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Roberto Annoscia

Roberto Annoscia

Nelle tante imprese casalinghe è da porre in evidenza quella compiuta a Zola Predosa (Bologna), lo scorso 5 aprile, dal vicecampione mondiale di retrorunning, il 35enne vignolese Alberto Venturelli.

Venturelli, zolese di adozione, ha completato la mezza maratona, 21097 metri, chiaramente (per lui) in retrorunning sul balcone di casa lungo 10,3 metri, per un totale di più di 2000 andirivieni, in 1 ora 59 minuti e 30 secondi: il tutto in diretta facebook. Ad aiutarlo e a sostenerlo la moglie Costanza e il figlio Damiano.

Alberto racconta di aver avuto l’idea di una corsa benefica in una notte in cui non riusciva a prender sonno, realizzando di voler far qualcosa di concreto per chi è in prima linea nella lotta al Covid19: per ogni chilometro completato avrebbe donato 10 euro in beneficenza.

Ha cominciato alle due del pomeriggio, dei primi 5 chilometri non se n’è nemmeno accorto, proseguendo fino a 10, raggiunti senza fatica e anche in un buon tempo, decidendo così di proseguire fino a 15. Ma, a quel punto, ha deciso di completare la mezza maratona, accelerando anche nel finale per chiudere sotto le due ore.

Così Alberto ha raggiunto quota 210 euro per sostenere due progetti per la lotta al covid-19 della Fondazione policlinico Sant'Orsola di Bologna e del Comune di Zola Predosa: altri amici hanno aggiunto altre somme, per un versamento di 350 euro.

Alberto ha raccontato la sua impresa in un’intervista trasmessa su Rai Radio2 a Caterpillar. 

Al seguente link il video di Alberto durante la sua mezza: https://www.facebook.com/alberto.venturelli.7/videos/2590898267824419/?epa=SEARCH_BOX

 

 

 
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In Friuli, dopo l’ordinanza regionale che ha confermato la possibilità di svolgere attività motoria in prossimità dell’abitazione, con obbligo di utilizzo della mascherina, il prefetto di Trieste, Valerio Valenti, ha dato indicazione alle Forze di Polizia circa l'esatto termine da rispettare al fine di non incorrere nelle relative sanzioni.

Ebbene, il Prefetto ha definito congruo il concetto di prossimità “ove riferito ad un'area da individuare nel raggio di 500 metri dalla propria abitazione”.

Ancora: “Nell'operare i controlli il personale delle Forze di Polizia verificherà prioritariamente il rispetto dell'obbligo di utilizzo delle mascherine (ordinanza n. 10, punto 1 del 13.4.2020 del Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia) e valuterà le situazioni di tempo e di luogo nel quale il controllo viene effettuato. L'indicazione è stata condivisa con l'Autorità Regionale e con i Prefetti delle province del Friuli Venezia Giulia“

Data la condivisione dichiarata, la stessa distanza è  stata indicata dal prefetto di Pordenone, Maria Rosaria Maiorino, con l'aggiunta che è da interpretare “con ragionevolezza e il consueto buon senso”, sia da parte delle Forze dell’ordine che dei cittadini, che naturalmente dovranno essere col volto coperto da mascherine o adeguate protezioni per naso o bocca.

 
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17 Aprile - L’ultima ordinanza della Regione Veneto che consente l’attività motoria in prossimità della propria abitazione, eliminando il limite dei 200 metri,

http://podisti.net/index.php/notizie/item/6044-zaia-via-il-limite-dei-200-metri-ma-cambia-poco.html

ha cambiato non poco, permettendo di tornare ad allenarsi all’aperto a Eyob Faniel, il fresco primatista italiano di maratona (2h07:19 a Valencia lo scorso 23 febbraio).

Il 27enne poliziotto vicentino che risiede a Bassano del Grappa, in un’intervista pubblicata stamani sulla Gazzetta dello Sport, dichiara che ha infatti ripreso ad allenarsi su un circuito sullo sterrato di 2 chilometri nelle campagne nei pressi della propria abitazione, pur portando sempre la mascherina, come da ordinanza regionale.    

Per maggiore sicurezza ha richiesto l’autorizzazione al suo Comune, ottenuta senza problemi.

Ecco le sue parole: “Abito in campagna, al limite del comune: così, sentiti sindaco e assessore, allontanandomi per non più di un km, dopo 11 giorni di tapis roulant, ho potuto correre, con mascherina, su un circuito sterrato di 2 km. In accordo con coach Pertile, martedì ho fatto 50', mercoledì 30' con ripetute in salita e oggi (ieri, ndr) un'ora. Non è il massimo, ma sono più fortunato di tanti. L'obiettivo? Una maratona in autunno”.

Non è certo il massimo e nemmeno tanto, ma speriamo sia il segno di un’imminente svolta…

 
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Le restrizioni all’attività sportiva sull’intero territorio nazionale a seguito della diffusione del covid-19 che limitano, nel migliore dei casi, l’attività motoria alla prossimità della propria abitazione, hanno creato problemi soprattutto agli atleti agonisti: ecco la proposta dell’Atletica Val di Cembra, una delle società con maggior numero di tesserati in Trentino, che chiede di permettere gli allenamenti ai tesserati Fidal, esclusivamente in due fasce orarie dalle 5 alle 9 e dalle 18 alle 20, con distanza interpersonale di almeno due metri. 

Ecco quanto riportato sul sito societario: 

Per noi società sportive non cambia niente dopo questo decreto (del 2 aprile, che ha confermato in Trentino l’attività motoria in prossimità della propria abitazione, ndr), anche se sembra assurdo che un atleta non possa, da solo, fare un allenamento di 30 minuti in una strada/sentiero che sia poco o nulla trafficato … praticamente contagio zero.
Soprattutto perché a livello di atletica leggera non ci si può permettere di perdere più di un mese di attività, altrimenti va vanificato proprio tutto quanto acquisito durante l’inverno; e non si parla di categorie di bambini o delle categorie ragazzi, ma dagli allievi in su, ove cominciano ad esserci agonisti, cioè, secondo la Fidal, dove si comincia ad avere una mentalità che poi potrebbe portare a qualcosa di serio.
Non bastano gli allenamenti in casa, ovvero, non bastano a tenere la forma.
Abbiamo ricevuto anche tanti contributi negli anni, da parte proprio della Provincia per mantenere questi giovani, sommati a tanti sacrifici e soldi spesi per noi società sportive in modo da portare in alto giovani talentuosi e capaci di riuscire nello sport: vederseli andare in fumo con il rischio di abbandono proprio è un delitto per loro, per noi, per i genitori.
Questo preme, preme molto sinceramente
.

Siamo sempre sul filo di lana con questi giovani.
Non possiamo rimetterci tutti noi atleti e società, per colpa di quelli che sentendo che si può correre o fare jogging in strada, solo allora si mettevano la tuta e scendevano a correre, con la scusa per rimanevano ore sulla strada. Non si può perderci così per colpa loro!
SI CONTRAE IL VIRUS PIU’ FACILMENTE A RIMANERE IN FILA AL SUPERMERCATO O IN ALTRI NEGOZI CHE A CORRERE DA SOLI, SIA BEN CHIARO A TUTTI.

Con molti Presidenti e addetti ai lavori ci siamo confrontati al telefono, tutti abbiamo la stessa opinione e questa proposta: chiediamo che possano allenarsi gli atleti dai cadetti in su, quelli tesserati Fidal, riconoscibili con tessera. L’attività sportiva sia consentita solo dalle ore 5 alle ore 9 e dalle ore 18 alle ore 20, ai soli soggetti tesserati a livello federale e in regola con il certificato medico agonistico, purché individualmente e mantenendo la distanza di almeno 2 metri.
Oltre a tessera, aggiungiamo divisa sociale, canotta o tuta, o comunque abbigliamento con denominazione di società o rappresentativa, o addirittura della nazionale azzurra per i professionisti, così risulterebbero più riconoscibili e soprattutto credibili, senza generare difficoltà alle forze dell’ordine. Una canotta anche sopra la maglia generica non dovrebbe creare problema”.

La proposta ha avuto subito ampio risalto in tutta Italia, venendo ripresa da diversi organi di stampa: la domanda che nasce spontanea è che, ammesso che sia logico abbassare la guardia quando sembra che le misure contenitive abbiano registrato dei risultati, e a pochi giorni dalla cosiddetta fase 2 che dovrebbe portare a minori restrizioni, è legittimo differenziare tra cittadini tesserati Fidal, quelli tesserati per gli enti di promozione sportiva, e il resto della popolazione?

Interessante quanto espresso da Pietro Netti sulla pagina facebook “Corriamo in Puglia”:

Vorrei condividere con tutti voi una serena riflessione sulla proposta (che leggo da più parti) di consentire ai soli tesserati di potersi allenare, derogando alle misure restrittive per il contenimento del Covid 19 vigenti per il resto della popolazione, ovvero oltre i famosi 200 metri dalla propria abitazione.
Per onestà intellettuale devo fare una doverosa premessa: sono stato tesserato FIDAL per moltissimi anni; al momento presente, per motivi lavorativi e personali, non lo sono più, pur effettuando annualmente la visita medica per l’idoneità all’attività sportiva agonistica ed allenandomi per mio conto, ma non finalizzando l’allenamento alla preparazione delle gare.
Personalmente troverei iniquo il consentire eventualmente ai soli tesserati (a quali enti, poi? FIDAL? FITRI? UISP?) la possibilità di uscire ad allenarsi derogando agli attuali limiti.
Forse il tesseramento rende immuni dalla possibilità di contagiarsi o di contagiare? I tesserati hanno acquisito più diritti del resto della popolazione?
La libertà di allenarsi all’aperto, se è un diritto (ed io credo fermamente che lo sia), non si acquista con una tessera: deve valere per tutti o per nessuno.
Ritengo, invece, che sarebbe più corretto consentire a tutti i cittadini di praticare attività fisica all’aperto, secondo determinate modalità e nel rispetto di alcune regole prestabilite (distanziamento interpersonale, rispetto di fasce orarie o di zone). Voi che cosa ne pensate?”

Ecco, nella speranza che ben presto i dati del contagio possano calare e si riescano a consentire dal 3 maggio, con il nuovo decreto e l’avvio della “fase 2”, maggiori libertà a tutti (evitando che gli atleti occasionali debbano inventarsi podisti per uscire di casa), a mio parere sarebbe meglio non introdurre questa discriminazione, che porterebbe ad accrescere ulteriormente l’odio nei confronti dei runners ‘privilegiati’, che già vivono un clima da caccia alle streghe.  

ARTICOLO COLLEGATO: "Proposta dal Trentino: lodevole, ma perfettibile, forse impraticabile

 
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Importante decisione di World Athletics, la Federazione internazionale di atletica: la finestra dl qualificazione per i Giochi Olimpici di Tokyo, rinviati di un anno e in programma dal 23 luglio all’8 agosto 2021 a causa dell’emergenza Coronavirus, è sospesa fino al 30 novembre (quindi, i risultati ottenuti dal 6 aprile al 30 novembre 2020 non saranno presi in considerazione per gli standard o per il ranking in vista della qualificazione ai Giochi) e verrà riaperta dal 1° dicembre se la situazione globale tornerà alla normalità. Il periodo sarà quindi più lungo di quattro mesi rispetto a quanto inizialmente previsto. Per chi ha già realizzato lo standard, questo rimane valido. Il termine del periodo è fissato al 31 maggio 2021 (per maratona e 50 km di marcia) e al 29 giugno 2021 (per tutte le altre specialità).

Questo il commento del presidente di WA, Sebastian Coe: “Ringrazio per il loro lavoro la Commissione atleti e il Consiglio, che credono che questa sospensione dia maggiori certezze per la pianificazione e la preparazione degli atleti, e che sia pure il modo migliore di raggiungere l’equità in un periodo con differenti opportunità per gli atleti, a causa delle restrizioni sugli spostamenti internazionali”.

 

 
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Gianluca Davoli, 45enne podista di Gazzata (frazione di San Martino in Rio, in provincia di Reggio Emilia), non ha voluto essere da meno dei tanti che in questo periodo concludono gare casalinghe, e domenica 5 aprile ha corso una maratona all’interno del proprio cortile lungo 68 metri, quindi ripetuto per 620 volte più altri 35 metri per completare la canonica distanza di 42195 metri. I 620 giri sono stati contati da Gianluca con dei sassolini che ad ogni giro venivano messi in un cesto.

Particolarità di questa maratona 'domestica' è stata la presenza dei giudici-cronometristi della Lega Atletica Uisp dell'Emilia Romagna guidati da Christian Mainini (che è anche giudice Fidal), che hanno omologato il tempo finale. Dunque, se tanto ci dà tanto, a differenza delle altre maratone o  corse casalinghe su distanze diverse, che in queste settimane abbiamo raccontato (per curiosità e dovere di cronaca, senza commenti), questa di Davoli promette di finire negli albi ufficiali: certo non quelli della Fidal, ma in qualche maxiclassifica chissà. Né indaghiamo sui risvolti legali di una gara disputata in un periodo in cui l'attività sportiva è ufficialmente sospesa per decreto governativo. Sicuramente l'esperienza di Davoli non ha contagiato (in senso sanitario) nessuno, e si riconnette molto alla lontana all'iniziativa partita da un altro reggiano, il fu-William Govi, che disputò quella che dichiarò essere la sua cinquecentesima maratona più o meno nel cortile di casa e nella strada adiacente.

Davoli, tesserato per il G.S. Vini Fantini, ha cominciato alle ore 9.30, concludendo la distanza in 4h49'58", il tutto trasmesso in diretta facebook sul profilo Atletica Leggera UISP Emilia Romagna. 

Da ricordare che a Gianluca nel 2018 fu diagnosticata  una leucemia mieloide cronica: dopo le cure e il naturale allontanamento dalle gare, il ritorno alla Maratona di Reggio Emilia in 3h46’, poi, nel 2019, quella di Rimini in 3h31’ e ancora Reggio Emilia in 3h36’.

Nell'agosto scorso si  reso anche protagonista di un cammino in solitaria, percorrendo la "Via Degli Dei" che collega Bologna a Firenze, da Piazza Maggiore a Piazza della Signoria, in cinque tappe attraverso l'Appennino tosco-emiliano, ben 130 chilometri con 5000 metri di dislivello, con lo zaino sulle spalle. Ora la soddisfazione di quest’altra impresa… 

Al seguente link il video della maratona di Gianluca:

https://www.facebook.com/gianluca.davoli.3/videos/3638300232911875/?hc_ref=ARTaRZStW55dv23q9GTVmUjpf6RGgiyEQN3_DdA7UENKEDDhmid690Qy10pky8fh5dA

 
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Giulio Gallera, 51enne assessore al Welfare della Regione Lombardia, è oramai un volto familiare a tutti gli italiani, per le sue apparizioni quotidiane in televisione nella conferenza stampa dalla sede della Regione, in una Lombardia terra di massimo contagio del covid-19 in Italia. 

Nel periodo di massima emergenza sanitaria, l’avvocato Gallera è apparso sempre deciso sin dal primo giorno di emergenza nell’affrontare le difficili situazioni, difendendo i medici e i sanitari dell’Ospedale di Codogno persino contro il premier Conte, o nel cercare di reperire mascherine adeguate non esitando a definire “carta igienica” quelle fornite dalla Protezione Civile. 

E’ stato, giocoforza, tra i primi a comprendere la gravità della situazione lombarda, a chiedere provvedimenti e chiusure al governatore Fontana e al governo centrale, come il cosiddetto lockdown e poi l’obbligo di indossare mascherine. 

Tutto questo senza mai perdere il sorriso e infondere sicurezza, anche perché occorre dare il buon esempio mostrando serenità ai cittadini in questa difficile situazione. 

Sicurezza che forse gli deriva anche dal fatto di essere un podista, un amante della corsa, uno sportivo, come si può evincere anche dal suo sito: “Sono un amante dello sport, mi piace correre, da anni partecipo alla Stramilano e ad altre gare podistiche amatoriali, non perdo occasione per vestire la maglia della squadra di calcio di Palazzo Marino o per godermi una bella discesa su un paio di sci. Ma la mia più grande passione, insieme alla politica è il Milan, da sempre la mia squadra del cuore”.

E, in effetti, Gallera, spesso presente come rappresentante delle istituzioni alle conferenze stampa di presentazione delle manifestazioni milanesi (Stramilano, Milano marathon, ecc.), il giorno della gara non si limita a consegnare il premio ai vincitori, ma quando può va anche a correre: consultando il sito della Fidal, si scopre che il nostro assessore, tesserato per l’Atletica Stramilano, ha corso anche otto mezze maratone: Crema, Cernusco sul Naviglio (2 volte), Lodi, Monza (2), Padenghe sul Garda e Varigotti, con un personale di 1h58:25. 

 

Giulio Gallera

Ulteriore conferma si è avuta in un’intervista che Gallera ha rilasciato a Emanuela Fiorentino per Panorama del 1° aprile, dove l’assessore confessa che prima della pandemia correva una volta a settimana, in genere per 15 chilometri, e di aver corso come massima distanza per due volte la Cortina-Dobbiaco di 30 chilometri. Per il 2020 si era iscritto alla maratona di Praga del 3 maggio, sarebbe stata la sua prima 42195 metri, ma chiaramente ogni progetto è saltato.  Ma Gallera chiude l’intervista con il desiderio, una volta finito tutto, di riprendere a correre e che: “Magari mi preparerò per un’altra maratona. Forse quella di New York”.

Un messaggio che ora può apparire lontano, fortemente lontano, ma che rappresenta il desiderio comune degli abitanti di tutto il mondo, di tornare a vivere liberi, nell’abituale sana normalità, comprese corse ed allenamenti vari, all’aria aperta.

 
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“Io resto a casa” recita lo slogan attuale, in clima di pandemia da covid19. Ma per un podista è difficile rimanere in casa inattivo, e il 35enne Fabio Faggiani di Tolfa, paesino vicino a Civitavecchia, ne è  la prova vivente.

Il buon Fabio, che era iscritto alla Maratona di Milano del 5 aprile, ha infatti corso il sabato precedente in casa per 70,400 km, 42 dei quali girando intorno al tavolo del soggiorno in un perimetro lungo solo 15 metri,  completando 2.800 giri, e gli altri 28 km nel cortile di casa, in un perimetro di 25 metri, girando 1.120 volte, per un totale complessivo di 3.920 giri che corrispondono a 70 km e rotti. “Non importa cosa trovi alla fine di una corsa. L'importante è quello che provi mentre stai correndo. Amo correre, è una cosa che puoi fare contando sulle tue sole forze, sui tuoi piedi e sul coraggio dei tuoi polmoni. Dedico questa impresa a tutti i professionisti della sanità che giorno dopo giorno stanno cercando di salvarci dal baratro in cui sembra di essere precipitati: spero che questa sfida possa comunque servire come esempio

Un'impresa che Fabio, impiegato al centro distribuzione Conad Tarquinia, ha iniziato nel salotto alle 4 del mattino di ieri 10 aprile ed ha corso per nove ore. Ora dichiara: “Mi piacerebbe se un giorno mi chiamasse Gerry Scotti per fare il Guinness World Record, infatti ho sicuramente fatto più km del maratoneta professionista cinese di Wuhan, diventato famoso per la maratona corsa intorno al letto".

E, intanto, un po’ famoso Fabio lo è diventato, tanto da finire in tv ospite dei "Fatti Vostri", la trasmissione di Raidue condotta da Giancarlo Magalli.

 

 
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Tanti, troppi i sacrifici per preparare la Milano Marathon e poi d’un tratto, causa epidemia per coronavirus, l’impossibilità di rifinire la preparazione, e l’annullamento della gara.

Paolo Brumana, 41enne bancario di Venegono Superiore (VA), con un recente, ottimo personale sulla distanza di 2h48:04 a novembre a Ravenna,  che si prometteva di migliorare proprio a Milano, racconta: “La mia intenzione era proprio quella di gareggiare alla Milano Marathon per migliorare il personale: puntavo a limare qualche altro minuto e concludere intorno alle 2 ore e 45′; e così, dopo l’annullamento della gara, ho deciso che non potevo sprecare tutto l’allenamento fatto in questi mesi. Preparare una maratona per realizzare certi tempi non è facile, specie per chi come me deve incastrare gli allenamenti tra gli orari di lavoro. Ho iniziato il percorso ai primi di dicembre, ma ormai da tempo non uscivo a correre per via della quarantena, visto che ho smesso intorno al 12-13 di marzo, qualche giorno prima del blocco totale perché, pur correndo in zone riservate, senza di fatto rischi di contatto, per rispetto di chi si stava sacrificando ho preferito fermarmi. Però, appunto, mi sembrava brutto lasciare perdere del tutto e ho deciso di provare una maratona casalinga”. 

E allora la grande intuizione di correre nel vialetto che porta dal garage al cancello della sua abitazione, proprio nella domenica in cui si sarebbe corsa la 20^ edizione della maratona meneghina.   
Percorso di 35 metri da ripetere oltre 1205 volte, a sostegno l’intera famiglia: “Sono stati splendidi: hanno fatto i turni per assistermi con rifornimenti di acqua, gel energetici, banane e spugnaggi, in modo che io potessi bere, mangiare e rinfrescarmi. E negli ultimi chilometri hanno fatto il tifo, per aiutarmi a non mollare»

Paolo ha chiuso in 3h34’ la dodicesima maratona della sua vita,  “un tempo che in gara mi avrebbe fatto sotterrare dalla vergogna, ma per la maratona nel giardino di casa è comunque un bel ritmo.”

D’accordo con lui, augurandogli di rivederlo presto libero sulla strada, magari a migliorare ancora il primato personale.   

 
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Gli insulti ricevuti da un automobilista mentre si allenava per strada nei primi giorni di emergenza coronavirus, che hanno destato il suo senso di responsabilità, oltre all’esigenza di rispettare le sempre più ferree limitazioni, hanno convinto Damiano Belliotti, assicuratore di Boltiere (a sud di Bergamo, quasi sull'Adda) a correre a domicilio, prima sul tapis roulant e poi – molto meglio - nel giardino di casa.

Ricavato un tracciato di 100 metri, Damiano ha puntato sulla maratona: ha informato la moglie, che inizialmente pensava fosse uno scherzo, ha creato un’area ristoro sul prato e alle 10,00 ha cominciato.  

“Non ci ho pensato molto: mi sono svegliato e trovando la giornata ottimale a livello di clima, ho deciso di correre la maratona per cui mi ero preparato (avrebbe partecipato alla Maratona di Milano del 5 aprile) direttamente in giardino. Ogni due chilometri ho cambiato il senso di marcia, per non affaticare sempre la stessa gamba durante le curve, e ogni sei chilometri facevo una piccola pausa al ristoro”.

422  i giri complessivi, che Damano ha completato in poco più di 5 ore, terminando alle 15,30.

Ma c’era anche un fine benefico: “Ho deciso di donare un euro per ogni chilometro percorso, che avrei quadruplicato in caso di completamento della maratona. Con questa motivazione sono riuscito a completare l’impresa, donando anche 168 euro agli ospedali di Treviglio e Romano”.

E la sua generosità è stata subito seguita dagli altri atleti della sua società, i Podisti Faresi, che hanno raccolto e donato altri mille euro ai suddetti ospedali.

Il giorno dopo, molti gli acciacchi e i dolori per Damiano, che ha simpaticamente commentato: “Un’altra maratona in giardino? Mai più. La prossima volta donerò anche senza correre”.

 

 
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