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Giovedì, 29 Luglio 2021 10:32

Corsa e sport fanno bene, parola di missionario

Missioni OMI, la rivista di attualità dei missionari Oblati di Maria Immacolata (OMI), dedica il numero di agosto-settembre (n. 8-9/2021) alla presenza della Chiesa nel mondo dello sport, in particolare della corsa a piedi.
Sono molteplici le esperienza in Italia che legano la Chiesa allo sport, a cominciare dagli oratorii, che hanno una lunga tradizione nel nostro paese, in particolare nel Nord. Una presenza che evidentemente si colloca nel settore dei valori della pratica sportiva, ma che ha offerto nel corso degli anni anche spazi fisici per la pratica stessa. La chiesa vuole abitare il mondo degli uomini e delle donne, in particolare in questo tempo di possibile ripresa dopo l’impegnativo periodo della pandemia.
Proprio lo scorso anno parlavamo su queste colonne di un convegno promosso dalla Conferenza episcopale italiana (CEI) dal titolo: “Sport ritorno al futuro. Percorso di riflessione online sul futuro dello sport dopo la pandemia di Covid 19”:
https://www.podisti.net/index.php/commenti/item/6140-come-ricomincera-lo-sport-riflessioni-promosse-dalla-cei.html

Sulla copertina del numero imminente del mensile Missioni OMI, che quest’anno celebra il centenario, c’è una foto di don Marco Bottoni, prete fidei donum della diocesi di Lodi, rientrato da poco in Italia dopo un decennio di missione in Uruguay. Marco è uno dei pretisempredicorsa raccontati nel libro “Preti (sempre) di corsa”:

www.pretisempredicorsa.it

 http://podisti.net/index.php/commenti/item/6314-preti-sempre-di-corsa-il-libro-continua-in-un-progetto.html

Il titolo sulla copertina della rivista, “In missione nel mondo della corsa”, sottolinea l’esperienza di una “chiesa in uscita” molto cara a papa Francesco, una presenza negli ambienti di vita per camminare insieme verso il bene. La fede si può vivere anche facendo sport e correndo a piedi. La benedizione all’arco di partenza delle gare, la solidarietà tra podisti soprattutto nelle gare di lunga distanza, il rispetto delle regole e dei percorsi, la cura della natura e del Creato… sono tutte esperienza di una fede praticata anche in ambito sportivo.

Ecco in anteprima l’editoriale.

La corsa della vita

Le frontiere della missione della chiesa sono molteplici: non c’è ambito della vita umana in cui il Vangelo non possa essere vissuto e annunciato. Il mondo dello sport, da quello di alto livello a quello amatoriale, ha bisogno di evangelizzazione al pari degli ambienti di lavoro, di studio, di impegno sociale o politico. La Buona Notizia della salvezza conquistata da Cristo entra in dialogo con il vissuto degli esseri umani per purificarlo, redimerlo, qualificarlo. E l’attività sportiva occupa una parte importante della vita settimanale di tante persone. Le statistiche dicono che il tempo per l’attività fisica è sempre più ricercato e qualificato. Il periodo dell’emergenza sanitaria ha compromesso in parte questo beneficio, ma forse lo ha reso ancora più ricercato e apprezzato.
La corsa a piedi, in particolare, contribuisce al calo di peso, a regolare valori ematici e pressori, al benessere emotivo, a produrre endorfine. Un paio di scarpe adatte è tutto ciò che serve: un benessere a costi relativamente bassi. Siamo nati per correre, lo facciamo da bambini: un’attività sportiva sana e naturale che prolunga la dimensione ludica anche nella vita adulta e contribuisce a realizzare quella cura del creato di cui noi stessi siamo parte come esseri umani. Correre è stare con sé stessi, entrare in comunione profonda con il Creato, con il Creatore, con i Creati. Occasione di apertura, uguaglianza, amicizia, dialogo e solidarietà. La chiesa vuole abitare sempre più il mondo degli sportivi e lo fa mettendo in campo numerose iniziative e progetti, sia a livello nazionale che locale.

Due anni fa mons. Francesco Miraglia, patriarca di Venezia, accoglieva gli atleti arrivati in città per la maratona autunnale con queste parole: “Desidero manifestare la mia vicinanza e unirmi spiritualmente a tutti voi. Anche il correre può diventare un’occasione preziosa per lodare l’unico Dio, Padre di tutti e ammirare una volta di più la bellezza del Creato che ci è stato donato - e questo diventa specialmente vero nel percorso splendido che dalla Riviera del Brenta vi porterà nel cuore di Venezia - ma anche per sperimentare, in un contesto di sana competizione sportiva, situazioni di incontro, di reciproca accoglienza, e di fraternità umana che accomuna tante persone di provenienza disparata. Vi incoraggio pensando anche alla grande corsa della vita che appartiene a tutti. Siate consapevoli delle vostre forze e dei vostri limiti per affrontare sia la sfida della maratona che la sfida della vita con lealtà, generosità e determinazione. Così un’autentica vittoria potrà essere da voi conseguita al di là della perfomance realizzata e della classifica”.

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Mercoledì, 30 Giugno 2021 23:38

Don Torresani campione M55 di corsa in montagna

Ormai non si contano più i titoli ottenuti da don Franco Torresani nel corso della sua carriera. Sabato 26 giugno ha aggiunto alla lunga collezione il 17° titolo nazionale over 35 (tra pista, strada, cross e montagna) andando a vincere il titolo italiano SM55 ai Campionati italiani master di corsa in montagna nella gara svoltasi a Colorina  in Valtellina.

http://podisti.net/index.php/in-evidenza/item/7390-colorina-so-campionato-italiano-master-di-corsa-in-montagna.html

Percorso di 10km con 650 metri di dislivello positivo che Franco ha concluso in 54’03’’.
Il titolo acquista ancor più significato perché, come ha dichiarato Franco, è “arrivato dopo tre mesi di penitenza, a seguito di una carrozzeria che alle soglie di quota 60 comincia a dare evidenti segnali di logorio”. Quasi 500 gli atleti da tutta Italia partecipanti alla manifestazione “Le Selve”, organizzata dalla Polisportiva Colorina e d 2002 Marathon Club, con l’Atletica Paratico (società con cui è tesserato il prete trentino) a raccogliere un’infinità di podi e piazzamenti. Il sodalizio del presidente Ezio Tergattini, come spesso accade in manifestazioni nazionali, sabato aveva ben 85 atleti al via!
“E stata una gara piuttosto sofferta, con continui saliscendi e che si è risolta in rimonta nell' ultima impegnativa picchiata prima del traguardo”, commenta don Franco. Lo sguardo del forte prete trentino, che lascerà fra qualche mese la parrocchia di Bolognano di Arco di Trento, è già rivolto alla prossima edizione dei campionati europei di corsa in montagna del mese di settembre.

Don Torresani aveva partecipato in maniera ‘canonica’ ai Campionati italiani su strada 10km master di Paratico, domenica 23 maggio.

http://podisti.net/index.php/cronache/item/7247-paratico-grand-prix-del-sebino-valori-tecnici-spettacolo-mestizia-finale.html

Nel dopogara aveva infatti celebrato la Messa per atleti, tecnici e organizzatori. "Non si è fermata tantissima gente - dice - Ho voluto celebrare utilizzando il podio come altare. E siccome era vicina la festa della Santissima Trinità ho preso lo spunto per dire che nella Trinità i 'tre' sono tutti uguali".
Dunque "Solo assistenza spirituale, questa volta", aggiunge. "Nella messa abbiamo avuto un ricordo per tutti i defunti a causa della pandemia, tra cui anche esponenti del mondo sportivo", non mancando di citare la presenza di atleti religiosi nelle competizioni, "atleti di ottimo livello che si fanno valere in Italia e all'estero".

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Mercoledì, 09 Giugno 2021 07:51

La preghiera del Trail Runner

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Venerdì, 04 Giugno 2021 14:35

La preghiera del maratoneta

Per coloro che ancora non la conoscessero e con l’augurio di fare cosa gradita non solo ai maratoneti cristiani/cattolici, ma a tutti i runner, ecco la “preghiera del maratoneta”:

“Grazie, Signore, perché mi fai correre e non mi lasci solo al km 35 della grande maratona della mia vita. Grazie, Signore, per la bellezza della corsa da solo nei boschi e tra la gente, con il freddo e il Caldo, la pioggia e il vento. Grazie, Signore, perché mi sei accanto nei momenti di stanchezza quando il sudore annebbia lo sguardo, la fatica mi fa piegare le gambe e mi vorrei fermare. Ma vado avanti con te. Questo mio correre fatto con umiltà e passione è una preghiera di lode a te che ripeto anche negli ultimi, interminabili, 195 metri della maratona della mia vita. E ti ringrazio, Signore, per gli amici con cui condivido la gioia di correre spalla a spalla. Signore, facendomi il segno della croce, inizio a correre sicuro che il tuo sorriso accompagnerà le mie falcate.”

La preghiera è stata composta nel 2017 dai sacerdoti/atleti che compongono il team dell’Athletica Vaticana. Tradotta in 35 lingue, ha l’obiettivo di rilanciare la dimensione spirituale della corsa insieme agli atleti di tutte le religioni e tutte le culture. Siano essi dei top runner oppure semplici dilettanti.

Rodolfo Lollini –Redazione Podisti.net

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29 maggio - Sarà composta da dieci persone la delegazione di Athletica Vaticana ai Campionati di atletica leggera dei Piccoli Stati d’Europa, che inizieranno a San Marino il 5 giugno. Sette gli atleti, che parteciperanno a quattro gare, e tre gli accompagnatori. Beatrice Bellapadrona rappresenterà i colori vaticani nel lancio del giavellotto, Simone Adamoli nei 400 metri, Emiliano Morbidelli nei 3000 metri, Alessio Moscetti, Giuseppe Zapparata, Paolo Piersanti e Placido Fois nella staffetta maschile.
Athletica Vaticana, società sportiva nata a gennaio del 2019 ed affiliata alla FIDAL con un particolare statuto, partecipa ai Giochi dei Piccoli Stati come ospite non essendo ancora stata completata la procedura di affiliazione alle Federazioni internazionali di atletica.

Stamattina la delegazione vaticana è stata ricevuta in udienza da papa Francesco nella Biblioteca privata del Palazzo apostolico. Il Santo Padre, parlando a braccio, ha detto che la Chiesa ha a cuore tutto ciò che è umano e che riguarda l’uomo. E lo sport, il gioco, è una dimensione centrale nella quotidianità delle persone, tanto da poter essere visto come “sacramentale della bellezza”. Francesco ha poi donato ai presenti il libro Lo sport secondo Papa Francesco. Lettera aperta a un atleta olimpico, edito da La Gazzetta dello Sport che, in più lingue, sarà diffuso nel villaggio olimpico alle prossime Olimpiadi di Tokyo.

Presente all’udienza anche il cardinale Gianfranco Ravasi che ha dichiarato: «Athletica Vaticana scende in pista tra i “piccoli” Stati d’Europa in una dimensione - quella della “piccolezza” - che ha, adesso più che mai, un grande significato. Anche se non mancano oggi tensioni tra alcuni “piccoli” Stati, lo sport può essere, come sempre fin dalla sua nascita come esperienza umana, luogo di incontro e di conoscenza reciproca che fa cadere pregiudizi e ostilità e, attraverso il dialogo tra culture e religioni diverse, crea amicizia tra uomini e popoli fino a correre insieme verso la mèta comune che è la pace».

 

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C’è una storia davvero eroica legata alla chiesa di san Gioacchino, quartiere Prati a Roma, balzata alle cronache nazionali in queste ore a causa del padre redentorista Peter Nguyen Van Khai che, sorprendendo un ladro a rubare offerte in sagrestia, gli è corso dietro fino a catturarlo. Il sacerdote è un prete runner, ha 50 anni e da dieci si trova in Italia. Nell’articolo pubblicato da Repubblica l’8 maggio, dice di allenarsi sul Lungotevere, o all’interno del suo convento quando fuori c’è cattivo tempo.

La vicenda, ben più antica e toccante, merita di essere conosciuta. Tra la volta e il tetto di questa chiesa, in uno spazio angusto, vissero tra il 1943 e il 1944 ebrei e perseguitati politici che qui trovarono rifugio dalla furia nazista. Fu l’ingegner Pietro Lestini ad escogitare questo escamotage che salvò numerose vite, tanto da guadagnargli, alla fine del conflitto bellico, il titolo di “giusto delle nazioni” conferito a non-ebrei che salvavano vite umane dal genocidio. Come lui ricevettero il titolo la figlia Giuliana, l’allora parroco padre Antonio Dressino e suor Margherita Bernes, che forniva alimenti e vestiario.
In uno dei bollettini parrocchiali più recenti, quello dell’11 aprile (anno 17, numero 15), leggiamo l’iniziativa del “carrello sospeso” inventata dalla parrocchia di san Gioacchino per raccogliere viveri e dare soccorso alle tante persone e famiglie in difficoltà. Il segno di una parrocchia che si apre alle necessità del territorio nel periodo di “Pasqua, tempo di fraternità”.
Sicuramente anche il ladro rincorso da padre Nguyen aveva necessità, ma ha percorso la strada sbagliata. Avrebbe trovato senz’altro accoglienza e ascolto.
La vicenda del prete che insegue e cattura il furfante che si è scoperto essere “seriale”, ci serve per conoscere il passato e il presente di questa bella e viva chiesa parrocchiale romana. E chissà che il ladro non possa trovare un incoraggiamento e ravvedersi conoscendo queste notizie.

Qui il video di Repubblica sulle prime fasi concitate dell’inseguimento (da cui Roberto Mandelli ha estratto un’immagine): https://www.youtube.com/watch?v=6sWMRgweJQo

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Abbiamo sempre storto un po’ il muso davanti all’uso leggero e spensierato della parola ‘maratona’. Il termine che designa la distanza regina dell’atletica, i faticosi 42km195metri, spesse volte viene affiancato a manifestazioni sportive con percorsi più brevi. Altre volte esula dall’ambito strettamente sportivo e designa un gara impegnativa, lunga ed esigente, protratta nel tempo. E’ il caso delle maratone canore o di ballo. Altre volte l’aspetto agonistico è mitigato e ‘maratona’ viene usata come sinonimo di “lunga durata”. E’ il caso di trasmissioni televisive di più giorni, per seguire i risultati di una tornata elettorale o per raccogliere fondi per malattie o calamità.

In questo mese di maggio che la tradizione cattolica ha da sempre dedicato alla Vergine Maria, madre di Cristo, la parola ‘maratona’ ha fatto di nuovo un suo ingresso per designare l’impegno, questa volta di preghiera, protratto su tutto il mese. Si tratta della recita estesa del Rosario, voluta da papa Francesco, per “invocare la fine della pandemia e per la ripresa della attività sociali e lavorative”. La preghiera si svolge ogni giorno in un santuario mariano diverso coprendo l’intero Pianeta. Si va da Aparecida in Brasile dove ho corso nel 2013 al santuario di Lourdes in Francia dove ho corso parecchie volte, da Pompei a Loreto, posti cari a noi italiani, anch’essi luoghi dove ho indossato le scarpe da corsa in varie circostanze.

Ma evidentemente si corre la maratona del Rosario anche in luoghi dove io non ho corso (ancora)! Il santuario di Namyang in Corea del Sud, Notre Dame d’Afrique in Algeria, St. Mary’s Cathedral in Australia, Nuestra Señora de la Caridad del Cobre a Cuba... Ogni giorno si ha la possibilità di seguire in diretta la maratona del Rosario arricchita dai canti, dalle musiche, dai fiori, dalle danze e dai costumi tipici delle culture e della fede di ogni popolo.

In ogni Rosario, inoltre, c’è un’intenzione di preghiera per “le varie categorie di persone maggiormente colpite dalla pandemia”. Si prega “per coloro che non hanno potuto salutare i propri cari, per il personale sanitario, per i poveri, i senza tetto e le persone in difficoltà economica e per tutti i defunti”. Il papa ha aperto la ‘maratona’ a Roma e la concluderà nei Giardini Vaticani il 31 maggio.

Noi sappiamo bene che la maratona fece il suo ingresso per la prima volta ai Giochi Olimpici del 1896 e che dal 1908, alle Olimpiadi di Londra, fu fissata la distanza precisa, quella attuale, di 42km195metri. Conosciamo pure il fatto che dal 1984 la distanza fu possibile anche alle donne. E chissà quanto altro c’è nella nostra cultura podistica… Per questa volta, forse, possiamo concedere e condividere questo ennesimo utilizzo esteso del termine. Che ne dite?

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Domenica, 04 Aprile 2021 19:37

Chi ha corso, da quel mattino di Pasqua

La mattina di Pasqua è stata una mattinata movimentata, una mattina di corsa. Al maschile e al femminile. Correvano proprio tutti. Il capitolo 20 del vangelo di Giovanni ci dice che Maria di Magdala “corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo (Giovanni, ndr)” per dire loro che la pietra del sepolcro era stata ribaltata e che avevano portato via il corpo di Gesù. Alla corsa di Maria rispondono i due e ci viene data anche la ‘classifica’: “Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro”.

Immaginiamo, a secoli di distanza, l’emozione mista al respiro pesante e spezzato, come capita ai podisti quando stanno arrivando al traguardo di una gara. Anche per gli apostoli la Resurrezione di Cristo fu un traguardo, raggiunto per di più con una certa difficoltà. Più volte il ‘maestro’ aveva spiegato loro come si sarebbero compiuti i suoi giorni a Gerusalemme, ma mai gli apostoli avevano capito. Non accettavano che il loro leader potesse essere consegnato e giustiziato.

La resurrezione fu anche punto di partenza per ciascun discepolo di Cristo e per la chiesa nascente. Dopo lo smarrimento iniziale, Pietro, Giovanni e gli altri cominciarono ad organizzarsi e sostenuti dallo Spirito (e con un direttore sportivo come Paolo, che non faceva mistero di allenarsi e praticare sport) iniziarono a portare la buona notizia di Cristo Risorto in tutta l’area del Mediterraneo e oltre.

Lo stesso è per noi. Quando tagliamo il traguardo di una gara (o forse già negli ultimi chilometri) cominciamo a sognare la prossima, quella che arriverà a distanza di qualche settimana o mese. Un arrivo è quasi sempre un punto di partenza, un trampolino che proietta verso il traguardo successivo.

A molti corridori la corsa ha ribaltato e ribalta le pietre dell’anima. Un’esperienza di resurrezione.

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19 marzo - I blog sulla corsa a piedi e le pagine dei libri sono pieni di racconti simili a questo. Niente di particolarmente nuovo quanto a contenuto. Ma la forma dei ragionamenti è sempre molto personale e per questo motivo anche il racconto che segue merita di essere scritto.

Il 19 marzo ho scelto di correre una maratona in memoria di mio padre Fernando deceduto per un’ischemia l’11 marzo a quasi 89 anni. Una maratona, la mia quattordicesima, molto speciale, dunque, e piena, davvero piena di significati. Ma andiamo con ordine.

Avevo sentito parlare e letto del ‘Festival italiano di Ultramaratona’ di Policoro, in provincia di Matera, nato dalla passione di Pasquale Brandi. Prime edizioni al lago Pantano di Pignola, nei pressi di Potenza, e successiva migrazione in un villaggio turistico a due passi dal mare. La gara ‘storica’ del “6D-UMF”, vale a dire “Six days Ultra Marathon festival”, si svolgerà dall’8 al 25 del prossimo settembre; ma quest’anno è stata programmata, fra il 3 e il 20 marzo, anche la “Winter Edition”.

 Il luogo è ideale per correre una manifestazione di due o tre settimane: percorso ad anello di 1082 metri, logistica facilitata dal sito (pernottamenti, ristori, rilevamento cronometrico...), convivialità e temperature fresche, nell’edizione invernale, e giuste per correre molti chilometri. La possibilità di scegliere distanza (dalle 1000 miglia alla maratona) e orario di partenza (anche notturno!) facilita parecchio le cose, soprattutto nel tempo dell’emergenza sanitaria quando bisogna evitare assembramenti.

Tra gli iscritti, oltre a molti stranieri, persino dalla Finlandia, noto connazionali che popolano spesso le cronache delle “lunghe”: Daniele Alimonti e Sonia Lutterotti per la Dieci giorni, Adele Rasicci per la 48 ore, Piero Ancora per la maratona. La 1000 miglia è stata vinta da Denis Orsini.

Avevo fissato la maratona per sabato, ma le previsioni di pioggia mi avevano suggerito di anticiparla a venerdì 19 pomeriggio. Scelta che si è rivelata azzeccata.

Nella testa si affollano i ricordi di mio padre. Da bambino e da ragazzo praticavo lo sci di fondo in una stazione sciistica del Centro Italia, sul massiccio del Matese. Papà mi accompagnava alle gare, si faceva trovare al traguardo con un asciugamano e con un termos di tè bollente con miele e limone. Ricordo ancora il sapore, e sono passati quasi cinquant’anni! Dopo 3km di gara (6km quando ero un po’ più grande) i piedi erano zuppi. Avevamo un’attrezzatura approssimativa, l’unica cosa che funzionava bene era la sciolina con la quale venivano preparati gli sci… Papà mi toglieva le scarpe, mi asciugava i piedi e li avvolgeva con calze di lana. Fantastico! Se n’è andato, dopo una vita vissuta nella mitezza e nel dialogo con tutti. Collezionava e ordinava con precisione i miei pettorali, le medaglie e le foto che gli offrivo ogni volta al ritorno da una gara. E oggi che è il giorno della festa dei papà ringrazio Dio per l’affetto di cui mi ha sempre circondato.

La festa dei papà! Oggi è il giorno di san Giuseppe. Un uomo laborioso e silenzioso al quale ispirarsi, forse, anche nella pratica sportiva spesso fatta di chiacchiere, urla e sceneggiate. Papa Francesco ha scritto di recente che san Giuseppe è "l'uomo che passa inosservato, l'uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta", e per questo riveste "un protagonismo senza pari nella storia della salvezza". Una persona che ha avuto fiducia in Dio anche davanti alle difficoltà: "il carpentiere di Nazaret sa trasformare un problema in un'opportunità - dice ancora Bergoglio - anteponendo sempre la fiducia nella Provvidenza". E mi sembra che questa mia maratona sia stata davvero la trasformazione di un problema.

La lunga corsa del 19 marzo è stata anche la maratona del tempo della pandemia da Covid-19. In questo periodo in cui tutto sé incerto, comprese le competizioni di corsa a piedi, è un’ottima notizia la realizzazione di un ‘Festival running’ e la possibilità di correre in manifestazioni dal vivo. Seppur con le modifiche apportate dai necessari protocolli sanitari vigenti, è dunque possibile organizzare gare e avere dei partecipanti. Devo dire che fa un certo effetto tornare a riascoltare i beep del chip al passaggio sui tappeti di rilevamento cronometrico, dopo le gare virtuali nelle quali affidavamo ai gps la testimonianza del nostro gesto.

La mia maratona del 19 marzo è stata ricca di speranza. E, come sempre, un vero percorso interiore.

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A quasi un anno di distanza dalla nascita del gruppo “pretisempredicorsa”, con la pubblicazione del libro e la creazione del sito omonimo, TV2000, la televisione della Chiesa italiana, ha dedicato un servizio a questo progetto.
Il servizio è andato in onda venerdì 5 marzo nella rubrica Terza Pagina in una prima versione di 2' 50", ed è stato ritrasmesso domenica 7, dopo il TG delle 18.30, in una versione di 3’15’’ nella rubrica Tornasole.

Si può vederlo a questo link: https://youtu.be/MpBRDPY7TqU

Maurizio Di Schino coglie il nucleo del progetto: la creazione di una community di sacerdoti runners che hanno in comune la fede e l’impegno sportivo, la chiesa “in uscita” per incontrare e condividere, anche nel mondo dello sport.
Nel corso dell’ultimo anno il libro è stato accolto con sorpresa e interesse e ha già avuto varie recensioni, tra le prime quella di Podisti.net, che aveva informato anche a luglio sul prosieguo dell’idea

http://podisti.net/index.php/commenti/item/6314-preti-sempre-di-corsa-il-libro-continua-in-un-progetto.html

A causa dell’emergenza sanitaria le presentazioni con pubblico sono state finora due sole, entrambe a Messina. Si è parlato del libro anche in una diretta Instagram del canale Videorun lo scorso 20 giugno, sul mensile ‘Scarp de Tennis’ (dicembre2020/gennaio2021) e sul periodico diocesano ‘Toscana Oggi’ (n 42/22 novembre 2020).

Il sito www.prestisempredicorsa.it presenta un breve profilo dei sacerdoti runners e contiene già una cinquantina di notizie che hanno come protagonisti i sacerdoti podisti che vivono in vari continenti: partecipazioni a gare e manifestazioni, conferenze, incontri con personaggi del mondo del podismo, organizzazione del Campus running...

Il libro era stato preceduto da un altro pubblicato l’anno precedente: “Evangelii Gaudium. La staffetta dei sacerdoti runners sulle pendici dell’Etna” (ed. Missionari OMI, 2019) sulla straordinaria vittoria di una staffetta di tre sacerdoti (Puccio, Buontempo, Torresani) alla XII edizione della Super Maratona dell’Etna nel giugno 2018. Entrambi i libri sono disponibili su Amazon.

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14mila podisti di 30 nazioni hanno corso nel fine settimana del 20-21 febbraio per un’iniziativa solidale a favore dell’educazione delle giovani generazioni. Era possibile scegliere tra la distanze di 10km, 5km di corsa, 3km di camminata oppure 20km in bici. Per i bambini le distanze previste erano 1km, 500mt, 300mt, 100mt. Ogni partecipante ha ricevuto un pettorale solidale da stampare e applicare al proprio abbigliamento. Naturalmente i partecipanti erano invitati ad inviare fotografie della propria competizione. Costo minimo del pettorale: 6 euro.

La manifestazione è stata organizzata dalla Organizzazione non governativa (ONG) Entreculturas, organismo di ispirazione gesuita che da dieci anni promuove progetti a favore della scolarizzazione di bambini e giovani. Entreculturas “difende il diritto ad un’educazione di qualità” di tutte le persone senza distinzione, “per costruire un mondo giusto e sostenibile”. Lavora in 38 paesi del mondo con quasi 200 progetti a favore di più di 200mila persone. Si va da proposte educative a progetti di sensibilizzazione sociale, dal dialogo con istituzioni e governi a programmi di volontariato in ambito educativo.

Dieci anni fa l’idea di organizzare una manifestazione sportiva, una corsa in varie città spagnole, e successivamente estesa oltre l’Europa, a raccogliere fondi per finanziare i progetti che sono a favore soprattutto delle zone povere del pianeta. Questa decima edizione è stata celebrata in maniera più individuale a motivo dell’emergenza sanitaria. Ma quello che poteva rivelarsi un limite è stato invece un’opportunità, giacché la modalità virtuale ha permesso una partecipazione ancora più numerosa.

I fondi raccolti quest’anno saranno destinati interamente all’emergenza educativa causata dal Covid-19 che ha obbligato alcune nazioni a diminuire o annullare quasi completamente la possibilità di un’educazione in presenza. Con conseguenze enormi per le giovani generazioni soprattutto delle aree più svantaggiate e vulnerabili del pianeta. “Al culmine della pandemia, 1,6 miliardi di studenti in oltre 190 paesi sono stati colpiti dalla chiusura degli istituti scolastici. - scrivono gli organizzatori - Ad oggi si stima che circa 24 milioni di studenti (dall'istruzione prescolare all'istruzione superiore) non sono tornati negli istituti di istruzione. La crisi educativa causata da Covid-19 potrebbe significare una battuta d'arresto di 30 anni nei progressi educativi realizzati a livello globale”.

Tra gli ambasciatori della corsa solidale di quest’anno, Gemma Mengual argento olimpico nel nuoto sincronizzato a Pechino 2008, Ruth Beitia, oro olimpico nel salto in alto a Rio de Janiero 2016, Perico Delgado ex ciclista vincitore del Tour De France e della Vuelta di Spagna, la comasca Daniela Basso campionessa mondiale di Nordic walking nel 2018.

Inclusione, diritto allo studio, partecipazione, cittadinanza sono le parole-chiave dei progetti di Entreculturas.

 
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Sabato 20 febbraio. A Tizi Ouzou, 100 km a est della capitale Algeri, va in scena il Campionato nazionale di cross. Nella gara senior femminile di 10 km c’è anche l’italiana Anna Medeossi che si classifica 11^ a 8’ circa dalla vincitrice.

Avevamo già parlato lo scorso anno di questa atleta che vive in Algeria dal 2017 e che pratica la corsa come occasione di amicizia e dialogo. Anna è originaria della provincia di Gorizia, è una consacrata e vive ad Orano, la seconda città dell’Algeria dove lavora nella Caritas Algeria. Nel 2020 si era classificata prima nella sua categoria alla gara valida per il Campionato nazionale algerino di mezza maratona.

https://www.podisti.net/index.php/cronache/item/5918-campionato-di-mezza-maratona-in-algeria-sul-podio-un-italiana-consacrata.html

Quella di sabato è stata una manifestazione di cross (“37mo Cross Country International Cherdioui Said”) e Anna ha partecipato schierandosi sulla linea di partenza con atlete di livello nazionale, alcune delle quali conoscenti e amiche. “E’ stata una bella gara. Ero la più anziana tra le partecipanti!”, dice al termine della prova. E risponde alle nostre domande.

Anna, vivi in Algeria da alcuni anni, Sei una podista di livello e gareggi in gare nazionali con atlete algerine. E’ possibile un’amicizia islamo-cristiana?

Credo di sì. Un’amicizia islamo-cristiana è possibile oggi anzitutto perché un’amicizia è una relazione profonda ed è sempre possibile tra due persone. Un’amicizia è un amicizia, prima ancora  delle religioni. Una relazione di stima, rispetto e anche di curiosità reciproca. Una relazione di lealtà, forte. Questa amicizia è la vita della chiesa cattolica qui in Algeria, perché queste relazioni ci premettono un inserimento nel tessuto sociale che è difficile, per la mentalità diffusa sempre abbastanza diffidente.

Il valore dello sport per costruire relazioni di amicizia. Ci dici qualcosa in più sulla pratica sportiva in questo Paese?

I tempi cambiano e penso che sia un bel segno che l’Algeria, dopo gli anni ’90, provi a trovare una vita normale che preveda anche il tempo libero e lo sport. Lo sport è un ambiente privilegiato per costruire amicizie. Lo sport è ancora un ambiente un po’ di nicchia, un luogo in cui si vive la possibilità di allenarsi insieme uomini e donne, cosa che non succede in altri ambiti della vita. E’ una possibilità di incontrare le persone in maniera semplice: molti mi pongono tante domande sul mio modo di essere. Mi sento accettata e questo fa avanzare le relazioni. Ogni venerdì facciamo anche delle escursioni: pensate che in Algeria non si gira da soli, non si va da soli in campagna… Dopo gli anni ’90 è rimasta la paura di viaggiare da soli. Le uscite sono possibili solamente in gruppo. Ogni venerdì, ormai è un rituale, ci sono escursioni di una giornata nelle zona di Orano. Si esce in una trentina di persone con il bus o anche con le macchine. Sono uscite organizzate: si canta, si gioca insieme: è una maniera di costruire amicizie e vivere dei momenti belli e ‘normali’.

 

 
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30 gennaio - Splendido primo posto nella categoria M60 per padre Sante Ronchi al Chilometro verticale dello Zumbadortrail in Venezuela. La seconda edizione di questa gara, 5 km con 1000 metri di dislivello positivo, si è corsa con partenza ai 1680 metri s.l.m. di Sinaral (Los Laureles) e arrivo a 2680 metri nel paramo di Zumbador, un'area montana dislocata al confine tra Venezuela e Colombia.

Sante è un missionario Oblato di Maria Immacolata, originario delle dolomiti bellunesi. La sua storia è raccontata nel libro 'Preti (sempre) di corsa' pubblicato a maggio dello scorso anno. Per completare questa gara ha impiegato 1 ora e 7 minuti e già pensa alla prossima: “Vorrei partecipare alla gara che organizzano qui il 13 marzo, 29km. E’ dall'altro lato della valle, non so ancora quanta salita è prevista“.

 Il paramo è un altopiano, un ecosistema montano situato ad altitudini superiori ai 2000 metri. E’ caratterizzato da una forte escursione termica tra il giorno e la notte. Il paramo dello Zumbador, dove si svolge questo trail, si trova a San Cristobal, nello stato venezuelano del Tachirà ad una cinquantina di km dal confine con la Colombia. Anticamente il territorio era attraversato dall’unica via di comunicazione tra i due stati. Attualmente si presenta come zona turistica con una flora e una fauna incontaminata, anche a motivo dei pochi insediamenti urbani. Vengono coltivati ortaggi, fiori e piante che a quote più basse non hanno scampo per le altre temperature e l’umidità.

Allo Zumbador si organizzano anche altre gare sulle distanze della mezza maratona (1500D+), della maratona (2480D+) e dell’ultra di 84km (5380D+). Per chi volesse partecipare le date sono 28 e 29 maggio 2021 per la 42km e la 84 km, 4 dicembre 2021 per la 21km.

La possibilità di dialogare con padre Ronchi ci permette anche di conoscere la situazione attuale del Venezuela, da anni difficilissima a livello economico e sociale. “Il punto centrale è che non si vede come possa cambiare in meglio la situazione- - dice - Sembra che tutto sia fermo (o al massimo stia scivolando verso il basso). Alcuni giorni fa è entrata in funzione la nuova Assemblea legislativa: l’opposizione non ha partecipato, vista l’inutilità, giacché si sa in anticipo chi vince. Si dice che vogliono passare ad una struttura di tipo comunale, in sostanza aumentare il controllo sulla popolazione, come se già non fosse sufficiente lo stato attuale”.

A livello economico la novità più rilevante è l’arrivo di altre monete come il dollaro, il peso colombiano e l’euro. “La moneta locale praticamente non esiste più. - racconta Sante - Si parla di togliere altri 5 o 6 zeri. Per anni il presidente Maduro ha tuonato contro il ‘dollaro criminale’: ora dice che è una fortuna che ci sia il dollaro. Ma il dollaro e i pesos non sono per tutti. Qualche dollaro lo riceve chi ha familiari all'estero, molti sopravvivono con queste entrate: sono più di cinque milioni i venezuelani espatriati. Qui tutti cercano di aprire un negozietto, o allestiscono un banchetto per strada, per avere qualche entrata, giacché lo stipendio mensile ufficiale è attorno a 1 dollaro. E la merce non costa poco, dato che la maggior parte deve arrivare dall'estero”.

Chiedo a padre Sante di condividere con podisti.net anche la situazione della pandemia da Covid19 in Venezuela. “Le cifre ufficiali fanno un po’ sorridere: si parla di 3 o 4 morti al giorno, ma solo qui nella nostra zona sono molti di più. Non si fanno tamponi e la gente si cura a casa come può. Tutti hanno il timore di andare in ospedale, perché il più delle volte da lì si esce defunti… La soluzione del governo per combattere il virus è di fare una settimana libera e una no. Praticamente per strada non si nota alcuna differenza”.

E per le attività pastorali nelle chiese come vi regolate? “Le autorità ecclesiali ci dicono di utilizzare lo stesso schema delle settimane alterne. Abbiamo provato ad aumentare il numero di celebrazioni in modo che, con le precauzioni del caso, la gente possa distribuirsi e conservare la distanza... ma nelle celebrazioni dei battesimi, o delle prime comunioni, al termine tutti si accalcano per fare le foto! Stiamo lavorando per rafforzare l’impegno della Caritas. Ci arrivano farmaci dalla Spagna che distribuiamo in maniera oculata”.
Eppure, si corre anche nelle situazioni difficili.

 

 

 
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La grande attesa. I runner hanno cominciato l’anno con la sospensione nel cuore. Scrutiamo il futuro e lo vediamo a tinte scure, ci incolliamo ai siti delle gare per vedere se sono confermate e ogni volta che leggiamo che una manifestazione si è svolta con una certa normalità esultiamo con convinzione. Cominciamo ad essere stufi dei raduni virtuali. Non siamo fissati con la competizione a tutti i costi, ma il desiderio di correre insieme è grande. Ci mancano le sveglie all’alba (o prima) delle domeniche mattina per raggiungere il luogo di gara, il riscaldamento, i ristori, l’incontro con i vecchi amici…

Dobbiamo attendere, non c’è altro da fare. E’ necessario avere pazienza, calma e sguardo lungimirante. Coltiviamo un desiderio di normalità che la situazione dell’emergenza sanitaria sembra aggredire. La chiusura forzata ha modificato la nostra vita, i ritmi e le abitudini. Nei mesi della prima emergenza siamo stati privati di uno dei gesti più naturali che esista: l’attività sportiva, la corsa. Settimane senza allenamenti, con una motivazione calante, senza appuntamenti con gli amici nei fine settimana… Gli allenatori e i preparatori atletici hanno provato a sostenere gli atleti prodigandosi in consigli a distanza su esercizi da fare tra le mura domestiche per non perdere la forma e la forza. Alcuni hanno consigliato anche tapis roulant, ellittica o spin bike.
Ma fare attività all’aperto è un'altra cosa. Lo abbiamo capito nell’estate 2020 che ci ha visti di nuovo liberi (troppo?).

Non è facile entrare in un altro format podistico. Per rintracciarlo, in mezzo alle varie ondate del virus, è utile forse cogliere messaggi e buone prassi che scaturiscono da questa situazione, per trovarci pronti ai nuovi scenari.

Ci insegue un virus piccolo e potente, abbiamo paura, siamo minacciati da qualcosa che è infinitesimale ma molto più grande di noi. La parola virus viene dal latino e significa veleno: siamo ostaggi di un parassita. Abbiamo dovuto arrestare le nostre attività, cercare spazi in casa o in giardino, qualche centinaio di metri da ripetere su e giù continuamente, anche una rampa di scale... Tuttavia questa situazione straordinaria, la prima di dimensione planetaria dopo le due guerre mondiali del secolo scorso, ci fa riflettere sul senso della vita, sull’importanza delle “piccole cose” da non smarrire. Su dimensioni e atteggiamenti virtuosi. Ecco allora che si affaccia un’altra parola che ha una sola lettera di differenza dalla precedente. E’ la parola virtus che, sempre dal latino, indica “la disposizione d’animo a compiere il bene”.

Proviamo allora a raccogliere le virtù del tempo di clausura da Covid-19, a non disperdere il patrimonio di questa situazione nella quale ci troviamo.

L’umiltà: nuove possibilità

Il tempo intenso dell’emergenza rende più umile lo sport, meno frenetico, più lento, più sereno. Le gare virtuali, che non hanno trovato la simpatia di tutti i podisti, sono state una maniera per dare consistenza a questo sguardo un po’ più disincantato. A fine maggio dello scorso anno accompagnavo l’amico don Vincenzo Puccio in una 100km, corsa in due giorni: un atleta di livello che in altre situazioni non si sarebbe mai imbarcato in un’impresa del genere.

La flessibilità: imparare a differenziare

Gli allenamenti vanno differenziati: non possiamo e non dobbiamo spingere sempre al massimo. Bisogna alternare sedute a ritmi cardiaci elevati a sedute di allenamento meno intenso. Nei lunghi mesi di chiusura abbiamo colto l’occasione per curare alcune dimensioni che avevamo forse trascurato, ad esempio la tecnica di corsa, il potenziamento e lo stretching. Gli esercizi di tecnica sono importanti (in ogni disciplina) e non hanno bisogno normalmente di grandi spazi per essere eseguiti. Anche gli stiramenti, che molti trascurano, sono utili prima e soprattutto dopo l’allenamento.

La situazione che viviamo ci obbliga a rivedere pianificazione e preparazione a gare che costituivano probabilmente un importante traguardo stagionale. Però… l’assenza di competizioni non è solo un danno che ci provoca nervosismo. La sosta pandemica ci rende reattivi e pronti al cambiamento, sia mentalmente che fisicamente.

La consapevolezza: no alla paura della solitudine

Correre da soli, osservando il distanziamento, sembra l’unica possibilità per continuare a correre. Chi è abituato alle uscite di gruppo ha forse qualche difficoltà. Ma la solitudine non è solo un problema, un limite: può essere un’opportunità. Ci fa bene di tanto in tanto stare soli con noi stessi nel silenzio. Anche in gara spesso siamo soli; è una grande possibilità per dialogare, incontrare se stessi e conoscersi. Non si tratta di chiudersi rifiutando gli altri in una sorta di ripiegamento egoistico, ma di consapevolezza per trovare la pace e dialogare con la nostra coscienza.

La responsabilità: i comportamenti virtuosi

Lavarsi spesso le mani, evitare gli assembramenti, indossare la mascherina… Ma tra i comportamenti virtuosi vanno inseriti anche comportamenti mentali che ci aiutano a non farci prendere da ansia o disperazione. In questo anno sono circolate tante false informazioni (fake news) sul virus e sui contagi. Abbiamo compreso che è fondamentale cercare un’informazione autorevole fondata su fonti sicure in modo da essere realisti e coltivare speranza e ottimismo.

Guardando al futuro

Vivere bene le vicende ordinarie del quotidiano. L’attività sportiva può senz’altro contribuire ad una ripresa individuale e sociale non solo dopo la pandemia ma anche durante. La corsa (e anche noi che la pratichiamo) esce trasformata dalla ferita della pandemia.
Ci poniamo due domande per concludere. Quali sono state le difficoltà maggiori di questo periodo, nella mia vita personale e sportiva? Ci sono benefici che riscontro e che scaturiscono da questo periodo di “chiusura”? Una sincera risposta ci aiuterà a togliere il veleno e a dare spazio al bene.

 

 
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Domenica, 27 Dicembre 2020 22:39

La corsa purificata dal Covid-19

Se ne va un anno terribile che ricorderemo e citeremo a lungo in futuro. Cosa ha detto il coronavirus al mondo del running? In cosa lo ha messo in crisi?

La pandemia da Covid-19 ha messo in discussione il delirio di onnipotenza e di invincibilità che spesso hanno i runners. E’ stata una sorta di infortunio collettivo, un incontro con il limite. E si sa che il runner infortunato diventa più umile, sensibile, più umano… Capisce che deve avere equilibrio e che non tutto sta nelle sue mani, ma deve mettersi nelle mani di altri (medici, fisioterapisti…), e possibilmente anche di un Altro che governa il mondo. Il corpo è un dono e ha dei limiti che bisogna rispettare.

La pandemia ha contestato l’individualismo facendoci riscoprire comunità. In uno sport individuale per eccellenza come la corsa a piedi, abbiamo recuperato un certo spirito di squadra. Al di là del distanziamento fisico, si sono rotti recinti che separavano mondi (ad esempio i forti e gli scarsi) per riscoprirci ancora di più il ‘popolo del running’. Si è trovata, forse, una comunicazione più sana dove tutti hanno possibilità di espressione e ascolto. Una disponibilità al dialogo più ampio dei singoli orizzonti di sempre, che dà spazio alla sorpresa e alla solidarietà.

La pandemia ha contestato anche una presunzione che porta spesso gli sportivi a dare tutto per scontato: scansione degli allenamenti, programmazione della stagione agonistica, scelta delle gare alle quali partecipare, acquisti da fare… Oppure avere la pretesa (che è un’illusione) di conoscere tutto su argomenti come: i programmi di allenamento, la tecnica di corsa, l’alimentazione... Una rivoluzione che ha trovato disponibili e felici i più flessibili e che invece ha disturbato (molto) i ‘seriali’ e i ‘seriosi’ del running.

La pandemia ci spinge forse a pensare ad un nuovo modello per lo sport che amiamo. Dove niente è scontato, dove le pretese devono essere ragionevoli e dove l’elemento umano conta infinitamente di più di ogni altro criterio. E’ sollecitata la responsabilità individuale come presupposto per un futuro migliore: un’etica del running che rende sensato il nostro sport e la vita stessa.

Insomma vizi sociali e sportivi, prassi spesso malsane, che l’emergenza sanitaria ha smascherato innescando un cammino verso il sano, l’essenziale, l’umano. Forse è utile tenere presente queste lezioni anche nel futuro che ci attende.

“Diciamo che io all’inferno non ci sono stato. Ma ho visto com’è fatto. E come potrete immaginare, non mi è piaciuto neanche un po’, voglio starne alla larga. - scriveva due anni fa Federico Mancin, autore di Corri che ti passa: se devi ripartire, fallo correndo, nel quale racconta di come la corsa l’abbia guarito dal “male di vivere”. E chiudeva, come chiudiamo anche noi il bilancio di quest’anno:
- La terapia del running deve proseguire”.

 
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Don Franco Torresani, il runner parroco a Bolognano di Arco di Trento, è oggi  sulla cresta dell’onda non per i suoi traguardi sportivi (numerosissimi nel corso di una lunga carriera) ma perché scelto come testimonial di una campagna di sensibilizzazione.

Ogni anno la Conferenza episcopale italiana (CEI) indìce una giornata di sensibilizzazione per il sostentamento dei 34 mila sacerdoti diocesani italiani (www.insiemeaisacerdoti.it) e sceglie figure significative di presbiteri impegnati oltre che in ambito strettamente religioso anche sui fronti dell’educazione delle giovani generazioni, del sostegno ai poveri o perché vivono in situazioni piuttosto impegnative. Quest’anno l’attenzione è caduta su questo fantastico atleta capace di una serie innumerevole di vittorie e di podi sia a livello italiano che europeo.

Don Franco è l’unico religioso ad aver indossato la maglia della nazionale azzurra. E’ stato infatti convocato per difendere i colori dell’Italia in manifestazioni internazionali di corsa in montagna, in particolare nella staffetta per la quale ha una predilezione particolare. Nato nel 1962, don Franco è stato ordinato sacerdote nel 1987 per la diocesi di Trento. La passione sportiva lo ha sempre accompagnato ed aiutato a svolgere pienamente la sua missione sacerdotale forgiando anche il suo carattere noto per la determinazione (va fiero di non essersi mai ritirato in nessuna delle gare alle quali ha partecipato…). Anche quest’anno don Franco ha partecipato a numerose gare sempre con ottimi risultati. Il 25 ottobre ottobre ha conquistato con l’Atletica Paratico, la società per la quale è tesserato, il titolo italiano di corsa in montagna a staffetta al 63° «Trofeo Internazionale Vanoni». In questa specialità ha vinto 3 argenti ai Campionati Italiani Assoluti (1998, 2001,2002). Del 2018 è invece la vittoria prestigiosa alla XII edizione della Super Maratona dell’Etna, con il doppio record di staffetta e di frazione in compagnia di altre due atleti sacerdoti di notevole valore: padre Vincenzo Puccio e don Gianni Buontempo.

Don Franco ha risposto prontamente all’invito di essere testimonial di questa campagna di sensibilizzazione. «La mia missione sacerdotale si completa con l’impegno - dice - sia nell’educare i giovani attraverso lo sport che nell’assistenza spirituale agli enti sportivi. In questo periodo di emergenza, poi, lo sport svolge un ruolo di rilievo nella lotta contro il micidiale avversario con il quale sta combattendo il nostro pianeta. Sono stati mesi difficili ma, grazie anche al sostegno di associazioni che operano nel campo della solidarietà, sono riuscito ad assistere le persone più in difficoltà e dare conforto ai malati».

“La Giornata nazionale delle Offerte è una domenica di vicinanza tra preti e fedeli, affidati gli uni agli altri - spiega il comunicato CEI - tanto più nell’anno difficile del Covid, in cui da mesi i preti diocesani continuano a tenere unite le comunità disperse, incoraggiano i più soli e non smettono di servire il numero crescente di nuovi poveri”.

 
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Quattro brevi incontri pomeridiani di riflessione sui valori dello sport e della vita. Allo stadio D’Alcontres-Barone di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) dal 3 al 6 novembre si sono svolti momenti di formazione per i giovani atleti dell’ASD Duilia che lì hanno il proprio quartier generale. Una pista d’atletica che viene frequentata da ragazzi di varie fasce d’età della popolosa città tirrenica. Ogni giorno sono accolti dal vicepresidente Emanuele Torre impegnato a presentare, ai ‘suoi’ giovani atleti, contenuti formativi oltre a quelli squisitamente tecnici.

Al primo incontro si è parlato di generosità proponendo la vita e la carriera del maratoneta etiope Heile Gebresilasie capace di ben 26 record mondiali. Gebre ha sempre pensato alla sua gente costruendo scuole e dispensari medici.
Suor Elsa Pasquali, che il 29 dicembre del 1965 stabilì il record di 15,953 metri nell’ora in pista, ha fatto riflettere sul tema della donazione di sé.
Al terzo incontro si è parlato del ciclista Gino Bartali e del suo impegno di lealtà per salvare vite di ebrei perseguitati nel periodo della seconda guerra mondiale.
L’ultimo incontro ha presentato ai giovani atleti alcuni dei 15 sacerdoti del libro Preti (sempre) di corsa pubblicato quest’anno. Storie di fede e di corsa che hanno come protagonisti sacerdoti di varie nazioni impegnati nel ministero e nel costruire ponti di amicizia attraverso la corsa a piedi, praticata in maniera regolare e in alcuni casi ad alto livello.

http://podisti.net/index.php/commenti/item/6314-preti-sempre-di-corsa-il-libro-continua-in-un-progetto.html

Emanuele Torre, presentando queste quattro riflessioni ai ragazzi della Duilia, aveva scritto: “Andrà tutto bene e noi lo facciamo in sicurezza, affidandoci anche alla riflessione, grazie alla splendida collaborazione di padre Pasquale Castrilli. Le storie che parlano di sport sono quelle che ci insegnano a parlare di vita. ‘Certe medaglie si attaccano all’anima, non alla giacca’, diceva un grande uomo di sport e di vita come Gino Bartali”.
Anche in questo difficile periodo di emergenza sanitaria, allo stadio D’Alcontres-Barone si vive con entusiasmo l’atletica leggera. Gli allenamenti diventano anche un tempo terapeutico per i giovani. Uso della mascherina, gel disinfettanti e distanziamento interpersonale sono osservati scrupolosamente prima e dopo gli allenamenti. 

Gli incontri con i giovani atleti alla pista di atletica si sono svolti nel contesto della settimana missionaria nella parrocchia della frazione Santa Venera, dove è parroco padre Vincenzo Puccio, podista SM45 di livello nazionale.

 
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Il convegno “Sport: ripensando il futuro” organizzato dal Dicastero vaticano per i laici, la famiglia e la vita e dalla Fondazione San Giovanni Paolo II per lo Sport ha visto un’ampia partecipazione da tutti i continenti. Il seminario di studio si è svolto nel mese di ottobre sulla piattaforma ZOOM in quattro tappe con le seguenti tematiche:

  • 1 ottobre: “Lo sport dopo la pandemia: cambierà qualcosa?”
  • 8 ottobre: “Dare il meglio di sé: lo sport come modello di vita”
  • 15 ottobre: “Sport inclusivo: un'opportunità da non perdere”
  • 22 ottobre: “Proposte per una migliore ripartenza: un'ecologia antropologica”

Ciascuna sessione prevedeva un'introduzione, una testimonianza, una relazione principale e una parte conclusiva ‘aperta’, con domande e risposte. A fare gli onori di casa Santiago Pérez de Camino, responsabile della Sezione Sport del Dicastero pontificio incaricato dell’organizzazione.

Tre erano le finalità del convegno: analizzare i valori di cui lo sport può farsi portatore, favorire l’incontro e la conoscenza tra atleti, allenatori, manager e operatori dello sport di vari continenti, condividere esperienze sul campo che promuovono uno sport umano e in stretta relazione con la società.

Concludendo i lavori Santiago Perez ha provato a fare una sintesi sottolineando la ricchezza degli interventi e ringraziando i partecipanti. Ha ribadito l’impegno del Dicastero vaticano, che desidera dare un contributo nell’approfondire il valore educativo dello sport “strumento per la formazione integrale della persona.”

Ha poi indicato tre parole-chiave per costruire lo sport del futuro: Inclusione favorendo partecipazione a tutti i livelli; formazione, il contributo dello sport alla formazione integrale della persona; sostenibilità, appoggiando le sane pratiche sportive. Ha poi parlato del progetto di un futuro convegno sul tema Sport e fragilità. “Lo sport sarà migliore in futuro? - si è chiesto Perez in conclusione. Invitando i partecipanti alla riflessione personale e condivisa, perché “senza pensiero non ci sarà innovazione”.
Una delle idee che è emersa in varie occasioni nel corso del seminario è che lo sport del futuro non deve ripetere quello del passato, ma provare ad essere migliore. Dunque il periodo di crisi che viviamo con la pandemia va visto come opportunità e non solamente nelle sue dimensioni limitanti.

 
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Martedì, 13 Ottobre 2020 19:23

La vita da film di padre Puccio oggi a TV2000

13 ottobre. Si è parlato di corsa, dei valori dello sport, della forza della vita, della fede cristiana e di tanto altro stamattina a “Bel tempo si spera” il programma mattutino di TV2000.  In studio, intervistato dalla conduttrice Lucia Ascione, c’è in clergyman e scarpe da running un emozionato padre Vincenzo Puccio, parroco a Santa Venera (Barcellona P. G., Messina). Un segno di attenzione e stima del canale televisivo della Conferenza episcopale italiana (CEI) per il forte atleta master siciliano.

La storia di Vincenzo è la trama di un film. La partecipazione ai Giochi della gioventù, il padre che lo affida a Tommaso Ticali, allenatore di atleti siciliani di razza, poi la vocazione, lo stop alla corsa ordinato dai superiori negli anni di seminario, la passione per il running che ritorna, le affermazioni da master…

Mentre risponde alle domande si alternano i titoli: “Don Puccio il prete maratoneta”, “Il prete più veloce d’Italia”, “Don Vincenzo, il prete che corre con la benedizione del Papa”. La conduttrice è colpita da questa presenza singolare nel mondo dello sport. Una presenza di grande qualità. Parlano i personal best di questo prete volante: 2.29'10'' in maratona (Treviso 2015), 1.12'25'' nella mezza maratona (Roma-Ostia 2019), 32'40'’ nei 10km (Aspra, Palermo, 2015).

Nonostante lo stop da coronavirus Vincenzo è riuscito a correre quest’anno numerose gare su pista e su strada. Ricordiamo il tempo di 16’15’’ sui 5000 metri nel mese di agosto, una 50km con quasi 1000 metri di dislivello positivo a fine giugno (3.58’42’’) e una 100km (in tre sessioni, tempo finale 7’38’17’’) a fine maggio. La storia di Vincenzo è stata narrata recentemente nel libro “Preti (sempre) di corsa”, editrice Missionari OMI (www.pretisempredicorsa.it).

E’ possibile rivedere l’intervento odierno di Vincenzo nei minuti iniziali della puntata del 13 ottobre di “Bel tempo di spera” al link www.tv2000.it/beltemposispera

 
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Martedì, 06 Ottobre 2020 22:11

Al Giro in Sicilia sognando una maratona prossima

6 ottobre - Ultimo chilometro, a destra e sinistra le transenne con i pannelli pubblicitari. L’asfalto è fresco di stesura; corriamo con Giovanni, come in tante altre occasioni, parlando di una possibile ripresa dopo la pandemia da coronavirus. Il vento, il mare e le isole sono sulla destra, pensieri e sogni sono nel cuore.

Non è il finale di una maratona (magari), ma solo quello che tra poco diverranno gli ultimi due chilometri della tappa odierna, la quarta, dell’edizione 2020 del Giro d’Italia. Siamo a Villafranca Tirrena, cittadina tirrenica di 8mila abitanti in provincia di Messina: non mancano a terra le scritte tifose inneggianti allo “squalo dello Stretto”, Vincenzo Nibali.

Fra qualche ora sfrecceranno su questo asfalto i corridori del Giro, a 55km/h. Noi andiamo molto più piano e ci godiamo l’atmosfera pre-gara: le troupe della RAI che allestiscono telecamere e palchi per le dirette, i gonfiabili degli sponsor, la preparazione delle transenne e del palco della premiazione. Qualche ciclista amatore sul percorso tenta invano di arrivare sotto l’arco di arrivo, la gente inizia a popolare le strade, tutti con mascherina e relativo distanziamento.
La speranza è di una ripartenza anche per le gare podistiche su strada. Qui in Sicilia qualche timido accenno di ripresa c’è, molti podisti hanno virato in questi mesi sulle gare su pista: soprattutto 3000 e 5000. E sono sempre parecchie le gare su strada rimandate o annullate. Palermo (22 novembre) e Catania (13 dicembre) ci credono con convinzione e lavorano per le rispettive maratone, giunte rispettivamente alla ventiseiesima e alla terza edizione (della nuova serie), e per altre distanze in programma.

Per la cronaca del Giro, sul traguardo di Villafranca Tirrena vittoria oggi al fotofinish del campione nazionale francese Arnaud Demare (Groupama-FDJ), e invece transenne addosso a due atleti della Vini Zabú-Brado-KTM: l’italiano Luca Wackermann, costretto al ritiro, e l’olandese Etienne van Empel. Al momento in cui scriviamo non sono ancora state accertate le cause di questo incidente: si fa strada l’ipotesi che sia stato il vento, provocato da un elicottero in volo per le riprese tv, a sollevare le transenne.

 
 
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C’è la mezzofondista Camille Chenaux in copertina del libro di papa Francesco sullo sport, in uscita in questi giorni. Raffigura il momento quando, in piazza San Pietro lo scorso anno, il Santo Padre le consegnava la fiamma olimpica in vista delle Universiadi di Napoli.

Mettersi in gioco. Pensieri sullo sport, dell’Editrice Vaticana (124 pagine, 5 euro) raccoglie discorsi che Francesco ha pronunciato nelle occasioni di incontro con atleti e dirigenti del mondo sport. In un appello dell’aprile 2019 in occasione della Giornata mondiale dello sport per la pace e lo sviluppo indetta dalle Nazioni Unite aveva affermato: “Lo sport è un linguaggio universale, che abbraccia tutti i popoli e contribuisce a superare i conflitti e a unire le persone. Lo sport è anche fonte di gioia e di grandi emozioni, ed è una scuola dove si forgiano le virtù per la crescita umana e sociale delle persone e delle comunità. Auguro a tutti di mettersi in gioco nella vita come nello sport”.

Nella prefazione al libro del curatore Lucio Coco, pubblicata da Avvenire questo 29 agosto, leggiamo tra l’altro: ”La pratica sportiva educa ad essere leali, onesti, a coltivare la semplicità, il senso di giustizia, l’autocontrollo, tutte virtù non solo di chi fa sport ma più propriamente dell’uomo. In tal modo viene reso un importante servizio all’umanità e «i valori di rispetto, coraggio, altruismo, equilibrio e dominio di sé, appresi nello sport, sono una preziosa preparazione per una buona riuscita nella corsa della vita».

La presentazione del libro è prevista lunedì 7 settembre, alle 11.30, presso lo stadio “Nando Martellini” di Roma.

Una soddisfazione e una responsabilità per la Chenaux. La forte atleta di Athletica Vaticana si è migliorata in questi mesi e vanta personali di tutto rispetto: 4’27’’88 sui 1500 metri, 9’33”59 sui 3000 metri, 16’35”44 sui 5000 metri. La vedremo all’opera nei 10000 metri ai Campionati italiani di Conegliano il 27 settembre, nei 1500 e 5000 metri il 18 ottobre a Modena. Correrà certamente seguendo i consigli di papa Francesco.

 

 
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“Don Vincenzo Puccio. Lo sport educa alla fatica e alla fede” è il titolo dell’articolo a firma di Rossana Campisi pubblicato dalla rivista settimanale Credere (n. 34 del 23 agosto 2020). Nell’articolo Vincenzo ripercorre la sua storia di fede e di sport. “Da piccolo volevo diventare un grande atleta, ma la chiamata al sacerdozio è stata più forte” dice. Il parroco di Santa Venera racconta gli inizi con il professor Tommaso Ticali, l’entrata in seminario, lo stop con l’atletica e la ripresa molti anni dopo tornando a standard molto alti. “Correre per me è una grande sorgente di equilibrio umano e spirituale” - afferma Vincenzo, che in questo mese di agosto è tornato a gareggiare in pista ottenendo ottimi risultati: 9’27” il 2 agosto sui 3000 metri, 16’15” il 10 agosto sui 5000 metri.
Nei mesi di chiusura causa emergenza sanitaria si era invece misurato su distanze lunghe correndo gare ‘virtuali’ sui 50km (3.58’42” con 750 d+) e sui 100km (7.38’17”, in tre sessioni). Anche in quelle gare aveva mostrato tenacia e ottime condizioni atletiche.

A pagina 22 dell’articolo di Credere, un box è dedicato al libro, che racconta la vittoria di una “speciale staffetta” di sacerdoti (Puccio, Buontempo, Torresani) alla Super Maratona dell’Etna del giugno 2018. La foto di quella staffetta, riportata in evidenza sulle pagine di Credere, con il trofeo e le magliette ufficiali della manifestazione, ricorda un evento davvero memorabile che stupì tutti.

(Su queste colonne se ne era già parlato: http://podisti.net/index.php/commenti/item/4210-la-gioia-del-vangelo-e-anche-dare-il-meglio-di-se.html )

Credere. La gioia del Vangelo è una rivista settimanale dei Paolini nata nell’Anno Santo della misericordia (2015/2016). Racconta l’attualità ecclesiale riportando in ogni numero le parole di papa Francesco, storie e testimonianze di fede di personalità note al grande pubblico e di gente comune, approfondimenti sui “perché” della fede. In ogni numero la rubrica Itinerari della fede permette di visitare chiese, monasteri, santuari, feste care alla tradizione cristiana della nostra Penisola.

 

 
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La prima edizione del Campus running è andata in scena dal 2 al 10 agosto. Il Centro Agape dei Missionari Oblati di Maria Immacolata di Messina-Gesso è stato il luogo di ritrovo e partenza per le attività in programma. I contenuti del Campus, organizzato da un gruppo di runners di Villafranca Tirrena (ME) nel mese di gennaio, hanno subito vari cambiamenti a causa dell’emergenza sanitaria. Il programma è stato quindi ridotto, ma non per questo meno interessante. Il gradimento dei partecipanti lo testimonia.

Il 4 agosto, un pellegrinaggio a piedi con partenza dal Centro Agape e arrivo al santuario mariano di Dinnammare a 1100 metri s.l.m. ha portato in vetta undici runners  che hanno percorso i 14km con 900 metri circa di dislivello in quasi tre ore di cammino. All'arrivo, la celebrazione della messa presieduta da mons. Cesare Di Pietro, vescovo ausiliare di Messina, e lo splendido panorama sull'area dello Stretto.

Domenica 9 agosto i partecipanti al Campus si sono recati all'Etna per partecipare al Trail della Galvarina (18,5 km con 750D+) e ad un walktrail di 8 km. Un avvincente percorso su sabbia, sterrato e cenere lavica che è stato teatro anche di un’ultramaratona di 60km. https://podisti.net/index.php/cronache/item/6385-l-etna-accoglie-i-podisti-trail-dell-etna-e-della-galvarina.html

Tre allenamenti mattutini hanno consentito di visitare luoghi davvero unici. La zona dello Stretto, Capo Peloro e i laghi di Ganzirri, Capo Milazzo con splendido panorama sulle isole Eolie, infine Baia del Tono e la riviera di ponente che da Milazzo conduce su un lungomare infinito verso Terme Vigliatore, con il santuario di Tindari sullo sfondo.

I podisti hanno goduto della bellezza di località come le isole Eolie, il santuario di Tindari, l’entroterra della provincia di Messina, Cefalù. A conclusione la partecipazione (da spettatori) al Meeting di san Lorenzo svoltosi allo stadio D’Alcontres-Barone di Barcellona Pozzo di Gotto.
E già si pensa ad una nuova edizione del Campus nel mese di agosto 2021 con un programma articolato e una manifestazione podistica conclusiva.

 

Paolo da Roma, uno dei partecipanti, al termine del Campus running condivide alcune considerazioni:

“Il viaggio Roma-Villa San Giovanni è stato tranquillo: l’era della costruzione della Salerno Reggio Calabria è terminata. Il traghetto in pochi minuti ci porta a Messina. L’accoglienza è stata calorosa e amichevole, caratteristiche che si sono sentite nell’intero periodo da tutte le persone che hanno partecipato a questo Campus. Durante il tragitto da Messina a Gesso, dove è la casa che ci ha ospitato, non puoi fare a meno di meravigliarti della natura che ti circonda; un verde intenso e rigoglioso. Non meno importanti sono stati i recovery meal. E dopo le passeggiate o le corse di allenamento non sono mancate le granite con brioches, l’arancino (mi raccomando: a Messina con la ‘o’ finale) e poi i cannoli. La cucina della cuoca della casa è stata semplice ma ben curata e con prodotti dell’orto a ‘metri zero’. Tutto molto buono, dalla colazione alla cena. Il giorno della partenza, dopo i saluti, ti prende per un attimo un nodo alla gola: sembra che saluti i tuoi familiari o gli amici più intimi che forse, a Dio piacendo, rivedrai il prossimo anno. Un Campus all’insegna della fraternità, semplicità e accoglienza (in questi momenti che viviamo ce n’é veramente bisogno), gli allenamenti in luoghi meravigliosi: insomma una bella vacanza di riposo. E se andando via sembra che lasci un pezzettino del tuo cuore, vuol dire che sei stato molto bene”.

 

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Sono due le idee dentro il progetto “pretisempredicorsa” che ha visto la luce nel mese di maggio.

Da una parte creare una community di sacerdoti che hanno la passione per la corsa a piedi. Sono più di quanto si possa immaginare. Ho cominciato a conoscerli anni fa, a ‘stanarli’ e a farli incontrare seppur virtualmente. Si va da padre Sante al confine tra Venezuela e Colombia al fortissimo don Puccio in Sicilia, dai luoghi di San Francesco di Assisi dove vive don Federico a padre Alberto nella periferia di Madrid, da don Marco in Uruguay a padre Zweli in Sudafrica, dal campione di corsa in montagna don Torresani di Arco di Trento a padre Jacopo in Irlanda…

La seconda idea che sostiene il progetto è creare un luogo, una piazza di incontro, per conoscere questi “uomini di Dio” che hanno inserito la corsa a piedi nel proprio programma di vita settimanale come spazio salutare di riflessione, riconciliazione con il mondo e con se stessi, dialogo con il Creato e con il Creatore. Non mancano le sorprese, anche perché alcuni di loro vantano ottime prestazioni cronometriche.

Tassello iniziale del progetto è il libro Preti (sempre) di corsa (Missionari OMI editrice 2020, 11 euro) al quale ho lavorato soprattutto nel periodo di chiusura forzata causa emergenza sanitaria da coronavirus. Un modo per continuare a correre, seppur attraverso la tastiera di un computer, riordinando appunti e materiali raccolti negli ultimi anni. Nella fase finale dell’elaborazione del libro ho trovato la disponibilità del direttore Marri che ha scritto una stupenda postfazione e di Dario Marchini di Runner’s World Italia che ha invece scritto la prefazione. Sulla copertina del libro, Michele Amato ha fissato l’arrivo di padre Vincenzo Puccio e Francesco Ingargiola alla mezza maratona dei Nebrodi 2020 di Sant’Agata Militello (Messina).

C’ anche un sito Internet (www.pretisempredicorsa.it) che arricchisce e amplia il libro presentando fotografie e una scheda di ciascun sacerdote podista. Troviamo anche un notiziario mensile con novità sui “preti di corsa”. Veniamo così a sapere che don Marco ha corso nel mese di maggio la Milla latinoamericana in Uruguay, che don Puccio è stato impegnato a giugno in due gare virtuali in Sicilia: una 100km e una 50km http://podisti.net/index.php/cronache/item/6251-don-puccio-dedica-ad-alex-zanardi-la-sua-pistoia-abetone-virtual.html

che don Torresani ha corso una staffetta, assieme agli atleti della sua società, l’Atletica Paratico, conclusa a Mezzoldo in onore di Raimondo Balicco.

Una delle scintille iniziali del progetto “Preti (sempre) di corsa” va rintracciata nella partecipazione della staffetta Evangelii Gaudium alle edizioni 2018 e 2019 della Super Maratona dell’Etna. Partecipazione raccontata nel libro “Evangellii Gaudium. La staffetta dei sacerdoti runners sulle pendici dell’Etna” (Missionari OMI editrice 2019, 6,50 euro) presentato lo scorso anno in 14 occasioni e di cui si era parlato anche su queste pagine:

http://podisti.net/index.php/commenti/item/4210-la-gioia-del-vangelo-e-anche-dare-il-meglio-di-se.html

Entrambi i libri contribuiscono alla creazione di un fondo denominato “Sport in missione” per avviare al gioco e allo sport ragazzi che vivono nei paesi del Sud del mondo. I libri (anche gli altri del sottoscritto) sono acquistabili su Amazon: https://www.amazon.it/Libri-Pasquale-Castrilli/s?rh=n%3A411663031%2Cp_27%3APasquale+Castrilli

 

 
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Un’edizione davvero speciale per la Pistoia-Abetone che si era corsa la prima volta nell’ottobre 1968. E un altro bel traguardo per don Vincenzo Puccio: 3.58’42’’ il tempo con il quale il parroco ed atleta siciliano ha portato a termine la “50km Pistoia Abetone Virtual - Il sapore della sfida”, sabato 27 luglio, replica virtuale della prestigiosa gara appenninica. Anche questa gara storica, che si corre ogni anno a fine giugno, ha subito la sorte di tante altre annullate a causa dell’emergenza sanitaria.
La prova di don Puccio è stata impegnativa non solo per il chilometraggio, ma anche per i 750metri di dislivello positivo richiesti dal regolamento per entrare in classifica.
Il percorso scelto per la “sfida” partiva dal lungomare di Villafranca Tirrena (Me) per salire sulla SS113 verso le Quattro strade (Don Minico) e proseguire più in alto, oltre Borgo Musolino. Vincenzo ha affrontato la frazione in salita di circa 14km alla media di 5’15’’/km. Il tragitto è proseguito poi verso Portella Castanea, a seguire la lunga discesa che conduce in località Marmora sulla litoranea passando da Salice. Discesa che è stata affrontata alla media di 4’31’’/km. Gli ultimi 11km Vincenzo li ha corsi sulla litoranea per concludere di nuovo a Villafranca Tirrena in zona ex Pirelli.
Al termine della gara il primo pensiero di don Puccio, che svolge il ministero di parroco a Santa Venera di Barcellona Pozzo di Gotto, è stato per Alex Zanardi. “Ho cercato di correre con prudenza: 50km sono tanti e il dislivello di 750 metri è molto impegnativo. Dedico questa 50km ad Alex Zanardi, un uomo che ci ha dato sempre la forza di rialzarci dopo i vari incidenti che ha avuto e anche quest’ultimo. Insieme a molti sacerdoti di Athletica Vaticana stiamo pregando per lui. Oggi durante questi 50km mi veniva in mente spesso Alex e la sua forza di non arrendersi. Molte volte noi ci arrendiamo mentalmente, ci scoraggiamo, invece dobbiamo avere questa grinta e dire: possiamo rialzarci e andare avanti”.
Padre Vincenzo ha poi sottolineato il caldo degli ultimi chilometri e ringraziato la comunità dei Missionari Oblati di Maria Immacolata (OMI) di Messina-Gesso, e Carmelo Cisto, l’atleta messinese che lo ha accompagnato negli ultimi 11 chilometri. “Attraverso i paesaggi sono riuscito a meditare - ha poi concluso - Si vedeva la perfezione di Dio. Ho pregato durante la strada: siamo partiti da una cappellina della Madonna del Tindari che ci ha accompagnato in questo viaggio”.

La Pistoia Abetone Virtual ha visto la partecipazione di 450 atleti divisi nelle due distanze previste di 50km (750D+) e 30km (500D+). E’ stata allestita dall’ASD Silvano Fredi organizzatrice della Pistoia Abetone, e dal gruppo Facebook “100km di Passione”. Era possibile correre ciascuno individualmente e nel rispetto delle norme e decreti nazionali e regionali vigenti. Al termine della prova ogni atleta ha comunicato agli organizzatori il proprio tempo e percorso attraverso le applicazioni Strava e Garmin. Le classifiche saranno disponibili tra alcuni giorni.

 
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Martedì, 23 Giugno 2020 15:10

A Gesso (ME) un Campus Running ‘di comunità’

Un Campus running “modello africano”. E’ quello che con un gruppo di amici podisti messinesi avevamo sognato e iniziato a concretizzare lo scorso gennaio. Poi la chiusura causata dall’emergenza coronavirus ci ha impegnati a tutti i livelli. Riparlandone insieme qualche giorno fa, ci è sembrato di poter organizzare una versione ridotta… Siamo in Sicilia, dove i numeri dell’epidemia sono stati bassi, e da inizio giugno si può entrare tranquillamente nell’isola (senza quarantene).
Seguendo le norme e con le dovute cautele è possibile organizzare un evento come questo.   

Si tratta di un mix di allenamento e vacanza per appassionati di corsa su strada di ogni livello e per i loro familiari. La passione per la corsa migliora la nostra vita. Vogliamo condividere questo 'bene' e imparare gli uni dagli altri. E’ una prima edizione da costruire insieme.
L'atmosfera del Campus vorrebbe essere familiare nell’ottica di una condivisione che ci permette di tenere bassi anche i costi. Il Campus Running 2020 desidera sostenere progetti di sviluppo nei paesi del Sud del mondo.

Dove: Centro Agape, Missionari OMI Messina-Gesso

E' una casa ubicata sulle colline alle spalle della città di Messina a 250 metri sul livello del mare, dotata di 11 stanze al primo piano (bagno in camera) che offre un'ospitalità essenziale. A piano terra la sala mensa, la cucina e un salone. Ogni partecipante (o nucleo familiare) ha a disposizione una stanza autonoma con bagno. Vorremmo realizzare una sorta di autogestione preparando insieme le cene e le colazioni e provvedendo alla sistemazione quotidiana della casa. L’idea è realizzare un campus dove tutti collaborano.

Quando

Da domenica 2 (arrivo in serata) a venerdì 7 agosto 2020. E’ possibile partecipare anche per un periodo più limitato.


Cosa faremo

Allenamenti quotidiani in gruppi di due o più livelli. Gli allenamenti sono guidati da Vincenzo Puccio, istruttore tecnico di atletica leggera. Ci saranno anche riunioni tecniche per condividere le nostre conoscenze su tecnica di corsa, alimentazione, cross training, motivazione e altro. Nel corso del Campus programmeremo insieme qualche gita-escursione al mare e in montagna.

Guida tecnica 

Vincenzo Puccio, maratoneta e istruttore Fidal. Vincenzo corre da molti anni. Nel 2019 ha corso in 1.12' la mezza maratona Roma-Ostia e in 2.35' la maratona di Milano. E’ un sacerdote, parroco a Barcellona Pozzo di Gotto (Me), già noto ai lettori di queste pagine.

Costi

I proventi dell'ospitalità del Centro Agape sono utilizzati per le spese vive e la manutenzione della struttura. Eventuale surplus viene inviato annualmente ai Missionari Oblati di Maria Immacolata in Africa, Asia e America latina, per sostenere progetti educativi e sanitari in aree povere del pianeta. Non c'è una quota fissa procapite. Ci si può comunque regolare sui 30 euro al giorno tutto compreso.

 

Informazioni

Pasquale Castrilli - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Gruppo organizzatore

  1. Castrilli, V. Puccio. C. Picciolo, S. Miduri, D. Lepore, J. Di Dio., C. Cisto
 
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Mercoledì, 10 Giugno 2020 23:44

I "nove colli" del Coronavirus

Si sono concluse domenica scorsa le “11 maratone della speranza”, iniziativa singolare (una delle prime nel periodo della chiusura forzata causa emergenza sanitaria) promossa dal Clubsupermarathon del presidente Paolo Gino. Si trattava di rimpiazzare le prove previste in calendario e impedite dal coronavirus con ‘gare’ che ciascuno correva da solo sulla distanza che più gradiva. Scopo principale delle maratone della speranza: raccogliere fondi a favore di istituzioni impegnate nell’emergenza. La prima delle maratone virtuali si era svolta il 5 aprile in coincidenza della data della Milano Marathon, l’ultima è andata in scena domenica scorsa in coincidenza con la maratona di Suviana.

Raccontavamo di queste maratone nel post del 15 maggio con un diario personale delle prime sette maratone.

https://www.podisti.net/index.php/in-evidenza/item/6154-maratone-della-speranza-7-su-11-per-ora.html

E’ arrivato il momento di raccontare le altre quattro. Ma prima è utile menzionare alcuni numeri. I partecipanti complessivi alle 11 prove sono stati 1283, la somma raccolta finora ammonta a 22.223,08 euro. Da menzionare anche il libro (in corso di realizzazione) che conterrà i racconti dei partecipanti. Ce ne sono attualmente 381 di 82 autori.

17 maggio. CORONAVIRUS: NOVE COLLI DA SUPERARE - 16,4 km

Domenica bella e serena. Un caldo un po’ sopra le righe, una giornata luminosa nella quale corro l’ottava “maratona della speranza”. Lo scirocco annebbia la vista. In quest’ultima settimana è stato potente e fastidioso. Nove colli da scalare, nove prove da superare come quelle vissute nel periodo più intenso dell’emergenza sanitaria che non è terminata, ma che forse stiamo oltrepassando. Allo stesso tempo nove tesori da conservare per gli anni a venire, che sono penetrati in maniera precisa nella nostra vita.

Primo colle. Il distanziamento. Ci siamo ritrovati (e ci troviamo) distanti, senza la possibilità di una stretta di mano, di un abbraccio. Qui al sud il peso del distanziamento fisico è forse ancora maggiore. Alle volte le relazioni interpersonali della nostra vita sono dispersive. E’ utile stare un po’ di più con sé stessi, imparare a parlarsi, a perdonarsi.

Secondo colle. La paura. Talvolta il terrore. Ogni sera a controllare i numeri, in TV o sui social, per capire l’andamento generale e locale. La paura è utile se non diventa terrore. Se non ci deprime, se non ci paralizza, ma ci aiuta a pensare, valutare, relativizzare. Un po’ di prudenza non guasta mai (ma solo un po’).

Terzo colle. Il contagio. I numeri sono stati spietati soprattutto in Lombardia e in altre zone del nord del paese. Siamo stati martellati sulle norme igienico-comportamentali da osservare per limitarlo. Ma abbiamo notato anche un contagio di bene e di solidarietà. Come quello che stiamo vivendo nelle “11 maratone della speranza”.

Quarto colle. La scuola. Le giovani generazioni sono il futuro di ogni nazione. La scuola si è trasformata, con le lezioni in videoconferenza e il ruolo fondamentale dei genitori a casa. Si apprende dalla storia, ma anche dall’esperienza. Questa situazione resterà per sempre nel vissuto dei nostri ragazzi.

Quinto colle. Le fake news. Soprattutto nelle due settimane di fine marzo/inizio aprile siamo stati inondati di notizie, ma anche di false notizie, di bufale, sul virus e sui rimedi. L’informazione è una risorsa delle società civili, come il sangue che circola nel corpo. Va mantenuta sana, senza speculazioni.

Sesto colle. I parrucchieri, i barbieri. Siamo diventati barboni impresentabili. Capelli lunghi, capelli sbiancati senza le opportune tinte. C’è forse un decoro interiore che va coltivato così come facciamo con il nostro aspetto esterno. Chi e cosa abita il nostro cuore?

Settimo colle. Gli spostamenti. Reclusi nelle nostre case, abbiamo subito una gran confusione e una certa pressione. E’ utile distinguere gli spazi e il tempo per ogni cosa: il lavoro, la famiglia, le passioni, le relazioni sociali... Ogni cosa al posto giusto e al momento giusto, dentro e fuori di noi.

Ottavo colle. L’attività sportiva. Con la sottile distinzione tra essa e “l’attività motoria”… Abbiamo corso nei giardini, sui balconi, nei parcheggi, in poche decine di metri. La corsa come resistenza sociale, come “disobbedienza” alla logica imposta dal virus. Ci siamo attaccati a lei, la nostra compagna di sempre, e alle sue endorfine.

Nono colle. La morte. Le immagini dei camion dell’esercito a Bergamo ci resteranno dentro per sempre.  Una nazione intera li ha pianti. Il pensiero della morte può qualificare la vita. Non siamo i padroni di niente e di nessuno, speriamo di essere solo buoni amministratori di noi stessi e di quanto ci è affidato.

Dopo i nove colli sono andato nel nostro orto a mangiare nespole.

23 Maggio. PASSATORE SALESIANO - 14km

Un gara mitica che quest’anno ha condiviso la sorte di centinaia di competizioni: cancellazione o rinvio. Il Passatore è legato ad alcuni nomi. Senz’altro Giorgio Calcaterra, re Giorgio, che l’ha vinta 12 volte tra il 2006 e il 2017, ma anche altri personaggi sono degni di nota. Tra questi un sacerdote salesiano, don Piergiorgio Tommasi. Classe 1940, l’ha corsa 34 volte ed era pronto a correre l’edizione 2020, la 35ma! Direi che meriti una doverosa citazione. C’è anche la sua storia nel mio ultimo libro che esce proprio in questi giorni dal titolo Preti (sempre) di corsa (Missionari OMI editrice, 11 euro). 15 storie di sacerdoti podisti in tanti angoli di mondo. Piergiorgio racconta il Passatore come nessun altro. Metro per metro. Molti lo conoscono come il buon samaritano perché si ferma ad aiutare tutti. La sua miglior prestazione in 12 ore e 37 minuti la stabilì il 28 maggio 1989. Ci siamo incontrati l’anno scorso a Verona dove vive da pensionato dopo lunghi anni di docenza in varie scuole salesiane del Veneto. Parlerebbe giornate intere del “suo” Passatore: i compagni di corsa, i contrattempi, le persone conosciute sul percorso, la gioia e l’emozione dell’arrivo a Faenza…

Ma in questo fine settimana la 100km l’ho vissuta, oltre che correndo i miei 14km, accompagnando in bici l’amico padre Vincenzo Puccio. Il sacerdote siciliano ha corso 100km in tre sessioni: 45+25+30. Qui il racconto di questa piccola impresa:

https://www.podisti.net/index.php/cronache/item/6172-il-passatore-virtuale-e-stato-la-prima-cento-per-padre-vincenzo-puccio.html

31 maggio. RECORDANDO LA STRADA - 16,2km

Questa ce l’ho! Avevo corso la maratona a Torino il 4 ottobre 2015. Ricordo il bel panorama innevato delle Alpi una volta usciti dalla città e naturalmente il lungo rettilineo finale. Fu una bella maratona e oggi l’ho “recordata” con piacere. Alle strade che abbiamo percorso nella vita (sia quelle fisiche che quelle simboliche) abbiamo consegnato in qualche modo un pezzo di noi: pensieri, ricordi, persone, affetti… Ad una gita negli ultimi anni di Liceo sulla Costa Azzurra ci dissero: “Oggi andiamo a Monaco”. Una volta sul posto, ci furono date un paio d’ore di visita libera… Mi ritrovai su una discesa, tornante a sinistra e, dopo la curva a destra, l’inizio del lungomare e una lunga galleria. Avevo la sensazione di essere già stato su quella strada… Ma com’era possibile? Era la prima volta in vita mia che entravo in Francia e di lì a Monaco! Un po’ preoccupato di questa sensazione lo ero. Dieci minuti dopo, la soluzione: ero sul circuito d Montecarlo che avevo visto tante volte in TV per il Gran Premio di Formula1. Ci avevano parlato di “Monaco”, che io non avevo associato a “Montecarlo!”.

Alle volte ci sono segni che ci ricordano i percorsi e gli eventi della vita. Ad esempio le cicatrici che portiamo sul corpo: segno di una caduta, di un intervento chirurgico... Poi ci sono le cicatrici dell’anima e qui il discorso diventa più personale e complesso. Che segni ci lascia dentro l’emergenza sanitaria? Tanti. Tra questi ce n’è uno molto bello: le 11 maratone della speranza. Credo le “recorderemo” anche in futuro.

7 giugno. SUVIANA. L’ultima (per ora) - 14,2km

E’ finita col vento. A Suviana come qui al sud… Le 11 maratone della speranza sono terminate. Mi mancheranno, e mancheranno anche i bei racconti, desiderio di condividere non solo sensazioni, ma anche riflessioni profonde, umane, vere. Due mesi in compagnia delle “maratone della speranza” per sconfiggere la solitudine, mettere in campo la solidarietà, mantenersi in forma, coltivare sogni.

Devo dire che le prime sette/otto hanno avuto davvero un sapore speciale. Sarà stato sicuramente a causa della chiusura forzata e dell’impossibilità di uscire. Siamo stati privati del gesto più naturale che ci sia e soprattutto della libertà. Forse possiamo dire, con altre parole, che ci siamo esercitati a costruire e coltivare la vera libertà che è anzitutto interiore. Anche se fossimo rinchiusi in pochi metri quadrati, potremmo avere orizzonti ampi e un cuore generoso; e questo ci rende liberi, ci rende esseri umani.

Per festeggiare la libertà, di recente ho fatto un mini tour in bicicletta. Tre giorni da Messina a Palermo sulla costa tirrenica passando per bellissimi posti: il santuario della Madonna del Tindari, Patti, Capo d’Orlando, Cefalù… Un percorso lento e meditativo, drizzando i sensi per cogliere particolari, soprattutto incontrare e ascoltare le persone. La voglia di normalità è tanta. I siciliani aspettano i turisti fonte di un’economia che, come in tante altre zone della Penisola, è in grande sofferenza. I lidi sono quasi pronti, le spiagge pulite, i paesi si rifanno il trucco per una rinnovata dignità.

A questo link, un diario minimo del mio viaggio: http://www.pasqualecastrilli.it/i-miei-trekking/biking-messina-palermo

 Il cammino delle “maratone della speranza” prosegue con altre 9 maratone a partire da domenica prossima. “Non essendoci agli inizi di giugno 2020 la possibilità di programmare l’attività agonistica e societaria, - scrive il presidente del Clubsupermarathon - per continuare a mantenere un legame forte tra noi in questi giorni di emergenza che sembra non finire mai, l’unica cosa che possiamo fare è continuare a stare insieme virtualmente allungando la serie degli 11 eventi portandoli a 20”. Per il regolamento si può consultare il sito del Club. Ecco le date:

  • 14 Giugno: Stop alle Cozze
  • 21 Giugno: La Vallée ci aspetta
  • 28 Giugno: Abetone mon Amour
  • 5 Luglio: I Conti tornano
  • 12 Luglio: Magica Romaaa
  • 19 Luglio: Il ritorno della Sibilla
  • 26 Luglio: Gransasso c’è
  • 2 Agosto: Lago Dorato forever
  • 9 Agosto: Venti di speranza - Venti di dono

 

 
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Un assaggio della 100km, un sogno coltivato da anni. Per Vincenzo Puccio è arrivato l’esordio nell’ultramaratona. 100km, sebbene in tre sessioni (in un giorno e mezzo) in occasione della “100km di Passione”, il 23 e 24 maggio. La gara virtuale è stata proposta in coincidenza con la “100km del Passatore”, la storica gara da Firenze a Faenza, che quest’anno non si è disputata, come molte altre competizioni, per l’emergenza sanitaria da coronavirus.

Teatro del tentativo riuscito di Puccio un percorso tra Barcellona Pozzo di Gotto, Milazzo e Tonnarella, in provincia di Messina. 45 i chilometri corsi sabato 23 mattina, 25 i chilometri di sabato pomeriggio, domenica i restanti 30. Tempo totale 7.38’15’’, la media complessiva dei 100km è stata 4’34’’/km. Un risultato di grande spessore tecnico e umano per questo prete-podista con una passione infinita per la corsa. Per una trentina di chilometri Vincenzo è stato affiancato da Francesco Nastasi, forte atleta della Ortigia Marcia di Siracusa. Le eccellenti condizioni climatiche, con leggero vento di maestrale, hanno reso la fatica più sostenibile.

“Ringrazio la mia società, Athletica Vaticana, il mio vescovo mons. Accolla che mi ha incoraggiato nella mia attività pastorale, accademica e sportiva, i missionari Oblati di Maria Immacolata della comunità di Gesso (Messina), e tanti amici che mi hanno sostenuto”, ha detto Vincenzo al termine del lungo percorso. All’arrivo  di domenica ha trovato ad attenderlo, come in tante altre occasioni, alcuni parrocchiani di Santa Venera (Barcellona Pozzo di Gotto) dove svolge il ministero sacerdotale.
Vincenzo ha ottenuto numerosi podi in carriera su gare dai 3000 su pista alla maratona. Ha un personale di 2.29’15’’ sulla maratona (Treviso 2015) e di 1.12’35’’ sulla mezza maratona (Roma-Ostia 2019). Al palmares mancava un’ultramaratona, e la singolare edizione 2020 del Passatore ha offerto questa possibilità.

Gli iscritti al “Passatore virtuale” sono stati in totale 1819 (386 singoli e 1433 atleti staffettisti) numerosi anche dall’estero.

Ecco un estratto dal comunicato degli organizzatori.

Non ci sono parole se non “passione” per descrivere le tante iniziative e contributi dedicati alla Firenze-Faenza nella giornata del 23 maggio 2020, sabato nel quale si sarebbe dovuta correre la 48esima edizione della 100 km del Passatore, rinviata al 2021 causa pandemia Covid-19. Ben 1800 le persone che hanno intrapreso la “100 km di casa” per dare un segnale forte e chiaro dal “popolo della Cento”. Un mare di runner e appassionati tutti accomunati dal desiderio di condividere un evento universale, in grado di unire persone di ogni provenienza, ceto ed etnia, tutte accomunate dal grande senso di fratellanza e genuina competizione che da sempre hanno caratterizzato la Firenze-Faenza sin dalla prima edizione del 1973.             

Tra le iniziative effettuate il 23 maggio citiamo la staffetta curata dalla polisportiva Ellera che ha visto runner (tra cui Luigi Pecora, al quale è stato affidato lo step finale) darsi il cambio da Firenze a Faenza trasportando una bandiera recante il giglio di Firenze. Pecora è giunto in piazza del Popolo a Faenza alle 20,45 applaudito da tifosi e appassionati radunatisi mantenendo le distanze di sicurezza.

Il tutto è stato chiuso dall’evento serale “100 km virtuale” (dalle 21 alle 22,15) su @100kmpassatore: sono intervenuti il presidente dell’Asd 100 km del Passatore Giordano Zinzani, lo storico direttore di gara Commendatore Pietro “Pirì” Crementi, l’instancabile segretaria della Cento Tatiana Khitrova, i vincitori delle due ultime edizioni della Cento, rispettivamente Andrea Zambelli (2018) e Marco Menegardi (2019), la cinque volte vincitrice in campo femminile (terza assoluta nel 2018 e detentrice del record femminile) Nikolina Sustic, la quattro volte vincitrice della Firenze-Faenza e pluricampionessa italiana 100 km Monica Carlin (apparteneva a lei il record femminile del Passatore prima che lo conquistasse la croata Sustic), Federica Moroni (sesta assoluta e seconda tra le donne nel 2019), Luigi Pecora (4 partecipazioni alla Cento, primo tra i faentini al traguardo lo scorso anno), Marco Serasini (vincitore Trittico di Romagna 2017), Marco Boffo (secondo assoluto  nel 2008 e terzo nel 2012) e tanti altri ospiti. Tutti i personaggi intervenuti nel corso della trasmissione hanno raccontato cosa significa per loro la storica ultramaratona, condividendo aneddoti e pensieri.
Concludiamo citando la 100 km corsa da Don Luca, con il sacerdote (storico amico della Cento) impegnato in un pellegrinaggio spirituale in terra romagnola per esprimere la propria vicinanza al personale sanitario duramente colpito in questi mesi di pandemia Covid-19. Don Luca ha fatto tappa in importanti santuari e siti ospedalieri lungo la via Emilia, nel forlivese e nel faentino.  

 

 
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Una bella storia di solidarietà, in questo tempo difficile causa emergenza sanitaria, ci arriva dalla Nuova Atletica Isernia (NAI), società sportiva molisana. Il 19 maggio sono stati consegnati tre tablet a tre giovani atleti FISPES (Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali; una di origine venezuelana) per facilitare l’attività scolastica e mantenersi attivi.
“I ragazzi ringraziano tutti coloro che hanno voluto contribuire a questo piccolo gesto di aiuto in questo particolare momento della nostra vita - dice il presidente della società Agostino Caputo - Io ringrazio voi tutti che avete dimostrato una sensibilità unica nei confronti del prossimo”.
I donatori sono stati numerosi e hanno contribuito alla creazione di un fondo, consegnato all’associazione NAI che ha poi provveduto all’acquisto e alla consegna dei tablet.
Una delle ragazze che ha ricevuto il dono ha detto: “Ringrazio il presidente della Nuova Atletica Isernia, Agostino Caputo insieme alla mia allenatrice Ivana Di Pilla. Loro non solo si occupano del nostro allenamento e del tifo quando andiamo nelle gare, ma vogliono anche che studiamo per un futuro migliore. Vista la situazione attuale, ci stiamo ancora organizzando al meglio per ricominciare ad andare allo stadio più carichi di prima. Approfitto per salutare i miei compagni atleti, nonostante le distanze, e sperando che tutto passi il più presto possibile per poterci riabbracciare domani più forte di prima”.

“È stato bello anche l'incontro tra noi dopo tanto tempo. Speriamo di poterci rivedere allo stadio il più presto possibile”, ha concluso il presidente Caputo al momento della consegna.

Tra gli atleti NAI ricordiamo Giovanni Grano, che ha corso quest’anno al campionato italiano di mezza maratona di Verona il 16 febbraio in 1.04’06’’ (primato personale e sesto italiano al traguardo), e la maratona di Francoforte il 27 ottobre 2019 in 2.16’02’’. Nel collage fotografico, l’immagine che lo riguarda (in basso al centro) è stata ovviamente scattata prima dell’epidemia.

Una società che si fa valere sia a livello tecnico che a livello umano. Fantastico!

 
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Venerdì, 15 Maggio 2020 22:15

Maratone della speranza, 7 su 11 (per ora)

La Milano resisti marathon è stata la prima di 11 maratone definite della “speranza”. Un’iniziativa davvero singolare escogitata dal presidente Paolo Gino e dal Direttivo del Clubsupermarahon (CSMI) in questi mesi di emergenza sanitaria da Covid-19. “Abbiamo ricevuto la richiesta di mantenere un legame forte tra noi in questi giorni di emergenza. Tra le molte iniziative che abbiamo varato, questa speriamo aiuti a passare qualche momento felice e dare speranza a tutti noi e i nostri amici cercando di fare del bene a chi è in prima linea. - scrivevano gli organizzatori - Si tratta semplicemente di correre insieme le maratone che sono state spazzate via dal coronavirus stando rigorosamente a casa, con i mezzi che si hanno e sulla distanza che ci si sente”.

Le maratone della solidarietà si corrono praticamente nelle date degli eventi podistici cancellati. La partenza è data in diretta Facebook alle ore 9 dalla pagina di Daniele Alimonti, runner dalle imprese impossibili (https://www.facebook.com/juan.kappacinque.9). Ognuno può correre una distanza a piacere. L’iscrizione consiste nel versare un’offerta libera alla Protezione civile o ad un ente impegnato nella lotta al Covid-19. Ogni partecipante invia tramite mail o w/app il proprio chilometraggio e qualche fotografia. Dunque nessuna classifica, nessuna competizione, ma solo il piacere di correre e di documentare la propria ‘gara’. Prova ne sono i numerosissimi racconti arrivati al club, che ha intenzione di pubblicare un libro. E’ possibile anche scaricare dei pettorali predisposti per l’occasione.

 

Personalmente ho pensato di aderire a questa serie di ‘maratone’ correndo rigorosamente a domicilio nella prima fase, e dal 4 maggio su percorsi più lineari. Condivido i racconti delle mie prime sette ‘maratone della speranza’.

 

MILANO MARATHON  5 aprile. La reclusione è più leggera / 12,2km

Avevo corso la Milano Marathon il 2 aprile 2017. Una delle mie 13 maratone. Ho bei ricordi di quella giornata in un contesto nuovo per me: conosco poco Milano e la Lombardia… Correre oggi la Milano resisti marathon mi ha riportato inevitabilmente a quel giorno. Solo che oggi ho corso i miei 12km in casa, o meglio nel giardino di casa, in Sicilia, dove vivo da sei anni. La reclusione di questi giorni è un po’ più leggera con questa bella iniziativa delle 11 maratone. Spero di correrle tutte. Un pensiero per i medici e gli infermieri e per quanti sono in prima linea per contrastare il coronavirus. Ho fatto la mia parte donando qualcosa all’Ospedale Papa Giovanni XIII di Bergamo.

 

LAGO D’ORTA MARATHON 13 aprile. Donando sul Lago dorato / 18km

Sono stato una sola volta a Gozzano (Novara), sul lago d’Orta. E’ stato per correre la maratona, il 9 agosto 2018. Una bella giornata sul percorso collaudato con partenza dal lido di Gozzano, passaggio a Pella, giro di boa a Ronco. Una giornata di immersione, per me, nella logica del Clubsupermarathon alla quale mi sento vicino. Prima di quel giorno avevo avuto modo di conoscere questa interessante kermesse solo via web. Sul percorso alcuni personaggi mitici come Piero Ancora, una caduta causa radici (se non ricordo male verso il km 39), all’arrivo una stretta di mano (allora si poteva) e due chiacchiere con Giorgio Calcaterra. In quei due giorni a Gozzano avevo avuto l’opportunità di conoscere la comunità dei missionari Comboniani che risiedono in una casa ricca di storia; anticamente fu un collegio che accoglieva le giovani leve. Anch’io, missionario (Oblato di Maria Immacolata, OMI), ho trascorso alcuni momenti a dialogare e conoscere i missionari di quella casa, alcuni dei quali giunti in prossimità del traguardo finale. Edificato anche dal vedere che una parte della struttura fosse a disposizione della Caritas e un’altra di migranti provenienti dal continente africano.
Tutto mi è tornato alla mente correndo quest’oggi i miei 18 chilometri della “Donando sul Lago dorato. Lago d’Orta Marathon”, la seconda delle 11 maratone. Ho riletto con piacere anche l’articolo che avevo scritto due anni fa sulle chiese che si incontrano lungo il percorso della maratona sul lago dorato. http://www.clubsupermarathon.it/maratone/4182-orta-10-in-10-idea-azzeccata-e-tante-belle-chiese-da-vedere.html

 

PADOVA 19 aprile. Che il Santo ci aiuti! / 15km

Oggi per la maratona di Padova ho un dedica ad un amico, un frate francescano del convento di Padova che sta combattendo contro l’infezione da COVID 19. Ha fatto già due tamponi, ma il virus è ancora all’opera… Non è anzianissimo, ma nemmeno troppo giovane. Ho pregato per lui e gli ho inviato la forza e la vita di cui facciamo esperienza ogni volta che facciamo chilometri. Dal primo all’ultimo metro di oggi (15km con vento di scirocco a 35km/h) la memoria e i ricordi mi hanno fatto rivivere ritiri e incontri che abbiamo condiviso con lui e altri religiosi. Il mio amico è un uomo saggio con tanta esperienza e buon senso. Ha viaggiato molto in Italia e in Europa insieme alle reliquie di sant’Antonio che ha portato anche a latitudini estreme. Il Santo lo aiuterà senz’altro a superare questo difficile momento.

 

50KM DI ROMAGNA 25 aprile- Romagna senza fretta / 10km

Confesso di conoscere poco la Romagna. Più che altro per me è stata terra di passaggio per raggiungere il Veneto e le montagne delle Dolomiti sulle quali sono andato più volte per campi estivi con i ragazzi. Dal centro Italia salivamo per la Orte-Ravenna e poi la Romea… Una volta ci siamo persi nella zona del delta del Po. A gennaio avevo pensato di correre la maratona a Rimini programmata per il 22 marzo, ma poi cancellata. Ho letto della 50km di Romagna soprattutto nelle cronache di chi corre il Passatore a fine maggio e reputa questa gara un’ottima preparazione, alla giusta distanza temporale, dalla 100km Firenze-Faenza. Correndo oggi mi sono lasciato cullare da questo elogio della Romagna scritto da Giovannino Fabri: “La Romagna è terra dolce di gente un po’ matta ma piena di calore, sempre disposta a sorridere e scherzare, capace di lavorare e produrre anche più di qui, ma senza fretta, perché la fretta serve a vivere male. Le colline sono dolci e piene di paesi antichi, tenuti come salotti e il panorama è rasserenante, il vino è sincero come i suoi abitanti, e un bicchiere di vino non si nega a nessuno”.

 

SANTHIA’ / VERCELLI 1 maggio. Maratona del riso (amaro) / 14km

“Le consiglio un buon Barbera”. Il proprietario dell’enoteca del centro di Santhià è convinto e sicuro. E’ l’abbinamento migliore per la cena della sera a base di arrosto di carne. Giuliana si fida del consiglio di un esperto. Due bottiglie e via, rientriamo insieme a casa, poco meno di un chilometro dall’enoteca. Sono a Santhià da un’ora e mi sembra di conoscere Giuliana da una vita. E’ venuta in stazione a prelevarmi con due biciclette: la sua e una per me. Siamo andati a casa a depositare lo zaino e poi insieme a fare compere (tra queste il vino Barbera). L’indomani avrei corso la maratona del Riso. Era il 30 aprile di pochi anni fa. Giuliana mi ospita per due notti nella sua casa. L’ho contatta non ricordo più su quale piattaforma… e l’ho trovata subito reattiva e ‘positiva’. Passiamo dalla chiesa a salutare il ‘don’ locale (che non troviamo), diamo uno sguardo all’ostello parrocchiale e poi rientriamo a casa per non perdere troppe energie. Mi racconta di Santhià: è la prima volta che arrivo da queste parti. In serata mi invita a cenare insieme: siamo in tre. Mi astengo dal Barbera, ma mangio volentieri l’arrosto e un po’ di riso bianco scondito. E’ la vigilia e bisogna mangiare equilibrato e caricare un po’ di carboidrati. L’indomani la maratona scorre tranquilla, super piatta tra le piantagioni di riso e i canali dell’acqua per l’irrigazione. Se non ricordo male solamente un cavalcavia a metà gara e un sottopassaggio verso il 37° km. All’arrivo trovo Giuliana pronta a mettermi la medaglia al collo. E’ andata dagli organizzatori dicendo loro che arrivava un amico e voleva premiarlo lei. Fantastico!

Il ricordo della maratona del riso, una delle mie poche maratone, solo 13 finora, era inevitabile in questo primo maggio un po’ amaro, ma reso senz’altro più lieto correndo i 14km della “resisti marathon” di turno. Oggi ho corso pensando di essere di nuovo a Santhià. Con Giuliana ci siamo sentiti poche volte in seguito: sono quegli incontri fugaci che restano dentro per sempre.

 

BARCHI-FANO 3 maggio. Barchi, su e giù / 11km

Già da un paio d’anni avevo “messo in canna” questa maratona marchigiana. Ma per varie coincidenze non è stato possibile partecipare. Oggi ho corso con il desiderio di poterla correre presto, magari nel 2021. Dai racconti dei runners e dalle cronache degli anni passati, leggo di una gara ricca di saliscendi, ma anche di tanta simpatia e accoglienza da parte degli organizzatori e di chi si prende cura dei podisti lungo il percorso e all’arrivo.

Mi piacciono i percorsi “mossi” (soffro un po’ le discese), perché mi sembra ricalchino il cammino della vita che è fatta naturalmente di alti e bassi. La salita ci richiama l’esigenza di elevare la nostra esistenza, la discesa ci aiuta a capire che quando la velocità aumenta non dobbiamo perdere il controllo della situazione. Il giro casalingo che ho allestito per queste prime maratone è stato abbastanza variegato: cemento, terra e tappeto, per quanto riguarda il fondo, breve discesa al 10%, due salite anch’esse brevi, tre giri di boa, per quanto riguarda il percorso. La vita è così. Oggi abbiamo superato la metà delle 11 maratone della speranza: felice di far parte del gruppo.

 

6 ORE DI FOIANO 10 maggio. Evviva i donatori! / 13km

Prima ‘maratona’ esterna quest’oggi. Giornata calda: le temperature sono salite decisamente nel corso dell’ultima settimana. La Sicilia è illuminata in tutto il suo splendore. Senza strafare, oggi ho pensato di allungare. Nelle settimane di clausura causa coronavirus, ho corso 200km su un percorso casalingo da criceti (in una ‘maratona della speranza’ ho fatto 18km su questo mini-anello!). Oggi non mi sembra vero poter assaporare chilometri distesi, senza giri di boa e cambi di ritmo. Sullo sfondo il golfo di Milazzo e le isole Eolie. In genere non scatto foto durante l’allenamento, quest’oggi a maggior ragione: vento di scirocco (non fortissimo questa volta) che rende tutto meno nitido. Il panorama meriterebbe di essere immortalato, lo conosco bene…

Il titolo della sei ore di oggi (il donatore) mi fa pensare a quanti in questo periodo hanno veramente donato: tempo, energie, preghiere, lavoro, denaro… Abbiamo vissuto in queste settimane alcune dimensioni che ci rendono più umani: la compassione, la solidarietà… Tratti fortemente italiani, distintivi che ci vengono riconosciuti anche a livello internazionale.

 

Un totale di 93km corsi per queste prime 7 ‘maratone della speranza’. Ne restano altre 4 che vi racconterò.

 
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