Direttore: Fabio Marri

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Fabio Marri

Fabio Marri

Probabilmente uno dei podisti più anziani d'Italia, avendo partecipato alle prime corse su strada nel 1972 (a ventun anni). Dal 1990 ha scoperto le maratone, ultimandone circa 280; dal 1999 le ultramaratone e i trail; dal 2006 gli Ultratrail. Pur col massimo rispetto per (quasi) tutte le maratone e ultra del Bel Paese, e pur tenendo conto dell'inclinazione italica per New York (dove è stato cinque volte), continua a pensare che il meglio delle maratone al mondo stia tra Svizzera (Davos e Interlaken; Biel/Bienne quanto alle 100 km) e Germania (Berlino, Amburgo). Nella vita pubblica insegna italiano all'università, nella vita privata ha moglie, due figli e tre nipoti (cifra che potrebbe ancora crescere). Ha scritto una decina di libri (generalmente noiosi) e qualche centinaio di saggi scientifici; tesserato per l'Ordine giornalisti dal 1980. Nel 1999 fondò Podisti.net con due amici podisti (presto divenuti tre); dopo un decennio da 'migrante' è tornato a vedere come i suoi tre amici, rimasti imperterriti sulla tolda, hanno saputo ingrandire una creatura che è più loro, quanto a meriti, che sua. 

Sabato, 16 Novembre 2019 23:56

Modena, 1° Corripollicino

16 novembre – Col nome Pollicino a Modena sono state ribattezzate la struttura pediatrica del Policlinico e una Onlus che si occupa del “progresso della neonatologia”; per far conoscere l’una e l’altra, ed eventualmente per raccogliere un po’ di fondi, niente di meglio che organizzare una corsa podistica, sul tracciato più noto della città: con la partenza all’ex ippodromo (sciaguratamente rinominato Novi Sad), teatro di almeno una quindicina di gare all’anno, due giri della vecchia pista in modo da completare il percorso più corto di 2 km (ma parecchi ne hanno fatto uno solo), e poi uscita in stile Corrida verso la via Emilia centro, che si percorre tutta fino a largo Garibaldi, cioè fino a vialoni di circonvallazione, che si percorrono per l’intero semicerchio sud fino al palazzo dei musei: da qui, chi ne ha abbastanza di 5 km può dirigersi di nuovo all’ippodromo, e gli altri voltano a sinistra per il solito itinerario: via Emilia ovest fino all’ex autodromo (ora parco Ferrari), dove questa volta si entra anziché restarne fuori come in altre corse. Qui, in accordo con la fiaba di Pollicino dove il bimbo e i suoi fratelli si perdono nel bosco, le segnalazioni e gli addetti (già alquanto carenti o distratti, prima) spariscono del tutto, e ognuno si ritaglia l’itinerario che meglio crede. Poi si riesce sulla via Emilia ripercorrendola in senso inverso e arrivando infine al traguardo, allo stesso modo della Corrimutina non competitiva di due settimane fa.
A occhio e croce, i partenti all’ora giusta (le 15 e qualche minuto) saranno trecento, ma molti se ne sono già andati in perfetto stile modenese, come documentano le foto di Teida dove i primi partenti regolari appaiono forse dalla numero 54. Nemmeno stavolta posso accusare nessuno di non indossare il pettorale, perché questo aveva dimensioni da francobollo e per inquadrarlo ci vorrebbe almeno un teleobiettivo da 200 mm; ma sarei molto stupito se il solito personaggio delle foto 59/60, refrattario agli acquisti e alle partenze in orario, l’avesse perlomeno in tasca. Va detto che di fronte ai soliti 2 euro di iscrizione, il premio minimo era un barattolo di verdure sott’olio o una confezione di  'crescente' particolare. E davano persino una medaglia similoro, consuetudine che risale ai tempi delle gare di 40 anni fa ma ormai è soppressa in tutte le non competitive.
Chi ha fatto un’offerta più consistente si riconosceva comunque dalla maglietta bianca con scritta (ad esempio foto 301-303, e i bimbi delle 313-315, 382-85, che hanno portato entusiasmo e allegria ed erano tanto simpatici con le magliette che gli arrivavano ai piedi).
Per gli adulti, a parte quelli che vengono a correre solo per correre (come Gelo Giaroli e la Cecilia, foto 82, Cuoghi con la barba da patriarca della 199, Bedini della 222-223, Paolino Malavasi delle 218-220), è andata in scena la solita caccia alla bella figliola da ‘accompagnare’, volente o nolente, per tutti i 9 km: d’altra parte, come resistere alle rotondità delle foto 131 o 322, o al celeste sorriso della dark lady 330? C’è anzi da stupirsi che la notevole presenza della foto 283 sia stata lasciata in pace fino al traguardo.
Stante l’inesistenza di corse reggiane o bolognesi, si è notata la partecipazione di  alcuni colleghi delle province limitrofe. Viva chi ha il coraggio di riempire anche i sabati grigi di pieno autunno, dove non c’è neanche un prete per chiacchierar; ma viva soprattutto la neonatologia, e ancor di più la realizzazione di neonati, di cui la nostra morente Europa avrebbe tanto bisogno.

Venerdì, 01 Novembre 2019 22:50

Bomporto (MO), 44° Camminata del Lambrusco

1 novembre – Erede di una antica tradizione che un tempo si svolgeva per S. Martino, giorno in cui tradizionalmente “va l’aspro odor dei vini  - l’anime a rallegrar”, questa camminata, del lambrusco ormai porta solo il nome, non più la mostra dei vini (con caldarroste) che si teneva un tempo nel teatrino adiacente all’arrivo, né tantomeno la bottiglia di lambrusco data come premio di partecipazione. Oggi, i più hanno ricevuto la trentacinquesima bottiglietta di aceto della stagione; qualcuno ha avuto anche un paio di calze (io no), altri, invece dell’aceto, hanno avuto dei wafer. Comunque per due euro va sempre di lusso.
Gli organizzatori dichiarano 1534 pettorali venduti, di cui 182 alla prima società classificata, la solita Cittanova, e 171 alle scuole medie locali (dove fossero questi scolari, proprio non so, né appaiono nelle foto di Teida Seghedoni – vecchia prassi quella delle iscrizioni scolastiche gonfiate per ottenere premi a beneficio della scuola). Nelle foto invece appaiono i soliti partenti anticipati alla spicciolata, e la rarità di quelli che indossano il pettorale. Al punto che suggerirei al regnante governo, in caccia di tasse stravaganti da imporre e di manette da proclamare, di mettere in manette chi si spilla ancora il pettorale, come Massimo Bedini (foto ultima), colpevole di classismo, razzismo competitivo, esibizionismo reazionario e quant’altro volete.
Al di là di ciò, la corsa, assolutamente non competitiva, è consistita nella sua versione lunga (variamente dichiarata di 15, 16, 17 km) in un avant-indree sui due argini sterrati del Panaro, l’antico limes langobardicus ossia il confine tra “Lombardi” imperiali e “Romani” papisti: nell’andata avevamo a destra la “Romagna” e le ex paludi prosciugate dai Benedettini a beneficio dei villici “partecipanti”; al ritorno, dopo il ponte in ferro di Solara (residuato bellico rimesso in sesto: foto 153), la direzione sud ci mostrava a destra una serie di belle ville, dotate un tempo di porticciolo privato sul fiume, che era la via principale per raggiungere Ferrara e Venezia (e ci passava persino il Bucintoro degli Estensi: infatti la destinazione finale del Naviglio, che proprio a Bomporto si staccava dal Panaro nelle chiuse cosiddette leonardesche delle foto 43-50, era il palazzo ducale di Modena centro, antico porto-terminal delle merci). Alcune ville si vedono nelle foto 174 e segg., 191 e segg., 239-265. Abbondano anche gli edifici fatiscenti o terremotati (347, 382, 426…) o (dicono) a volte fatti passare per tali; ma c’è anche (preannunciato da una vistosa tettoia in eternit, foto 96-99) un pittoresco suinificio, che assicura la ricchezza e il prestigio delle nostre terre, almeno finché la cultura dell’ “accoglienza” non ci indurrà a sopprimere l’allevamento di questo animale “impuro” (l’unico, diceva Churchill, che ci guarda da pari a pari).
La distanza effettiva è risultata di 14,4 km; era a disposizione anche un percorso da 8 km, in direzione opposta. Partenza e arrivo non più in centro paese, dove probabilmente imperano le bancarelle, ma in un’area di laghetti, dove galleggiano animali di vario genere (foto 14-17) e altri di più ardua identificazione (18). I parcheggi ogni anno si riducono perché avanzano le costruzioni, di quelle villette che Celati chiamava “geometrili”, tutte uguali secondo le mutevoli mode.
Che volere di più? Nella prima giornata con temperatura autunnale, ci siamo rilassati con poca spesa; le competizioni pancia a terra possono aspettare.

27 ottobre – Il primo a parlarmi bene di questa gara era stato il povero William Govi, che la corse nel suo anno di lancio, 2007. Poi sono venuti i referendum tedeschi della rivista “Marathon4You”, che hanno issato Lucerna al settimo posto assoluto del Centro Europa. In mezzo, ci ho messo una consuetudine più che ventennale con le maratone svizzere, sempre ben organizzate… ecco perché in questa domenica così ricca di maratone europee tra le più famose ho scelto di ripassare il tunnel del S. Gottardo e colmare una lacuna personale. Non me ne sono pentito per niente.
Accanto alla maratona, che ha totalizzato 1064 arrivati (232 donne), più una cinquantina di non competitivi, con una leggera crescita sul 2018, si sono svolte una maratona a staffetta di due, una maratonina (che ha raccolto il numero più alto di partecipanti, quasi 6000 con 1939 donne) , una 10 km agonistica con 2320 classificati (997 donne), più altre gare su distanze minori, compreso il “miglio per l’Unicef” cui eravamo invitati pure noi maratoneti dopo il nostro arrivo (eh no, grazie tante ma scusate...).
A prima vista, il costo dei pettorali può sembrare alto (dai 40-50 franchi per la gara più breve ai 120-140  degli ultimi mesi per la maratona), ma non è colpa degli svizzeri se l’euro - che le veline di questi giorni dichiarano “salvato” da quel certo direttore italico – in pochi anni ha perso il 30% rispetto al franco, e insomma quando cominciai a venire da queste parti, con due euro mi davano 3 franchi, mentre adesso il cambio sta a 1,045. Insomma, è come se, ogni tre euro, uno fosse andato nella cartastraccia. E lo chiamano salvataggio.
Il pacco gara non  è ricchissimo, ma solo in Italia si corre per avere una sporta della spesa (vi ricordate il successo del Custoza? ci veniva gente che non corre mai ma che ci teneva alle 6 bottiglie di vino e al pranzo finale omaggio!); va tuttavia aggiunto che, secondo una consuetudine delle migliori gare svizzere (le immancabili Davos e Interlaken, la grandiosa 100 km di Biel, la Stralugano ecc.), il pettorale dà diritto al trasporto gratuito sui treni, bus, tram ecc., all’interno di tutta la Svizzera (cioè dal confine in poi, da e per il luogo di svolgimento della gara). Provate a immaginare quanto mi sarebbero costati 300+300 km di eurocity svizzero (il Milano-Zurigo, con cambio a Arth-Goldau), e adesso capirete perché il sullodato Govi per risparmiare i pernottamenti in hotel preferisse farsi scarrozzare, nella notte precedente la gara, dalle ferrovie elvetiche…
Non me la sono sentita di fare altrettanto, e anche per il soggiorno ho approfittato di un pacchetto offerto dall’organizzazione: albergo di fianco alla stazione e all’imbarco dei traghetti, colazione la domenica mattina dalle 5.30, sacco viveri per il pranzo della domenica (foto 36; in alternativa, pranzo a prezzo convenzionato), rilascio della camera alle 17. E la donna delle pulizie ha lasciato scritti in camera i propri auguri sulla porta della doccia (vedere l’ultima foto del servizio)!
Rapida la consegna dei pettorali, in un prestigioso albergo del centro, sul lungolago, grosso modo al km 2 del tracciato (foto 1-2), contrassegnato da cartelli “la corsa rende felice / sexy / porta divertimento” ecc.; la città si prepara alla corsa e ha tappezzato le strade di passaggio di grossi cartelli di incitamento in tutte le lingue (3-4). Il sabato è dedicato alla visita della bellissima Lucerna, sita in posizione invidiabile al fondo del lago dei Quattro Cantoni (attraversato al suo termine da due meravigliosi ponti coperti, foto 12 e 25), cinta in alto da mura e torri con un camminamento che va fatto per forza (alla fine il gps dirà che ho camminato una dozzina di km: non sarà la preparazione ideale per la maratona, ma arricchisce lo spirito); dotata di alcune notevoli chiese cinque-seicentesche, e soprattutto di un museo (la Collezione Rosengart) ricco del meglio dell’arte otto-novecentesca: da Cézanne a Modigliani, da Matisse a Mirò, da Braque a Kandinskij, da Klee a Chagall, e soprattutto con una sfilza incredibile di Picasso (saranno cento?), che ti danno i brividi. O voi che esaltate il MoMa (pieno di bella roba ma anche di molto kitsch), date un’occhiata alle foto 26-30, e soprattutto venite al Rosengart, la cui cofondatrice Angela, classe 1932 e più volte ritratta da Picasso, è tuttora attivissima in sede.
Per finire la vigilia, verso sera nel duomo (Hofkirche, di fianco alla consegna pettorali: foto 35) c’è una messa cantata in latino e officiata in italiano da un vescovo missionario in Iraq, che ci racconta le sofferenze della popolazione, specie cristiana, erede di una Chiesa fondata addirittura dall’apostolo Tommaso. Dura un’ora e mezzo ma non ci si annoia proprio. I bambini possono lasciare in fondo alla chiesa le loro biciclettine, monopattini, caschi ecc. (foto 34) Chiamasi civiltà, chiamasi Svizzera.
E adesso, siamo pronti per il ‘lavoro’ per cui abbiamo pagato (anche qui, un cartello lungo la strada dice “non lamentarti, hai pagato per questo”). Il giornalino di gara è ricco di notizie e chiacchiere ma non altrettanto di informazioni pratiche, che invece sono magnificamente spiegate sul sito: il mezzo migliore per raggiungere la zona della partenza (nel parco lungolago attorno al grande Museo dei mezzi di trasporto, altra eccellenza da visitare), stante la chiusura delle strade e il dirottamento dei bus, sono i battelli, gratuiti, che partono a getto continuo dalla stazione treni e terminal bus, anche qui contrassegnati dalle solite sagome di podisti con scritte gioiose: dieci minuti di traversata, con possibilità di ammirare i due lati di Lucerna, altri dieci minuti a piedi per gli spogliatoi e depositi bagagli (in due sedi diverse per uomini e donne) e degli oggetti di valore (custoditi a parte in buste sigillate). Ampia disponibilità di toilette, non solo le Toi-Toi chiuse, un po’ macchinose e puzzolenti, ma anche comodissimi urinators aperti eppure con pieno rispetto della privacy (cioè ognuno fa la pipì da solo e non in un tubo di scolo dove la fanno altri cento): per farsi un’idea, foto 42-64.
Siamo pronti per la partenza, che viene scaglionata tra le 9 e le 9.30 a seconda del tempo atteso da ciascuno, che però è lasciato completamente libero di scegliersi la sua ‘ondata’ (indicativamente, ci sono i pacemakers coi rispettivi tempi, scaglionati lungo circa 200 metri). In effetti, è un po’ crudele che uno che la fa in 5 ore o più sia fatto partire alle 9,30, quando la chiusura del tutto avverrà alle 15 cioè dopo 6 ore dal primo sparo.
Ovviamente il cronometraggio avviene mediante chip (Datasport allegato al pettorale) e col solo tempo netto, come per le gare di massa accade in quasi tutto il mondo tranne che in Italia. I tappeti rilevatori sono sistemati alla partenza, dopo 108 metri e ancora dopo 1586 metri (precisione tipicamente svizzera, che confessa - senza nascondersi nello stile italiano - come la lunghezza complessiva della gara sia di 42,373, ma colloca un tappetino chip anche al 42,233 in modo da soddisfarci pure col tempo ‘teorico’ al passaggio).
In totale, sui due giri della maratona, avremo 14 rilevamenti, ognuno misurato al metro, e dichiarato anche nella sua altimetria (si parte e arriva ai 437 metri slm, ma si sale in tre ascese, tra i km 5/26 e 15/36, fino a 470; il dislivello che dà il mio Gps sarebbe 355 metri).
Chiusura totale al traffico, anche nella zona della stazione dove nei giorni normali si concentrano tutte le vie principali di transito; passaggio spettacolare nello stadio di Horw (km 14/35) dove un maxischermo proietta il tuo incedere per una cinquantina di metri, e altro passaggio all’interno del Museo d’Arte (km 18/39, foto 41) con luci psichedeliche. Segue l’attraversamento delle strade più caratteristiche del centro, oggi rigorosamente recintate (i turisti della domenica possono aspettare: fate il confronto con le maratone nelle città d’arte italiane, dove c’è sempre qualche comitiva di pensionati da scansare), e poi sul lungolago verso il traguardo, dove al primo giro avviene la “Wende” ovvero il “Wechsel” tra staffettisti, al secondo si va invece a sinistra per l’arrivo nel museo dei trasporti.
Percorso quasi sempre panoramico, in parte  lungo il lago, in parte sulle colline dove pascolano greggi e mandrie; nei tratti urbani due muraglie di pubblico incitano, diciamo così, all’americana; ma nell’area di campagna sono gli addetti, numerosissimi, che ci applaudono e incoraggiano. Noto che il tifo è selettivo, informato: nel secondo giro, quando noi maratoneti ormai stanchi siamo affiancati dai velocissimi plotoni di coloro che corrono i 10 km (in discesa da Horw al lago), gli incitamenti sono però riservati a noi soli: il nostro nome, stampato in grossi caratteri sul pettorale (foto 7), è ripetuto dal pubblico, con applausi, offerte di “cinque”, complimenti vari: e se rispondi per ringraziare, o alzi un braccio in segno di saluto, subito il nome rimbalza agli spettatori del tratto successivo. Ad un passaggio per il centro, dove le nostre transenne sono rivestite di plastica o qualcosa del genere, il pubblico fa un rumore dell’ostrega picchiando le mani sul rivestimento. Viene un groppo alla gola: questa gente è qui da 4 ore o più, i primi sono arrivati e già docciati, non sei loro parente, e ancora ti fa il tifo!
Ad accrescere la carica contribuiscono la ventina di gruppi musicali sparsi per il giro (dunque, quasi uno a km): si va dalle percussioni agli xilofoni, dai lugubri corni della Jungfrau al coro vocale, dai pochi complessi rock alle tante bande impegnate sul repertorio più vario: verso Horw, mi sento costretto a mettere le parole alla musica di “…uno a te, uno a me, tanto facile è sognar… ti voglio bene, ma bene tanto tanto…” .
E se ti viene la gola secca, ecco un ristoro circa ogni due km: bevande sempre in bicchieri di carta (l’idrosalino ti lascia un simpatico retrogusto di… sardine in scatola), acqua freschissima, banane, barrette energetiche. La salita più dura del km 8/29 trova al culmine un ristoro ufficiale, ma un mezzo km prima un abbeveraggio ‘privato’, gestito da bambine biondissime di 6-7 anni al massimo: anche questa è civiltà,  impossibile non fermarsi!
Se proprio devo muovere un appunto, è per la mancanza di spugnaggi, di cui non avevo letto niente: peraltro, come da abitudine parto con la spugna personale, che intingo o nei bicchieri d’acqua o nelle tante fontane pubbliche. In ogni caso, la temperatura non supera mai i 20 gradi, alle mie andature non si suda granché.
Dal km 41 al traguardo non si arriva mai… per forza, sono quasi 1400 metri misurati. Medaglia dal disegno originale (una nave, il profilo della città, le onde e i podisti), birra, mela, borraccia (vuota, sta scritto sull’involucro, casomai che qualche americano la credesse piena). Un po’ caotico il piazzale del ritrovo, per fortuna i box delle informazioni ti indirizzano prima agli spogliatoi e poi alle navi del ritorno (attraversando il museo e sovrappassando con un ponte il viale d’arrivo: 65-66). Di nuovo l’imbarco e il panorama dal lago, col rimpianto che sia finita.
Ha vinto il tedesco Kay-Uwe Müller in 2.27, con sei minuti sullo zurighese  Philipp Arnold; tra le donne, la svizzera Franziska Inauen in 2.55, un minuto e mezzo davanti alla connazionale Miriam Niederberger. Nella mezza, Niel Burton da Basilea in 1.06:38, tre minuti davanti al connazionale Elias Gemperli; svizzere anche le prime due le donne,  Melina Frei 1.17:52 su Flavia Stutz 1.20:36. Gli italiani censiti sono 28 in tutto (8 maratoneti); all’expo, le uniche due pubblicità italiane sono la maratona di Padova (in inglese) e la mezza di Verona (solo figure).
Con tutto comodo, si prendono i treni (gratuiti) del ritorno: la stazione brulica di podisti. Il mio eurocity per Milano viaggia con puntualità svizzera fino a Chiasso; da lì in 60 km (gestione FS, a pagamento) fa 28 minuti di ritardo, senza che l’altoparlante dica beo, e ovviamente si guardi bene dall’annunciare che hai perso la coincidenza. Bentornati in Italia.

Più di quindicimila appassionati, di 19 nazioni, hanno partecipato al referendum indetto per la 14^ volta dall’egregio magazine tedesco Marathon4you.de per scegliere le migliori maratone dell’anno 2018 nell’area germanofona.

https://www.marathon4you.de/voting/

Ha rivinto, per la quinta volta consecutiva, il Rennsteiglauf, molto più di una maratona annoverando distanze varie, dai 75 e 42 km delle due gare principali (che partono rispettivamente da Eisenach, la città natale di Bach, e da Neuhaus, nel Land di Sassonia) fino a gare più brevi, per concludersi nella pittoresca conca collinare di Schmiedefeld, dopo percorsi quasi totalmente boschivi.

Al secondo posto si è piazzata la maratona di Francoforte, certamente la più continua nei favori dei praticanti, dato che dall’inizio del concorso è scesa dal podio delle prime tre soltanto una volta. Terza per il 2018 è risultata la maratona della Jungfrau, con partenza dalla svizzera Interlaken e arrivo a quota 2100, in un scenario che non ha uguali, e che si sposa ad una organizzazione semplicemente perfetta.

Da notare che il vertice della graduatoria mette insieme una maratona extraurbana-collinare, una totalmente cittadina e una di alta montagna, senza distinzioni ‘puristiche’.
Quarta assoluta è la maratona di Colonia, relativamente poco conosciuta dagli italiani (e invece meriterebbe, se non altro per la bellezza della città); quinta la maratona di Berlino, quella che ogni anno stabilisce nuovi record. Sesta è Hannover; settima è un’altra svizzera, la relativamente giovane Lucerna. Mentre per incontrare la prima austriaca bisogna scendere al decimo posto, dove troviamo non Vienna (scesa al 30° posto assoluto) ma la maratona del Danubio di Linz, seguita da Salisburgo e dalla “Maratona delle tre nazioni” (Dreiländer), che in Austria ha il traguardo (Bregenz), ma in Germania la partenza (nella stupenda lacustre Lindau) e un passaggio in Svizzera. La quale Svizzera colloca al terzo posto nazionale la maratona di Zermatt, che si arrampica fino ai piedi del Cervino (in sostanza, a immagine e somiglianza di Interlaken-Jungfrau).

Le classifiche “di specialità” regalano qualche soddisfazione all’Italia tra le maratone di montagna: dopo l’inarrivabile Jungfrau, e la Allgäu (ultramaratona della Baviera), si piazza terza la maratona di Bressanone (17^ nella classifica generale), davanti a due svizzere, Zermatt e la decaduta Davos; al sesto posto abbiamo poi la maratona dello Stelvio, e al nono quella del Rosengarten di Sciliar.

Il Rennsteiglauf, come detto, è anche la prima tra le maratone extraurbane-collinari, seguita dalla piccola ma bellissima gara di Monschau (che chi scrive si è permesso di raccomandare due mesi fa) e dalla renana Bottwartal; quarta assoluta è la già citata Tre Nazioni, che precede la Oberelbe, suggestiva maratona in linea lungo il corso del fiume Elba, con arrivo a Dresda (la quale Dresda annovera anche, al 24° posto generale, la sua maratona urbana).

Una classifica da tener presente, per chi volesse programmare una gara un po’ fuori dagli “influencer” soliti.

 

Devo emendarmi: raccontando della mezza maratona di Correggio, nelle ultime righe, con l’intenzione di fare un complimento agli organizzatori e giudici, avevo scritto

Da notare (come mi risulta confrontando  i tempi ufficiali con quello visto sul display all’arrivo e quello del mio cronometro) che la classifica è data secondo real-time e non col gun-time. Più che giusto.

http://podisti.net/index.php/cronache/item/5037-correggio-re-36-camminata-di-san-luca.html

Volevo dire: “benvenuti in Europa”. E invece dalla Toscana mi arriva (colla soliha sihumera he honosciamo diggià da un rescente hapo deggoverno che aggoverno sciè appena hornaho mappoi sé ddefilaho), la reprimenda:

E bravo il prof. Marri!!! Viva il "real time", alla faccia di tutti i regolamenti! Deve studiare Professore. Soprattutto il regolamento delle corse su strada.

I giudici-cronometristi di Correggio (cioè la Uisp di Reggio) mi hanno precisato “Alla gara di Correggio non c'era il real time. Certo che come Uisp rispettiamo le norme sul cronometraggio”. Dunque non mi resta che ammettere l’errore: il tempo delle classifiche è quello “sporco”, lasciamo pure che all’antiregolamentare tempo netto si adeguino horsette da ddù soldi come le maratone di New York, Berlino, Chicago, Interlaken, Nashville eccetera straeccetera (e pure Egna e Carpi, ai tempi della Buonanima): nemmeno loro hanno ‘studiato’ il glorioso regolamento italico, che vergogna. Dobbiamo invece essere orgogliosi della nostra italianità, o come dice Vasco Rossi: “siamo solo noi”.

Ma come mai uno solitamente così pignolo e cavilloso come iMMarri l’ha sbagliaho? L’aveva scritto: confrontando  i tempi ufficiali con quello visto sul display all’arrivo e quello del mio cronometro. E – aggiungo -  coi fotofinish di Morselli, forse non omologati dall’Uisp né dall’orologio del campanile di Giotto, eppure visibili online:

1 - la classifica ufficiale mi dà con lo stesso tempo di un altro atleta, eppure le foto del mio stanco arrivo mi documentano in perfetta solitudine. Perché il nostro tempo coincide?

2- la stessa classifica ufficiale mi accredita di 2.10:49  quando la foto scattata appena dopo il traguardo mostra il tabellone che segna 2.11:14. Guarda caso, 2.10:49 è lo stesso tempo registrato dal mio cronometro, fatto scattare al passaggio sotto l’arco di partenza e non al momento dello sparo.

D’accordo, mi sono basato su una singola rondine che – purtroppo – non ha fatto primavera. Peccato. Ritiro i complimenti, e soprattutto, con amarezza, il “benvenuti in Europa”.

Domenica, 13 Ottobre 2019 19:27

Correggio (RE) - 36^ Camminata di San Luca

SERVIZIO FOTOGRAFICO - 13 ottobre – Proverbio emiliano: Per San Locca – chi an’ha semnée se splocca , “per San Luca (ufficialmente il 18 ottobre), chi non ha seminato si strappa i peli”; cioè chi non è previdente, peggio per lui. Bisogna dire che a Correggio stanno seminando bene da parecchio, ed ogni anno in questa occasione – come misura dell’affollamento - si fa sempre più fatica a parcheggiare nei pressi dello stadio.

Che a sua volta è divenuto il centro forse più nevralgico di tutto il podismo reggiano (come dichiaro da vent’anni, il più avanzato della regione): basti pensare che questa gara era la quarta delle cinque tappe competitive del “Circuito correggese”, cui si aggiungono le tantissime non competitive della stagione estiva nel territorio comunale (Prato, Fazzano, Lemizzone, San Martino e chi più ne ha più ne metta, aggiungendo poi anche le campestri).

Nell’ultima curva prima del traguardo,  ho salutato il grande Franco Pederzoli, classe 1945, che pur essendo di San Martino in Rio (cioè a 4 km) è tuttavia l’anima della Podistica Correggese, ed oltre a spendersi per la società ha anche un curriculum di podista niente male, inclusi vari Passatori.

E nella busta contenente il pettorale erano inclusi i volantini di due altre gare previste a Correggio (questa volta in centro) nello stesso pomeriggio del 26 ottobre: la 5^ Camminata in rosa alle 15,30, e i Diecimila alle 17. (Non sto a chiedermi come gestiranno le due diverse onde di podisti: ce la faranno certamente).

Oggi intanto, la maratonina competitiva ha classificato ben 412 partecipanti (72 donne), grosso modo il doppio di quelli che solitamente si vedono in gare del genere: merito, certamente, dell’inclusione nel circuito Corriemilia (oltre che nel campionato provinciale reggiano), e del convergere qui di ben tre coordinamenti, Reggio Modena e Bassa padana (tra Mirandola e Mantova). Altri tempi, quelli in cui oggi si correva la maratona di Carpi e gli agonisti dovevano fare la propria scelta: adesso invece i vari Mastrolia, Paolino & Maurito Malavasi, Werter & Silvia Torricelli, Allesimo e Du Bien Sen non avevano alternative.


Poi c’era l’orda dei non competitivi da 2 euro, persone rispettabili quasi tutte, salvo quelle che già mezz’ora (o un’ora?) prima dell’orario stabilito erano per strada e in qualche caso si stavano dirigendo verso il traguardo (o meglio, verso il ristoro finale), non sempre inalberando il pettorale (foto di Morselli dalla 23 in avanti). Il fenomeno dilaga, ma si potrebbe tentare di limitarlo se gli sbandieratori non fermassero il traffico di chi sta legittimamente andando in auto al ritrovo per lasciar passare, più o meno sulle strisce, questi abusivi, del tutto privi di copertura assicurativa in caso d’incidente.

Il percorso è quello ormai collaudato nelle ultime edizioni (dopo l’abbandono definitivo di quello che si svolgeva a nordest del centro, in direzione di Carpi), che ricalca soprattutto la seconda tappa delle “Tre sere”, allungandola verso Prato e Lemizzone: alquanto monotono nella prima metà, dove consiste prevalentemente in una ciclabile a fianco dello stradone per Reggio; più vario, con tratti campestri, nella seconda, che si chiude con l’attraversamento di due parchi correggesi e il rientro in zona stadio, con i percorsi (competitivo e non comp) separati non solo negli ultimi venti metri come spesso succede ma  a oltre mezzo km dall’arrivo.

Traffico pressoché assente, eccellente controllo agli incroci (noi ‘regolari’ ne avevamo diritto, mica i partenti all’alba), quattro ristori in corsa e uno extralusso al traguardo, comprensivo di mortadella affettata e in cubetti. Pacco gara con bottiglia di moscato o rosé per tutti, e per i competitivi anche pasta all’uovo, mezzo kg di mortadella al pistacchio e mezzo kg di parmigiano, ovviamente a km (quasi)zero.

La gara agonistica è stata dominata, in campo maschile, dal 26enne Riccardo Vanetti (che nel nome sociale ricorda il grande Vito Melito scomparso pochi mesi fa), con un vantaggio di 3 minuti e mezzo (praticamente un km) sul secondo, Lorenzo Gardini più anziano di lui per due soli anni (viva i giovani che garantiscono il futuro del nostro movimento!); i primi due veterani, intendo over-40, sono i due correggesi Davide Salsi ed Emilio Mori (sesto e settimo, dietro il coéquipier Federico Davoli che però ha ‘solo’ 33 primavere).

Più scontata e ‘veterana’ la classifica femminile: quando mancano Morlini e Alfieri, il successo va o alla quarantenne Laura Ricci (che oggi ha corso coi colori nativi della Pod. Formiginese), o alla quarantacinquenne Daniela Ferraboschi, distanziate di mezzo minuto e che hanno fatto il vuoto dietro sé (la terza è a 6 minuti). Nessuna under 35 tra le prime 10, di cui qui vedete le classifiche.

Da notare (come mi risulta confrontando  i tempi ufficiali con quelli visti sul display all’arrivo e quello del mio cronometro) che la classifica è data secondo real-time e non col gun-time. Più che giusto.

 

Ordine d'arrivo Maschile

1 262 1:13:50 VANETTI Riccardo FI ASD ATLETICA MELITO BOLOGNA M AM 1993

2 138 1:17:24 GARDINI Lorenzo UI ATLETICA VIADANA M AM 1991

3 373 1:18:02 VILLA Lorenzo UI ATLETICA MDS PANARIAGROUP ASD M AM 1980

4 16 1:18:27 DAVOLI Federico UI PODISTICA CORREGGIO A.S.D. M AM 1986

5 302 1:18:51 MANTOVANI Michele UI ASD FARO FORMIGNANA M AM 1983

6 35 1:19:34 SALSI Davide UI PODISTICA CORREGGIO A.S.D. M BM 1979

7 28 1:19:37 MORI Emilio UI PODISTICA CORREGGIO A.S.D. M BM 1979

8 275 1:20:04 COSTI Claudio UI GRUPPO PODISTICO LA GUGLIA SASSUOLO SSDM BM 1975

9 258 1:20:11 TOSTI Fernando FI ATLETICA 85 FAENZA M BM 1977

10 66 1:20:11 BERTOLINI Davide INDIVIDUALE M AM 1994

 

Ordine d'arrivo Femminile

1 287 1:25:21 RICCI Laura UI PODISTICA FORMIGINESE ASD F BF 1979

2 319 1:25:55 FERRABOSCHI Daniela UI ATLETICA MDS PANARIAGROUP ASD F BF

1974

3 260 1:31:17 TURRINI Eleonorachiara UI ASD SAMPOLESE BASKET & VOLLEY F AF 1984

4 392 1:31:58 RICCHI Lucia UI 60 ALLORA F AF 1982

5 293 1:33:13 AGNOLETTO Elenia UI ASD FARO FORMIGNANA F BF 1979

6 251 1:35:01 TEACA Galina FI ATL. VIADANA F BF 1979

7 265 1:35:52 VENTURELLI Francesca UI PODISTICA FORMIGINESE ASD F BF 1979

8 290 1:36:10 TORRICELLI Silvia FI CIRC.RICREATIVO CITTANOVA F AF 1983

9 212 1:36:22 PICCINNI Gloria UI ASD SAMPOLESE BASKET & VOLLEY F AF 1983

10 364 1:36:29 BALBONI Anna FI S.G.LA PATRIA 1879 CARPI F BF 1974

6 ottobre – Sul tracciato, sostanzialmente lungomare, che tra due settimane vedrà lo svolgimento della maratona pescarese, ma ovviamente con percorso ridotto, circa 220 dipendenti universitari (di cui ben 78 donne), da una ventina di atenei, hanno disputato la loro competizione annuale, che ogni anno è assegnata ad  una università diversa (nel 2018 fu Pavia; nel 2020 pare sarà Milano, che col suo storico presidente Manfredi Tretola diede impulso a questi campionati, un tempo abbinati alla Stramilano).

Lotta abbastanza serrata per il successo assoluto nella gara maschile, sugli 8,5 km (con una sessantina di metri di dislivello per il passaggio attraverso due ponti sul fiume Pescara): ha prevalso un ‘naturalizzato’,  Eric Edoardo Sanchez Chavez, in rappresentanza dell’Università della Calabria, in 28:57, 10 secondi meglio di Berardo  Nicese (Firenze), che a sua volta ha preceduto di 7” Domenico Perilli di Pisa. A meno di un minuto dal vincitore assoluto è giunto il 4°, primo degli M 40, Francesco Gioviale di Salerno. Un nome illustre quello del vincitore tra gli M 50, Giovanni Guareschi, ovviamente di Parma (31:07).

Parmense è la vincitrice assoluta tra le donne, sui 5 km: Roberta Maestri, 21:32, con oltre un minuto di vantaggio sulla seconda, Veronica Lunerti da Camerino, e due minuti sulla terza, Loredana Rollandi della Statale di Milano. Anche in campo femminile, la quarta assoluta, Silvia Borselli (Firenze) è la prima F 40, immediatamente seguita tra il 5° e l’8° posto nella graduatoria generale dalle vincitrici delle altre categorie: Simona Grimaldi (Catania, F 45), Irene Marzoli (Camerino, F 50), Annamaria Nistri (Firenze, F 55), Cecilia Scoccia (Ancona, SF).

Onore anche ai più anziani: Lina Guglilmello (Milano), unica F 75, ma che ha lasciato dodici podiste dietro sé; Sandro Balelli (Camerino) e Arnaldo Becherucci (Genova), i due M 75, anche in questo caso tutt’altro che ultimi.

La classifica per società (che sommava i punti di partecipazione a quelli dei migliori piazzamenti) è stata vinta nettamente dall’università della Calabria, giunta a Pescara in forze (ben 48 partecipanti), davanti a Firenze (che però schierava solo 19 atleti) e ai padroni di casa di Chieti-Pescara (25 atleti).

La classifica “di merito” (alias “premio qualità”), che suddivideva il punteggio generale per il numero effettivo di podisti,  è stata infatti vinta da Firenze, davanti a Camerino (15 classificati) e alla Calabria. Notevole il quarto posto ‘compensato’ di Parma, giunta a Pescara con soli 10 rappresentanti, ma evidentemente di valore, e di Padova, sesta con 9 atleti soltanto.

Tracciato quasi tutto su strada (chiusa al traffico, con notevole spiegamento di vigili), tranne qualche centinaio di metri su pista ciclabile, in particolare nel modernissimo Ponte del Mare alto 50 metri, e tra i più lunghi d’Europa nella sua categoria. Freccine direzionali non sempre evidenti, specie alla divisione dei percorsi tra uomini e donne, e negli ultimi 2 km dopo il Ponte del Mare, per cui ai corridori è stata praticamente lasciata la scelta fra strada, ciclabile e marciapiedi pedonali. Ottime le strutture di partenza-arrivo, squisitamente completate da torte casalinghe; e pronta l’esposizione delle classifiche by Sdam  (coi chip a ‘disco volante’); non avrebbe guastato un tappetino di controllo al giro di boa maschile, dopo circa 4 km.

Dopo qualche aggiustamento, specie nelle classifiche di categoria, le premiazioni si sono svolte regolarmente, al centro-gara in un albergo a cento metri dal traguardo, poco più di un’ora dopo l’arrivo dell’ultimo. Festa completata dal pranzo sociale nello stesso albergo, durato meno del previsto e che ha consentito a chi lo volesse, prima della partenza degli affollati e ritardanti treni per il nord, una visita alla Pescara storica, soprattutto alla casa natale di D’Annunzio aperta straordinariamente anche la domenica pomeriggio.

Venerdì, 04 Ottobre 2019 22:14

Bologna: un San Petronio “Strafico”

4 ottobre – Nella ricorrenza del patrono di Bologna, San Petronio, si è svolta la seconda edizione della StraFICO, la corsa enogastronomica non competitiva per tutti all'interno della cittadella dell’alimentazione contadina  sorta a nord di Bologna. I dati ufficiali Uisp parlano di 1000  partecipanti, non solo bolognesi (rimasti orfani al penultimo momento della gara ufficiale del Cordinamento, ‘intelligentemente’ programmata a un km da FICO), ma da tutta Italia, anche stranieri come tedeschi e americani.

È stata una corsa o camminata di 5 km, ognuno dei quali marcato da una ‘tappa’ o ristoro di specialità tipiche (polenta, piadina, purè, squaquerone… e vini o bevande analcoliche sempre diverse), con l’ accompagnamento di Radio Bruno e dello speaker Leonello Viale che domenica scorsa era a Ferrara e oggi ha annunciato le prossime maratone, non solo di Bologna (sempre sponsorizzata da FICO) ma addirittura di Carpi. E se su Bologna qualche dubbio l’abbiamo, su Carpi poi…

Il tracciato era in sostanza il perimetro interno del parco, tra i vigneti, le piante rare e gli animali (particolarmente apprezzati dai bambini, attratti soprattutto dai somarelli e dai maialoni di varie razze e dimensioni enormi, alla faccia di chi non li vuole gustare perché il Libro lo vieta), con uno zigzag un po’ più lungo nello spazio del festival “Lanterne”, ovvero estremo-orientale tra Budda e pagode (e ai margini i dinosauri, la cui pertinenza resta dubbia, e certamente non si mangiano).

Qualche piccolo disguido di segnalazione, negli attraversamenti all’interno dell’area coperta quando si presentavano i bivii per il primo o il secondo giro, non ha fatto comunque perdere nessuno, perché come diceva Dalla, a Bologna non si perde neanche un bambino.

Quote di iscrizione non particolarmente popolari (10 euro per gli adulti, 8 per i bambini, gratis per gli under 5 e… i cani), ma compensate da vari benefit, come l’accesso gratuito alle giostre e il parcheggio gratuito, e naturalmente dai ristori gastronomici, inclusa la mela che i due piccoli della foto stanno assaporando con gusto dopo la fine della prova.

Mentre a pochi chilometri andava in scena l’ennesima calata di braghe della fu-civiltà cattolica, sotto forma dell’invito vescovile a confezionare tortellini senza carne di maiale (e perché non anche vino senza alcol?) per ‘accogliere’ chi, a casa sua, non esita a trattare in ben diverso modo gli ‘infedeli’, e a casa nostra non ha paura, poniamo, a castigare come sa lui la figlia che rifiuta il matrimonio combinato col settantenne, qui si è conservato l’orgoglio di proclamare al mondo la propria unicità, culturale, sportiva, gastronomica. Non esente da dubbi (perché solo i talebani di ogni confessione non hanno dubbi), come aveva già capito Guccini: “Lo sprechi il tuo odor di benessere  - però con lo strano binomio - dei morti per sogni davanti al tuo Santo Petronio - E i tuoi bolognesi, se esistono - ci sono od ormai si son persi - confusi e legati a migliaia di mondi diversi”; però bolognese: “bolognese invece”, si diceva una volta; quando il romanesco Trilussa inscenò un maiale filosofo a predire al somaro “via, nun fa’ lo scemo - ché forse un giorno ce ritroveremo - in quarche mortadella de Bologna”.

Fin che dura, come si dice in gergo, è “tutto molto fico”.

Martedì, 01 Ottobre 2019 00:19

La maratona di Bologna ricomincia da 1

Perfino il “Corriere della sera” di Bologna, ieri 29 settembre, ha dedicato una pagina intera (o perlomeno, un titolo a tutte colonne) all’evento, sia pure mettendolo insieme alla fantasiosa idea delle Olimpiadi 2032 che puzza alquanto di propaganda elettorale (le olimpiadi in una città che sta radendo a zero la pista d’atletica dello stadio? Ai membri del CIO faranno vedere il campo Baumann?).
In ogni caso, ecco il comunicato di Bologna Sport Marathon ASD emesso il 28 settembre:

Il prossimo anno è in arrivo una grossa novità nel calendario dei grandi eventi sportivi nazionali.

Finalmente anche la città di Bologna avrà la Maratona.

La FIDAL ha ufficializzato che Domenica 1 marzo 2020 si svolgerà la prima edizione della “Bologna Marathon”, progetto sul quale già da mesi l’assessorato allo Sport del Comune di Bologna assieme al team organizzativo della “Bologna Sport Marathon ASD” stanno lavorando.

Tante novità verranno proposte per questo evento, che si candida già come riferimento per il mondo podistico italiano e non solo.

Sarà un percorso cittadino, con partenza ed arrivo in Piazza Maggiore, che attraverserà le più belle piazze e strade della città, coinvolgendo i principali portici cittadini, valorizzandone anche la recente candidatura a Patrimonio Unesco.
Oltre alla distanza classica dei 42 km, verranno proposte una gara di 30 km, ideale come preparazione per altre distanze lunghe, ed una corsa non competitiva di 6 km, aperta a tutti.

L'Expo Village, centro di riferimento nei giorni precedenti all'evento, sarà organizzato presso Fico Eataly World, presentandosi come un'occasione nella quale gli atleti e i visitatori potranno vivere un’esperienza a tutto tondo all’insegna dello sport endurance e non solo.

Il progetto, in sinergia e collaborazione con le numerose realtà sportive e podistiche di Bologna, intende proporsi come punto di riferimento di altre iniziative sportive sul territorio che verranno organizzare durante tutto l'anno.

L’obiettivo della Bologna Marathon sarà quello di entrare tra i grandi eventi della città, per la città. Tutti i dettagli saranno condivisi nei prossimi giorni attraverso i canali ufficiali di comunicazione dell’organizzazione.

 

Mancano cinque mesi e due giorni alla data presunta del parto, ma il sito appena messo in piedi non dà altre informazioni, ad esempio sul percorso: le poche foto messe in circolo mostrano podisti che corrono anche sui ciottoli di via S. Stefano, fondo – direi – turisticamente suggestivo ma alquanto improbabile per chi corre con scarpette sottili. Correre nei portici, poi? Ricordo la prima personale maratona di Bologna che corsi nel 1991, anche allora partenza e arrivo in piazza Maggiore: in via dei Mille osai andare sotto il portico, subito un addetto dell’organizzazione mise la mano al taccuino minacciando la squalifica; oggi poi che tutti i portici sono occupati da sedie e tavoli dei bar, con l’aggiunta di qualche scivoloso residuo canino, sarà una bella lotta farci passare i podisti.

Comunque, la Fidal ha già omologato e assegnato la data: è vero che aveva pure già omologato e assegnato la data del 1° novembre 2018, dove poi a correre la maratona si ritrovarono Alessio Guidi e pochi altri, compreso uno che non doveva esserci…, dunque non è che una data sul calendario significhi che la corsa si faccia davvero.

A mia memoria, l’ultima maratona bolognese capitò quella domenica di aprile 1996 che segnò il trionfo elettorale del bolognese (e, dicono, maratoneta) Prodi, ma segnò pure il tracollo dei partecipanti (solo 400) e il tracollo finanziario dell’organizzazione di allora, che qualcuno mi quantificò in 26 milioni di lire: il capo di quell’organizzazione (dicunt, aiunt) da allora impedì a chiunque altro di usare il marchio registrato della maratona: ma il benemerito personaggio è morto lo scorso febbraio, e adesso (dicunt, aiunt) la maratona si farà.

Per usare una frase fatta, avremo modo di riparlarne.

29 settembre – Secondo alcune numerazioni, più o meno ufficiali, questa sarebbe la 46^ edizione della maratona di Ferrara. Curiosamente, quando ci avevo partecipato per la settima e (allora) ultima volta, il 27 marzo del 2011, quell’edizione si presentava come “1^ Ferrara Marathon & Half Marathon”, sia pure raccogliendo l’eredità della maratona di Vigarano, esistente già da prima che il sottoscritto cominciasse a correre le 42 km (dunque molti, molti anni fa). Ricordo il compianto Corà padre, che batteva i nostri raduni di podisti offrendo i pettorali della rinascita a 10 euro, quel tracciato ricavato dalla mezza maratona di Ferrara, e che per la prima volta non faceva tappa a Vigarano, alla Diamantina, al petrolchimico con la fiamma accesa in alto sulla ciminiera…

Comunque sia, ben venga la numerazione complessiva, che ci riporta al tempo in cui il podismo si organizzava e si correva in dialetto… Altri tempi: oggi, il major sponsor (da ringraziare, ci mancherebbe altro!) si presenta come specialista di bakering, quello che una volta si chiamava, da queste parti, furnaar, quel c’al fava al ciòppi, ma adesso è più moderno definire “professionista della panificazione”; e le sue cioppe tenere e squisitissime, distribuite al ristoro finale, si chiamano ‘coppie’ (non oso chiedere il loro nome in inglese).

L’Italia ha il fiato corto, pende dalle labbra dei big brothers o di Pippi calzelunghe, e lo sport non fa eccezione: la maratona di Ferrara, che negli anni eroici sfiorava i mille partecipanti, l’anno scorso per… colpa della Juventus dovette spostare la data tradizionale da marzo (“Vigarano di marzo fiorisce tra Pieve e Mainarda”, cantava al Battisti ad nuàtar) a fine settembre, pagandola con la perdita di un quarto dei partecipanti (445 arrivati contro i 596 del 2017). Si è insistito sul settembre, e gli arrivati sono calati ancora, oggi a 411: certamente non ha influito la concomitanza con la ecomaratona bolognese di Monte Sole (desertificata da ben 31 finisher !), forse qualcosa hanno tolto le maratone di Berlino e di Budapest, molto apprezzate dai maraturisti. Il bilancio ferrarese diviene però più allegro se si sommano i 506 che hanno finito i 30 km (diciamo, 29), e i 788 al termine della mezza maratona.

Insomma, questa mattina di fine estate (sic) ha visto Ferrara riempirsi di gente allegra, ben sopportata (non supportata)  dai residenti, e ottimamente sostenuta dall’apparato comunale: in Italia, non ho mai visto tanti vigili presidiare le strade come oggi, e tante rotonde transennate precisamente, con vie di passaggio sempre chiarissime. Chissà che anche da questo non si veda il volto nuovo di un’amministrazione finalmente rinnovata dopo settant’anni alquanto, diciamo così, monocordi.

L’allegria è massima nella zona occupata dagli “Arrivo piano, ma arrivo” di Alessio Guidi (Un presidente, c’è solo un presidente!), che ha incluso questa maratona tra le sue Six Minors, ma non la può correre per le deplorevoli ragioni che sappiamo: intanto, celebra i cento nuovi tesserati al suo gruppo per quest’anno. Merita davvero la squalifica per eccesso di proselitismo.

Non male l’organizzazione: due parcheggi gratuiti a disposizione entro un km dal via, entrambi molto vicini alla doppia collocazione delle docce (peccato però che il pastaparty fosse a 150 metri da uno dei due parcheggi, ma a quasi 2 km dall’altro); consegna pettorali veloce e senza troppe formalità, servizi tutti collocati nei dintorni del castello (ma mi chiedo se la custodia borse non poteva essere più vicina, specie considerando la lunga camminata poi necessaria per raggiungere le docce); bel pacco gara, con maglietta, asciugamano, uno squisito succo di mela, e le solite bustine fitofarmaceutiche che ormai ti danno in tutte le corse, supponendo che i maratoneti abbiano bisogno di fare tanta plin-plin mentre semmai, data la loro età prevalente, avrebbero bisogno di farla meno spesso…

La novità del percorso era stata vantata, specie per i 14 km (forse 12-13, anche considerando il km a doppio senso all’altezza del giro di boa del 21) corsi sull’argine destro del Po, indubbiamente comodi per la mancanza di traffico (oggi vietato anche alle bici), affascinanti per taluni squarci (le isolette a pelo d’acqua popolate di gabbiani, le chiesette che emergono nell’aria brumosa), ma che dobbiamo abbandonare proprio quando il corso del fiume diventa più vario, piegando a nord verso Ro e Polesella (dove c’era l’ultimo ponte di barche, e dove Visconti ambientò il suo film tutto ferrarese, “Ossessione”, presto imitato dal ferrarese Antonioni con "Cronaca di un amore").

Rivedo nella mente i camion che, all’epoca, percorrevano la statale proprio sull’argine; o Guareschi che la fece in bicicletta cercando qualche traccia del “mondo piccolo” (e infatti la foto fatta dall’argine, di uno di quei paesini che vediamo anche noi oggi, divenne la copertina del primo Don Camillo); ogni tanto, un suono di campane nascoste viene dall’altra riva.

Il momento epico (per dirla con Carducci “Canta del Po l’ondisona riviera. - O terre intorno a gli alti argini sole - ove pianser l’Eliadi…") finisce con la discesa in pianura (località Ruina, nome-presagio); ora la strada in pratica costeggia l’argine da basso: vediamo gli ultimi podisti ancora sull’argine, prima del km 20, e ci chiediamo se staranno nel tmax delle 6 ore (con un po’ di tolleranza, sì). Non è che i paesaggi siano molto attrattivi: a Fossa d’Albero si intravede un “luogo di delizie” estensi, divenuto albergo; più avanti (Pescara?) c’è una chiesina che il cartello indica del Quattrocento, ma all’esterno sembra tutta moderna. Poi si comincia a vedere all’orizzonte il palazzone vicino alla stazione di Ferrara, e respiriamo odore di traguardo (ma mancano quasi 10 km, compreso il giro quasi per intero da fare sotto le mura).

I pacemaker con palloncino ci superano sempre prima di quanto speriamo; spesso sono soli, eppure fischiano come se dovessero avvertire il pubblico ai bordi (voglio esagerare dicendo che prima di tornare in città ho visto al massimo venti persone sulla strada, a parte gli addetti). Al km 26, puntuale come in ogni maratona, mi supera il compatriota Aligi Vandelli, SM 70, che resisterà ai crampi finendo appena sotto le 5 ore (e al traguardo mi dirà con giustificato orgoglio che suo figlio ha finito il Tor des Géants in 138 ore); l’altro paisà Lorenzo Borghi, che avevo passato alla mezza quando camminava insieme a Maurito, si riporta sotto e con la sua tattica di alternare tratti di corsa ad altri di passo raduna qualche suiveur e mi precederà, come fa Giorgio Salimbene, già ‘sfidato’ a Prato due settimane fa, dopo uno sprint al rallentatore che dura per tutto il monumentale km di corso Giovecca. Siamo tutti col fiato corto, e da quel bel po’.

Ristori sempre puntuali e ben forniti, con acqua fresca distribuita sia nei bicchieri sia in bottigliette: al 35 (eravamo già dopo l’una, e anche se non c’era l’afa di Doha, i 30 gradi li stavamo sfiorando) bevo quattro bicchieri, due di acqua e due di idrosalini (“al saal ad Fraara”, molto gradito), poi da un’auto di passaggio un atleta ritirato mi offre una bottiglia intatta, e finirò anche quella, versandola pure sulla spugna, dato che negli spugnaggi ci sono solo bacinelle di acqua stagnante, alimentate ogni tanto da tanichette, e con tanta gente che ci ha messo le mani…

Opportuna la collocazione dei quattro rilevamenti Tds (10, 21, 30 e partenza-arrivo, che ci dà anche il tempo netto), a scongiurare tagli: giusto tra il 10 e il 21 sto con Franco da Pont Saint Martin, tra gli organizzatori della maratona di Val d’Aosta, e il discorso scivola su quel rilevamento che non scattò là (e alcuni furono ‘graziati’, altri no, come il buon Bubu Furlan che ci sta dietro di poco con Paola Noris, in fotocopia rispetto a Prato).

Il castello ci appare all’ultimo istante (come il Duomo di Colonia all’arrivo di quella maratona); i nostri Gps hanno segnato il 42,2 già da quattro o cinque centinaia di metri, ma questo percorso è omologato Fidal,  come contestarlo? Utilissimo il ristoro finale, incluse al cioppi ed pan ad Frara (per il vino si può andare quasi di fronte, all’enoteca ariostesca-copernicana di Cucchiulino); un po’ meno belli i quasi 2 km da qui al recupero bagagli e poi alle docce (tiepide) presso la palestra del liceo Ariosto, e al pasta party che sta per chiudere, alle 15,30, quando arriva l’ingegner Liccardi con qualche altro finisher intorno alle 6 ore (e allora è giocoforza servire anche loro).

Ferrara è gloriosa parte nella storia della maratona italica; si vedrà l’anno prossimo se le novità del 2019, e la chiave consegnata come medaglia, terranno aperto il cuore al popolo delle lunghe.

Per il comunicato ufficiale:

http://podisti.net/index.php/in-evidenza/item/4935-ferrara-marathon-vincono-kibet-ken-mutai-e-federica-moroni.html

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