasquale, alla 12^ edizione della Supermaratona dell’Etna del 9 giugno 2018, col record del percorso (di cui voi lettori sapeste in anteprima). Record che rischia di resistere all’infinito, non solo per il suo valore assoluto ma soprattutto perché, lo scorso sabato 8 giugno, la Supermaratona si è svolta solo come gara individuale e non più a staffetta (153 partecipanti, dominati da Francesco Mangano in 4:19, con 19 minuti di vantaggio su Francesco Cesare; prima donna, l’ungherese Agnes Korodi in 5:22): la presenza dei religiosi era comunque assicurata da una copia del libretto nel pacco-gara dei concorrenti…

La prima parte del testo rievoca, con ricchezza di dettagli, le tre frazioni corse della scalata etnea: a prendere il via per primo (dopo la benedizione a tutti gli atleti, impartita con acqua marina dal terzo staffettista) è don Vincenzo Puccio (cui padre Pasquale, che era stato primo frazionista nell’edizione dell’anno precedente, cede il ruolo), seppur reduce da una pubalgia che l’ha tenuto fermo un anno: soffre, ma conclude i 14,5 km in 1.07, terzo a cinque minuti dalla prima squadra. Dà il cambio a don Gianni Buontempo, molisano, che supera tutti chiudendo i suoi 19 km in 1.35, primo! Ed ecco la novità della staffetta 2019, il prete trentino don Franco Torresani, che copre i quasi 10 km del suo tratto, con pendenze proibitive fin sotto la vetta dell’Etna, col nuovo record parziale di 59:01, ciò che produce un tempo complessivo di 3.41:54, 23 minuti davanti ai secondi!

La vittoria non è però tutto: il libretto prosegue raccontando della messa, celebrata dai tre e da altri confratelli, nella chiesa madre di Linguaglossa, prima delle premiazioni; e di un nuovo incontro, l’indomani, con un gruppo di corridori messinesi cui don Gianni illustra il concetto del “dare il meglio di sé”; come padre Pasquale ha fatto per i frequentatori di Podisti.net il 4 luglio 2018: http://podisti.net/index.php/commenti/item/1919-dare-il-meglio-di-se-lo-sport-e-la-fede.html

 

Molto interessanti poi, dal lato umano,  i ritratti dei tre protagonisti della staffetta: don Puccio, oggi parroco a Barcellona Pozzo di Gotto, ma atleta… fin dalla nascita, che però fu temporaneamente strappato allo sport dal rettore del suo seminario; solo nel 2010 tornò alle corse, con una Roma-Ostia terminata in 1.15. Il 2015 sarebbe stato l’anno dell’esordio in maratona, ma quella maledetta gara di Messina venne sospesa pochi istanti prima del via (c’ero anch’io, che da allora non ho più messo piede a Messina: don Vincenzo invece c’è tornato nel 2019 arrivando secondo alla maratona, e vincendo poi la vicina maratonina dei Nebrodi). Esordio però rinviato di poche settimane, a Treviso nel marzo 2015, dove chiuse in 2.29. Un po’ peggio invece a Milano quest’anno, dove alla partenza l’azzurro Stefano La Rosa gli chiese la benedizione, mentre don Puccio ebbe bisogno di molte preghiere alla Madonna per arrivare in fondo!

Ha sempre fatto sport, invece, don Franco Torresani, il trentino che veleggia verso i 60 anni, attualmente parroco ad Arco (dopo esserlo stato in val di Non), addirittura quattro volte nazionale azzurro di corsa in montagna (dove ha ottenuto 5 titoli mondiali e 4 europei). Corre anche quando visita a casa i suoi parrocchiani, che ovviamente tifano per lui nelle corse ufficiali (chi scrive lo incrociò al giro della Val di Fassa nel 2001): 31:16 nei diecimila, 1.19 nella maratonina (campione italiano M 40 nel 2002); 2.33 in maratona a Reggio, con un’occasione perduta a Firenze nel 1999 quando crollò nel finale; e sembra che questo sia stato il suo addio ai 42 km.

Don Gianni Buontempo invece viene dal mondo delle campestri e delle non competitive, e per scoprire le maratone aspettò l’epoca in cui si trovava a Washington come docente di seminario, nel 2007: lì gli venne chiesto di correre la Marine Corps Marathon, per raccogliere fondi a vantaggio dei seminaristi più poveri. L’entusiasmo degli americani lo contagiò, e don Gianni ha finito per correre cinque volte quella 42, con un miglior tempo di 2.32, a 40 anni. Degli americani gli piace lo spirito pienamente dilettantistico, a volte folcloristico con punte di sconsideratezza (come la ricerca delle corse estreme, le 100 miglia, le 50 maratone nei 50 stati…), certo meno competitivo ed esasperato degli italiani, dove ha l’impressione che chi non è “performante” sia tenuto ai margini della considerazione sportiva. Per don Gianni la corsa deve essere una “dipendenza lieve”, non fine a se stessa, ma capace di insegnarti il sacrificio, le levatacce, la dieta, insomma quello che una volta si chiamava la vita monastica.

Tutto questo, possiamo ben dirlo, è “correre con lo Spirito”, ma senza dimenticare le esigenze materiali di chi ha meno di noi: così la neonata Athletica Vaticana raccoglie scarpe da corsa da inviare in Africa; e il nostro padre Pasquale cerca fondi per le missioni, anche attraverso il suo sito www.pasquale castrilli.it.

In gara, ogni passo ci porta verso il traguardo; nella vita, ogni obolo, anche modesto, può servire a portare qualche altro verso i suoi legittimi traguardi.

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I quattro atleti della rappresentativa vaticana alla diciottesima edizione dei Giochi dei Piccoli Stati d'Europa svoltisi in Montenegro dal 27 maggio al 1° giugno non hanno gareggiato. La rappresentativa podistica ufficiale della Santa Sede, prima associazione sportiva costituita in Vaticano, era stata invitata dal Comitato Olimpico europeo e dal Comitato Olimpico della Repubblica del Montenegro. Una “prima volta”, un fatto storico, che non ha però permesso ai rappresentanti di Athletica Vaticana di prendere parte alle gare di mezzofondo su pista.
La delegazione vaticana che, visti i risultati cronometrici delle gare, poteva anche raggiungere qualche podio, è stata presente dunque in Montenegro solo come ‘osservatore’, in vista di future partecipazioni internazionali. I motivi della mancata partecipazione alle gare sono da ascrivere al fatto che la Santa Sede non ha ancora un suo Comitato Olimpico. Eppure, gli atleti erano stati invitati, e ambivano ad una partecipazione anche fuori classifica che avrebbe gratificato la loro trasferta.
“Eravamo qui per condividere la passione per lo sport, come Chiesa ‘in uscita’; eppure, il sogno di partecipare alle Olimpiadi è oggi un po’ più vicino”, ha affermato in conclusione il presidente di Athletica Vaticana, mons. Sanchez de Toca.
Nessun esordio agonistico, dunque, ma un approccio di conoscenza e co-interesse. Sono stati, infatti, molti gli atleti provenienti dai Piccoli Stati che si sono interessati a questa delegazione ‘speciale’ che faceva la sua uscita per la prima volta in una manifestazione di questo livello. Gli organizzatori, i Comitati Olimpici dei nove Stati europei con meno di un milione di abitanti, hanno accolto la delegazione vaticana nel villaggio degli atleti nella città di Budva, antica colonia veneziana, e vogliono che il Vaticano faccia parte in futuro della “famiglia dei Piccoli Stati”. I prossimi anni saranno necessari per perfezionare le affiliazioni alla IAAF e alla EAF, le Federazioni Internazionali ed Europea di Atletica leggera.
La delegazione comprendeva anche Vittorio di Saverio, commissario tecnico della Nazionale Italiana di atletica di mezzofondo e della squadra vaticana.  I Giochi dei Piccoli Stati d’Europa si disputano ogni due anni e sono nati nel 1985, con la prima edizione a San Marino. Le prossime edizioni sono state assegnate ad Andorra (2021) e Malta (2023).  La strada è aperta, il futuro da scrivere.

 

NdR: Assurdamente curioso che una rappresentativa sia invitata da due Comitati olimpici (Europa e Montenegro), che poi scoprono come la cosa non si potesse fare. Se non hai il timbro non esisti. Viene in mente la vicenda del podista italiano Carlo Airoldi, che dopo aver raggiunto Atene a piedi con un viaggio di 28 giorni, fu escluso dalla maratona olimpica del 1896 (che avrebbe probabilmente vinto) perché accusato di professionismo (aveva ricevuto 2000 pesetas per la vittoria alla Milano-Barcellona di 1050 km, dove era giunto portando al traguardo in spalla il secondo classificato, esausto). 120 anni dopo, il buon senso avrebbe perlomeno suggerito di far partecipare (fuori classifica? e sia pure!) gli atleti giunti fin là. Niente. “Perdona loro perché non sanno quello che fanno” [F.M.]

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27 maggio -Tra gli atleti che sfileranno alla cerimonia di apertura della XVIII edizione di Giochi dei Piccoli Stati d’Europa ci sarà anche la delegazione di Athletica Vaticana, la società sportiva della Santa Sede che ha iniziato la sua attività a gennaio di quest’anno. I Giochi dei Piccoli Stati si svolgono dal 27 maggio al 1 giugno in Montenegro. Si tengono ad anni alterni e vi partecipano gli stati europei con meno di 1 milione di abitanti: Andorra, Cipro, Islanda, Liechtenstein, Lussemburgo, Malta, Montenegro, San Marino e Monaco. La prima associazione sportiva costituita in Vaticano, rappresentativa ufficiale della Santa Sede, è stata invitata dal Comitato olimpico europeo e dal Comitato olimpico della Repubblica del Montenegro.
Sono quattro gli atleti che la rappresentativa della Santa Sede presenta nelle gare di mezzofondo. Camille Chenaux, settima ai recenti campionati italiani dei 10mila su pista, Sara Carnicelli, sul podio in numerose gare romane, Vincenzo Puccio, il forte sacerdote siciliano che con 2.35’58’’ detiene il miglior tempo SM45 dell’anno sulla maratona in Italia, Thierry Roch, guardia svizzera. La delegazione è completata da mons. Melchor Sánchez de Toca, sottosegretario del Pontificio Consiglio della cultura, e presidente di Athletica Vaticana, e Vittorio Di Saverio, coach del Gruppo sportivo delle Fiamme Gialle, gemellato con Athletica Vaticana.
Si tratta di un “primo, simbolico passo verso una piena partecipazione degli atleti vaticani alle competizioni internazionali dove porteranno un messaggio concreto di amicizia, fraternità e lealtà per rilanciare i valori più autentici dello sport”, ha affermato mons. De Toca. Una partecipazione che apre dunque ad Athletica Vaticana la possibilità di prendere parte, nei prossimi anni, a manifestazioni internazionali come i Giochi del Mediterraneo del 2021 in Algeria, poi le Olimpiadi di Parigi 2024 e Los Angeles 2028.

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Che ne dite se vi scrivo che ci aspetta San Francesco per una maratona nei luoghi dove ha vissuto in Umbria? La terra della maratona di Terni, della Invernalissima di Bastia Umbra e di tante altre belle manifestazioni podistiche si prepara alla prima edizione (della seconda serie) di una maratona che è già storica per il suo nome, Maratona di S. Francesco.
L’intelligenza di un prete e di un vescovo, la disponibilità del comune di Assisi e di alcuni enti sportivi e no, ha iniziato a lavorare per realizzare un sogno: correre i 42,195 metri della maratona sulle strade dove ha vissuto (camminato, e forse anche corso) il santo più conosciuto della storia, quello che anche papa Bergoglio ha voluto come protettore del suo pontificato. Per confezionare la maratona ad Assisi sui luoghi di san Francesco sono già al lavoro la diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, il comitato organizzatore Francesco va e la società sportiva dilettantistica non profit Life Running Assisi.
In esclusiva podisti.net presenta per prima questo evento che, secondo le prime indicazioni degli organizzatori (che attendono il benestare della Fidal), si terrà nella primavera del 2021.
Nell’intenzione dei promotori la maratona di Assisi 2021 vuole “unire la ricchezza già presente nel territorio per creare una rete di reciproca di conoscenza e collaborazione. La maratona è orientata ad introdurre i partecipanti alla ricchezza del patrimonio e del messaggio che detiene Assisi e l’Umbria”. Una doverosa attenzione è riservata alla sostenibilità ambientale prestando attenzione “ai materiali utilizzati, alla riutilizzabilità delle strutture, all’impiego di prodotti ecologici e a km 0, all’eco-mobility, allo studio della riduzione degli sprechi, alla raccolta differenziata e alla sensibilizzazione alla cura del creato”.
Desiderio degli organizzatori è diffondere il messaggio dell’enciclica Laudato Sì scritta da papa Francesco nel 2015 proprio sui temi del rispetto del Creato inteso come “casa comune”.
Il percorso dei 42 chilometri partirà da Assisi e dopo aver toccato città e località limitrofe (San Vitale, Capodacqua, Spello, Limiti Rivotorto, Spello, Cannara, Tordandrea) si concluderà a Santa Maria degli Angeli. Un tragitto davvero suggestivo che lambirà luoghi significativi della vita del santo d’Assisi: la Basilica di San Francesco d’Assisi, patrimonio dell’umanità, che dal 1230 custodisce le spoglie mortali del santo, il Santuario della spogliazione, il luogo famoso dove Francesco “si tolse le ricche vesti davanti al padre Pietro di Bernardone per indossare il saio dei poveri”, la Basilica di Santa Chiara costruita tra il 1257 e il 1265 che custodisce la tomba della santa, San Damiano in cui il Crocifisso parlò a San Francesco dicendogli “Va e ripara la mia casa”, il santuario Santa Maria di Rivotorto costruito nel luogo dove Francesco dimorò, la città di Spello che ha sempre nutrito verso san Francesco grande affetto, Pian d’Arca, dove avvenne tra il 1212 e il 1213 la straordinaria predica agli uccelli, Cannara dove san Francesco avrebbe fondato il Terz’ordine, La Porziuncola in Santa Maria degli Angeli, località legata all’apostolato di san Francesco e dove il santo morì.
Il giorno della gara sono previste una 42km, una mezza maratona e il percorso “Vieni con me” di circa 7 chilometri tra Assisi e Santa Maria degli Angeli: una camminata/corsa dedicata alle famiglie, ai bambini, a chi sta iniziando a correre e alle persone con disabilità. L’Expo maratona, nei giorni precedenti allo svolgimento della corsa, si terrà al Pala Eventi di Santa Maria, dal quale è possibile godere di una vista panoramica dal basso della Basilica di San Francesco e di tutta Assisi. Accoglienza garantita non solo per i runners ma anche per familiari e accompagnatori “in modo da rendere anche loro partecipi di un’esperienza speciale”.
Poco meno di due anni alla Maratona di San Francesco, dunque. Tempo di attesa e lavoro. Auguriamo grinta e forza ai promotori e a chi sta già lavorando a questo progetto.

 

NdR. Bentornata la maratona ad Assisi! Chi scrive fu presente a entrambe le maratone corse nell’ultimo giorno degli anni 1999 e 2000. Allora il percorso era, in un certo senso, inverso a quello previsto per il 2021: si partì da S. Maria degli Angeli, in direzione sud-ovest, raggiungendo poi Costano, Bastia, e da lì con una svolta a 90° si tornò a nord di S. Maria (avendo Assisi a sinistra) per raggiungere e salire a Spello, poco oltre la metà gara. Da lì, ultima inversione a U, e di nuovo in direzione da est a ovest fino a Rivotorto; poco dopo cominciarono i 4 km conclusivi, in discreta salita, fino al traguardo in pieno centro nella piazza del Comune. Furono in 900 a chiudere la gara: tra le donne vinse Sonia Maccioni in 2.38:47, con 12 minuti di vantaggio su Barbara Cimarrusti. Tra gli uomini vinse il 35enne Davide Milesi (2.22:29), quasi allo sprint su Diomede Cishahayo e un allora giovanissimo Giorgio Calcaterra (2.24:05), ventisettenne classificato tra gli “Amatori”, al pari del suo coetaneo Antonello Petrei (2.40:33). Chiuse il lotto degli arrivi Mario Ferracuti, leggendario già allora nonostante avesse “solo” 73 anni; ma scorrendo la classifica si trovano tanti nomi ormai passati alla storia: Alfio Balloni (che di lì a poco sarebbe scomparso in uno sciagurato incidente stradale), Antonino Morisi, Marziano Guidazzi, Giuseppe Togni  (classe 1926 come Ferracuti, e capace di 4.34), il “vescovo” Alberto Fusari. Molti dei “supermaratoneti”, appena dopo la doccia, o forse senza nemmeno farla, fuggirono a Roma dove l’indomani mattina, con la benedizione di papa Giovanni Paolo II, sarebbe partita la maratona straordinaria del Millennio (e al “Millennium for Peace” era pure intitolata la maratona assisiate).
Ad Assisi ci si ritrovò per San Silvestro del 2000, in 770, sullo stesso percorso: vinse Graziano Calvaresi in 2.22:20, poco più di un minuto davanti a David Kirui Kiptoo. Petrei si migliorò molto giungendo sesto in 2.26 e battendo proprio Calcaterra di quasi due minuti. Tra le donne, primeggiò in 2.48:42 Sara Ferrari, allora ventitreenne e che l’anno dopo avrebbe partecipato ai mondiali di maratona di Edmonton (ma molto chiacchierata in quanto figlia del medico-stregone Michele), mezzo minuto davanti a Galina Zhulyeva. Tra le classificate nei primi posti troviamo in decima posizione l’ultramaratoneta Monica Casiraghi; ma anche in quell’occasione la storia fu fatta dagli atleti ‘qualunque’: Renata Cecchetto che in quegli anni risultò la podista italiana con più maratone all’arrivo (ma dietro la incalzava la futura primatista, Angela Gargano, preceduta dal marito Michele Rizzitelli); Piera Zaldini (alias signora Minerva: e anche Tommaso corse chiudendo in 3.52, un minuto meglio di me!); Ulderico Lambertucci, altro primatista col maggior numero di maratone annue (allora si viaggiava sulle 30/35, non i numeri centenari di adesso!), e che poi si sarebbe specializzato in pellegrinaggi verso santuari mariani d’Europa; Luciano Bigi, futuro presidente del Club Supermarathon; Simone Lamacchi, che proprio in quel 2000 aveva varato la sua maratona del Custoza, ancora Alfio Balloni e Antonino Morisi, Togni e Fusari; e ancora William Govi, curiosamente tesserato per la Podistica Pratese, e dietro lui Paolo Manelli neo-organizzatore della maratona di Reggio, infine Angelo Squadrone (classe 1929) pluriprimatista mondiale di categoria.
Sarebbe bello, con chi c’è ancora, fare una rimpatriata, ventun anni e due papi dopo. [F.M.]

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11-12 maggio - La trasferta di Athletica Vaticana in terra tedesca è stata intensa e ricca di significati. Wittenberg, in Sassonia, ha accolto una delegazione di atleti capitanati da mons. Melchor Sánchez de Toca, del dicastero vaticano della cultura, sotto la cui egida si muove la società sportiva.
Partiamo dall'aspetto tecnico. Due gare, due vittorie in solitaria di padre Vincenzo Puccio, il sacerdote 'volante', parroco a Santa Venera, Barcellona Pozzo di Gotto (Me). Sabato 11 Vincenzo ha chiuso i 10 km (sotto una pioggia sottile e regolare) in 33'13". Anello di 2km da ripetere 5 volte con una buona porzione di chilometri su sanpietrini. 500 i partecipanti alla nona edizione della Wittenberger Nachtlauf, in programma anche una staffetta e una gara più breve. A fine gara sul podio sale anche don Gianni Buontempo secondo con 35'15". Dopo Sebastian Schapelt, terzo in 35'38'', altri due rappresentanti di Athletica Vaticana: Massimiliano Morbidelli e Thierry Roch.
Il giorno successivo, domenica 12 maggio, era in programma la prima edizione della Halbmarathon sul percorso ciclabile del fiume Elba. Partenza da Wörlitz, tragitto piacevole e leggermente ventilato con un po’ di saliscendi e cambi di direzione soprattutto negli ultimi 4 km. Questa volta tripletta di Athletica Vaticana. Dopo Vincenzo Puccio, primo in 1.12'32'', Thierry Roch alabardiere della Guardia svizzera in 1.19'07", e Emiliano Morbidelli, tecnico all'Ospedale Bambino Gesù, in 1'19'38". Nella serata di domenica arrivano a sorpresa i saluti e i complimenti per don Puccio nientemeno che da Stefano Baldini!
La delegazione sportiva della Santa Sede ha risposto ad un invito della locale squadra di atletica Mz Laufgruppe che lo scorso anno era stata accolta a Roma nel mese di marzo in occasione della mezza maratona Roma-Ostia. I tre giorni in terra tedesca si sono rivelati dunque occasione di dialogo e amicizia tra cattolici e protestanti, a Wittenberg, la città dove Lutero contribuì a dare avvio alla Riforma protestante nel 1517. Fraterna l'accoglienza e il dialogo con la comunità protestante e il suo responsabile, il pastore Johannes Block. Assieme alle autorità locali ha scritto una lettera a papa Francesco per invitarlo nella città di Lutero, lettera che è stata consegnata agli atleti con la richiesta che fosse recapitata direttamente al Santo Padre.
Tra i luoghi visitati nei giorni in Germania il centro per anziani e disabili Augustinuswerk diretto congiuntamente da cattolici e protestanti. La tre giorni tedesca ha anche contribuito a rafforzare la conoscenza e la condivisione tra i componenti della società sportiva pontificia che conta in totale una settantina di atleti di 14 nazionalità.

La piattaforma VaticanNews ha pubblicato articoli, immagini e filmati sul primo viaggio internazionale di Athletica Vaticana:

www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2019-05/athletica-vaticana-citta-lutero-abbracci-ecumenici-vittorie.html.

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Trasferta tedesca per la neonata Athletica Vaticana, prima società sportiva ufficiale della Santa Sede. In questo fine settimana una delegazione di atleti e accompagnatori si recherà in Germania e precisamente a Wittenberg, un’ora a sud di Berlino. E’ un viaggio dai molti significati.

“Luthersdadt” Wittenberg è la città dove Lutero iniziò la Riforma protestante con quel famoso gesto del 31 ottobre 1517, quando affisse le 95 tesi alle porte della Schlosskirche, contro la vendita delle indulgenze.

Un bel gruppo di podisti della cittadina sono stati a Roma a marzo dello scorso anno, dove hanno gareggiato nella Roma-Ostia e hanno incontrato i colleghi di Athletica Vaticana. L’accoglienza viene ora ricambiata nel loro centro di circa 50mila abitanti, dove ogni anno in quest’epoca si svolge un Festival dello sport.

L’attività sportiva, dunque, come occasione di dialogo interreligioso. Lo aveva sottolineato lo scorso anno a Roma mons. Melchior Sanchez de Toca, sottosegretario del Pontificio Consiglio della Cultura e presidente di Athletica Vaticana: “Lo sport ha dimostrato il suo potenziale per costruire ponti per unirci dove siamo separati. E’ una sorta di linguaggio comune che unisce le persone. In questo caso, egli può offrire opportunità di incontrare persone con la stessa passione". La squadra sportiva del Vaticano diventa così ambasciatrice di dialogo.

Il programma della permanenza in Sassonia prevede la partecipazione ad una 10 km che si svolgerà nella serata di sabato 11 maggio, e una mezzamaratona non competitiva nella mattinata di domenica 12 maggio lungo la pista ciclabile dell’Elba. Gli atleti della società della Santa Sede saranno presentati ufficialmente sul palco prima della partenza della gara più breve.

Nel programma, una cena con il sindaco di Wittenberg ed il primo ministro della Sassonia-Anhalt, la visita ad un centro disabili, la partecipazione ad un concerto live, una messa con il nunzio apostolico a Berlino.

 

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Tra i primi trenta arrivati alla XIX edizione della maratona di Milano c’è anche don Vincenzo Puccio, sacerdote di Athletica Vaticana, parroco a Santa Venera, Barcellona Pozzo di Gotto (Messina).
Un risultato straordinario per questo atleta quarantacinquenne, frutto di sacrifici, passione, capacità di rialzarsi. Un anno fa don Vincenzo era fermo a causa di una pubalgia bilaterale acuta. La pazienza, la tenacia, l’amore per la corsa lo hanno rimesso in piedi. La prima vittoria al ritorno alle competizioni l’8 giugno 2018, con la staffetta Evangelii Gaudium (La Gioia del Vangelo), alla Supermaratona dell’Etna vinta insieme con don Franco Torresani e don Gianni Buontempo stabilendo il record della manifestazione (ne avevamo parlato su queste pagine, l’11 giugno 2018). La seconda parte del 2018 e la prima del 2019 sono state costellate di successi in numerose gare siciliane (si vedano altri resoconti, quest’anno il 13 gennaio e il 10 febbraio), fino ad arrivare al personale in mezzamaratona ottenuto alla Roma-Ostia lo scorso 10 marzo con il tempo di 1.12’25’’ (in realtà Vincenzo ha un personal best sulla distanza ancora migliore, ma non cronometrato ufficialmente).

Ma torniamo a Milano. Gesto consueto ormai, il bacio del suolo all’arrivo, segno di rispetto e di umiltà, come ha più volte affermato (la foto parla da sola). Ventiquattresimo assoluto al traguardo con il tempo di 2.35’58’’, decimo degli italiani, quarto di categoria (primo italiano di categoria). Una prestazione tecnica importante che lo catapulta in alto nelle graduatorie dell’anno in maratona: nessuno in Italia ha corso più veloce di lui nella categoria SM45 in questo anno 2019. Il suo allenatore Tommaso Ticali dice tutta la sua soddisfazione per questo eterno ragazzo che conosce e allena da decenni.

Un risultato che porta sul campo i valori dell’atletica, l’allenamento serio e regolare, la fede come spazio di solidarietà e l’inclusione. I valori che persegue la sua società, Athletica Vaticana, il sodalizio della Santa Sede costituitosi ufficialmente a inizio anno.
Prossimi appuntamenti per Vincenzo nel mese di maggio: con la sua società parteciperà a due prestigiosi appuntamenti esteri in Germania e Montenegro.

 

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Si rinnova anche quest’anno alla maratona di Roma l’appuntamento con la “Messa del maratoneta”. Alla vigilia della XXV edizione della maratona internazionale, sabato 6 aprile, sarà offerta ad atleti e accompagnatori una celebrazione nella Basilica di Santa Maria in Montesanto (Chiesa degli Artisti), a Piazza del Popolo (Metro A, fermata Flaminio) alle ore 18.
A curare la celebrazione gli atleti di Athletica Vaticana, il sodalizio della Santa Sede che ha iniziato ufficialmente la sua attività a inizio 2019. Concelebreranno diversi sacerdoti, e leggeranno le letture atleti di varie società capitoline. Una lettura è affidata alla mezzofondista Margherita Magnani (Fiamme Gialle), campionessa italiana indoor sui 3000 metri nel 2018 e nel 2019.
Un momento di riflessione, preghiera e amicizia, dunque, alla vigilia del grande evento. Al termine della messa è prevista la benedizione degli sportivi e la recita della “Preghiera del maratoneta”:

Grazie, Signore, 
perché mi fai correre 
e non mi lasci solo al km 35 
della grande maratona della mia vita.

 

Grazie, Signore, per la bellezza della corsa da solo 
nei boschi e tra la gente, con il freddo e il caldo, 
la pioggia e il vento.

 

Grazie, Signore, 
perché mi sei accanto nei momenti di stanchezza 
quando il sudore annebbia lo sguardo, 
la fatica mi fa piegare le gambe 
e mi vorrei fermare.

Ma vado avanti con te.

 

Questo mio correre, fatto con umiltà e passione 
è una preghiera di lode a te 
che ripeto anche negli ultimi, interminabili, 
195 metri della maratona della mia vita.

E ti ringrazio, Signore, 
per gli amici con cui condivido la gioia 
di correre spalla a spalla.

 

Signore, facendomi il segno della croce, 
inizio a correre sicuro che il tuo sorriso 
accompagnerà le mie falcate.

 

La messa del 6 aprile cade nella Giornata mondiale dello sport indetta dalle Nazioni Unite.

Notizie di celebrazioni eucaristiche alla vigilia delle maratone giungono anche da altre manifestazioni. Tra queste: Firenze, Valencia, Berlino, Ratisbona (Regensburg) e New York.

 

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Sabato, 23 Marzo 2019 18:40

La Roma-Ostia può migliorare?

Ore di trepidazione quelle che hanno preceduto la 45ma Roma-Ostia, la mezzamaratona più partecipata d’Italia, domenica 10 marzo, per Paolo e Sara. I preparativi e l’emozione sono quelli comuni a tanti podisti che da ogni parte d’Italia arrivano puntuali ogni anno all’appuntamento che li porta dal PalaEur di Roma al ventoso lungomare di Ostia. Paolo e Sara sono due runner speciali. Sara corre la sua Roma-Ostia su una carrozzina. Guanti e cappello di lana, casco in caso di necessità. Trecce e sorriso stampato sul volto, occhi luminosi per questa bimba (si offenderà sicuramente) di dieci anni che è l’icona della voglia di vivere e della felicità. Paolo è il papà, reduce da un infortunio, che insieme ad altri amici di varie società l’ha sospinta verso l’arrivo. Gara conclusa in due ore abbondanti con gioia, soddisfazione e inevitabile ribalta mediatica.

Due considerazioni. Le condizioni dell’asfalto del percorso gara, via Cristoforo Colombo, sono precarie in troppi punti: crepe, buche, radici rendono difficile il procedere di chi ha gambe e calza scarpe ammortizzate. Possiamo immaginare cosa significhi spingere una carrozzina. Ne scrivevamo anche lo scorso anno suscitando alcuni risentimenti, lo ribadiamo quest’anno. Tutto bene: organizzazione, collocazione dei ristori (il contenuto a dire il vero era un po’ scarsino), expo pre-gara, ma non il fondo stradale che ci sembra ‘da migliorare’ perché risulta abbastanza fondamentale in una gara podistica. Non dipende dagli organizzatori? Si dialoghi con chi di dovere e si provveda. Credo ne trarrebbe beneficio la gara (secondo me anche il record della gara potrebbe progredire), ma anche gli automobilisti che ogni giorno percorrono l’arteria, i ciclisti e, perché no, anche i pedoni.

Secondo. Nelle maratone e nelle mezzemaratone di tutto il mondo si vedono atleti che spingono amici disabili. Palloncini colorati, musiche, fischietti, raccolte fondi… Una festa in movimento. Sara alla Roma-Ostia suggerisce che forse si potrebbero accompagnare altre persone a queste gare. Un fastidio in più per chi organizza? Le gare non sono fatte per questo? Non siamo d’accordo, perché vediamo lo sport come occasione di inclusione e come luogo di civiltà che cerca e valorizza quanto c’è di più nobile nell’esperienza umana. Si può partire in ultima griglia senza intralciare il passo ad alcuno. La corsa a piedi non sono solo i top runner che partono in prima griglia, il popolo della corsa ha anche altro nel cuore e nelle gambe.

Arriverà qualche commento a queste righe (magari dai piani alti). Ci ascoltiamo e dialoghiamo, ma una cosa non la tolleriamo e lo diciamo in conclusione. Affermazioni tipo: “Chi sei tu che ti permetti questi argomenti? Belle parole, ma vieni tu ad organizzarla la gara…”. La risposta alla prima domanda è: “un semplice cittadino, un podista (con un po’ di esperienza) che ha occhi, ragiona, scrive ed esercita il suo diritto di critica esprimendo con educazione il suo pensiero”. E alla seconda affermazione la risposta è: “se c’è bisogno di una mano per i nostri amici ‘podisti special’, sono a disposizione e con me forse anche tanti altri”.
La Roma-Ostia è una bella gara. Ma può migliorare. Lunga vita!

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“Oggi corre da solo. Lo aspetto qui al traguardo”. Mi dice così Giusy con il suo sorriso sincero, mentre facciamo una foto alla partenza di una recente mezzamaratona siciliana. Giusy La Loggia conosce bene Vito Massimo Catania. Un’amicizia nata qualche anno fa e consolidatasi nel tempo. Lui, 39 anni, atleta molto conosciuto nell’isola, lei su una sedia mobile accompagnata dalla sua atassia.

Nel 2017 Vito Massimo decide di ‘prestare’ le sue gambe e i polmoni a Giusy e da allora la porta in giro nelle gare domenicali in tutta la Sicilia guadagnandosi stima e ammirazione di tutto il mondo del podismo siciliano. Quasi 600 km corsi insieme tra maratone e mezzemaratone, da quella prima 21km corsa a Capo d’Orlando (Messina). A dire il vero Vito Massimo questo affetto se lo è guadagnato sul campo già prima di conoscere e accompagnare Giusy con i tanti anni di gare, successi e correttezza. Ma ora l’ammirazione è diversa, più profonda. Nelle gare dove sono presenti al via Giusy e Vito Massimo si ha la sensazione di una profonda umanità e di una solidarietà che rende il mondo migliore.

Lo scorso dicembre la notizia (che abbiamo dato a suo tempo):

http://www.podisti.net/index.php/commenti/item/3112-un-podista-spingitore-siciliano-tra-i-cavalieri-al-merito-della-repubblica.html

Vito Massimo insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana perché la sua decisione “permette anche ai disabili di vivere l’esperienza della corsa. Contribuisce a sensibilizzare gli sportivi e il pubblico sulla vita dei disabili, vittime delle barriere architettoniche e sociali”, così recita l’attestato ufficiale. Sorpresa ed emozione, i servizi dei giornali locali,  le televisioni nazionali... Vito Massimo è alla ribalta per la nobiltà dei suoi sentimenti. Un uomo semplice che vive e Regalbuto in provincia di Enna e lavora come portinaio a Palermo, che ogni mattina (molto presto) fa i suoi chilometri di allenamento perché questo sogno continui.
Lo scorso 23 febbraio il comune di Regalbuto ha voluto conferire al suo concittadino l’attestato di Civica Benemerenza. Martedì 5 marzo Vito Massimo sarà a Roma, al Quirinale, per ricevere direttamente dal Capo dello Stato, siciliano come lui, l’attestato di Cavaliere della Repubblica. Il giorno successivo vivrà un altro momento carico di emozione e valore: l’incontro con papa Francesco. Gli amici di Athletica Vaticana hanno pensato ad un incontro con l’atleta siciliano che si terrà al Pontificio Consiglio della Cultura, in via della Conciliazione, per salutarlo, complimentarsi e conoscere la sua storia sportiva e umana. Onore al Cavaliere Vito Massimo Catania, testimone di Impegno civile, dedizione al bene comune e vita cristiana. Sul suo profilo FB ha postato una frase di Madre Teresa di Calcutta: “Un buon carattere rende una persona speciale, il carisma la rende solare. Ma è l’umiltà che la rende davvero unica”.

 

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Lunedì, 18 Febbraio 2019 23:10

Elsa Pasquali, da Lanzi a santa Giuseppina Bakhita

Deve essere stato molto sorpreso Mario Lanzi quando la “sua” Elsa gli annunciò il desiderio di consacrarsi al Signore e di prendere i voti. Pare abbia anche provato a distoglierla da quella decisione. Siamo nel 1966, Elsa ha 25 anni. Lanzi era arrivato a Schio dopo aver sposato una ragazza originaria del comune veneto. Alle Olimpiadi del 1936 a Berlino si era classificato secondo negli 800 mt piani, a pochi decimi da un atleta tedesco. Aveva corso in 1’53’’, ma il suo personal best lo ottenne su quella distanza nel luglio 1939 con 1’49’’ (stesso anno in cui con 46”7 ottenne anche il record europeo dei 400, a pari merito col leggendario tedesco Rudolf Harbig poi morto in guerra). La sua fama era stata a lungo legata a quella partecipazione olimpica del 1936 dove era riuscito quasi nell’impresa di soffiare una medaglia d’oro ai tedeschi. Rientrato a Schio aveva fatto presente ai responsabili del fascismo la possibilità che nascesse un centro per atletica. Il progetto fu approvato, il campo di atletica fu costruito dal Lanificio Rossi (il famoso Lanerossi) e fu inaugurato da Benito Mussolini nel 1938. Nel 1967 il Centro per l’atletica passò al CONI che ne affidò la direzione proprio a Mario Lanzi. La nascita di quella struttura spiega la tradizione di questa città che è sempre stata un ambiente vivace per l’atletica italiana. Lo stadio di atletica e le strade pianeggianti e collinari della zona furono il campo di allenamento di Elsa che correva quasi sempre dopo le ore di lavoro in fabbrica.

Elsa aveva ottenuto due record incredibili per l’epoca: l’ora di corsa (15,953 km) il 29 dicembre 1965, e i 30km corsi in 2.03’04’’ l’11 febbraio 1966, giorno anniversario della prima apparizione a Lourdes! Lanzi aveva visto le sue qualità e le aveva allenate alla perfezione rendendola veloce e resistente. Stiamo parlando di un’epoca nella quale alle donne non era permesso correre le lunghe distanze. Già questo dice il carattere e la determinazione di Elsa. Figurarsi se qualcuno poteva impedirle di seguire quella vocazione che, come scrive, aveva scoperto proprio sui campi di atletica.

Ed è così che a fine anni ’60 entra dalle suore di San Paolo di Chartres, congregazione missionaria di origine francese, molto diffusa in Asia. Elsa ebbe contatti anche con le suore Canossiane presenti a Schio dal 1864 e da sempre impegnate in ambito educativo con scuole per l’infanzia ed educandati. Da bambina ebbe modo di conoscere Giuseppina Bakhita, la futura santa di origine sudanese, la suora di “cioccolato” molto conosciuta a Schio dove visse 50 anni fino alla morte nel 1947. Nel corso della vita più volte ha fatto riferimenti alla santa africana.

La data ufficiale dell’ingresso nella congregazione religiosa di san Paolo di Chartres è il 10 ottobre 1970. Si trasferisce in Francia per il noviziato ed i primi anni di vita religiosa, fino al 1974. Elsa successivamente ha vissuto quasi sempre a Roma. Nel 1974 inizia gli studi di teologia all’Istituto Regina Mundi, dal 1979 è a Tor Pignattara dove insegna alla scuola materna, dando la sua collaborazione anche alla catechesi nella parrocchia S. Maria Mediatrice. In quel periodo torna la sua carica sportiva, perché, ci dicono, organizza partite di calcio per i ragazzi del quartiere. Nel 1986 la troviamo insegnante in un Liceo di Ferrara e, dopo una breve parentesi in Svizzera, nel 1992 nuovamente nella capitale dove insegna all’Istituto Maria Immacolata in via Tor dei Schiavi.  Per nove anni, dal 2000 al 2008, fu superiora della comunità delle Suore di Chartres a Tor Pignattara nonché direttrice di un Collegio universitario femminile. Tanti dei suoi giovani, della cui formazione si era occupata personalmente, erano presenti ai funerali svoltisi a Roma il 9 febbraio. E’ sepolta al Cimitero del Verano a Roma.

A Schio il ricordo di suor Elsa è stato fatto il 15 febbraio con una celebrazione all’Istituto salesiano, dove lo sport è stato sempre di casa. Tante le persone presenti, Elsa era molto conosciuta nella città veneta soprattutto per i suo passato da atleta. Dicono di lei che era una persona socievole che amava stare con tutti. L’hanno sempre caratterizzata un carattere vivace e un temperamento deciso. Anche davanti alle condizioni di salute precarie della mamma non aveva mai vacillato nella sua scelta di consacrazione.

La ricorda anche Orlando Pizzolato, che al Centro CONI di Schio ha mosso i primi passi nel 1972, allora quattordicenne. “Non l’ho conosciuta di persona”, scrive nel suo blog, ma aver letto di questa suora riaccende in Orlando i ricordi del passato: la pista di terra rossa, l’incontro con campioni come Antonio Ambu e Luigi Conti. Con un pensiero a suor Elsa, Pizzolato e quanti si allenano oggi a Schio avranno una compagnia in più, la protezione dall’alto di un’atleta davvero speciale.

 

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